Ieri è stata pubblicato in Gazzetta Ufficiale la nuova versione del regolamento relativo alla cosiddetta “abilitazione a sportello”. Il nuovo regolamento si spinge oltre il precedente nel prevedere che i cosiddetti indicatori possano costituire una soglia imprescindibile per il conseguimento dell’abilitazione: Sarà interessante vedere quali e quanti problemi – forieri di contenzioso – potranno derivare dai possibili errori nel calcolo degli indicatori. Tutto ciò premesso, è interessante osservare che, stando al sito dell’ANVUR, « la procedura di revisione annuale per il riconoscimento delle riviste scientifiche e di classe A ai fini della Abilitazione Scientifica Nazionale, prevista inizialmente per il mese di Giugno 2016, è posticipata al prossimo autunno». Ora, non sfuggirà ai lettori che, salvo una inaspettata rinuncia ai ranking di riviste, senza liste di riviste in fascia A non è possibile: 1. valutare la severità dei valori soglia e, a maggior ragione, valutare i percentili (se i valori soglia, saranno comunque agganciati a nozioni statistiche). 2. far partire la selezione dei commissari. In un quadro del genere, perdurerebbe il blocco del reclutamento universitario, rendendo necessario prorogare ulteriormente gli RTDb.

Come tutti sanno, dopo il profluvio di ricorsi amministrativi che hanno investito le prime due tornate dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, si è corso ai ripari prevedendo modifiche sia al DPR 222 che al DM noto come “criteri e parametri”. Ieri è stata pubblicato in Gazzetta Ufficiale la nuova versione del regolamento relativo alla cosiddetta “abilitazione a sportello”. Il testo può essere letto a questo indirizzo.

Gli addetti ai lavori sanno bene che l’eccessiva rigidità e macchinosità delle procedure è stata la principale fonte di contenzioso. Ciò non ostante, il nuovo regolamento si spinge oltre il precedente nel prevedere che i cosiddetti indicatori possano costituire una soglia imprescindibile per il conseguimento dell’abilitazione:

Nell’ipotesi in cui il decreto di cui all’articolo 4, comma 1, preveda che il possesso di adeguati indicatori dell’attività’ scientifica dei candidati costituisca condizione necessaria per il conseguimento dell’abilitazione, la commissione può’ motivare il diniego di abilitazione limitatamente all’assenza di tale requisito (art. 8 c. 6).

Oggi il sito del MIUR riferisce della firma del Ministro al testo del nuovo “criteri e parametri”, che ora andrà al vaglio della Corte dei Conti. Stando al comunicato stampa sarà richiesto ai candidati il

raggiungimento obbligatorio di almeno due degli indicatori di impatto della produzione scientifica, dovrà essere dimostrato il possesso di almeno altri tre titoli, tra i quali: l’organizzazione o la partecipazione come relatore a convegni di carattere scientifico in Italia o all’estero, la responsabilità scientifica di progetti di ricerca nazionali e internazionali, incarichi di insegnamento o ricerca presso atenei o istituti di ricerca esteri, responsabilità di studio e ricerche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o private, il conseguimento di premi e riconoscimenti per l’attività scientifica, inclusa l’affiliazione ad accademie di riconosciuto prestigio nel settore, i risultati ottenuti nel trasferimento tecnologico in termini di partecipazione alla creazione di nuove imprese, sviluppo, impiego e commercializzazione di brevetti

Inoltre, per quanto riguarda i commissari si è proceduto a

un innalzamento dei parametri di selezione rispetto al passato

Sarà interessante vedere quali e quanti problemi – forieri di contenzioso – potranno derivare dai possibili errori nel calcolo degli indicatori.

Tutto ciò premesso, è interessante osservare che, stando al sito dell’ANVUR,

In attesa della pubblicazione del Decreto MIUR relativo alla prossima Abilitazione Scientifica Nazionale, che dovrebbe introdurre importanti novità in tema di classificazione delle riviste, si comunica che la procedura di revisione annuale per il riconoscimento delle riviste scientifiche e di classe A ai fini della Abilitazione Scientifica Nazionale, prevista inizialmente per il mese di Giugno 2016, è posticipata al prossimo autunno. In tale occasione, i direttori delle riviste potranno accedere all’indirizzo comunicato e compilare l’istanza di revisione, allegando i documenti richiesti utili ai fini della valutazione. La data di apertura di tale procedura e l’interfaccia web con la quale interagire saranno resi noti attraverso le news del sito dell’ANVUR.

