Codici ISBN e ISSN errati, citazioni disperse e mancati agganci:
Cosa insegnano le contorte peripezie dei commissari?
Che la sperimentazione sui candidati-cavie genera mostri (e ricorsi).

Il 28 agosto scorso si è chiuso il termine per la presentazione delle domande da parte dei commissari per l’abilitazione scientifica nazionale (ASN). Sul filo di lana, ovvero poche ore prima della scadenza, erano apparsi i cosiddetti semafori, pensati per fornire una “indicazione” di massima a chi aveva fatto domanda. Come si disse a suo tempo, i semafori facevano parte di una strategia dissuasiva, volta a favorire il successivo ritiro delle domande da parte dei commissari sotto mediana e a ridurre il rischio di contenzioso. In effetti, a chi scrive risulta che un certo numero di colleghi ordinari, tutt’altro che improduttivi, davanti alla luce rossa del semaforo hanno preferito ritirarsi piuttosto che avviare il ricorso in opposizione. Per le scienze giuridiche va anche segnalata la beffa ai danni di coloro che non superando la prima (monografie) e la seconda (articoli e capitoli di libro) mediana, si sono ritirati per poi scoprire che superavano la terza mediana (articoli in riviste di classe A), resa nota tardivamente il 23 novembre scorso.

Ciò nonostante, un ampio numero di aspiranti commissari, dopo aver ricevuto la luce rossa e la comunicazione di esclusione hanno proceduto con il ricorso in opposizione presso il DG MIUR. Per quel che riguarda le scienze umane, in moltissimi di questi casi l’esclusione era stata determinata esclusivamente dal mancato inserimento o dall’inserimento errato dei codici ISBN e ISSN che identificano monografie e riviste. Com’è ovvio – infatti – il CINECA ha proceduto alla verifica del superamento delle mediane di un numero cospicuo di aspiranti commissari attraverso procedure automatizzate, senza alcun controllo della correttezza dei dati inseriti. Detto altrimenti: un numero cospicuo di esclusioni sono state determinate da errori materiali nella compilazione della domanda e non dalla mancanza dei requisiti. Anche solo uno spazio o un trattino inserito nel posto sbagliato possono determinare l’esclusione di un prodotto della ricerca ai fini del calcolo delle mediane. Di qui l’elevato numero di ricorsi in opposizione che hanno contribuito a rallentare ulteriormente il già elefantiaco marchingegno dell’ASN. La situazione è ancora più complessa per quanto riguarda le scienze dure (anche note come settori bibliometrici), ove la verifica del superamento delle mediane è strettamente legata alla correttezza e completezza delle informazioni contenute nei database commerciali WoS/WoK e Scopus. I gestori dei database sono stati presi letteralmente d’assalto da parte di aspiranti candidati e aspiranti commissari dopo che costoro avevano riscontrato errori di indicizzazione che avrebbero potuto rivelarsi determinanti ai fini del superamento delle fatidiche mediane. Per non parlare del “mancato aggancio” fra le pubblicazioni presenti nella pagina personale CINECA e i database bibliometrici. Di tutto ciò, della approssimazione della procedura e dei rischi elevatissimi di contenzioso che essa comporta, si è già abbondantemente detto. Tuttavia, le recenti esperienze debbono essere tenute ben presenti in vista del futuro che si sta – con gli stessi modesti strumenti – apparecchiando.

E’ vero che il requisito del superamento delle mediane è tassativo – almeno per bocca del Ministro e del Presidente di ANVUR Fantoni – solo per poter essere sorteggiabili come commissari: per i candidati si tratterebbe di un criterio indicativo e derogabile:

La Commissione può, secondo noi, decidere di concedere l’abilitazione anche candidati che non superino le soglie delle mediane.

