A voler conoscere “cinque giorni prima del giorno fissato per la seduta d’esame i nominativi di coloro che intendono aderire allo sciopero” non è un Rettore qualsiasi. È il rettore della Federico II di Napoli, Gaetano Manfredi, che è anche Presidente della CRUI. Eppure, «la legge sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali non contempla l’ipotesi che i singoli scioperanti comunichino in anticipo la propria adesione», come gli ricorda Marcello D’Aponte, docente di Diritto del Lavoro proprio alla Federico II. Note di tenore analogo a quella napoletana sono state diffuse a Milano Bicocca, Siena, Bari, Padova e Palermo. In tutti i casi, il Movimento per la dignità della docenza universitaria “darà comunicazione alla Commissione di garanzia sugli scioperi di tali comportamenti antisindacali e diffiderà i rettori dal proseguire in questa condotta“. Così si legge nell’ampio servizio che Repubblica dedica allo scontro tra Manfredi e i suoi docenti. Il quale non può fare a meno di riconoscere che «la rivendicazione relativa allo sblocco degli scatti stipendiali è giusta», non senza rassicurare che «quest’anno il ministro Fedeli si è impegnato a risolvere la questione». Una Ministra talmente impegnata a risolvere la questione  al punto da ignorare l’invito del Presidente della Commissione di garanzia sugli scioperi che, più di un mese fa, le chiedeva di valutare «l’opportunità di una ulteriore convocazione di una delegazione dei docenti universitari presso il Ministero».

I fatti.

Questa la presa di posizione del rettore Manfredi.

Questa la replica di Marcello D’Aponte, professore di diritto del lavoro nell’Università Federico II.

***

Come apprende qualsiasi studente al secondo o terzo anno di giurisprudenza, coessenziale all’idea di sciopero è la necessità che l’esercizio di questo diritto possa mettere in qualche modo in difficoltà il datore. Se ti avviso che mancherà la mia prestazione lavorativa, avrai agio di provvedere a sostituire la prestazione mancante. Dunque, in punto di diritto e sul piano generale, lo sciopero non può esercitarsi adottando galanterie collaborative con la parte cui è rivolta la richiesta del lavoratore, quando quest’ultimo esercita il diritto individuale che l’art. 40 della Costituzione gli riconosce.

Nei servizi pubblici essenziali si può prevedere la c.d. “comandata”, la possibilità cioè che –  per garantire un servizio davvero essenziale, la cui mancata erogazione determinerebbe un vulnus irreparabile ad altri diritti di pari rango costituzionale – si possano individuare alcuni pubblici dipendenti da vincolare al mancato esercizio del diritto di sciopero, come accade nel pronto soccorso di un ospedale pubblico o come accade nel trasporto aereo o ferroviario per assicurare le tratte essenziali in determinate fasce orarie, anch’esse essenziali.

Quanto all’Università, la l. 146/90 sulla Disciplina dello sciopero nei servizi pubblici essenziali prende in considerazione l’intervento e le tutele della commissione di garanzia con riferimento a “l’istruzione universitaria, con particolare riferimento agli esami conclusivi dei cicli di istruzione“.

In quest’ottica la l. 146/90 sulla Disciplina dello sciopero nei servizi pubblici essenziali affida ai contratti collettivi o a specifici regolamenti di servizio da emanarsi in base ad accordi con le rappresentanze sindacali, la possibilità di prevedere l’astensione dallo sciopero di quote strettamente necessarie di lavoratori tenuti alle prestazioni indispensabili, indicando, in tal caso, le modalità per l’individuazione dei lavoratori interessati.

La legge prevede inoltre che: “qualora le prestazioni indispensabili e le altre misure di cui al presente articolo non siano previste dai contratti o accordi collettivi o dai codici di autoregolamentazione, o se previste non siano valutate idonee, la Commissione di garanzia adotta, nelle forme di cui all’articolo 13, comma 1, lettera a), la provvisoria regolamentazione compatibile con le finalità del comma 3”. Quindi anche se un settore non è contrattualizzato, la Commissione ha un potere di regolamentazione diretta sui dettagli della sciopero, se ravvede la necessità di intervenire.

