Segnaliamo le prese di posizione della Società Italiana di Filosofia Teoretica e della Società Italiana di Storia del Diritto sulle procedure per le abilitazioni scientifiche nazionali.

Documento del Consiglio direttivo della Società italiana di Filosofia teoretica

Con la pubblicazione della classificazione delle riviste considerate scientifiche può dirsi in sostanza concluso il lavoro dell’ANVUR ai fini della definizione dei criteri e dei parametri per i “settori non bibliometrici” in vista delle prossime abilitazioni scientifiche nazionali. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. L’ANVUR stessa è stata costretta a riconoscere pubblicamente che il lavoro è stato frettoloso e insufficiente. Molte Società scientifiche stanno assumendo o hanno assunto da tempo posizioni duramente critiche: una trentina di Consulte dell’area 10, l’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, la Conferenza permanente delle Facoltà e Scuole di Medicina e Chirurgia, la Società di Storia delle Matematiche, la Società Italiana degli Economisti e altre, tra cui, a suo tempo e forse per prima, la nostra Società.

Anche al di fuori delle Società e talvolta in contrasto con quelle di pertinenza, studiosi di prestigio – ormai anche chi è stato interno alle scelte che hanno guidato alla costituzione dell’ANVUR – si sono espressi con assoluta durezza contro i criteri messi in campo dall’ANVUR. Vi sono al momento tre ricorsi in sede giudiziaria contro le procedure avviate. Altri sono annunciati. Dal CUN alla CRUI si chiede chiarezza sulla normativa e trasparenza sui criteri. Una mozione parlamentare bipartisan chiede di rivedere l’intera applicazione del criterio della mediana, imputando all’ANVUR l’uso di metodologie improprie. Se la classificazione delle riviste come “scientifiche” ha avuto esiti grotteschi, la stessa classificazione delle riviste di “fascia A” ha prodotto clamorose esclusioni; l’ANVUR ha dovuto annunciare “integrazioni” prive di ogni validità normativa e foriere di nuovi problemi giuridici in rapporto ai calcoli delle mediane già effettuati. In breve, come è stato denunciato da molti e dalla SIFIT con larghissimo anticipo, abbiamo a che fare con un meccanismo dagli effetti palesemente indifendibili e che più nessuno sembra essere in grado di controllare.

 

Ricordiamo che la SIFIT ha contestato già in relazione alla VQR, in modo analiticamente argomentato, l’uso stesso della classificazione di riviste per la valutazione. Le considerazioni che seguono illustrano la aleatorietà e l’incongruenza degli strumenti messi in opera dall’ANVUR in relazione alla classificazione delle riviste di fascia A per l’Abilitazione scientifica nazionale, metodica che aggiunge alle manchevolezze di principio di tale strumento scelte non comprensibili. La recente risposta dell’ANVUR stessa ad un esposto della Direzione di una rivista esclusa da tale fascia fa venire alla luce ora, al di là del caso specifico di questa rivista, aspetti generali delle procedure adottate che non possono non dettare sconcerto. E che sono alla base, insieme al modo in cui è stata condotta in area 11 la stessa classificazione delle riviste per la VQR, di un risultato di classificazione largamente discutibile, con inclusioni ed esclusioni poco giustificabili, alle quali si unisce, come è stato sottolineato in particolare per le riviste non italiane, la messa in ombra di interi orientamenti di ricerca, mentre altri vengono privilegiati.

 

Al circostanziato esposto di cui sopra è stato fornita in data 26/9/2012 la seguente risposta:

 

Nell’esposto presentato vengono considerate congiuntamente le valutazioni espresse sul “Giornale di metafisica” dal Gev dell’Area 11, in funzione della VQR, e dal Gruppo di Lavoro della stessa area, in funzione delle Abilitazioni nazionali.

