Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco

Matteo 7,15–20

Questo documento ha lo scopo di aggiornare l’analisi preliminare dei dati ASN 2012 iniziata dopo la pubblicazione dei primi esiti da parte delle commissioni giudicatrici. L’aggiornamento prende in considerazione i risultati dei primi 103 settori concorsuali pubblicati su 184. Complessivamente, i dati riguardano 32524 domande, di cui 10130 per la prima fascia e 22394 per la seconda fascia. Di queste, hanno avuto esito positivo 4570 domande per la prima e 9843 domande per la seconda fascia.

Analisi Generale

Come prima cosa analizziamo il numero di domande complessivamente presentate per ciascuna area, distinguendo le domande in base alla fascia per la quale sono state presentate (prima/seconda fascia) e in base all’esito della valutazione (abilitato/non abilitato). Il grafico seguente mostra la situazione; è importante sottolineare che il numero di domande è necessariamente maggiore o uguale al numero di candidati all’abilitazione, dato che uno stesso candidato può concorrere in più settori concorsuali e per più fasce.

I dati grezzi sono riportati nella tabella seguente.

Numero di domande di abilitazione per area.
Domande Prima Fascia Abilitati Prima Fascia Fraz. Abilitati Prima Fascia Domande Seconda Fascia Abilitati Seconda Fascia Fraz. Abilitati Seconda Fascia Totale Domande Totale Abilitati Fraz. Abilitati
01 529 246 0.47 886 417 0.47 1415 663 0.47
02 1451 760 0.52 2921 1676 0.57 4372 2436 0.56
03 349 213 0.61 780 443 0.57 1129 656 0.58
04 168 71 0.42 414 211 0.51 582 282 0.48
05 506 229 0.45 1452 593 0.41 1958 822 0.42
06 2121 923 0.44 4237 1752 0.41 6358 2675 0.42
07 357 208 0.58 815 395 0.48 1172 603 0.51
08 282 96 0.34 558 210 0.38 840 306 0.36
09 730 335 0.46 1232 565 0.46 1962 900 0.46
10 995 474 0.48 2554 1128 0.44 3549 1602 0.45
11 794 272 0.34 2376 856 0.36 3170 1128 0.36
12 585 208 0.36 1392 466 0.33 1977 674 0.34
13 939 439 0.47 1755 843 0.48 2694 1282 0.48
14 324 96 0.30 1022 288 0.28 1346 384 0.29

In base ai dati disponibili fino ad ora, l’area 06 (Scienze mediche) risulta quella col maggior numero di domande presentate (6358), seguita a distanza dall’area 02 (Scienze fisiche, 4372 domande) e dall’area 10 (Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche, 3549 domande). Le aree 12 (Scienze giuridiche) e 14 (Scienze politiche e sociali) si distinguono per l’elevata selettività della valutazione, con rispettivamente il 34% e il 29% di abilitazioni concesse. All’altro estremo si colloca l’area 03 (Scienze chimiche) in cui il 61% delle domande alla prima fascia e il 57% alla seconda fascia hanno avuto esito positivo. Poiché queste cifre si basano su dati parziali, è necessario attendere il termine della pubblicazione dei risultati per avere un quadro definitivo della situazione.

Analisi dei Settori Concorsuali

Scendendo nel dettaglio di ogni area osserviamo situazioni molto disomogenee, a causa della presenza di settori concorsuali con caratteristiche diverse tra loro. Nel grafico seguente mostriamo il dettaglio del numero di domande per ciascun settore concorsuale. Incrociando i nomi dei candidati con i nomi nell’anagrafe nazionale dei docenti e ricercatori è possibile farsi un’idea grossolana di quanti dei candidati all’abilitazione risultano strutturati presso un Ateneo italiano.

La distinzione calcolata in questo modo è molto imprecisa a causa di omonimie. In generale, se il nome di un candidato non compare nell’anagrafe del MIUR, allora possiamo ragionevolmente ritenere quel candidato come non strutturato (salvo errori di ortografia sul nome o ritardi nell’aggiornamento dell’anagrafe); se invece il nome di un candidato compare nell’anagrafe del MIUR, allora quel candidato potrebbe essere strutturato presso un Ateneo italiano, oppure potrebbe essere un omonimo di uno strutturato (falso positivo). Conseguentemente, il numero di candidati strutturati mostrati nei grafici tenderà ad essere sovrastimato rispetto al valore reale, mentre il numero di candidati non strutturati tenderà ad essere sottostimato. Si presti attenzione che stiamo considerando solo il personale di ruolo presso le Università italiane, per cui ad esempio i ricercatori in servizio presso gli enti di ricerca (CNR, INFN, …) vengono considerati non strutturati.

[scarica i dati in formato csv: numero_domande]

Le linee tratteggiate indicano il numero medio di domande per i settori concorsuali dell’area, mentre le linee continue indica la media globale su tutti i settori concorsuali. Dai dati si evidenzia l’elevato numero di domande presentate nei settori concorsuali delle aree 02 (Scienze fisiche), 05 (Scienze Biologiche) e 06 (Scienze mediche), con un numero medio di domande per settore ben al di sopra della media globale. Notiamo che i settori 09/H1 (Sistemi di elaborazione delle informazioni), 10/F1 (Letteratura italiana, critica letteraria e letterature comparate) e 10/C1 (Teatro, musica, cinema, televisione e media audiovisivi) hanno ricevuto circa 600 domande ciascuno, ben al di sopra degli altri settori nella stessa area. Situazioni simili si verificano anche in altre aree, in cui settori “affollati” si affiancano ad altri decisamente meno popolosi.

Distribuzione del numero di domande presentate e di abilitazioni ottenute

Dato che ciascun candidato può presentare più domande di abilitazione, è interessante analizzare la distribuzione del numero C(d) di candidati che hanno presentato d distinte domande di abilitazione, per tutti i possibili valori di d. Anche qui il dato è solo indicativo, a causa di possibili omonimie.

Si osserva che un numero cospicuo di candidati ha presentato più di una domanda; il massimo fino ad ora è un candidato che ha presentato 20 domande di abilitazione su 10 settori concorsuali diversi (nessuna delle quali ha peraltro avuto esito positivo).

In maniera simile possiamo calcolare il numero A(d) dei candidati che hanno ottenuto d abilitazioni (per fasce e/o settori diversi). Il risultato è mostrato nel grafico seguente:

Osserviamo che il numero di candidati che hanno ottenuto due o più abilitazioni è significativo. Il record fino ad ora appartiene ad un candidato che ha ottenuto abilitazioni per la prima e seconda fascia in cinque settori concorsuali (05/F1 Biologia applicata, 05/H2 Istologia, 05/I1 Genetica e Microbiologia, 06/A1 Genetica medica, 06/A2 Patologia generale e patologia clinica). Un fatto curioso: la commissione 05/F1 ha sbagliato a fare copia e incolla della data di nascita nel verbale per la prima fascia, che risulta quindi diversa da quella indicata nel curriculum. La stessa commissione non ha sbagliato il copia e incolla nel verbale per la seconda fascia. Si tratta di una banalissima svista, che però i “controlli” del MIUR non hanno rilevato. Quante altre sviste assai meno banali saranno sfuggite?

