Mentre va avanti la tornata ASN 2021/2023, è utile soffermarsi sui risultati delle tornate 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 e considerare come e quanto gli abilitati siano stati reclutati. Il Rapporto ANVUR 2018 già annunciava che «la platea di abilitati con la sola tornata 2016-18 è pari in media a quasi 3 volte il totale dei pensionamenti attesi nel periodo 2018-23» (p. 297). Era dunque prevedibile che i reclutamenti avrebbero riguardato meno di un terzo degli abilitati. Tuttavia dai dati elaborati da UnRest-Net si ricava anche che i reclutamenti non sono solo esigui, ma sono per di più “differenziati” in ragione della collocazione geografica delle Sedi e del genere.

 

Premessa

Il presente contributo deriva da materiali messi a disposizione nel sito UnRest-Net e nel documento 2008 – 2020. Rapporto sull’università italiana, dei quali si è già detto in un articolo precedentemente pubblicato da Roars. Anche in questo contributo l’operazione è quella di utilizzare procedimenti molto semplici e facilmente riproducibili per corredare di “dati duri” sensazioni che già circolano nel corpo dell’accademia. Nello specifico, che il reclutamento degli abilitati proceda estremamente a rilento e per di più “diversamente” nelle tre macro-aree geografiche del Paese, e che le componenti del drappello già scarno di donne abilitate facciano più fatica ad accedere al ruolo per il quale sono risultate idonee. Per chi volesse approfondire, sul sito UnRest-Net c’è un contributo dal titolo Ugualmente abilitati, diversamente reclutati. Abilitazione Scientifica Nazionale e divari territoriali e di genere nel reclutamento, dal quale sono stati tratti i dati forniti qui. Inoltre, in 2008 – 2020. Rapporto sull’università italiana, c’è una sezione specifica sugli abilitati, alla quale rimando per i dati e per le modalità con le quali sono stati estratti ed elaborati. La consultazione – in maniera dettagliata: per regione, per area CUN, per Ateneo – e l’elaborazione dei dati è anche possibile al singolo utente utilizzando la tabella pivot Dati sugli abilitati alla prima e alla seconda fascia – Anni 2013-2020.[1]

Questo contributo va contestualizzato in un quadro di decrescita differenziata dell’Università Italiana che procede da quando, con la legge 133/2008, durante il governo Berlusconi IV – a trazione Popolo della Libertà e Lega Nord; ministra Istruzione Università e Ricerca, Mariastella Gelmini; ministro Economia e Finanze, Giulio Tremonti – il Fondo di Finanziamento Ordinario delle università e i fondi per il Diritto allo Studio sono stati pesantemente tagliati inaugurando una stagione governata dai profondi cambiamenti normativi, organizzativi e gestionali seguiti alla legge 240/2010 che quello stesso governo volle fortissimamente come suo atto politico più significativo. Dal 2008 al 2020 si è non sorprendentemente[2] verificato uno spostamento degli equilibri del sistema universitario, il cui baricentro si è indiscutibilmente spostato nel Nord del Paese. Nella tabella seguente, esempi di questa decrescita differenziata relativi agli iscritti e ai docenti/ricercatori, con un focus sui professori ordinari, nelle cui mani – nel post-Gelmini – è concentrato tutto il potere accademico.

 

Tabella 1. Decrescita differenziata del sistema universitario italiano. Anni 2010 e 2020. Valori assoluti e percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-Cineca

Anno Nord Centro Sud e Isole Totale
Iscritti 2010/2011 712.699 459.747 649.372 1.821.818
Incidenza % 2010/2011 39,12% 25,24% 35,64%
Iscritti 2020/2021 798.509 431.033 563.668 1.793.210
Incidenza % 2020/2021 44,53% 24,04% 31,43%
Variazione % 2010-2020 +12,04% -6,25% -13,20% -1,57%
Docenti/ricercatori 2010 24.857 15.600 18.667 59.124
Incidenza % 2010 42,04% 26,39% 31,57%
Docenti/ricercatori 2020 25.243 13.851 17.151 56.245
Incidenza % 2020 44,88% 24,63% 30,49%
Variazione % 2010-2020 +1,55% -11,21% -8,12% -4,87%
Professori ordinari 2010 6.767 4.271 4.816 15.854
Incidenza % 2010  42,68% 26,94% 30,38%
Professori ordinari 2020 6.662 3.379 4.117 14.158
Incidenza % 2020 47,05% 23,87% 29,08%
Variazione % 2010-2020 -1,55% -20,89% -14,51% -10,70%

 

Per quanto concerne il ricambio generazionale, nella figura seguente si evidenzia l’incidenza percentuale dei ricercatori a tempo determinato legge 240/10 art.3 b e dei titolari di assegni di ricerca nelle tre macro-aree del paese.

 

Figura 1. Incidenza percentuale dei ricercatori a tempo determinato legge 240/10 art.3 b e dei titolari di assegni di ricerca nelle tre macro-aree del paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-Cineca

 

Abilitazioni, abilitati e reclutati

Non disponiamo di dati sulle domande per le abilitazioni alla prima e alla seconda fascia nelle tornate ASN 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020. Dal Rapporto ANVUR 2018 sappiamo però che nella tornata 2012-2013 e nei primi quattro quadrimestri del 2016-2018 la percentuale degli abilitati alla prima fascia, su 27.303 domande, è stata in media di circa il 52% e la percentuale degli abilitati alla seconda fascia, su 58.190 domande, è stata in media di circa il 49%.[3]

 

Alla fine del 2020, a sette anni dai primi esiti della prima tornata, dopo 77.464 procedure di abilitazione con esito positivo[4]  – cifra che, vista la media di esiti positivi rilevata dall’ANVUR, fa presumere siano state processate più o meno 150.000 domande – abbiamo una media di 1 abilitato entrato nel ruolo per il quale è stato giudicato idoneo ogni 3,5 procedure di abilitazione andate a buon fine (uno ogni 7 domande esaminate dalle commissioni?). Le procedure di abilitazione alla prima fascia con esito positivo sono state 26.919 (34,75%); 50.545 quelle alla seconda fascia (65,25%). Le prime hanno prodotto 5.975[5] docenti/ricercatori entrati nel ruolo di professori ordinari (22,20% degli abilitati alla prima fascia); le seconde 16.136[6] docenti/ricercatori entrati nel ruolo di professori associati (31,92% degli abilitati alla seconda fascia).