 

I due aspetti devono invece essere rigorosamente distinti. Le valutazioni relative alla classificazione della rivista sulla base di un esame intrinseco dei suoi contenuti e della sua storia sono state fatte dal Gev. Entro il 25 giugno u.s. al Gev poteva essere presentato ricorso per una revisione di tale valutazione.

 

La valutazione del Gruppo di Lavoro dell’area 11 – si ripete, funzionale alle Abilitazioni nazionali, non alla VQR – come è chiarito del verbale pubblicato a conclusione dei lavori non consisteva nel riesame delle argomentazioni addotte dal Gev, ma in una ricollocazione rispetto alla fascia A delle riviste di area 11 in base ai seguenti criteri: 1) unanimità o chiara prevalenza dei giudizi espressi, su richiesta dell’Anvur, dalle associazioni scientifiche di categoria; 2) confronto con la valutazione espressa dal Gev; 3) eventuale ricorso, in caso di necessità, a un indicatore internazionale.


Nella fattispecie del Giornale di metafisica, si sono pronunciate quattro Società filosofiche, tutte a favore della fascia B, confermando la valutazione Gev.

L’indicatore internazionale utilizzato è stato l’ERIH dell’European Science Foundation, che classifica (sulla base della tipologia, non del merito) il “Giornale di metafisica” come NAT, rating che il Gruppo di Lavoro non ha ritenuto sufficiente per modificare verso l’alto, con un forte indice di internazionalizzazione, riviste valutate come non A dai Gev e dalle Società scientifiche. Al di là di ogni nuova considerazione contenutistica del valore del “Giornale di metafisica”, non sussistono quindi criteri formali per classificarla in fascia A ai fini delle prossime Abilitazioni nazionali.

 

Distinti saluti.

Il Gruppo di Lavoro dell’Area 11

 

Questa risposta lascia del tutto esterrefatti. Si apprende in primo luogo che il GdL ha ritenuto di non dover operare alcuna “considerazione contenutistica”. E’ inevitabile chiedere quale normativa o quali direttive abbiano indotto il GdL a ritenere che il suo compito fosse una considerazione di tipo “formale” (di cui si dirà in seguito). Il DM 76 prevede che “Per ciascun settore concorsuale di cui al numero 1 l’ANVUR, anche avvalendosi dei gruppi di esperti della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) e delle società scientifiche nazionali, effettua una suddivisione delle riviste su cui hanno pubblicato gli studiosi italiani in tre classi di merito”. Nulla si dice circa un carattere “formale” di tale procedura, mentre invece (allegato B) viene specificato quanto segue:

 

“le riviste di classe A sono quelle, dotate di ISSN, riconosciute come eccellenti a livello internazionale per il rigore delle procedure di revisione e per la diffusione, stima e impatto nelle comunità degli studiosi del settore, indicati anche dalla presenza delle riviste stesse nelle maggiori banche dati nazionali e internazionali”.

 

La considerazione di tipo “formale” risulta, dalla risposta del GdL, essere consistita

 

in una ricollocazione rispetto alla fascia A delle riviste di area 11 in base ai seguenti criteri: 1) unanimità o chiara prevalenza dei giudizi espressi, su richiesta dell’Anvur, dalle associazioni scientifiche di categoria; 2) confronto con la valutazione espressa dal Gev; 3) eventuale ricorso, in caso di necessità, a un indicatore internazionale”.

 

Si fa rilevare in primo luogo la contraddizione, grottesca e imbarazzante per chi l’ha scritta, tra l’affermazione secondo cui valutazione del GEV per la VQR e quella del GdL sarebbero “aspetti [che]devono invece essere rigorosamente distinti” e quella secondo cui il lavoro del GdL è stato “una ricollocazione” (dunque, pare di capire, la revisione di una collocazione, quella del GEV per VQR) basata anche sul “confronto con la valutazione espressa dal Gev”. E’ evidente a tutti, tranne che a chi ha scritto queste cose, che basare la riconsiderazione di una lista per un terzo sulla lista stessa è un cortocircuito logico e procedurale. Evidentemente dei tre pretesi “criteri” in tal modo ne sopravvivono due. Vediamo quali.

