Segnaliamo due ulteriori sentenze del TAR Lazio relative a ricorsi sull’ASN. In ambedue i casi il ricorso è stato giudicato inammissibile.

N. 01708/2013 REG.PROV.COLL.

N. 08310/2012 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 8310 del 2012, proposto da:
Serafino Ricci, rappresentato e difeso dall’avv. Arnaldo Miglino, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Federico Sorrentino in Roma, Lungotevere delle Navi, 30;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e ANVUR – Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura dello Stato, presso la sede della quale sono domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l’annullamento

– del decreto 222 del 20 luglio 2012 con cui è stata indetta la procedura per il conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore universitario di prima e seconda fascia;

– del D.M. n. 76/2012;

– della delibera ANVUR n. 50 del 21 giugno 2012;

– dell’atto ANVUR del 13 agosto 2012;

– dell’atto ANVUR del 14 settembre 2012;

– di tutti gli atti connessi.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e di ANVUR – Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 febbraio 2013 il Cons. Daniele Dongiovanni e udito l’avv. Miglino per il ricorrente;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. Il ricorrente, professore associato confermato (di seconda fascia) del settore disciplinare “medicina legale” presso la facoltà di Farmacia e Medicina dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha impugnato, per l’annullamento, tutti gli atti – anche di natura normativa – della procedura finalizzata al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima fascia dei professori universitari, deducendo vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto svariati profili.

In sintesi, viene dedotto quanto segue:

– il D.M. 76/2012, emanato in attuazione della legge n. 240 del 2010, si pone in contrasto con la norma primaria nella misura in cui privilegia, nell’ambito della selezione di che trattasi, il dato quantitativo della produzione scientifica dei vari candidati, sconfessando l’obiettivo della citata legge 240 del 2010 che mira alla rigorosa verifica della qualità scientifica degli aspiranti all’abilitazione in argomento;

– l’art. 6 del citato DM n. 76/2012, in contrasto con il precedente art. 4 dello stesso decreto, prevede che l’abilitazione scientifica nazionale possa essere rilasciata solo a coloro che hanno superato le “mediane” in almeno due dei tre indicatori di produzione scientifica (individuati nell’allegato A dello stesso DM), con ciò impedendo alla commissione di procedere alla valutazione qualitativa del candidato secondo i criteri e parametri fissati nel citato art. 4 (riguardante i professori di prima fascia);

– l’individuazione da parte dell’ANVUR delle “mediane” relative ai tre indicatori di cui all’allegato A del D.M. n. 76/2012 è stata effettuata in maniera illegittima in quanto sono stati utilizzati parametri del tutto illogici e privi di trasparenza. Ai fini del calcolo delle “mediane” (ovvero di quei parametri numerici che avrebbero dovuto essere superati per poter aspirare al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari), sono state prese in considerazione banche dati non ufficiali e gestite da privati tanto da rendere tale calcolo inattendibile nella misura in cui l’attività di monitoraggio delle pubblicazioni non garantiva di valutare tutte le pubblicazioni prodotte dai docenti con riferimento ad un determinato settore scientifico;

– l’inserimento di determinati settori concorsuali nell’ambito di applicazione degli indicatori bibliometrici effettuato con il DM n. 76/2012 è stato del tutto arbitrario posto che, all’interno dello stesso ambito disciplinare, risultano invece esentati alcuni settori concorsuali senza che di ciò sia stata fornita alcuna motivazione. Con riferimento poi al settore disciplinare “Medicina Legale”, è irragionevole l’inserimento tra quelli a cui si applicano gli indicatori bibliometrici posto che, come noto, si tratta di una materia “a cavallo” tra l’area scientifica e quella giuridica per i quali dovrebbero essere utilizzati indicatori non bibliometrici (è invero abituale che molte produzioni scientifiche del settore vengano pubblicate su riviste dell’area giuridica ovvero di area non bibliometrica);

– l’ANVUR, sempre con riferimento all’individuazione delle mediane, ha disatteso uno degli indicatori contemplati nell’allegato A del DM n. 76/2012 (indice H di Hirsch normalizzato per l’età accademica) in quanto, come risulta dalla nota del 13 agosto 2012 (ovvero dopo la pubblicazione del bando di cui al decreto n. 222 del 20 luglio 2012), ha invece utilizzato il diverso parametro “contemporary H index” in cui l’attività di normalizzazione delle citazioni avviene non più in base all’età accademica dell’autore bensì in ragione dell’anzianità della pubblicazione.

