Ieri è stata pubblicato in Gazzetta Ufficiale la nuova versione del regolamento relativo alla cosiddetta “abilitazione a sportello”. Il nuovo regolamento si spinge oltre il precedente nel prevedere che i cosiddetti indicatori possano costituire una soglia imprescindibile per il conseguimento dell’abilitazione: Sarà interessante vedere quali e quanti problemi – forieri di contenzioso – potranno derivare dai possibili errori nel calcolo degli indicatori. Tutto ciò premesso, è interessante osservare che, stando al sito dell’ANVUR, « la procedura di revisione annuale per il riconoscimento delle riviste scientifiche e di classe A ai fini della Abilitazione Scientifica Nazionale, prevista inizialmente per il mese di Giugno 2016, è posticipata al prossimo autunno». Ora, non sfuggirà ai lettori che, salvo una inaspettata rinuncia ai ranking di riviste, senza liste di riviste in fascia A non è possibile: 1. valutare la severità dei valori soglia e, a maggior ragione, valutare i percentili (se i valori soglia, saranno comunque agganciati a nozioni statistiche). 2. far partire la selezione dei commissari. In un quadro del genere, perdurerebbe il blocco del reclutamento universitario, rendendo necessario prorogare ulteriormente gli RTDb.

Come tutti sanno, dopo il profluvio di ricorsi amministrativi che hanno investito le prime due tornate dell’Abilitazione Scientifica Nazionale, si è corso ai ripari prevedendo modifiche sia al DPR 222 che al DM noto come “criteri e parametri”. Ieri è stata pubblicato in Gazzetta Ufficiale la nuova versione del regolamento relativo alla cosiddetta “abilitazione a sportello”. Il testo può essere letto a questo indirizzo.

Gli addetti ai lavori sanno bene che l’eccessiva rigidità e macchinosità delle procedure è stata la principale fonte di contenzioso. Ciò non ostante, il nuovo regolamento si spinge oltre il precedente nel prevedere che i cosiddetti indicatori possano costituire una soglia imprescindibile per il conseguimento dell’abilitazione:

Nell’ipotesi in cui il decreto di cui all’articolo 4, comma 1, preveda che il possesso di adeguati indicatori dell’attività’ scientifica dei candidati costituisca condizione necessaria per il conseguimento dell’abilitazione, la commissione può’ motivare il diniego di abilitazione limitatamente all’assenza di tale requisito (art. 8 c. 6).

Oggi il sito del MIUR riferisce della firma del Ministro al testo del nuovo “criteri e parametri”, che ora andrà al vaglio della Corte dei Conti. Stando al comunicato stampa sarà richiesto ai candidati il

raggiungimento obbligatorio di almeno due degli indicatori di impatto della produzione scientifica, dovrà essere dimostrato il possesso di almeno altri tre titoli, tra i quali: l’organizzazione o la partecipazione come relatore a convegni di carattere scientifico in Italia o all’estero, la responsabilità scientifica di progetti di ricerca nazionali e internazionali, incarichi di insegnamento o ricerca presso atenei o istituti di ricerca esteri, responsabilità di studio e ricerche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o private, il conseguimento di premi e riconoscimenti per l’attività scientifica, inclusa l’affiliazione ad accademie di riconosciuto prestigio nel settore, i risultati ottenuti nel trasferimento tecnologico in termini di partecipazione alla creazione di nuove imprese, sviluppo, impiego e commercializzazione di brevetti

Inoltre, per quanto riguarda i commissari si è proceduto a

un innalzamento dei parametri di selezione rispetto al passato

Sarà interessante vedere quali e quanti problemi – forieri di contenzioso – potranno derivare dai possibili errori nel calcolo degli indicatori.

Tutto ciò premesso, è interessante osservare che, stando al sito dell’ANVUR,

In attesa della pubblicazione del Decreto MIUR relativo alla prossima Abilitazione Scientifica Nazionale, che dovrebbe introdurre importanti novità in tema di classificazione delle riviste, si comunica che la procedura di revisione annuale per il riconoscimento delle riviste scientifiche e di classe A ai fini della Abilitazione Scientifica Nazionale, prevista inizialmente per il mese di Giugno 2016, è posticipata al prossimo autunno. In tale occasione, i direttori delle riviste potranno accedere all’indirizzo comunicato e compilare l’istanza di revisione, allegando i documenti richiesti utili ai fini della valutazione. La data di apertura di tale procedura e l’interfaccia web con la quale interagire saranno resi noti attraverso le news del sito dell’ANVUR.

Ora, non sfuggirà ai lettori che, salvo una inaspettata rinuncia ai ranking di riviste, senza liste di riviste in fascia A non è possibile:

1. valutare la severità dei valori soglia e, a maggior ragione, valutare i percentili (se i valori soglia, saranno comunque agganciati a nozioni statistiche).

