Andrea Graziosi entra a far parte del direttivo ANVUR in sostituzione del dimissionario Novelli. Un giusto riconoscimento per un capo GEV che più di ogni altro si è distinto per solerzia e fedeltà alla causa. Per salutarne la nomina, lo ricordiamo nelle sue multiformi vesti di “alto esperto di valutazione”, prima come “ghost-writer” di appelli pro-ANVUR, poi nelle vesti di Armando Diaz del conflitto umanisti-scienziati e, infine, fedele esecutore dei contrordini ANVUR fino al punto di ritirare senza esitazione le classifiche dei dipartimenti di cui si era poc’anzi dichiarato convinto.

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È stato nominato nel direttivo dell’ANVUR al posto del dimissionario Novelli, l’alto esperto di valutazione Andrea Graziosi, noto storico dell’Est Europa e di recente coautore di Giuliano Amato, quest’ultimo, sia detto per inciso, già Presidente della Scuola Superiore Sant’Anna, anche durante il rettorato dell’attuale ministro.

La nomina di Graziosi viene a colmare la mancanza di umanisti nel consiglio direttivo, circostanza che a suo tempo era stata oggetto di qualche recriminazione. Inoltre, in più di una circostanza Graziosi si era distinto per la solerzia con cui aveva interpretato il suo ruolo di “alto esperto di valutazione” del Gruppo di Esperti della Valutazione dell’area 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche). Graziosi è stato probabilmente il più fedele sostenitore di ANVUR, sempre pronto ad intervenire, talvolta anche a scapito della sua pur vasta reputazione e altrettanto pronto a rinunciare alle sue posizioni in nome dell’obbedienza alla causa. Ci sembra che il modo migliore per salutare la sua nomina, sia quello di rievocare alcuni episodi salienti che lo hanno visto protagonista.

1. Ghost-writer di appelli pro-ANVUR

Il 2 settembre 2012 Andrea Graziosi aveva pubblicizzato attraverso  il Sole 24 Ore un appello – firmato da numerose Società scientifiche dell’area 11 – contro il ricorso al TAR dei costituzionalisti. Nel suo articolo, scriveva:

Il rischio che il Tar accetti il ricorso e le conseguenze che ne deriverebbero hanno spinto perciò circa 20 Società scientifiche nazionali (…) a firmare un documento in difesa della mediana contestata. […] Le società chiedono quindi che la terza mediana resti al suo posto “perché non danneggia nessuno, favorisce una categoria particolarmente valorosa di studiosi, e la sua costruzione è stata correttamente impostata”, e che le abilitazioni si svolgano “regolarmente e celermente” nell’interesse degli studi.

L’appello sembrava essere un’iniziativa dal basso – tanto più significativa perché spontanea – che Graziosi portava all’attenzione dell’opinione pubblica per mostrare il sostegno della base.

Peccato che un’analisi delle proprietà del file Word rivelasse che l’estensore dell’appello era proprio Andrea Graziosi, come da lui stesso successivamente riconosciuto:

sono io, e non l’Anvur-Spectre, l’autore della mozione in difesa della terza mediana

GraziosiAppelloSole

In altre parole, le società scientifiche avevano sottoscritto un appello pro-agenzia di valutazione il cui estensore era il capo dei loro valutatori.

Un po’ come organizzare un comizio a sostegno di un amico influente, invitando delle comparse a cui vengono date in mano bandiere e persino i manifesti con la scritta “Vota Antonio!” prestampata. Un gesto di encomiabile dedizione, compiuto a sprezzo del ridicolo che sarebbe seguito se il tutto fosse stato scoperto.

Come è puntualmente accaduto.

2. L’Armando Diaz della guerra umanisti-scienziati

Quando il fronte degli umanisti vacilla a causa delle controversie relative alla cosiddetta “terza mediana”, Graziosi accorre in soccorso dell’ANVUR sfoderando le sue migliori capacità politiche e strategiche. In un suo messaggio alla SISSCO (Società Italiana di Studio della Storia Contemporanea) inquadra lucidamente il ruolo della terza mediana nella guerra di logoramento tra “humanities” e scienze dure:

Grazie alle tre mediane, per la prima volta abbiamo una % di abilitabili superiore a quella delle scienze dure (che non lo meritano, ma data la ns precedente debolezza un po’ di ‘riequlibrio’ non ci stava male). L’abolizione di una delle tre ci riporterà circa in parità. […]

Ripeto, probabilmente il ricorso passerà, la terza mediana verrà abolita, molti ns soci perderanno la possibilità di diventare commissari o moltissimi quella di ricevere l’abilitazione. Ma non sarà una vittoria delle discipline umanistiche, semmai una loro sconfitta e nelle trincee in cui ci saremo rifugiati finiremo per essere schiacciati.