Tra coloro che hanno ottenuto più di una abilitazione, le situazioni più frequenti sono costituiti da candidati idonei per entrambe le fasce dello stesso settore concorsuale. Nel grafico seguente riportiamo il numero di candidati per ogni settore che hanno ottenuto l’abilitazione a entrambe le fasce.

Nelle prime tre posizioni troviamo i settori 02/A2 (Fisica Teorica delle Interazioni Fondamentali), 06/C1 (Chirurgia generale) e 05/F1 (Biologia applicata). È importante notare che il grafico riporta valori assoluti, e il numero di abilitati a entrambe le fasce tende ad essere correlato con il numero di candidati del settore concorsuale; non è un caso che i tre settori appena menzionati abbiano ricevuto un numero di domande molto superiore alla media.

Durante l’analisi dei dati è emerso un fatto curioso. Esiste un candidato che ha ottenuto l’abilitazione alla prima fascia nel settore 06/H1 (Ginecologia e Ostetricia), ma non è risultato idonei alla seconda fascia dello stesso settore concorsuale. L’esame dei due cv ha evidenziato che ciò è probabilmente dovuto ad un qualche problema nella compilazione della domanda di abilitazione alla seconda fascia, che presenta una lista di pubblicazioni incompleta da cui probabilmente derivano valori più bassi degli indicatori bibliometrici rispetto a quelli calcolati per la prima fascia. Ancora una volta siamo in presenza di un errore materiale non rilevato né dalla commissione, né dai “controlli” ministeriali. Confido che il MIUR saprà regalarci altre perle di comicità surreale come questa nei futuri risultati.

Percentuali di candidati idonei

Passiamo ora all’esame degli esiti dell’abilitazione. I grafici seguenti mostrano la percentuale delle domande di abilitazione che hanno avuto esito positivo, divise per fasce. Incrociando i nomi dei candidati con l’elenco degli strutturati prelevati dalla banca dati del CINECA, possiamo scomporre in maniera approssimativa le percentuali, distinguendo gli abilitati strutturati dai non strutturati. In ciascuno dei grafici viene mostrata la percentuale media di abilitati dell’area (linea tratteggiata) e la percentuale media di abilitati su tutti i settori fino ad ora pubblicati (linea continua).

[scarica i dati in formato csv: perc_abilitati_fascia_1]

[scarica i dati in formato csv: perc_abilitati_fascia_2]

 

 

Le aree 11, 12 e 14 si dimostrano particolarmente selettive, con percentuali di abilitati per settore che si collocano in genere al di sotto della media generale. In altre aree si evidenziano situazioni assai eterogenee; ad esempio, nell’area 02 si passa dal 71% di abilitati a prima fascia per il settore 02/A2 al 25% di abilitati a prima fascia del settore 02/B3. Il settore 03/B1 risulta quello con la maggior percentuale di abilitati a prima fascia (83.2%), mentre il settore 11/D1 risulta avere la minor percentuale di abilitati a prima fascia (appena 12.5%). Per la seconda fascia, le percentuali vanno dall’82.2% del settore 02/A2 al 16.7% del settore 14/C1 (la severità della commissione 14/C1 è già stata oggetto di un altro post).

Come si può osservare dai grafici seguenti, al momento non emerge alcuna correlazione tra la percentuale di abilitati e il numero di candidati dei settori (il test di Pearson non rigetta l’ipotesi di correlazione zero). In altre parole, in base ai dati disponibili non si può affermare che le commissioni dei settori con elevato numero di domande si siano dimostrate né più “morbide” né più “severe” rispetto a quelle dei settori con pochi candidati. Ciascun grafico corrisponde ad un sottoinsieme dei dati relativi ai soli settori bibliometrici/non bibliometrici e prima/seconda fascia; ogni punto rappresenta un settore concorsuale, la cui coordinata x corrisponde al numero di domande, e la cui coordinata y rappresenta la percentuale di abilitazioni concesse.

Superamento delle mediane da parte dei candidati abilitati

 

Analizziamo ora le frazioni di abilitati di ogni settore che superano 0, 1, 2 o 3 mediane. I dati sono riportati nel grafico seguente.

[scarica i dati in formato csv: ab_supero_mediane_fascia_1]

[scarica i dati in formato csv: ab_supero_mediane_fascia_2]

Ripetiamo l’analisi considerando i non abilitati. I grafici seguenti mostrano, per ciascun settore concorsuale, le percentuali di non abilitati che superano 0, 1, 2 o 3 mediane.

[scarica i dati in formato csv: non_ab_supero_mediane_fascia_1]

[scarica i dati in formato csv: non_ab_supero_mediane_fascia_2]

È interessante cercare di capire se è vero che le commissioni dei settori bibliometrici abbiano dato maggior peso al superamento di almeno due mediane su tre rispetto alle commissioni dei settori non bibliometrici. Per verificare o confutare questa ipotesi calcoliamo le probabilità di ottenere l’abilitazione, rispettivamente in un settore bibliometrico e non bibliometrico, condizionata al fatto di superare M = 0, 1, 2, 3 mediane. Le tabelle seguenti mostrano le probabilità Pr(Ab|sup. M mediane) di ottenere l’abilitazione condizionata al fatto di superare M mediane, separando i valori per la prima e seconda fascia. La terza colonna mostra il parametro del test dell’ipotesi nulla:

H0: La probabilità di ottenere l’abilitazione in un settore bibliometrico, condizionata al superamento di M mediane, è UGUALE alla probabilità di ottenerla in un settore non bibliometrico a parità di condizioni.

Se tale valore risulta inferiore a 0.05, l’ipotesi nulla è rifiutata a favore dell’alternativa (two-sided test):

H1: La probabilità di ottenere l’abilitazione in un settore bibliometrico, condizionata al superamento di M mediane, è DIVERSA dalla probabilità di ottenere l’abilitazione in un settore non bibliometrico a parità di condizioni.

L’asterisco sull’ultima colonna indica i casi in cui le probabilità sono statisticamente differenti, ossia i casi in cui rigettiamo l’ipotesi nulla a favore dell’alternativa.

