Da tempo, Roger Abravanel rimprovera all’Italia di essere il paese delle raccomandazioni, delle clientele, delle famiglie e delle oligarchie. Secondo lui, dovremmo prendere esempio dal rigore meritocratico di Lee Kuan Yew, padre fondatore di Singapore, un paese in cui la meritocrazia è scolpita nella stessa Costituzione. Non per niente, a “Lee’apore” (significativo soprannome di Singapore) l’attuale primo ministro è il figlio maggiore di Lee Kuan Yew. Ma non solo: la nuora di Lee Kuan Yew è capo di una holding statale, il cui portfolio vale 117 miliardi di dollari, la figlia è direttore del National Neuroscience Institute e l’altro figlio è stato a capo della Singapore Telecommunication e della Civil Aviation Authority, entrambe controllate direttamente o indirettamente dal governo.

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Abravanel: con la meritocrazia l’Italia si può cambiare: così si intitola su Linkiesta un articolo di Fabrizio Patti che fa la cronaca di un incontro del 17 marzo scorso a cui hanno partecipato l’ex-dirigente McKinsey Roger Abravanel e Renzo Noceti, partner di Key2People, società italiana di head hunting.

Il tema è la (mancanza di) meritocrazia in Italia. Un primo dato è sicuramente positivo.  Nel suo libro “Meritocrazia”, Abravanel era riuscito nella notevole impresa di citare il padre del termine, Michael Young, senza informare i suoi lettori che la parola meritocracy era stata coniata con una valenza negativa, nell’ambito di una di quelle “utopie negative”, ricorrenti nella letteratura inglese (Abracadabranel! L’università fantastica di CorriereTV). Questa volta (avrà letto Roars o è bastata Wikipedia?), Abravanel ricorda che “quando il termine fu coniato, negli anni Cinquanta, dal laburista inglese Michael Young, aveva un significato negativo”.

Abravanel ci spiega anche che

Il nostro problema non è macroeconomico, né di livello di debito. È un problema sociale – analizza Abravanel -. Noi siamo un Paese che ha creato un impero romano creato sulla leadership e sul coraggio di persone straordinarie e che nel Rinascimento ha saputo valorizzare i migliori.

La meritocrazia come filo rosso che corre dall’Impero Romano fino al Rinascimento: una chiave di lettura affascinante, ma il meglio deve ancora venire:

Le ragioni di questo distacco, per Renzo Noceti, vanno cercate in tre passaggi storici: «nell’Unità d’Italia», perché l’aver imposto manu militari la relazione di appartenenza con un territorio ha reso estranei gli italiani alla cosa pubblica. «Nel fascismo», perché «ha generato l’aspettativa per cui ce n’è uno che provvede a tutto e gli altri lo guardano. Coloro che gestiscono le nostre aziende si sono formati in contesti educativi fascisti e fanno fatica a emanciparsi». Infine «gli anni di piombo. Non ci rendiamo conto dell’importanza di questa fase. Dopo che erano già arrivati i Beatles, in Italia è avvenuto quello che è avvenuto e nessuno ha potuto mettere in discussione nulla perché tutto è diventato una questione di sangue».

Da Cavour a Renato Curcio passando per i Beatles: un’analisi psico-storico-culturale da far impalidire “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” di Max Weber.

I pignoli osserveranno che il fascismo è caduto settantanni fa. Ma sono dettagli che non intaccano la grandiosità dell’affresco storico.

Chi legge tira un sospiro di sollievo quando Abravanel riporta il discorso sul piano dei numeri:

«Il merito si misura con i voti – argomenta Abravanel – . E in Italia i voti non vogliono dire niente. ci sono settecento 100 e lode alla maturità in Calabria e 26 in Lombardia.

Un dato veramente impressionante: i 100 e lode in Calabria sono 27 volte di più che in Lombardia.  Se poi si considera che la popolazione della Lombardia è circa cinque volte quella della Calabria, ne segue che – a occhio e croce – la percentuale di lodi in Calabria viaggerebbe su valori 100 volte maggiori che in Lombardia [85 volte, se – più correttamente – si tiene conto delle popolazioni scolastiche invece che della popolazione complessiva].

In effetti, ci sembra di ricordare di aver letto  articoli che sottolineavano il proliferare di lodi in alcune regioni meridionali. Un momento, però. Va bene tutto, ma quasi due ordini di grandezza sono veramente troppi.  Vuoi vedere che ci troviamo di fronte ad una svista?

D’altronde, Abravanel è lo stesso che, non più di due mesi fa sosteneva che i fuori corso esistono solo in Italia. Eppure, per verificare come stanno le cose, sarebbe bastato un browser ed un pizzico di Google.

