Nove mesi fa, in qualità di Presidente del CUN, Andrea Lenzi, sottoscrisse un Parere assai critico nei confronti della bozza del D.M. Programmazione predisposta dall’allora Ministro Profumo. La bozza, aspramente criticata anche dalla CRUI, finì per essere riposta in un cassetto. Ma solo per essere ripescata dal nuovo Ministro Carrozza, il cui D.M. Programmazione conserva fedelmente l’impianto della “bozza Profumo”, ignorando a piè pari le critiche della CRUI e del CUN. Del tutto a sorpresa, pochi giorni fa il presidente del CUN dichiara a Research Europe che il D.M. in questione è “un segnale positivo” dicendo anche che esso “costituisce un importante passo verso la rivitalizzazione delle risorse degli atenei“. Insomma, se “un diamante è per sempre“, lo stesso non si può dire dei pareri CUN.

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Tutto inizia il 7 dicembre 2012, quando  il Ministro Profumo richiede al Consiglio Universitario Nazionale il parere di rito sullo schema di decreto ministeriale recante le linee generali d’indirizzo della programmazione del sistema universitario per il triennio 2013-2015, ovvero sulla bozza del cosiddetto D.M. “Programmazione”.

Il parere del CUN è particolarmente severo e non risparmia critiche circostanziate allo schema di decreto ministeriale. Per farsene un’idea, basta riportare una parte delle osservazioni:

  • L’estensione della quota di programmazione a un massimo del 5% del totale del finanziamento statale appare eccessiva in un contesto di forte riduzione delle risorse complessive, già di per sé insufficienti al funzionamento basale del sistema
  • Il solo obiettivo di sviluppo sostenibile è individuato nella possibilità di istituire tre nuove Università private
  • Le soluzioni per il dimensionamento sostenibile e il riassetto dell’offerta formativa degli Atenei, non fanno alcun riferimento all’obiettivo tendenziale di Europa 2020 di portare almeno il 40% dei cittadini a un titolo di studio superiore
  • è incentivata la trasformazione o la soppressione di corsi di laurea con contestuale attivazione di corsi ITS [Istruzione Tecnica Superiore]. […] Si ricorda inoltre che non sono ancora disponibili i dati riguardanti la valutazione del primo triennio di sperimentazione dei corsi presso gli ITS attualmente presenti in sede nazionale e che non si è pertanto in grado di valutare l’efficacia dell’azione formativa di questo strumento
  • non é rivolta un’adeguata attenzione al tema dell’apprendimento permanente
  • tra gli obiettivi di sviluppo del sistema non vi è, nonostante l’esplicito disposto della legge, alcun accenno alla promozione e allo sviluppo della Ricerca universitaria che pure è fattore imprescindibile della qualità di ogni Ateneo
  • [riguardo al] reclutamento presso gli Atenei […] esprime riserve in merito al rinvio alle medesime modalità e procedure prescritte per la costituzione delle Commissioni per le Abilitazioni Scientifiche Nazionali. Talune difficoltà applicative riscontrate in queste procedure e soprattutto la mancata verifica del rendimento delle soluzioni tecniche adottate non può che consigliare cautela nel consolidamento di siffatte metodologie anche in sede locale

La conclusione del Parere CUN non è meno severa. Viene persino paventato un ridimensionamento del ruolo istituzionale del Consiglio Nazionale Universitario:

Infine, non può non segnalare la scelta incomprensibile di procedere a un ulteriore ridimensionamento del ruolo di questo Consesso, organo elettivo di rappresentanza del sistema universitario.
A questo proposito, esprime le più ferme riserve nei confronti della soluzione, accolta nell’art.4, co.3, di affidare la valutazione dei programmi triennali, e del loro finanziarnento, a un’apposita Commissione di esperti di diretta nomina ministeriale.

In calce al Parere CUN, la firma del suo Presidente, Andrea Lenzi.

Ancor prima, era stata la CRUI presieduta da Marco Mancini a giudicare inaccettabile il DM al punto di rifiutarsi in prima battuta di esprimere il parere dovuto:

il DM sulla programmazione triennale 2013-2015 inviato dal MIUR e per il quale devono esprimere un parere la CRUI, il CUN e il CNSU, allo stato attuale, con un finanziamento per le Università praticamente inesistente, non può essere accettato e, pertanto, propone all’Assemblea di non esprimere alcun parere. L’Assemblea approva la proposta del Presidente

Resoconto sommario Assemblea CRUI 17 gennaio 2013

Ma oramai la legislatura si avvia al termine e lo schema viene risposto in un cassetto della scrivania che fu di Benedetto Croce e Giovanni Gentile.