Ora, non sfuggirà ai lettori che, salvo una inaspettata rinuncia ai ranking di riviste, senza liste di riviste in fascia A non è possibile:

1. valutare la severità dei valori soglia e, a maggior ragione, valutare i percentili (se i valori soglia, saranno comunque agganciati a nozioni statistiche).

2. far partire la selezione dei commissari.

Inoltre non va sottovalutato il fatto che dopo la pubblicazione delle liste di riviste potrebbero partire nuovi ricorsi al TAR Lazio (Roma) con possibili richieste di sospensiva, da parte di aspiranti commissari oltre che da parte dei direttori delle riviste eventualmente declassate.

In un quadro del genere, perdurerebbe il blocco del reclutamento universitario, rendendo necessario prorogare ulteriormente gli RTDb.

Le cattedre “Natta” arriveranno prima dell’ASN riformata? Sempre che tutto ciò non conduca all’ennesima riforma del reclutamento universitario.

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87 Commenti

  1. @Paolo:
    io ho scritto 3 libri, eccoli qua:

    https://www.facebook.com/ricercatorinonstrutturati/photos/a.1509100832708757.1073741829.1508171019468405/1684612151824290/?type=3&theater

    NON so se si vede bene la foto.

    Ma dopo anni di assegni e di contratti di ricerca, ormai da 2 anni sono disoccupato.
    Non ho preso l’ASN perché sono sfigato e per lo stesso motivo non la prenderò nelle successive tornate.
    DEVO RE-INVENTARMI UNA VITA DOPO 12 ANNI E 3 LIBRI (E MILLE ALTRE COSE)
    NON E’ GIUSTO
    NON E’ COMPRENSIBILE
    NON E’ GIUSTIFICABILE

    e intanto dentro ci sta chi ha scritto molto ma molto meno di meno di me……………..questa e’ L’Italia

    • Caro Anto,
      con tutta la simpatia e l’umana comprensione, ma dovresti sapere che non basta dire “ho scritto tre libri” per ambire ad una posizione stabile all’interno dell’accademia.
      Pubblichi ripetutamente la foto dei tuoi scritti, ma forse, se vuoi darci un’idea più chiara dei motivi per cui non sei stato abilitato, dovresti piuttosto pubblicare i giudizi della commissione: potremmo così farci un’idea in merito alla tua mancata abilitazione, e al fatto che sia dipesa da “sfiga” o da altro.
      Infine, fermo restando che si tratta di una mia personalissima opinione, e dunque non della verità assoluta: ma sei sicuro che nella forma del “libro” tu abbia trasfuso una monografia e non un articolo lungo? In quest’ultima ipotesi si spiegherebbero molte cose…

    • … questa è l’Italia, ma se vedrai che nel tuo settore vengono abilitati con due libri e di qualità inferiore a quella dei tuoi libri, potrai fare ricorso … e forse vincerlo.

  2. @MAFFoodandbeverage:
    sono una persona timida,
    avrei preferito la discrezione ed il nascondimento.
    Dopo tanto lavoro, l’unica cosa che posso fare è dare testimonianza di un sistema che non funziona.
    Parli di foto dei libri che io pubblico.
    Preferirei non farlo, ma poi penso che ci sono persone che non si possono permettere di farlo, semplicemente perché non solo non hanno mai scritto un libro, ma neppure un articolo.
    Ce ne sono pochi tra associati ma molti tra i ricercatori R.U. a tempo indeterminato che a 40, 50, 60 anni non hanno prodotto nulla, ZERO TITOLI e che continuano a prendere lo stipendio.
    Lo Stato Italiano, pertanto, preferisce la loro mediocrità al mio impegno, ne prendo atto.
    Ce sono molti, e poi, ovviamente ce ne sono tanti altri bravissimi; ciò non toglie che quelli che non hanno mai prodotto nulla rimangono dentro a rubarmi ( e nono solo a me) lo stipendio.
    Non è colpa loro ma è lo Stato italiano che lo consente.
    Tu parli di giudizi. Pensa che queste persone non possono neppure avere un giudizio giacché non hanno prodotto mai nulla; e mi chiedi di mostrare i miei?