Resta però il fatto che, al di là dell’interpretazione che si vuol dare degli artt. 3 e 6 del D.M. 76/2012, il cosiddetto requisito del superamento della o delle mediane costituisce comunque un requisito di importanza tutt’altro che secondaria al fine dell’ottenimento dell’abilitazione. Va infatti ricordato che l’art. 6 del D.M. afferma che l’abilitazione può essere attribuita “esclusivamente” ai candidati che superano gli indicatori quantitativi. Per quanto si possa legittimamente discettare sulla derogabilità del criterio sulla base del complesso del decreto, la terminologia adottata chiarisce in modo inequivoco l’importanza del criterio medesimo, al quale peraltro – secondo l’interpretazione comune dell’art. 3 – si può derogare solo previamente e con equilibrata motivazione. Il quadro non è completo se non si tiene conto della massa straordinaria di domande pervenute, pari quasi a 70.000, che dovranno essere esaminate in tutta fretta dalle commissioni, vista la brevità dei tempi a disposizione per la conclusione della procedura. Non è certo un caso che si siano levate voci che invocano un’applicazione rigida del criterio delle mediane, proprio per ridurre drasticamente la mole di lavoro gravante sui commissari. Non è nostra intenzione qui diffonderci su quanto e come tali scelte possano essere foriere di ulteriore contenzioso, se non per osservare come l’ASN sia stata costruita come una sorta di labirinto in cui qualsiasi direzione si scelga di percorrere si finisce sempre in nelle fauci del Minotauro.

Il punto è un altro. Per gli aspiranti commissari si fece ricorso ai semafori con una conseguente procedura di ricorso in opposizione. Nulla di tutto ciò è ora previsto per i candidati. D’altro canto si sa, per bocca di Stefano Fantoni, che non saranno le commissioni, già oberate di lavoro, a verificare il superamento delle mediane, ma il solito CINECA. E’ ragionevole presumere che il CINECA dovrà elaborare le circa 70.000 domande in modo automatico, con il risultato di riprodurre gli stessi errori già visti per la selezione dei commissari, ma su scala molto maggiore.

Insomma, avremo candidati che affronteranno il giudizio delle commissioni trovandosi a essere classificati al di sotto dei parametri quantitativi a causa di errori nei codici ISSN e ISBN o per il mancato “aggancio” dei lavori presenti sulla pagina CINECA con i database bibliometrici. Per non dire di chi rimarrà vittima di informazioni errate o mancanti. E di tutto ciò non saranno informati, sicché non potranno pretendere la correzione dei dati.

Ora viene da chiedersi: quanti candidati potrebbero in tali condizioni trovarsi respinti e di conseguenza esclusi dalle prossime due tornate di abilitazioni per errori di questa natura? Ma soprattutto, che mole di contenzioso potrà emergere da questa vicenda, una volta che sarà conclusa?

Qualche mese fa un autorevole esponente dell’agenzia di valutazione ha parlato delle procedure di valutazione in questi termini:

la valutazione è un esperimento sociale e non può evitare di produrre effetti non intenzionali, taluni anche perversi

Una confessione profetica: più passa il tempo, più sembra di assistere agli esperimenti di qualche “mad doctor” cinematografico. Che l’ANVUR, vittima più o meno consapevole delle proprie perversioni, voglia oscurare le gesta del Dottor K o del Dottor Mabuse?

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=n-WnY_ZmT9E]

Send to Kindle

30 Commenti

  1. Preoccupazioni condivisibili (e condivise), ma non scomoderei il dottor Mabuse. Come qualcuno richiamava sul blog nei giorni scorsi “non è il caso di spiegare come malizia quello che si può spiegare facilmente come incompetenza”, o meglio, qui, un pizzico di faciloneria burocratico-informatica.
    Si potrebbe invece chiedere che venga implementato un sistema informatico in cui:
    a) si facciano tutti gli incroci di database in automatico,
    b) si mandi una lista annotata a tutti gli aspiranti, e
    c) gli aspiranti che notano errori possano correggerli, indicando l’aggancio corretto.
    Fra l’altro, lo farei per tutti, non solo per i semafori rossi. A nessuno piace di essere sottostimato per uno spazio sbagliato nel codicillo, anche se questo non necessariamente lo porta sotto mediana.
    Onestamente, non credo sia molto difficile da realizzare e nemmeno mi sembra una richiesta di rottura….

