«Scrivo con la calma e la forza che derivano dalla consapevolezza che non esistono forme di protesta perfette. L’astensione dalla VQR è una protesta serena e civile, non crea disagio a studenti e colleghi di lavoro, non può creare danni economici se l’Università stessa e i Rettori dimostrano un minimo di compattezza. I Rettori potrebbero difendere la ricerca italiana in modo molto più efficace chiedendo con fermezza alla Ministra Giannini – anche tramite gli organi di stampa – un rinvio dei termini della VQR, sulla base dell’evidenza che una valutazione della ricerca fatta con una protesta in corso sarebbe completamente falsata. Misurerebbe il livello della protesta, non la qualità della ricerca. Sarebbe – quello sì – uno spreco di denaro pubblico». «Il primo  obiettivo che mi porrò una volta eletto: annullare [..] ogni azione discriminatoria e punitiva nei confronti dei partecipanti all’astensione temporanea dalle procedure VQR».

Abbiamo già scritto della “serrata” deliberata dal Consiglio di Amministrazione dell’Università di Pisa, come reazione alle alte percentuali di astensione dalla procedura VQR. Sempre da Pisa, arriva questa lettera inviata ai colleghi dal candidato rettore Giuseppe Iannaccone e resa pubblica sul suo blog

http://www.iannaccone.org/

_________________________________

3 marzo 2016

Ho inviato stasera un messaggio a tutti i colleghi del personale docente, tecnico e amministrativo dell’Università di Pisa. Il testo è qui sotto.

Care colleghe e cari colleghi, 

non vi scrivo per commentare la mozione approvata ieri dal Consiglio di Amministrazione della nostra Università.

Vi scrivo perché sono convinto, come candidato alla carica di Rettore, che sia mio dovere intervenire per dire quale sarà il primo  obiettivo che mi porrò una volta eletto: annullare questa mozione e ogni azione discriminatoria e punitiva nei confronti dei partecipanti all’astensione temporanea dalle procedure VQR.

Scrivo con la calma e la forza che derivano dalla consapevolezza che non esistono forme di protesta perfette. L’astensione dalla VQR è una protesta serena e civile, non crea disagio a studenti e colleghi di lavoro, non può creare danni economici se l’Università stessa e i Rettori dimostrano un minimo di compattezza.

I Rettori potrebbero difendere la ricerca italiana in modo molto più efficace chiedendo con fermezza alla Ministra Giannini – anche tramite gli organi di stampa – un rinvio dei termini della VQR, sulla base dell’evidenza che una valutazione della ricerca fatta con una protesta in corso sarebbe completamente falsata. Misurerebbe il livello della protesta, non la qualità della ricerca.

Sarebbe – quello sì – uno spreco di denaro pubblico.

Sarebbe – infine – una cosa fatta male tanto per farla, a danno dell’ANVUR, del Ministero, del Paese.

Buona serata

Giuseppe Iannaccone 

Send to Kindle

4 Commenti

  1. Fortunatamente qui a Parma le cose stanno andando ben diversamente. Ieri c’è stata l’assemblea di Ateneo convocata dal Rettore per la VQR, e sono stati resi noti i dati ufficiali dell’astensione: Parma è sopra al 33% !!!
    Pur dopo aver esordito criticando la modalità con cui la base di protesta si è formata, il ns. Rettore ha esplicitamente dichiarato che la nostra protesta è “sacrosanta”, e che le motivazioni sono condivise da tutti. Ha persino affermato che, se non fosse fra i 14 “esentati” dalla scelta delle pubblicazioni, avrebbe potuto essere lui stesso fra gli astenuti.
    Ma nel corso dell’assemblea è stato riportato anche un altro fatto molto importante. Alla famosa assemblea CRUI di febbraio prese parte un delegato del ns. rettore, che ha relazionato sull’accaduto: Parma si è presentata con una percentuale di astensioni superiore al 34%, ed ha proposto una mozione in cui la CRUI chiedeva tutto quanto da noi rivendicato, ed anche di più.
    Purtroppo pare che tutti gli altri rettori fossero di opinione contraria, vantando percentuali di astensione molto basse, inferiori al 5% (che ora sappiamo non essere affatto vere!).

    A metà febbraio avevo sollecitato i ns. vertici a valutare con attenzione come muoversi, perchè i rischi di uscire dalla legalità erano notevoli. A tal fine, il ns. Senato Accademico ha nominato una commissione di 4 esperti giuristi, che hanno prodotto una relazione che ci è stata trasmessa. Sulla base di essa, il nostro CdA ha assunto una delibera, a mio avviso molto ben equilibrata, nella quale:
    1) Viene considerato perfettamente lecito non manifestare alcuna preferenza in merito alla scelta delle pubblicazioni da sottoporre a VQR
    2) Non viene preso alcun provvedimento punitivo a chi si astiene
    3) Al fine di tutelare le strutture accademiche, ma soprattutto per tutelare i docenti che non forniscono le pubblicazioni, l’Amministrazione opera lei la scelta delle stesse, e le invia all’ANVUR anche senza il consenso esplicito o implicito dell’interessato.