Ipotesi questa non riscontrata dalla Commissione nel caso dello sciopero in atto in relazione alla docenza universitaria (che – lo si ripete – non è contrattualizzata). Il provvedimento, pur assai puntiglioso, con il quale la Commissione di garanzia per lo sciopero nei servizi essenziali ha dichiarato la piena legittimità dello sciopero entro limiti ben definiti, volti a ridurre al minimo i disagi per il corpo studentesco, non ha ritenuto di esporre il professore scioperante pubblico dipendente a una “comandata” di ateneo. Né – con riferimento all’imposizione dell’obbligo di comunicare preventivamente all’ateneo con congruo anticipo rispetto al giorno nel quale è programmato l’appello, la propria volontà di aderire allo sciopero – la Commissione ha ritenuto opportuno dettare le previsioni cogenti che pur – ritenendole necessarie – essa avrebbe potuto adottare.

Di conseguenza, l’autonoma decisione di un ateneo di imporre l’obbligo di comunicazione preventiva della volontà di aderire allo sciopero è suscettibile di configurare una condotta antisindacale, specie se accompagnata dalla minaccia velata o esplicita di sanzioni.

 

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12 Commenti

  1. La commissione di garanzia a pagina 7, nella comunicazione del 28/8 ha scritto:
    ….
    Nel contempo, la Commissione, stante la delicatezza del servizio coinvolto e del
    rapporto di particolare e assidua vicinanza esistente fra studenti e Università, invita i singoli Atenei a garantire, ai sensi del1’art. 2, comma 6, della citata legge e cioè cinque giorni prima dell’inizio della sessione di esame presso le diverse strutture del singolo ateneo, la massima diffusione della comunicazione di tale astensione e delle relative modalità attuative, con particolare riferimento all’ erogazione delle prestazioni indispensabili, facendo ricorso anche all’ausilio di strumenti informatici(siti web, posta elettronica e intranet, ecc.).
    ……..

    E’ evidente che si parla di modalità attuative e di erogazione delle prestazioni indispensabili, questo esclude la necessità della comunicazione relativa ad ogni singolo aderente allo sciopero. Per cui la comunicazione del Rettore di Napoli non trova alcun supporto nel documento dei Garanti.

  2. Una notizia buona e una cattiva. Nell’articolo linkato di D’aponte si legge “In Parlamento sono stati presentati due disegni di legge a luglio, uno di Sacconi ed uno di Ichino, i quali hanno la finalità di ottenere la comunicazione preventiva di adesione allo sciopero da parte dei singoli. A riprova che, ad oggi, questa eventualità non è prevista dall’ordinamento.” Mala tempora…

    • Assolutamente naturale. I due soggetti in questione sono micidiali, irriducibili, martellanti, mai sazi ultraliberisti pronti a convolare nella prossima maggioranza, che anche il voto grottescamente masochistico di legioni di accademici contribuirà a formare. Due esponenti esemplari di quella che già Pasolini, sempre lungimirante, inquadrava come destra economica (tradotta nell’attuale teatrino politico nazionale: pd e, molto più alla carlona e “svagatamente”, fi e ncd), distinguendola dalla destra fascista (tradotta ecc. ecc.: lega e gli entusiasti dell’inno)

    • Di Pietro Ichino ricordo questo episodio risalente al 2012 che evidenzia la sua “fedeltà” al Partito Democratico e la scarsa destrezza nei riguardi delle proprietà dei file pdf:
      ___________

      Va anche segnalato che il blogger Massimo Mantellini, esaminando le proprietà del file pdf dell’agenda [l’Agenda Monti, a tutti gli effetti il programma politico di Mario Monti] pubblicata dal Corriere della Sera, ha scoperto che l’autore sarebbe Pietro Ichino, senatore del Partito Democratico. Pietro Ichino ha tentato un’imbarazzata difesa sostenendo che la traccia sul file fosse il risultato del riutilizzo di un documento pubblicato sul suo sito il 29 settembre scorso. Tale giustificazione non è stata contestata dal Corriere della Sera, ma appare smentita dalle schermate pubblicate da Mantellini che mostrano che il file pdf dell’agenda è stato creato il 23/12/2012 alle 21:56:57 e modificato per l’ultima volta alle 21:56:59. A implicita conferma del ruolo non secondario di Ichino si possono menzionare due fatti:

      1. Ichino, che aveva già dichiarato di non volersi più candidare nelle fila del PD, subito dopo la pubblicazione dell’agenda ha annunciato che guiderà una lista per l’Agenda Monti in Lombardia.
      2. Sebbene Ichino dichiari al Corriere della Sera di aver “solo fornito il mio contributo per la parte inerente alle tematiche del lavoro”, si nota che anche la parte di agenda relativa all’università in cui si parla di ANVUR e di valutazione degli esiti occupazionali coincide in modo pressoché letterale con il documento presente sul sito del senatore PD. A lui si deve, tra l’altro, il passo che riguarda l’ANVUR. Altre coincidenze riguardano le proposte per la scuola.