Mentre dal 2016 al 2019, l’intero sistema universitario italiano ha reclutato meno di 1400 ricercatori a tempo determinato “di tipo b” all’anno,[7] al 31 dicembre 2020 sono oltre 16.500 – più del numero medio annuo degli assegnisti di ricerca –[8]  gli abilitati alla prima e alla seconda fascia i cui nomi non figurano fra il personale docente/ricercatore che è, o è stato, in servizio. Di questi esterni – che possiamo immaginare precari della ricerca e della docenza, o ricercatori italiani all’estero – 3.372 sono abilitati alla prima fascia (il 15,66% di tutti gli abilitati alla prima fascia), 13.156 alla seconda fascia (il 33,19% di tutti gli abilitati alla seconda fascia).

Alla stessa data gli abilitati alla prima fascia in servizio in un ruolo inferiore a quello cui sono stati giudicati qualificati sono 11.607; gli abilitati alla seconda fascia in servizio in un ruolo inferiore a quello cui sono stati giudicati qualificati sono 9.392. Il DM n.441 del 10 agosto 2020 ha distribuito 1.961,03 punti organico, stabilendo per ogni sede universitaria un contingente assunzionale variabile da un minimo del 50% del turnover (Università di Cassino e del Salento) a un massimo del 455% (Università di Roma “Foro Italico”).

Una parte fondamentale della questione è già in queste poche righe: nel sistema universitario – nei ranghi o fuori da essi – molte persone sono in possesso della abilitazione scientifica necessaria all’accesso al ruolo di professore ordinario o associato ma molte fra esse ricoprono ruoli inferiori a quelli per i quali sono qualificati e molte sono completamente esterne ai ruoli universitari. Viste le possibilità assunzionali del sistema nel suo complesso, la loro declinazione sede per sede[9] e i meccanismi di anti-mobilità vigenti,[10] molti sono già usciti e molti di più sono destinati ad uscire dal sistema senza poter utilizzare la propria abilitazione nemmeno per accedere a un concorso. [11] I punti organico utilizzabili con il 100% del turnover (dal 2018 al 2020 in media poco più di 2.000)[12] non sono infatti sufficienti a bandire concorsi bastanti a valutare comparativamente gli abilitati in servizio in un ruolo inferiore a quello al quale sono abilitati, né a reclutare i precari abilitati.[13] Questi ultimi sono stati e saranno, quindi, per larga parte espulsi dal sistema universitario italiano.[14]

 

Gli abilitati

Nei dati estratti ed elaborati per il nostro 2008 – 2020. Rapporto sull’università italiana  troviamo dunque abilitati in diverse posizioni. Innanzitutto abbiamo gli abilitati in servizio e quelli che invece, come si è già detto, non sono rinvenibili fra il personale docente/ricercatore che è, o è stato, in servizio. Su questi ultimi non abbiamo altre informazioni che il nome e cognome, il settore concorsuale nel quale sono abilitati, l’anno di abilitazione, informazioni che comunque non abbiamo elaborato. Abbiamo denominato questa categoria come quella degli esterni.

Gli abilitati in servizio, vale a dire coloro i quali sono conteggiati nel database Mur-Cineca, sono a loro volta distinti fra abilitati – quelli che, avendo conseguito l’abilitazione, non sono in servizio nel ruolo per il quale sono abilitati – e in ruolo, cioè quanti hanno vinto un concorso e sono stati chiamati nel ruolo per il quale sono abilitati.

Vi sono, infine, abilitati che, a partire da un certo anno, non compaiono più fra i conteggiati dal sistema Mur-Cineca. I motivi di questa “uscita dal sistema” possono essere i più vari: dal pensionamento, all’espulsione, alla scelta di cambiare lavoro, o di cambiare Paese. Abbiamo nominato questa categoria come quella degli usciti, a loro volta distinguibili fra usciti in ruolo e abilitati usciti senza aver avuto accesso al ruolo per il quale erano stati abilitati (87% di abilitati alla prima fascia e 85% di abilitati alla seconda fascia).

Nella figura 2. i 21.529 abilitati alla prima fascia e i 39.633 abilitati alla seconda fascia delle tornate 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020[15] nelle posizioni che occupavano in data 31 dicembre 2020.

 

Figura 2. Abilitati alla prima e alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 con esclusione delle omonimie. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. Elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

 

Osserviamo dalla figura 2. che il sistema registra fra gli abilitati alla seconda fascia una piccola quota di professori ordinari, il che segnala l’esistenza di un gruppo di docenti (valore assoluto 1.427) che, fra il 2013 e il 31 dicembre 2020, hanno conseguito l’abilitazione alla seconda e prima fascia ed effettuato i due passaggi di fascia.

 

Gli abilitati per area geografica – Prima fascia

Veniamo ora agli abilitati alla prima fascia in servizio al 31 dicembre 2020. Nella seguente Tabella 2. mettiamo a confronto tutti i docenti/ricercatori in servizio (valore assoluto: 56.245) con tutti gli abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio (in ruolo e non; valore assoluto: 17.492) e questi ultimi con gli abilitati in ruolo (professori ordinari abilitati; valore assoluto: 5.888) nelle tre macro-aree del Paese.[16] Le differenze territoriali nel reclutamento sono evidenti, con un particolare penalizzazione del Centro.