  2. Come si fa con i periodi di congedo da sottrarre all’età accademica?
    Anche questi saranno automaticamente presi in considerazione dal calcolatore che verrà inserito sul cineca?
    I periodi di congedo sono inseriti all’interno della domanda di partecipazione, per cui bisogna leggerla per poterli trovare…Mah!

  3. In effetti, se è lo staff tecnico del CINECA a verificare il superamento delle mediane, non si capisce perché non abbiano diritto ai semafori anche i candidati. Così da poter fare appello o decidere di ritirarsi in buon ordine (senza lo stop di due anni), o anche (in tal caso a rischio di stop per due anni) di tentare comunque con la commissione.

  4. Inoltre: abbiamo assodato che le commissioni possono decidere di usare criteri diversi (magari più restrittivi, ma comunque diversi). Quindi comunque lo staff cineca deve aspettare la I riunione della commissione prima di calcolare gli indici?

  5. Ma come fanno le commissioni a decidere di usare criteri diversi? Se ciò fosse potrebbe capitare che secondo il criterio di una commissione di uno specifico settore la maggior parte dei candidati superano i criteri scelti,, secondo i criteri della commissione di un altro settore invece no. Se ne deduce che potremmo avere ad esempio una moltitudine di abilitati docenti di un settore e un numero molto scarno di docenti di un altro settore.
    E come si fa a non sospettare che magari quel numero scarno non sia stato un occulto vincolo imposto da qualcuno?
    Fermo restando la discrezione dei commissari, non avendo definito un numero massimo di abilitati in un settore e non essendovi quindi una graduatoria, potrebbe venirsi a creare una babele, a meno che l’ANVUR…….