 

1) I “giudizi” delle Società scientifiche

 

Non è dato sapere quali Società si siano pronunciate e in quale forma siano stati chiesti giudizi. Alla SIFIT risulta una lettera del Presidente Fantoni del 20 giugno cui è stata allegata una tabella excel da compilare, con due colonne: “rivista scientifica – SI/NO”, “proposta per la fascia A – SI/NO”. Dunque non si capisce in che modo delle Società si siano espresse “a favore della fascia B”, se la “consultazione” è stata svolta in questi termini. Se è stata svolta invece in termini diversi, richiedendo espliciti pareri su specifiche riviste, la SIFIT non è stata in alcun modo informata di ciò né coinvolta. Il motivato e argomentato rifiuto della SIFIT a fornire ranking di riviste non potrebbe giustificare una tale esclusione, che già in linea di principio danneggerebbe le riviste che al settore di Filosofia teoretica fanno riferimento.

L’impressione è che le Società si siano limitate a ribadire le indicazioni di fasce di riviste richieste per la VQR, per le quali in area 11 le indicazioni erano state di limitarsi a pochissimi titoli. Certamente alcune Società risultano non direttamente competenti per determinate riviste, e sicuramente non hanno inteso esprimersi su di esse non includendole tra quelle non privilegiate nel loro ambito. In ogni caso tale procedura costituisce una contrattazione più che una consultazione, priva di ogni riferimento a criteri di merito. Si desidera conoscere quali Società si siano espresse, in quali modi, sulla base di quali richieste, se vi sia stato un coinvolgimento dei rispettivi Consigli direttivi. L’art. 11 della delibera 50 del 21.06.12 indica (capo 5) l’8 luglio come scadenza per la trasmissione del parere da parte delle società consultate, il cui elenco (capo 8) è destinato ad essere pubblicato sul sito dell’ANVUR (dove ancora non è apparso). Altre società sono state consultate oltre questa data? Quali? A qual fine? Perché la SIFIT no?

 

2) Il ricorso a un indicatore internazionale

 

L’indicatore cui si afferma di aver fatto ricorso è la classificazione ERIH delle riviste. Su di essa vanno osservate almeno due cose.

 

A) La classificazione ERIH non vuole programmaticamente essere né un ranking né un rating (“The difference between the categories, as has been stressed in numerous statements of the Standing Committee for the Humanities (SCH) and ERIH Steering Committee, is not of quality but of kind”), ma una tipologia. La risposta del GdL nella stessa frase riconosce in parentesi che si tratta di una classificazione “sulla base della tipologia, non del merito” e parla poi del “rating NAT”, non sufficiente “a modificare verso l’alto” la classificazione in fascia A (che è un ranking). Tutto ciò è indice di una confusione non tollerabile in chi deve decidere questioni di tale delicatezza.

B) Il ricorso ad “indicatori” non può svolgersi, se si conserva un minimo di serietà nel lavoro, senza una se pur sommaria verifica della loro adeguatezza, altrimenti gli indicatori non costituiscono criterio, ma il loro contrario. La lista ERIH è stata ampiamente discussa, e risulta del tutto inaffidabile rispetto alle riviste italiane; ma questa circostanza passa qui addirittura in secondo piano se si considera che tale lista è stata ampiamente ignorata dallo stesso GEV e – di conseguenza – dallo stesso GdL nella stragrande maggioranza dei casi. Delle 37 riviste di filosofia italiane collocate in fascia A per l’abilitazione dall’ANVUR (e dunque dal GdL) risultano infatti in ERIH: 20 del tutto assenti, 13 classificate NAT, 4 classificate INT2 (tra le riviste assenti in ERIH una è classificata ISI, criterio spesso considerato dirimente!). Inoltre, due riviste classificate INT2 in ERIH sono del tutto assenti (neanche in fascia B) nella classificazione VQR. Dunque la classificazione ERIH risulta priva di alcuna correlazione con le classificazioni VQR e quelle per l’abilitazione e quindi non ha svolto alcun ruolo in esse. Appellarsi ad essa come indicatore da utilizzare “in caso di necessità” è di nuovo contraddittorio e grottesco.