 

Tabella 2. Docenti/ricercatori, abilitati e abilitati in ruolo. Abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 nelle tre macro-aree del Paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Anno 2020 Nord Centro Sud e Isole Totale
Docenti/ricercatori 25.243 13.851 17.151 56.245
% su totale docenti/ricercatori 44,88% 24,63% 30,49%
 
Totale abilitati 8.117 4.225 5.153 17.495
%  abilitati su docenti/ricercatori dell’area 32,16% 30,50% 30,04% 31,10%
 
Abilitati in ruolo 2.935 1.293 1.660 5.888
% in ruolo abilitati dell’area 36,16% 30,60% 32,21% 33,66%

 

Nella figura 3., la ripartizione territoriale degli abilitati alla prima fascia in servizio (in ruolo e non) nel 2020 rispecchia abbastanza (pur con variazioni positive per il Nord e più o meno lievemente negative per il Sud e le Isole e il Centro) la distribuzione geografica del totale dei docenti/ricercatori (cfr. Tabella 2.).

Figura 3. Abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio nelle tre macro-aree del Paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Nella figura 4. si evidenzia come, sul totale degli abilitati alla prima fascia divenuti professori ordinari, il 50% si trovi nelle università del Nord del Paese (in valore assoluto 2.935 contro i 2.953 abilitati alla prima fascia in ruolo complessivamente in servizio al Centro, al Sud e nelle Isole).

Figura 4. Abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in ruolo nelle tre macro-aree del Paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

La figura 5. rende graficamente la distribuzione geografica degli abilitati alla prima fascia in servizio già presentata nella Tabella 2. dove si consideravano separatamente le tre macro-aree del Paese. Nella figura la base di calcolo è il totale degli abilitati alla prima fascia in servizio. Essa mostra la distribuzione geografica degli abilitati al 31 dicembre 2020, distinguendo fra gli abilitati in ruolo (valore assoluto: 5.888 abilitati che sono diventati professori ordinari), e abilitati che, invece, sono ancora in attesa di utilizzare la propria abilitazione (valore assoluto: 11.607).

Figura 5. Abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020, in servizio, in ruolo e non, nelle tre macro-aree del Paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Gli abilitati per area geografica – Seconda fascia

Veniamo ora agli abilitati alla seconda fascia in servizio al 31 dicembre 2020 (valore assoluto: 25.359). Nella seguente Tabella 3. mettiamo a confronto i docenti/ricercatori in servizio con gli abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio (in ruolo e non) e questi ultimi con gli abilitati in ruolo (professori associati e ordinari abilitati alla seconda fascia) nelle tre macro-aree del Paese. Anche in questo caso differenze territoriali nel reclutamento sono evidenti, con una particolare penalizzazione per il Sud e le Isole.

 

Tabella 3. Docenti/ricercatori, abilitati e abilitati in ruolo. Abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 nelle tre macro-aree del Paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca

Anno 2020 Nord Centro Sud e Isole Totale
Docenti/ricercatori 25.243 13.851 17.151 56.245
% su totale docenti/ricercatori 44,88% 24,63% 30,49%
 
Totale abilitati 11.823 6.032 7.504 25.359
%  abilitati su docenti/ricercatori dell’area 46,84% 43,55% 43,75% 45,09%
 
Abilitati in ruolo 7.749 3.721 4.497 15.967
% in ruolo abilitati dell’area 65,54% 61,69% 59,93% 62,96%

 

Nella figura 6. la ripartizione territoriale degli abilitati alla seconda fascia in servizio nel 2020 mostra variazioni positive per il Nord (circa 2 punti percentuali) e negative per il Sud e le Isole (circa un punto e mezzo) e il Centro (un po’ più di mezzo punto) rispetto alla distribuzione geografica del totale dei docenti/ricercatori (cfr. Tabella 3.).

Figura 6. Abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio nelle tre macro-aree del Paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca

Nella figura 7. si evidenzia come, sul totale degli abilitati alla seconda fascia divenuti professori associati (valore assoluto: 15.967), il 49% si trovi nelle università del Nord del Paese (in valori assoluti sono 7.002, contro i complessivi 7.538 del Centro, del Sud e delle Isole).

Figura 7. Abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio, che sono o sono stati in ruolo nelle tre macro-aree del Paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca

La figura 8. rende graficamente la distribuzione geografica degli abilitati alla prima fascia in servizio già presentata nella Tabella 3., dove si consideravano separatamente le tre macro-aree del Paese. Nella figura la base di calcolo è il totale degli abilitati alla seconda fascia in servizio. Essa mostra la distribuzione geografica degli abilitati al 31 dicembre 2020, distinguendo fra gli abilitati in ruolo (valore assoluto: 15.967 abilitati che sono o sono stati professori associati), e abilitati che, invece, sono ancora in attesa di utilizzare la propria abilitazione (valore assoluto: 9.392).