  6. ROARS tocca ancora una volta un tema cruciale.
    Tra le molte condivisibili osservazioni, mi focalizzerei su un punto insidioso: a chi spetterà “calcolare” e “attestare” il superamento delle mediane da parte dei singoli candidati?
    Questo compito sarà assolto dalle singole commissioni o vi provvederà, a monte, in maniera automatizzata, il CINECA?
    ROARS ipotizza, a mio giudizio fondatamente, che il MIUR possa scaricare il compito sul CINECA, affinché le commissioni ricevano (per così dire) già istruite le pratiche relative ai singoli candidati. CINECA trasmetterebbe, in questa prospettiva, alle commissioni gli elenchi dei candidati con l’indicazione di coloro che siano sotto o sopra le mediane.
    Tutto bene? No.
    Delegare al CINECA la verifica del superamento delle mediane potrebbe creare effettivamente molti problemi.
    Faccio alcuni esempi relativi all’Area 12.
    ***********
    È noto che ANVUR, in maniera incomprensibile, ha stabilito (cfr. art. 10 della propria Delibera 50/2012) di non includere note a sentenza e recensioni tra i “prodotti” validamente computabili per il calcolo delle mediane. Valgono solo gli articoli su rivista.
    Ma che cosa accade per le note a sentenza “lunghe”, equiparabili per complessità e grado di approfondimento a un articolo su rivista?
    Si contano o non si contano per le mediane?
    Il problema è, a ben vedere, a monte. Il candidato, nel classificare una nota a sentenza “lunga” nella propria pagina su U-GOV o su CINECA, doveva inserirla nella casella classificatoria “nota a sentenza” o, invece, nella casella “articolo su rivista”?
    Ciascuno, avendo note a sentenza “lunghe”, si è regolato in modi diversi.
    Alcuni hanno riclassificato tutte le proprie note a sentenza come “articoli su rivista”, proprio per evitare l’assurdo di vedersi tagliate fuori le note dal computo delle mediane ANVUR.
    Altri hanno agito all’opposto, facendo questo ragionamento, estremamente rigoroso. Una nota a sentenza, per quanto uguale o superiore a un articolo per qualità, resta pur sempre nota a sentenza (e non si trasforma in articolo come l’acqua non può diventare vino, almeno al di fuori del miracolo evangelico) sul piano della sua natura oggettiva, della sua classificazione ufficiale e formale ai fini delle caselle U-GOV o CINECA.
    U-GOV e CINECA, infatti, hanno due “etichette” ben distinte e compartimentate di classificazione: nota a sentenza e articolo.
    La nota a sentenza è tale se muove dal commento analitico a una specifica pronuncia giurisprudenziale; l’articolo, invece, è disancorato da questo riferimento specifico. Si tratta (sul piano della tradizione scientifica) di “generi letterari” diversi. Lo stesso potrebbe dirsi per la recensione. Una recensione può essere anche più lunga, analitica, ricca di spunti di un articolo: ma rimane sempre una recensione, perché muove dal commento critico a un libro altrui, a differenza dell’articolo che è disancorato da tale esclusivo riferimento.
    Questi candidati forse troppo “rigorosi” hanno perciò mantenuto, per le note a sentenza lunghe, la classificazione oggettiva di “nota a sentenza” in U-GOV e CINECA.
    Lo hanno fatto confidando nella ragionevolezza delle commissioni ASN: i commissari sapranno (hanno pensato questi candidati) discernere tra note a sentenza “lunghe” che vanno computate comunque in mediana, perché equipollenti in sostanza a un articolo, e note a sentenza non assimilabili ad articoli, che vanno invece escluse dal calcolo delle mediane.
    Lo hanno fatto pensando: non spetta a me cambiare innaturalmente il nomen del prodotto, ma alle commissioni valutarne la sostanza ai fini dell’eventuale giudizio di equipollenza.
    *********
    Emerge un problema, a questo punto. Se sarà il CINECA a verificare automaticamente le mediane, il sistema informatico si fermerà alle etichette, senza poterne controllare i contenuti sostanziali. Tu, candidato troppo rigido, hai mantenuto la classificazione del prodotto X come nota a sentenza o come recensione? Allora peggio per te: CINECA non le conterà ai fini delle mediane (e così, magari, verrai bollato da CINECA come sub-mediano). Tu, altro candidato, invece hai riclassificato più pragmaticamente lo stesso prodotto come articolo? Buon per te, hai fatto bene: il prodotto entrerà nel computo (e così, magari, verrai ammesso al giudizio delle commissioni perché CINECA ti qualificherà tra i super-mediani).
    Questo sarebbe discriminatorio. Il punto è, ovviamente, quello di non penalizzare i candidati “rigidi” in buona fede, non certo quello di penalizzare l’altra categoria di candidati in eguale e perfetta buona fede. Si tratta di andare alla sostanza della pubblicazione, di non fermarsi come robot stupidi all’etichetta del prodotto, per come autoclassificata (magari erroneamente) dal candidato.