2. far partire la selezione dei commissari.

Inoltre non va sottovalutato il fatto che dopo la pubblicazione delle liste di riviste potrebbero partire nuovi ricorsi al TAR Lazio (Roma) con possibili richieste di sospensiva, da parte di aspiranti commissari oltre che da parte dei direttori delle riviste eventualmente declassate.

In un quadro del genere, perdurerebbe il blocco del reclutamento universitario, rendendo necessario prorogare ulteriormente gli RTDb.

Le cattedre “Natta” arriveranno prima dell’ASN riformata? Sempre che tutto ciò non conduca all’ennesima riforma del reclutamento universitario.

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87 Commenti

  1. SCUSATE FACCIO COPIA/INCOLLA DELLA SEGUENTE PARTE
    “la responsabilità scientifica di progetti di ricerca nazionali e internazionali, incarichi di insegnamento o ricerca presso atenei o istituti di ricerca esteri, responsabilità di studio e ricerche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o private, il conseguimento di premi e riconoscimenti per l’attività scientifica, inclusa l’affiliazione ad accademie di riconosciuto prestigio nel settore”.

    QUESTE COSE FANNO PARTE DI UN CURRICULUM DI CHI E’ GIA’ ORDINARIO, OPPURE ASSOCIATO OPPURE STRUTTURATO.
    PUO’ avere tali titoli uno che è un RTD o un assegnista o un precario che CMQ E’ costretto a fare domanda perché altrimenti scade e non è più precario e non può stare più all’università e viene ESPULSO?

    • un RTD può avere questi titoli, in quanto può essere responsabile di progetto etc. etc. .
      Il problema riguarda gli assegnisti che sarebbero de facto impossibilitati ad abilitarsi e anche a concorrere per un RTDB. Mi sembra infatti poco realistico che si possa immaginare di iniziare un tipo B sapendo di dover effettuare una corsa contro il tempo (3 anni) per vincere un progetto europeo/PRIN o farsi assegnare un corso all’estero.
      A questo punto l’unica opzione rimane fare RTDA+B (in 6+2 anni c’è ovviamente molta più possibilità di riuscire a ottenere quei titoli), ma questo può cozzare con il limite dei 12 anni e in generale con la vita di chi ormai è assegnista da una vita (eccomi).

  2. @acicchel
    @TUTTI
    @IL MINISTRO GIANNINI

    speriamo che sarà come dice lei,
    ma non le pare assurdo che si stia alzando l’asticella per chi deve entrare e mai per chi è già dentro:
    come è possibile avere

    se uno è precario,
    1) e’ COSTRETTO a prendere l’abilitazione, altrimenti è fuori, non essendoci più il ric. a tempo indeterminato
    2) non può, NATURALMENTE, avere

    “responsabilità scientifica di progetti di ricerca nazionali e internazionali, incarichi di insegnamento o ricerca presso atenei o istituti di ricerca esteri, responsabilità di studio e ricerche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o private, il conseguimento di premi e riconoscimenti per l’attività scientifica, inclusa l’affiliazione ad accademie di riconosciuto prestigio nel settore”.

    NON LE PARE che dovrebbero esserci criteri DISTINTI per chi presenta la domanda:
    1) se sono precario, mi sono richiesti determinati requisiti
    2) Se sono a ric. temp. ind. mi sono richiesti ALTRI REQUISITI
    3)se sono associato mi sono richiesti ALTRI REQUISITI.

    NON LE/VI PARE più giusto e ragionevole AGIRE NEL SENSO DA ME INDICATO?

    • Certamente i requisiti devono essere opportunamente “modulati”, ma in funzione del ruolo al quale si aspira, non a quello che si ricopre.

    • Ma siamo sicuri che un assegnista non puo’ avere questi titoli? Dove sta scritto che un assegnista non puo’ avere “responsabilità scientifica di progetti di ricerca nazionali e internazionali”? i progetti europei decidono autonomamente i propri ruoli e li assegnano, indipendentemente dal contratto nell’istituzione. I premi ed i riconoscimenti non sono funzione del tipo di contratto, ma di quanto e come pubblichi.
      Insomma, se da assegnista certe cose non si fanno (perche’ non hai ruoi di responsabilita’ e/o perche’ non sei mai primo autore, ecc…), non significa che non si possono fare, e bisogna andare a lamentarsi con quelli che nel tuo dipartimento non te lo permettono. Ovviamente non ce l’ho con qualcuno in particolare, ma per difendere i nostri diritti si comincia dal posto dove uno lavora.

