Sabato 20 Aprile, un centinaio di animalisti che si autodefiniscono del gruppo “Fermare Green Hill”si sono concentrati davanti all’Istituto di Farmacologia (oggi Dipartimento di Biotecnologie e Medicina Traslazionale) dell’Università Statale di Milano, una struttura nota per la sua ricerca e hanno forzato l’ingresso. Un gruppetto di 5 di loro si è infiltrato dello stabulario, l’ambiente dove vengono custoditi ed allevati gli animali da esperimento, quasi sempre topi di ceppi selezionati, molti portatori di mutazioni di specifici geni. Dopo aver mescolato gli animali in modo da rendere impossibile il loro riconoscimento, gli animalisti sono usciti portandosi dietro un centinaio di topi e un coniglio, ripromettendosi di tornare a breve per impadronirsi delle molte centinaia di topi rimasti. La polizia, immediatamente chiamata, non è intervenuta, probabilmente con un certo buon senso, per evitare che gli invasori passassero a vie di fatto anche nei confronti dell’attrezzatura dell’Istituto.

Facciamo un consuntivo di questa operazione. Gli animalisti hanno mandato in fumo il lavoro di molte decine di  studenti in tesi, dottorandi, post-doc e scienziati di ruolo, sia dell’Università che del CNR, la cui sezione del Dipartimento di Neuroscienze è ospitata nell’Istituto. Con ciò gli animalisti hanno dissipato finanziamenti alla ricerca per diverse centinaia di migliaia, forse addirittura per oltre un milione di euro; hanno cercato di attizzare l’odio verso la ricerca; hanno insultato i ricercatori, definiti  assassini e criminali.

 

Cerchiamo di spiegare le ragioni di questo blitz. L’ idea degli animalisti, condivisa peraltro anche da alcuni politici, è che l’uomo non ha diritto di utilizzare in alcun modo gli animali, soprattutto non può ucciderli. Questa opinione, logicamente, non dovrebbe riguardare solo la ricerca, ma anche, anzi soprattutto, l’allevamento di animali a fini alimentari. Su questo aspetto, però, gli animalisti sono in genere piuttosto evasivi. A loro giudizio la ricerca, dato che viene condotta nell’interesse dell’uomo, dovrebbe utilizzare solamente uomini o strumenti non viventi, come modelli matematici. Secondo loro l’uso di animali non sarebbe soltanto atroce ma anche inutile o pericoloso perché gli animali sono diversi dall’uomo. Su questo argomento essi citano l’opinione di scienziati a loro giudizio numerosi e prestigiosi. Infine gli animalisti sostengono che la ricerca è pagata dall’industria multinazionale, accreditando il sospetto che si tratti di una banda di masnadieri interessati solo a fare soldi sulla nostra pelle.

Non c’è bisogno di dire che queste idee sono grossolane. E’ vero che  ogni tanto qualche (in genere anziano) ricercatore abolizionista sostiene l’inutilità del lavoro sugli animali. Contemporaneamente, però, centinaia di migliaia di altri ricercatori, ben diversi dagli abolizionisti per valore e prestigio, sostengono l’importanza centrale della ricerca sugli animali e la conducono quotidianamente.Per avere un’idea potete visitare il sito PubMed dell’NIH americano (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed) che riporta le pubblicazioni biologiche e biomediche uscite su giornali scientifici internazionali.

Tra l’altro, in tutti i paesi avanzati, inclusa l’Italia e l’Unione Europea, la ricerca viene condotta secondo specifiche leggi che fissano regole molto precise, garantendo il benessere degli animali ed escludendo la possibilità di “torture” come quelle di cui parlano gli animalisti. Infine, il finanziamento della ricerca condotta alla Farmacologia di Milano non ha nulla a che fare con l’industria. Oltre che da modesti grants pubblici i soldi necessari vengono infatti dall’Unione Europea e da varie Fondazioni, grandi come Telethon (malattie genetiche) e AIRC (tumori) e piccole, queste ultime spesso fondate da singoli cittadini per sviluppare le possibilità di cura o per onorare la memoria di parenti ed amici colpiti da specifiche malattie.