      ____________
      https://www.roars.it/online/agenda-monti-per-universita-e-ricerca-labbiamo-letta-ma-non-riguarda-il-futuro/

  3. Questo è il testo inviato in risposta alla richiesta da parte dei direttori di dipartimento, su indicazione dell’ufficio preposto della Federico II, di comunicazione di adesione di sciopero con 5 giorni di anticipo.

    =========================================================
    Caro Direttore,
    in riferimento alla comunicazione del Rettore che ci hai girato ed alla tua conseguente richiesta di attenermi alle indicazioni ivi riportate circa la comunicazione della adesione alla astensione dallo svolgimento degli esami, devo evidenziare, mio malgrado, l’impossibilità da parte mia di comunicare, con l’anticipo di 5 giorni, detta adesione. Infatti, lo sciopero può essere revocato in qualsiasi momento, circostanza tra l’altro che io auspico fortemente e nella quale spero, e ciò mi rende impossibile prendere anticipatamente un impegno circa la mia adesione. Se lo sciopero non sarà revocato, se lo ritieni opportuno, nell’ottica di agevolare l’Ateneo nell’assolvimento dei propri obblighi, il giorno stesso del mio primo appello, potrò comunicare anche a te (oltre che alla segreteria del Ministro, ed al Rettore) la mia avvenuta adesione allo sciopero.

    Osservo inoltre che la richiesta in questione, tra l’altro, fa riferimento al seguente punto della nota del Rettore:

    “Tanto premesso, i Direttori dei Dipartimento sono tenuti a comunicare all’Ufficio Personale Docente e Ricercatore, a mezzo PEC (updr@pec.unina.it), utilizzando il modulo allegato, cinque giorni prima del giorno fissato per la seduta di esame oggetto dell’astensione, i nominativi di coloro che intendono aderire allo sciopero.”

    Non posso non rilevare che questo punto non trova riscontro né nella Nota della Commissione di Garanzia del 28 agosto né nella Legge.
    Ed infatti, la Nota della Commissione di Garanzia, specifica:

    “Nel contempo, la Commissione, stante la delicatezza del servizio coinvolto e del rapporto di particolare e assidua vicinanza esistente fra studenti e Università, invita i singoli Atenei a garantire, ai sensi dell’ art. 2, comma 6, della citata legge e cioè cinque giorni prima dell’inizio della sessione di esame presso le diverse strutture del singolo ateneo, la massima diffusione della comunicazione di tale astensione e delle relative modalità attuative, con particolare riferimento all’erogazione delle prestazioni indispensabili, facendo ricorso anche all’ausilio di strumenti informatici (siti web, posta elettronica e intranet, ecc.).”

    Mi permetto sottoporre alla tua attenzione e a quella dei colleghi che ci leggono in copia, quanto segue:
    1) la Commissione di Garanzia fa riferimento alla “SESSIONE di esame” (ovvero nel nostro caso alla sessione autunnale);
    2) invita gli Atenei e non i singoli docenti a dare massima diffusione della comunicazione di tale astensione e delle relative modalità attuative.
    Ed infatti, il citato art.2 comma 6 della Legge richiamata nella Nota della Commissione di Garanzia, recita:

    “Le amministrazioni o le imprese erogatrici dei servizi di cui all’articolo 1 sono tenute a dare comunicazione agli utenti, nelle forme adeguate, almeno cinque giorni prima dell’inizio dello sciopero, dei modi e dei tempi di erogazione dei servizi nel corso dello sciopero e delle misure per la riattivazione degli stessi; debbono, inoltre, garantire e rendere nota la pronta riattivazione del servizio, quando l’astensione dal lavoro sia terminata.”