Ma la storia non finisce qui. Il 25 settembre scorso, il Ministro Mariachiara Carrozza (Partito Democratico) annuncia la firma del D.M. “programmazione” relativo al triennio 2013-2015. Sorpresa: nonostante il programma del Partito Democratico avesse fatto suoi i punti fondamentali delle critiche mosse allo schema di Profumo, il testo pubblicato è – nell’impianto – sostanzialmente identico alla bozza del dicembre 2012. Roars discute nel dettaglio i contenuti del D.M. programmazione, evidenziandone la sostanziale continuità con la linea Gelmini-Profumo, come pure le poche varianti, nemmeno migliorative (Programmare il declino: Carrozza segue la scia di Profumo e ne firma il decreto (made by Gelmini & Giavazzi?)).

Nel complesso, se si eccettua un ritocco alla quota di programmazione che viene limitata all’1,5%, le critiche del CUN non sono state accolte e il  decreto mantiene inalterato l’impianto della bozza Profumo.

Ecco che il 7 novembre arriva il colpo di scena. Il sito Research Europe pubblica un articolo che sintetizza i punti salienti del D.M. Programmazione, evidenziando le preoccupazioni del mondo accademico, soprattutto in relazione alla possibile fusione di atenei. L’articolo riporta i pareri di Stefano Paleari, Presidente della CRUI, Francesco Sylos Labini, redattore di Roars, e di Andrea Lenzi, Presidente del CUN. Come confermato da Paleari, il decreto approvato presenta solo “minor changes” rispetto allo schema del precedente ministro Profumo. Logico aspettarsi che Lenzi, che è tuttora Presidente del CUN, ribadisca le critiche e perplessità del Parere che aveva sottoscritto poco più di nove mesi prima. E invece …

Per incanto, tutte le obiezioni e “le più ferme riserve” si sono sciolte come neve al sole:

Andrea Lenzi […] describes the document as “a positive signal“, saying that its introduction is an important step in reviving university resources in Italy and leaving behind the effects of the financial crisis.

Insomma, a distanza di nove mesi il giudizio sul documento è praticamente ribaltato. Un vuoto di memoria? Una folgorazione sulla via di Damasco?

Chissà cosa risponderebbe Andrea Lenzi a chi gli chiedesse

Ma presidente, un parere CUN è per sempre?

Forse, farebbe sue le parole che uno strepitoso Corrado Guzzanti mise in bocca a Giulio Tremonti, considerato responsabile di un clamoroso ripensamento in tema di condono fiscale:

Ho cambiato idea!

 

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8 Commenti

  1. Ancora qualcuno crede alla befana? Il CUN e’ da parecchio tempo un organismo svuotato completamente di qualsiasi ruolo, che non sia fare pulci e cavilli sulle capriole dei Consigli di Corsi di studi. Quando abbozza timide critiche il “parere” viene cestinato dal ministro di turno e spesso senza neanche degnarlo di risposte, in tante altre situazioni invece ricorda le tre scimmiette: io non vedo, io non sento…. Citando Donnie Brasco “Che te lo dico a fare?” (forget about it)

    • Il cun è stato svuotato di competenze ma sarebbe giusto e opportuno che ne avesse. Magari un cun riformato e meno pletorico. Almeno ANVUR avrebbe un contraltare, espressione delle discipline e delle comunità accademiche.