 

Nel complesso, tutti e tre i criteri indicati rivelano in ogni caso che il GdL ha programmaticamente rinunciato ad ogni valutazione di merito, abdicando interamente alle sue funzioni, ad ogni assunzione di responsabilità, mascherando questa rinuncia dietro l’utilizzo di presunti “dati di fatto”, espressione soltanto di discutibili valutazioni soggettive, quali sono le liste GEV, i pareri delle Società, la lista ERIH. La procedura si è svolta prescindendo del tutto da un “riesame delle argomentazioni addotte dal Gev” nello stesso momento in cui si afferma che il lavoro del GdL è del tutto distinto da quello per la VQR. Questo, seppure espresso in maniera confusa, può significare e significa evidentemente solo che “un esame intrinseco dei […] contenuti delle riviste è stato lasciato esclusivamente a quanto svolto dal GEV per la VQR. Una tale decisione non può avere alcuna giustificazione né normativa né rispetto alla correttezza e al buon senso, ma può trovare solo una spiegazione nella fretta e nell’improvvisazione.

 

Che una procedura che deve decidere dei destini professionali di molti studiosi si svolga in questo modo è motivo di sconcerto e di profonda preoccupazione e non fa onore all’Università e al mondo della ricerca in Italia.

***

L’Assemblea della Società Italiana di Storia del Diritto, riunita il 4 ottobre 2012 presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza” ha deliberato quanto segue:

Sintesi delle proposte approvate dall’Assemblea

 

A)    Si chiede un nuovo decreto ministeriale che stabilisca con certezza l’autonomia di giudizio delle Commissioni per l’abilitazione e la possibilità di prescindere motivatamente dalle mediane.

B)    Si chiede di non applicare né alla valutazione della qualità della ricerca né alle procedure di abilitazione la classificazione delle riviste in fasce, tali da configurare una gerarchia. L’unica distinzione possibile è quella tra riviste scientifiche e non scientifiche.

C)    Si chiede di prevedere per il lavoro delle Commissioni un termine congruo all’impegno complesso che le valutazioni di merito comportano, proprio perché l’automatismo delle mediane non è accettabile. È necessaria una proroga rispetto a quanto stabilito dalle norme di legge.

D)    Si chiede – qualunque sia l’esito delle discussioni in corso sulle regole da applicare alle abilitazioni – una nuova normativa che riguardi, d’ora in avanti, la valutazione della operosità scientifica dei docenti di prima fascia, anche ai fini del sorteggio per le Commissioni. Questa valutazione dovrebbe essere affidata al CUN, quale organo rappresentativo delle comunità scientifiche.

Documento approvato dall’Assemblea

 

La procedura della Valutazione di Qualità della Ricerca (VQR), avviata ormai da più di un anno, si è svolta in modo non trasparente, in più casi senza tener conto delle proposte e dei rilievi espressi dalle comunità scientifiche. Si è introdotta una classificazione delle riviste con valore retroattivo. Si è attribuito ai Gruppi di Esperti per la Valutazione (GEV) il potere di stabilire quali riviste fossero da considerare scientifiche e secondo quale gerarchia. Attraverso i GEV, l’ANVUR, organo che dipende dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ha così fissato criteri di giudizio circa i risultati dell’attività scientifica. In qualche caso si sono aggiunti ulteriori elementi di approssimazione e di non trasparenza: ciò è avvenuto per la classificazione delle riviste romanistiche, affidata ad esperti stranieri designati senza aver consultato in alcun modo la comunità scientifica, con esiti ampiamente criticati nelle consultazioni successive promosse dalla Società italiana di Storia del Diritto.

