Ricapitoliamo. Il 18 gennaio esce sul Corriere della Sera un articolo in prima pagina dal titolo “Il CNR degli sprechi, 7 euro su 10 spesi in burocrazia” in cui si afferma che “su 10 euro di spesa, sette vanno a coprire gli stipendi del consiglio di amministrazione, delle segreterie, dei dirigenti amministrativi e della burocrazia”. Il 19 gennaio il direttore generale del CNR smentisce la notizia affermando che le spese per la ricerca dell’ente sono il 75% e non il 30%. Il 26 gennaio il Corriere pubblica un articolo in cui Gian Antonio Stella sferra un attacco a Profumo per via del suo duplice incarico di ministro dell’istruzione e di presidente del CNR, ed inserisce nella parte finale, anche dopo la smentita, la fatidica frase “il CNR assomiglia pericolosamente sempre più ad un carrozzone dove, dicono i giudici contabili, solo il 31% dei soldi finisce nelle strutture scientifiche e tutto il resto se ne va … negli stipendi del consiglio di amministrazione, delle segreterie, dei dirigenti amministrativi e della burocrazia centrale

Il 30 gennaio esce su ROARS un mio articolo in cui sostengo che “se l’articolista avesse saputo leggere la relazione della Corte dei conti, avrebbe facilmente capito che, come ha replicato il direttore generale del CNR, le risorse destinate alle strutture scientifiche sono oltre il 75% del totale, non il 30%. L’articolista ha ignorato che le spese dell’amministrazione centrale dell’ente comprendono gli stipendi degli oltre 7.000 dipendenti (il personale amministrativo, operante nella sede di Piazzale Aldo Moro a Roma e negli oltre 100 istituti sparsi in tutta Italia, è inferiore al 25% del totale)“. Ciò nonostante, nella replica di Stella a una mia lettera al Corriere in cui precisavo come stavano le cose, si sostiene che, se c’è qualcosa di errato, è nella fonte, e cioè nella relazione della Corte dei conti.

Allora veniamo alla fonte dell’inganno. La frase incriminata della relazione della Corte dei conti fa parte del commento all’andamento della spesa per il personale (539.756 mila euro) del 2009 che viene suddivisa per personale gestito dalla struttura amministrativa centrale (474.148 mila euro) e personale gestito dalla rete scientifica (65.608 mila euro) (Tabella 7 della relazione della Corte dei Conti, qui riportata per comodità).

 

Dunque il commento della Corte dei conti a cui si riferiscono gli articoli del Corriere riguarda soltanto la spesa per il personale, mentre la Tabella 14 della relazione mostra che la spesa  corrente totale dell’ente è pari a 769.334 mila euro. Di conseguenza, la spesa per il personale della struttura amministrativa centrale è il 62% (=474.148/769.334) della spesa corrente 2009, una percentuale diversa da quelle fornita dal Corriere, ma pur sempre alta, se fosse interamente spesa per pagare i burocrati dell’ente.

 

È ben noto che estrapolare un commento dal contesto è una pratica rischiosa, assai spesso fonte di errori. In questo caso particolare, anche limitandosi al solo esame della relazione della Corte dei Conti, il giornalista del Corriere, avrebbe potuto accorgersi facilmente che stava prendendo un tragico granchio. Infatti, sarebbe bastato un piccolo calcolo aritmetico alla portata di tutti, ovvero ricavare il costo medio pro-capite di chi lavora nell’apparato burocratico. Proviamo a farlo noi.

Ipotizzando, per assurdo, che sia vero che “su 10 euro di spesa, sette vanno a coprire gli stipendi del consiglio di amministrazione, delle segreterie, dei dirigenti amministrativi e della burocrazia”, il costo degli stipendi della struttura burocratica sarebbe pari a

Stipendi struttura burocratica = 70% x Spesa corrente = 0,7 x 769.334.000 = 538.534.000 euro

Se si consulta il sito del CNR, si vede che il personale amministrativo è composto da circa 850 persone a cui si aggiungono i membri del consiglio di amministrazione ed altri, per cui si può ragionevolmente sostenere che i famigerati burocrati (a cui forse un giorno qualcuno dovrà pure dire qualche grazie per il lavoro che svolgono) siano meno di 1.000. Il calcolo è dunque presto fatto:

Stipendio pro-capite personale amministrativo = €538.534.000/1.000 = €538.534 euro

Insomma, se il titolo delll’articolo del Corriere fosse vero, ciascuno avrebbe ricevuto una mercede di 538.000 euro – un po’ troppo, no? Il fatto è che il CNR, come tutti gli enti pubblici, gestisce gli stipendi di tutto il personale – ricercatori, tecnici, ausiliari e amministrativi – a livello di amministrazione centrale.

La motivazione di Stella dunque non regge. In primo luogo, prima di mettere il mostro in prima pagina, il giornalista si sarebbe dovuto documentare per bene. Non è plausibile, anche per un non esperto, pensare che un ente di ricerca spenda tutti i suoi soldi per la propria burocrazia, non paghi gli stipendi dei suoi dipendenti e non finanzi i suoi laboratori di ricerca. Secondariamente, tutte le statistiche ISTAT, Eurostat, OCSE, dicono che la maggiore voce della spesa per ricerca è costituita da quella del personale. Terzo, se Stella insiste appigliandosi ad una lettura errata della relazione della Corte dei conti ci sarà pure una ragione.

Noi ne abbiamo individuate due: la battaglia per l’elezione del nuovo presidente del CNR dopo le dimissioni di Profumo, e la possibile (s)vendita del CNR per un prezzo valutato intorno al miliardo di euro, possibilità più volte menzionata nei giornali nel contesto delle privatizzazioni dello stato. Fantasie? Forse sì, ma la domanda che viene spontanea è: perché sparare sulla più prestigiosa rete di ricerca del paese, che non è mai stata contestata da nessuno per la sua attività tecnico-scientifica, per colpire i suoi vertici che, notoriamente, sono nominati dal potere politico e che non hanno nulla da spartire i suoi 7.000 dipendenti? Infine, per fugare il legittimo sospetto che il sottoscritto stia cercando di difendere soltanto la propria bottega, cosa peraltro buona e giusta, riporto l’ultima frase della mia lettera al Corriere della Sera che, evidentemente per motivi di spazio, non è stata riportata nella rubrica lettere al direttore del 28 gennaio: “Se poi il giornale vuole fare una bella e approfondita inchiesta sul nostro ente, è il benvenuto e troverà il nostro massimo appoggio e la nostra gratitudine: nella correttezza, nella trasparenza e nel dibattito “scientifico” tutti potremo migliorare”.

Chiarita la faccenda, almeno dal nostro punto di vista, speriamo almeno che il Corriere abbia capito l’errore.

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