    Qualcuno potrebbe dire: ma non c’era una FAQ di ANVUR che aveva risolto la questione delle note a sentenza?
    Non è così, a rigore. Quella FAQ riguardava solo la procedura VQR, non l’attuale ASN.
    ANVUR, pur essendo stata sollecitata a rendere una FAQ apposita sulla questione per la ASN, ha evitato di farlo, lasciando aperto ogni dubbio.
    C’è di più: anche la FAQ sulla VQR, peraltro, non ha mai stabilito espressamente che i candidati dovessero riclassificare in U-GOV o CINECA le note a sentenza come articoli. Ha semplicemente affermato, invece, che le note a sentenza “lunghe” sarebbero state assimilate agli articoli in sede di peer review, ossia ai fini del giudizio qualitativo. Questo perché la VQR, a differenza della ASN, non prevedeva mediane, ma solo peer review. Per la ASN la musica è differente.
    ********
    Altro esempio. Prendiamo la mediana delle monografie.
    Per i settori non bibliometrici basta superare quella mediana, anche se si è al di sotto di tutte le altre, per essere ammessi alla fase di valutazione qualitativa.
    Poniamo che io sia un giurista che ha scritto, nella sua vita, due sole opere con ISBN (per ANVUR, tragicamente, basta un ISBN a “fare” una monografia).
    La prima opera con ISBN è una raccolta di antiche preghiere in dialetto dei comuni della Bassa Padovana, che avevo scritto per diletto, pubblicata con un editore locale.
    La seconda opera con ISBN è una vera monografia giuridica, perché affronta un tema pertinente all’Area 12.
    Poniamo che io abbia inserito entrambi nella mia pagina CINECA.
    Se la mediana del mio settore è 1, con questi due ISBN supero o no la mediana?
    E’ ragionevole pensare che non la supererei se fossero le commissioni a calcolare e attestare il superamento delle mediane.
    La commissione, infatti, si accorgerebbe subito della non pertinenza della raccolta di preghiere in dialetto rispetto all’intera Area 12 e non la computerebbe. Avendo solo una monografia pertinente, non supererei la mediana.
    Se invece questo compito è deferito, a monte, al CINECA su base automatizzata, che accade? Ancora una volta, CINECA guarderebbe all’etichetta, non al contenuto. C’è l’ISBN? Bene, è monografia anche la prima, la mediana è superata.
    Si dirà: ma il rimedio è semplice. Se la Commissione si accorge dell’errore, esclude il candidato ex post. In teoria. In pratica, però, è probabile che il candidato abbia espunto dalla propria domanda ASN, lasciando bianca la casella “da visualizzare”, quella pubblicazione extra-settore, proprio perché non pertinente (dunque, in buona fede). I commissari “vedono” solo le pubblicazioni visualizzate, dunque non possono esercitare alcun controllo.
    Si tratta di un’evidente assurdità. Lo stesso varrebbe per i candidati che abbiano delle curatele (le quali NON si computano, sempre per scelta ANVUR) ai fini delle mediane e che, magari per errore, non abbiano classificato il prodotto come curatela bensì come monografia.
    *********
    Altro esempio ancora.
    Poniamo il caso di un giurista che abbia pubblicato un articolo su una rivista giuridica estera molto prestigiosa.
    Piccolo problema: il malcapitato scorre l’Elenco delle riviste che ANVUR ha qualificato come “scientifiche” per l’Area 12 e … sorpresa, quella rivista estera non compare nell’Elenco ANVUR (in compenso, ci sono cento riviste italiane ben più improbabili e assurde). Magari si tratta di un errore di ANVUR, o semplicemente l’omissione dipende dal fatto che su quella rivista estera finora non aveva scritto nessun italiano (perciò non è stata censita da ANVUR nell’Elenco, con il meccanismo burocratico che conosciamo).
    A chi spetterà calcolare la mediana degli articoli? Al CINECA? Allora molto probabilmente quell’articolo non entrerà nel computo della mediana, perché il sistema automatico non troverà la rivista nel lacunoso Elenco ANVUR. Essendo articolo su rivista non-scientifica, diverrebbe non-articolo, una sorta di zombie ai fini delle mediane.
    *********
    In conclusione, mi auguro che, per evitare paradossi come questi e molti altri che si potrebbero immaginare, siano le commissioni (usando il cervello umano) e non il CINECA (usando il cervello elettronico) a calcolare ed attestare (attingendo al sito CINECA di ciascun candidato) il superamento o meno delle mediane nel momento in cui valuteranno le posizioni di ciascun aspirante alla ASN.
    Chiedo scusa a tutti per l’estrema lunghezza del post.

