Disavventure con la posta certificata di un aspirante commissario

Lo confesso: non sono riuscito ad esaurire la lista delle cose da fare prima di partire per le ferie estive. Tra le incombenze inevase c’era anche la domanda di partecipazione alle commissioni per l’abilitazione scientifica nazionale. Come fare? Il giorno prima di partire, mi scarico il bando e leggo che, una volta compilata la modulistica on-line sul sito docente del CINECA, ci sono tre modi per inoltrare la domanda (art. 3, comma 4):

La presentazione della domanda di ammissione deve essere perfezionata attraverso l’invio della scheda di sintesi della stessa, generata in formato “.pdf” dal sistema telematico, secondo una delle seguenti modalità:

a) mediante firma digitale dell’aspirante commissario, utilizzando specifico software in grado di supportare tale modalità…;

b) mediante posta elettronica certificata (PEC) personale dell’aspirante commissario al seguente indirizzo: commissioni.abilitazione.miur@pec.it , riportando nell’oggetto della e-mail il proprio “codice fiscale” seguito dalla dicitura “ :commissioni abilitazione scientifica nazionale”;

c) mediante sottoscrizione della scheda di sintesi della domanda da parte dell’aspirante commissario, cui deve essere allegata copia in formato “.pdf” del proprio documento di identità; entrambi i documenti devono essere caricati e inviati tramite l’apposita sezione della procedura telematica.

Scarto subito la prima soluzione perché non dispongo della firma digitale. La terza soluzione sarebbe fattibile se solo avessi abbastanza tempo. Dopo aver compilato la domanda on-line mi basterebbe seguire i seguenti passi:

  1. stampa della scheda di sintesi con la mia stampante
  2. firma della scheda di sintesi
  3. generazione tramite scanner della copia in formato pdf della carta di identità e della scheda firmata
  4. caricamento dei file pdf sul sito.

Non avrei nemmeno bisogno di uscire di casa, dato che posseggo una di quelle stampanti multifunzione che fungono anche da scanner. Però, parto domani mattina e non ho abbastanza tempo per sistemare il curriculum che deve essere allegato alla domanda. Di mettere quel totem della stampante multifunzione in valigia non se ne parla nemmeno.

Rimane la seconda soluzione. Non possiedo la PEC, ma con una rapida ricerca mi rendo conto che è possibile richiederla gratuitamente on-line in pochi minuti (https://www.postacertificata.gov.it). Passate 24 ore dalla richiesta, basta passare in un ufficio postale per ottenere l’abilitazione definitiva. Un’ultima verifica va a buon fine:  a breve distanza dalla mia futura località di villeggiatura c’è un ufficio postale. Evviva, posso partire tranquillo. Tra i monti la connessione internet, per quanto precaria, sarà sufficiente a compilare la domanda che potrò inoltrare con la mia PEC nuova di zecca. Evviva la digitalizzazione!

Destinatario non ammesso

Inizia la mia vacanza in montagna. Tra una passeggiata e l’altra passo dall’ufficio postale e in pochi minuti faccio abilitare la mia PEC. Dedico una serata a compilare la domanda di partecipazione: lista delle pubblicazioni, premi, comitati editoriali, coordinamento di progetti e così via. Arriva il momento cruciale. Genero la scheda di sintesi in formato pdf e mi accingo ad inaugurare la mia PEC. Entro nel sito della posta certificata, carico la scheda come attachment, sistemo il subject e, scrupolosamente, ricopio l’indirizzo del destinatario:

commissioni.abilitazione.miur@pec.it

Mentre sto per schiacciare il tasto di invio, pregusto il  successo della mia lungimirante pianificazione. Con la PEC ho evitato la  ricerca di una stampante e di uno scanner tra i rifugi alpini. È bastato un portatile ed una connessione internet. Per quanto piccola, è pur sempre una soddisfazione.

Ma ho cantato vittoria troppo presto. Il mio sorriso di soddisfazione si torce in una smorfia mentre sullo schermo appare il messaggio inequivocabile:

Destinatario (commissioni.abilitazione.miur@pec.it) non ammesso

 

Dopo essermi abbandonato ad un’interiezione scatologica che non riferirò, cerco di capire il perché del mio fallimento. La PEC gratuita del Governo Italiano è utilizzabile solo per scambiare messaggi con una lista di indirizzi della Pubblica Amministrazione. È possibile cercarli premendo il pulsante “Seleziona contatto da rubrica PA”.

Va bene, provo a cercare, ma dell’indirizzo commissioni.abilitazione.miur@pec.it non c’è traccia. Cosa vuol dire? Mi sorge il dubbio che l’indirizzo per inoltrare la domanda non sia stato registrato tra quelli raggiungibili mediante la PEC gratuita del governo italiano. È noto che esistono anche servizi di posta certificata a pagamento il cui utilizzo non è limitato alla rubrica della Pubblica Amministrazione. Vuoi vedere che, per poter spedire la famigerata scheda, avrei bisogno di una PEC a pagamento?

Da qualche recesso della memoria mi torna in mente un drammatico e ingegnoso romanzo breve di Kathrine Kressmann Taylor: quando il protagonista vede finalmente la sua lettera rispedita al mittente con la dicitura

Destinatario sconosciuto

capisce, con amara soddisfazione, di aver raggiunto lo scopo di vendicare la sfortunata sorella. Io, invece, mentre contemplo il messaggio di errore

Destinatario non ammesso

so che non ho raggiunto il mio scopo e che mi toccherà andare a caccia di una stampante e di uno scanner.

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