Ci piace ricordarlo così, con le sue parole: «The use of journal impacts in evaluating individuals has its inherent dangers. In an ideal world, evaluators would read each article and make personal judgements». A dirlo era proprio l’inventore dell’impact factor, Eugene Garfield, recentemente scomparso il 26 febbraio scorso. Aveva costruito il suo citation index per offrire alle biblioteche uno strumento per selezionare le riviste da mettere a disposizione dei propri utenti. Nel corso del tempo l’impact factor è stato utilizzato per la valutazione di sistemi, gruppi, istituzioni e singoli ricercatori, allontanandosi molto dalle motivazioni per cui era stato creato, Nonostante sia stato oggetto di critiche feroci e causa di comportamenti spesso poco etici da da parte di editors di riviste, o di ricercatori, l’IF viene ancora utilizzato (impropriamente) in alcune aree disciplinari e anche dall’ANVUR, l’agenzia italiana di valutazione della ricerca (i cui “esperti” riescono persino a sbagliarne la definizione).

I first mentioned the idea of an impact factor in Science in 1955. With support from the National Institutes of Health, the experimental Genetics Citation Index was published, and that led to the 1961 publication of the Science Citation Index. Irving H. Sher and I created the journal impact factor to help select additional source journals.

Eugene Garfield costruisce il suo citation index basandosi sulle leggi della bibliometria (le leggi di Bradford, Lotka e Zipf) per offrire alle biblioteche uno strumento per selezionare le riviste “must have”, quelle che una istituzione doveva avere a tutti i costi per soddisfare i bisogni informativi dei suoi ricercatori.

Nel corso del tempo questo indicatore è stato utilizzato per le valutazione di sistemi, gruppi, istituzioni e singoli ricercatori, allontanandosi molto dalle motivazioni per cui era stato creato, è stato oggetto di critiche feroci e causa di comportamenti spesso poco etici da da parte di editors di riviste, o di ricercatori. Nonostante evidenze empiriche molto nette, l’IF viene ancora utilizzato (impropriamente) in alcune aree disciplinari.

Il 26 febbraio scorso Eugene Garfield è morto. Ci piace ricordarlo così:

E. Garfield: The use of journal impacts in evaluating individuals has its inherent dangers. In an ideal world, evaluators would read each article and make personal judgements … Most individuals do not have the time to read all the relevant articles. Even if they do, their judgement surely would be tempered by observing the comments of those who have cited the work. Online full-text access has made that practical.

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2 Commenti

    • Quella no. Il suo conto in banca sì. Ma persino lui (che aveva tutta la convenienza a vendere la sua merce bibliometrica) non arrivava al punto di spacciarla come pozione magica per valutare seriamente la ricerca. I boccaloni siamo proprio noi italiani.

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