    • Dove sta scritto che un assegnista non puo’ avere “responsabilità scientifica di progetti di ricerca nazionali e internazionali”?

      Non sta scritto da nessuna parte. Pero’ su un campione di 37154 domande di abilitazione alla seconda fascia della precedente ASN, solo una (1)
      dichiarava la responsabilità scientifica di progetti di ricerca (tabella B.5 di https://arxiv.org/abs/1507.04720). Pur con tutti i
      caveat del caso (il campione preso in esame non era completo; possono esserci individui che pur vantando la responsabilità scientifica di progetti non hanno presentato domanda di abilitazione, ecc.) è ragionevole supporre che ben pochi aspiranti professori di seconda fascia possano vantare tale titolo.

    • credo che a parte casi particolari e molto difficili da ottenere(ERC grant,FIRB) non sia possibile per un non strutturato essere responsabile di unità in un PRIN o in un progetto europeo. Questo oltre ogni considerazione sulla consuetudine della cosa.

    • Ci sono anche le Marie Curie, che sono comunque progetti scientifici.

      Comunque e’ vero che la consuetudine e’ sicuramente quella, ma non e’ colpa del ministero se i gruppi di ricerca non delegano parte di responsabilita’ formale agli assegnisti, e non fanno RTD-A sui progetti Europei (adesso poi che gli assegnisti non sono rendicontabili ed i dipartimenti si inventano trucchi per farli rientrare). Poi se con “responsabilita’ scientifica” si intende solo essere PM/PI allora ci vogliono figure che alla presentazione del progetto diano garanzia per tutta la durata, e solo gente a tempo indeterminato le ha.

      Ma insomma, il mio invito per gli assegnisti, e’ di quello di far valere i vostr diritti, se siete coordinatori di WP, technical coordinators di progetti ecc.. non lo fate mascherati, rompete le scatole fino a quando in qualche documento ufficiale non ci viene scritto il vostro nome.

  3. è vero ed è tristissimo e lo dico da uno che è ‘dentro’ da un quarto di secolo ma che forse oggi non riuscirebbe nemmeno ad avere l’opportunità di partecipare a un concorso, perché più dei titoli scientifici veri (pubblicazioni di ricerca) e dalle qualità personali (accertabili in un concorso classico, con scritto e orale) oggi conta solo o quasi l’essere stato in un certo momento e non in un altro ‘qualche cosa’ di certificabile in un carrozzone ministeriale…

  4. Sì hai ragione: è la solita bizantina legislazione e normativa italiana che guarda di più agli alberi sfuggendogli totalmente la foresta: se fosse così anche per i problemi Nobel, quanti dovrebbero essere ritirati o non assegnati? Il caso che mi viene in mente d’impulso è il Nobel a Marconi che è stato chiamato anche da un Ministro per chiara fama ad ordinario (?) a Roma la Sapienza. Tra l’altro non so se avesse o non avesse un curriculum didattico per insegnamenti universitari. Lo stesso è accaduto per Majorana per liberare un posto al figlio di un altro ministro… Più si legifera più si incasina un qualsiasi problema: ma il punto di vista del burocrate è che tutto deve essere normato: quando tutto sarà normato c’è sempre la possibilità di chiamata per chiara fama o per esigenze particolari di alcuni Atenei (vedi Università per stranieri dove mi pare che ROARS cita che la Ministra ha dato i soldi per la chiamata di un PO…). Ma normare tutto è impossibile qualche aspetto rimane fuori come tu scrivi… Il buon senso langue e l’Università muore…
    Le cattedre fuori sacco a disposizione del Ministro di turno sono un aspetto paradossale ed interessante della normativa dei concorsi fin dai tempi più remoti: i figli degli uomini si devono arrabattare con neanche una normativa adeguata… in una giungla di norme che serve più per confondere che per chiarire.
    Il riferimento normativo non può che essere le tavole della legge: i X comandamenti, pochi, dettagliati e sintetici, anche se bisogna riconoscere che sono più inapplicati, che applicati.

  5. ed allora APPELLO al Ministro Giannini:

    DISTINGUETE le posizioni di partenza e i requisiti!!!

    1) se sono precario, mi si deve richiedere il GIUSTO, per diventare associato!
    2) se sono RU a tempo indeterminato mi si deve chiedere DI PIU’!!!!!
    3) se sono associato, mi si deve chiedere MOLTO DI PIU’ per diventare ordinario!!!!!

    APPELLO, TUTTI INSIEME, REDAZIONE ROARS COMPRESA!