Si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) per resistere al ricorso.

In particolare, le amministrazioni resistenti hanno dapprima eccepito l’inammissibilità del gravame per difetto sia di legittimazione attiva che di interesse mentre nel merito ne hanno sostenuto l’infondatezza chiedendone il rigetto.

Con ordinanza n. 4423 del 5 dicembre 2012, è stata fissata l’udienza di trattazione del merito della causa, ai sensi dell’art. 55, comma 10, del CPA.

In vista della trattazione del merito, le parti hanno depositato memorie insistendo nelle loro rispettive conclusioni.

All’udienza pubblica del 6 febbraio 2013, la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

2. Ciò premesso, va anzitutto precisato quanto segue:

– il ricorrente (professore di seconda fascia) ha chiesto l’annullamento di tutti gli atti di natura generale (anche di natura normativa) della procedura finalizzata al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, il cui effetto, in caso di accoglimento, sarebbe “l’azzeramento” dell’intera selezione;

– l’interessato, poi, con riferimento agli indicatori individuati nell’allegato A del D.M. n. 76/2012 (che, come detto, misurano, con peculiari parametri quantitativi, la produzione scientifica del candidato), parte dall’assunto di non superare le “mediane” individuate dall’ANVUR;

– non risulta che il ricorrente abbia ricevuto alcuna comunicazione di esclusione dalla procedura di abilitazione di che trattasi, in ragione del mancato superamento delle “mediane” relative agli indicatori bibliometrici di cui all’allegato A del citato DM n. 76/2012.

2.1 Ciò posto, il Collegio ritiene fondata l’eccezione di inammissibilità sollevata dalle amministrazioni resistenti che negano l’attualità dell’interesse a ricorrere, che invece diventerebbe concreto solo all’atto dell’esclusione dalla procedura di abilitazione in argomento.

Va, invero, rilevato che gli atti generali impugnati con il ricorso in esame non possono essere allo stato considerati lesivi delle posizioni giuridiche del ricorrente, atteso che solo l’esclusione dalla procedura concretizzerebbe un danno che attualmente è solo paventato. Non è infatti comprovato che i provvedimenti oggetto dell’odierno gravame ledano la posizione giuridica soggettiva del ricorrente, non essendo peraltro dimostrato che i criteri oggi impugnati siano tali da ledere il suo interesse ad ottenere l’abilitazione a cui aspira, impedendogli di essere ammesso alla fase qualitativa di selezione svolta dalla Commissione.

2.2 Del resto, deve essere ancora verificato in concreto l’impatto nell’ambito della procedura selettiva in argomento della nota in data 20 settembre 2012 con cui il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in risposta alla sollecitazione del Consiglio Universitario nazionale (CUN), ha precisato che, ai sensi dell’art. 6 del DM n. 76/2012, residua sempre in capo alla Commissione la possibilità di discostarsi dall’esito della valutazione dell’impatto della produzione scientifica, seppure dandone specifica motivazione al momento della fissazione dei criteri e nel relativo giudizio finale.

Ciò che si vuole dire è che, solo in caso di esito negativo per l’istante intervenuto all’esito dell’espletamento della procedura di che trattasi, sarà possibile valutare compiutamente le censure dedotte con il ricorso in esame posto che, al momento, non è possibile ravvisarne la concreta lesività, non risultando provato che il mancato superamento delle mediane provochi automaticamente l’esclusione del candidato dalla selezione e che, quindi, non residui in capo alla Commissione alcun potere discrezionale di poter ammettere un candidato alla fase successiva della valutazione basata sui parametri qualitativi indicati nell’art. 4 del DM n. 76/2012.

3. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

4. Quanto alle spese di giudizio, può disporsi l’integrale compensazione tra le parti costituite in ragione della novità delle questioni affrontate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 febbraio 2013 con l’intervento dei magistrati:

Franco Bianchi, Presidente

Giulia Ferrari, Consigliere

Daniele Dongiovanni, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/02/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

 

****

 

N. 01713/2013 REG.PROV.COLL.

N. 07891/2012 REG.RIC.

 

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7891 del 2012, proposto da:
[omissis, si tratta del ricorso promosso da CoNPAss], tutti rappresentati e difesi dagli avv.ti Riccardo Paparella e Paolo Picone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giovanni D’Amato in Roma, via Calabria, 56;

contro

Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR), in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura dello Stato, presso la sede della quale sono elettivamente domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, 12;

e con l’intervento di

ad adiuvandum:
Ilardi Giovanna, Formato Andrea e Naviglio Daniele, rappresentati e difesi dagli avv.ti Riccardo Paparella e Paolo Picone, con domicilio eletto presso lo studio dell’avv. Giovanni D’Amato in Roma, via Calabria, 56;

per l’annullamento

– dei provvedimenti relativi al regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari nonché le modalità di accertamento della qualificazione dei commissari ai sensi dell’art. 16 co. 3 lett. a), b) e c) l. n. 240/12 e artt. 4 e 6 co. 4 e 5 DPR 222/2012;

– del D.M. n. 76/2012;

– della delibera ANVUR n. 50 del 21 giugno 2012;

– dell’atto ANVUR del 13 agosto 2012;

– dell’atto ANVUR del 14 settembre 2012;

– di tutti gli atti connessi.

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR);

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 6 febbraio 2013 il Cons. Daniele Dongiovanni e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. I ricorrenti rivestono le funzioni di ricercatore universitario o di professore di seconda fascia nei settori concorsuali 1-9 (ai quali si applicano gli indicatori bibliometrici di cui all’allegato A del DM n. 76/2012) ed aspirano al conseguimento dell’abilitazione di durata quadriennale alla funzione superiore, di cui alla procedura indetta dal Ministero resistente con decreto direttoriale n. 222 del 20 luglio 2012.

In ragione di ciò, gli interessati hanno impugnato, per l’annullamento, tutti gli atti della procedura – anche di natura normativa – finalizzata al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, deducendo vizi di violazione di legge ed eccesso di potere sotto svariati profili.

In sintesi, viene dedotto quanto segue:

– il D.M. 76/2012, emanato in attuazione della legge n. 240 del 2010, si pone in contrasto con la norma primaria nella misura in cui privilegia, nell’ambito della selezione di che trattasi, il dato quantitativo della produzione scientifica dei vari candidati, sconfessando l’obiettivo della citata legge 240 del 2010 che mira alla rigorosa verifica della qualità scientifica degli aspiranti all’abilitazione in argomento;

– l’art. 6 del citato D.M. n. 76/2012, in contrasto con i precedenti artt. 4 e 5 del decreto stesso, prevede che l’abilitazione scientifica nazionale possa essere rilasciata solo a coloro che hanno superato le “mediane” in almeno due dei tre indicatori di produzione scientifica (individuati nell’allegato A dello stesso DM), con ciò impedendo alla commissione di procedere alla valutazione qualitativa dei candidati secondo i criteri e parametri fissati nei citati artt. 4 (per i professori di prima fascia) e 5 (per quelli di seconda fascia);

– l’individuazione da parte dell’ANVUR delle “mediane” relative ai tre indicatori di cui all’allegato A del DM n. 76/2012 è stata effettuata in maniera illegittima in quanto sono stati utilizzati parametri del tutto illogici e privi di trasparenza. Ai fini del calcolo delle “mediane” (ovvero di quei parametri numerici che avrebbero dovuto essere superati per poter aspirare al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari), sono state prese in considerazione banche dati non ufficiali e gestite da privati tanto da rendere tale calcolo inattendibile nella misura in cui l’attività di monitoraggio delle pubblicazioni non garantiva la valutazione di tutte le pubblicazioni prodotte dai docenti con riferimento ad un determinato settore scientifico;