Probabilità di ottenere l’abilitazione condizionata al superamento di M mediane, Prima Fascia
Bibliometrici Non Bibliometrici p-value Signif.
Pr(Ab|sup. 0 mediane) 0.05 0.08 0.0505
Pr(Ab|sup. 1 mediane) 0.17 0.27 0.0000 *
Pr(Ab|sup. 2 mediane) 0.53 0.50 0.1579
Pr(Ab|sup. 3 mediane) 0.63 0.59 0.0323 *

 

Probabilità di ottenere l’abilitazione condizionata al superamento di M mediane, Seconda Fascia
Bibliometrici Non Bibliometrici p-value Signif.
Pr(Ab|sup. 0 mediane) 0.05 0.05 0.6992
Pr(Ab|sup. 1 mediane) 0.23 0.27 0.0014 *
Pr(Ab|sup. 2 mediane) 0.54 0.51 0.0092 *
Pr(Ab|sup. 3 mediane) 0.67 0.65 0.1158

Dai dati emerge che il superamento di una mediana su tre comporta effettivamente una probabilità inferiore di ottenere l’abilitazione in un settore bibliometrico rispetto ad un settore non bibliometrico; nel caso della prima fascia tale differenza risulta particolarmente marcata (27% in un settore non bibliometrico contro 17% in un settore bibliometrico), mentre la differenza è minore, ma pur sempre statisticamente significativa, per la seconda fascia (27% nei settori non bibliometrici contro 23% dei settori bibliometrici). Osserviamo anche che il superamento di tre mediane sembra avere un peso leggermente superiore per l’abilitazione a prima fascia nei settori bibliometrici (63% contro il 59% dei settori non bibliometrici). Ai fini dell’abilitazione a seconda fascia il superamento di due mediane su tre comporta una probabilità di abilitazione leggermente superiore nei settori bibliometrici (54% contro 51% dei settori non bibliometrici). Non è comunque possibile trarre conclusioni definitive se non dopo che saranno disponibili i dati di tutti i settori, tanto più che in certi casi la differenza risulta solo marginalmente significativa (il p-value 0.0323 che compare nei dati della prima fascia non consentirebbe di rigettare l’ipotesi nulla ad un livello inferiore, ad esempio 0.01).

Suddivisione in classi dei candidati

I dati a disposizione consentono di partizionare la popolazione dei candidati di ciascun settore nei seguenti sottoinsiemi disgiunti:

  1. Coloro che hanno ottenuto l’abilitazione e superano almeno due mediane su tre;
  2. Coloro che hanno ottenuto l’abilitazione e NON superano almeno due mediane su tre;
  3. Coloro che NON hanno ottenuto l’abilitazione e superano almeno due mediane su tre;
  4. Coloro che NON hanno ottenuto l’abilitazione e NON superano almeno due mediane su tre;

La frazione di candidati in ciascuno di questi sottoinsiemi è illustrata nei grafici seguenti, in cui i settori sono raggruppati per area e ordinati in base alla percentuale di candidati abilitati (cioè alla somma delle frazioni di candidati delle classi 1 e 2). Le parti interessanti sono rappresentate dalle barre azzurre e gialle, che rappresentano rispettivamente la frazione di candidati abilitati che non supera due mediane su tre, e la frazione di candidati non abilitati che però supera almeno due mediane su tre.

Bonus Track: il Commissari-O-Matic

Uno degli aspetti della precedente analisi che ha destato particolare interesse è l’analisi testuale sui verbali che evidenziava, in alcuni casi, una notevole similitudine tra i testi.

Vediamo quindi una semplice estensione dell’analisi testuale precedentemente introdotta. l punto di partenza è sempre lo stesso: in molti lamentano che i giudizi individuali dei singoli commissari, in certi settori, sono alquanto stringati basati su schemi predefiniti che vengono sommariamente completati alla bisogna, talvolta con risultati grotteschi (il giudizio della commissaria OCSE del settore 06/M1 consiste in una singola frase, che in questo verbale risulta essere La candidata non è idonea ad ottenere l’abilitazione a professore di seconda fascia per il Settore concorsuale 06/M1, nonostante il candidato fosse un uomo).

Il calcolo della distanza di Levenshtein, come già visto, consente di esprimere in termini numerici la diversità di due sequenze di caratteri; sarebbe però molto più istruttivo riuscire a mostrare concretamente quali sono le parti di testo comuni tra un insieme di frasi, in modo da far emergere lo schema che è stato usato per comporre i giudizi.

Questo tipo di problema è conosciuto come Longest Common Subsequence (LCS) problem (Problema della Massima Sottosequenza Comune). Il problema può essere descritto come segue: date due sequenze di caratteri (dette anche stringhe di caratteri), vogliamo identificare la più lunga sottosequenza di caratteri che compaiono, non necessariamente contigui, in entrambe. Ad esempio, la più lunga sottosequenza comune delle stringhe:

thisisatest
testing123testing

è la stringa tsitest (è facile verificare che tutti i caratteri di questa parola compaiono, in ordine, in entrambe le stringhe sopra; un po’ meno facile è convincersi che non esiste altra sottosequenza comune alle due parole sopra che risulti più lunga di tsitest).

Il problema della massima sottosequenza comune ha importanti applicazioni, ad esempio, in bioinformatica. Per i nostri scopi è utile definire una variante del problema, che consiste nell’individuare la massima sottosequenza comune tra due (o più) liste di parole. In altri termini, riformuliamo il problema della massima sottosequenza comune in un contesto in cui maneggiamo sequenze di parole anziché sequenze di singoli caratteri.

Per capire il meccanismo, supponiamo che un ipotetico commissario abbia espresso i giudizi seguenti su tre altrettanto ipotetici candidati (per comodità ho omesso la punteggiatura e tutte le lettere sono minuscole):

  1. il candidato alan turing presenta pubblicazioni insufficienti e pertanto è dichiarato non idoneo
  2. il candidato albert einstein presenta pubblicazioni scarsamente pertinenti e pertanto è dichiarato non idoneo
  3. il candidato guidobaldo maria riccardelli presenta pubblicazioni eccellenti e pertanto è dichiarato idoneo

è abbastanza evidente che le parole in grassetto costituiscono lo schema utilizzato per redigere i giudizi, che pertanto ha la struttura:

il candidato ____________ presenta pubblicazioni ____________ e pertanto è dichiarato ____ idoneo

Nel caso sopra la soluzione è visibile a colpo d’occhio, ma il problema si complica se se i giudizi da esaminare sono decine o centinaia. In più si potrebbe obiettare che i commissari ASN avranno sicuramente scritto frasi ben più articolate di quelle sopra, che renderebbero l’analisi delle parti comuni inconcludente.

Per quanto riguarda la prima obiezione, il calcolo della massima sottosequenza comune può essere facilmente automatizzato, e sebbene l’estrazione dei giudizi dei singoli commissari possa risultare laboriosa, alla fine il processo risulta automatizzabile. Per quanto riguarda la seconda obiezione, le commissioni ASN non difettano di componenti che hanno dimostrato il dono della sintesi. A titolo di esempio, è stato scelto un commissario a caso tra i tanti che hanno fornito giudizi quantomai parsimoniosi. L’applicazione dell’algoritmo ai 478 giudizi espressi per i candidati a prima fascia ha individuato lo schema seguente:

attività ____________ giudizio sulle pubblicazioni __ giudizio sui titoli presentati __

Si potrebbe pensare che queste parti comuni rappresentino solo una piccola porzione dei giudizi (d’altra parte è abbastanza naturale che il testo formale abbia una struttura un po’ rigida e ripetitiva). In realtà, andando a controllare si scopre che i giudizi completi espressi dal commissario di cui sopra sono ad esempio:

  • attivita non congrua con il settore XX YY giudizio sulle pubblicazioni e giudizio sui titoli presentati e
  • attivita prevalente nel campo dell economia giudizio sulle pubblicazioni d giudizio sui titoli presentati b
  • attivita nel campo della meccanica statistica e dei fenomeni critici coerente con il settore XX YY giudizio sulle pubblicazioni a giudizio sui titoli presentati a

(i caratteri accentati sono stati sostituiti con caratteri normali per semplificare il compito del programma; il settore concorsuale è stato omesso per non privare il lettore del divertimento di indovinare di quale settore si tratti).