    Pertanto, trova conferma nella Legge che il termine dei 5 giorni, è relativo all’ “INIZIO DELLO SCIOPERO”, ovvero, come specifica la Commissione di Garanzia all’ “inizio della SESSIONE DI ESAME presso le diverse strutture del singolo ateneo” e che sono “le amministrazioni o le imprese erogatrici dei servizi” (nel caso presente l’Ateneo) a dover dare comunicazione ai propri utenti (gli studenti) “almeno cinque giorni prima dell’inizio dello sciopero, dei modi e dei tempi di erogazione dei servizi nel corso dello sciopero” (ricorrendo “all’ausilio di strumenti informatici (siti web, posta elettronica e intranet, ecc.)”).
    Per contro, la nota del Rettore fa riferimento al “giorno fissato per la SEDUTA di esame oggetto dell’astensione” che, evidentemente, è cosa diversa dall’ “inizio della SESSIONE DI ESAME”. Inoltre, tanto la Commissione di Garanzia che la Legge, in nessun caso richiedono agli scioperanti (i docenti) di dare avviso anticipato della propria adesione.
    Cordiali saluti
    =======================================================

    Mi pare chiaro che chi ha carenze interpretative circa la comunicazione della Commissione di Garanzia non siano i docenti della Federico II ma piuttosto i rappresentanti del governo di turno in Ateneo.

  4. mi piacerebbe non passasse inosservato quanto dice Manfredi:
    “Chi protesta oggi e non vuole neanche comunicare lo sciopero è lo stesso che non voleva essere valutato. È una difesa di un privilegio.” […] “Quelli che non si sono sottoposti alla valutazione per metà erano inattivi dal punto di vista scientifico.”
    Cosa gli dà il diritto di parlare in questo modo? Quali elementi ha – ovviamente nessuno – per fare queste identificazioni? Chi è il fantomatico personaggio “che non voleva essere valutato”? Si chiarisce poco dopo: “quelli che non si sono sottoposti alla valutazione” (si intende naturalmente quelli che hanno partecipato alla astensione dalla VQR). E di quali informazioni dispone per affermare che erano “per metà inattivi”? E soprattutto: perché dobbiamo avere un Presidente CRUI che usa argomenti di questa levatura? E’ obbligatorio che un presidente CRUI giustifichi condotte antisindacali diffamando senza riserve? Dopo aver ostacolato in tutti i modi con gran parte dei colleghi CRUI la protesta che non danneggiava nessuno? “Sono anni che combattiamo” – ha il coraggio di dire. “Io sono un professore”. Già. Io in questi momenti vorrei tanto non esserlo.



  5. ________________
    Dopo le uscite del loro Rettore colleghi di Napoli mettono i puntini sulle “i” con un post che chiarisce (ammesso che ce ne fosse bisogno) se sia corretto chiedere ai docenti di dichiarare preventivamente l’adesione allo sciopero. Senza risparmiare una paio di stoccate a chi, avendo smarrito il senso della realtà, parla di “Repubblica Autonoma” (Gaetano Manfredi) e “sciopero selvaggio” e “serrata” (Guido Trombetti). Ecco un estratto del post che riporta anche “alcune risposte che sono state inviate ai Direttori di Dipartimento dove si motiva, con considerazioni analoghe a quelle esposte, il rifiuto alla comunicazione preventiva della adesione allo sciopero”.
    ________________
    Alcuni Rettori stanno chiedendo ai Docenti, direttamente o per tramite dei Direttori di Dipartimento, di dichiarare preventivamente la adesione allo sciopero della sessione autunnale degli esami di profitto proclamato dal Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria, ovvero, prima della seduta di esame oggetto dello sciopero stesso da parte di ciascun Docente. In alcuni casi, in modo erroneo, si fa riferimento alla nota del 28 agosto della Commissione di Garanzia dell´Attuazione della Legge sullo Sciopero nei Servizi Pubblici Essenziali, confondendo, la data della SESSIONE di esame con la data delle singole SEDUTE di esame.

    E’ bene sottolineare che la nota della Commissione di Garanzia chiede agli Atenei (e non ai singoli Docenti) di dare massima diffusione della comunicazione dello sciopero e delle relative modalità anche facendo ricorso all’ausilio di strumenti informatici (siti web, posta elettronica e intranet, ecc.). Ed infatti molti Atenei e Rettori stanno dando comunicazione agli studenti dello sciopero e delle sue modalità o sulle homepage dei siti web dei propri Atenei (è il caso delle Università di Roma La Sapienza, Bologna, Milano, Torino, Roma Tor-Vergata, Roma Tre, Firenze, Genova, Pisa, Bari, Palermo, Parma, Pavia, … solo per fare alcuni esempi) oppure tramite email.

