L’ANVUR ammette che le mediane sono basate su dati
che hanno “un valore puramente indicativo”


Oggi, 22 Agosto, sul sito dell’ANVUR è apparso il seguente avviso, che riportiamo integralmente:

Abilitazione nazionale: informazioni relative all’avviso sul superamento delle soglie da parte degli aspiranti commissari e pubblicazione delle soglie per i settori non bibliometrici.

Si informa che l’avviso sul sito docente relativo al superamento o meno delle soglie degli indicatori, di cui alla delibera ANVUR n. 50, art. 6, comma 5, è in corso di elaborazione da parte del consorzio CINECA. Il ritardo nella diffusione riflette problemi puramente tecnici. Tale avviso sarà reso disponibile prima della data del 3 settembre, prevista come termine ultimo per ritirare la candidatura a far parte delle commissioni di abilitazione.

Si ricorda tuttavia che l’avviso avrà un valore puramente indicativo, dato che esso si basa sulle informazioni disponibili sul sito docente alla data del 15 luglio, utilizzate per il calcolo degli indicatori. La verifica definitiva sul superamento delle soglie verrà effettuata al momento dell’analisi delle candidatura sulla base dei dati aggiornati alla data del 28 agosto, termine ultimo per la presentazione delle domande. I candidati hanno infatti al possibilità di aggiornare il proprio curriculum in fase di presentazione della propria candidatura.

Prosegue il lavoro finalizzato alla pubblicazione delle soglie degli indicatori previsti per i settori non bibliometrici, che dovrebbe concludersi entro venerdì 24 agosto.

1. Cosa c’è di nuovo?

L’avviso fornisce tre informazioni di rilievo.

1. Mediane dei settori non bibliometrici. Pur essendo imminente la scadenza del 28 agosto per la presentazione delle domande degli aspiranti commissari, la pubblicazione delle mediane per i settori bibliometrici viene prevista – in termini condizionali (“dovrebbe concludersi”) – solo per il 24 agosto. Fino a quella data, i professori ordinari di quei settori non hanno nessuna possibilità di valutare se “hanno i numeri” per fare i commissari.

2. Semaforo rosso o semaforo rotto? Come già discusso in precedenza (Abilitazioni: arriva il “decreto dissuasivo” per gli aspiranti commissari), al 10 agosto è stato firmato un inedito decreto che consentirebbe agli aspiranti commissari di ritirare la domanda solo entro sei giorni dopo il termine per la presentazione. Si pensava che nell’arco di questi sei giorni, gli aspiranti commissari sarebbero stati informati del superamento o meno delle mediane. A quel punto avrebbero deciso se ritirarsi, evitando la divulgazione della “bocciatura”, oppure se presentare ricorso per correggere eventuali errori, ma subendo la divulgazione – non è chiaro se immediata o meno – della “bocciatura”. L’avviso odierno rende noto che gli aspiranti commissari non verranno messi al corrente del loro effettivo superamento delle mediane (tenuto conto di tutti i titoli allegati alla domanda fino al 28 agosto), ma solo del superamento alla data del 15 luglio. Del tutto possibile, anzi assai probabile, che molti aspiranti commissari, pur ampiamente sopra le mediane, si vedano attribuire un semaforo rosso, dovendo così valutare un eventuale ritiro senza conoscere la loro vera situazione (sulla difficoltà di calcolare i propri indicatori, quanto meno nei settori bibliometrici, si veda: Abilitazioni e mediane ANVUR: dipaniamo il “caos strisciante”).

3. Mediane “puramente indicative”. Ma l’informazione più clamorosa è l’ammissione che è la stessa ANVUR a ritenere che le informazioni disponibili sui siti docente alla data del 15 luglio hanno “un valore puramente indicativo”. Le mediane pubblicate il 13 agosto scorso sono basate proprio su queste informazioni individuali. Questo significa che il diritto a fare parte delle commissioni oppure la possibile esclusione dalla procedura di abilitazione verranno fatte dipendere da mediane “puramente indicative”.

 

2. Le reazioni a catena innescate dai dati “puramente indicativi”

Qualcuno potrebbe obiettare che l’uso di informazioni incomplete non danneggia in alcun modo gli aspiranti commissari e neppure i candidati alle abilitazioni, perché  un’incompleta popolazione dei siti docente produce mediane inevitabilmente più basse sia in termini di numero di pubblicazioni, che di citazioni e indice-h. Quindi, nessuno subirebbe danno dalle omissioni. Al massimo, alcuni di quelli che stavano sotto la “vera mediana” verrebbero “graziati” dall’uso di mediane “puramente indicative”, ma più basse.

Ma non è così: abbiamo già mostrato (Effetto domino: le mediane di Borges) che una raccolta dati incompleta è tutt’altro che innocua. Infatti, ci sono due regole chiave del regolamento che possono innescare un vero e proprio effetto domino: la normalizzazione per l’età accademica e la multimodalità. Di seguito riassumiamo solo le criticità principali, mentre per un discussione più dettagliata rimandiamo all’articolo “Effetto domino: le mediane di Borges“.

2.1 Età accademica

Come ben sanno i candidati e persino l’ANVUR (Mamma, mi sono perso la FAQ sulla manipolazione dell’età accademica!), omettere le pubblicazioni meno recenti abbassa l’età accademica e può servire ad alzare i propri indicatori normalizzati per l’età. In particolare, questa manipolazione può alzare il numero di citazioni per anno e anche il numero di articoli negli ultini dieci anni, se l’età accademica scende sotto i dieci anni.

A costo di essere pedanti, ripetiamo un esempio già visto (Abilitazioni e mediane ANVUR: dipaniamo il “caos strisciante”), relativo alle citazioni per anno. In un settore concorsuale, l’associato “mediano” (da cui dipende la soglia per le abilitazioni di II fascia) ha 180 citazioni ed un’età accademica pari a 9. La mediana delle citazioni per anno è pertanto

cit. per anno: 180/9 = 20

Supponiamo anche che l’associato immediatamente superiore abbia 32 citazioni per anno. Ora, immaginiamo che il primo articolo dell’associato “mediano”, pubblicato 9 anni fa, non abbia ricevuto citazioni e che l’articolo immediatamente successivo risalga a 6 anni fa. Nascondendo sotto il tappeto l’articolo di 9 anni fa, l’età accademica si riduce a 6 anni ed il numero di citazioni per anno dell’associato mediano diventa

cit. per anno: 180/6 = 30

con un incremento che può essere decisivo per passare la mediana per l’abilitazione di I fascia. Tuttavia, come conseguenza di questa omissione, tutti gli aspiranti associati vedono aumentare la mediana da 20 a 30 citazioni per anno.

È più che plausibile che alla data del 15 luglio, le pubblicazioni mancanti fossero proprio quelle meno recenti, vuoi per pigrizia dei docenti, vuoi per scelta deiberata di quei professori associati che preferivano togliersi qualche anno di età. Ne consegue un innalzamento degli indicatori individuali normalizzati ed un possibile incremento delle relative mediane. Chi non riesce a superare la mediana di un indicatore normalizzato per l’età accademica ha pertanto tutte le ragioni per mettere in dubbio la validità di mediane calcolate sulla base di dati  “puramente indicativi”.

2.2 Multimodalità e scorpori degli SSD

Se un settore concorsuale comprende più SSD, alcuni di questi (quelli bibliometricamente meno produttivi) potrebbero aver diritto ad essere scorporati ed usare una mediana specifica invece di quella (più alta) dell’intero settore concorsuale (Abilitazioni: le mediane di Mr. Bean). Essere scorporati è un chiaro vantaggio, perché le mediane più basse aumentano sia la probabilità di entrare nella commissione (probabilità che, senza scorporo, può persino essere nulla) sia il numero di candidati abilitabili (che senza scorporo potrebbe annullarsi).

La decisione sullo scorporo di un SSD dipende dal numero dei suoi professori ordinari che superano la mediana del settore concorsuale. Se sono meno del 25% scatta lo scorporo. L’avviso di oggi ci fa sapere che questi numeri dipendevano da dati “puramente indicativi” e che pertanto le decisioni sugli scorpori, di vitale importanza per la sopravvivenza o l’estinzione di interi SSD, avevano anch’esse un “valore puramente indicativo”.