Ugualmente, la definizione di criteri di valutazione da parte di un organo che dipende dal governo si è riproposta per le abilitazioni. Anche qui è stato introdotto con effetti retroattivi un ranking delle riviste, ai fini della determinazione di uno dei criteri di ammissione al sorteggio per le Commissioni e di uno dei criteri di giudizio nell’ambito delle abilitazioni. Occorre sottolineare che, al di là delle singole applicazioni, il concetto stesso di una gerarchia tra le riviste in settori per i quali non è calcolabile l’impact factor è metodologicamente errato. Oltre a distorcere i giudizi sul merito dei lavori, la classificazione – come è concepita dall’ANVUR – ha in prospettiva una ricaduta esiziale sulla libertà della ricerca scientifica e dell’iniziativa editoriale. Si favoriscono così alcune riviste a scapito di altre, senza una seria motivazione di merito. In particolare, la classificazione penalizza le riviste interdisciplinari ed è perciò in contraddizione con la comunicazione tra campi di studio diversi, più volte indicata come obiettivo della ricerca italiana.

La disciplina delle abilitazioni, dettata da un Decreto Ministeriale (n. 76, 7 giugno 2012), fissa, sia per l’ammissione al sorteggio sia per il giudizio sui candidati, criteri estrinseci e quantitativi, prevedendo tre mediane: la prima relativa alle monografie, la seconda relativa agli articoli, la terza relativa alle pubblicazioni su riviste di fascia “A”.

L’ANVUR ha più volte corretto la determinazione dei criteri, causando incertezze e disparità di trattamento. L’applicazione della terza mediana (pubblicazioni in riviste di fascia “A”) è stata sospesa per l’area 12, cioè per tutte le discipline giuridiche, in seguito alla presentazione di un ricorso. Questa soluzione, decisa dall’ANVUR, pur rimuovendo un inaccettabile criterio retroattivo, introduce una seria disparità di trattamento tra il campo degli studi giuridici e gli altri settori, creando le premesse per ulteriori ricorsi.

L’ANVUR inoltre ha introdotto un’interpretazione del Decreto Ministeriale n. 76 del 7 giugno 2012, secondo la quale la stessa previsione delle mediane non deve considerarsi vincolante, avendo la Commissione per le abilitazioni una piena discrezionalità quanto ai giudizi. Appare singolare e discutibile che questa determinazione di discrezionalità, così ampia secondo la delibera del direttivo ANVUR del 14 settembre 2012, non sia stata adottata nelle forme di un Decreto Ministeriale, pur essendo confermata informalmente dal Ministro, in una lettera al CUN del 21 settembre. La situazione di incertezza normativa che da tutto ciò deriva (e che in sostanza destituisce il meccanismo delle mediane della funzione selettiva ad esso originariamente attribuita) rischia di dare luogo ad un ulteriore contenzioso circa i risultati del lavoro della Commissione. L’Assemblea della Società Italiana di Storia del Diritto chiede che su questo punto si dettino nuove norme tali da evitare la confusione attuale e sollecita un impegno del Ministro in tale senso.

Affermare che le mediane hanno soltanto un valore indicativo (come il presidente dell’ANVUR ha dichiarato) implica che nel merito tale criterio sia ritenuto non sufficiente – poiché esso fa riferimento ad aspetti puramente quantitativi della produzione scientifica – ai fini di una seria valutazione. Se ciò è vero, non si comprende perché la procedura di valutazione in base alle mediane sia tenuta ferma ed anzi sia considerata inderogabile per l’ammissione dei docenti di prima fascia al sorteggio in vista della composizione della Commissione.

