Le abilitazioni camminano sul filo: una sintesi dei problemi regolamentari, bibliometrici e aritmetici, senza scordare le liste opache e quelle pazze, i settori discriminati e i conflitti di interesse. Ce la farà il colosso dai piedi d’argilla? Con quali conseguenze?

La legge 240/2010 ha rivoluzionato il reclutamento accademico prevedendo la messa a esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato e l’introduzione dell’Abilitazione scientifica nazionale (art. 16). La riforma prevedeva che l’abilitazione servisse ad accertare il possesso da parte dei candidati dei requisiti di qualificazione scientifica necessari rispettivamente per la prima e la seconda fascia docente. Il provvedimento attuativo noto come “decreto criteri e parametri” (D.M. 76/2012), a quanto consta redatto con la collaborazione di componenti il direttivo di ANVUR, ma di cui nessuno pare oggi volersi assumere la paternità, ha tradotto tali requisiti nel cosiddetto criterio della mediana: con il risultato di adottare un criterio quantitativo di natura statistica, mai sperimentato prima nel reclutamento accademico e del tutto assente nella letteratura in materia.

1. Le mediane: una (troppo) libera interpretazione della L. 240/2012

Un’assenza che non stupisce: il criterio della mediana produce infatti conseguenze paradossali di tale gravità da invalidare l’intero sistema. Infatti, cos’ha a che vedere la mediana, che – detto rozzamente – bipartisce una popolazione ordinata in due parti di uguale numerosità, con i  “requisiti di qualificazione scientifica” cui fa riferimento la l.240/2012? Nulla. Infatti se la popolazione fosse tutta costituita da ricercatori di ottimo livello, una metà sarebbe irragionevolmente esclusa, mentre al contrario se la popolazione fosse costituita da pessimi ricercatori, una metà o sua parte sarebbe irragionevolmente inclusa, a prescindere dall’effettiva qualificazione scientifica; un requisito, va detto, che appare molto difficile da apprezzare per via meramente quantitativa.

Le mediane pubblicate dall’ANVUR soffrono di problemi di natura regolamentare, bibliometrica e, infine, anche aritmetica.

2. Problemi regolamentari

Prima di tutto, esse appaiono in contraddizione con lo stesso D.M. 76/2012 che fa riferimento alla “mediana della distribuzione distintamente per i professori di prima e di seconda fascia”. L’ANVUR non ha rispettato questa definizione, ma, in aperta violazione del decreto, ha calcolato la mediana della distribuzione degli indicatori desumibili dal sito docente dei professori di prima e seconda fascia disponibili alla data dell’8 luglio 2012 alle ore 17.00 (Delibera ANVUR n. 50/2012). Da notare che non esiste alcuna garanzia che a tale data il sito docente contenesse informazioni affidabili e complete, al punto che, successivamente, la stessa ANVUR ha cercato di giustificare i problemi incontrati nel calcolo delle mediane con l’inaffidabilità del sito docente, riconoscendo che esso non può svolgere le funzioni di un’anagrafe nazionale della ricerca, che, sempre per ammissione dell’ANVUR, sarebbe necessaria per un calcolo adeguato dei parametri bibliometrici:

Tale compito sarebbe stato relativamente agevole se l’ANVUR avesse potuto disporre dell’ANPRePS (Anagrafe nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori delle pubblicazioni scientifiche prodotte) […]. Purtroppo, l’ANPRePS è tuttora inesistente […]. Di necessità, il sito docente CINECA ha suffragato [sic!] la mancanza dell’ANPRePS, e l’ANVUR non potuto far altro che utilizzare le informazioni ivi volontariamente inserite dai docenti.

L’osservazione che l’aver limitato il calcolo ad un sottoinsieme delle pubblicazioni si risolve in mediane più basse e quindi più favorevoli agli aspiranti commissari e ai candidati non vale a ridurre la portata della violazione regolamentare. Infatti, se la violazione comportasse un abbassamento delle mediane per la selezione dei commissari, potrebbero essere ammessi al sorteggio commissari che non ne avevano diritto in modo tale da rendere la commissione illegittimamente costituita ed esposta ai ricorsi dei commissari non sorteggiati come pure dei candidati non abilitati alla fine della procedura. Può persino darsi il caso estremo di gruppi di professori di prima fascia che, non avendo caricato i loro dati sul sito docente entro l’8 luglio, hanno indotto l’ANVUR a calcolare mediane talmente basse da poterle poi superare agevolmente grazie all’inserimento dei propri dati bibliometrici entro la successiva scadenza del 28 agosto. Infatti, i commissari sono stati selezionati confrontando i loro indicatori rilevati alla data del 28 agosto contro delle mediane valutate sulla distribuzione degli stessi indicatori ma desunti dai dati disponibili alla data dell’8 luglio 2012.