    • Condivido al 100%. Devono essere le commissioni a valutare se un candidato supera o no le mediane. Peraltro, non era proprio l’Anvur, per bocca di uno dei suoi generalissimi, che aveva scritto “una commissione potrebbe decidere di dare l’abilitazione ad un caso border-line”? Come fa se alla commissione arriva soltanto l’elenco diviso in due gruppi: super-mediani e sub-mediani?

    • Le osservazioni di JUS sono perfette ed hanno alcuni corollari: a) se le note a sentenza sono state inserite tra gli articoli, per alcuni settori il calcolo della mediana potrebbe risultare alterato da questa scelta compiuta dai singoli (in sostanza la mediana risulterebbe amplificata); b) di conseguenza, risulterebbe amplificata anche la mediana degli articoli pubblicati su riviste di classe A. Le differenze, talora notevoli, tra le mediane dei diversi settori dell’Area 12 si potrebbero ricondurre anche a questo non omogeneo inserimento dei dati tra le varie tipologie di prodotti indicati sul sito CINECA. Mi riferisco alle mediane relative al numero di articoli (o capitoli di libro) e al numero di articoli su riviste di classe A. Ancora una volta il criterio quantitativo appare debole.

    • Condivido l’idea per cui siano le commissioni a calcolare le mediane – anzi, è quanto prevede espressamente l’art. 4, comma 4, del DD 222. Per quanto riguarda invece le note a sentenza, a me parrebbe possibile motivo di ricorso, da parte di altri candidati, il loro effettivo conteggio da parte delle commissioni; le quali dovrebbero, al contrario, effettuare l’operazione opposta – ossia, derubricare a note a sentenza quei prodotti erroneamente classificati come “articoli” dai candidati. QUesto perché è stato stabilito che le note a sentenza, esattamente come, ad esempio, le recensioni, non vengano computate per le mediane, a prescindere dalla loro maggiore o minore articolazione. Possiamo dissentire, ma questa è la regola che le commissioni dovranno seguire, senza potervi derogare, nel calcolo delle mediane. Non dimentichimoci, però, che le commissioni stesse avranno facoltà di oeprare deroghe ben più significative: ovvero, potranno sovranamente (ma motivatamente) decidere di non tenere conto, ai fini dell’abilitazione, delle mediane dei candidati, e di valutare inece la qualità delle pubblicazioni (articoli, note a entenza e quant’altro) dei candidati.

  7. Qualcuno sa quando verranno estratte le prossime commissioni?

    Ritardo sospetto (a pensare male si fa peccato etc…): siccome con i pochissimi fondi che ci sono a disposizione si verificherà che le chiamate saranno basate sul principio FCFS, non è che i settori più forti verranno serviti per prima e i settori più deboli per ultimi e poi con le proroghe si finiscono le abilitazioni in tempi diversi???

  8. Solo una puntualizzazione sui codici ISBN errati. Fermo restando che -per quel che mi riguarda- ci sono stata molto attenta, io ho scritto al CINECA per chiedere se i codici andassero inseriti coi trattini o senza (vi sono libri in cui il codice ISBN è spaziato, altri no): mi è stato risposto che il ‘sistema’ è sensibile (cioè legge) i soli numeri. In effetti, in una occasione (avevo saltato una cifra) il sito CINECA mi ha subito segnalato che il numero ISBN era errato e ho corretto. Un mio amico -un ricercatore tra i ‘fortunati’ che si sono occupati della VQR- mi ha detto che anche U-GOV non poneva il problema ‘trattini/non trattini’. Naturalmente un errore di inserimento -con le aberrazioni che ne deriverebbero- è sempre possibile e anche io gradirei conoscere le mie mediane con anticipo.
    Vi risulta?

  9. Rispondo a Jus:

    a) sulla questione note a sentenza. Se escludiamo quelle puramente redazionali, il valore scientifico di un articolo non cambia secondo che prenda spunto da una sentenza, da una riforma, dal ritrovamento di un papiro, dalla pubblicazione in italiano di uno scritto minore di un filosofo tedesco. Questa omogeneità è alla base della FAQ per la VQR; ed è in virtù di questa omogeneità, non della FAQ in sé, che l’indicazione data per la VQR è precedente rilevante. Sarebbe assurdo scegliere un’interpretazione delle regole (ammesso che siano regole) assurda, anche quando lo si può evitare;

    b) il regolamento demanda le valutazioni, anche sul rispetto dei parametri, alle commissioni. Al massimo il CINECA, o chi per lui, potrà tirare fuori dal database una bozza di classifica di chi sta sopra o sotto la panca; c’è da sperare che i commissari la controllino per bene tenendo sotto mano le domande e gli allegati. È loro dovere, la cui violazione avrebbe le note conseguenze. Sempre che ci si arrivi, alle commissioni.

  10. Straordinario post di JUS. Bisognerebbe mandarlo ai geni dell’anvur e ad ogni componente delle commissioni di area 12 che saranno estratti. Suggerisco sulla base di questo importante contributo, di raccogliere una serie di interventi sui punti nodali e fare una sorta di decalogo o faq per le commissioni. Per evitare che si facciano troppi danni. Se l’anvur non ha fatto le faq, perche’ non farle dal basso?