Per quanto riguarda la scelta dei sorteggiabili, tutte le norme fin qui previste sono largamente inadeguate a giudicare la qualità e l’originalità dei contributi agli studi e allo sviluppo delle ricerche che docenti di prima fascia abbiano dato negli ultimi dieci anni. Sarebbe opportuna a tale scopo una profonda revisione del sistema adottato. L’operosità scientifica dei docenti (che rientra nell’adempimento dei loro doveri pubblici) dovrebbe essere periodicamente valutata da un organo rappresentativo della comunità scientifica e non da un’agenzia di emanazione ministeriale. La scelta dei sorteggiabili dovrebbe dipendere da valutazioni periodiche non condizionabili in alcun modo dal potere politico. Valutazioni di questo tipo nel nostro sistema non possono essere formulate se non dal CUN, cui andrebbero affidate effettive funzioni di governo autonomo, in tutte le materie nelle quali entra in gioco la libertà di ricerca e di insegnamento, costituzionalmente garantita.

 

L’Assemblea della Società Italiana di Storia del Diritto chiede una modificazione normativa che proceda in tale direzione.

 

Siamo dunque di fronte, specie nella situazione che si è creata dopo le ultime prese di posizione dell’ANVUR e del Ministro, ad una disciplina contraddittoria che crea le premesse per una gerarchizzazione dei così detti prodotti scientifici, tale da non garantire la qualità ed il pluralismo nell’attività di ricerca. L’affermazione di criteri quantitativi non tiene conto delle peculiarità del sapere umanistico. Più in generale risulta inaccettabile che gli scritti scientifici possano valutarsi non per il loro contenuto, ma per la sede editoriale in cui appaiano.

Ad avviso dell’Assemblea della Società Italiana di Storia del Diritto, l’unica conclusione possibile oggi non può che consistere in un ripensamento complessivo del sistema che si è voluto realizzare e che è contestato dal mondo accademico (si ricordi la presa di posizione della Classe di scienze morali dell’Accademia dei Lincei), dai rettori degli atenei italiani (si veda la recente delibera della CRUI), dalle associazioni rappresentative delle diverse discipline (non solo di quelle dei giuristi; si considerino le vibrate proteste espresse nelle ultime settimane dagli storici della matematica), infine dalle forze politiche (come emerge dalla mozione parlamentare di cui è imminente la discussione).

È necessario che le abilitazioni si svolgano e che l’impegno della Commissione non subisca battute di arresto. Occorre tuttavia garantire un termine adeguato per la lettura e la valutazione qualitativa di tutti i titoli presentati.

Per questi fini solo l’intesa su un meccanismo più ragionevole e garantista, realizzata in base ad un leale confronto tra il Ministero e le associazioni rappresentative delle comunità scientifiche, può fornire la base di una procedura non esposta a paralizzanti ricorsi e regolata da norme condivise. La Società Italiana di Storia del Diritto auspica che ad una tale intesa si giunga tempestivamente.

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6 Commenti

    • il mondo accademico è relativamente piccolo, dopo vent’anni di berlusconismo la società ci considera dei parassiti, nell’immediato non portiamo ricchezza, un’università in preda alle parentopoli danneggia il paese su tempi lunghi, noi non portiamo voti, quindi la politica che ragiona (?) sui tempi brevi della legislatura perché dovrebbe occuparsi di noi?
      se l’Italia tra dieci anni avrà un’università da paese del quarto mondo i danni dovranno essere affrontati da un’altra classe politica, quando questa si godrà la pensione…

  1. Purtroppo molte idee confluite nella legge gelmini provenivano da colleghi di area partito democratico. Purtroppo abbiamo avuto come ministro l’ex compagno mussi che ne ha combinate di tutti i colori. Purtroppo, il berlusconismo e la vita alla isola dei famosi hanno inondato l’intera societa’. Ora governano i poteri forti. Banche e universita’ finanziate dalle imprese. La situazione e’ tragica.

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