Sulla scorta di quanto sopra, è stato predisposto un rivoluzionario servizio per le future commissioni ASN: il Commissari-O-Matic. Il servizio, ispirato al celebre generatore casuale di articoli SCIgen, produce giudizi casuali su candidati immaginari a improbabili settori concorsuali; i giudizi sono ottenuti giustapponendo spezzoni di frasi da un dizionario interno, in costante espansione. Il risultato è garantito essere del massimo realismo (provare per credere).

Qualche esempio?

Il candidato Guidobaldo Maria Riccardelli ha svolto attività di ricerca nel campo dello studio delle proprietà endocroniche della tiotimolina risublimata e della progettazione di edifici con mattoncini LEGO. L’attività svolta risulta solo parzialmente pertinente al settore concorsuale 21/H7—Geografia delle ande sudorientali. Il giudizio sulle pubblicazioni è molto buono; il giudizio sui titoli è ottimo. Pertanto si dichiara il candidato non ancora idoneo a ricoprire il ruolo di professore di prima fascia.

Il candidato Giulio Cesare ha svolto attività di ricerca nel campo della ricerca del Sacro Graal e della fisica dei motori a curvatura. L’attività svolta risulta solo parzialmente pertinente al settore concorsuale 82/W1—Medicina tronco-conica. Il giudizio sulle pubblicazioni è ottimo; il giudizio sui titoli è molto buono. Pertanto si dichiara il candidato non ancora idoneo a ricoprire il ruolo di professore di prima fascia.

Il servizio è in continua evoluzione; presto disponibile anche su iPhone e Android.

 

 

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42 Commenti

    • Non so se ho capito correttamente la domanda, comunque al momento attuale (dati aggiornati ai settori usciti nella mattina del 29 gennaio) risultano 6200 candidati che hanno presentato piu’ di una domanda di abilitazione. Se non ho sbagliato a fare i conti, 2236 di loro hanno almeno un indicatore che differisce tra le diverse domande. Questo corrisponde al 36% di coloro che hanno presentato piu’ di una domanda di abilitazione. Anche tenendo conto che il dato e’ sovrastimato a causa delle omonimie, il valore mi sembra sinceramente un po’ troppo elevato, per cui mi riservo di riesaminare i dati con piu’ calma.

  1. Ho partecipato a più abilitazioni partendo sempre dal medesimo “set” di pubblicazioni caricate sul sito del cineca.
    Per ragioni a me ignote, in ciascuna domanda, ne sono finite un numero differente (e assicuro non certo perché da me tolte, neanche involontariamente – dato che in un paio ero primo nome!!!). Segnalata prontamente la cosa al cineca mi hanno risposto dicendo …hai sbagliato tu!!
    Ma se siamo in diversi ad aver fatto lo stesso errore, allora, forse, non era un errore

  2. Grazie, bellissimo lavoro, molto interessante…un sacco di dati su cui riflettere, ma giustamente aspettiamo le figure definitive per trarre le conclusioni.
    Un solo appunto, per il candidato del settore 06/H1 che è risultato idoneo alla prima ma non alla seconda fascia. Se si è trattato di un problema nella compilazione della domanda(lista di pubblicazioni incompleta per la seconda fascia per cui gli indicatori bibliometrici sono più bassi rispetto a quelli calcolati per la prima fascia), non capisco perchè questo dovesse essere rilevato dalla commissione, o dai “controlli” ministeriali.

    Se il candidato ha sbagliato a compilare la domanda, nè le Commissioni nè il MIUR nè nessun altro avevano il potere di intervenire sulla domanda compilata dal candidato. Mi sarebbe sembrato molto anomalo (illegale?) il contrario, che qualcuno si fosse preso la libertà di intervenire per uniformare la domanda per la seconda fascia con quella per la prima. Sbaglio?

    • Intendevo porre l’attenzione sul fatto che questa procedura ha prodotto almeno un risultato palesemente inconsistente, e questo indica che c’e’ un problema da qualche parte. Se non esiste modo di porvi rimedio, allora c’e’ un problema ancora piu’ grande. Onestamente non so quale fosse la strada corretta da seguire. Forse la commissione poteva fare ricorso ad un margine di discrezionalita’ (se concesso dai criteri di valutazione che si era data, che pero’ non ho letto) per appianare l’inconsistenza? Non ne ho idea, ma intanto il problema c’e’ e ce lo teniamo (fosse solo quello il problema, direte voi…).

  3. Gentile Marzolla,
    ha capito perfettamente la domanda e sta per entrare nell’assurdo mondo delle mediane varibili.

    Quando avrà tempo di analizzare i dati noterà che le mediane per singolo candidato variano con il tempo sulla scala dei minuti!

    Chi ha presentato la domanda dopo pranzo ha avuto indici migliori di chi ha presentato domanda dopo pranzo probabilmente per l’aggiornamento continuo del database da cui il ministero ha preso i valori di articoli e delle relative citazioni.

    Chi, e solo chi, ha presentato più di una domanda sa che il MIUR ha comunucato diverse mediane a diverse commissioni.

    Non potendo ritenere nessuna delle mediane giuste esse sono tutte sbagliate e da ritenere tali anche quelle di chi ha presentato una sola domanda e non sa che è stato sfavorito dalla fretta.

    Ho fatto presente ciò la cineca più di un mese fa e non ho ricevuto risposta alcuna.

    Notate che le commissioni non hanno messo mano alle mediane ma le hanno prese per oro colato e in alcuni casi hanno eliminato persone dalla valutazione con la tagliola della mediane superate o meno.

    Ma se le mediane sono errate tutta la procedura è da rifare.

    • “se” le mediane sono errate -> la procedura e’ da rifare.
      Le mediane sono errate e gli indicatori dei candidati pure questo e’ “scientificamente provato”.

    • Vorrei aggiungere una domanda di “base” : per il settore 08/F1 che è non bibliometrico nessuno dei colleghi a cui mi sono rivolto sa esattamente come si calcolano le mediane a partire dalle pubblcazioni . Si potrebbe avere un esempio pratico , perché anche a me sorge il dubbio che i valori che mi sono stati attribuiti non siano affatto quelli giusti .
      La commissione ha usato frasi del tipo :
      ” …il Candidato presenta un
      parametro di 1/3 dal punto di vista degli indicatori di mediana, calcolati ai sensi dell’art.6 dello stesso D.M. ”
      Ma che vuole dire ?
      E perché candidati con parametri pari a 1/3 sono stati giudicati idonei e altri con lo stesso parametro non sono stati giudicati idonei ?