Figura 8. Abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio nelle tre macro-aree del Paese. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca

Diversamente abilitate

Come è ormai ampiamente noto, c’è una rilevante maggioranza di donne fra le figure in formazione (iscritte, dottorande) e fra i laureati e i dottori di ricerca. Per quanto riguarda invece le figure dei docenti/ricercatori, i dati in valori assoluti mostrano chiaramente l’esistenza di un drammatico divario di genere, [17]caratterizzato da filtri selettivi che operano all’ingresso e in ogni passaggio di carriera, come vasta letteratura conferma.[18]

In un quadro generale in cui le variazioni percentuali in ogni aspetto e componente del sistema (dal finanziamento al reclutamento) sono generalmente legate a minori diminuzioni piuttosto che ad aumenti, un minor calo della componente femminile (-0,4% dal 2008 al 2020), rispetto a una componente maschile diminuita del 17,76%, porta le donne a salire dal 33,96% al 38,46% dei docenti/ricercatori dell’Università italiana. In maniera pressoché analoga, dal 2008 al 2020 fra i professori ordinari abbiamo avuto un aumento della componente femminile dello 0,50% e un decremento della componente maschile del 31,20%. Ne è conseguita una variazione percentuale della componente femminile della prima fascia dal 18,84% del 2008 al 25,33% del 2020. I professori associati sono la fascia che nel medesimo arco temporale è cresciuta di più. In seconda fascia le donne sono cresciute in termini assoluti del 50,96% e gli uomini del 14,20%, il che ha portato l’incidenza percentuale delle donne dal 33,84% del 2008 al 40,33% del 2020. Tuttavia, nella posizione che prelude alla stabilizzazione – gli RTD-B sono i professori associati del prossimo futuro – il divario è in media persino più alto di quello della “fascia di destinazione”. Questo specifico “filtro di genere” nel reclutamento, già commentato in letteratura ( Picardi 2019 2020 ), sembra allora addirittura prefigurare una nuova contrazione della futura presenza femminile in accademia. Ad oggi, dunque, non solo le donne sono soltanto il 38,46% del totale dei docenti/ricercatori, ma a comporre questa percentuale sono per la maggior parte donne collocate nelle zone “basse” e “grigie” della piramide. Se, infatti, escludiamo dal calcolo della media le ricercatrici a tempo indeterminato (in esaurimento dal 2010,[19] età media della fascia 50,2 nel 2018, cfr. Rapporto ANVUR 2018 ), la percentuale media di donne nelle altre fasce risulta essere del 32,98%.

Secondo il Rapporto ANVUR 2018 «Un contributo a un riequilibrio nei prossimi anni della composizione per genere nei ruoli apicali della carriera accademica potrebbe venire dall’Abilitazione Scientifica Nazionale, in cui la scelta degli abilitati non sembra essere influenzata dal genere» (p. 627). Secondo il rapporto, infatti, analizzando separatamente le domande e i tassi di abilitazione femminili e maschili, per la seconda fascia le percentuali di successo sono molto simili per donne e uomini (54,4% per le donne e il 54,8% per gli uomini). Per la prima fascia, poi, le candidate si abilitano per il 62% mentre gli abilitati uomini sono il 59,4% degli uomini che avevano fatto domanda (ANVUR 2018 : 303).

Bisogna tuttavia rimarcare che le domande avanzate dalle donne sono state circa il 37% del totale ed anzi che il rapporto fra le domande degli uomini e quelle delle donne rispecchiava, più o meno esattamente, il rapporto fra docenti/ricercatrici e docenti/ricercatori nei bienni delle tornate di abilitazione.[20] A questo proposito il rapporto ANVUR 2018 fa riferimento a «eventuali processi di autoselezione che potrebbero aver influito sul numero delle aspiranti» (p. 303). Ma la letteratura ci insegna che tale autoselezione è in diretto rapporto con il filtro di genere che opera sulle donne in ogni fase della carriera universitaria. E dunque anche nelle procedure di ASN, l’introiezione della regola del doppio standard dell’eccellenza (Brouns, 2004; Foschi, 1996), per la quale Being good isn’t good enough e le donne devono “dimostrare di più” per essere considerate almeno alla pari dei colleghi uomini (van den Brink e Benschop, 2011), ha limitato a monte il numero delle donne che hanno presentato domanda per l’abilitazione ( Baccini 2014 Baccini e Rosselli 2014 De Paola, Ponzo e Scoppa 2014 2017 ). A valle dell’ASN gli uomini hanno poi, come da sempre avviene ( Abramo, D’Angelo e Rosati 2016 De Paola, Ponzo e Scoppa 2018; Marini e Meschitti 2018 Gaiaschi e Musumeci 2020 ), maggiori probabilità di accedere ai concorsi che danno effettivamente accesso al ruolo e di vincerli.  Ma poiché la cosa, pur essendo nota, è assolutamente naturalizzata e passa costantemente sotto silenzio, vogliamo esporre in tutta la loro crudezza i dati che mostrano come il reclutamento di donne e uomini egualmente abilitati da procedure unificate a livello nazionale evidenzi per le donne una persistente difficoltà di accesso al ruolo, che rimane spiegabile soltanto facendo riferimento a radicati pregiudizi di genere.

 

Gli abilitati per genere – Prima fascia

Per la struttura dei dati a nostra disposizione, i 3.372 abilitati esterni non possono essere ascritti a un genere. Pertanto le seguenti elaborazioni riguarderanno soltanto le abilitate e gli abilitati che sono in servizio al 31 dicembre 2020 (valore assoluto: 17.492). Nella seguente Tabella 4., mettiamo a confronto i docenti/ricercatori in servizio distinti per genere con le abilitate e gli abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio (in ruolo e non) e questi ultimi con le abilitate e gli abilitati in ruolo (professoresse e professori ordinari abilitati; valore assoluto 5.888). Le differenze di genere sono evidenti.