  11. Resta comunque che distinguere, solo formalmente, tra note a sentenza e articoli e’ pura follia. Cio’ che conta e’ il valore scientifico di cio’ che e’ scritto. Se i contributi non vengono equiparati ai fini delle mediane ognuno potra’ presentare ricorso e ottenere la asn per via giudiziaria.

  12. Difficile prevedere come si procederà.
    Ma, per i settori non bibliometrici, il CINECA potrebbe semplicemente fare le somme (come risultano dai dati immessi dai candidati) e fornirle alla Commissione. Che poi naturalmente potrebbe verificare nell’elenco delle pubbl. che fa parte della domanda se gli scritti inclusi lo sono in maniera accettabile e se quelli esclusi hanno comunque validità analoga (p.es. una monografia senza ISBN, ne pubblicano anche i Lincei). E già prima, includere nei criteri una indicazione di questo tipo.
    Interessante l’ipotesi di JUS di una pubbl. segnata come da Non Visualizzare. A lume di logica, non dovrebbe entrare nelle mediane, perché non è verificabile dalla Commissione nell’elenco (in quanto non vi compare, e si suppone che le C. abbiano diritto a vedere le domande (dovere, ovviam.), ma non le pagine Cineca dei concorrenti in quanto tali). Insomma dire che NonVisualizzare vale NonComputare.
    Tecnicamente, sempre per i settori nonbiblio, mi pare che non sarebbe difficile (e sarebbe sicuramente opportuno) che il CINECA facesse vedere al candidato il semaforo (meglio, i dati precisi), dato che il candidato può accedere allo stato della sua domanda (anche i non strutturati).
    Per i settori biblio, i problemi sono più complicati (riguardo alla verifica dei conteggi), ma il semaforo potrebbe essere fatto vedere lo stesso (con il problema, però, di cosa il candidato potrebbe fare dopo averlo visto).
    (Ma perché solo il semaforo e non i dati? Che senso ha vedere solo il semaforo? Come aspirante commissario, ho visto il semaforo verde e mi è bastato, ma almeno i rossi hanno visto i dati veri?)

  13. Per assicurare equilibrio tra tutti i settori credo sia necessario stabilire due cose. La prima un termine ragionevole piu’ ampio di quello programmato per i lavori di ognuna. Secondo, che l’ufficializzazione delle abilitazioni avverra’ per tutti nella stessa data. Cio’ per evitare che ci siano corse a chiudere i lavori e che chi si abiliti prima sia avvantaggiato rispetto agli altri.

  14. salve a tutti, non resisto: ecco qua il mio primo post
    infatti QUESTO PUNTO, a questo punto, diventa veramente cruciale. Posto che pare difficile che le commissioni possano entrare davvero nel merito della qualità degli articoli, vista la mole di lavoro che si prospetta loro, il superamento delle mediane rischia davvero di diventare IL parametro. Io temo però che la consapevolezza dell’inconsistenza dei mezzi utilizzati per calcolarle, unito al fatto che le commissioni possono (ed anzi in teoria devono) valutare qualitativamente la produzione scientifica, lasci ampio margine a giudizi generici con i quali si rifiuterà un candidato, che anche solo apparentemente non superi le mediane in questione, utilizzando circonlocuzioni con le quali lo si definirà “immaturo” o comunque “comparativamente” inferiore ad altri candidati, senza discutere di mediane nel giudizio stesso. Questa è l’unica opportunità che hanno i commissari di salvarsi dal fiume di ricorsi. Ma è anche una trappola mortale per tutti quelli che si vedranno rifiutati senza sapere che l’orrendo meccanismo incrociato CINECA/Scopus/WoS ha trovato solo un quinto dei loro lavori.
    Fonte: esperienza diretta (ho un cognome composto ed i database mi attribuiscono almeno 5 author ID, che ho fatto inutilmente richiesta fossero ricongiunti)
    Un simile pasticcio va al di là delle più nere previsoni

  15. Questo problema della mancata identificazione degli articoli e’ davvero inquietante. L’anvur dovrebbe come minimo dare modo ai candidati di autocorreggere gli eventuali errori: cosi’ fancendo essa si risparmierebbe una montagna di ricorsi al TAR…
    Comunque, rimane sempre valido l’aforisma di Ennio Flaiano “In Italia la situazione e’ grave ma non e’ seria” !