  6. Scusate, ma mi viene un dubbio. Premesso che trovo ridicoli i criteri previsti per gli “altri titoli”, ma da una prima lettura veloce avevo interpretato nel senso che occorreva acquisire almeno 3 titoli, ciascuno in una delle diverse categorie poi elencate. In altre parole, avevo inteso che occorresse acquisire titoli in almeno tre delle categorie.
    Mi pare, invece, che per come è scritto il testo, il requisito sia soddisfatto, per esempio, con l’organizzazione di 3 convegni, o la partecipazione come relatore a 3 convegni.
    @anto: i requisiti devono essere determinati sulla base del ruolo in cui abilitare, non in ragione delle posizioni di partenza (insomma, è esogena la posizione, non l’impegno che serve per raggiungerla!). L’abilitazione non è mica uno strumento di welfare.

    • L’interpretazione da te suggerita risolverebbe molti problemi, ma dubito che prevarrà. Sempre sugli “altri” titoli vorrei osservare: 1) che la bozza del decreto criteri e parametri circolata qualche mese fa ne contemplava anche altri (c’era ad es – vado a memoria – la partecipazione a comitati editoriali di riviste scientifiche), sicché c’è da augurarsi che l’elenco risultante dal comunicato stampa sia meramente esemplificativo; 2) questi altri titoli continuano ad essere fortemente sbilanciati sulle materie scientifiche: questo vale senz’altro per i risultati ottenuti nel trasferimento tecnologico in termini di partecipazione alla creazione di nuove imprese, sviluppo, impiego e commercializzazione di brevetti, ma vale a mio avviso anche per gli incarichi di insegnamento presso università estere: ancora una volta non si tiene conto che esistono settori che per loro natura sono a basso tasso di internazionalizzazione (io sono uno studioso di diritto positivo italiano); 3) sempre sul criterio degli incarichi di insegnamento all’estero: trovo demenziale che una teaching visit di una settimana presso una oscura università rumena o polacca odi chissà dove possa risultare determinante ai fini del conseguimento dell’ASN: il provincialismo culturale che sta dietro previsioni del genere si commenta da solo; 4) ancora sull’insegnamento all’estero: il Consiglio di Stato, nel suo parere sulla bozza di decreto, aveva già segnalato l’irragionevolezza della previsione che nega rilevanza agli incarichi di insegnamento presso università italiane (si potrebbe anche sostenere che, trattandosi di un’abilitazione scientifica, l’attività didattica non deve rilevare affatto, ma se deve rilevare è irrazionale che rilevi solo quella svolta all’estero); il ministro, a quanto pare, ha tirato dritto; da avvocato ci vedo già un bel motivo di impugnazione (verosimilmente fondato, salvo che il CdS decida di smentire se stesso).

    • @dave La sibilla Cumana insegna… Speriamo che il passaggio citato non sia così vago anche nel decreto. Alcuni considererebbero tale speranza ingenua, poiché le norme DEVONO essere vaghe, altrimenti non si possono applicare per gli avversari nè interpretare per gli amici.

      @roger, quando dici “L’interpretazione da te suggerita risolverebbe molti problemi”. Sì, e inoltre eliminerebbe solo gli improduttivi, non quelli che vogliono solo ottenere una abilitazione scientifica, non anelare ad una cattedra Natta. Ma non si diceva che le ASN precedenti fossero state una patente per guidare una Ferrari, mentre la prossima sarebbe dovuta essere “solo” una patente? E’ vero che se tieni chiusa una ASN per 3 anni, ci si può aspettare una barriera all’entrata più “alta” per evitare la valanga (se valanga sarà), ma il passato sembra non aver insegnato ad ANVUR che così non si crea una procedura snella, sostenibile, veloce, annuale… giusta.

  7. Noto come nel decreto riguardo alle pubblicazioni ci diranno anche come “peseranno, fra l’altro, l’originalità, il rigore metodologico, il carattere innovativo, la qualità in rapporto al panorama nazionale e internazionale […]”. Ne glorieris, mirabilia opera Altissimi solius!!

  8. Però poi dobbiamo poter distinguere (magari anche con stipendi diversi) due categorie di Associati (ricalcando l’esempio di Anto):
    – Associati di tipo A (più scarsi) che provengono da quelli che prima erano “precari” e per cui si è richiesto il “giusto”.
    – Associati di tipo B (più bravi) che provengono dai RU-TI e per cui si è richiesto “di più”.