Quando si scorrono le tabelle delle mediane è possibile vedere che le mediane di alcuni SSD sono addirittura nulle o assai vicine a zero. In linea teorica, è possibile pensare ad accordi tra gli ordinari di un SSD per astenersi dal caricare le proprie pubblicazioni o persino per cancellarle. In tal modo, nessuno o pochissimi di loro avrebbero superato la mediana del settore concorsuale, garantendosi pertanto l’agognato scorporo. Il massimo dell’astuzia sarebbe stato caricare pochissime pubblicazioni, molto lontane nel tempo per tenere basse anche le mediane degli indicatori normalizzati per età accademica, in modo da “aiutare” gli associati del SSD. Una volta pubblicate le mediane, questi ordinari caricano finalmente tutte le loro pubblicazioni e, dato che il loro riferimento sono le mediane “puramente indicative”, molto vicine a zero, il 100% di loro ha i numeri per essere sorteggiabile come commissario.

Viceversa, può capitare che un SSD che avrebbe diritto allo scorporo, non venga scorporato perché gli ordinari degli altri SSD dello stesso settore concorsuale omettono di caricare buona parte delle loro pubblicazioni. In tal modo, la mediana del settore concorsuale scende e la regola ANVUR nega il diritto allo scorporo al SSD bibliometricamente meno produttivo, con tutte le conseguenze del caso.

Pertanto, professori ordinari e candidati di SSD che non sono stati scorporati hanno anch’essi tutte le ragioni per mettere in dubbio la validità di mancati scorpori decisi sulla base di dati  “puramente indicativi”.

3. Resta di stucco …

I commi  2-3 dell’art. 2 della Delibera ANVUR  n. 50/2012 recitano:

2. Nello svolgere il compito assegnatole l’ANVUR si ispira a principi di trasparenza, integrità e professionalità, rendendo pubblici i criteri e le procedure seguiti. Con successiva delibera verranno definiti i valori delle mediane degli indicatori, di cui all’articolo 6, comma 6, del Decreto Ministeriale n. 76 del 7 giugno 2012.

3. L’ANVUR si impegna a mettere a disposizione i valori degli indicatori nel minor tempo possibile, e comunque nei limiti fissati dal decreto abilitazione, allo scopo di consentire scelte informate da parte di tutti i soggetti interessati.

L’avviso di oggi mostra che l’ANVUR non sta rispettando le regole che ha dato a se stessa. Sicuramente, non sta consentendo scelte informate agli aspiranti commissari. Nelle aree bibliometriche, dovranno decidere se ritirare la domanda senza sapere con sicurezza se i loro indicatori superano le mediane. Nelle aree non bibliometriche, a pochi giorni dal bando per i commissari, non sono nemmeno note le mediane.

La trasparenza è quasi del tutto assente. Le mediane e gli scorpori dei SSD sono stati ottenuti sulla base di dati che, per ammissione dell’ANVUR, hanno “un valore puramente indicativo”. A fronte di scorpori di SSD aventi dimensione inferiore a 30 professori ordinari, sono stato reso noto come è stata accertata l’esistenza di “differenze strutturali nelle modalità di ricerca e pubblicazione dei risultati”, accertamento richiesto dalla Delibera ANVUR N. 50/2012 per poter procedere allo scorporo.

È necessario rendere noti questi dati per permettere la verifica di quanto “indicativi” siano mediane e scorpori.

Barbapapà è un famoso cartone animato per bambini, i cui protagonisti sono esseri di fantasia che hanno il potere di deformare a piacimento il loro corpo, assumendo le forme più strane, ma anche utili a risolvere imprevisti ed avventure. Al termine delle loro meravigliose trasformazioni, che lasciano i piccoli spettatori  a bocca a aperta, i barbapapà sono soliti esclamare

Resta di stucco, è un barbatrucco!

Ecco, le mediane dell’ANVUR ci sembrano altrettanto gommose e deformabili di un barbapapà. Forse, l’unica vera differenza è che si dovrebbe esclamare

Resta di stucco è un ANVUR-trucco!

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164 Commenti

  1. Sam:”L’ANVUR ha da poco precisato nelle FAQ che l’età accademica si conterà a partire dalla più vecchia pubblicazione presente nel sito personale del CINECA che risulti contemporaneamente indicizzata in almeno una delle basi di dati.”
    Dove l’hai vista questa nuova FAQ? Nel sito ANVUR c’è sempre la solita FAQ poco chiara per quel e/o che dice tutto e niente:
    L’età accademica è rilevata dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale rilevabile dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate. Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo.

  2. sono andato vedere la faq in questione. Cito testualmente:

    “L’età accademica è rilevata dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale rilevabile dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate. Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo.”

    francamente non mi sembra sia la stessa cosa che scrive sopra SAM. Se ci sono discrepanze fa fede la più vecchia. In pratica, se uno non mette tutte le pubblicazioni sul sito Cineca, fa comunque fede la prima pubblicazione presente su Scopus o WOS.
    V.

    • vladimir72: “fa comunque fede la prima pubblicazione presente su Scopus o WOS.”

      Questo sulla carta. A causa dei problemi di disambiguazione dei nomi degli autori, la ricerca di eventuali pubblicazioni assenti dal sito docente (perché omesse o cancellate) appare poco (o per nulla) praticabile.

    • Calma e gesso. Io questa cosa della ricerca (su WoS in Perl) l’ho fatto. Non semplice indubbio, ma non impossibile.
      Poi scusate, qualcosa del genere devono averlo già fatto. Nel sito docente non ci sono le citazioni di ciascun paper, indi hanno linkato pubblicazioni in CINECA (come non so ma l’hanno fatto) a records in WoS & Scopus da cui estratto campo Cited by, ecc.

      Quindi si può fare e l’hanno fatto…

    • La FAQ di cui sopra era stata inserita dall’ANVUR e poi cancellata. Potete vederne il contenuto “fotografato” su ROARS. Le intenzioni dell’ANVUR sono quelle, e del resto non può che essere così. Non si può determinare l’età accademica dalla pubblicazione più vecchia presente nelle basi di dati. Se lo si facesse, si incorrerebbe in una grave violazione del diritto di ogni partecipante ad un concorso pubblico di essere valutato sui titoli che presenta, e non su titoli scelti dalla commissione. Sarebbe come se nei vecchi concorsi si fosse imposto ai candidati di presentare la prima pubblicazione che essi hanno fatto. Sono i candidati che hanno il diritto di presentare le pubblicazioni che ritengono più rilevanti, e di caricare con esse il sito CINECA. L’età accademica non può che essere rilevata dalla più “vecchia” di tali pubblicazioni, che sia anche contemporaneamente indicizzata in Scopus. L’ANVUR sa benissimo che non può che fare così, ma ha ritirato la FAQ per evitare di gettare benzina sul fuoco. La verità è che l’età accademica non avrebbe neppure essere introdotta. Sarebbe bastata una normalizzazione sui dieci anni, così come fatto per il numero totale di riviste. Ma ora che se la sono inventata, è ovvio che la FAQ fantasma svela che le mediane le hanno calcolate così, con l’età accademica estrapolata dal sito CINECA, e non potranno che applicare la stessa regola al calcolo degli indicatori dei candidati.

    • Non è esattamente così. Se l’età accademica la devi in una qualche forma autocertificare fai un falso se non è quella oggettiva. Se l’età accademica invece esce in automatico al momento della domanda da un programma del ministero non ci sono problemi. Non si può stare in questa ambiguità, il ministro deve chiarire. Le mediane sono stete calcolate su eta accademiche fasulle (lo dico io ma secondo me è molto probabile) e sarebbe logico offrire anche ai candidati la possibilità di decidere quale pubblicazione più vecchia presentare per la valutazione. Non dimentichiamo che comunque si devono avere numeri di tutto rispetto sul set presentato e che all’abilitazione bisogna sottoporre poi le 20 migliori.