 

Tabella 4. Docenti/ricercatori, abilitati e abilitati in ruolo. Abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 per genere. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Anno 2020 Donne Uomini Totale
Docenti/ricercatori 21.632 34.613 56.245
% su totale docenti/ricercatori 38,46% 61,54%
 
Totale abilitati 6.116 11.379 17.495
%  abilitati su docenti/ricercatori per genere 28,27% 32,87% 31,10%
 
Abilitati in ruolo 1.799 4.089 5.888
% in ruolo su abilitati per genere 29,41% 35,93% 33,66%

 

Nella figura 9., la ripartizione per genere degli abilitati alla prima fascia in servizio nel 2020 (in ruolo e non, valore assoluto 17.495) si discosta notevolmente dalla composizione di genere del totale dei docenti/ricercatori, in maniera sfavorevole alle donne.

Figura 9. Abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio per genere. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca

Come abbiamo detto, considerando separatamente i generi, le abilitate alla prima fascia entrate in ruolo sono il 29,41% del totale delle donne abilitate alla prima fascia, mentre gli abilitati che al 31 dicembre 2020 sono professori ordinari rappresentano il 35,93% del totale degli abilitati alla prima fascia (Tabella 4.). Tuttavia, sul totale degli abilitati alla prima fascia in servizio (valore assoluto 17.495), sono in ruolo 5.888 professori ordinari, di cui le 1.799 donne rappresentano il 10,28% e i 4.089 uomini il 23,37% del totale degli abilitati.

Cionondimeno, al 31 dicembre 2020 dei 5.888 abilitati alla prima fascia in ruolo, le donne rappresentano il 30,55%, gli uomini il 69,45%. E quindi, nella composizione di genere dei professori ordinari attualmente in servizio (25,33% donne, 74,67% uomini), di cui il drappello delle abilitate in ruolo fa parte,  i nuovi ingressi fanno registrare un passo (sia pur piccolo) verso la parità (fig. 10).

Figura 10. Abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in ruolo per genere. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca

Gli abilitati per genere – Seconda fascia

Anche per la seconda fascia, i 13.156 abilitati esterni non possono essere ascritti a un genere. Pertanto le seguenti elaborazioni riguarderanno soltanto le abilitate e gli abilitati alla seconda fascia che sono in servizio al 31 dicembre 2020 (valore assoluto: 25.359). Nella seguente Tabella 5. mettiamo a confronto i docenti/ricercatori in servizio distinti per genere con le abilitate e gli abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio (in ruolo e non) e questi ultimi con le abilitate e gli abilitati che sono o sono stati in ruolo (professoresse e professori associati e ordinari abilitati alla seconda fascia; valore assoluto 15.967). Le differenze di genere sono evidenti.

 

Tabella 5. Docenti/ricercatori, abilitati e abilitati in ruolo. Abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 per genere. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Anno 2020 Donne Uomini Totale
Docenti/ricercatori 21.632 34.613 56.245
% su totale docenti/ricercatori 38,46% 61,54%
Totale abilitati 10.884 14.475 25.359
%  abilitati su docenti/ricercatori per genere 50,31% 41,82% 45,09%
Abilitati in ruolo 6.624 9.343 15.967
% in ruolo su abilitati per genere 60,86% 64,55% 62,96%

 

Nella figura 11. gli abilitati in servizio.  La loro ripartizione per genere si differenzia notevolmente dalla composizione di genere del totale dei docenti/ricercatori in maniera molto favorevole alle donne (cfr. Tabella 5.).

Figura 11. Abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio per genere. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Ricordiamo che nel 2020 i professori associati sono per il 40,33% donne e per il 59,67% uomini. Le abilitate alla seconda fascia sono il 43,83% degli abilitati alla seconda fascia in servizio. La composizione di genere degli abilitati alla seconda fascia è quindi più favorevole alle donne anche della composizione dei professori associati attualmente in servizio. Tuttavia anche in questo caso i concorsi mettono in atto un filtro di genere, sebbene più modesto di quello esercitato per il passaggio al ruolo di professore ordinario. Sul totale degli abilitati alla seconda fascia in servizio (valore assoluto 25.359), sono o sono stati in ruolo 15.967 professori associati, di cui 6.624 donne (26,12% del totale degli abilitati) e 9.343 uomini (36,84% del totale degli abilitati).

In ogni caso, se prendiamo in considerazione soltanto quanti abilitati alla seconda fascia al 31 dicembre 2020 sono in ruolo come professori associati (valore assoluto: 14.540[21]), le donne rappresentano il 42,84%, gli uomini il 57,16% (fig. 12).  E quindi, nella composizione di genere dei professori associati (abilitati e non abilitati) attualmente in servizio, i nuovi ingressi delle abilitate hanno rappresentato un passo verso la parità.

 

Figura 12. Abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 attualmente in ruolo per genere. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

 

Gli abilitati per genere e per area geografica – Prima e seconda fascia

Cerchiamo ora di vedere come vantaggi e svantaggi di genere e territoriali si cumulino o si compensino.

Osserviamo dunque gli abilitati alla prima fascia in servizio al 31 dicembre 2020 (valore assoluto: 17.492). Nella seguente Tabella 6., mettiamo a confronto i docenti/ricercatori in servizio nelle tre aree del Paese con le abilitate e gli abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio (in ruolo e non) e questi ultimi con le abilitate e gli abilitati in ruolo (professori ordinari abilitati) nelle tre macro-aree del Paese. Le differenze territoriali e di genere nel reclutamento si evidenziano con particolare crudezza.