  3. Sì, ti chiedo di mostrare i tuoi così, ripeto, ci facciamo un’idea circa le motivazioni della tua mancata abilitazione, visto che dichiari di non averla ricevuta “perché sei sfigato”. Magari scopriamo che non è così, e che il motivo è banalmente un altro!
    Leggerò con molto interesse i giudizi formulati un merito alla tua domanda e al relativo curriculum, e con altrettanto interesse leggerò quello che hai scritto: per ora mi sono limitato agli “abstract” reperibili in internet, e ti confesso che non mi hanno entusiasmato, già a partire dalla qualità espositiva (peraltro in quello relativo a “Brevettabilità e biodiversità” si nota da subito una sintassi un po’ traballante).
    Non vedo poi il motivo per il quale – nonostante la tua dichiarata timidezza e predilezione per il nascondimento – ti ergi a portavoce di quei tanti che non hanno potuto presentarsi all’abilitazione “perché non solo non hanno mai scritto un libro, ma neppure un articolo”: forse il motivo per cui non si sono presentati è proprio questo!!!
    In quanto ai ricercatori a tempo indeterminato “che a 40, 50, 60 anni non hanno prodotto nulla, ZERO TITOLI e che continuano a prendere lo stipendio” sono forse quelli che hanno contribuito ad ispirare la riforma nel senso dell’eliminazione del tempo indeterminato per il relativo ruolo, non ti sembra?

  4. Due commenti nell’attesa di vedere i dettagli

    . Se vogliono restringere i criteri per identificare i commissari, alla fine avremo praticamente commissioni di nomina diretta dal ministro o commissioni arlecchino.
    Nel mio settore erano una decina gli ordinari possibili commissari, tra pensionamenti e quanti hanno già fatto il commissario nelle prime due tornate, credo già ora ne rimangano quattro.

    . Altra questione, voi come definite una partecipazione a convegno come relatore? Un qualsiasi intervento o solo come keynote? O solo un intervento di apertura? E solo se si presenta di persona o anche se uno del gruppo di ricerca presenta a nome di tutti?
    Insomma, cosa si valuta, la capacità di parlare in pubblico o i contenuti?

  5. sono d’accordo con @MS; ma sulla partecipazione a convegno vale per l’ennesima volta la sostanziale differenza fra scienze umanistiche e scienze naturali, esatte, ecc.: nelle prime, a cui appartengo, statisticamente gli interventi sono individuali e vertono su risultati di ricerche originali, quindi equiparabili a saggi, articoli, ecc. eventualmente solo distinti per quantità in comunicazioni (o poster) e relazioni (‘plenarie’);
    @anto: eviterei di personalizzare oltremodo, anche perché se da un lato sosteniamo, dati alla mano come fa ROARS, che la ricerca e la produttività degli scienziati italiani non è inferiore e spesso è superiore a quella degli altri paesi, non possiamo continuare a ripetere il mantra propagandistico che il reclutamento e la selezione del personale abbiano sempre premiato i raccomandati e gli ignavi; è vero piuttosto il contrario (statisticamente) e non superare un concorso non deve diventare automaticamente e paradossalmente una patente di nobiltà scientifica! idem per i cervelli in fuga e per quelli rientrati: molti di questi ultimi, già avanti negli anni, non erano proprio al top della creatività…

  6. @MAFFoodandbeverage:
    “ti ergi a portavoce di quei tanti che non hanno potuto presentarsi all’abilitazione “perché non solo non hanno mai scritto un libro, ma neppure un articolo”: forse il motivo per cui non si sono presentati è proprio questo”

    Esatto, il volevo dire proprio questo.

    Non mi ergo a portavoce di alcuno, li sto criticando e loro non hanno né i titoli né la voglia di fare domanda: sono entrati con 2 prove scritte ed una orale. Non hanno voglia, prendono già lo stipendio non avendo scritto nulla: perché dovrebbero fare domanda?
    Stanno bene così, nella loro improduttività.
    Se il sistema dei titoli (valori soglia, mediane, ecc.. dovesse valere per tutti), loro dovrebbero essere cacciati!

  7. @MAFFoodandbeverage:
    dimenticavo:
    se proprio vuoi leggere i miei libri, ti consigli l’ultimo, si intitola “Recesso e revoca nei contratti di intermediazione finanziaria”, è uscito nel 2015 (e non è rientrato nei giudizi di ASN), e spero dimostri più maturità del lavoro che hai citato tu che è del 2008.
    Stiamo parlando come 2 accademici, ma io sono disoccupato, spero di non sfigurare.
    E’ bello che qualcuno voglia leggere i miei lavori, almeno qualcuno mi considera.
    Chiudo con una domanda:
    Ai tempi tuoi, per entrare in un qualsiasi ruolo accademico, anche ric. a tempo ind., che poi è stata la prima via per molti se non per tutti, ci volevano più o meno titoli di oggi?
    Grazie

  8. Scusate, ho letto in alcuni comunicati stampa che per la nuova ASN verranno presi in considerazione per quanto riguarda le pubblicazioni gli ultimi 10 anni per la prima fascia e 5 anni per la seconda…vi risulta?