    • Non esiste nessun dovere di autocertificare l'”età accademica”. Non esiste nessun dovere di inserire tutte le pubblicazioni sul sito CINECA. Qui si continua ad alimentare un equivoco, sostenendo qualcosa che non ha fondamento giuridico. I rettori hanno “invitato” i docenti (non i ricercatori) a popolare il loro sito perchè sui loro dati sarebbero state calcolate le mediane. Era un invito, e non poteva in nessun modo essere imposto. E nessuno ha fatto nessun controllo, perchè non c’era nessun controllo da fare. Ogni PA e PO ha caricato le pubblicazioni che ha voluto caricare, e su queste sono state calcolate le mediane. Quindi ovviamente anche ogni candidato caricherà sul database CINECA le pubblicazioni che intenderà far valere nel processo di valutazione. Si chiama “presentazione dei titoli”, e non implica nessun bluff. E’ così in qualunque concorso pubblico: si presenta ciò che si vuole che sia valutato, non ciò che hai fatto nella tua vita da quando sei nato. Mi spiace notarlo, ma nella confusione (che l’ANVUR ha generato con un procedimento che definire macchinoso è un eufemismo) qui davvero si stanno dando i numeri. Neppure in Russia o in Cina obbligherebbero i candidati a un concorso a esibire titoli che li danneggiano, pena l'”esclusione dal procedimento”. E’ pura follia. Nessun PA o PO ha bleffato. Hanno inserito ciò che hanno deciso di inserire, e su quello sono state calcolate le mediane. Siccome anche i candidati inseriranno ciò che vorranno (quindi il meglio di ciò che hanno) non esiste nessuna “ingiustizia” nel procedimento di confronto. Il problema semmai, come dicevo sopra, è nella scelta degli indicatori che (a parte il primo) pare assolutamente irrazionale. Ma tant’è..chi può pretendere che l’ANVUR sia razionale?

    • La visione di Sam non è completamente sbagliata. E’ tipica dei giocatori di poker: ognuno carica quello che vuole al buio, all’insaputa dell’avversario… chi ha fatto meglio i calcoli delle probabilità vincerà la mano. Forse poteva andare bene se quando hanno invitato a caricari i lavori avessero detto: caricate quello che volete in modo da avere il miglio rapporto numero lavori/anni dalla prima pubblicazione. Ovviamente i lavori restavano quelli e poi si dava ai non-strutturati di scegliere i propri lavori ma solo quelli già pubblicati entro il 15 luglio (come per gli strutturati. Ma non è andata così: hanno invitato gli strutturati a caricare tutti i lavori (alcuni lo hanno fatto altri no per i motivi più svariati) è venuta fuori una mediana di riferimento da superare. Adesso che si fa? Per gli stutturati che hanno caricato vale l’età accademica che si sono scelti, su un invito a caricare tutto ? Mentre adesso si dice ai non stutturati caricate come volete?
      Oppure si dice Ok adesso sappaimo che quelle sono le mediane considerando il quadro più ampio possibile, ora tutti, strutturati e non, caricate i lavori come volete e vedete se ce la fate a superare le mediane?
      Se fosse così chi non supererebbe le mediane? Forse solo qualche sgangherato?
      Non è niente chiaro, per questo ci voleva un minimo imposto di età accademica (a partire da quanto uno ha occupato un qualche ruolo retribuito o ha iniziato il dottorato x fare ricerca). Il ministro potrebbe ancora farlo con un decreto di un solo articolo: L’età accademica non può essere inferiore a …. vedi altri miei interventi. Ma l’Artefice non lo permetterà mai, poichè queto scardinerebbe molti dei suoi programmi!

    • E se una volta iscritto all’abilitazione ti dicono che non puoi essere abilitato (2 anni di esclusione) perchè non superi la seconda mediana per colpa di un lavoro che non hai incluso nel set indicato per la valutazione che fai? Fai ricorso? Quali sono le regole del gioco?

    • Ripeto: non si tratta di bluff. L’ANVUR non poteva obbligare nessuno a caricare tutte le pubblicazioni sul sito CINECA e non può farlo neanche ora. Le regole di un concorso pubblico non possono essere fatte a piacere, ignorando il Diritto. Il ministero può fare qualunque regolamento e stabilire qualunque requisito: ma i titoli li devono presentare i candidati, non li può “imporre” il ministero stesso andando a frugare nella vita delle persone, alla ricerca di pubblicazioni “antiche” presenti in qualche base di dati che ha deciso arbitraiamente di utilizzare. Ci sono mille motivi per cui una pubblicazione può comparire su Scopus. Un candidato, ad esempio, può essere stato incluso nel 1970 in una pubblicazione da parte del suo relatore di tesi, e questa pubblicazione potrebbe ora apparire in Scopus. Questo secondo voi vorrebbe dire che l’età accademica del candidato deve partire dal 1970? Che il candidato, per non barare, dovrebbe includerla sul sito CINECA? Io spero ci si renda conto della follia di questa affermazione. Il candidato decide lui quando vuole “entrare” nell’accademia, e quindi da quando fa partire la sua età accademica. A meno di non essere assunto dall’Accademia, e quindi iniziare “ufficialmente” la sua vita accademica. Questa storia dell’età accademica è solo uno scivolone dell’ANVUR. Si poteva stabilire certamente un periodo di riferimento su cui normalizzare le citazioni. Per gli strutturati tale periodo poteva partire dalla presa di servizio, dato oggettivo e anche ragionevole. Ma siccome tra i candidati ci saranno anche i non strutturati, non sapendo che pesci prendere quelli dell’ANVUR si sono inventati l'”età accademica”, che di fatto non è altro che l’età del set di pubblicazioni che ognuno caricherà sul sito del CINECA. A questo punto la normalizzazione è solo un modo per dire al candidato: “stai scegliendo di presentare queste pubblicazioni, sii cosciente che ti valuteremo sulla media annuale di citazioni che hai ricevuto nel periodo associato a tale set, e non sul numero totale di tali citazioni”. Poichè si utilizza poi anche il contemporary h-index, si incentiva a caricare sul sito solo pubblicazioni recenti, le cui citazioni valgono più di quelle vecchie. Ho già precisato che personalmente ritengo irrazionale anche questa normalizzazione. Le citazioni degli articoli vecchi dovrebbero valere esattamente quanto quelle degli articoli recenti. Ma vi ricordo che nel sistema universitario, nella maggioranza degli atenei, quando si votava per il rettore il voto di un PO valeva 1 e quello di un RU valeva 0.5. Se si facevano distinzioni di questo tipo sulle persone, figuratevi se non sono capaci di farle sulle pubblicazioni. Queste non sono piccole “magagne” o “inevitabili effetti collaterali” di una procedura che, come dicono in molti, sarebbe preferibile al nulla. Sono vere e proprie insensatezze, che avrebbero dovuto essere evitate e adesso rischiano di inficiare l’intera procedura di abilitazione. A danno solo e soltanto di una categoria: coloro che meritavano di essere abilitati per la qualità della loro produzione scientifica.

    • x Paolo: se i docenti hanno popolato il sito CINECA prendendo alla lettera l’invito del ministero, ed inserendo TUTTE le loro pubblicazioni, le mediane saranno venute inevitabilmente più basse rispetto al caso che essi avessero caricato solo le pubblicazioni “migliori” dal punto di vista “citazioni/anno”. Quindi i candidati non sarabbero penalizzati dal calcolo delle mediane, che presenterebbe valori “in difetto”. Ti dò ragione sul fatto che l’ANVUR non è stata chiara. Ma non mi pare che si sia mai distinta per chiarezza. Comunque le sue scelte in questo procedimento di abilitazione possono essere discusse per molti motivi, come stiamo facendo. Ma onestamente non mi pare sensato invocare criteri ancora più assurdi, quali quelli di calcolare l’età accademica su pubblicazioni che i candidati non vogliono presentare. L’ANVUR sa già complicare le cose da sola, senza ulteriori aiuti esterni.

    • “L’ANVUR sa già complicare le cose da sola, senza ulteriori aiuti esterni.”

      Sono imbattibili.

    • Non ci siamo capiti sam. Io mi candido e porgo una lista, faccio i calcoli e supero la seconda mediana. Poi arriva la commissione e mi dici che su Wos c’era un lavoro sicuramente mio che mi abbassa l’indicatore e mi boccia (o mi esclude? anche questa sarebbe da vedere sotto il profilo giuridico). Cosa faccio? Nella famosa FAQ c’è un “e/o”, sono due opzioni che contrastano in questio caso. Non sto discutendo di bluff ma di cose che possono benissimo verificarsi. Dobbiamo lasciare lo sfigato a difendersi da solo al TAR oppure ORA si chiede al ministro una nota esplicativa del regolamento delle abilitazioni?

    • x Thor: Sicuramente l’ANVUR chiarirà, perchè già attualmente la stanno subissando di domande su questo punto specifico. Se mai davvero tu fossi escluso per una pubblicazione non presente sul tuo sito CINECA, potresti sicuramente fare ricorso e lo vinceresti con ottime probabilità. Ma l’eventualità non mi pare credibile. La FAQ “fantasma” fa capire benissimo in che modo hanno calcolato le mediane. E’ chiarissima. Quella attuale invece non è per nulla chiara. Hanno scritto “prima pubblicazione presente sul sito docente e\o sulle banche dati”, e questo giustamente potrebbe dare a intendere che si consideranno anche pubblicazioni presenti “solo” sulle banche dati. Ma a mio avviso è solo il solito modo ambiguo di esprimersi dell’ANVUR. Ripeto, il metodo che hanno adottato per le mediane è stato svelato in modo chiarissimo. Non possono procedere diversamente nel calcolo dei valori dei candidati, perchè altrimenti sì che aggiungerebbero ad un illecito (l’iposizione di titoli non presentati dal candidato) una vera e propria truffa (le mediane calcolate con delle regole, e gli indicatori dei candidati usandone altre). Non credo che sia un’ipotesi plausibile, neppure per l’ANVUR.