    D’altronde, come sottolineano anche molti Rettori, né la nota della Commissione di Garanzia, né la Legge prevedono, da parte dei Docenti, alcun obbligo alla comunicazione preventiva della adesione formale allo sciopero. Tutti i Docenti hanno ricevuto indicazione di comunicare formalmente l’adesione, il giorno stesso della seduta di esame (oppure uno dei giorni successivi il più possibile vicino al giorno dello sciopero), alla segreteria del Ministro, al Rettore del proprio Ateneo (eventualmente al Direttore del proprio Dipartimento o agli uffici) ed al Movimento per la Dignità della Docenza Universitaria promotore dello sciopero.

    La comunicazione preventiva della adesione pone almeno due problemi:

    Costituisce un impegno preventivo alla adesione allo sciopero in una situazione di mutevoli condizioni al contorno, in cui lo sciopero potrebbe anche essere revocato;
    intervenendo (in senso restrittivo) sull’efficacia dello sciopero, appare limitativa del diritto sancito dall’art.40 della Costituzione.

    In una materia così delicata, non sembra ammissibile nè consigliabile, la disposizione di obblighi che la Legge non prevede.

    Ci preme inoltre sottolineare come il rifiuto di dare comunicazione PREVENTIVA di adesione allo sciopero, non vada assolutamente inteso come rifiuto tout court a comunicare la propria adesione allo sciopero e tampoco di sottrarsi alla conseguente trattenuta. Chi sciopera, avendo sposato le ragioni dello sciopero e condividendone i fini, ha tutto l’interesse a comunicarlo (e a subire la trattenuta) che sono tratti qualificanti della partecipazione. Dunque, nessuno ritiene di appartenere ad una “Repubblica Autonoma” o di essere “al di sopra della legge” (Manfredi: «Gli studenti vengono prima di tutto. E meritano rispetto»). Al contrario, il Movimento si muove nello stretto perimetro della Legge.
    https://dignitadocentiunina.wordpress.com/

  6. Da http://www.corriere.it/scuola/ritorno-a-scuola/notizie/universita-sciopero-esami-rebus-adesioni-715f59d0-91a8-11e7-8332-148b1c29464d.shtml

    …….Ma non c’è nessun obbligo da parte del docente di rivelare se intende aderire. «E noi non possiamo chiederlo, altrimenti violeremmo il diritto allo sciopero», spiega Daniela Mapelli, responsabile della didattica all’università di Padova…….Il presidente della conferenza dei rettori, Gaetano Manfredi, in verità ci ha provato: [!!!!] inviando una lettera ai direttori dei dipartimenti per chiedere quali docenti avrebbero scioperato nel suo ateneo, la Federico II di Napoli, e poter avere un quadro della situazione [!!!!]. Apriti cielo, sembrava volesse boicottare lo sciopero:[!!!!!] «Assolutamente no — chiarisce —. Ma mi sembra un’azione di rispetto nei confronti degli studenti comunicare le proprie intenzioni, per evitare che si presentino inutilmente». Le associazioni degli studenti, dal canto loro, sono fiduciose: «Gran parte dei professori ci sta annunciando come intende comportarsi” ……..

  7. Gaetano Manfredi e la CRUI sono partiti all’attacco convocando un incontro a Roma per il prossimo 5 ottobre con tutte le organizzazioni sindacali e i diversi soggetti collettivi variamente rappresentativi del mondo della docenza universitaria al fine di “definire un quadro condiviso di regole da applicare in caso di astensione collettiva dei docenti universitari per assicurare l’effettività, nel suo contenuto essenziale, del diritto all’istruzione superiore”. L’invito parte di concerto con il MIUR. I Rettori si propongono nella veste di vera e propria “parte datoriale”, prendendo pretesto da quanto scritto a fine agosto dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. Il CUN, vero organo di rappresentanza democraticamente eletto dalla comunità universitario, non è stato invece invitato.

    La lettera di convocazione dell’incontro firmata da Manfredi e il parere della Commissione di garanzia sono consultabili al link:

    https://docentipreoccupatisite.wordpress.com/2017/09/16/la-crui-convoca-a-roma-il-5-ottobre-un-incontro-con-le-organizzazioni-sindacali-e-i-soggetti-collettivi-rappresentativi-del-mondo-universitario-al-fine-di-definire-un-quadro-condiviso-di-regole/