    • Si, per il primo indicatore bibliometrico (numero di pubblicazioni). Per gli altri due (citazioni e H-index) si prendono le pubblicazioni degli ultimui 10 e 15 anni per, rispettivamente, II e I fascia.

    • @Thor, questa è una cosa interessante (si fa per dire). Chi calcola il numero di citazioni e, soprattutto, h-index delle pubblicazioni dei soli ultimi tot anni? Si autocertifica? Le commissioni lo fanno a mano?
      Scopus offre questo servizio? Google Scholar? (attualmente quest’ultimo calcola l’h-index degli ultimi 5 anni, non l’h-index delle pubblicazioni degli ultimi 5 anni. E I10-index, nonostante qualche leggenda metropolitana, non riguarda l’h-index degli ultimi 10 anni).

    • “Chi calcola il numero di citazioni e, soprattutto, h-index delle pubblicazioni dei soli ultimi tot anni? ”
      ____________________
      L’ha già fatto il MIUR nelle precedenti due tornate. Ad un certo punto la commissione vedeva apparire sul sito gli indicatori dei candidati. Indicatori che più di una volta sono cambiati col passare delle settimane. È anche accaduto che diverse commissioni dovessero riaprire i verbali già chiusi da mesi perché nel frattempo il MIUR si era accorto di aver fornito numeri che non andavano bene, obbligando le commissioni a rivalutare alla luce dei numeri revisionati. Le basi dati considerate erano solo Web of Science e Scopus. Impensabile usare Google Scholar per cui non è nemmeno possibile conoscere l’elenco delle riviste “indicizzate”. Impensabile, ma non impossibile, alla luce di quanto abbiamo visto negli ultimi anni.

    • @Giuseppe De Nicolao.
      Giusto, l’ha fatto il MIUR nelle due tornate precedenti, ma è verosimile che lo faccia anche questa volta (non lo chiamano “trial and error”)?
      Immagino che il TAR abbia dovuto gestire anche casi di valutazioni basate su dati raccolti inaccuratamente. Non capisco questa complicazione di affari semplici. Ignoriamo pure Google Scholar: ma perché non basarsi su numeri che Scopus (ad esempio) pubblica quotidianamente, certifica e che tutti possono controllare piuttosto che su elaborazioni basate su fotografie parziali fatte dal MIUR. Davvero è importante considerare l’h-index degli ultimi 10 anni anziché l’h-index tout-court per abilitare un ricercatore? O è una strategia per spostare l’attenzione sugli alberi, per non far vedere la (assenza di) foresta?

    • WOS calcola l’H-index anche delle pubblicazioni degli ultimi Y anni. Basta mettere la finestra nella selezione. Il vero problema, secondo me, è sempre quello del senso nel fare tutto ciò. Stiamo parlando di una abilitazione ma finiamo sempre a vivere la procedura come un concorso. Quando poi siamo abilitati scopriamo di non avere praticamente nulla in mano. Quanti abilitati si vedranno scadere l’abilitazione. Secondo me parecchi soprattutto abilitati a PO.

    • Anche Scopus lo fa. Trovo incredibile che nessun indicatore tenga conto del numero di autori. A quanto si dice, perlomeno.

    • @gab
      Ci sono settori dove le mediane erano “insopportabilmente” alte. Probabilmente la cosa si ripeterà sulle soglie. E’ chiaro che tutto questo nasconde il massivo lavoro di un esercito imponente di non strutturati. La beffa per molti di questi non strutturati è proprio l’impossibilità di raggiungere le soglie. Chi ci mette l’anima nel lavoro non ha a disposizione N vite parallele per costruirsi un CV “all’altezza”. Anche gli strutturati che stanno fuori dai grandi gruppi avranno non poche difficoltà. Il numero degli autori non verrà mai considerato per evitare il rischio di liberare tutte queste energie.

    • Tener conto degli autori farebbe cadere quello che è forse lo scopo principale: offrire il massimo vantaggio possibile a chi lavora in team di ricerca che vanno dall’ordinario (prevalentemente occupato in ruoli di politica accademica e concorsuale, ma che continua a firmare lavori a raffica), l’associato/gli associati in carriera che funge da quadro intermedio (e firma parecchio pure lui) e i precari che tirano la carretta. Quanto più è grande il team, tanto più sono efficaci le eventuali authorship di cortesia che permettono una vera e propria moltiplicazione dei pani e dei pesci. Infatti, l’articolo prestigioso conta per intero per tutti gli autori, sia che aspirino a un RTDa che a un’abilitazione di I o II fascia (o anche al sorteggio per diventare commissario ASN). I primi sconfitti sono i battitori liberi che non possono certo tener testa a simili macchine da guerra.