– l’inserimento di determinati settori concorsuali nell’ambito di applicazione degli indicatori bibliometrici effettuato con il D.M. n. 76/2012 è stato del tutto arbitrario soprattutto se si considera che, all’interno dello stesso ambito disciplinare, sono stati invece esentati alcuni settori concorsuali, senza che di tali scelte sia stata fornita alcuna motivazione;

– l’ANVUR, sempre con riferimento all’individuazione delle mediane, ha disatteso uno degli indicatori contemplati nell’allegato A del DM n. 76/2012 (indice “H di Hirsch” normalizzato per l’età accademica) in quanto, come risulta dalla nota del 13 agosto 2012 (ovvero dopo la pubblicazione del bando di cui al decreto n. 222 del 20 luglio 2012), ha invece utilizzato il diverso parametro “contemporary H index” in cui l’attività di normalizzazione delle citazioni avviene non più in base all’età accademica dell’autore bensì in ragione dell’anzianità della pubblicazione.

Si sono costituiti in giudizio il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca e l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (ANVUR) per resistere al ricorso.

In particolare, le amministrazioni resistenti hanno dapprima eccepito l’inammissibilità del gravame per difetto sia di legittimazione attiva che di interesse mentre nel merito ne hanno sostenuto l’infondatezza chiedendone il rigetto.

Sono poi intervenuti in giudizio, ad adiuvandum, i dott. Ilardi Giovanna, Formato Andrea e Naviglio Daniele, sostenendo a loro volta l’illegittimità dei provvedimenti impugnati.

Con ordinanza n. 4024 del 7 novembre 2012 è stata fissata l’udienza di trattazione del merito della causa, ai sensi dell’art. 55, comma 10, del CPA.

In vista della trattazione del merito, le parti hanno depositato memorie insistendo nelle loro rispettive conclusioni.

All’udienza pubblica del 6 febbraio 2013, la causa è stata trattenuta dal Collegio per la decisione.

2. Ciò premesso, va anzitutto precisato quanto segue:

– i numerosi ricorrenti (ricercatori universitari e professori di seconda fascia) hanno chiesto l’annullamento di tutti gli atti di natura generale (anche di natura normativa) della procedura finalizzata al conseguimento dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima ed alla seconda fascia dei professori universitari, il cui accoglimento avrebbe l’effetto di “azzerare” l’intera selezione;

– gli interessati, poi, con riferimento agli indicatori individuati nell’allegato A del D.M. n. 76/2012 (che, come detto, misurano, con peculiari parametri quantitativi, la produzione scientifica del candidato), partono dall’assunto di non superare le “mediane” individuate dall’ANVUR ma, a tal fine, nulla indicano in concreto con riferimento ad ogni singolo ricorrente anche ai fini di una eventuale simulazione degli effetti di una tale valutazione;

– non risulta, infine, che i ricorrenti abbiano ricevuto alcuna comunicazione di esclusione dalla procedura di abilitazione di che trattasi, a causa del mancato superamento delle “mediane” relative agli indicatori bibliometrici di cui all’allegato A del DM n. 76/2012.

2.1 Ciò posto, il Collegio ritiene fondata l’eccezione di inammissibilità sollevata dalle amministrazioni resistenti che negano l’attualità dell’interesse a ricorrere in capo agli istanti, che invero diventerebbe concreto solo all’atto dell’esclusione dalla procedura di abilitazione in argomento.

Va, invero, rilevato che gli atti generali impugnati con il ricorso in esame non possono essere considerati allo stato lesivi delle posizioni giuridiche dei ricorrenti atteso che solo l’esclusione dalla procedura di che trattasi concretizza un danno che attualmente è solo paventato. Non è infatti comprovato che i provvedimenti oggetto dell’odierno gravame ledano la posizione giuridica soggettiva dei ricorrenti, non essendo peraltro dimostrato che i criteri oggi impugnati siano tali da ledere il loro interesse ad ottenere l’abilitazione a cui aspirano perché impediscono di essere ammessi alla fase qualitativa di selezione svolta dalla Commissione.