Negli Istituti universitari la ricerca biomedica è quasi sempre condotta senza alcun profitto economico. Non si lavora per fare soldi ma per identificare i meccanismi che fanno funzionare le nostre cellule, normali ed ammalate, ad esempio i neuroni del nostro cervello. I risultati di questa ricerca senza profitto (o di base) sono sempre resi pubblici, quindi non ci sono trappole ed inganni. Soltanto in un secondo tempo, ed in altra sede, l’industria può poi procedere allo sviluppo di nuove terapie. Che nel loro complesso gli studi biomedici e clinici degli ultimi 50 anni siano stati importanti, anzi che  abbiano cambiato la vita degli uomini, è sotto gli occhi di tutti. Pensate, per esempio, agli antibiotici per controllare le malattie infettive che prima del 1950 uccidevano più dei tumori; agli sviluppi delle terapie contro questi ultimi; alle terapie di alcune malattie neurologiche e psichiatriche; all’attenuazione dell’ AIDS, che fino ad una diecina di anni fa era una malattia sempre mortale. Restano molte malattie da sconfiggere, a cominciare da quelle neurodegenerative studiate dai ricercatori della Farmacologia. Non è il caso che anche i nostri ricercatori abbiano la possibilità di contribuire alla loro eliminazione?

 

Perché mai questo centinaio di individui ha compiuto le violenze dell’altro giorno e ora ne programma altre? Come ben sappiamo, piccole percentuali di persone  convinte della bontà assoluta delle idee animaliste sono inevitabili, sia da noi che negli altri paesi. Finora, però, violenze come quelle dell’altro giorno in Italia non si erano mai viste. Il rischio di ulteriori bravate non è ora indifferente. La strategia dei capi animalisti, infatti, è quella di richiamare l’attenzione su maltrattamenti che non esistono, sviluppando così un’ondata di consenso da parte di amanti di cani, gatti, uccelli eccetera. Nelle loro pubblicazioni gli animalisti fanno sempre vedere immagini di “vivisezioni” di cani, gatti e scimmie non anestetizzate. Si tratta di volgari menzogne dato che queste “vivisezioni” non esistono. La ricerca, infatti,  è prevalentemente condotta su roditori, quasi sempre topi, qualche volta ratti. Questi animali non vengono mai sottoposti a chirurgie o soppressi senza anestesia. Fino ad oggi le iniziative degli animalisti avevano trovato un certo spazio, godendo anzi di un discreto successo anche tra i politici e su molti giornali. Questo sia perché la cultura scientifica del nostro paese è assai scarsa, e quindi le menzogne funzionano, sia perché la comunità scientifica non era finora stata in grado di reagire.

Ora però le cose stanno cambiando. I giovani ricercatori di Milano vittime delle violenze degli animalisti hanno organizzato una manifestazione spontanea riportata da giornali e TV; le “violenze di Milano” sono  state discusse anche all’estero; la Basel Declaration, la struttura internazionale che vigila sulla correttezza della ricerca, le ha condannate ufficialmente; l’Università Statale di Milano ed il CNR hanno denunciato i 5 “eroi” animalisti per furto con scasso e devastazione. Inoltre molteplici iniziative avranno luogo in tutto il paese per denunciare l’ignoranza e la violenza di chi pretende di difendere i diritti calpestati degli animali, fino al Festival della Scienza di Genova che dedicherà al problema una giornata il prossimo autunno. Una cosa è il rispetto degli animali che, credetemi, è grande negli Istituti di ricerca, molto maggiore che negli allevamenti; un’altra cosa è mettere sullo stesso piano uomini ed animali. Che lo facciano i giainisti, aderenti ad una corrente minoritaria e peraltro pacifista dell’induismo, è più che accettabile. Che lo facciano i nostri animalisti con la violenza, no.

 

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23 Commenti

    • Sarebbe bello se quei ricercatori venissero costretti a ripagare i danni causati!

  1. Non voglio fare polemica ma mi sembra molto grave che Roars ospiti un intervento così favorevole alla vivisezione.
    Parlare di “maltrattamenti che non esistono” e di “grande rispetto per gli animali” sottoposti a torture (regolamentate, certo, ma sempre torture) farebbe sorridere se non fosse semplice promozione di pratiche che -contrariamente a quanto qui si dice- sono respinte da un numero sempre crescente di ricercatori.
    Sul numero 100 (aprile 2013) di “Mente & cervello” si legge ad esempio (ma gli esempi si potrebbero moltiplicare, basta informarsi sine ira et studio) che «i ricercatori e le autorità dovranno trovare il coraggio di saltare la sperimentazione animale, che rischia di essere fuorviante» (intervista di G. Sabato a Steven Hyman, già direttore del National Institut of Mental Health (NIMH) e ora docente ad Harward, p. 39).
    Che si tratti di una pratica tanto feroce quanto insensata è dimostrato da un “esperimento” di questo genere: «Come modello della depressione si prendono topi appesi per la coda o messi in un recipiente d’acqua e si misura quanto tempo impiegano a smettere di dimenarsi, segno che ormai sono “disperati”. Ovviamente il test non riproduce le tante manifestazioni e meccanismi biologici della depressione. Ma l’imipramina, uno dei primi antidepressivi, prolunga il tempo per cui i topi lottano, e questa capacità di “contrastare la disperazione” è presa a segno dell’efficacia. […] Questi studi non hanno aggiunto nulla alla comprensione della patologia depressiva. In questo caso del resto neanche la biologia del fenomeno è rispecchiata: i test nei roditori individuano composti che agiscono dopo un’unica somministrazione, mentre l’umore dei depressi migliora solo dopo settimane d’uso» (Ivi, p. 36).
    Ripeto, non mi piacciono le polemiche ma sono stato molto sorpreso dalla lettura di un simile articolo in questa sede.