  4. Non starei a sottolineare fin quasi a denigrare il MIUR/commissioni per ogni singolo errore. Con un numero di candidati così alto è normale che ci sia un piccolo numero di sviste. (Altro è naturalmente se si parla di “sviste” tra virgolette: raccomandazioni positive o negative…)

    Detto questo, a posteriori mi viene un dubbio: se il MIUR avesse fatto pagare 10-20 euro a domanda (cosa secondo me buona e giusta) si sarebbero ottenuti due risultati:
    – diminuzione del carico per commissione eliminando (mooolto probabilmente) un sacco di candidati impresentabili e aumentando quindi la possibilità di una qualità di lavoro migliore per le commissioni.
    – possibilità di finanziare più assunzioni (non molte).

    Conosco diversi candidati che hanno presentato domande per più settori con i quali non hanno nulla a che fare: altra possibilità sarebbe stata una multa per i candidati che sono giudicati totalmente fuori settore da 5 commissari su 5.
    Insomma, qui siamo di fronte a una situazione in cui l’intasamento delle procedure non è neanche minimamente punito. Anche un droghiere che non ha mai sentito parlare di neutroni o di parsec può fare domanda per i settori 02 A, B o C…

    • Credo che gli oltre 26000 candidati dei settori pubblicati fino ad ora si meritino dal MIUR qualcosa di piu’ di uno “scusate, siete in tanti e l’errore ci scappa”. I controlli basilari di consistenza possono (anzi, devono) essere realizzati automaticamente. Se poi qualche errore sfugge comunque (come e’ inevitabile), sarebbe auspicabile riconoscerlo e agire per tentare di porvi rimedio in maniera trasparente e solerte.
      .
      Venendo al punto, io personalmente sono contrario alle tasse di partecipazione ai concorsi pubblici, perche’ le vedo come delle odiose “tasse sulla speranza” (che purtroppo vengono gia’ applicate in molti concorsi). E’ vero che ci sono dei candidati palesemente inadeguati, ma e’ utile considerare qualche numero. Supponendo che tutti coloro che hanno presentato piu’ di 4 domande di abilitazione siano impresentabili, abbiamo che costoro hanno fino ad ora inviato 1630 domande su 36223 totali (questi numeri includono alcuni settori pubblicati dopo la messa online dell’articolo sopra). In sostanza, le domande degli impresentabili peserebbero per il 4.5% del totale. Anche assumendo che altri candidati di infimo livello si annidino tra i rimanenti, non penso che numeri cosi’ bassi abbiano un significativo impatto sulla qualita’ del lavoro delle commissioni.
      .
      Che le commissioni siano sommerse di domande (alcune piu’ di altre) e’ un fatto innegabile che emerge dai grafici sopra. Il problema pero’
      andrebbe risolto analizzandone le cause: i tempi troppo stretti, la procedura farraginosa, l’elevato numero di candidati che si sono accumulati in anni di reclutamento inesistente, eccetera. Snellire il meccanismo con regole semplici nello spirito di una “abilitazione” (che e’ cosa ben diversa da una “valutazione comparativa”), e magari dare piu’ tempo alle commissioni potrebbe essere un buon inizio.
      .
      Concordo sul fatto che prendersela col MIUR possa sembrare un po’ come sparare sulla Croce Rossa, ma non mi sembra che gli inquilini di Viale Trastevere si stiano impegnando molto per guadagnarsi la nostra benevolenza.

    • Sì.
      L’articolo 18, comma 1, lettera b) della legge 240/2010, prevede, rispetto alle procedure di chiamata:

      “ammissione al procedimento (…) di studiosi in possesso dell’abilitazione per il settore concorsuale e per le funzioni oggetto del procedimento, ovvero per funzioni superiori purché non già titolari delle medesime funzioni superiori”

  5. Grazie della analisi, molto interessante e utile.

    Volevo soffermarmi sulla tabella di http://www.moreno.marzolla.name/software/asn/ che confronta, per i due settori informatici, le probabilità di essere abilitati condizionate dal numero di mediane superate. Dalla tabella si vedono chiaramente i diversi modi di operare delle due commissioni: i commissari di 01/B1 si sono attenuti in maniera molto più stringente al criterio “il superamento di almeno due mediane su 3 e’ condizione necessaria ma non sufficiente per l’abilitazione”; i commissari di 09/H1 hanno dato più peso ai criteri aggiuntivi definiti in autonomia. In altre parole, i commissari di 01/B1 sono stati più “bibliometrici” di quelli di 09/H1 e i risultati di 01/B1 sono a mio parere più facilmente interpretabili, e questo lo ritengo un fatto positivo.

    D’altro canto, sappiamo che gli indicatori dei candidati sono stati calcolati su basi di dati (in particolare Scopus per il settore informatico) con errori e soprattutto omissioni, che possono aver pregiudicato il superamento di almeno 2 mediane su 3 e quindi ridotto drasticamente la probabilità di essere abilitati in 01/B1, soprattuto per quanto riguarda la seconda fascia.

    Infatti, di 10 candidati 01/B1 alla abilitazione di seconda fascia che superavano 2 o 3 mediane, più di 6 sono stati abilitati, mentre molto meno di 1 candidato su 10 e’ stato abilitato nel caso di superamento di una sola mediana. In aggiunta, credo che le probabilità di essere abilitati dato il superamento di 2 o 3 mediane crescano in maniera non indifferente se si scorporano i candidati con profili non congruenti con il settore (sarebbe possibile farlo analizzando i giudizi?). A seconda di quanto crescono queste probabilità il superamento di 2 o 3 mediane potrebbe essere stata una condizione “quasi sufficiente” per l’abilitazione.

    Quindi, ai non abilitati che non hanno superato almeno due mediane a causa della mancata presenza in Scopus di loro vecchi articoli rimane un amaro dubbio: e se la base di dati fosse stata completa? Al dubbio si aggiunge un discreto disappunto se Scopus ha sanato le mancanze dopo che il Miur ha calcolato gli indicatori, e si può constatare che almeno due mediane su tre sono superate tenendo conto di questi articoli e delle loro citazioni che, nota bene, sono precedenti all’invio della domanda di abilitazione e quindi avrebbero dovuto essere conteggiati.

    • Le mediane sono imprecise. “non sono strumenti perfetti” direbbe la ministra. Si potevano scegliere indicatori più semplici e meno fallaci se dovevano essere solo “strumenti di ausilio delle commissioni stesse”. Come è giusto che siano.
      Tuttavia, la storia che i candidati siano stati danneggiati perchè Scopus è imprecisa sui lavori pià vecchi non sta impiedi. Le mediane sono state calcolate sui lavori di gente ancora più vecchia dei candidati. Ricordiamocelo.
      Questo non toglie che si possa migliorare il tutto.

    • Scusate, la mia risposta doveva essere qui ma e’ finita in fondo. La ripropongo.