  9. Vorrei porvi all’attenzione un confronto tra la versione attuale dei titoli richiesti e quella che era circolata tempo addietro con lo “Schema di decreto ministeriale Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale …”

    Ecco l’elenco dei titoli, sempre detto che non ce ne siano altri:
    – l’organizzazione o la partecipazione come relatore a convegni di carattere scientifico in Italia o all’estero (titolo simile a quello del precedente schema di D.M.)
    – la responsabilità scientifica di progetti di ricerca nazionali e internazionali (così come indicato è leggermente più restrittivo dello schema iniziale, dove si parlava di “direzione O PARTECIPAZIONE alle attività di un gruppo di ricerca caratterizzato da collaborazioni a livello nazionale e/o internazionale”)
    – incarichi di insegnamento o ricerca presso atenei o istituti di ricerca esteri (un titolo con criterio meno restrittivo del precedente “attribuzione di fellowships o di incarichi di insegnamento o di ricerca ufficiali presso QUALIFICATI atenei e istituti di ricerca internazionali);
    – responsabilità di studio e ricerche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o private (la differenza rispetto al titolo precedente è qui più evidente, ora il titolo richiesto sembra avere criteri meno restrittivi anche se, per ottenere responsabilità di studio e ricerche affidati da istituti di ricerca qualificati è probabile, ma non affatto scontato, che si debbano superare criteri di revisione tra pari: “responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionali e nazionali, AMMESSI AL FINANZIAMENTO SULLA BASE DI BANDI COMPETITIVI CHE PREVEDANO LA REVISIONE TRA PARI;”)
    – il conseguimento di premi e riconoscimenti per l’attività scientifica, inclusa l’affiliazione ad accademie di riconosciuto prestigio nel settore (simile alla prima versione)
    – i risultati ottenuti nel trasferimento tecnologico in termini di partecipazione alla creazione di nuove imprese, sviluppo, impiego e commercializzazione di brevetti (nella prima versione c’era anche scritto “ovvero specifiche esperienze professionali”)

    Rispetto alla prima versione circolata manca, come ha giustamente fatto notare Roger, la “direzione o partecipazione a comitati editoriali di riviste, collane editoriali, enciclopedie e trattati di riconosciuto prestigio”.

    • C’è ancora. C’è una lista di 10 possibili titoli. La commissione all’inizio dei lavori ne sceglie 6 distinti per le due fasce e questi rimangono per due anni. Quindi, al momento, nessuno di noi può sapere quali titoli dovrà esibire per soddisfare i criteri obbligatori,

  10. A questo punto io metterei come obbligatorio
    “Essere stato Presidente della Repubblica”, così potrebbero partecipare solo il Presidente Napolitano ed il Presidente Ciampi, 2 candidature e la finiamo con queste pagliacciate dei criteri aggiuntivi.
    E se uno volesse sapere i titoli ed i curricula di chi scriverà i decreti ed i bandi?
    Siete d’accordo?

  11. @Thor
    “nessuno di noi può sapere quali titoli dovrà esibire per soddisfare i criteri obbligatori”

    Grazie per il contributo.
    A questo punto, però, mi viene in mente un dubbio: uno vive, lavora, si impegna tanto anche in vista dell’ASN senza però sapere quali saranno i criteri e quindi “vive rischiando”.
    Uno che non ha conseguito l’abilitazione 4 anni fa, come si sarebbe dovuto comportare in questi 4 anni? magari scrivendo di più, ok, è giusto, ma se poi si inventano i criteri cammin facendo, è tutto da buttare, giusto?
    E’ troppo rischioso.
    Le pare serio?
    Speriamo almeno che i titoli richiesti siano differenti per chi aspira a fare l’associato e chi l’ordinario (in maniera proporzionale).
    Io non riesco più ad orientarmi: più faccio più sbaglio.

    • Speriamo almeno che i titoli richiesti siano differenti per chi aspira a fare l’associato e chi l’ordinario (in maniera proporzionale).
      ———————————————
      Mi aspetto che la partecipazione a progetti venga scelto per le abilitazioni a PA e la responsabilità di progetti per quelle a PO. Ma quello che mi aspetto non è detto che sia quello che farà ciascuna commissione. Questa discrezionalità della commissione però non la valuto positivamente. Cosa vuole dire scegliere per esempio fra i premi e la partecipazione ai collegi del dottorato? Con scelte come queste è evidente che apri la strada a qualcuno e la chiudi ad altri.

