Nei primi giorni dello

Elsevier, infatti, sembra aver concordato con CARE una maschera di selezione  non esattamente cristallina:

  • l’opzione “Gold Open Access” viene presentata come “preferred by funders”, quando si tratta in effetti di un accesso aperto ibrido in double dipping che i finanziatori internazionali non preferiscono affatto;
  • si garantisce che gli autori italiani non verseranno APC quando il contratto CRUI-CARE prevede che gli APC vengano pagati, con solo uno sconto modesto e per di più decrescente nel tempo;
  • si annuncia che saranno le loro istituzioni a pagare gli APC, il che potrebbe essere vero solo se qualche università deliberasse di danneggiare l’erario riservando a questo scopo dei fondi aggiuntivi alle non piccole cifre destinate agli abbonamenti;
  • l’opzione alternativa viene presentata come “Subscription”: la via verde dell’autoarchiviazione,  una forma di accesso aperto con il difetto di non comportare entrate aggiuntive per Elsevier,  è celata in un link dal titolo non esattamente chiaro;
  • e infine, con una spinta neppure particolarmente gentile, la prima opzione, quella del double dipping, appare preselezionata.

È facile immaginare che un ricercatore appena un poco distratto sarà indotto a scegliere il double dipping, per poi scoprire che, in mancanza di fondi ad hoc, dovrà sacrificare a Elsevier parte dei suoi finanziamenti destinati alla ricerca; e che i distratti, se numerosi,  cercheranno di convincere le proprie istituzioni a pagare per loro, così che, dopo aver scelto il double dipping senza volerlo, indurranno università ed enti di ricerca a fare lo stesso,  sempre senza averlo voluto, in una catena di irresponsabilità generale a tutto vantaggio di Elsevier.

Nutrendo questo timore, auspichiamo che il gruppo CRUI-CARE, le cui prestazioni sono offerte alle università italiane a titolo oneroso,  faccia valere il contratto per ottenere da Elsevier una comunicazione più chiara, così da non indurre i ricercatori a scelte che potrebbero trovarsi o a pagare personalmente, o a far pagare a caro – e anacronistico – prezzo alle loro istituzioni.

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7 Commenti

    • CARE, acronimo di Coordinamento per l’Accesso alle Risorse Elettroniche, è un gruppo istituito presso la Crui per intraprendere e concludere negoziazioni collettive con gli editori. Dal momento che la Crui è un’associazione privata, le università possono trar profitto dai lavori di questo gruppo sono aderendovi a titolo oneroso. I servizi di CARE, in altre parole, sono un bene di club. L’esborso nei suoi confronti dovrebbe essere giustificato dalla circostanza che gli esperti negoziatori di CARE dovrebbero concludere contratti assai più vantaggiosi di quelli che le università concluderebbero separatamente, una per una, con Elsevier e i suoi simili.

      Il denaro che però circola in questo gioco è solo pubblico: sono infatti le università che finanziano CARE e che pagano, a vario titolo, gli editori, una volta che hanno aderito ai contratti negoziati per loro.

    • Le mie domande non partivano da una conoscenza zero. Mentre le mie capacità di ragionamenti economici sono quelli della spesa quotidiana. La Crui (=Conf.Rett.Univ.It.) è privata ma viene sovvenzionato da ….. (qui ci vuole la risposta chiara, come dovrebbe essere chiaro che la Crui rappresenta e tutela le università). Il Care è emanazione della CRUI, quindi è finanziato con … e da …. Il Care vende i suoi prodotti a … chi l’ha finanziato, anche se indirettamente? Sì o no? Se poi quello che produce il Care è più vantaggioso per le università messe insieme, tanto meglio, restituisce o cede gli interessi a ….? oppure li rivende a …? La definizione dei termini è corretta? Ma forse mi sbaglio.

    • La Crui è finanziata dagli atenei associati tramite le quote associative (https://www.crui.it/la-crui/statuto.html art. 13) ma può ricevere anche donazioni e finanziamenti da terzi (per un esempio si veda http://www2.crui.it/crui/bilanci_crui/CRUI_Bilancio_esercizio2017.pdf p. 13).

      Care è finanziato da ciascuna università socia che desidera aderire in tutto o in parte ai contratti collettivi da essa negoziato (http://www2.crui.it/crui/amm_trasparente_crui/Scheda_Analisi_Aree_CRUI_CARE.pdf). Questo servizio è un servizio di club perché è distribuito collettivamente (a tutti gli aderenti) ma esclusivamente (cioè non vi è ammesso chi non paga).

      Tutto questo denaro, essendo prevalentemente degli atenei, viene però dalle imposte dei cittadini in generale e dalle tasse degli studenti in particolare. Il suo esborso dovrebbe essere giustificato dalla circostanza che l’associazione privata offrirebbe, al pubblico, dei servizi vantaggiosi – quali l’accesso alle riviste con un risparmio derivante dalla contrattazione collettiva anziché individuale. La materia del contendere è se il contratto collettivo con Elsevier, che comporta a monte e a valle l’esborso di denaro pubblico, a favore di Crui-Care, in minima parte, e di Elsevier, in massima parte, sia o no un servizio vantaggioso (http://aisa.sp.unipi.it/doubledip/).

  1. CARE ha fatto fino ad ora un ottimo lavoro, standardizzando i contratti e creando un gruppo di acquisto compatto, secondo il modello JISC tanto invocato in anni passati. Per questo si fatica a comprendere questa “coda” contrattuale sulle APC, che io personalmente giustifico in quanto tentativo di porre un tetto, noto e chiaro, alle APC. Il risultato però è tutt’altro che entusiasmante, la procedura contorta e non esente da dubbi, e il tutto appare più che un modello piuttosto un esempio da evitare.
    CARE tutela le università consorziate, certamente, il prezzo migliore è ottenuto perchè diversi/molti/tutti gli atenei che sono interessati a un prodotto vengono rappresentati collettivamente da CARE. I costi di adesione variano a seconda della quantità di contratti sottoscritti: stesso principio animatore di CIPE buonanima, meno la quota istitutiva del consorzio CIPE stesso… I fornitori stranieri odiano aver a che fare con la burocrazia italica e cercano sempre un rappresentante unico di zona: quindi, il vantaggio di avere un contraltare nazionale è anche saltare un intermediario commerciale. Se si desidera sapere di che cosa stanno parlando, non necessariamente oggi, si veda http://www.crui-risorselettroniche.it/tabella/

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