    • Sinceramente sono contento che questo argomento vanga portato all’attenzione della comunità accademica. Solo una corretta informazione può dissipare i dubbi di chi continua ad essere contrario alla sperimentazione animale, anche in una comunità di elevata istruzione come quella accademica. Invito tutti a leggere la dichiarazione di Basilea.

    • E perché? In questa sede si è dibattuto liberamente di molte cose, Jacopo Meldolesi è uno scienziato di grande fama e ho come il sospetto che le sue idee siano condivise dalla stragrande maggioranza dei suoi colleghi di area biomedica. Liberi di contestarli, ma, sia detto senza polemica, la linea non ce la facciamo dare da nessuno. Sul tema la redazione nel suo complesso non ha neppure una linea comune.

    • Gentile Biuso, chiunque tu sia, sono anzi molto contenta che se ne parli proprio in questa sede e che Jacopo Meldolesi abbia scritto questo articolo, così come sono contenta che finalmente l’Italia non sia conosciuti solo come il paese di quelli che autorizzano cure “magiche” senza nessuna validata base scientifica (vedi stamina).
      Infatti la comunità scientifica, al contrario di quello che sostieni tu e i tuoi “colleghi”, supporta in pieno la sperimentazione animale: basta vedere questo articolo comparso su Nature qualche giorno fa http://www.nature.com/news/voice-of-pro-test-1.12945 (Nature, uno dei tre più prestigiosi giornali di ricerca biomedica, non il bollettino del naturalista in erba) che ne testimonia il totale appoggio, citando a sua volta la Basel Declaration che ha raccolto in un paio di giorni più di 4000 firme di ricercatori in solidarietà dei colleghi della Statale di Milano, che hanno subito quello spregevole attacco.
      Detto questo, non c’è dubbio che sarebbe molto bello poter fare a meno della sperimentazione su animali, anche dal punto di vista economico. Ma non è possibile…L’intervista che citi e che a sua volta cita un qualche studio (citazione in pubmed?? dove sta?) dice che effetti sui roditori possono non essere del tutto simili a quelli sull’uomo. Questo può in alcuni casi essere vero come è anche vero che molti farmaci hanno un effetto più o meno leggemente diverso a seconda delle popolazioni umane, ad esempio caucasici vs afroamericani. Come anche possono differire fra te e me, in quanto non geneticamente identici. Ma quello che è cruciale ricordare è che il principio d’azione di un qualunque farmaco o un meccanismo biologico, è conservato non solo tra mammiferi, ma in molti casi tra il verme all’uomo. E’ infatti vero che molti test preliminari di meccanismo d’azione vengono effettuati in vitro su linee cellulari, poi, dove è possibile, in animali come vermi, mosche e pesci (non vedo grandi movimenti di liberazione del moscerino della frutta o dello zebrafish, certo non sono pelosetti e carini) e solo poi su mammiferi, nella maggior parte dei casi topi o ratti. E la sperimentazione è regolata da leggi nazionali che valutano ogni singolo protocollo e progetto di ricerca, limitando il numero e specie di animale e minimizzando ogni tipo di danno all’animale stesso. Per esempio, ogni procedura che prevede un minimo dolore prevede l’uso di anestetico. Solo l’utilizzo di animali modello permette di ottenere informazioni sempre più approfondite su quali siano le cause delle patologie umane. E’ l’unico modo per trovare dei bersagli terapeutici per formulare nuovi farmaci (la cui strutttura non appare in sogno come i numeri del lotto, ma si basa su ricerche di base compiute su animali sperimentali). Ed è l’unico modo per sperimentarli senza andare a vedere se funzionano o meno o se sono tossici su qualche bambinello del terzo mondo, che non ha di solito nessun difensore che lo adotta, manco a distanza.

