Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

vi inviamo il link alla lettera che abbiamo sottoscritto insieme a una trentina di ricercatori del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del CNR, in risposta all’articolo del direttore del Dipartimento stesso, Gilberto Corbellini, apparso sul domenicale del Sole 24 ore del 12 maggio scorso con il titolo Questa storia è davvero molto falsa.

Al di là delle argomentazioni espresse da Corbellini contro il carattere scientifico delle discipline storiche, ci è sembrato che il suo intervento imponesse di porre con urgenza la questione delle prospettive della ricerca umanistica all’interno del CNR. E’ un tema che pensiamo possa interessare il pubblico di Roars e vi saremmo grati se poteste riproporre o segnalare la lettera.

Testo già apparso su Alfabeta2.

Recensendo un volume dell’epistemologo statunitense Alex Rosenberg, in un articolo dal titolo Questa storia è davvero molto falsa apparso sul supplemento domenicale del “Sole – 24 ore” il 12 maggio scorso, il professor Gilberto Corbellini ne ha preso spunto per asserire, in polemica con un recente appello in difesa dell’insegnamento della storia, l’assenza di scientificità e di utilità sociale della disciplina stessa. Per sostenere tale tesi ha offerto una descrizione caricaturale del lavoro degli storici, cui attribuisce il tentativo di «entrare» nella «testa» dei personaggi e la pretesa di «sapere perché Giulio Cesare piuttosto che Carlo Magno presero una determinata decisione». Fa quindi dipendere in generale gli studi storici (e con essi anche il diritto, e implicitamente la filosofia e le scienze umane in genere) dalle «narrazioni» e dalla «ricerca delle motivazioni di un comportamento», e li destituisce così di credibilità fino a definirli «falsi». Questa presa di posizione ignora totalmente la rilevanza che la questione della prova, la critica delle narrazioni e delle testimonianze, la distinzione fra storia e memoria hanno avuto e hanno nella riflessione storiografica. Fin dai tempi di Lorenzo Valla gli storici sono impegnati a mettere a punto quegli «approcci controllabili» che Corbellini li accusa di ignorare, e gli ultimi decenni li hanno visti partecipi di una significativa riflessione epistemologica, in sintonia con le altre scienze sociali, tesa a superare rigide dicotomie metodologiche quali, ad esempio, quantitativo/qualitativo o struttura/soggettività. E d’altro canto ipotizzare, come si propone nell’articolo, l’opportunità di dimenticare eventi estremi quali i genocidi sminuisce il significato dell’elaborazione e dell’interpretazione, spesso conflittuale, della memoria per la costruzione dei valori della nostra cultura.

Come studiosi e studiose di discipline storiche e umanistiche del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del CNR intendiamo esprimere la nostra preoccupazione per queste affermazioni. Si tratta dichiaratamente di una «provocazione» e come tale, se provenisse semplicemente da un autorevole studioso, ci si potrebbe limitare a trarne spunti di riflessione o a lasciarla cadere. Il professor Corbellini, tuttavia, non è un qualsiasi storico della medicina che si rivolge alla propria comunità scientifica e all’opinione pubblica, ma ha la responsabilità di dirigere il nostro Dipartimento, al cui interno operano decine di storici, storici della filosofia, giuristi e altri ricercatori nel campo delle scienze umane e sociali. Le sue parole, che implicano una delegittimazione pubblica del lavoro degli storici e non solo, investono quindi in pieno il senso della presenza stessa delle nostre discipline all’interno del maggiore ente di ricerca italiano.

Se oggi in Italia i saperi storici e umanistici appaiono quanto mai marginalizzati, un intervento come questo, tanto più per il ruolo istituzionale di elevata responsabilità del suo autore, sembra essere più il sintomo di un profondo problema culturale e scientifico che non un contributo al suo superamento. Esso offre quindi l’occasione per sollecitare ai vertici del CNR un pronunciamento in merito al ruolo e alle prospettive delle discipline umanistiche all’interno dell’ente e per aprire in proposito un dibattito all’interno della comunità scientifica e della società.