    • attenzione: alla FAQ ANVUR
      “Come si determina l’età accademica? Come evitare che possa essere manipolata eliminando dal sito docente pubblicazioni più antiche allo scopo di aumentare gli indicatori normalizzati?”

      la risposta completa è
      “L’età accademica è rilevata dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale rilevabile dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate. Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo.

      Si ricorda infine che la normalizzazione è rilevante solo per i candidati all’abilitazione, mentre per i valori degli indicatori relativi agli aspiranti commissari non è prevista la normalizzazione per età accademica.”

      Ho lasciato l’ultimo paragrafo solo per completezza, ciò che importa è il primo, e in particolare la frase “Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo.”

      Credo che, indipendentemente dalle opinioni legittime, questo punto sia chiaro. Un docente può avere inserito (o avere intenzione di inserire) solo le pubblicazioni “recenti”. Ma se in WOK o scopus ce ne sono di più “vecchie” (coerenti con il settore concorsuale) hanno “dichiarato il falso”. E questo vale sia per i dati forniti per costruire il database da cui sono state estratte le mediane (e da qui la necessità di pubblicarlo), sia per quanto riguarda le domande dei candidati. Nell’ultimo caso, le commissioni ci metterebbero poco a verificare l’età accademica confrontando l’anno della prima pubblicazione dichiarato dai canditati con quella presente in WOK e Scopus. E in caso di incoerenze, è probabile che procedano a escludere il candidato, viste anche preoccupazioni ministeriali su un numero eccessivo di abilitati.

    • Se nel formulario della domanda non c’è una dichiarazione specifica (e non mi risulta che ci sia), il candidato non rischia nulla. Il popolamento del sito docente non era obbligatorio, era solo un “invito”.

      Nel caso, del tutto analogo, degli aspiranti commissari non mi risulta alcuna dichiarazione sulla congruenza tra dati caricati alla data del 15 luglio e dati caricati prima dell’invio della domanda (scadenza 28 agosto). I commissari hanno potuto aggiungere tutte le pubblicazioni che volevano e per questa ragione le mediane pubblicate da ANVUR sono “puramente indicative” delle autentiche mediane bibliometriche degli ordinari italiani. Non è nemmeno da escludere che per alcuni settori concorsuali il numero di PO sorteggiabili come commissari (in quanto sopra le mediane fittizie di luglio) sia molto ma molto sopra il 50%.

      Nessuna dichiarazione = nessuna dichiarazione falsa. Controllare ex-post sarebbe un lavoro titanico e disperato alla luce dei problemi di disambiguazione dei nomi. Schettino era un dilettante rispetto all’Artefice.

    • Chi critica i possibili ricorsi dovrebbe infatti rendersi conto di che cosa stiamo parlando. Un candidato si presenta e la commissione aggiunge un titolo e lo esclude. Una follia sotto ogni profilo. L’anvur ha un solo modo per (forse) uscirne ed è quello di dire che il secondo indicatore sarà calcolato sulla lista dei lavori presentati con le relative citazioni dedotte dal valore massimo fra scopus e wos registrate al momento della domanda. Solo in questo caso la mediana presentata la settimana scorsa può essere “indicata” come un riferimento quantitativo.

    • @gonzoman3: le mediane sono state calcolate su età che non sono quelle indicate nella spiegazione dell’anvur stessa bensi solo sul DB del CINECA del 15 luglio. L’indicatore sulla base del quale è stata fatta la mediana è stato calcolato su un insieme chiuso di pubblicazioni. Al di fuori di questo insieme ce ne sono molte altre che avrebbero senza ombra di dubbio potuto cambiare la mediana in più o in meno. Questo è un punto importante sul quale si potrebbe già fare oggi un esposto alla magistratura contro il presidente dell’anvur (deve essere persona fisica). Chi ha fatto il bluff? Provate a rispondere.

    • Quello che non è chiamo a me è il significato di pubblicazione (parlo dei settori bibliometrici) presente sul sito docente utilizzabile per il calcolo dell’età accademica; conta anche un report o un congresso non indicizzato?

    • Vorrei anche aggiungere che suona un po’ strano il fatto che l’anvur si dichiari non responsabile di omissioni altrui visto che è all’anvur che è stato delegato un compito così difficile. Una simile deresponsabilizzazione non può essere l’anvur a firmarla ma eventualmente noi. Quindi le dichiarazioni dell’anvur al riguardo per quello che mi riguarda dovrebbero essere giuridicamente non valide.

  3. Scusate, mi inserisco in questo serratissimo dibattito con una considerazione un po’ rozza (sono fatto così) ma che forse può aiutare a tornare con i piedi per terra: il post originale si riferiva ai candidati membri di commissione. Ora, siamo passati da un sistema dove le commissioni si facevano al telefono (rischiando le intercettazioni della procura) o durante incontri carbonari nei vicoli bui (per sicurezza); a un sistema dove si sorteggiavano i commissari integralmente fra tutti (!) i PO e PA, a un sistema dove saranno sorteggiati fra un sottoinsieme dei PA/PO che (i) sono stati più o meno attivi nel corso della carriera e (ii) non se ne sono fregati e hanno aggiornato il proprio sito. Gli esclusi per una pubblicazione più o in meno, o perché qualcuno si è accorciata l’età accademica di due anni? E dai su, sopravviveranno! Sinceramente in quanto futuro valutato non vedo grandi tragedie all’orizzonte (per questo motivo), non affronto l’abilitazione con più trepidazione di quanto avrei potuto affrontare un concorso con i sistemi (ancora più demenziali) precedentemente in voga.
    Insomma: Nervi saldi. Mettiamo in prospettiva, E non piangiamo troppe lacrime per i commissari, ci sono problemi più seri.

    • Francesco, che dire…sono più d’accordo con questo tuo post di quanto lo sono mediamente con me stesso! 😉

      +1

    • Quando sono in gioco le carriere (e quindi i diritti) delle persone non si può ragionare un tanto al cento. Quanto meno perché non è saggio costruire castelli di carta che vanno giù al primo ricorso.

      Per chi sta sopra le sue mediane è facile incoraggiare a non andare troppo per il sottile. Che sarà mai una manciata di citazioni in più o in meno? Ma se il mio diritto a non essere escluso da un’abilitazione viene leso da dei colleghi che si sono abbassati l’età accademica oppure non avevano voglia di perdere il loro tempo a caricare le loro pubblicazioni degli anni ’80, forse la penserei in modo diverso.

      E anche i diritti degli aspiranti commissari vanno rispettati. Non è questione di lacrime. Quando viene meno il rispetto delle regole si aprono falle pericolose per tutti: perché se si aprono le porte all’arbitrio, domani potrò essere io che non potrò far valere la regola che mi garantisce.

      Abbiamo un Agenzia che *invita* a caricare i propri articoli e sulla base di una raccolta dati necessariamente lacunosa elabora delle mediane di dubbia affidabilità (e per sua stessa ammissione esposte anche a manipolazioni intenzionali) in base alle quali decide la carriera delle persone.

      Al massimo avrei potuto accettare un sistema in cui le mediane puramente indicative fossero tutte più basse di quelle vere. Nessuno avrebbe visto lesi i suoi diritti e sarebbe stato ammesso alla valutazione qualche candidato in più (bocciabile dalla commissione se indegno). Ma non è così. A causa della maldestra nozione di età accademica, manipolazioni ed errori possono ledere i diritti di candidati (e di aspiranti commissari, se consideriamo gli scorpori dei SSD). Dai commenti dei lettori si desume che queste lesioni non sono puramente teoriche.

      Tutto ciò va messo infine nella prospettiva più vasta della completa mancanza di basi scientifiche e di riscontri internazionali del filtro bibliometrico concepito dall’ANVUR. Un sistema scientificamente ingiustificato, senza paragoni internazionali e per di più implementato in modo caotico disprezzando i diritti delle persone a valutazioni trasparenti ed eque. Il mio diritto a fare il commissario o a chiedere un’abilitazione non può essere condizionato alle omissioni e manipolazioni dei miei colleghi. Accettare tutto ciò vuol dire accettare la barbarie giuridica e istituzionale.