    • Comincio con una premessa: le parole, ogni scienziato lo sa, hanno unsignificato preciso, e sfruttare l’ambiguità dei termini per portare acqua al proprio mulino è un artificio retorico che sconfina nella scorrettezza. La sperimentazione animale non è vivisezione, se non in minima parte, per cui d’ora, poi cerchiamo di usare questo termine perché è di questo che si parla.
      Detto questo:
      1. La sperimentazione animale non è sempre e soltanto quella fatta per sperimentare farmaci o fare test comportamentali, né è prerogativa delle multinazionali kattive. Ci sono migliaia di studi fatti per comprendere lo sviluppo embrionale, il ruolo di singoli geni nell’organismo, il sistema immunitario, la patogenesi di malattie neurodegenerative, la biocompatibilità di protesi. Solo per fare alcuni esempi.
      2.Chi fa sperimentazione animale ne farebbe volentieri a meno, anche per ragioni di natura economica, visto che mantenere animali da esperimento costa un sacco di soldi. Il problema è che oggi farne a meno è, almeno in alcuni campi, impossibile. Semplicemente, non si può, e chi racconta che quegli studi (ad esempio molti di quelli che ho elencato al punto 2) si possono fare senza animali, mente o per ignoranza o perché in malafede.
      3. La sperimentazione animale è sempre e comunque ridotta al minimo necessario (anche per le ragioni economiche di cui sopra) e riguarda pochissime specie modello (topo, ratto, drosophila, C. elegans nella stragrande maggioranza dei casi).
      4. Non ho mai visto nessun animalista protestare contro le derattizzazioni o boicottare le fabbriche di trappole o veleno per topi. Sono fenomeni dal punto di vista numerico enormemente più rilevanti della sperimentazione animale, e sempre di topi si tratta. Perché se il il problema è un problema etico, deve avere valenza universale: i topi del Dipartimento di Farmacologia di Milano sì, e le pantegane del Parco Sempione no?. MI si dirà: la derattizzazione si fa per questioni di salute pubblica. Vero: ma anche la sperimentazione animale a fini di ricerca si fa per lo stesso motivo.

  2. “mi sembra molto grave che Roars ospiti un intervento così favorevole alla vivisezione”

    Gentile Biuso, me sembra che fosse piuttosto un intervento contrario all’illegalità, alla barbara violenza ed ai preconcetti delle masse ignoranti, quelle armate coi forconi che bruciano le streghe…

    Supponendo che lei vedesse le sue ricerche cancellate da cinque cretini e i suoi fondi di ricerca azzerati, come reagirebbe?

    • appunto, non vorrei che si dimenticasse che l’articolo di Meldolesi ha tratto spunto da un atto vandalico, non da un pacato dibattito filosofico sulle sfere celesti.

    • Per non menzionare il fatto che gli appartenenti a questi gruppi non sono famosi per la loro dialettica e molto spesso i loro interventi sono un turbinio di violenza verbale e incitazione alla violenza nei confronti di chi non la “pensa” come loro.

  3. La pesca si, la caccia no, la macellazione si, la ricerca no. … continuiamo ???
    Gli antibiotici si, gli antiacari ….. continuamo???
    Filosofia si, biologia no … continuiamo???
    Vaiolo si, coronaropatici ni, malati di tumore al pancreas no … continuiamo?
    La scienza avanza per ipotesi e verifiche sperimentali. Fino a quando non verrà dimostrato in modo inconfutabile che i meccanismi biologici e fisiopatologici possono essere chiariti senza esperimenti sugli animali non si potrà fare a meno della sperimentazione animale.

  4. La «linea» di Roars è naturalmente stabilita da Roars e mi fa piacere sapere che in questo caso «la redazione nel suo complesso non ha neppure una linea comune». Quindi immagino che non tutti condividano la posizione espressa da questo articolo.
    
A proposito del quale aggiungo soltanto che -contrariamente a quanto vi si legge – gli animalisti sono talmente poco «evasivi» sulla questione dell’«allevamento di animali a fini alimentari» da essere nella loro stragrande maggioranza vegetariani o vegani e da operare costantemente contro gli allevamenti-lager.

    Affermare, poi, che siano soltanto i «giainisti» a «mettere sullo stesso piano uomini ed animali» significa ignorare almeno gli ultimi trent’anni di ricerca filosofica, etologica e antropologica su questo argomento e il serrato dibattito contemporaneo sui temi del postumano. Che tali questioni non siano prese in considerazione dai ricercatori «di area biomedica» è per molte ragioni comprensibile ma proprio per questo costoro non dovrebbero enunciare con tale sicurezza affermazioni tanto apodittiche su un tema così complesso e che affonda in secoli di ricerca filosofica.
    