David Armando (ISPF-CNR); Grazia Biorci (IRCRES-CNR); Olga Capirci (ISTC-CNR); Geri Cerchiai (ISPF-CNR); Gemma Colesanti (ISEM-CNR); Gabriella Corona (ISSM-CNR); Roberto Evangelista (ISPF-CNR); Amedeo Feniello (ISEM-CNR); Ida Maria Fusco (ISSM-CNR); Stefano Gallo (ISSM-CNR); Patrizia Grifoni (IRPPS-CNR); Paolo Landri (IRPPS-CNR); Maurizio Lupo (ISSM-CNR); Daniela Luzi (IRPPS-CNR); Fabio Marcelli (ISGI-CNR); Armando Mascolo (ISPF-CNR); Marina Montacutelli (ISSM-CNR); Michele Nani (ISSM-CNR); Anna Maria Oliva (ISEM-CNR); Walter Palmieri (ISSM-CNR); Claudia Pennacchiotti (IRPPS-CNR); Leonardo Pica Ciamarra (ISPF-CNR); Mariarosaria Rescigno (ISSM-CNR); Giovanni Rota (ISPF-CNR); Alessia Scognamiglio (ISPF-CNR); Luisa Simonutti (ISPF-CNR); Luisa Spagnoli (ISEM-CNR); Alessandro Stile (ISPF-CNR); Antonio Tintori (IRPPS-CNR); Pina Totaro (ILIESI-CNR); Mattia Vitiello (IRPPS-CNR)

Per chi desiderasse mettersi in contatto con gli autori della lettera, l’email di riferimento è storiascienza.cnr@libero.it

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9 Commenti

  1. Mi sono letta l’articolo del prof. Corbellini. Sono allibita e mi domando perché non ne è stata fatta una decostruzione frase per frase. A cominciare dalla sintassi poiché utilizza due volte “piuttosto che” (che conferisce un valore preferenziale derivante da “più”) al posto di “oppure” (con valore semplicemente disgiuntivo) «sapere perché Giulio Cesare piuttosto che Carlo Magno presero una determinata decisione». Uso che soprattutto nei linguaggi delle ‘vere’ scienze, non di quelle che narrano (altro luogo comune linguistico) ‘balle’, va assolutamente evitato: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/uso-piuttosto-valore-disgiuntivo. Per non dire della sua visione della storiografia come sola storia dei grandi personaggi (Cesare, Carlo Magno ed altri) che chissà cosa avevano in mente, loro e solo loro nella società in cui vivevano, evidentemente – secondo il prof. Corbellini – isolati dal resto del mondo, nella loro torre d’avorio ‘piuttosto che’ sotto una cupola di cristallo a tenuta stagna. In un magnifico libro di Mark Mazower, docente e studioso di storia, intitolato “Salonica. City of ghosts. Christians, Muslims and Jews 1430-1950” (2004), a p. 474, proprio in conclusione, si dice “Other futures may require other pasts. The history of the [NB!] nationalists is all about false continuities and convenient silences … [The inhabitants of Salonica] know that whatever they are taught at school, their own family experiences suggest a very different kind of story – a saga of turbulence, upheaval, abandonment and recovery in which chance, not destiny, played the greater role.” Ma questo [concepire e descrivere la storia come destino ineluttabile] non è frutto dell’arbitrarietà di singole menti magari impazzite, ma di una certa ideologia, piaccia o non piaccia. E come quantifichiamo quest’ultima, di grazia?

  2. Un Odifreddi qualunque lo capirei, ma questo è uno storico (ancorché della medicina). Mi pare chiaro che sta parlando a nuora perché suocera intenda, e fanno benissimo i colleghi del CNR ad agitarsi.
    Sul punto, se (ad es.) il diritto è una disciplina inutile e non misurabile mi piacerebbe chiedergli cosa fa quando lo tamponano, o quando il condòmino non paga le spese. Sarebbe anche interessante aprire il dibattito su cosa è misurabile (absit iniuria verbis).