  12. @Federico Cabitza
    “perché non basarsi su numeri che Scopus (ad esempio) pubblica quotidianamente, certifica e che tutti possono controllare”
    Mi sembra eccessivo usare la parola certifica per un data base che, per quanto efficiente, aggiusta frequentemente i propri calcoli, è gestito da privati con l’unico e dichiarato scopo di fare commercio e non scienza, e che si stabilizza in un tempo variable tra i 6 mesi ed i 2 anni.

  13. C’è ancora. C’è una lista di 10 possibili titoli. La commissione all’inizio dei lavori ne sceglie 6 distinti per le due fasce e questi rimangono per due anni.
    ——
    Thor, sei a conoscenza di qualche altro titolo (pur in via ufficiosa) oltre a quelli elencati sopra?

    • Non sono prese da un testo del DM ma sono informazioni che stanno circolando. Potrebbero cambiare.

      1. organizzazione o partecipazione come relatore a convegni di carattere scientifico in Italia o
      all’estero;
      2. direzione o partecipazione alle attività di un gruppo di ricerca caratterizzato da collaborazioni a
      livello nazionale o internazionale;
      3. responsabilità di studi e ricerche scientifiche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o
      private;
      4. responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionali e nazionali, ammessi al
      finanziamento sulla base di bandi competitivi che prevedano la revisione tra pari;
      5. direzione o partecipazione a comitati editoriali di riviste, collane editoriali, enciclopedie e
      trattati di riconosciuto prestigio;
      6. partecipazione al collegio dei docenti, ovvero attribuzione di incarichi di insegnamento,
      nell’ambito di dottorati di ricerca accreditati dal Ministero;
      7. formale attribuzione di incarichi di insegnamento o di ricerca (fellowship) presso qualificati
      atenei e istituti di ricerca esteri o sovranazionali;
      8. conseguimento di premi e riconoscimenti per l’attività scientifica, inclusa l’affiliazione ad
      accademie di riconosciuto prestigio nel settore;
      9. risultati ottenuti nel trasferimento tecnologico in termini di partecipazione alla creazione di
      nuove imprese (spin off), sviluppo, impiego e commercializzazione di brevetti;
      10. specifiche esperienze professionali caratterizzate da attività di ricerca del candidato e attinenti al
      settore concorsuale per cui è presentata la domanda per l’abilitazione.

      All’inizio dei suoi lavori la commissione deve preliminarmente scegliere 6 di questi titoli e
      determinare i criteri per la loro valutazione distintamente per le due fasce. Titoli e criteri
      devono essere resi noti e rimangono gli stessi per tutto il periodo (due anni) in cui la commissione
      resta in carica. In un decreto molto prescrittivo questo è uno dei pochissimi punti su cui la
      commissione ha qualche margine di autonomia.

  14. Io proprio non capisco il bisogno dei titoli aggiuntivi obbligatori.
    Si chiama ASN, abilitazione scientifica nazionale: hai prodotto articoli? hai prodotto libri? basta, è sufficiente.
    Anche perché, se sei stato relatore a convegni naz. e internaz. e il tuo contributo relativo alla tua relazione non è stato pubblicato, tu non sei “fruibile” quindi, in un certo senso, la tua partecipazione (senza pubblicazione) non è pubblicazione, il mondo non lo sa.
    Allo stesso modo, la partecipazione ai progetti che hanno un finanziamento: se hai scritto una pagina ad es. sullo stato dell’arte, e poi al momento del finanziamento non hai scritto più nulla, perché dovresti essere premiato?
    Dico bene?

    • Da battitore libero condivido pienamente l’opinione espressa poco sopra da De Nicolao. Mi viene da pensare al programma X-factor. La definizione di wikipedia è fantastica: il talent show è una competizione tra dei giudici, ognuno dei quali è a capo di una categoria di aspiranti cantanti.

  15. Per quanto riguarda il “raggiungimento obbligatorio di almeno due degli indicatori di impatto della produzione scientifica” (lasciando stare il resto): quindi se un candidato non ha almeno 2 di tali indicatori la commissione non potra’ che bocciarlo? Lo chiedo perche’ nella precedente versione la commissione poteva comunque, motivando, promuovere un candidato che non raggiungesse 2 o anche tutte e 3 le mediane (e cio’ e’ ampiamente successo). Mi state dicendo che adesso cio’ non sara’ piu’ possibile e che sara’ invece obbligata a bocciare il candidato, senza alcun margine di valutazione autonoma?