Per il resto ognuno vive con le proprie fedi, trascendenti o immanenti che siano.


    • Caro Biuso, non mi pare che le sue argomentazioni rispondano alle obiezioni di Silvia Brunelli. Detto questo, nessuno vuole intaccare secoli di ricerca filosofica (ma il postumano non mi pare tanto secolare, non so cosa ne avrebbe pensato Aristotele): l’ha detto lei, ognuno vive con le sue fedi. Io suggerisco a chi si oppone alla sperimentazione animale di astenersi non solo dalla bistecca, ma dai farmaci che siano prodotti a seguito di sperimentazione animale. In fondo la fede è fatta così, di scelte radicali.

    • Le centrali nucleari in Italia sono state eliminate a seguito di referendum.

      Credo che la strada da seguire sia quella, per chi vuole.

      Entrare in una struttura pubblica distruggendo materiali e insultando i lavoratori che fanno LEGALMENTE il loro lavoro, e’ come minimo poco gentile.

      Purtroppo vince il piu’ forte.

      Se un gruppo debole viene aggredito da un gruppo forte c’e’ il rischio che il gruppo debole debba anche chiedere scusa.

      E’ quello che succede quando ci si prendono delle bombe in testa da quelli che vincono la guerra.

  5. Un possibile suggerimento agli “animalisti” che metterebbe fine alle polemiche (fondate se si stabilisce la pari dignità di tutte le specie animali compreso l’uomo) potrebbe essere la firma di un documento con valore legale (da parte di coloro che non vogliono la sperimentazione animale) in cui dare il proprio assenso come volontari sani alla sperimentazione dei nuovi farmaci, inclusi anche quelli potenzialmente pericolosi, nelle fasi precoci di sperimentazioni clinica… sarei curioso di verificare quanti tra coloro che hanno assaltato la farmacologia di Milano si presenterebbero per tali sperimentazioni (ad esempio per un nuovo farmaco antitumorale)….

  6. Credo che vada distinto il piano legale da quello scientifico. I cinque animalisti hanno compiuto un atto di devastazione che io censuro e non approvo. Invece sul piano scientifico le argomentazioni contro la sperimentazione animale non sono così “grossolane”, come l’autore dell’articolo sostiene (sotto metto un elenco di pubblicazioni scientifiche contrarie alla sperimentazine su animali).
    Comunque se i beneficiari della ricerca sono gli essere umani, perché non la si fa direttamente su di loro (invece di farla su animali che non ne avranno alcune beneficio)? Samuel Hahnemann, medico tedesco con una formazione di chimico e inventore dell’omeopatia alla fine del ‘700, gli esperimenti li fece su se stesso, i suoi famigliari e poi alcuni volontari…