Non è il momento delle anime belle, sembra dire Graziosi: “à la guerre comme à la guerre“. Dato che gli umanisti devono superare solo una mediana su tre, preservare la terza mediana significa rendere abilitabile anche chi non lo meriterebbe, ma ogni mezzo è lecito per prendersi l’agognata rivincita nei confronti delle scienze dure. Per smuovere gli indecisi, Graziosi ammonisce severo: chi esita dovrà assumersi la responsabilità di aver voluto ripiegare in una trincea dove gli umanisti finiranno schiacciati dalle soverchianti forze nemiche.

3. Contrordine compagni! La classifica non è più solida

Il 16 luglio escono i risultati della VQR. Nel rapporto finale di Area 11, Graziosi,  in qualità di Capo-GEV (pardon, “alto esperto di valutazione”) scriveva:

Nel presentare i risultati più significativi del proprio lavoro, il GEV 11 ritiene di dover attirare l’attenzione del lettore sul fatto che le classifiche di strutture e dipartimenti, della cui solidità il GEV è convinto

Insomma, abbiamo lavorato bene e siamo fermamente convinti delle classifiche che stiamo pubblicando.

Passano solo due settimane e l’ANVUR si trova invischiata nel pasticcio delle classifiche “double face”: le classifiche degli atenei diffuse alla stampa sono diverse da quelle desumibili dal rapporto finale della VQR. Ancora peggio, il Corriere della Sera ha distribuito in tutte le edicole un “instant-book”, pieno di numeri come un orario ferroviario dei tempi andati, il quale contiene tutte le classifiche dei dipartimenti italiani. Peccato che siano diverse da quelle che i GEV hanno pubblicato nei loro rapporti d’area perché l’ANVUR ha ritoccato le soglie dimensionali. La situazione è insostenibile. Relativamente alle classifiche degli atenei, sui quotidiani si parla già di “carte truccate” e “bluff delle classifiche ANVUR“. Se diventasse chiaro che per i dipartimenti il Corriere della Sera ha rifilato una sorta di bufala ai propri lettori, la figuraccia sarebbe paragonabile o forse peggiore dell’esilarante epopea delle “riviste pazze”.

L’ANVUR corre ai ripari e il 30 luglio pubblica la seguente nota:

In alcuni dei Rapporti di Area le soglie dimensionali utilizzate per suddividere i dipartimenti nelle tre categorie grandi, medi e piccoli sono diversi da quelli utilizzati nel Rapporto Finale ANVUR. […] Nelle Aree in cui sono stati utilizzati altri criteri, i valori diversi delle soglie inducono differenze marginali, e i GEV consultati suggeriscono di utilizzare le graduatorie del Rapporto Finale ANVUR.

Cosa è successo? Viene a cadere ogni motivo di imbarazzo per il Corriere della Sera, perché i  GEV rinunciano alle loro classifiche. Si noti che, sono i GEV che “spontaneamente”  suggeriscono di adottare le graduatorie del Rapporto Finale ANVUR (coincidenti con quelle dell’instant-book del Corriere). Una formula di volontaria sottomissione che è stata sottoscritta da tutti i GEV.

Da tutti, tranne uno.

Il GEV 01 di Scienze matematiche e informatiche (Area 01), difende pervicacemente le proprie classifiche e costringe l’ANVUR a modificare le sue versioni apocrife. Costringe persino il Corriere della Sera ad informare i propri lettori che le vere classifiche di Area 01 sono quelle del GEV 01 e non quelle dell’instant-book. La vittoriosa resistenza dei matematici sta a dimostrare che chi era convinto di aver lavorato bene poteva difendere con successo le proprie classifiche.

Graziosi, invece, pur convinto della validità delle sue classifiche, obbedisce prontamente al contrordine che viene dal quartier generale ANVUR.

La fede cieca, pronta, assoluta in qualsiasi cosa dica ANVUR, dicono sia necessaria per ambire ad alti incarichi MIUR.

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6 Commenti

  1. Appena in tempo! Infatti il recente Decreto-Legge in materia di istruzione, università e ricerca (n. 104 del 12/9) limiterà in futuro ad un anno la validità delle “rose” di nomi proposte dal “Comitato di Selezione”. E in previsione della scadenza dei primi 2 (ritengo) membri del Direttivo, il 2 maggio 2014, verrà quindi nominato un nuovo Search Committee.
    http://www.gazzettaufficiale.it/…/2013/09/12/13G00147/sg

    • Sì, perché l’idea era solo sfasare i 7 nominati iniziali (fra 3, 4, 5 anni): dopo era già previsto che tutti i nominati durassero 4 anni.
      Si noti che non è noto pubblicamente quali siano stati i sorteggi per tali “sfasamenti”, a parte la garanzia di 5 anni riservata al primo presidente dal Regolamento.

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