Aver calcolato delle mediane diverse da quelle definite dal D.M. 76/2012 ha ripercussioni anche sulla cosidetta “multimodalità”, ovvero il riconoscimento dell’eterogeneità delle consuetudini bibliometriche all’interno di uno stesso settore concorsuale. Quando un settore concorsuale include settori scientifico-disciplinari con intensità citazionale e/o di pubblicazione sufficientemente diverse tra di loro, la Delibera ANVUR n. 50/2012 prevede regole per procedere alla definizione di mediane differenziate, in modo da evitare l’estinzione di un settore scientifico solo perché aggregato con altri settori strutturalmente più prolifici dal punto di vista bibliometrico. L’arbitrarietà della base dati arrestata all’8 luglio rende anche arbitrari gli esiti dei criteri di multimodalità usati per valutare quali settori scientifico-disciplinari abbiano diritto ad  avvalersi di mediane specifiche che ne tutelino la sopravvivenza.

Infine, il D.M. 76 viene violato anche riguardo alla trasparenza dei calcoli. In fatti, secondo il comma 4 dell’Appendice A:

Il calcolo delle distribuzioni degli indicatori e delle relative mediane è effettuato dall’ANVUR e pubblicato sul proprio sito web e su quello del Ministero.

In violazione di questo comma, l’ANVUR non ha mai reso pubbliche le distribuzioni degli indicatori in base alle quali ha calcolato le mediane, rendendo in tal modo impossibile ogni forma di verifica indipendente.

3. Problemi bibliometrici

Abbiamo già esposto le conseguenze dell’incompletezza quantitativa della base dati usata per il calcolo delle mediane. Il secondo punto riguarda le carenze qualitative. Infatti, anche la scarsa qualità delle basi dati utilizzate per calcolare le mediane, specie per le aree non bibliometriche (parte di area 8 e aree 10-14) nonché la mobilità e aleatorietà dei dati delle stesse basi dati bibliometriche (ISI/Scopus) hanno messo in questione l’attendibilità delle soglie. È ben noto che i database commerciali non solo vengono aggiornati continuamente, ma anche che contengono diversi errori a causa dei quali citazioni e persino pubblicazioni non sono riportate correttamente. La stessa ANVUR ha riconosciuto di non esser stata in grado di “agganciare” un certo numero di articoli scientifici presenti nel sito docente con le banche dati ISI/Scopus e ha previsto una procedura con cui i commissari esclusi dalle commissioni possono aiutare ANVUR a rimediare al “mancato aggancio”. In queste condizioni, le mediane calcolate sono a mala pena considerabili come “indicative”.

4. Problemi aritmetici

Infine, un terzo e non meno grave aspetto riguarda gli stessi calcoli aritmetici delle mediane, che sono risultati essere errati: infatti ANVUR ha pubblicato una prima serie di tabelle per poi rimangiarsele e pubblicarne di nuove, ammettendo contestualmente di aver commesso errori e, cosa ancor più importante, ammettendo che anche le tabelle definitive non sono corrette. ANVUR ha ammesso che le prime tabelle per calcolare le mediane usavano un’approssimazione non conforme al D.M. 76/2012 per i settori bibliometrici ed una formula errata per quelli non bibliometrici (senza fornire alcuna giustificazione per l’errore materiale). Le tabelle definitive avrebbero dovuto sanare questi errori, ma, sempre per ammissione di ANVUR, anch’esse si fondano su di  una formula errata, a causa dell’

eliminazione dal calcolo della mediana di quei docenti che non hanno inserito alcuna informazione sul sito docente.

Tale arbitraria eliminazione ha l’effetto di alzare le mediane legittimando i ricorsi dei commissari esclusi ed anche dei candidati che si troverebbero a confrontarsi con parametri ingiustamente più alti del dovuto.