    COMUNICATO EQUIVITA 23.04.2013

    Il movimento degli scienziati antivivisezionisti da molti anni si batte per dimostrare che la sperimentazione animale è un metodo fallace, che rappresenta un rischio per la salute umana … e un ostacolo per il progresso delle scienze biomediche.
    Il comitato scientifico EQUIVITA esprime la sua profonda delusione per quei giovani (studenti o ricercatori) che, in luogo di informasi e di informare la società sui cambiamenti “epocali” (così li definisce il Consiglio Nazionale della Ricerca USA e così sono in effetti) in atto da alcuni anni nella ricerca biomedica proprio per quanto riguarda il metodo di ricerca, si abbarbicano al loro diritto di seviziare creature senzienti. Accolgono con un silenzio assordante i nostri rendiconti sui progressi scientifici e trascurano totalmente la necessità che ad essi vengano adeguate le leggi europee.
    Delle tante statistiche che testimoniano a favore del “cambiamento epocale” già in atto altrove, ne scegliamo questa volta solo due:
    Il 92% dei farmaci che hanno superato le prove sugli animali viene scartato con le prove cliniche sull’uomo (Food and Drug Administration, USA)
    Nell’81% di 43 farmaci presi in esame, che tutti hanno gravemente danneggiato i pazienti a cui furono somministrati, i test su animali hanno del tutto omesso di segnalare le ADR (Adverse Drug Reactions, ovvero effetti nocivi del farmaco). Studio Van Meer PJ et al. “The ability of animal studies to detect serious post marketing adverse events is limited”.
    Per chi desidera conoscere quale sia il punto di vista di organismi prestigiosi come l’Accademia delle Scienze statunitense, come le famose riviste Nature, Science, British Medical Journal, Scientific American, ecc, o quello di scienziati importanti come Thomas Hartung, come l’emerito direttore di ricerca del CNRS di Parigi Claude Reiss, riguardo alla fallacità della vivisezione, riguardo alla immensa apertura ad una conoscenza di gran lunga più vasta, più affidabile, più rapida ed economica, che forniscono i nuovi metodi di ricerca basati sulla scienza, alleghiamo qui di seguito un elenco di 23 articoli (piccola parte del nostro lungo archivio) .
    Merita un commento l’articolo intitolato “Crolla il valore scientifico del topo come modello per alcune malattie letali nell’uomo”, N°1 nell’elenco, anche perché è il più recente. E’ stato pubblicato dai “Rapporti della National Academy of Sciences” degli USA e riportato il 11.2.2013 dal New York Times. Esso dimostra come il topo sia un modello fuorviante per almeno tre tipi di patologie mortali: sepsi, traumi e ustioni (ma esistono forti dubbi anche per le patologie che riguardano il sistema immunitario, inclusi cancro e disturbi cardiaci). Questo aiuta a capire perchè siano risultati inefficaci circa 150 farmaci testati (con enorme dispendio); si basavano tutti su prove fatte su topi .
    Va ricordato che la sepsi (potenzialmente mortale) avviene per una maggioranza di malattie e quando il corpo lotta contro un’infezione. In USA colpisce ogni anno 750.000 pazienti, uccide da un quarto alla metà di essi e costa alla nazione 17 miliardi di dollari. E’ la principale causa di morte nelle unità di terapia intensiva. Lo studio è stato condotto per 10 anni parallelamente sui topi e sull’uomo.
    I ricercatori intervistati nel corso della manifestazione a Milano del 21.4.2013 hanno lamentato il danno procurato dalla liberazione degli animali alla loro ricerca per le malattie del sistema nervoso, come l’autismo, il Parkinson, l’Alzheimer e la SLA.
    Pur rammaricandoci del loro disappunto non possiamo condividerlo. Infatti già nel 2004 il British Medical Journal ha pubblicato un articolo che spiegava come in un’altra malattia neurodegenerativa, la Sclerosi multipla, le sperimentazioni sui topi avevano portato la ricerca del tutto fuori strada.
    Un altro importante articolo che purtroppo non è accluso qui, di Nature (2008), che riguarda la ricerca per una grave malattia neurodegenerativa, la SLA, è intitolato:
    “Neuroscienze, modello standard: i quesiti sollevati dall’uso dei topi SLA hanno causato un vasto ripensamento sull’utilizzo del modello murino per le malattie neurodegenerative” (Jim Schnabel). Le tante sperimentazioni fatte sui topi non sono state di alcuna utilità. Risulta che la modifica genetica introdotta nei topi non ha ottenuto il risultato desiderato. La visione meccanicista che vede la possibilità di rendere la cavia “più somigliante all’uomo” con il trasferimento di qualche gene si basa infatti su di una visione errata della genetica.
    Un migliore utilizzo delle informazioni ( in circolo già da molto tempo) che sconfessano il paradigma errato della sperimentazione animale avrebbe giovato, se non altro, a far risparmiare investimenti di assoluta inutilità per i cittadini.
    Per qualsiasi informazione ulteriore vedere “www.equivita.it”.
    QUI IL BOX
    ALLEGATO:
    Elenco di 23 articoli scientifici che contestano la sperimentazione animale quale metodo di ricerca
    1)
    PNAS 2013 ; published ahead of print February 11, 2013, doi:10.1073/pnas.1222878110
    Genomic responses in mouse models poorly mimic human inflammatory diseases
    Junhee Seok, H. Shaw Warren, Alex G. Cuenca, Michael N. Mindrinos, Henry V. Baker, Weihong Xu, Daniel R. Richards, Grace P. McDonald-Smith, Hong Gao, Laura Hennessy, Celeste C. Finnerty, Cecilia M. López, Shari Honari, Ernest E. Moore, Joseph P. Minei, Joseph Cuschieri, Paul E. Bankey, Jeffrey L. Johnson, Jason Sperry, Avery B. Nathens, Timothy R. Billiar, Michael A. West, Marc G. Jeschke, Matthew B. Klein, Richard L. Gamelli, Nicole S. Gibran, Bernard H. Brownstein, Carol Miller-Graziano, Steve E. Calvano, Philip H. Mason, J. Perren Cobb, Laurence G. Rahme, Stephen F. Lowry, Ronald V. Maier, Lyle L. Moldawer, David N. Herndon, Ronald W. Davis, Wenzhong Xiao, Ronald G. Tompkins, and the Inflammation and Host Response to Injury, Large Scale Collaborative Research Program
    Link to the article: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3587220/
    2)
    Arch Toxicol. 2013 Apr;87(4):563-7. doi: 10.1007/s00204-013-1038-0. Epub 2013 Mar 19.