  2. In teoria la legge assegna a CUN e ANVUR ruoli completamente distinti. Infatti ANVUR dovrebbe agire esclusivamente “ex post”, cioè’ valutare su attitiva’ già’ svolte, mentre al CUN spettano linee di indirizzo, nella pratica i due livelli si sono molto confusi. I due organismi sono composti con logiche totalmente alternative, il CUN e’ organo elettivo con rappresentanze per fasce e per aree, quindi per sua natura un organo non tecnico ma politico, mentre l’ ANVUR e’ di nomina dall’ alto con una scelta che si presuppone illuminata, che dovrebbe selezionare percio’ le persone più capaci e più adatte allo scopo. Nella realta’ tutti e due i metodi sono risultati come era prevedibile molto fallaci, infatti il CUN e’ stati da subito preda di cordate accademico sindacali, che lo hanno usato per i loro scopi di potere e che sono tra i maggiori responsabili di molto del discredito attuale del sistema universitario.
    L’ANVUR e’ stato usato e si e’ lasciato usare, per operazioni in qualche caso anche autoritarie. I conflitti di interesse lo hanno portato a perdere, in varie situazioni, quel requisito di neutralità’ fondamentale per una agenzia di valutazione. Poi e’ stato usato dai ministri di turno per bastonare il CUN e limitarne la sfera di influenza, legittimato solo dalla difficoltà oggettiva da parte di molti di prendere le difese di un organismo oramai poco credibile come il CUN.

  3. Dopo il primo commento di p. marcati, malgrado la totale gratuita’ di certe affermazioni, ho evitato di replicare perche’ non mi piacciono le polemiche, e tanto meno mi piacciono quando esiste la ragionevole presunzione, da parte dei miei interlocutori, del fatto che io stia parlando “pro domo mea”, cosa che soltanto chi mi conosce sa non essere in generale mia abitudine. Tuttavia dopo questo secondo intervento, volto a ribadire alcune tra le affermazioni che personalmente considero tra le meno motivate e dimostrabili, mi sento in dovere di fare, e chiedere, chiarezza.
    L’affermazione che il CUN sarebbe “preda di cordate accademico sindacali” dovrebbe essere almeno suffragata dall’evidenza di prese di posizione del CUN volte a difendere interessi particolari, di natura, appunto, accademica o sindacale. Poiche’ tutte le delibere CUN a partire dal 2007 sono accessibili in rete al sito http://www.cun.it, pregherei chi ha questa convinzione di indicare puntualmente quali tra le decine, e forse centinaia, di prese di posizione a favore del sistema universitario nel suo complesso (e non di sue componenti specifiche) possono ricadere nella casistica stigmatizzata.
    Chiunque ne abbia voglia potra’ facilmente verificare che il compito (spesso penoso) del CUN e’ stato in prevalenza quello di preavvertire legislatori (e decisori in genere) dei probabili effetti nefasti delle loro decisioni. Pare difficile imputare a un organo consultivo la responsabilita’ del fatto di non essere stato ascoltato, o peggio ancora la responsabilita’ del fatto che sia accaduto cio’ che l’organo aveva minacciato sarebbe successo se non si fosse provveduto per tempo.
    Non e’ questa la sede per una disamina dettagliata, ma a chiunque abbia voglia di prendere seriamente in considerazione queste mie affermazioni basteranno alcune sigle per una verifica: ASN, AVA, VQR, FFO, PRIN, e ci sarebbe molto altro su cui il CUN e’ intervenuto, purtroppo invano.
    Poi mi piacerebbe davvero sapere, sempre sulla base della documentazione (liberamente accessibile a tutti gli interessati) in quali occasioni, almeno dal 2007 a oggi, il CUN si sia reso responsabile di “molto del discredito attuale del sistema universitario”. A proposito del quale sistema, cosi’ “screditato”, mi piacerebbe sapere, dai suoi detrattori, in virtu’ di quale miracolo i nostri laureati e dottori di ricerca, che ASSURDAMENTE, vorrei sottolinearlo, non trovano spazio nel nostro Paese, sono accolti a braccia aperte in Paesi piu’ avanzati del nostro, anche in termini di funzionalita’ e finanziamento dei rispettivi sistemi formativi.
    Forse perche’ siamo “un popolo di eroi, di santi e di navigatori” che diventano bravissimi pur frequentando Atenei schifosi? O molto piu’ semplicemente perche’ la stragrande maggioranza di chi insegna e ricerca in questi Atenei sta ancora malgrado tutto svolgendo i propri compiti anche indipendentemente da ogni riconoscimento e malgrado un “discredito” costruito artificialmente sugli scandali (inevitabili in ogni consorzio umano, e non solo italiano) al fine di giustificare sottrazioni di risorse altrimenti ingiustificabili?
    Io non so (e non voglio sapere) di che cosa si occupa p.marcati, ma sono certo che non mi permetterei mai di giudicare la sua attivita’, le sue motivazioni e la sua moralita’ senza sapere per certo di che cosa sto parlando.