      Il candidato medio forse no, ma il candidato il cui profilo Scopus era meno completo della media e’ stato svantaggiato, mentre quello che aveva un profilo piu’ completo della media ha avuto un vantaggio. E, anche se il contesto e’ diverso, un pensiero ai polli di Trilussa lo si fa! :-)

      Altro aspetto molto critico di tutta la procedura, gia’ evidenziato da molti altri interventi qui su Roars, e’ che i candidati non hanno potuto calcolare a priori i loro indicatori, non essendo stata messa loro a disposizione la fotografia del dababase utilizzata poi per calcolare gli indicatori forniti alle commissioni.

  6. Mi sembra strano ed anomalo rispetto al fatto generale che si tratta purtuttavia di procedure di valutazione del valore scientifico di persone, che si è costretti ad analizzarne i dati secondo logiche e modalità adatte ai grandi numeri, perché null’altro è possibile in queste condizioni. Donde la constatazione ‘ovvia’ secondo cui, come dice qualcuno, “con un numero di candidati così alto è normale che ci sia un piccolo numero di sviste”, statisticamente irrilevante. Non è normale, secondo me, né questo maxi-ammassamento (pre)concorsuale, né che vi siano sviste, giudizi superficiali, stereotipati, formulari. Tanto valeva dare ai commissari dei moduli con i nomi dei candidati, con le diverse opzioni (buono ecc. pertinente, sufficiente insufficiente ecc., abilitato non abilitato) sulle quali mettere delle crocette. Se il MIUR non ha respinto i giudizi espressi con poche parole generiche (e non importa se erano molti o pochi), evidentemente si poteva fare anche così, tutti lo potevano fare. E si sarebbe concluso molto prima e tutti insieme.
    Ora succede che gli atenei stanno già predisponendo la seconda fase, nonostante la procedura e la pubblicazione degli atti non si siano concluse completamente. Tutti i concorsi o le chiamate locali dovevano partire insieme, per avere anzitutto un quadro d’insieme completo e per mettere tutti gli abilitati nelle stesse condizioni teoriche di chiamabilità (e credo che piuttosto di chiamate si tratti, nella sostanza). A questo proposito, che fine faranno gli idonei per i quali si ha avuta la proroga? Saranno o non saranno chiamati?

  7. Ci sarebbero tante cose da domandarsi ancora in merito ai risultati ed alle evidenze delle elaborazioni, supportate dalla lettura di qualche verbale e di molti giudizi.
    Abbiamo letto, in moltissimi ssd, giudizi espressi con poche parole generiche, stereotipati; tali giudizi avrebbero potuto espressi, su questa strada, in pochissimi giorni.
    Siffatti giudizi dovrebbero essere comunque frutto di valutazione pressoché oggettive e nascondono invece arbitri (non valutazioni) incredibili.
    Le percentuali dei non abilitati alla II fascia lasciano incredibilmente perplessi: i più giovani sono, in molti ssd, quelli che hanno maturato più facilmente la capacità di pubblicare, come richiesto in particolare nei settori bibliometrici, in ambito internazionale. Peraltro, i requisiti di abilitazione erano ovviamente di molto inferiori. Eppure la percentuale di abilitati della II fascia è inferiore a quella della I fascia. A chiunque si occupi un po’ di governance universitaria o abbia almeno letto alcune delle normative e guardato qualche grafico relativo ai finanziamenti alle università pubbliche, non sfugge certo che se per gli abilitati alla II fascia esistono delle possibilità concrete di divenire effettivamente associati, per gli abilitati alla I fascia le possibilità sono davvero piccolissime.
    In altre parole, la sensazione è che molte commissioni abbiano operato abilitando alla II fascia soltanto coloro che ritenevano in grado (e degni dal loro punto di vista) di divenire associati nelle proprie università. La conferma si può leggerla, tra le righe, nei documenti ufficiali di programmazione di molti atenei, redatti nei mesi precedenti la pubblicazione dei risultati, in cui sono riportati numeri e ssd (concorsi e chiamate) non molto dissimili da quelli che sono stati poi i candidati abilitati.
    In tal modo, oltre a tradire completamente il senso della ASN, si impedisce lo scambio di studiosi, tanto spesso invocato, tra università. Sarà interessante, alla fine di tutta questa giostrina, contare i ricercatori che diverranno associati in università diversa da quella di appartenenza.
    Per la I fascia, al contrario, nella consapevolezza delle reali difficoltà di reclutamento, sembra che molte commissioni abbiano concesso, ai meritevoli, una bellissima ed inutile medaglietta. Non disdegnando, comunque, di assestare qualche buon colpo a favore di amici e contro qualche nemico.
    Ovviamente, ad essere penalizzati, in molti ssd, sono stati i precari della ricerca, persone alle quali l’abilitazione non avrebbe certo cambiato la vita, stante la sostanziale impossibilità di metterla a frutto nelle chiamate/concorsi presso le varie università.
    Inoltre, dovremmo chiederci che fine faranno i candidati che, dopo eventuali ricorsi vinti, fossero abilitati.
    La sensazione è che una certa categoria di “vecchi baroni”, con vecchie logiche baronali, abbia assestato l’ennesimo colpo. Contro ogni evidenza di scientificità e premialità per coloro che hanno ben lavorato negli anni.
    Ovviamente, con italico egoismo, gli abilitati esaltano i risultati. I non abilitati disprezzano il tutto.
    In realtà l’idea di una abilitazione nazionale basata su una semplice valutazione oggettiva dei titoli, come prima scrematura a favore delle università, rappresenta, almeno per i ssd bibliometrici, un metodo valido per individuare un livello minimo di risultati scientifici per le progressioni.
    Al contrario, e con evidenza, molte commissioni hanno operato come se si trattasse dei vecchi concorsi nazionali.
    Sconcerta, peraltro, che molti dei commissari, in anni d’oro, siano diventati ordinari a 40 anni o prima, con “semplici” concorsi locali, senza avere, molto spesso, nulla dei titoli (e meriti) richiesti attualmente dalla ASN. Oggi l’età media dei ricercatori mi risulta sia intorno ai 36 anni ed i suddetti commissari si permettono di esprimere ben poco oggettivi giudizi sulla maturità dei candidati, che magari per lunghissimi anni sono stati precari o semplici ricercatori, pur rappresentando spesso la vera spina dorsale del sistema universitario italiano. Al proposito, basterebbe, in giorni in cui tanto si parla di Mastrapasqua, analizzare il cumulo di cariche, incarichi, ecc. di molti dei commissari per capire quanto impegno gli stessi possano aver concesso a valutazioni oggettive e non preconcette dei candidati e quanto tempo, realmente, dedicando alle università, alla ricerca e alla didattica.
    Infine, vorrei segnalare al dott. Marzolla, cui faccio i complimenti per l’impegno e l’utilissima sintesi, che molte delle sue valutazioni non possono portare in conto, per ovvie ragioni, gli errori (spesso autentiche taroccature) delle mediane dei candidati.