    Inflammatory findings on species extrapolations: humans are definitely no 70-kg mice.
    Leist M, Hartung T.
    Link to the article: http://caat.jhsph.edu/publications/70kg_final2013.pdf
    3)
    Int J Med Sci. 2013; 10(3): 206–221. Published online 2013 January 11. doi: 10.7150/ijms.5529 – PMCID: PMC3558708
    Systematic Reviews of Animal Models: Methodology versus Epistemology
    Ray Greek and Andre Menache
    Link to the article: http://www.medsci.org/v10p0206.htm
    4)
    BMJ. 2004 February 28; 328(7438): 514–517.
    doi: 10.1136/bmj.328.7438.514PMCID: PMC351856
    Where is the evidence that animal research benefits humans?
    Pandora Pound, research fellow,1 Shah Ebrahim, professor,1 Peter Sandercock, professor,2 Michael B Bracken,professor,3 Ian Roberts, professor,4 and Reviewing Animal Trials Systematically (RATS) Group
    Link to the article: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC351856/
    5)
    Contemp Top Lab Anim Sci. 2004 Nov;43(6):42-51.
    Laboratory routines cause animal stress.
    Balcombe JP, Barnard ND, Sandusky C.
    Link to the article: http://animalexperiments.info/resources/Studies/Animal-impacts/Stress.-Balcombe-et-al-2004./Stress-Balcombe-et-al-2004.pdf
    6)
    Philos Ethics Humanit Med. 2010 Sep 8;5:14. doi: 10.1186/1747-5341-5-14.
    Is the use of sentient animals in basic research justifiable?
    Greek R, Greek J.
    Link to the article: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2949619/
    7)
    ALTEX. 2008;25(3):213-31.
    Non-animal methodologies within biomedical research and toxicity testing.
    Knight A.
    Link to the article: http://www.andrewknight.info/publications/anim_expts_overall/non-anim-methods/AK%203Rs%20ALTEX%202008%2025(3)%20213-231.pdf8)
    ALTEX. 2007;24(4):320-5.
    Animal experiments scrutinised: systematic reviews demonstrate poor human clinical and toxicological utility.
    Knight A.
    Link to the article: http://www.andrewknight.info/publications/anim_expts_overall/sys_reviews/AK%20Sys%20rev%20ALTEX%202007%2024(4)%20320-325.pdf
    9)
    ATLA 28, 315–331, 200
    Volunteer Studies Replacing Animal Experiments in Brain Research
    Report and Recommendations of a Volunteers in Research and Testing Workshop
    Gill Langley, Graham Harding, Penny Hawkins, Anthony Jones, Carol Newman, Stephen Swithenby, David Thompson, Paul Tofts and Vincent Walsh
    Link to the article: http://eprints.ucl.ac.uk/6440/1/6440.pdf
    10)
    Nature 2005 Nov 10;438(7065):144-146
    Animal testing: more than a cosmetic change.
    Abbott, Alison.
    11)
    Biogenic Amines 2005; 19(4-6): 235–255.
    Non-human primates in medical research and drug development: a critical review.
    Bailey J
    12)
    Balls, M. (2004) Are animal tests inherently valid? ATLA: Alternatives to Laboratory Animals, 32(Suppl. 1B), 755–758.
    Link to the article: http://www.frame.org.uk/atla_article.php?art_id=734&pdf=true
    13)
    Barnard, Neal D., Kaufman, Stephen R., Animal research is wasteful and misleading . Scientific American, 00368733, Feb97, Vol. 276, Issue 2
    Link to the article: http://msherzan.pbworks.com/f/Animal+Research+is+Wasteful+and+Misleading.pdf
    14)
    Brady C.A . Of mice and men: the potential of high resolution human immune cell assays to aid the preclinical to clinical transition of drug development projects. Drug Discovery world 2008/9:74-78.
    Link to the article: http://www.celentyx.com/Of%20mice%20and%20men.pdf
    15)
    Knight A, Bailey J, Balcombe J. Which drugs cause cancer? Animal tests yield misleading results. BMJ USA 2005; 331: E389-E391.
    Link to the article: http://www.andrewknight.info/publications/anim_expts_tox/carcino/AK%20et%20al%20Carcino%20BMJ%20USA%202005%20331%20E389-391.pdf
    16)
    Davis MM. A prescription for human immunology. Immunity. 2008 Dec 19;29(6):835-8.
    Link to the article: http://www.wissenschaftsdialog.de/728%20Davis%20mouse%20model.pdf
    17)
    Greek R., Pippus A. and Hansen A.L. The Nuremberg Code subverts human health and safety by requiring animal modeling BMC Medical Ethics 2012
    Link to the article: http://www.biomedcentral.com/1472-6939/13/16
    18)
    Hartung T. Per aspirin ad astra… Altern Lab Anim. 2009 Dec;37 Suppl 2:45-7. CAAT, Johns Hopkins University, Baltimore, USA.
    Link to the article: http://www.frame.org.uk/atla_article.php?art_id=1238&pdf=true
    19)
    Philos Ethics Humanit Med. 2009 Jan 15;4:2. doi: 10.1186/1747-5341-4-2.
    Are animal models predictive for humans?
    Shanks N, Greek R, Greek J.
    Link to the article: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2642860/
    20)
    van der Worp HB, Howells DW, Sena ES, Porritt MJ, Rewell S, O’Collins V et al.: Can animal models of disease reliably inform human studies? PLoS Med 2010, 7: e1000245
    Link to the article: http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1000245
    21)
    Nature 460, 208-212 (9 July 2009) | doi:10.1038/460208a; Published online 8 July 2009
    Toxicology for the twenty-first century
    Thomas Hartung
    Link to the article: http://www.researchgate.net/publication/26656931_Toxicology_for_the_twenty-first_century/file/79e415099601f6055f.pdf
    22)
    Hackam & Redelmeier. Translation of research evidence from animals to humans. . JAMA 2006;296(14):1731-2.
    Link to the article: http://animalexperiments.info/resources/Studies/Human-healthcare/Highly-cited-studies.-Hackam-et-al-2006./Translation-Hackam-et-al-2006-JAMA.pdf
    23)
    David Biello. Robot Allows High-Speed Testing of Chemicals.
    Scientific American October 13, 2011
    Link to the article: http://www.scientificamerican.com/article.cfm?id=robot-allows-high-speed-chemical-test
    EQUIVITA, Comitato Scientifico Antivivisezionista
    Via P. A. Micheli, 62 00197 Roma
    Tel. +39.06.3220720, Cell. 335.8444949, Fax +39.06.3225370
    emailto: equivita@equivita.it
    http://www.equivita.it
    facebook:http://www.facebook.com/equivita.comitatoscientificoantivivisezionista
    Per donazioni: c/c postale:88922000
    IBAN: IT55 N076 0103 2000 0008 8922 000