Del resto, deve essere ancora verificata in concreto l’impatto nell’ambito della procedura selettiva in argomento della nota in data 20 settembre 2012 con cui il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in risposta alla sollecitazione del CUN, ha precisato che, ai sensi dell’art. 6 del DM n. 76/2012, residua sempre in capo alla Commissione la possibilità di discostarsi dall’esito della valutazione dell’impatto della produzione scientifica, dandone specifica motivazione sia al momento della fissazione dei criteri sia nel giudizio finale dei candidati.

Ciò che si vuole dire è che, solo in caso di esito negativo per gli istanti intervenuto dopo l’espletamento della procedura di che trattasi, sarà possibile valutare compiutamente le censure dedotte con il ricorso in esame posto che, al momento, non è possibile ravvisarne la concreta lesività, ciò in quanto non risulta provato che il mancato superamento delle “mediane” provochi automaticamente l’esclusione del candidato dalla selezione e che quindi non residui in capo alla Commissione alcun potere discrezionale di ammissione dei candidati alla fase successiva di valutazione basata sui parametri qualitativi indicati negli artt. 4 e 5 del DM n. 76/2012.

2.2 In aggiunta a quanto sopra esposto, non può peraltro escludersi che il ricorso collettivo in esame, proprio perché proposto da più ricorrenti, possa rivelarsi inammissibile in ragione della sussistenza, in questa fase della procedura selettiva, di una potenziale confliggenza di interessi tra i singoli candidati (Cons. Stato, sez. III, 31 maggio 2011 n. 3276; T.A.R. Sicilia – Palermo, sez. II, 11 novembre 2009 , n. 1749; Cons. Stato, sez. IV, 10 maggio 2005, n. 2239) non potendosi escludere che alcuni di essi, proprio sulla base dei criteri utilizzati dalla Commissione (per come precisati dal Ministro con la nota in data 20 settembre 2012), possano invece essere ammessi alla fase successiva di selezione, pur non superando le mediane di cui agli indicatori più volte citati, con ciò venendo meno l’interesse a proseguire nella coltivazione delle censure siccome dedotte nel presente gravame.

Ciò detto, anche sotto tale profilo, il ricorso si rivela inammissibile, alla luce del principio secondo cui il ricorso collettivo può essere proposto da ricorrenti che si trovino in situazioni del tutto identiche fra loro e tra i quali non sussista, neanche potenzialmente, una situazione di conflitto di interessi (tra le tante: T.A.R. Campania, sez. V, 16 luglio 2010, n. 16818; Cons. Stato, sez. IV, 23 settembre 2004, n. 6222)

3. In conclusione, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

4. Quanto alle spese di giudizio, può disporsi l’integrale compensazione tra le parti costituite in ragione della novità delle questioni affrontate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 febbraio 2013 con l’intervento dei magistrati:

Franco Bianchi, Presidente

Giulia Ferrari, Consigliere

Daniele Dongiovanni, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 15/02/2013

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

 

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20 Commenti

  1. La cosa interessante credo sia questo “Ciò che si vuole dire è che, solo in caso di esito negativo per l’istante intervenuto all’esito dell’espletamento della procedura di che trattasi, sarà possibile valutare compiutamente le censure dedotte con il ricorso in esame posto che, al momento, non è possibile ravvisarne la concreta lesività, non risultando provato che il mancato superamento delle mediane provochi automaticamente l’esclusione del candidato dalla selezione e che, quindi, non residui in capo alla Commissione alcun potere discrezionale di poter ammettere un candidato alla fase successiva della valutazione basata sui parametri qualitativi indicati nell’art. 4 del DM n. 76/2012.” che tradotto vuol dire “appena non vi abilitano, potete fare ricorso e forse avrete ragione!”.

    • Precisazione: “solo se non vi abilitano per non aver superato la mediana, senza entrare nel merito della qualità”, il che, francamente mi lascierebbe esterrefatto.

  2. Mah…. In pratica secondo la III sezione il dm 76 non avrebbe alcun valore se non per il tramite di atti amministrativi decisi sulla sua base. Sta di fatto che nella sostanza le commissioni si stanno uniformando al dm 76. Non discuto sulla fondatezza formale della decisione ma la sostanza è che i candidati esclusi molto difficilmente riusciranno a vedersi riconosciute le proprie ragioni a lavori conclusi.