    • Da un sottoinsieme di PO (non di PA/PO). L’età accademica per gli indicatori per i commissari non compare. Cerchiamo di essere più precisi. Nel mio SSD mi aspettavo indicatori di questo tipo ben più alti (non dovrei dirlo visto che sono un PA e che questo avrebbe dato luogo a mediane ancora più irraggiungibili per iscriversi alle abilitazioni a PO). Forse qualche telefonata se la sono fatta lo stesso e forse hanno fatto in modo di potere avere commissari di più sottosettori visto che il mio SSD è un po’ complesso.
      Ci sono tanti problemi più seri ma rimane il fatto che è una questione di civiltà mostrare tutti i dati accumulati dall’anvur. E poi perchè il database del cineca deve essere nascosto? Cosa c’è di segreto nella lista delle pubblicazioni di un docente universitario? Siamo seri.

    • Parole sante: il DB CINECA deve essere ricercabile da chiunque, senza login o altro (ovviamente non le entries)

      ‘Nel mio SSD mi aspettavo indicatori di questo tipo ben più alti (non dovrei dirlo visto che sono un PA e che questo avrebbe dato luogo a mediane ancora più irraggiungibili per iscriversi alle abilitazioni a PO)’

      Seguendo De Nicolao questo taglia la testa al toro: la verità non è rispettata ma l’importante è che non ci sia danno per nessuno.

    • Perché? Tu che danno ne ricevi? Che ti frega se qualcun altro se ne avvantaggia?

      O meglio a me non va bene in nessun caso, ma seguivo la filosofia di Di Nicolao.

      Detto ciò mi pare che per molti l’astio nasca non tanto da non esser sopra (vedi post in causa) ma che qualcun altro (immeritatamente) lo sia…cito ancora

      ‘Nessuno avrebbe visto lesi i suoi diritti e sarebbe stato ammesso alla valutazione qualche candidato in più (bocciabile dalla commissione se indegno).’

    • Stef: “Perché? Tu che danno ne ricevi? Che ti frega se qualcun altro se ne avvantaggia? O meglio a me non va bene in nessun caso, ma seguivo la filosofia di Di Nicolao.”

      La mia “filosofia” è che la situazione in cui nessuno vede lesi i suoi diritti (e qualcuno viene “aiutato”) è il male minore. Solo perché l’abilitazione è a numero aperto e c’è un ulteriore filtro da parte della commissione (il fatto che le commissioni abbiano solo 3 mesi rende un po’ più critico anche questo ripiego: se qualche SSD ha fatto apposta a non caricare dati per tenere bassele mediane, questo potrebbe influire sul numero di abilitati finali).

      Però la cosa più importante è la seguente: il punto non è che le cose vanno bene “se io non ne ricevo danno”. Questo è un modo di pensare opportunista. Le cose vanno “un po’ meno male” se *nessuno* ne riceve danno. La situazione, però, non sembra essere questa per i motivi spiegati mille volte (età accademica, scorpori, età accademiche dei PO che rivelano lacune nei caricamenti).

    • @De Nicolao ‘Però la cosa più importante è la seguente: il punto non è che le cose vanno bene “se io non ne ricevo danno”. Questo è un modo di pensare opportunista.’

      Bada che l’hai scritto tu!?

      ‘La situazione, però, non sembra essere questa per i motivi spiegati mille volte’

      Ben detto SEMBRA. Che è parecchio diverso da E’

    • Opportunista è chi si preoccupa di non ricevere danno personalmente e, una volta risolto il problema, si disinteressa dei danni degli altri o dei danni di sistema. C’è una chiara differenza tra “se io non ne ricevo danno” e “se *nessuno* ne riceve danno”. Io sarei persino più esigente e richiederei che “il sistema non ne riceva danno”.

    • Trasparenza!!! Poichè non capisco assolutamente un accidenti di diritto, legislazioni varie, qualcuno mi può dire se possiamo utilizzare la legge 241/90 per l’esercizio del diritto d’accesso agli atti amministrativi?

    • Stef: “Seguendo De Nicolao questo taglia la testa al toro: la verità non è rispettata ma l’importante è che non ci sia danno per nessuno.”

      Già detto mille volte che dati mancanti possono alzare le mediane degli indicatori normalizzati per età accademica. Non è vero che non c’è dannop per nessuno.

    • Thor: “è una questione di civiltà mostrare tutti i dati accumulati dall’anvur. E poi perchè il database del cineca deve essere nascosto? Cosa c’è di segreto nella lista delle pubblicazioni di un docente universitario? Siamo seri.”

      Sottoscrivo.

  4. “Barbarie giuridica” l’esclusione dal pool dei sorteggiabili commissari??? Wow!! Ammetto che nella mia scala di valori il “diritto di far parte di una commissione di concorso” si piazza molto, molto in basso. Comunque con De Nicolao non vado spesso d’accordo, quindi evito di aizzare oltre.
    Sono d’accordo invece su una cosa: chi passerà le mediane molto agevolmente ha ragione a essere rilassato. E quelli che le passeranno o non le passeranno di un soffio, a causa di imprecisioni, omissioni e quant’altro? Beh, sappiamo che ci saranno poi i concorsi locali. Che i posti disponibili saranno pochi, forse pochissimi. Quindi un dipartimento assennato, posto di fronte al ricercatore Rossi che ha passato di un soffio l’abilitazione, gli dovrebbe dire: Rossi, i soldi sono pochi e nella lista degli abilitati c’è gente piazzata molto meglio di te. Ne riparliamo fra qualche anno.
    E se il dipartimento non è assennato? Se Rossi è il figlio del barone? Ahimé, non c’è soluzione a questi problemi se non sperare che si facciano tanti VQR nei prossimi anni, e che una grande quantità di fondi sia assegnata sulla base dei risultati dei VQR. Ma anche qui, si sa, la pensiamo diversamente. Buenas noches.

    • Francesco: mica vero. La pensiamo diversamente sul VQR eseguito di recente, non sul principio. Il reclutamento è un rompicapo strettamente correlato con tanti altri aspetti del sistema, sulla valutazione ex post credo che siamo tutti d’accordo, il punto è il come.
      Ciao
      A.

    • Finalmente non son solo… 😉

      In parte però De Nicolao ha ragione (tranne quando si arrampica sui vetri negando che nel post non si fraintenda il teso criticato). Regole di tale portata dovrebbero essere studiate meglio, la trasparenza dovrebbe essere un must.

      Ma visto il girone infernale da cui proveniamo, manco Dante è passato per via diretta in Paradiso…

    • Stef: “tranne quando si arrampica sui vetri negando che nel post non si fraintenda il teso criticato”

      Nel post se ne traggono le conseguenze. Se l’avviso sul superamento della mediana (basato sui miei dati del 15 luglio) è puramente indicativo vuol dire che l’ANVUR non ritiene assestati i dati del 15 luglio (sa benissimo che molte pubblicazioni verranno caricate in questi giorni). Ma le mediane erano calcolate proprio sui dati del 15 luglio. Quindi anche le mediane sono “puramente indicative” (basate su dati non assestati).

    • Francesco Guala: ““Barbarie giuridica” l’esclusione dal pool dei sorteggiabili commissari??? Wow!! Ammetto che nella mia scala di valori il “diritto di far parte di una commissione di concorso” si piazza molto, molto in basso.”

      Qui sta una vera divergenza tra Guala e Roars. Il giorno in cui il ministero o l’ANVUR useranno le regole in modo approssimativo danneggiando una categoria di candidati (magari piccola) a cui appartiene anche Guala, noi solleveremo il problema in nome dell’equità e della razionalità, mentre ci sarà qualche suo collega che dirà che nella sua scala di valori la tutela dei diritti di questa piccola minoranza si piazza molto in basso oppure inviterà Guala a non prendersela che tanto nei concorsi locali i posti sono pochi e che nella lista degli abilitati c’è gente piazzata meglio di lui (con criteri che hanno basi scientifiche quanto meno dubbie, ma fa niente).