  9. @dave: è vero, ma per associato concorrono 2 categorie di persone:

    1) il RIC. A TEMPO IND. che ha un legittimo interesse e diritto a diventare associato, ma è già gode dello stipendio per tutta la vita e per lui pubblicare è anche un dovere, in quanto, appunto “ricercatore”. Spero che ottenga l’ASN, ma se ciò non avviene, può sempre mettere su famiglia, avere una vita, avere uno stipendio, accendere un mutuo in banca.
    2) IL RICERCATORE PRECARIO, che fra un anno o un mese lui sa che NON SARA’ PIU’ NESSUNO perché in scadenza. INCUBO, magari ha 100000000000 di pubblicazioni, ma se che non ha ottenuto nulla, vive in perenne ansia, NON PUO’ FARE PROGETTI di VITA.
    Egli e’ obbligato a ottenere L’ASN, altrimenti è un fallito.
    3) DIFFERENZA TRE LE 2 CATEGORIE:
    il ric. a tempo ind. ha a disposizione tantissimo tempo per un curriculum degno del PROF. ASSOCIATO,
    IL PRECARIO NON ha tempo per costruirsi un curriculum degno del prof. associato se l’asticella è sempre più alta.
    4)NON LA VEDE LEI QUESTA DIFFERENZA?

    • @Anto: tutta la simpatia e la solidarietà di questo mondo, ma scusa se mi permetto di farti osservare che il tuo discorso mi ricorda quello di uno che sostiene che per fare il pilota d’aereo, se sei già guidatore di tram, devi seguire un corso di preparazione con esami finali di pratica e teoria molto selettivi. Invece se sei un disoccupato potrai guidare l’aereo dopo aver conseguito la licenza elementare.

    • @anto, sono d’accordo sul fatto che l’esistenza di più categorie di ricercatori, una delle quali ormai inaccessibile (quella a tempo indeterminato) genera una distorsione. E sono più che consapevole delle difficoltà che la scelta di fare carriera accademica, oggi più che mai, mette davanti. Ma, ripeto, la logica nell’abilitazione alle varie fasce deve essere quella di assicurare che chiunque acceda abbia il livello qualitativo richiesto. Se esistono problemi a monte di accesso, vanno gestiti e risolti con strumenti e ai livelli opportuni.
      Nell’esempio calcistico che fa più in basso, il punto deve essere questo: il meccanismo deve fare in modo che un giovane Roberto Baggio possa fare un provino con una squadra di serie B e dimostrare di avere quelle qualità. E che chiunque abbia le qualità necessarie sia ammesso a giocare il serie B.

  10. 1. valutare la severità dei valori soglia e, a maggior ragione, valutare i percentili (se i valori soglia, saranno comunque agganciati a nozioni statistiche).
    ————————————-
    Come si possono agganciare a nozioni statistiche? La condizione di obbligatorietà del raggiungimento di due valori su tre impone che sia una condizione soddisfatta da tutti i componenti del ruolo di destinazione. Le mediane, per esempio, non sarebbero adatte a questo scopo (se gli indicatori sono scorrelati ovviamente).

    • Non è chiaro come saranno determinati i valori soglia. In linea di principio potrebbero anche essere proposti da Anvur in modo discrezionale. Con il risultato che alcuni SC potrebbero trovarsi attribuiti valori soglia superabili (e superati) facilmente dai candidati mentre altri SC potrebbero vedersi attribuiti valori proibitivi. L’effetto distorsivo sarebbe evidente. L’unico modo con cui il CUN (che dovrà formulare un parere) potrà valutare la “severità” dei valori soglia è sapere quale percentuale dei docenti in ruolo riesce a superarli. Dato che è ovviamente improponibile che queste percentuali siano molto diverse da un SC all’altro, è del tutto naturale (persino nel caso in cui nel DM “criteri e parametri” non si facesse cenno a mediane o percentili) che i valori soglia abbiano qualche aggancio (o controverifica) statistica. L’alternativa sarebbe procedere “al buio”, il che aggiungerebbe un altro capitolo al “libro nero” delle prodezze anvuriane.
      La scomparsa del termine “mediane” dall’ASN, potrebbe essere solo strumentale. Definire i valori soglia come mediane (o qualche altro percentile) apre la strada alla richiesta di accesso agli atti per verificare che i valori pubblicati siano proprio le mediane. Ci sono ragioni statistiche pressoché incontrovertibili per ritenere che nel 2012 per intere aree al posto delle mediane siano stati forniti numeri ricavati in altro modo: https://www.roars.it/online/mediane-anvur-le-dieci-domande-di-roars/
      Se nella nuova ASN si fa riferimento a non meglio precisati “valori soglia”, qualsiasi manipolazione è lecita, purché approvata dal ministro. Tuttavia, fissare i valori soglia nei settori “non bibliometrici” (un giorno l’inventore di questo neologismo dovrebbe essere chiamato a risponderne davanti a un tribunale internazionale) senza sapere quante e quali sono le riviste di fascia A, significa avere livelli di selettività differenziati e non verificabili.