    • Nel DPR pubblicato sulla G.U. del 6/6/16 giugno c’è scritto che nel successivo DM “criteri e parametri” (ora alla corte dei conti) può essere prevista l’obbligatorietà del requisito di almeno 2 parametri:

      “Nell’ipotesi in cui il decreto di cui all’articolo 4, comma 1, preveda che il possesso di adeguati indicatori dell’attivita’ scientifica dei candidati costituisca condizione necessaria per il conseguimento dell’abilitazione, la commissione puo’ motivare il diniego di abilitazione limitatamente all’assenza di tale requisito.”

      Per ora stiamo sulle anticipazioni: pare di si.

  16. Ipotesi senza senso quella di alzare l’asticella stando così l’ASN.
    1-, o si lega la maggiore selettività a posti effettivamente disponibili, calcolati a livello nazionale sui PO di tutte le università italiane facendo un paniere, e trasformando l’ASN in un concorso nazionale per vincerli. Tanti posti=tanti selezionati
    2 oppure si sceglie una modalità alla francese, se le cose restano così, in cui basta superare una soglia minima, e per i posti si ridiscute tutto nelle sedi

    • Il fatto è che le soglie minime, che sarebbero una cosa intelligente per non vincolare i giudizi a numeri discutibili (soprattutto se il loro superamento diventa condizione necessaria), sono facilissimamente preda dei dopati.
      In questo caso, gli indicatori vanno almeno depurati delle autocitazioni (qualcuno che legge è già svenuto secondo me) e divisi per numero di autori (altri svenimenti).
      Non sono contraria in teoria alle autocitazioni, perché rappresentano un giusto tributo al proprio lavoro nella sua continuità. Il problema è che sono troppo facilmente manipolabili.
      .
      Al caso 1, abilitati=punti organico, non voglio neanche pensare 😀
      Vi sarete accorti tutti che, con questa penuria di fondi, già ora il post-abilitazione è preda di sciacalli, peraltro affamatissimi da anni di dieta.
      Tecnicamente, poi, significherebbe dover stabilire dei criteri rigorosissimi. Che, se numerici, da una parte resterebbero per loro natura discutibili (e quindi non oggettivi per una selezione del genere), dall’altra deovrebbero essere determinati in maniera trasparente e altrettanto rigorosa. Cosa usiamo? Scopus coi suoi dati non aggiornati e ballerini?

  17. @ecolombo:
    @tutti:
    Giusto, io però ribadisco quanto io ho appena esposto circa L’INUTILITA’ DEI CRITERI OBBLIGATORI AGGIUNTIVI
    “se sei stato relatore a convegni naz. e internaz. e il tuo contributo relativo alla tua relazione non è stato pubblicato, tu non sei “fruibile” quindi, in un certo senso, la tua partecipazione (senza pubblicazione) non è pubblicazione, il mondo non lo sa”
    E AGGIUNGO: “se la tua relazione a congressi confluisce in una pubblicazione, basta quella e si rientra nell’ambito della produzione scientifica fulcro dell’ASN”.
    Stesso discorso per i vincitori di progetti: se i risultati non confluiscono in una pubblicazione, sono non fruibili per la comunità e quindi inutili, se poi confluiscono, è autosufficiente la pubblicazione e si rientra nella valutazione di quella pubblicazione.
    Giusto? CONDIVIDETE?

    • secondo me se prendiamo come esempio la Francia è tutto molto semplice. Credo nessun indicatore citazionale e solo un giudizio di pari su un livello abbastanza basic di credibilità scientifica. Al momento, credo che l’ASN non possa che essere così.
      Sulle cattedre Natta: temo verranno usate per reclutare all’estero in maniera poco chiara, o verranno offerte ai vincitori di progetti europei per attirarli, come operazione di facciata del governo.

  18. scusate, ma in soldoni come si fa ad attestare il possesso di questi titoli? basta scriverlo nel CV da allegare alla domanda? per esempio per la partecipazione a conferenze mi chiedo come si faccia a darne prova. Anche per la responsabilita’ scientifica di progetti (nel mio caso un Assegno Senior di Padova, dove ero PI di un progetto da me redatto e per il quale sono stato finanziato) e’ bene farsi dare un documento ufficiale che attesti la cosa?