 

Tabella 6. Docenti/ricercatori, abilitati e abilitati in ruolo. Abilitati alla prima fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 per genere e per area geografica. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Anno 2020 Nord Centro Sud e Isole Totale
  Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini
Docenti/ricercatori 9.590 15.653 5.272 8.579 6.770 10.381 56245
% su totale docenti/ricercatori 17,05% 27,83% 9,37% 15,25% 12,04% 18,46%
 
Totale abilitati 2785 5332 1465 2760 1866 3287 17495
% su docenti/ricercatori dell’area per genere 29,04% 34,06% 27,79% 32,17% 27,56% 31,66% 31,10%
 
Abilitati in ruolo 896 2039 368 925 535 1125 5888
% in ruolo su abilitati dell’area per genere 32,17% 38,24% 25,12% 33,51% 28,67% 34,23% 33,66%

 

Osserviamo ora gli abilitati alla seconda fascia in servizio al 31 dicembre 2020 (valore assoluto: 25.359). Nella seguente Tabella 7., mettiamo a confronto i docenti/ricercatori in servizio nelle tre aree del Paese con le abilitate e gli abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 in servizio (in ruolo e non) e questi ultimi con le abilitate e gli abilitati in ruolo (professori associati e ordinari abilitati alla seconda fascia) nelle tre macro-aree del Paese. Anche in questo caso, le differenze territoriali e di genere nel reclutamento appaiono con evidenza.

 

Tabella 7. Docenti/ricercatori, abilitati e abilitati in ruolo. Abilitati alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020 per genere e per area geografica. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Anno 2020 Nord Centro Sud e Isole Totale
  Donne Uomini Donne Uomini Donne Uomini
Docenti/ricercatori 9.590 15.653 5.272 8.579 6.770 10.381 56.245
% su totale docenti/ricercatori 17,05% 27,83% 9,37% 15,25% 12,04% 18,46%
 
Totale abilitati 4.979 6.844 2.586 3.446 3.319 4.185 25.359
% su docenti/ricercatori dell’area per genere 51,92% 43,72% 49,05% 40,17% 49,03% 40,31% 45,09%
 
Abilitati in ruolo 3.174 4.575 1.531 2.190 1.919 2.578 15.967
% in ruolo su abilitati dell’area per genere 63,75% 66,85% 59,20% 63,55% 57,82% 61,60% 62,96%

La montagna e il topolino

Figura 13. Procedure di abilitazione alla prima e alla seconda fascia nelle tornate ASN: 2012-2013, 2016-2018 e 2018-2020. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Nella Figura 13., la rappresentazione grafica – un po’ grossolana ma efficace – della montagna di 77.464 procedure di abilitazione alla prima e alla seconda fascia con esito positivo che partorisce il topolino di 22.111 prese di servizio. Se il Rapporto ANVUR 2018 (pp. 297-307) ci restituiva un rapporto all’incirca di 2 a 1 fra il numero delle procedure di abilitazione e le procedure con esito positivo (cfr. nota 3), la prima evidenza che ricaviamo dai dati è una distanza ancor maggiore fra procedure con esito positivo e il reclutamento degli abilitati. In altre parole, le procedure di Abilitazione Scientifica Nazionale sembrano dispositivi molto dispendiosi rispetto ai loro output effettivi, soprattutto considerando l’utilizzo delle risorse del sistema universitario nel suo complesso, e delle risorse del tempo e dell’attenzione – nonché dell’uso dei capitali sociali e simbolici – di quanti in esse sono coinvolti in veste di candidati o commissari. Al 31 dicembre 2020, il dispositivo ha prodotto la frustrazione sistemica di oltre 37.000 abilitati – esterni (16.528) o in servizio in una fascia più bassa (20.999; cfr. Figura 2.)  – a fronte di una disponibilità annuale di circa 2.000 punti organico. Il tutto, a mio avviso, si incastra perfettamente nel regime dell’economia politica della promessa (Bascetta 2015) sulla quale il nostro sistema universitario per gran parte si regge. Nella seguente figura 14. si evidenzia graficamente come gli abilitati alla prima fascia abbiano una incidenza percentuale maggiore nella seconda fascia (in cui in valore assoluto sono 10.651) piuttosto che nella prima (dove in valore assoluto sono 5.888).

 

Figura 14. Professori ordinari e professori associati in servizio. Anno 2020. Valori percentuali. Fonte: ns. elaborazione dati Mur-ASN e Mur-Cineca.

Oltre a questa macro-evidenza, i dati indicano che le possibilità per gli abilitati di accedere a un concorso (e di vincerlo), non sono soltanto esigue ma anche distribuite in maniera ineguale. Tali possibilità sono, infatti, regolate in ragione di possibilità assunzionali distribuite in base a una “virtuosità finanziaria” degli Atenei radicata nei divari sociali, economici, territoriali e infrastrutturali del Paese,[22] all’interno delle quali le scelte di reclutamento sono soggette all’applicazione strisciante di filtri di genere derivanti da una cultura e da una organizzazione sociale, del lavoro e del “merito”[23] sessiste e patriarcali.

A proposito di quest’ultimo problema, fa piacere comunque riscontrare che l’ASN – pur nelle palesi discriminazioni di genere che evidenzia fra abilitati che, non ci stanchiamo di sottolinearlo, hanno superato una identica procedura selettiva – sta apportando piccoli miglioramenti sul filtro di genere storicamente attivo sugli avanzamenti di carriera. Evidentemente la procedura – e l’eguaglianza in linea di principio che stabilisce fra coloro che la superano – produce un effetto di anti-naturalizzazione di uno svantaggio femminile che è stato fino ad oggi percepito come “normale” e quasi “legittimo”, e apporta un contributo contro la storica discriminazione di genere in accademia (Nielsen 2017; Murgia e Poggio 2018; Herschberg et al. 2018; Morgan e Wood 2017) e contro la gender blindness ancora alimentata dalla credenza che le nozioni di “meritocrazia” e “eccellenza” accademica siano neutrali e oggettive (Bagilhole e Goode, 2001; Cech e Blair-Loy, 2010). Dobbiamo considerare, tuttavia, che questo meritevolissimo obiettivo sarebbe perseguibile in maniere più semplici e dirette e, soprattutto, meno costose in termini economici, esistenziali, sociali e scientifici.