  11. @Francesco1408:
    certamente, sarebbe come ricostituire la prima, la seconda e la terza fascia.
    Facendo un paragone con il mondo del calcio:
    ora o giochi in serie A e B (la serie degli strutturati)
    o non puoi giocare più.
    Se avesse funzionato così, non sarebbero arrivati a giocare in serie A campioni che hanno iniziato a giocare come PROFESSIONISTI dalla serie C come Roberto Baggio (Lanerossi Vicenza nel 1983) e Pippo Inzaghi (Leffe nel 1992).
    Non mi sembra difficile da capire,
    Sono veramente così stupido io da non rendermi conto delle cose?

    • @anto:
      comprendo il tuo pensiero. Soltanto che è insostenibile che si possa immaginare una categoria (PA) che abbia caratteristiche diverse a seconda del gruppo di appartenenza originario (precario o RU-TI).
      Il vero problema è la messa ad esaurimento dei RU-TI.
      Nessuno dovrebbe essere precario nel mondo accademico (anche in considerazione dei lunghi percorsi di carriera).
      Il ruolo iniziale (quello dei ricercatori) dovrebbe comunque essere stabile e con accesso ampio (senza particolari criteri di selezione, se non la generica propensione alla ricerca).
      Successivamente (e dando a tutti i ricercatori la possibilità di accedere alle modalità per fare ricerca) si potrebbero richiedere asticelle alte per accedere ai successivi ruoli.
      Ma attualmente tutto questo non è possibile ed i criteri per avere l’abilitazione devono poter essere uguali per tutti (anche se i candidati sono diseguali).

  12. @giuseppedenicolao. “La scomparsa del termine “mediane” dall’ASN, potrebbe essere solo strumentale. Definire i valori soglia come mediane (o qualche altro percentile) apre la strada alla richiesta di accesso agli atti per verificare che i valori pubblicati siano proprio le mediane.”
    Penso che sia esattamente così. Anche se in teoria il valore della mediana e quello della soglia è sostanzialmente lo stesso o identico. Nel primo caso è possibile una richiesta di acceso agli atti per rendere trasparenti il metodo e i valori di base utilizzati, nel secondo caso penso che sia necessario solo dimostrare la correttezza formale della scelta del valore soglia attraverso le consultazione del CUN e delle comunità scientifiche di riferimento.

    • Certamente la “mediana” di ciascun indicatore resterà il parametro di riferimento per definire la soglia. Tutti gli indicatori bibliometrici si sono impennati a partire dal 2013/2013. Soprattutto quelli dei P.A. Meno quelle dei P.O. E’ facile che ad oggi ci sia una “inversione” delle mediane tra P.A. e P.O. come già avvenuto in alcuni casi nelle precedenti ASN. Sarebbe utile avere le mediane disponibili da subito (ad esempio su base Scopus).
      Funzionano ancora quei software/applicazioni sviluppati da qualche volenteroso collega per il calcolo delle mediane? Certo prima bisogna vedere esattamente com’è fatto ognuno degli indicatori (2 o 3?), ancora pare nessuno lo sappia. (la dizione “almeno 2” farebbe presupporre siano 3).

    • Ho rispolverato alcuni dati che mi ero costruito un po’ di anni fa. Si tratta degli indicatori bibliometrici per i commissari e si riferiscono al mio SSD: articoli/10 anni, citazioni, H-index. Le mediane sono calcolate da me sui dati WOS (ovviamente non coincidono con quelle ANVUR….). Superano 2 mediane su 3 solo 47 dei 98 PO (meno del 50%!). Superano le mediane 1 e 2 32 dei 98, le mediane 1 e 3 30 dei 98 e, infine, le mediane 2 e 3 43 dei 98. Segno evidente che 2 dei 3 indicatori sono correlati (come sempre quelli citazionali). Di nuovo avremo due indicatori su tre citazionali e quindi saranno favoriti coloro che hanno le citazioni dalla loro parte. Aspetto sempre discutibile. Gli indicatori bibliometrici saranno articoli negli ultimi X anni (X diverso per PA e PO), e citazioni e H-index calcolati sugli ultimi Y anni (Y diverso per PA e PO). Non si può accettare comunque che si richieda il raggiungimento obbligatorio di condizioni soddisfatte dalla metà (o meno) dei componenti del ruolo di un dato SC. Mi aspetto che il CUN sia molto attento su questa cosa.