    • E’ davvero una grossa divergenza: Guala non sottoscriverà la vostra campagna di difesa, se questo mira a buttare tutto a mare in nome della perfetta equità e razionalità del sistema (che è non esiste). Perché Guala ha lavorato per anni in un sistema (quello anglosassone) dove il concetto di “diritto a far parte di una commissione” (o perfino di “diritto alla carriera”) non esiste. Dove il mio “diritto” a essere giudicato equamente in un concorso consisteva in circa trenta secondi durante i quali un membro della commissione scorreva il mio CV e, nella maggior parte dei casi, lo tirava nel cestino senza inserirlo nella short-list. Ma il sistema funzionava, molto meglio dei concorsi italiani di un volta e di quelli di oggi.
      E’ evidente che il sistema attuale ha molte storture. Quello che volevo dire – e credo che fosse chiaro – è che ci sono problemi più gravi di altri, e che perdere tempo facendo le pulci all’Anvur su questioni minori rischia di farci perdere di vista le questioni davvero importanti. Ma questo è già stato detto da altri.

    • Bisogna dare atto a Francesco Guala di una cosa. In un dibattito prevalentemente tra anonimi, si presnta con nome e cognome e questo gli fa onore. Dopodiché, non concordo su quasi nulla di quanto asserisce. Quali sono le questioni davvero importanti? Lasciar prevalere criteri infondati come le peggiori pratiche bibliometriche? E’ sicuro che il sistema dal quale proviene non abbia in realtà prodotto, e non stia ancora producendo, un conformismo e un appiattimento sconcertanti nelle nostre discipline? Ha letto il post di Gillies che è stato trascurato per dare spazio al dibattito sulle mediane? Non condivido tutto il post ma ha sicuaramente il pregio di sollevare questioni importanti. Certo probabilmente non per Guala.

    • Alcune cose importanti, secondo me: la qualità delle liste di riviste presentate dai settori non bibliometrici; la trasparenza dei dati presentati di candidati e usati per calcolare le mediane (già rilevato da molti); la pubblicizzazione ex post delle liste degli abilitati da parte delle società scientifiche (a quanto pare non interessa a nessuno); la pubblicizzazione delle procedure di abilitazione all’estero (in inglese – anche questo pare che non interessi a nessuno); la creazione di incentivi per fare in modo che i concorsi locali peschino fra gli abilitati migliori… e ce ne sono altre ancora.
      Gillies: parliamone pure – non sono d’accordo su moltissime cose, e sono pronto a spiegarle. Donald è un caro amico, nonché maestro, ma ha una visione purtroppo sbagliata, a mio parere, sia dell’economia sia degli incentivi che fanno funzionare bene un sistema accademico.

  5. Oh bella cosa leggo:

    ‘Al massimo avrei potuto accettare un sistema in cui le mediane puramente indicative fossero tutte più basse di quelle vere. Nessuno avrebbe visto lesi i suoi diritti e sarebbe stato ammesso alla valutazione qualche candidato in più (bocciabile dalla commissione se indegno). Ma non è così’

    Il punto non è la verità ma che non ci siano danni (veri o percepiti tali) per nessuno. E’ già un buon punto di partenza perché l’asticella si sposta dalla verità alla condizione ottimale (per tutti) che non necessariamente è la verità stessa.
    Cosa ovvia ma buona cosa puntualizzare.

    Lasciando stare i commissari, quindi si deve poter affermare che i candidati non traggono danni dalle mediane siffatte. Magari non vere, ma non dannose. Giusto?
    Ora confrontare ‘me & te’ (esercizio di vari post di Giuseppe) non è pertinente. Perché dire che le mediane permettono ANCHE a me di passare pur con meno titoli (‘indici’) di te non è il punto ovviamente. Quindi basta con questi esempi. Io 5 anni età accademica ho 2 indici poco più alti di te 10 anni età accademica (h_c è accettabile più o meno x tutti). Bene e allora? Il punto èl’età accedemica tanto vessata penalizza me e/o te verso la categoria cui ambisco? Sì SE E SOLO SE i PA (o PO) hanno BARATO!
    Perché se io ho età > di gran parte dei PA/PO allora…

    Ma se nessuno barasse? Possiamo fare questo esercizio. Dove sbaglio?

    • Stef: “Ma se nessuno barasse? Possiamo fare questo esercizio. Dove sbaglio?”

      Un popolamento incompleto dei siti docente può modificare le mediane sia verso il basso che verso l’alto (come conseguenza delle alterazioni dell’età accademica e delle modifiche degli scorpori). Come già dimostrato (Effetto domino: le mediane di Borges), il sistema è instabile per sua natura (ringraziamo l’Artefice) e questo vuol dire che ci possono essere situazioni in cui un paper o una citazione mancante alterano le mediane con conseguenze a catena (uno scorporo cambiato può escludere decine di candidati e commissari in un colpo solo). Da questo punto di vista, l’errore di progettazione è tale da randere precaria la situazione persino a fronte di un popolamento molto diligente. Tuttavia sarebbe argomento difficile (anche se non impossibile) da far valere sul piano giurisdizionale.

      Se poi il popolamento presenta delle rilevanti lacune, la situazione diventa del tutto insostenibile. I commenti di Thor mostrano che ci sono riscontri numerici che dimostrano una significativa incompletezza del popolamento (le età accademiche dei PO sono troppo basse per essere vere). Se Thor e altri dimostrano che le mediane non sono plausibili, viene giù tutto (effetto domino).

    • Stef: stai mettendo il dito su una questione importante, che io riformulerei così: confrontare “me e te” è comunque insensato, nel contesto di un sistema basato su thresholds arbitrari. Perché la mediana e non un altro indicatore? Perché la mediana calcolata così e non in un altro modo (per es. con altri dati)? Se la mediana è 25, io ho 24 citazioni e tu 26, perché “tu sì e io no”? (magari la mia 25esima citazione è stata “ritardata” da Scopus per ragioni che non hanno nulla a che fare con la “giustizia” e l’ “equità”). Un errore dovuto a dati incompleti immessi dai commissari, che sposti magari la mediana da 25 a 27, fa parte della stessa categoria di “ingiustizie”. Per questo bisogna uscire dall’ottica della “giustizia” dei singoli casi (lo so, è dura quando la carriera è in gioco) e guardare a quella dell’efficienza del sistema nella sua interezza. Il sistema delle abilitazioni è simile a quello delle “short” o “long-lists” con le quali si selezionani i candidati per i colloqui nelle università anglosassoni (per questo tracciavo l’analogia in un altro post). Chiunque ne abbia avuto esperienza sa che si tratta di selezioni brutali, in parte arbitrarie, e “ingiuste” (perché io no e lui sì?) Ma lo scopo è soltanto quello di identificare un sottoinsieme di candidati che contenga i migliori, dai quali poi pescare. L’erroe che si deve evitare è l’esclusione di un candidato eccellente, non l’inclusione di un candidato medio a scapito di un altro medio (perché lui sì e io no?). Chi è vicino alla soglia usata come cut-off point (perché lui sì e io no?) purtroppo difficilmente fa parte del gruppo dei “migliori” (intesi secondo criteri quantitativi, ovviamente, che i possono discutere a lungo), a meno che il cut-off point non sia assurdamente ambizioso.
      E’ difficile vedere le cose in questo modo perché purtroppo i concorsi statali ci fanno ragionare come dei legulei, una mentalità che dovrebbe essere superata almeno da noi (quasi)giovani. Chissà, se le università fossero delle charities forse si potrebbe cominciare a ragionare in modo diverso (ma sto divagando nel mondo della fantasia…)

    • Il post di Francesco Guala e’ molto interessante, e contiene alcuni punti che mi sento di commentare. Avendo una collaborazione continuativa (scientifica, supervision di graduate and PhD students) con l’universita’ di Princeton oramai da 20 anni, e avendo legami molto stretti con le universita’ di Oxford, MIT e altre, credo di poter esprimere un giudizio. Come detto altrove, essendo attualmente in PO non confermato, non sono un abiltando, e neanche un commissario.

      1) “Il sistema delle abilitazioni è simile a quello delle “short” o “long-lists” con le quali si selezionano i candidati per i colloqui nelle università anglosassoni Chiunque ne abbia avuto esperienza sa che si tratta di selezioni brutali, in parte arbitrarie, e “ingiuste”.(perché io no e lui sì?)”

      Concordo parzialmente. La mia impressione e’ che a volte le scelte possano essere brutali, ma non ho avuto esperienza di scelte “ingiuste”. Certamente “perche’ io no e lui si” e’ in genere spiegabilte molto bene, e MAI tale scelta (per quello di cui posso parlare per eseprienza personale) e’ stata motivata da un puro indicatore numerico. Dico di piu’, credo che molti dei nostri colleghi di universita’ come quelle che citavo sopra, troverebbero abbastanza umiliante essere “costretti” ad usare criteri puramente numerici.