Per nostra fortuna, anche in questo caso il fact checking non è difficile.  Con una ricerca su Google rintracciamo il comunicato stampa 280714 del MIUR relativo alla Maturità 2014, in fondo al quale è possibile scaricare un file con gli esiti degli esami.

 

CentoLode2014Basta una rapida occhiata per verificare che

  • I 100 e lode in Calabria sono 195 e non 700 come riportato nell’articolo di Linkiesta (ad essere 700, semmai, sono quelli della Puglia);
  • Quelli della Lombardia sono 157 e  non 26.

Si sarà confuso Abravanel oppure sarà stato l’autore dell’articolo, Fabrizio Patti, a riportare infedelmente le frasi tra virgolette? In tutta sincerità, vista la surreale comicità che pervade i virgolettati dell’articolo, ci viene il sospetto che Patti, non potendo o non volendo criticare apertamente, abbia preferito essere perfidamente fedele all’originale.

Bisogna però ammettere che per Abravanel il “continuous improvement” è uno stile di vita. Colmando quella che era una notevole lacuna del suo libro Meritocrazia, adesso, quando parla in pubblico, ha l’accortezza di precisare che il termine “meritocrazia” era nato con un accezione negativa. Non solo, ma a distanza di una decina di giorni dall’incontro organizzato da Linkiesta, ha scritto un articolo in cui cita correttamente anche le percentuali di 100 e lode alla maturità: “la maturità che continua a sfornare al Sud il doppio dei cento e lode che al Nord” (Il merito al governo modello Singapore).

L’occasione di tornare sulla riforma meritocratica dell’istruzione gli è stata offerta dalla morte di Lee Kuan Yew, il “padre fondatore” di Singapore, nazione di cui è stato primo ministro per ben più di 30 anni, dal 1959 al 1990.

AbravanelSingapore
Pur avvertendoci che “Singapore non è una democrazia, e il suo sistema politico non può essere un modello per il mondo occidentale”, Abravanel non nasconde la sua ammirazione per una nazione che, a partire dalla stessa Costituzione, stabilisce la meritocrazia come un principio fondamentale. Due le leve fondamentali: il rispetto della legalità e il sistema educativo.

Abravanel, che da sempre critica l’Italia come il paese delle raccomandazioni, delle clientele, delle famiglie, delle caste, delle corporazioni, delle oligarchie, delle mafie, sembra aver  trovato a Singapore quel paradiso della meritocrazia che da sempre va cercando.

Evidentemente, a Singapore, le famiglie e le oligarchie non contano, grazie al rigore inflessibile del compianto Lee Kuan Yew. Con qualche eccezione:

  • His elder son, Lee Hsien Loong, is the current prime minister;
  • his wife, Ho Ching, in turn is the CEO of Temasek Holdings, the sovereign wealth fund which controls much of Singapore’s major corporations such as Singapore Airlines and SingTel [Singapore Telecommunications].
  • Lee Kuan Yew’s daughter, Lee Wei Ling, is director of the National Neuroscience Institute.
  • His other son, Lee Hsien Yang, was chief executive officer of Singapore Telecommunications from May 1995 until April 2007. He was appointed the chairman of the Civil Aviation Authority of Singapore in 2009.

Una “meritocrazia a conduzione familiare“? A dire il vero, chi ha provato a parlare di nepotismo è stato costretto a ritrattare. I media che gufano non hanno vita facile a Singapore (150-ma su 175 nazioni nel  Worldwide Press Freedom Index 2014), tanto è vero che

Reporters Without Borders (RSF) wrote an open letter to urge Lee and other top officials of the Singapore government to stop taking ‘libel actions’ against journalists.

Preoccupazioni forse eccessive quelle di RSF, dato che il sistema giudiziario di Singapore è al di sopra di ogni sospetto. Chi ha provato a metterne in dubbio l’imparzialità, come il giornalista britannico Alan Shadrake, è stato imprigionato per sei settimane e costretto a pagare un’ammenda di 20.000 dollari.

Di nuovo, per reperire queste informazioni bastava una veloce ricerca su Wikipedia che, a riguardo di Lee Kuan Yew, riporta le critiche di chi lo accusa di aver reso Singapore una Disneyland with the death penalty”, curtailing civil liberties (public protests, media control) and bringing libel suits against political opponents“. Come ha scritto la Stampa,

Il «modello Lee» …  aveva anche un lato oscuro: la sistematica persecuzione del dissenso e dei rivali politici, nonché una censura mediatica capillare.

freedomofthepress

E vabbè. Anche questa volta, l’esempio di Abravanel non era dei più felici e, per rendersene conto, bastavano un browser e due clic.

Provaci ancora, Roger, verrebbe da dire a mo’ di incoraggiamento.