    • Si fanno già le statistiche negli SSD in modo che il CUN possa dare un parere. Si riconsiderano le mediane, cioè. Non si sa però quanto questi valori soglia si discosteranno dalle mediane.
      Ricordo ancora le parole di Fantoni sul fare attenzione nell’usare dei valori fissi, minimi. Invece usare dei valori mobili, come le mediane, ovviamente non avrebbe mai dato dei problemi. Per carità. A iniziare dal loro calcolo, dalla trasparenza e verificabilità di questo. Infatti non sono mai stati pubblicati i dati relativi. Per non parlare del fatto che valori mobili, usati nei sistemi qualità per migliorare i “prodotti”, quando applicati a sistemi umani generano dei mostri. Ossia trasmettono il messaggio che tu, che aspiri ad esempio al ruolo di PA, devi essere meglio di chi è già attualmente PA. Ma non di alcuni, bensì del 50%. Ossia trasmettono il messaggio che quello che è già PA ma sotto la mediana ti fa un bel marameo, perché lui ormai sta lì ma tu se sei come lui o solo un po’ meglio (“meglio” poi) no. Non solo. Le mediane si muovono in modo ormai del tutto artificiale. Numeri di articoli e citazioni sono stati dopati in modo a volte scandaloso. Si pubblica di tutto per aumentare il numero di articoli e autocitarsi. Ci sono casi in cui le autocitazioni sono molto più della metà delle citazioni. Cioè h-index costruiti su autocitazioni. O citazioni di colleghi dello stesso gruppo.
      Ossia le mediane sono pompate in modo artificiale, saranno molto più alte del 2012 e non saranno indice di qualità. Non solo, chi si è sottratto a questo gioco perverso o non ha avuto l’appoggio di cordate forti sarà penalizzato.
      Non so che valori soglia si sceglieranno, ma deriveranno da statistiche che soffrono di fenomeni di doping.
      Ora qualcuno dovrebbe spiegarmi dov’è la serietà di tutto questo processo.

    • Fatta la legge, trovato l’inganno… In Italia siamo maestri. Qualsiasi indicatore bibliometrico si presta ad essere “dopato”. Non credo ci sia soluzione. Forse cambiando continuamente gli indicatori, con ragionevolezza, si argina parzialmente il problema. Come si fa con le serrature per ridurre le possibilità di scasso. Mi pare il Miur si sia mosso in questo senso con ASN 2.0. Non voglio difendere la bibliometria, ma ricordo molto bene le lamentele sull’arbitrarietà delle commissioni quando c’erano commissari che affermavano “Io non apro neanche il pacco con titoli/pubblicazioni dei candidati per non farmi influenzare”. O ci siamo dimenticati?

    • “Io non apro neanche il pacco con titoli/pubblicazioni dei candidati per non farmi influenzare”.
      ___________________
      Io sono un fan delle storie alla “Mio cuggino” e non posso esimermi dal dire la mia. Se siamo alla ricerca della miglior leggenda accademica, io continuo a preferire “l’ordinario a fine carriera che non ha scritto un rigo in vita sua”, citato nello strepitoso intervento di Mauro Moretti nel secondo convegno Roars: https://www.roars.it/online/lordinario-a-fine-carriera-che-non-ha-mai-scritto-una-riga-in-vita-sua-lintervento-di-mauro-moretti-al-secondo-convegno-roars/

    • Mi ha detto mio cuggino
      che una volta si è schiantato con la moto,
      – miiiiiiii –
      mio cuggino mio cuggino.
      Mi ha detto mio cuggino
      che poi si è tolto il casco
      e si è aperta la testa,
      mio cuggino mio cuggino.
      Mio cuggino si è tolto il casco,
      mio cuggino si è aperta la testa.

      Mi ha detto mio cuggino
      che una volta ha trovato in spiaggia
      un cane e invece era un topo
      – non ci posso credere: pure a mio cuggino! –
      mio cuggino mio cuggino.
      Mi ha detto mio cuggino
      che una volta è stato co’ una
      che poi gli ha scritto sullo specchio
      benvenuto nell’aids
      – uguale uguale uguale uguale –
      poverino mio cuggino
      benvenuto nell’aids,
      mio cuggino topo cane,
      mio cuggino benvenuto nell’aids.

      […]

      Mi ha detto mio cuggino
      che una volta in discoteca
      ha conosciuto una tipa
      che però poi non si ricorda più niente
      e alla fine si è svegliato in un fosso
      tutto bagnato che gli mancava un rene,
      mio cuggino mio cuggino.

      Mi ha detto mio cuggino
      che sa un colpo segreto
      che se te lo dà dopo tre giorni muori,
      mio cuggino mio cuggino.
      Mi ha detto mio cuggino
      che da bambino una volta è morto.