  19. @REDAZIONE ROARS:
    Scusate se sono noioso ed insistente, ripropongo qui ciò che ho scritto sopra, al fine di ottenere lumi su qualcosa che secondo me è una “contraddizione di termini”, ed avvertire il Miur prima che qualcuno impugni il bando per evidente illogicità:
    LA PREOCCUPAZIONE e’ questa:
    “io però ribadisco quanto io ho appena esposto circa L’INUTILITA’ DEI CRITERI OBBLIGATORI AGGIUNTIVI:
    se sei stato relatore a convegni naz. e internaz. e il tuo contributo relativo alla tua relazione non è stato pubblicato, tu non sei “fruibile” quindi, in un certo senso, la tua partecipazione (senza pubblicazione) non è pubblicazione, il mondo non lo sa”
    E AGGIUNGO: “se la tua relazione a congressi confluisce in una pubblicazione, basta quella e si rientra nell’ambito della produzione scientifica fulcro dell’ASN”.
    Stesso discorso per i vincitori di progetti: se i risultati non confluiscono in una pubblicazione, sono non fruibili per la comunità e quindi inutili, se poi confluiscono, è autosufficiente la pubblicazione e si rientra nella valutazione di quella pubblicazione.
    LA CONTRADDIZIONE E’: se l’ASN è relativa in primis alle pubblicazioni, non e’ contraddittorio chiedere titoli che costituiscono il PRIUS MA NON IL POSTERIUS dell’attività scientifica?
    In altre parole, se non c’è pubblicazione mancano i risultati del progetto e delle relazioni. Se c’è la pubblicazione basta quella e verrà annoverata e valutata come pubblicazione, vero scopo dell’ASN.
    Che ne dite?

  20. Sono diversi anni che si assiste alla stessa manfrina (e io scrivo gli stessi post). Si fa un passetto avanti verso l’ASN e si grida subito al “cominciamo presto”, salvo poi passare altri anni prima del passo successivo.
    Il DPR è sicuramente un buon passo avanti, ma nell’unica esperienza precedente dal DPR (2011) all’inizio dell’abilitazione passò un anno (2012)… E quasi due anni per i primi abilitati!
    Quindi a chi si chiede se le cosidette cattedre Natta saranno prima: penso proprio di si!
    Inoltre vanno smaltiti ancora molti abilitati che reclamano diritto di precedenza (sic!)
    Onestamente, senza una seria politica di assunzioni e promozioni la nuova ASN non farà che aumentare la confusione e i conflitti all’interno dell’Università italiana.

    • Attenzione che le cattedre Natta richiedono un regolamento tutto da inventare, sotto forma di DPCM (Decreto Presidente Cons. Ministri). Un grosso punto interrogativo, che potrebbe risolversi nell’ennesimo Vietnam amministrativo.

    • Dopo il DPR, anche tutti i decreti di attuazione dell’ASN sono in mano al governo ed al ministero. Quale delle due vada prima è una decisione più politica che tecnica. Fin ora, sembra che questo governo abbia privilegiato la via del concorsone nazionale (o come le chiamano loro cattedre Natta) all’ASN. Oltretutto queste nascono per assorbire un po’ di abilitati delle prime tornate, quindi immagino le vogliano fare prima e non dopo l’effettivo inizio dell’ASN. Ovviamente, sono pronto a scommettere che l’effettivo inizio dell’ASN non è quello che sarà indicato nell’eventuale bando che il buon Renzi farà uscire prima del delicato appuntamento elettorale del referendum. Scommettiamo? 😉

    • Il concorsone nazionale (Natta) non sembra richiedere l’abilitazione. Altra cosa da non sottovalutare è la scadenza dei 6 anni dall’entrata in vigore della 240/2010 (cioè 1/2017) oltre la quale l’art. 24 non si dovrebbe applicare più agli abilitati interni RTI e PA (se ho ben capito).

    • @ Plymouthian
      “le cattedre Natta … nascono per assorbire un po’ di abilitati delle prime tornate”
      Non credo proprio. Nascono, tutto al contrario, per offrire un’ancora di salvezza e una via preferenziale a qualche “eccellente” bocciato all’ASN.

    • d’accordissimo con Plymouthian sul fatto che le abilitazioni così come sono rappresentano quasi un elemento di disturbo e distrazione mentre il tema vera è una politica di assunzioni vera da parte del governo. E ci sono da smaltire un sacco di abilitati.
      Invece, le Natta (che verranno prima, ovvio) temo verranno usate come operazione di facciata per reclutare gente apparentemente eccellente/ingiustamente scartata (ricercatori che lavorano sui generis all’estero), oppure opportunamente potenziate verranno offerte a vincitori di progetti europei per portarli qui. Dunque uno strumento ad uso discrezionale del governo e non certo (purtroppo) un sistema di recupero degli abilitati, cosa che sarebbe di molto migliore.

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