      2) “L’errore che si deve evitare è l’esclusione di un candidato eccellente […]. Chi è vicino alla soglia usata come cut-off pointpurtroppo difficilmente fa parte del gruppo dei “migliori” (intesi secondo criteri quantitativi, ovviamente, che i possono discutere a lungo)”

      Assolutamente d’accordo col principio. Affinche’ il principio si traduca in azione virtuosa occorrerebbe pero’ che il CUT-OFF fosse “sensato”. Se il CUT-OFF e’ sbagliato, o considera i parametri sbagliati, stiamo invece facendo una selezione sbagliata. Qui non sto parlando di fluttuazioni numeriche, sto parlando di principi.

      Faccio un esempio che riguarda il mio campo, l’astrofisica. Attualmente in astrofisica hanno preso piede enormi progetti (simili a fisica delle particelle), in cui partecipano letteralmente centinaia di persone (che firmano poi un numero enorme di papers). Tra le firme si va da chi ha ideato il lavoro, giu’ giu’ fino a chi ha fatto un lavoro che potrebbe essere fatto da un qualsiasi studente liceale volenteroso e sveglio. Tutte cose utili e necessarie. Pero’: pretendere che l’informazione di abilitazione si/abilitazione no possa essere contenuta tutta (assurdo!) dentro un numero, e POI non tener neanche conto che stessi numeri, guardati in maniera diversa (ad es., normalizzazione per numero di autori), possano dar origine a un CUT-OFF che NON E’ diverso solo di un punto o due, ma a ribaltamenti enormi di valori e di classifiche, beh, QUESTO e’ BRUTALE, ma anche stupido, in quanto metti dentro (magari poi non li chiami, come e’ stato detto) gente che ben difficilmente potra’ fare un corso universitario sensato, ma quel che e’ peggio e’ che LASCI FUORI gente di grandissimo valore, solo perche’ non scrive 30 articoli l’anno (e vorrei vedere che lavorando in 2 o 3 persone si possa avere un flusso di papers e di citazioni simili a chi lavora in un gruppo di 100 persone!).

    • D’accordissimo sull’ultimo punto. Chi come il sottoscritto non lavora in settori di “big science” tende a ignorare queste conseguenze demenziali.
      Sul primo punto: forse a Princeton si fanno le cose in modo più accurato. Le commissioni alle quali ho partecipato in UK facevano la short list in una riunione di un’ora: vi lascio immaginare come si selezionavano 6 CV per i colloqui fra i 120 che avevamo ricevuto… E’ vero che non si usavano criteri numerici idioti, ma anche la scelta qualitativa può essere altrettanto arbitraria e “ingiusta” rispetto ai singoli casi.

    • Chi è vicino alla soglia usata come cut-off point (perché lui sì e io no?) purtroppo difficilmente fa parte del gruppo dei “migliori” (intesi secondo criteri quantitativi, ovviamente, che i possono discutere a lungo), a meno che il cut-off point non sia assurdamente ambizioso.

      Chi è vicino al cut-off non sarà tra i migliori ma è pur sempre migliore, per definizione, di circa la metà dei PO (PA) attualmente in ruolo. Penso che un’abilitazione la meriti.

  6. Però qualcuno che bara ci sarà. Su questo vi do ragione: ANVUR deve far di tutto per evitare questo. Ad esempio rilasciando i dati così un po’ tutti si controlla, ad esempio facendo quando promesso ovvero verificare nei DB che effettivamente non manchino pubblicazioni, ecc…

    Esercizio II: se ANVUR facesse questo il sistema sarebbe così ‘devastante’ per Univ? Ancora…dove sbaglio?

  7. Scusate,
    Ma non l’avete ancora capito che l’Artefice ci ha fregati tutti? Inoltre, siccome il Rossi dell’esempio soprà è il fliglio del barone, l’abilitazione l’avrà anche lui. Vorrai mica ledere il diritto di avere dei valori innoppugnabili? Per evitare ricorsi, le commissioni faranno dei criteri che non tengono forzatamente conto delle mediane: per evitare ricorsi faranno idonei anche quelli che non superano 2 parametri, ma solo uno o anche nessuno, ma siavvicinano in almeno uno. Vedete l’ingeno italico verrà fuori. L’Artefice è un mago: ci ha fregati! E qualcuno non l’ho ancora capito e gli è anche riconoscente.

  8. questo post è diventato illeggibile perchè troppo lungo. Forse dovreste prendere in considerazione l’idea di aprire un forum dove mettere i commenti.
    Vorrei comunque tornare su alcuni spunti interessanti. Io sono perfettamente d’accordo che l’utilizzo dei soli numeri è umiliante; dove lavoro ora, ho provato a spiegare cosa sta succedendo in Italia e tutti sono concordi nel considerarla pura follia. Il problema però è che l’Università italiana ed i suoi professori si sono ampiamente meritati questo tipo di umiliazione. Le occasioni di gestire decentemente il sistema ci sono state e sono state tutte puntualmente sprecate. Abbiamo visto lotte di potere tra gruppi diversi che hanno stritolato non solo il sistema ma anche le persone che ci stavano dentro. C’è una costante emorragia di ricercatori formati in Italia verso l’estero. Ci sono tante Università sull’orlo del baratro finanziario da decenni. Il reclutamento è bloccato da altrettanto tempo. Insomma la storia dimostra, con le dovute eccezioni che in questo contesto però contano poco, che il corpo docente strutturato in Italia non è in grado di far funzionare il sistema senza corromperlo. In questa situazione, ben venga l’utilizzo di indicatori puramente numerici. Non è un caso che non ci si sia fidati di valori arbitrari (senz’altro migliori in linea teorica) ma si siano utilizzate mediane. Anche questo deriva esclusivamente da mancanza di fiducia nell’operato delle persone che costituiscono il sistema. Qualcuno si sentirebbe di dire che invece ci si sarebbe dovuti fidare? Purtroppo ognuno di noi è custode e testimone di storie di baronia, ingiustizia, feudalesimo, favoritismi, nepotismo dei più beceri. Questo sistema ha almeno il merito di tagliare fuori quelli sotto le mediane. Qualche vittima sacrificale è inevitabile. Mancano ovviamente i controlli post-assunzione. Perchè non ci si concentra su quelli anzichè lottare per le mediane, sarebbe molto più utile.
    Un saluto,
    V.

  9. Così come da una contraddizione può discendere qualsiasi conclusione, così da un assunto che dice che la situazione attuale rappresenta il peggiore dei mondi possibili discende la giustificazione di qualunque soluzione differente.

    Questo tipo di ragionamento è totalmente privo di senso. Lo sarebbe anche se si condividesse la premessa, secondo cui il sistema universitario italiano ha funzionato sul piano del reclutamento nel peggiore dei modi possibili. Questo perché, come si è visto nel succedersi di riforme del reclutamento è sempre possibile produrre un sistema di selezione ancora peggiore.

    Io però mi permetto di obiettare che il sistema italiano del reclutamento, pur avendo prodotto un congruo numero di ingiustizie ed abusi non è affatto tra i sistemi peggiori, e che gli abusi non sono generalizzati ma circoscritti a certi soggetti, certi dipartimenti, certi settori. Questo giusto per rigettare la premessa.

    Vladimir72 ha inoltre scritto:
    “Il problema però è che l’Università italiana ed i suoi professori si sono ampiamente meritati questo tipo di umiliazione. Le occasioni di gestire decentemente il sistema ci sono state e sono state tutte puntualmente sprecate. Abbiamo visto lotte di potere tra gruppi diversi che hanno stritolato non solo il sistema ma anche le persone che ci stavano dentro. C’è una costante emorragia di ricercatori formati in Italia verso l’estero. Ci sono tante Università sull’orlo del baratro finanziario da decenni. Il reclutamento è bloccato da altrettanto tempo.”

    Da ciò mi sembra di evincere che l’emorragia di ricercatori ed il blocco del reclutamento dipendono dalle malefatte dei professori. E mi sembra inoltre di poter inferire che le lotte tra gruppi di potere sono una esiziale caratteristica dell’accademia italiana. Ed infine mi sembra di intendere che numerose università sono vicine al default.

    Ora, io ho troppo rispetto per l’interlocutore per mettermi a correggere punto per punto quelle che sono con tutta evidenza tesi prive di ogni fondamento. Spero che emendi da sé quanto scritto.