    • non si fa o rectius non si dovrebbe fare sperimentazione su umani per evitare che dei miserabili usciti da qualche slum vendano la loro salute come cavie per 10$. Non entro nel merito delle altre questioni sulle quali non sono competente.
      A.

  7. Il post di Gianpietro Gobo cita Equivita e ne indica anche gli estremi bancari per donazioni.
    Sul sito di equivita si legge quanto segue:
    *
    EQUIVITA, tramite il suo Comitato Scientifico Antivivisezionista, unisce e coordina i medici e gli scienziati italiani che aderiscono alla lotta contro la sperimentazione animale.

    L’adesione al Comitato Scientifico Antivivisezionista, che attualmente circa 350 professionisti e scienziati, è riservata ai laureati in scienze biomediche, (medici, veterinari, biologi, chimici, ecc.) e non comporta oneri. E’ sufficiente leggere il documento di adesione e, se avete deciso di aderire, compilare il questionario, firmarlo e inviarlo:
    *
    Tuttavia, a quanto mi consta, in nessuna parte del sito equivita è possibile ricostruire chi siano gli aderenti, i fondatori, ecc.
    Peccato perché stando al sito EQUIVITA, Comitato Scientifico Antivivisezionista, unisce e coordina i medici e gli scienziati che aderiscono alla lotta contro la sperimentazione animale.
    Sarebbe corretto rendere noto nomi e affiliazioni dei medici e degli scienziati aderenti.
    A maggior ragione quando si chiedono donazioni.

  8. Una buona notizia per la ricerca e per la salute degli animali umani e non umani:

    “Il ‘Premio Dna 2013’ è stato assegnato oggi ‘per la rilevanza e l’impegno profuso in importanti progetti di ricerca scientifica’ alle biologhe Michela Kuan (la nostra responsabile del Settore Vivisezione) e Susanna Penco, ricercatrice del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Genova, in occasione del XXV Congresso internazionale dei Biologi a Firenze”.

    Fonte: http://www.lav.it/news/il-premio-dna2013-va-alla-ricerca-senza-animali

  9. Ma se questi animali non vengono né torturati né maltrattati, spiegatemi perché al posto degli animali non ci sono uomini
    anche perché le persone disposte a sottoporsi a questo di trattamenti esiste

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