    • Mi dispiace che il collega si senta personalmente attaccato o ritenga che venga messa in discussione la sua moralità’ personale. Conosco diversi membri del CUN personalmente inattaccabili, ma questo non toglie che il giudizio complessivo non possa essere positivo. Ho già ricevuto da qualche collega inviti cordiali a “farmi i fatti miei”.
      Comincio con l’osservare che se un Presidente cambia opinione, come evidenziato dall’ articolo sopra, magari c’e’ una ragione che andrebbe meditata meglio.
      Come ho fatto notare una volta al collega, non e’ che tutti gli ambiti accademici italiani sono uguali. La Ministra Carrozza osservava tempo fa una forse non sorprendente concentrazione di vicende giudiziarie sui concorsi di area medica e la quasi totale assenza di questi nella matematica (immagino sia lo stesso per la fisica).
      Io saro’ smemorato, ma sulla materia non ricordo interventi CUN anche perché la forza di certe aree e’ non trascurabile. Difese corporative di SSD inconsistenti (pure isole di poteri personali) a mio avviso hanno trovato nel CUN orecchie attente, per esempio l’area medica ha più’ di 50 (!!) SSD, alcuni dei quali non si capisce come si distinguano dagli altri e in certi casi quale sia il loro specifico disciplinare.
      Sui giovani che vanno all’ estero sono perfettamente d’accordo, ma questo non togli nulla al fatto che se i vari Giavazzi, Alesina, Zingales etc (in ovvia malafede) trovano terreno fertile per gettare sterco sul sistema universitario nel suo complesso, lo si deve anche al fatto che le parentopoli, i concorsi scandalosi, non hanno portato da parte del CUN ad alcuna critica reale. Un sistema che non e’ in grado di fare ordine da solo in casa propria, si espone naturalmente alle sberle da parte degli “altri”.

  4. In questi termini è più facile discutere. Se ho ben capito, dunque, l’accusa SPECIFICA (e finalmente non più generica) che viene fatta al CUN è quella di non aver preso posizione sugli scandali accademici denunciandoli prima ancora che lo facessero soggetti esterni all’università, e dimostrando così che esiste una moralità collettiva maggiore dell’immoralità individuale.
    Lo dico con rammarico: SONO D’ACCORDO. Questo è l’errore più grave commesso negli ultimi decenni dall’intero sistema universitario, e non solo dal CUN. Toccava a noi fare pulizia al nostro interno, senza aspettare che nuove “miracolose” leggi risolvessero i nostri problemi etici e deontologici.
    Posso aggiungere che con queste affermazioni non ritengo di rappresentare una posizione isolata: la maggior parte dei colleghi con cui mi confronto pressoché quotidianamente condivide questo punto di vista. Ma è molto difficile, spero mi si voglia credere, per un organo istituzionale entrare nel merito di vicende particolari, non raramente con rilevanza anche penale, e questo non per complicità o per acquiescenza, ma perché ci sono responsabilità che non possono essere ignorate. Non si dimentichi che fino a pochissimo tempo fa il CUN è stato anche collegio di disciplina per l’intero sistema universitario, e sappiamo bene quali reazioni suscitano i giudici che si pronunciano sui reati e sui processi prima delle sentenze.
    Per inciso: è certamente vero che la proliferazione dei S.S.D. è stato uno dei principali strumenti per la creazione di nicchie di potere accademico arbitrario e incontrollato. M è altrettanto vero, e ci sono gli atti a dimostrarlo, che tra il 2008 e il 2009 il CUN ha lavorato intensamente a una riforma del sistema dei SSD, producendo uno schema certamente perfettibile, ma che sicuramente avrebbe fatto scomparire la maggior parte di queste “nicchie”. Questo schema avrebbe dovuto e potuto essere recepito nella Legge 240, poi qualcuno (il Ministero, il Parlamento, le lobbies? onestamente non lo so, non frequento quei circoli) si è messo per traverso e i SSD sono sopravvissuti a tutte le intemperie. Come diceva Jessica Rabbit “Io non sono cattiva, è che mi disegnano così”