    • Attenzione a comparare le percentuali. Le domande di prima fascia erano di gran lunga inferiori (circa il 50% o meno) rispetto a quelle di seconda, quindi ci sono di gran lunga più abilitati (circa il doppio) di II che di I fascia.

    • Certamente, nessuno poteva pretendere dai commissari di stare in conclave, ma la frase “documenti ufficiali di programmazione di molti atenei, redatti nei mesi precedenti la pubblicazione dei risultati, in cui sono riportati numeri e ssd (concorsi e chiamate) non molto dissimili da quelli che sono stati poi i candidati abilitati” giustifica la formulazione di qualche domanda. Anzitutto, quali e quanti sono questi Atenei? Se si pensava che fosse opportuno rendere pubblici i posti disponibili prima della conclusione dell’ASN, al fine di non subordinare le necessità istituzionali ai risultati dell’abilitazione, non si è avuto l’effetto opposto? Dalla frase virgolettata sembrerebbe di sì, per lo meno in una certa misura (trascurabile? non trascurabile? nuovamente i grandi numeri rendono quasi impossibile l’indagine di tipo qualitativo). Alla fine si deve giungere alla stessa conclusione già espressa da altri, per altre ragioni: ancorché la dimensione straordinaria e lo svolgimento in contemporanea oscurino i dettagli, in buona misura si è avuto un concorso maxi e sostanzialmente di tipo tradizionale. D’altronde le persone giudicanti erano in quanto commissari sempre del tipo tradizionale, ma operanti in un contesto particolarmente travagliato e agitato.

    • “Ovviamente, con italico egoismo, gli abilitati esaltano i risultati. I non abilitati disprezzano il tutto”
      Caro (cara?) mar_j, non cadere nel qualunquismo gratuito. Di abilitati che trovano molto discutibile il modo in cui si è svolta questa ASN e i suoi risultati ce ne sono (per fortuna) non pochi, me incluso.
      E ti dirò che conosco anche (purtroppo) molti non abilitati, o persone che non hanno presentato la domanda, che continuano a riconoscersi in queste procedure, e aspettano fiduciosi il “loro turno”; molti più di quanto si potrebbe credere.

    • Dio mio, le percentuali sono percentuali!
      Da quanto sopra riportato, per la I fascia sono stati abilitati il 45% dei candidati, per la II fascia 43.9%.
      Piccole differenze, certo, per cui vale l’analisi già riportata in merito alle reali possibilità di divenire Ordinari.
      In merito a quanto scritto dal dott. Proietti, mi pare evidente dal contenuto del mio intervento, nonché dalla sua lunghezza, che non si è trattato affatto di qualunquismo ma accettabile e perdonabile di semplificazione da blog: conosco anch’io tanti colleghi bravi, abilitati, che non condividono molte delle riforme degli ultimi (applicazione e non principi della ASN compresa) ed altri che (aspettando) si stanno preparando al loro turno.
      Mi domando e vi domando (Plymouthian e Proietti): ma di tutto quanto avete letto non avete altro da dire?

    • Gentile mar_j, per quanto mi riguarda da molto tempo ho scritto in dettaglio in vari commenti a post pubblicati su questo sito quello che penso dell’ASN. Se avrà la pazienza di cercarli, lo potrà verificare.
      Per quanto riguarda il succo delle sue argomentazioni, personalmente sono molto d’accordo su un punto: le commissioni hanno commesso un errore gigantesco e tremendo nell’utilizzare, per un’abilitazione aperta, logiche (numeriche e formali) da concorso.
      E ritengo anch’io l’abilitazione un sistema valido per selezionare annualmente coloro che hanno i requisiti minimi per aspirare a partecipare a un concorso locale; ma il problema, lo si è visto, è nelle persone chiamate ad applicare tale selezione. Le commissioni integralmente sorteggiate, con l'”ausilio” (?) di un membro OCSE, hanno fallito secondo me. Il rischio più grande che vedo (e lo vedo anche nel suo intervento), nel momento in cui ci si interroga su come riformare l’ASN, è quello di cadere ancora una volta nel mito dell'”oggettività”: parametri, soglie, indicatori di tipo bibliometrico. Occorre a mio avviso, al contrario, recuperare un po’ di buona fede: altrimenti l’Università italiana muore, molto semplicemente.

    • Caro dott. Proietti
      Io non ho affatto il mito dell’oggettività. Dopo anni di duro lavoro, in modo conseguente, forse del tutto occasionale, mi sono trovato ad aver indici ben superiori ai minimi delle mediane richiesti dall’ANVUR.
      Il problema è proprio questo. I commissari chiamati ad applicare regole, nati e cresciuti senza mai doversi guadagnare qualcosa, spesso non hanno condiviso tali regole e le hanno applicate in totale disprezzo non solo delle regole stesse ma, soprattutto, di coloro che, senza mai pensare alle mediane, negli anni hanno semplicemente lavorato non “produrre” attività scientifica ma, semplicemente, per il gusto della ricerca, del confronto con altri colleghi, anche in un semplice processo di revisione di un articolo su rivista.
      Proprio questo è il problema; non il mito dell’oggettività (che pure un minimo di oggettività, almeno nei settori scientifici, dovrebbe esistere) ma la concretezza dell’arroganza: mai sia detto che qualcuno, per qualsivoglia regola, possa sfuggire alle logiche, superiori, di quella che è una autentica casta, forse tra le peggiori.
      La buona fede, nell’università italiana, è morta da molto tempo.
      La speranza per i tanti, come me, che hanno lavorato a testa bassa per anni era quella di avere non un posto da associato o ordinario ma una, ben più misera, targhetta da appendere alle proprie spalle o sul petto per dire che tanto lavoro, forse, ha trovato un minimo riconoscimento (molti ricercatori con elevata anzianità, peraltro, avrebbero concrete perdite economiche nel passaggio ad associato).
      Non esiste oggettività, non esistono regole (oggettive, non oggettive, sorteggi e sortilegi) che possano cambiare un sistema che non ha, non vuole avere, al proprio interno risorse ed anticorpi per uscire da una crisi evidentissima. Crisi che molti non vedono e non vedranno mai realmente.
      Un vecchio maestro, tra i pochi, di quelli che non ci sono più, diceva che le regole sono per chi non sa regolarsi.
      Questa casta non sa e non vuole regolarsi. L’unica regola è incamerare e spartire.
      D’altronde, gli articoli sul sistema di reclutamento apparsi su roars negli ultimi giorni forniscono un quadro, esemplare, del come e perché il sistema universitario italiano sia in questo stato.
      Tra qualche mese avrò il piacere, se lo vorrà, di contattarla direttamente e fornirle ulteriori elementi di questa mia visione pessimista.