A questo proposito, le caratteristiche del dispositivo ASN nel suo complesso – e la sua evidente disfunzionalità nel produrre un numero di abilitati incommensurabile ai punti organico disponibili, che lo configura come una sorta di macchina celibe – mi hanno portato ad affermare altrove[24] che l’Abilitazione Scientifica Nazionale può essere interpretata come uno dei tasselli del depistaggio cognitivo fornito dalle narrazioni meritocratiche e dalle ricette competitive che avvolgono il definanziamento e lo snaturamento dell’università concentrando l’attenzione – con la volenterosa partecipazione di tutta (o quasi) la comunità scientifica – sull’agonismo e la concorrenza fra sedi, dipartimenti e persone. Si tratta, dunque, non tanto di un sistema finalizzato alla migliore allocazione del personale quanto di una operazione distrattiva. Grazie a questo dispositivo diretto a impegnare quanti più docenti/ricercatori come potenziali candidati o commissari, più o meno tutti ci affanniamo a rincorrere soglie, collezionare titoli, dare fondo a tutti i nostri capitali (sociale, culturale, simbolico [Bourdieu 1983-1986]) – e, come su un tapis roulant impazzito, a continuare a farlo all’infinito, per sfuggire alla rotazione all’indietro impressa da un sistema che cancella il nostro passato (Mauro 2018). Il risultato è, appunto, distrarre la nostra attenzione ma, anche, distrarre dal sistema universitario risorse (tempo, fondi, studio, energie, intelligenze…) che sarebbero degne di miglior causa. Se le cose stanno così, l’ASN può essere interpretata più che altro come un dispositivo della microfisica del potere il cui obiettivo è quello di «ottenere dagli individui nella loro vita concreta delle prestazioni produttive» (Foucault 1977, 19) e che comporta una incorporazione delle regole, che pilota scelte e strategie finalizzate alla accumulazione di requisiti utili a superare le procedure. Comporta, dunque, una «“incorporazione” del potere» (ibidem), di un modo di fare scienza inevitabilmente mainstream e segnato dai vizi più che dalle virtù dell’accademia. Da questo punto di vista, l’ASN presenta costi sociali, scientifici ed esistenziali tali che dovrebbero indurci a riflettere anche se essa fosse – come non è – utile e funzionale nel nostro sistema asfittico, sotto-dimensionato e sotto-finanziato. Ma questo è, ovviamente, un altro discorso.

 

Riferimenti bibliografici

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[1] Per facilitare l’uso della pivot sono stati creati anche due tutorial: Tutorial Pivot 6 – Gli abilitati 1; Tutorial Pivot 6 – Gli abilitati 2.

[2] Tale spostamento di equilibri era stato preconizzato in una vasta letteratura che evidenziava come i criteri e le norme che presiedono alla distribuzione delle risorse e delle possibilità di reclutamento vanno molto evidentemente nella direzione di approfondire piuttosto che colmare differenze e divari radicati nei contesti sociali, economici, territoriali e infrastrutturali degli atenei. Rimando per questo alla bibliografia tematica pubblicata nel sito UnRest-Net.it.

[3] Tassi di abilitazione nelle due tornate di Abilitazione Scientifica Nazionale 2012 e 2016 per fascia (Rapporto ANVUR 2018, p.298).

Prima Fascia Seconda Fascia Totale
2012-13 2016-18 (*) 2012-13 2016-18 (*) 2012-13 2016-18 (*)
Abilitazione # % # % # % # % # % # %
NO 9.782 56,7 4.000 39,8 22.463 57,2 8.575 45,4 32.245 57,0 12.575 43,4
SI 7.467 43,3 6.054 60,2 16.827 42,8 10.325 54,6 24.294 43,0 16.379 56,6
Totale 17.249 100,0 10.054 100,0 39.290 100,0 18.900 100,0 56.539 100,0 28.954 100,0

(*) Primi quattro quadrimestri

(Fonte: MUR)

[4] Abbiamo distinto le abilitazioni dagli abilitati e dalle 77.464 abilitazioni abbiamo selezionato – eliminando ogni omonimia – un totale di 61.162 abilitati: 21.529 alla prima fascia e 39.633 alla seconda. Il processo è descritto qui.

[5] 5.888 in ruolo al 31 dicembre 2020; 87 usciti nel ruolo di professori ordinari.

[6] 14.540 in ruolo al 31 dicembre 2020; 141 usciti nel ruolo di professori associati; 1427 passati alla prima fascia; 28 usciti nel ruolo di professori ordinari (dopo ulteriore passaggio di fascia).

[7] Dati forniti da Daniele Livon, direttore generale ANVUR, nel suo intervento “Le politiche di reclutamento delle Università tra VQR e ASN” nel convegno L’esperienza della valutazione della ricerca in Italia: un primo bilancio, organizzato dall’Accademia Nazionale dei Lincei e tenutosi sulla piattaforma Zoom, Canale Lincei, il 24 febbraio 2021.

[8] Gli assegnisti di ricerca – dal 2012 al 2020 – sono stati mediamente meno di 15.000 (14.668). È altamente probabile che vi siano sovrapposizioni fra gli oltre 16.000 abilitati alla prima e alla seconda fascia esterni e i titolari di assegni di ricerca presenti e passati. Questa verifica non è stata fatta. I dati disponibili sugli assegnisti riguardano il solo 2020 e l’appartenenza a questa categoria è per sua natura instabile. La verifica non avrebbe dato, dunque, risultati utili.

[9] Cfr. D.Lgs. 49/2012 e DL. 95/2012 (legge 135/2012), cui si richiamano i Decreti Ministeriali relativi alle facoltà assunzionali.