Una cosa, però, va riconosciuta. Ogni qual volta pontificano sull’istruzione, gli “esperti della meritocrazia” ci convincono senza ombra di dubbio che la mancanza di meritocrazia è un problema reale. Dopo aver letto i loro sermoni, conditi di numeri ed  esempi storico-geografici improbabili, chi potrebbe negare che è giunta l’ora di cambiare? Per selezionare persone all’altezza è urgente iniziare a valutare severamente la competenza e  la diligenza con cui svolgono i loro compiti.

E se dobbiamo essere esigenti a tutti i livelli, perché non cominciare proprio dai cosiddetti “esperti”?

 


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15 Commenti

  1. L’osservazione che Singapore è un paese in cui la meritocrazia è scolpita nella stessa Costituzione mi fa quasi ridere indipendentemente dal “tengo famiglia” di Lee Kuan Yew. Piuttosto mi sembra che faccia “pendant” con l’art 1 della nostra Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

    • Ma come si può pensare di paragonare la “meritocrazia” all’art,1 della nostra Costituzione? Paragonare gli alti tassi di disoccupazione e quelli basi di occupazione con il nepotismo di Lee, per inferirne il targhe to degli ideali delle rispettve costituzioni è qualcosa di … è … proprio un paragone alla Abraval.

  2. Guardiamo all’indice di Gini di Singapore: è uno dei più alti al mondo.
    Se è questo lo sviluppo, se sono queste le competenze della vita di cui parla RA, meglio essere incompetenti e sotto-sviluppati.

  3. Mi sembra naturale cercare di “sistemare bene” i figli. Credo che succeda da ogni parte del mondo.

    Il problema è capire che si possono “sistemare bene” i figli anche in ambienti diversi dal proprio. In Italia non è facile, sopratutto dove l’economia è stagnante.

    Mia madre, che insegnava tecnica bancaria in un ITC, ha “sistemato bene” molti suoi studenti ragionieri in banca. E voleva che anche io studiassi ragioneria. Mio padre (che come mia madre era ragioniere e poi laureato in Economia) era contrario ad un educazione “da ragioniere”.

    E cosi ho fatto il liceo scientifico, ma poi ho dovuto arrangiarmi con enorme fatica. Forse se mia madre non fosse morta quando facevo il terzo anno di università (laurea in Fisica) mi avrebbe consigliato molto meglio sulla scelta del relatore di tesi. E forse, dopo la laurea, avrei dovuto seguire il consiglio di mio padre di entrare in banca (come lui e mio nonno).

    Ma ormai sono passati 25 anni ed i molteplici colpi bassi che ho ricevuto dall’ambiente diverso che ho scelto li ho dimenticati…quasi.

  4. @Calogero Massimo Cammalleri
    Su questo blog non è infrequente incontrare validissimi commentatore con scarso senso dell’ironia. Il senso dell’ironia o lo ha o non lo hai. Il problema è che quando non lo hai ti prendi troppo sul serio. “No problem”. Con simpatia. Nicola Ferrara

  5. Certo che però il numero delle lodi da un po’ a pensare: ho provato a raffrontarlo con gli iscritti totali alla Scuola Secondaria nel 2013 (http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_SCUOLESECOND2 : non sono riuscito a trovare i dati dei maturandi ma credo che quello degli iscritti sia sufficientemente indicativo) e ne sono uscite delle percentuali interessanti: ai primi cinque posti stanno Puglia (0,32 %), Umbria (0,26), Marche 0,20), Molise (0,20) e Calabria (0,19). Le 5 “peggiori” sono: Lombardia (0,04! 8 volte meno della Puglia),prov. di Trento, Friuli, Veneto e Liguria. Le restanti 9 (manca il dato di Vd’A e BZ) sono sgranate. Colpisce la netta polarizzazione, che farebbe supporre un profitto peggiore da parte degli studenti del Nord rispetti a quelli del Centro-Sud, con differenze percentuali notevoli. Considerando che il voto alla maturità influisce nei concorsi d’ammissione nei corsi a numero chiuso, una riflessione s’impone.

  6. La battaglia in difesa della meritocrazia in Italia sta assumendo dei contorni francamente sospetti, da crociata ideologica. Da che io ricordo (ho 56 anni e mi occupo di ricerca pubblica da oltre 30) le pubblicazioni scientifiche venivano sempre valutate nelle richieste di finanziamento o nei concorsi. Viene da chiedersi se dietro il furore ideologico attuale non ci sia l’intenzione di distruggere la scuola e l’università pubbliche o di difendere qualche pasticcio.

  7. Per il professor De Nicolao: si possono reperire dati più analitici sull’esame di maturità? Potrebbe essere utile avere il dato riguardante i licei e quelli riguardanti i centri cittadini. Ho provato a cercare sul sito del MIUR ma senza successo, forse per mia imperizia. Grazie.

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