  3. Nelle ultime settimane il TAR del Lazio ha reso, sulla vicenda ASN, un numero di pronunce sufficientemente significativo. Il complesso delle decisioni consente di formulare una prima – elementare – osservazione.
    Il TAR, a quanto risulta finora, non ha mai rigettato alcun ricorso relativo alla ASN per INFONDATEZZA (“nel merito”); si è fermato, invece, al profilo della AMMISSIBILITA’ (“in rito”).
    Questa circostanza non è priva di significato.
    Qualora il giudice amministrativo si trovi di fronte a un ricorso che ritenga allo stesso tempo inammissibile (“in rito”) e infondato (“nel merito”), potrebbe – e non di rado preferisce – tralasciare l’esame dei profili di rito (difetto di legittimazione, carenza di interesse a ricorrere per mancanza di lesività attuale, etc.) e pronunciare direttamente l’infondatezza nel merito.
    Questo per definire in modo pieno il thema decidendum, in nome dell’effettività della tutela giurisdizionale: per evitare, ad esempio, di lasciare aperta la porta alla reiterazione della medesima impugnazione nel futuro, con spreco di energie processuali.
    Qualche esempio:
    – “la questione è comunque secondo il Collegio priva di pregio nel merito, circostanza che rende finanche superflua la compiuta trattazione delle questioni di rito” (T.A.R. Puglia-Bari, Sez. I, 18-06-2012, n. 1202);
    – “il Collegio ritiene di prescindere da tutte le questioni di rito in quanto il ricorso è infondato” (Cons. Stato, Sez. VI, 13-09-2012, n. 4855);
    – “può prescindersi dalle questioni in rito sollevate dalla parte resistente poiché il ricorso è infondato nel merito e, pertanto, va rigettato” (T.A.R. Sicilia-Palermo, Sez. III, 4-12-2012, n. 2541);
    – “si può passare alla disamina del merito del ricorso, la cui infondatezza consente di prescindere dalle questioni di rito” (T.A.R. Lazio-Roma, Sez. III-ter, 4-02-2013, n. 1205).
    Per i ricorsi ASN il TAR del Lazio si è limitato, invece, ai profili di rito (il che, sia chiaro, è corretto sul piano processuale): ha dichiarato, di volta in volta, il ricorso inammissibile o perché non vi sarebbe, a suo giudizio, una lesione certa ed attuale (per i candidati vi sarà, con certezza, solo dopo la loro bocciatura, che allo stato non è scontata), o perché il ricorso risulterebbe promosso da un gruppo eterogeneo di ricorrenti (il che potrebbe determinare un conflitto di interessi, in futuro, se alcuni venissero promossi ed altri bocciati). E così via.
    Tuttavia, se il TAR avesse ritenuto i ricorsi infondati nel merito, avrebbe potuto dirlo subito, per evitare la celebrazione di una procedura ASN esposta alla spada di Damocle di ricorsi (da parte dei candidati esclusi o comunque bocciati) successivi alla conclusione delle abilitazioni.
    Non lo ha fatto.
    In precedenza, di fronte alla richiesta di sospensiva in sede cautelare, non l’aveva rigettata (come avrebbe potuto se avesse ritenuto i ricorsi manifestamente infondati nel merito); al contrario, aveva addirittura apprezzato positivamente il fumus boni iuris applicando l’art. 55, comma 10, cod. proc. amm.
    Tutto questo dice che la questione dei contenziosi ASN non è affatto chiusa, ma solo rinviata al futuro.
    Il destino della ASN potrebbe dipendere da quanti candidati saranno bocciati con giudizi delle commissioni che diano peso, escludente o comunque penalizzante sul piano valutativo, al mancato superamento delle mediane.
    ANVUR e MIUR, perciò, non dovrebbero sentirsi troppo rassicurati dalle pronunce odierne del TAR.
    Da un lato, l’abilitazione si regge su mediane dai piedi di argilla giuridica (questo sembra, tra le righe, ben presente allo stesso TAR del Lazio, tanto che il TAR sente l’esigenza di affermare che, oggi,“NON RISULTA PROVATO che il mancato superamento delle mediane provochi AUTOMATICAMENTE l’esclusione del candidato dalla selezione e che quindi non residui in capo alla Commissione alcun potere discrezionale di ammissione dei candidati alla fase successiva di valutazione basata sui parametri qualitativi”).
    Dall’altro lato, per quante acrobazie derogatorie le commissioni possano compiere, mi sembra difficile che esse possano arrivare sino al punto di ESPUNGERE DEL TUTTO, sul piano valutativo, qualsiasi riferimento alle mediane. In altri termini, al massimo le commissioni potranno “escludere la valenza escludente” delle mediane, ma non negare alle mediane un qualche peso e ruolo, concorrente e rilevante, nel giudizio circa la concessione o meno dell’abilitazione. La dequotazione da mediane “sbarramento” a mediane “indice valutativo”, tuttavia, non estirpa il problema giuridico: se la bocciatura sarà condizionata dalle mediane, sia pur non da sole ma in concorrenza con altri criteri e parametri, e dunque le mediane con-causeranno la bocciatura nel giudizio della commissione, allora il virus che le mediane incorporano riemergerà in futuro nei ricorsi dei candidati non abilitati, innescando il rischio di una disabilitazione postuma di abilitazioni ormai concluse.
    Questo perché i candidati bocciati “ratione medianae”, per reagire in giudizio, saranno costretti ad aggredire l’intero sistema medianico a partire dal D.M. 76/2012. Il TAR, per accogliere quei ricorsi, dovrebbe annullare il D.M. 76/2012 nella parte in cui fa riferimento alle mediane e il bando unico ASN nella parte in cui richiama il D.M. 76 sulle mediane. Annullati parzialmente il D.M. 76 e il bando unico, tutte le procedure di abilitazione si ritroverebbero prive del loro principale fondamento normativo e amministrativo. A questo punto (cioè alla fine, non in principio come nel poema di Esiodo) sarebbe il caos.