    • La sedia, è la sedia, visione globale dell’oggetto. Generalmente è di legno, faggio evaporato, noce nei casi migliori, talvolta di vimini, caso limite, non globale. La sedia serve per sedersi, e se di vimini stride alla pressione dei culi obesi pesanti sempre seduti. Fenomenologia dell’oggetto, già, ma chi si siede? Qui il discorso si fa più difficile, occorre un’analisi più profonda alla luce della quale emerge una verità sconcertante: si siede chi ha la sedia
      – Chi non ce l’ha?
      – Chi non ce l’ha è costretto a stare in piedi. Se ne deduce che inevitabilmente la sedia opera nell’umanità una piccola divisione.
      – Ma chi ha la sedia è gentile e la cede a chi è in piedi?
      – No, chi ha la sedia se la tiene e ci sta comodamente seduto.
      – Ma allora cosa ci rappresenta il prego si accomodi?
      – Prego si accomodi è un modo di dire signorile e democratico, che fa notare le differenze, ma con gentilezza. Meglio sarebbe sostituirlo con, prego, stia pure in piedi. Ugualmente gentile, però più vero.
      – Io la sedia ce l’ho, però sto in piedi
      – No mi dispiace, questo caso non è previsto
      – Come non è previsto? Cercate di prevederlo, perché io sono uno in piedi, con la sedia
      – Bè, allora diciamo che soggettivamente, sei uno di quelli che stanno in piedi, ma oggettivamente…
      Grande Gaber

  8. Credo che il 68 non c’entri col 65. So di ricercatori non ancora sessantenni che sono stati pensionati d’ufficio perché avevano i 40anni di contributi e così si toglievano dal budget universitario. E hanno lasciato vuoti didattici importanti. Di associati, che sarebbero dovuti andare in pensione ai 65, ma hanno firmato in base alla legge Moratti e così possono rimanere fino ai 70 ma coll’obbligo formale delle 120 ore frontali (“tanto ce le facevano fare lo stesso”) . Di ordinari ai quali hanno concesso il fuori ruolo e hanno insegnato praticamente gratis. Nessuno ha detto loro nemmeno ‘crepa!’. Vice versa Mastrapasqua è stato lodato per la sua “saggia” decisione di dimettersi (liquidazione? a quanto ammonta?) e anche ringraziato pubblicamente per i suoi servigi resi allo stato.

  9. Riguardo il testo dei giudizi, ecco un campionamento da tre concorsi vecchio stampo (giudizi individuali, due/tre candidati per concorso), da cui si potrebbe dedurre che, al massimo, la tecnica di descrizione del giudizio rimane la stessa (con più sintesi):

    ha una buona produzione scientifica pertinente al settore XXXXX e dimostra conoscere pienamente i temi assegnati. Significativo e pertinente risulta il Dottorato conseguito presso l’Università di UUUUU.

    ha una buona produzione scientifica pertinente al settore XXXXX ed ha dimostrato una buona conoscenza degli argomenti trattati.

    ha una completa produzione scientifica pertinente al settore XXXXX e sviluppa i temi assegnati in modo completamente soddisfacente dimostrando maturità scientifica.

    presenta produzione scientifica pertinente al settore scientifico XXXXX, dimostra una buona motivazione alle attività scientifiche in corso e dimostra di conoscere in modo competente i temi assegnati.

    ha una consistente e qualificata produzione scientifica pertinente al settore XXXXX . Ha dimostrato buone competenze negli argomenti trattati che sono stati sviluppati in modo esaustivo.

    presenta una qualificata produzione scientifica pertinente con il settore XXXXX, nelle prove sia scritte che orali ha dimostrato una buona conoscenza degli argomenti in ambito sia teorico che pratico.

    —–

    La candidata presenta un curriculum di tutto rispetto ma chiaramente orientato sul versante delle scienze YYYYA come del resto la sua attuale posizione accademica sta a dimostrare.

    Buon livello di pubblicazioni ma scarsa congruenza con il settore disciplinare del presente concorso

    La candidata presenta un curriculum apprezzabile e pubblicazioni di buona qualità ma poco congruenti con la YYYYB.

    Il candidato presenta un curriculum scientifico di ottima levatura e dimostra una grande capacità di ricerca e di analisi in molti campi della YYYYB. In taluni ambiti di studio siamo in presenza anche di un certo livello di originalità.

    Il candidato presenta un curriculum congruente con il settore disciplinare, pubblicazioni per editori e riviste di rilievo nazionale, con alcuni articoli in lingua straniera. Il candidato ha un ottimo profilo per sostenere il presente concorso.

    Il candidato presenta un curriculum ben inserito nell’ambito della YYYYB. Le pubblicazioni sono numerose, riguardano principalmente tematiche collegate a YYYYB2 e risultano di ottima qualità

    ——–

    Ricercatrice matura con produzione scientifica buona.

    Ricercatrice matura, attiva a livello internazionale. I suoi lavori, prevalentemente in collaborazione, sono pubblicati su riviste di buon livello.

    Ricercatrice matura con esperienza internazionale. La sua produzione scientifica `e ampia ed `e pubblicata su riviste internazionali di buon livello.

    Ricercatore maturo con produzione scientifica ampia e di buon livello.

    Ricercatore maturo, affronta temi interessanti, buona la collocazione editoriale.

    Ricercatore maturo la cui produzione scientifica `e molto ampia e di buon livello.

    Produzione scientifica discreta.

    Ricercatrice giovane, svolge le sue ricerche in ZZZZZ.

    Ricercatrice in formazione con una produzione scientifica discreta.

  10. Un commissario può dire che uno o più articoli non sono editorialmente collocati bene se sono stati pubblicati nelle riviste di Fascia A (identificate da qualcuno) senza contare che si tratta di lavori sottoposti a peer-review?

  11. Bisognerebbe sottolineare l’inaffidabilità di alcune commissioni. Cito il caso di quelle di Sociologia economica e del territorio e di Sociologia dei processi culturali. Un esempio per tutti. Una candidata, Edith Pichler, una studiosa trentina che lavora da molti anni in Germania, mi ha scritto per segnalarmi un fatto, non solo curioso, ma significativo e in qualche modo esemplare, che ho verificato.
    E’ stata bocciata con 0 voti su 5 da una delle due commissioni (un commissario ha persino scritto: “I suoi saggi appaiono a volte ripetitivi ed hanno un preminente carattere descrittivo. Mancano di solidi approcci sociologici. Da non prendere in considerazione”). L’altra commissione l’ha abilitata all’unanimità, con parole di lode e di apprezzamento.
    Persino le stesse case editrici sono state valutate diversamente: marginali e non scientifiche da una commissione e serie e importanti dall’altra.
    Ci siamo fatti riconoscere anche in Germania!

  12. Il candidato medio forse no, ma il candidato il cui profilo Scopus era meno completo della media e’ stato svantaggiato, mentre quello che aveva un profilo piu’ completo della media ha avuto un vantaggio. E, anche se il contesto e’ diverso, un pensiero ai polli di Trilussa lo si fa! :-)

    Altro aspetto molto critico di tutta la procedura, gia’ evidenziato da molti altri interventi qui su Roars, e’ che i candidati non hanno potuto calcolare a priori i loro indicatori, non essendo stata messa loro a disposizione la fotografia del dababase utilizzata poi per calcolare gli indicatori forniti alle commissioni.

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