Mentre negli atenei la protesta #stopVQR sta rallentando o fermando del tutto il caricamento e la selezione dei prodotti da sottoporre alla valutazione della ricerca, una dichiarazione del CUN conferma la validità delle rivendicazione dei docenti “obiettori”. Nella dichiarazione CUN «Il valore del lavoro intellettuale e della ricerca scientifica», indirizzata al Ministro Giannini, si chiedono soluzioni che «pur non potendo sanare gli effetti passati né tantomeno sterilizzare completamente quelli futuri, producano un’accelerazione dei processi valutativi periodici -dei quali si auspica il più corretto e solido esercizio- fino al riallineamento dell’anzianità economica con quella giuridica, così da garantire almeno ai meritevoli un recupero progressivo degli scatti al momento non riconosciuti e il raggiungimento a fine carriera di livelli accettabili di retribuzione e di pensione».

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Consiglio Universitario Nazionale

All’on. Ministro
Sen. Prof.ssa Stefania Giannini
Sede

Prot.n. 0002817
Spedito il 3 febbraio 2016
Oggetto: «Il valore del lavoro intellettuale e della ricerca scientifica»

Adunanza del 2 febbraio 2016
IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
Dichiarazione

Il superamento del blocco quinquennale degli scatti retributivi del personale docente universitario, introdotto dal d.l. 31 maggio 2010, n. 78 recante «Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica», convertito con modificazioni nella l. 30 luglio 2010, n. 122, prorogato dalle leggi di Stabilità sino al 2015, merita l’apprezzamento con il quale è stato accolto dagli interessati. Tuttavia, non può dirsi sufficiente a evitare gli effetti maggiormente penalizzanti prodotti da quella misura.
Non è infatti possibile ignorare che il meccanismo degli scatti stipendiali è componente costitutiva del sistema retributivo previsto per i docenti universitari, pur se correlato, come vuole la stessa l. 30 dicembre 2010, n. 240, a processi valutativi periodici.
Le retribuzioni dei docenti, nelle fasi iniziali della carriera, partono d’altro canto da livelli relativamente bassi se comparati alla gran parte dei Paesi europei ed extraeuropei economicamente sviluppati. La durata complessiva della carriera si è poi fortemente abbreviata, soprattutto nell’ultimo periodo, per il duplice effetto dell’innalzamento dell’età media d’ingresso e dell’abbassamento dell’età di quiescenza dovuto alle recenti modifiche normative in materia.
Di conseguenza, anche in assenza di un blocco degli scatti, la maggioranza dei docenti non avrebbe comunque potuto raggiungere, prima del pensionamento, i più alti livelli stipendiali teoricamente previsti dalle tabelle retributive e ai quali si fa spesso impropriamente riferimento. Ma al blocco degli scatti si è accompagnata la sospensione della maturazione delle classi stipendiali cosicché, anche dopo la cessazione della misura, il calcolo dell’anzianità di servizio vede la definitiva cancellazione, ai fini economici, di tutto il quinquennio 2011-2015. Circostanza, che pone i docenti universitari in una posizione unica -in negativo- rispetto a tutto il personale non contrattualizzato del pubblico impiego.
1Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Consiglio Universitario Nazionale
La perdita netta e non recuperabile di cinque anni di carriera, prevista dall’attuale normativa, significa dunque, soprattutto per i più giovani, certezza di non poter raggiungere nell’intero corso della loro vita professionale, anche in presenza di costanti valutazioni positive, livelli retributivi adeguati al proprio status e alle proprie legittime aspettative iniziali. Ciò si rifletterà pesantemente anche sul trattamento pensionistico che nel sistema contributivo, al quale ormai afferisce la maggior parte dei docenti, sarà di entità significativamente contenuta, rispetto ai già relativamente bassi livelli salariali che saranno da ultimo raggiunti.
Nella consapevolezza della difficoltà di giungere a una piena compensazione del danno economico derivante dal blocco, il Consiglio Universitario Nazionale, considerato quanto la situazione che si è andata così determinando graverà soprattutto sui giovani, ritiene debbano essere previste soluzioni che, pur non potendo sanare gli effetti passati né tantomeno sterilizzare completamente quelli futuri, producano un’accelerazione dei processi valutativi periodici -dei quali si auspica il più corretto e solido esercizio- fino al riallineamento dell’anzianità economica con quella giuridica, così da garantire almeno ai meritevoli un recupero progressivo degli scatti al momento non riconosciuti e il raggiungimento a fine carriera di livelli accettabili di retribuzione e di pensione.

IL PRESIDENTE
(Prof. Andrea Lenzi)

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4 Commenti

  1. Se si volesse fare i conti precisi di quanto è stato “sottratto” al sistema universitario in questi ultimi anni, soprattutto ai più giovani, citerei i 10000 concorsi che non sono stati banditi.

    Parlando poi di tempo “dimenticato” non è irrilevante notare che da 19 anni gli assegnisti di ricerca attendono un meccanismo che aumenti la loro retribuzione in base all’anzianità di servizio, come previsto dalla Carta Europea dei Ricercatori.

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