  16. Bellissimo il post di JUS. Leggere i suoi scritti mi invoglierebbe, da povero bibliometrico che sono, a iscrivermi a giurispudenza alla mia età…

    Desideravo segnalare anche io una potenziale criticità del bando per quanto riguarda i settori bibliometrici.
    Il bando prevede che il calcolo degli indicatori biblimetrici sia eseguito “al momento della presentazione della domanda”.
    E’ ragionevole, che se ai commissari è stata data facoltà di “agganciare” le proprie pubblicazioni in un tempo successivo, questa sia data anche ai candidati che non superano le mediane per un mero problema tecnico.

    Ora, chi ha usato i database Scopus e ISI sa bene che non è possibile avere traccia delle citazioni ad un dato momento, ma solo rispetto all’ultimo aggiornamento del database. Dati i tempi presumibilmente dilatati del bando, questo potrebbe essere un problema.

    Esempio pratico: ho tre articoli del 2012 con due citazioni ciascuno il 20 novembre. Questi articoli contano 8 citazioni al fine del calcolo dell’Hc. Se per errore questi articoli non sono stati agganciati correttamente dal sistema ANVUR e ricevono ciascuno una citazione addizionale a dicembre, questi tre articoli pesano adesso per 12 citazioni. Quindi, una variazione minima sul numero di citazioni può portare ad una variazione davvero significativa (tre unità, da 8 a 11 per esempio) sul computo dell’Hc. Non c’è modo pratico (almeno credo) di sapere quante citazioni avessero effettivamente questi articoli il 20 novembre o quando la domanda del candidato è stata presentata.

    Spero che le commissioni siano dotate di una notevole dose di buon senso per orientarsi nella zona grigia.

    • Penso che il tuo semplice esempio pratico illustri in modo esemplare l’assurdità di tutta la faccenda.
      Ti sentiresti più scientificamente “maturo” con tre o trenta citazioni in più? E con qualcuna in meno?

    • Caro StefanoL,
      Spero la tua sia una domanda retorica… la maturità di un docente ad essere abilitato come professore di prima fascia non può essere decisa da qualche citazione ( o peggio qualche autocitazione…) in più o meno.
      In fondo, anche Stefano Fantoni stesso ha riconosciuto che nei casi borderline dovrebbe essere usato il buon senso. Quanto è grande l’area borderline però? Il problema è che questa abilitazione è stata vista da buona parte della comunità accademica come l’ultima spiaggia, guarda il numero esagerato di domande, quasi 70.000. Alessandro Bellavista qui sotto afferma che le commissioni dovrebbero leggersi ogni singolo lavoro presentato… cosa assolutamente di buon senso. La tentazione però di prendere in automatico sopra/sotto le mediane è forte.
      Ci sono commissioni con 500, fino a 1000 domande. Quanto ci vuole a valutare la carriera di un docente universitario? Mettiamo 30 minuti per leggere 10 lavori. Questo vuole dire 500 ore di lavoro. Considerando una giornata lavorativa di 10 ore…senza pause…. insomma buon lavoro ai commissari.

  17. Le commissioni devono fare il loro lavoro, anche se hanno diecimila domande. Valutazione sul merito degli scritti. Niente mediane, perche’ sono anche sballate, truccate e inaffidabili. I lavori vanno letti e giudicati.

  18. Ma cosa aspettano? Perchè il procedimento di nomina delle commissioni è completamente bloccato? Ci sono settori, ad esempio tutti i giuridici, dove non si ha alcuna traccia dei commissari stranieri.
    Ma cosa aspettanto?
    Se non hanno trovato i candidati lo dicano. Questo silenzio, fra candidati mancanti, terze mediane, voci di riapertura dei termini per i commissari, non è più tollerabile.
    Ministro, batta un colpo!
    (Ma forse dopo la recente performance televisiva è meglio di no… è meglio un silenzioso muro di gomma)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.