  4. A me sembra che le commissioni nella sostanza stiano tenendo in gran conto le mediane e che non si stiano discostando molto dal famigerato DM 76. Ad ogni modo nel momento in cui la commissione definisce i suoi criteri decidendo di uniformarsi al DM76, pur avendo la possibilità di derogare, quelli diventano i criteri della commissione. Quindi mi sembra difficile che un ricorrente possa indurre il TAR a chiedere alla commissione di modificare i propri criteri liberamente assunti (dico liberamente perchè grazie al capolavoro di ambiguità della precisazione del Ministro la palla è pienamente nelle mani della commissione). Non sono affatto ottimista sotto questo aspetto e il comportamento delle commissioni mi sembra avvalorare questa interpretazione.

  5. Come avevo avuto modo di dire (e scrivere) in precedenza, ripeto ora: se le commissioni (che possono fare, stanno facendo e faranno quello che vogliono) eviteranno di bocciare qualcuno con la formula “e’ bravissimo, ma purtroppo non supera le mediane” saranno salve da qualunque ricorso.
    Profumo e l’ANVUR sono riusciti a salvare il treno senza fermarlo.
    Potra’ eventualmente esplodere quando sara’ arrivato in stazione, ma a quel punto tutti gli idonei saranno li’ a sorvegliarlo per bene, per evitare che la loro probabilita’ (1 su 10) di ottenere la promozione svanisca.

    • “e’ bravissimo, ma purtroppo non supera le mediane”… è un giudizio demenziale e sarebbe da ricorso indipendentemente dalle mediane. Cosa vuole dire “è bravissimo”? Stiamo discutendo della bocciatura per il “non superamento di 2 mediane su 3” (biblio) senza nient’altro. Questo è perfettamente in linea con il DM 76. E questo succederà a qualcuno che, forse, ricorrerà ritendosi danneggiato da indicatori malposti per un’abilitazione (numero di autori non considerato, normalizzazione per età accademica, ecc..). Se la commissione trasforma il non superamento delle mediane in un giudizio negativo dovrà cercarsi validi motivi sul CV del candidato e spiegare perchè non è all’altezza.