    Di fatto dunque la nostra amministrazione ha ammesso platealmente che la protesta è giusta, e che chi vi partecipa non sta facendo nulla di sbagliato o di illegale. L’amministrazione stessa ha però il dovere di sottoporre a valutazione i “prodotti della ricerca”, dovere che è suo proprio, e non di noi docenti. E’ pertanto obbligata ad inviare le pubblicazioni, anche se noi non le preselezioniamo, ed in ogni caso potrebbe inviarne altre, diverse da quelle da noi indicate, se lo ritenesse più opportuno.

    A mio avviso questa delibera, che apparentemente porta all'”invio forzoso” generalizzato, non è invece cosi’ negativa. ha tre pregi fondamentali:
    1) Evita di spaccare in due il corpo docente, dividendoci in “buoni” e “cattivi”
    2) consente di mantenere piena evidenza e coerenza di comportamento a chi sta protestando, evitando di imporre la scelta delle pubblicazioni, che viene ammesso esplicitamente non essere cogente.
    3) evita negative conseguenze, se la VQR dovesse comunque andare in porto, sia al bilancio di Ateneo (Parma di fatto consegnerà il 100% dei prodotti attesi) sia, soprattutto, ai singoli partecipati alla protesta, e questo senza costringerli a fare alcunchè, nemmeno ad accettare la scelta forzosa fatta dall’amministrazione.

    In tal modo, Parma potrà mantenere la posizione di Università capofila della protesta, senza costringere alcuno a fare ciò che ha dichiarato di non voler fare, e creando tuttavia un “materasso” che evita sia una anomala penalizzazione nei risultati della VQR (ammesso che la stessa arrivi a compimento, cosa della quale tutti qui sperano che non succeda), sia possibili ripercussioni a carico dei “boicottatori”.

    Tutto bene, quindi?
    In realtà no, un paio di errori li ha commessi anche la nostra amministrazione.
    Anzitutto all’assemblea CRUI sarebbe dovuto andare il rettore in persona, non un suo delegato. Se il ns. Rettore avesse parlato di fronte agli altri rettori con la stessa enfasi, convinzione e forza trascinante con cui ha parlato ieri qui in assemblea, sostenendo la nostra causa, sicuramente ne avrebbe convinto qualcun’altro, e se non altro li avrebbe costretti a tirar fuori i numeri reali dell’astensione.
    Questa è stata un’occasione mancata, forse era quello l’unico momento in cui la CRUI avrebbe potuto passare in blocco dalla nostra parte…

    Il secondo errore invece è stato un errore tecnico-informatico, di cui vi ho già dato notizia: anzichè attuare fedelemente l’enunciato della delibera del nostro CdA, qualche solerte funzionario all’interno del nostro servizio ricerca ha ben pensato di mettere su un metodo potenzialmente fraudolento per costringere ad approvare, perlomeno implicitamente, la scelta delle pubblicazioni fatta dall’Amministrazione per noi “astenuti”.
    Per fortuna lo abbiamo subito scoperto, e solo un paio di colleghi, curiosi di vedere quali pubblicazioni eran state selezionate per loro, sono caduti in tale trappola informatica. Peraltro ieri in assemblea ho chiesto che essa venga disinnescata, e cosi’ sarà nei prossimi giorni, per cui ciascuno di noi riceverà informazione delle pubblicazioni selezionate dall’Amministrazione, senza con ciò fornire alcuna approvazione di tale scelta.

  2. Già solo il fatto che un rettore invii un delegato la dice tutta…
    Per il caricamento forzoso, almeno il rettore di Parma ha assunto la iniziativa e si è fatto carico delle sue responsabilità, senza delegare pure queste oltre che se stesso.
    Dubito sia questa la maniera migliore per continuare o sostenere la protesta. A me pare più un modo più elegante (si fa per dire) di neutralizzarla

    PS: inviamo qualche termine dell’anvur alla Crusca come si è fatto per “petaloso”?

  3. L’invio di un delegato alla Assemblea CRUI in cui si decideva tutto e’ stato un errore evidente.
    E’ pero’ significativo che la nostra sia stata l’unica universita’ a proporre in tale sede una mozione pro blocco della VQR.
    Gli altri rettori c’erano, ma han remato in direzione opposta…
    Concordo anche sul fatto che la procedura adottata qui a Parma, pur con i pregi che ho spiegato, primo fra tutti quello di tenere coeso il corpo docente senza mettere i collaborazionisti contro gli astensionisti, possa alla fine indebolire la protesta.
    Molto dipende da come il rettore decidera’ di incanalare la protesta stessa.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.