    Faccio infine notare che, quand’anche tutto ciò che è stato detto stesse in piedi non si capisce bene secondo quale logica ne dovrebbero pagare lo scotto persone che (essndo interessate alle attuali abilitazioni) non sono già ai vertici della loro carriera e quindi prevalentemente non sono tra coloro cui si possono attribuire le malefatte che furono.
    O forse questa è l’ennesima deduzione dal principio: qualunque cosa sarà meglio di ciò che è?

    In secondo luogo,

  10. A prescindere dai dettagli che ovviamente non posso conoscere, lo stato di sfascio dell’Università italiana, con mio grande rammarico, è sotto gli occhi di tutti. L’Università è fatta di persone, per cui i professori, in quanto dirigenti, sono sicuramente tra i primi responsabili dello stato attuale. Nessuno pensa che “qualunque cosa sarà meglio di ciò che è”. Penso che le mediane sono una conseguenza della corruzione che ha interessato la maggior parte dei concorsi universitari degli ultimi 20 anni.
    Sono il primo ad affermare che la “peer review” qualitativa e quantitativa è il miglior sistema di valutazione fino ad oggi esistente. Paghiamo (tutti!) il fatto che i “professori” italiani hanno dato ampia dimostrazione di non essere degni di fiducia in questo genere di valutazione.
    Un saluto,
    V.

    • “Penso che le mediane sono una conseguenza della corruzione che ha interessato la maggior parte dei concorsi universitari degli ultimi 20 anni.”

      Mi spiace, ma per quanto sia certo d’accordo sul fatto che il sistema finora vigente poteva essere migliorato, anche con il ricorso a parametri quantitativi (ma comunque non retroattivi), non sono affatto d’accordo con l’idea di una corruzione generalizzata del sistema di reclutamento. Il problema del sistema di reclutamento italiano è sempre stato molto semplice: per ragioni costituzionali doveva essere un sistema concorsuale, ma per ragioni pragmatiche di fatto era un sistema cooptativo (come accade più o meno ovunque nel mondo). Dovendo svolgere una cooptazione travestita da concorso si otteneva il bel risultato di rendere la cooptazione opaca, secretata, e priva di responsabilità individuali. Se ne poteva uscire in molti modi, ed il più semplice era con un abilitazione con valori fissi (CUN) ad operare una scrematura di massima, ed un successivo intervento di valutazione ex post, con sanzioni finanziarie.

      Nota a margine. Dire che qualcosa è “conseguenza” (= effetto causale) di un certo stato di cose non equivale a dire che qualcosa è giustificato dall’antecedente stato di cose. Il nazismo è certamente conseguenza del fallimento della Repubblica di Weimar, ma il fallimento della Repubblica di Weimar non giustifica il nazismo.

  11. ma per ragioni pragmatiche di fatto era un sistema cooptativo …. tradotto …. di fatto illegale ….. e non illudiamoci continuerà ad essere per ragioni pragmatiche di fatto un sistema cooptativo … ma legalizzato. Che genio l’Artefice|

    • cooptativo non significa illegale. Dal medioevo (anzi da prima) sono gli accademici a scegliere gli accademici. Il punto non è la cooptazione, ma la scelta di soggetti non meritevoli. Detto questo, abbiamo ancora bisogno, al di là di singoli casi, della dimostrazione che le scelte in Italia sono state cronicamente sbagliate. Può darsi che in qualche settore sia così, ma per quelli che conosco non mi risulta e il discorso mi ricorda sinistramente certo chatting da bar come quello sugli immigrati tutti delinquenti.

    • cooptativo significa illegale eccome se la legge prescrive un sistema concorsuale. Che poi il sistema concorsuale andrebbe sostituito con uno basato sulla scelta diretta da parte degli accademici, con assunzione di responsabilità sono assolutamente d’accordo. Rispetto alla corruzione dei concorsi, ovviamente non esistono statistiche. Sarò stato particolarmente sfortunato ma in quindici anni di frequentazioni accademiche non ne ho visto neanche uno “sano”. Il vero dramma è che i concorsi costituiscono una sorta di boomerang per il sistema perchè hanno come maggiore conseguenza la sottrazione di responsabilità a chi effettua la scelta. In questo senso a mio parere generano inevitabilmente corruzione.
      V.

  12. Certe volte mi viene il dubbio che qualcuno vive sulla luna. …. Il punto non è la cooptazione, ma la scelta di soggetti non meritevoli. ….
    In Italia si fanno i concorsi pubblici, spesso la cooptazione in Italia la fa la mafia.
    Io sono convinto che la cooptazione potrebbe essere il sistema migliore se ci fosse una valutazion ex-post seria, con pesanti penalizzaioni per le università che cooptano elementi non validi.
    Invece in Italai si fanno i concorsi e negli anni passati, quando si facevano i concorsi con due idonei è successo spessissimo che veniva cooptato forzatamente il candidato locale. Ingiusto, ma OK si fa così dal medioevo, va bene possiamo dire che è accettabile. NO! è ingiusto! Ma mi spiegate che senso ha escludere uno di 45 anni, membro di editorial board di riviste internazionali con IF, titolare di fondi Nazionali e internazionali, h-index 30 e più, a favore di un ricercatore con h-index di 16 e che fuori dal suo istituto non conosce nessuno, se non il suo prof che per “caso” era stato sorteggiato in commissione? Non esistono statistiche di questi casi. Come non esistono statistiche di quanti negozi a palermo pagano il pizzo.

  13. Non mi è chiara la questione dei 10 anni:

    Anvur dice che per il calcolo delle mediane
    non è stato possibile fare una distinzione
    cronologica delle pubblicazioni del 2002,
    e quindi è stato considerato l’intero anno
    (il che fa crescere i 10 anni almeno a 10,5).

    Ma per i candidati? Se è vero che posso
    inserire pubblicazioni fino al momento della
    chiusura della domanda (entro il 20 nov 2012),
    il periodo dei 10 anni corrisponde al 20 nov 2002
    (per intenderci) o viene considerato tutto il 2002?
    Mi riferisco in particolare al caso in cui è evidente
    la data (almeno il mese) della pubblicazione.
    Si tratterebbe di una differenza di quasi un intero
    anno, praticamente il 10%, non cosa da poco…

    • Andrà chiesto ad ANVUR, ma sembra difficile che possano fare per i candidati ciò che non sono riusciti a fare per il calcolo delle mediane.

    • Mi riferisco in particolare a questo: se una pubblicazione di un candidato è chiaramente datata antecedente al decimo anno, ad esempio marzo 2002, viene comunque considerata…?

  14. ricollegandomi a gab, volevo anche io un chiarimento ai seguenti quesiti:
    1) se il collega Tizio ha pubblicato nel 1999 da non strutturato, poi si è fermato e ha ricominciato nel 2005, la sua età accademica è cmq superiore ai 10 anni (non normalizza) oppure, prendendo in considerazione il solo periodo 2002-2010 normalizza?
    2) la normalizzazione vale solo per le mediane o anche nelle presentazione delle pubblicazioni da valutare?
    3) se Caio è entrato come ricercatore nel 2002 e nello stesso anno ha pubblicato un paragrafo a due mani su un libro di didattica (tipo lezioni di..) e invece ha pubblicato un articolo scientifico nel 2004, normalizza o non normalizza?
    4) se Sempronio ha EA 10 (prima pubblicazione scientifica 2002) e supera abbondantemente seconda mediana (supponiamo abbia n. 20 tra art naz ed internaz) e Valeriano ha età accademica inferiore (prima pubblicazione nel 2003) ma lo stesso numero di articoli (20), Valeriano è favorito rispetto a Sempronio? e in che modo?
    Grazie

    • Secondo me:
      1) Tizio avrebbe 14 anni di EA ma se i 5 anni in questione vengono riconosciuti diventa 9. Le pubblicazioni fatte dopo il 2005 vengono quindi moltiplicate per 10/9 ai fini dell’indicatore di produttività.
      2) Il numero massimo di pubblicazioni da presentare è uguale per tutti i candidati indipendentemente dalla EA e anche la relativa valutazione da parte dei commissari è del tutto sganciata dalla EA.
      3) Se il settore è non bibliometrico e il libro è di quelli che potrebbero essere considerati ai fini della abilitazione non si scappa, EA=10 e 1 libro nel conteggio (è del 2002). Si può provare ad ometterlo riducendo EA a 9. Conviene?
      4) Sempronio e Valeriano superano entrambi ampiamente la mediana, la differenza verrà fuori dal giudizio di qualità dei commissari su quello che hanno presentato alla valutazione.

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