  6. Io credo che avendo inserito il CRITERIO delle mediane come capace di discriminare fra chi merita e chi non merita di essere giudicato scientificamente maturo per la prima o seconda fascia, ed essendo tale CRITERIO probabilmente costruito su dati imprecisi, sono convinto che non importi più se la mediana diventi la condizione necessaria o solo una fra tante. Se motivo una decisione come pubblico funzionario su un dato impreciso, e l’imprecisione è provata dalla controparte, ho molte possibilità di soccombere al ricorso.
    E ovviamente i commissari non hanno responsabilità diretta: mi chiedo se siano consapevoli di tutto questo. Ho paura che nell’Università italiana si sia poco avvezzi ad affrontare ricorsi da parte di candidati: io prevedo solo caos e annullamenti

    • Riformulo quanto scritto sopra: dato che non sembra che il TAR voglia intervenire a priori, alle commissioni “bastera’” motivare le bocciature nei soliti modi (come si e’ sempre fatto per fregare i candidati ai concorsi).
      Ovvero devono solo evitare di menzionare le mediane nelle bocciature e tutti i ricorsi saranno respinti.

    • Sono completamente d’accordo con Plymouthian, a parte le commissioni che hanno già inserito a verbale nei criteri la necessità di superare le mediane, per tutte le altre basterà usare le mediane nella pratica ma non esplicitarlo nei giudizi. Quindi: sei “sotto mediana”? Non ti abilito. Poi però scrivo che non ti ho abilitato perché “il profilo scientifico del candidato ecc… ecc..”. Questo vuol dire che nonostante tutte le evidenti lacune del sistema ideato dal Ministero alla fin fine nella Patria del diritto l’essere dalla parte della ragione non serve a nulla.
      Signori fatevene una ragione: ANVUR vince!

  7. Riformulo anch’io: le mediane, inserite come criterio di selezione (spesso obbligatorio da soddisfare) in ogni commissione, non possono più uscire dal giudizio finale.
    Se non è abbastanza chiaro, cito a caso:
    “La commissione considera fondamentale il superamento di almeno due delle mediane di cui al D.M 76 del 7 giugno 2012 e alle succitate deliberazioni dell’ANVUR, ma ritiene che il conferimento dell’abilitazione debba fondarsi su una qualificazione scientifica più ampia”

  8. Una Commissione che motivasse le abilitazioni date e/o le bocciature SOLO con le mediane rischierebbe grosso, mi pare. Ma SE la commissione dà anche il giudizio sulle pubblicazioni presentate, come deve fare, e se NON TUTTI quelli che superano le mediane passano, oppure se NON TUTTI quelli che non le superano vengono bocciati, mi pare molto difficile – anche sulla base di come si esprime il TAR – vincere un ricorso. Sarebbe facile, infatti, sostenere che il risultato non dipende in maniera chiaramente decisiva dalle mediane. Insomma (come del resto in passato) penso che per vincere un ricorso ci voglia un suicidio, o quasi, della commissione (o almeno, una commissione poco attenta a quel che scrive, cosa che puo’ succedere, se non altro per il carico di lavoro, ma in modo casuale e senza effetti sistemici).

  9. Sono d’accordo con l’intervento di Petrucciani. Annullato il valore esclusivo delle mediane, il problema è quello di sempre, cioè la correttezza delle commissioni. La mia speranza è che, con i parametri indicati non vincolanti e con quelli discrezionali delle commissioni,divenga così complicato far passare candidati decisamente scarsi o bocciare candidati decisamente meritevoli che alla fine, mediamente, ovvero medianamente, le commissioni finiscano col lavorare con ragionevole equità. Non sarebbe impossibile e sicuramente aiuterebbe il sistema in un momento così difficile. Certo errori se ne potranno sempre commettere, ma questo rientra nella normale statistica.
    Detto questo, tuttavia, richiamo l’attenzione sull’uso che il sistema potrà fare delle abilitazioni, permanendo le pesanti restrizioni in atto che stanno portando allo strangolamento dell’Università pubblica. A tale riguardo rimando al contributo che inviai a proposito dell’intervento di Bersani su Roars (https://www.roars.it/online/bersani-risponde-a-roars/comment-page-1/#comment-11927).

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