      […]

      Non ci posso credere, uguale, uguale!
      Può essere che siamo parenti!
      Tu com’è che fai di cognome?
      Scusa, per vedere se è la stessa persona.
      Anche a tuo cugino quando ha avuto
      le emorroidi gli è partito il tappo
      e ha ferito l’infermiera?
      Quest’infermiera poi la conosco
      perché mi ha soccorso quando, da piccolo,
      una volta mi hanno sparato,
      e non sono morto!
      Però hanno colpito il ragno
      che usciva in quel momento preciso
      dal tronchetto della felicità.
      Allora che ho fatto?
      Col mio amico Coccodrillo Bianco
      delle fogne di New York
      siamo andati al Pronto Soccorso
      a trovare dei nostri amici
      che si facevano togliere delle cose tipo
      arance, bottiglie, maniglie, porte,
      cani, mondi, quando, a un certo punto,
      chi t’incontro?
      Non ci potevo credere!
      Il mio chirurgo plastico del pronto soccorso preferito!
      Che giornata! Che giornata!

  13. uhm… leggo e ammiro le vostre sottili disquisizioni, ma per un umanista mediane e percentili sono termini astrusi: inoltre ho come la sensazione che finché si gioca sul terreno dell’avversario e con le sue regole si perde sempre! forse bisognerebbe far saltare il banco… – nel merito, sarò nostalgico, ma tornare alla 382/80 con tre fasce a tempo indeterminato e regole d’accesso semplici sarebbe ancora la soluzione migliore; magari incrementando i controlli ex post sull’attività dei ricercatori e dei docenti e legare la progressione di carriera (interna alle fasce) a una soglia minima di produttività; ma nient’altro, per favore! non si può pretendere di regolamentare ogni aspetto e momento di quella che dovrebbe essere un’attività creativa, di libero esercizio della mente, da parte di soggetti a cui lo Stato ha riconosciuto che possono fra progredire il paese per queste loro capacità intellettuali; ma forse sono un utopista, un illuso, ormai la proliferazione del controllo sociale sugli individui passa anche per il cineca, l’anvur, il miur, il cun, la crui, e tutte le altre sigle che mascherano le azioni dei cani da guardia del regime… 🙁

  14. @dave

    Nell’esempio di Roberto Baggio la questione è molto semplice:

    Eliminando la terza fascia (ricercatore a tempo indeterminato nell’università e serie C nel calcio) si costringe Roberto Baggio 14 con tanto talento a dire o ti proponi in serie B a 14 anni o finisce qui.
    Ovviamente Roberto Baggio a 14 anni si sarebbe BRUCIATO per questione di immaturità e tempo
    Allo stesso modo SI BRUCIA un precario che non ha il tempo di avere un curriculum MEGAGALATTICO come richiesto dalle sempre più moderne ASN per diventare associato. Il PRECARIO HA POCHI ANNI PER RAGGIUNGERE L’ASN.
    Il ricercatore a tempo indeterminato ha TUTTO IL TEMPO CHE VUOLE PER CONSTRUIRSI IL CURRICULUM MEGAGALATTICO E SE NON LA OTTIENE CONITNUA A LAVORARE.
    Su questo dovemmo essere d’accordo, o sbaglio?

    • Anto, hai assolutamente ragione sulla questione dei ricercatori a tempo indeterminato. E sono d’accordo con te che costituiscono, sulla base dell’assetto che si delinea, una categoria che gode di vantaggi che i RTD non hanno minimamente. Ripeto, sono scettico sul rimedio che proponevi, poiché mi pare irrealizzabile, e sottolineavo (cosa che fa anche Francesco1408 in una sua risposta), che il problema sussiste nella messa ad esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato e nella confusione che la promiscuità nei ruoli di ricercatore genera inevitabilmente.

  15. … nessuno fa autocritica sul perché nonostante abbia fatto degli scempi la Gelmini sia riuscita a farsi votare da migliaia e migliaia di milanesi?
    @Anto
    Si gioca in seria A (PO) e in serie B (PA) e c’è serie C ad esaurimento (RU), ma ci sono anche i dilettanti (RTD, Asegnisti, etc). A parte il fatto che in serie B giocano giocatori che surclassano alcuni di quelli che giocano in B … ma questo è un altro discorso.
    Per farti capire se si stabilisce che per giocare in serie B bisogna aver pubblicato due libri con editori seri(!), anche chi gioca fra i dilettanti, se ha pubblicato due libri, potrà giocare in serie B (leggi avrà l’abilitazione). Quindi il problema non sono i parametri (almeno teoricamente e da questo punto di vista) . Il problema è che le società non hanno i soldi per comprare un dilettante e farlo diventare professionista (costa troppo … in punti organico etc), ma possono avere i soldi per far passare uno dalla serie C alla B se ha l’abilitazione (costa poco … in punti organico). Quindi il problema sono i soldi e i punti organico, non l’abilitazione. L’abilitazione la dovrebbero prendere quelli bravi, siano essi dilettanti, giocatori di serie C o giocatori delle serie minori.
    Chiaro?

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