[10] «La perversa combinazione della scarsità di risorse iniettate nel sistema, delle regole per la loro ripartizione e del meccanismo contabile dei c.d. punti organico (PO) spingono gli atenei a preferire sistematicamente i candidati locali, che costano meno rispetto agli esterni (con un milione di euro si fanno 10 professori ordinari “esterni”, o in alternativa 33 progressioni di carriera di “locali” e si assumono 20 RTDa)»; cfr. Redazione Roars, Presa diretta: the day after.

[11] L’abilitazione – come recita la legislazione in materia – non costituisce titolo di idoneità, né dà alcun diritto per il reclutamento in ruolo o per promozioni. Il possesso delle conoscenze, delle competenze e delle abilità necessarie a diventare professore è certificato solo dal concorso. Tuttavia, nei concorsi locali i commissari esaminano praticamente soltanto elenchi di pubblicazioni e titoli, che sono esattamente quelli utili per l’abilitazione. Al candidato viene richiesta una esperienza didattica, che dato il sottodimensionamento dell’organico è comune anche a moltissimi “precari”. Più verosimilmente, mentre la selezione operata dall’ASN esprime in maniera mediata le caratteristiche e i rapporti interni dei settori scientifico-disciplinari e delle aree concorsuali, il filtro dei concorsi esprime anche, e ancora una volta in maniera mediata, i rapporti fra i settori scientifico-disciplinari e le logiche di selezione strategica nei dipartimenti e nelle sedi, ma in subordine ai punti organico e al budget disponibili.

[12] I punti organico assegnati all’intero sistema universitario dal 2013 (anno dei primi esiti della prima tornata di abilitazioni) al 2018 sono passati dal 20% al 100% delle cessazioni. Cfr.  Confronto cessazioni espresse in punti organico e punti organico utilizzabili. Anni 2013-2020. Fonte: Mur. Facoltà assunzionali .

 

Anno Cessazioni Punti organico utilizzabili
2013 2.227,48 445,5
2014 1.628,06 814,03
2015 1.757,45 819,65
2016 1.989,45 1.155,80
2017 1.907,71 1.493,67
2018 2.038,54 2.038,54
2019 2.223,03 2.223,03
2020 1.961,03 1.961,03

 

[13] Molto spesso questa situazione viene tradotta nell’affermazione che ci sono troppi abilitati. Spesso i sostenitori di questa posizione affermano che la soluzione sia alzare l’asticella delle soglie. Si noti, però, che dalla tornata 2016/2018 a quella 2018/2020 «a fronte di frazioni esigue di settori concorsuali in cui le soglie sono rimaste invariate o diminuite, la stragrande maggioranza dei settori (…) subisce aumenti di due o anche tre soglie su tre. (…) [I] valori sono raddoppiati, in particolare per i candidati alla seconda fascia delle aree 06 (Scienze mediche), 07 (Scienze agrarie e veterinarie), 08 (Ingegneria civile ed Architettura) (…) nelle aree 10 (Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche), 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche) e 12 (Scienze giuridiche)» (Marzolla 2018).

[14] Come è noto, nell’attuale legislazione, un ricercatore può essere contrattualizzato a termine al massimo per 12 anni.

[15] Vedi nota 4.

[16] Ovviamente questa operazione dovrebbe essere fatta anno per anno, dal 2013 al 2020, mettendo a confronto la numerosità dei docenti/ ricercatori in servizio con gli abilitati di ogni anno. Tuttavia per il momento ci accontentiamo di questa prima approssimazione.

[17] Un compendio dei dati è rinvenibile qui

[18] Sulla vasta letteratura in merito si veda la sezione Sulle questioni di genere nella Bibliografia tematica del sito UnRest-Net.

[19] Quando, con la legge 240/2010, i ricercatori a tempo indeterminato sono andati “in esaurimento”, la fascia era composta da un 45,3% di ricercatrici e da un 54,7% di ricercatori. Al 31 dicembre del 2020 queste incidenze si erano modificate in 49,6% per le ricercatrici e 50,4% per i ricercatori.

[20] Nel 2012/2013 le domande da parte di donne sono state il 36,73% e nei primi quattro quadrimestri dell’ASN 2016-18 sono stati 37,5% (ANVUR 2018 : 303). Nel 2012 l’incidenza delle donne sul totale dei docenti/ricercatori era del 36,13%; nel 2013 del 36,46%. Nel 2016, l’incidenza delle donne sul totale era del 37,09%; nel 2017 del 37,41%.

[21] Vedi nota 6.

[22] Ricordiamo, ad esempio, che secondo il Rapporto ANVUR 2013 (p. 59), una «parte rilevante del differenziale nelle entrate tra gli atenei del Mezzogiorno rispetto a quelli del Nord è dovuto ai livelli delle tasse di iscrizione, tenuto conto che il contributo medio per studente è nel Mezzogiorno pari a circa il 50% rispetto a quello medio del Nord. Se gli atenei del Centro e del Mezzogiorno potessero innalzare le tasse universitarie ai livelli del Nord, al Centro le entrate per docente si porterebbero su livelli prossimi a quelli del Nord, e il differenziale del Mezzogiorno si ridurrebbe di quasi due terzi».

[23] In letteratura si è spesso evidenziato come l’eccellenza e la qualità scientifica siano una costruzione sociale di genere (Bailyn 2003; Benschop e Brouns 2003; Deem 2007; O’Connor e O’Hagan 2016; Van den Brink e Benschop 2011; Nielsen 2015, 2017; Picardi 2019).

[24] Stazio, M. (2022), “Gli elefanti nella stanza. Quello che tutti sappiamo (e di solito tacciamo) dell’università italiana ritrovato nei dati Mur”, in Sociologia Italiana, n. 18.

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