  3. Il prof. Corbellini oltre che essere editorialista del domenicale di Confindustria, insegna, se ho capito bene, una disciplina storica settoriale, storia della medicina, e quindi spiega ai suoi studenti ľevoluzione dei paradigmi scientifici e filosofici nel corso del tempo: la storia delle scoperte scientifiche e tecniche è la storia di errate interpretazioni e a pseudoteorie, di scoperte inattese nate da esperimenti che andavano in altre direzioni, all’interno di una cornice storica , geografica e culturale . La storia oggi dialoga con diverse scienze esatte e non, demografia, storia dell’alimentazione, antropologia, etnologia, storia della scienza, esplorazioni geografiche, filosofia, storia dell’arte e degli strumenti tecnici… se le scienze esatte o nomotetiche non appartengono e non hanno relazioni con il campo delle scienze umane o ideografiche ( ma gli scienziati non sono guidati da una teoria della mente propria di un ‘epoca storica e culturale?), dovrebbero necessariamente essere metastoriche, quindi entreremmo nel campo di una nuova metafisica dogmatica, non falsificabile e quindi non scientifica. La medicina occidentale, per esempio, è figlia della visione meccanicistica del corpo umano elaborata dai filosofi- scieziati del Seicento/ Settecento , cosī come la medicina cinese olistica nasce in un diverso mondo culturale , da una diversa visione dell’uomo e del suo rapporto con il mondo. Ma a che pro questa accusa di irrilevanza e inutilità della storia e delle scienze cosiddette umane ? Cancellare la memoria storica e la complessità dei fenomeni umani, irriducibili a calcoli meramente quantitativi, potrebbe tornare “utile”, a chi?

  4. Diceva un mio amico che la conoscenza della storia serve principalmente ad essere meno ignoranti. Il rifiuto di conoscerla e di farla conoscere è solo un aspetto di un diniego più generale, che si estende anche all’italiano come testimonia l’uso di “piuttosto” in “…sapere perché Giulio Cesare piuttosto che Carlo Magno”, se il virgolettato è esatto, che la dice lunga sull’ampio spettro dei rifiuti culturali di Corbellini. Perchè allora meravigliarsi della sua pretesa che la storia sia ignorata? Io aggiungerei anche l’italiano e chissà quanto altro.

  5. Sono un geografo. Non so se sono tra coloro che dicono programmaticamente ancorché inconsapevolmente il falso secondo la dottrina Corbellini. Come dite, un paradosso? Solo il primo, se applico il metodo decostruttivo assai opportunamente suggerito da Marinella Lorinczi. Ve ne sono altri. Trovo paradossale che questo attacco alle Scienze umane si basi sul libro di un filosofo: insomma, invertendo Sraffa, la distruzione di narrazioni a mezzo di narrazioni. E, per fermarmi qui, trovo paradossale che uno storico che fa harakiri, non si dimetta dal suo incarico al CNR (che ha avuto in quanto storico, suppongo) e dall’Università, dove ben difficilmente potrà mettere di nuovo piede per raccontare in un’aula, ai suoi studenti, programmaticamente e-questa volta consapevolmente- falsità.

  6. Mi domando che senso abbia che uno storico della medicina, con scarsa frequentazione anche delle più importanti scuole di Storia della Scienza, con una esperienza di ricerca piuttosto eccentrica rispetto alle attività del Dipartimento di SCIENZE UMANE E SOCIALI, PATRIMONIO CULTURALE del CNR, sia stato nominato in quel ruolo. Ai miei occhi di profano sembra una scelta profondamente sbagliata. Sarebbe come se a dirigere l’ INFN (che gestisce grandi laboratori e mega esperimenti) mettessero un docente di Fisica Medica. Misteri gloriosi delle nomine Italian Style. Direi che se il prof. Corbellini non si sente a suo agio con la ricerca storica tradizionale forse è meglio che si dimetta.

  7. La trentina di ricercatori del CNR, aggregando le loro trenta forze, avrebbero potuto produrre un documento assai più articolato su ciò che non è affatto una recensione del prof. Corbellini, esaminando per l’appunto i due testi di riferimento (di Rosenberg e di un altro, il cui nome ora non ricordo, ricordo che è figlio di Susan Sontag), cioè andando ai documenti primari, come deve fare lo storico o il filologo. Forse l’avranno fatto altrove e allora sarebbe interessante leggere le loro analisi e conclusioni. A me, andando a fiuto, non sembra verosimile che i due studiosi americani abbiano detto quello e solo quello e in quel solo modo. Ma non ho tempo né competenze strettamente specialistiche per occuparmene. A questo punto diventa però quasi doveroso, professionalmente e politicamente, farlo. Perché sarebbe anche e semplicemente interessante ed utile. Oltre ad essere intrigante. Per ora rimaniamo nella fase di suspense, come in un giallo. Chi che cosa ha detto / scritto veramente?

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