5. Liste pazze – liste opache

Inoltre, alcune mediane sono state calcolate su elenchi di riviste del tutto inaffidabili, tanto da apparire redatti in modo casuale e senza alcun carattere di scientificità. La cosiddetta terza mediana, ossia la mediana calcolata per le pubblicazioni di alta qualità, collocate su riviste di eccellenza, è anch’essa stata oggetto di vivaci polemiche e in molte occasioni ha trovato pessima accoglienza presso le comunità accademiche di riferimento, poiché le liste utilizzate per il calcolo sono parse incomplete o perché alcune scelte sono parse ingiustificate, quando non del tutto arbitrarie: un problema reso ancora più grave dal fatto che in molti settori il valore di tale mediana è bassissimo, tanto da consegnare agli editors di talune riviste un potere rilevante sui destini degli abilitandi, stanti i tempi estremamente lunghi per la scadenza del bando. L’attribuzione della qualifica di scientificità alle sedi editoriali non è solo avvenuta in modo opaco, spesso affidata a contatti di singoli con singoli,  e con risultati sconcertanti, ma non ha usufruito neppure del riconoscimento di reciprocità fra le aree disciplinari, con la conseguenza che, ad esempio, agli effetti delle abilitazioni, il diritto, l’economia, le scienze politologiche e dell’amministrazione,  le discipline storiche non possono più dialogare fra loro e quando ciò dovesse avvenire sarebbe privo del valore della scientificità.  Una scelta priva di buone ragioni e anzi in contrasto con quanto compiuto in analoghi esercizi svolti all’estero, con il risultato di penalizzare immeritatamente gli studiosi di materie interdisciplinari. Peggio ancora, fra i valutatori delle riviste (GEV e Gruppi di lavoro) si trovano numerosi aspiranti commissari per le abilitazioni, per i quali si è oggettivamente creata una situazione di conflitto di interessi che potrebbe incidere sulla legittimità delle procedure di selezione dei commissari: conflitto che non è stato sanato con la previsione dell’incompatibilità di tali soggetti e che – ed è questa la cosa più grave – ha danneggiato gravemente la credibilità dell’intera procedura.

 

6. La scienza discriminata

Ma non è finita qui: con una operazione del tutto discutibile sotto il profilo scientifico si è provveduto a dividere le discipline fra “bibliometriche” e “non bibliometriche”, con gli appartenenti alle prime destinati a essere valutati con mediane fondate su indici citazionali. Il risultato è stato quello di porre ancora una volta a mal partito gli studiosi di materie interdisciplinari o di confine, come dimostra il caso di storia delle matematiche: trovandosi in un settore bibliometrico, gli studiosi di questo campo, anche assai visibili internazionalmente, ma in sedi diverse dai database commerciali adottati da ANVUR, si vedono esclusi dalle commissioni e collocati sotto le mediane poste come criterio per le abilitazioni.

Il sistema, strutturalmente mal congegnato, ha dato luogo a casi eclatanti di disparità di trattamento: le liste di riviste utilizzate per le aree non bibliometriche, fondate sul database CINECA sono state costruite sulla base delle pubblicazioni dei docenti italiani strutturati, con il rischio concreto che siano rimaste escluse sedi sulle quali hanno pubblicato non strutturati, precari, espatriati. Per quanto ANVUR abbia promesso un aggiornamento, non è possibile escludere il verificarsi di paradossi nella selezione dei commissari stranieri con studiosi internazionalmente riconosciuti che potrebbero risultare esclusi poiché, pur pubblicando  nelle migliori sedi internazionali, essi non cumulano una produzione sufficiente a superare le mediane nelle sedi in cui pubblicano i docenti italiani.

Le regole per la normalizzazione dell’età accademica sono state costruite in modo non conforme a quanto previsto dal D.M. 76 e in ogni caso il calcolo dei periodi di congedo ai fini dell’età accademica dei ricercatori è rimasto appannaggio dei docenti strutturati, che di tali periodi hanno potuto usufruire, escludendo tutti i soggetti non strutturati che si trovano in tal modo ad essere oggettivamente svantaggiati.

Un’ulteriore disparità di trattamento, questa volta fra aree disciplinari, si è determinata con la mancata pubblicazione della terza mediana per area 12: essa non è stata resa nota, probabilmente per sterilizzare il ricorso presentato dall’A.I.C. contro l’allegato B al D.M. 76; cosa che se da un lato ha avuto l’effetto positivo di prevenire i conflitti e le fratture che hanno lacerato altre aree disciplinari, ha comunque determinato minori chances di superare le mediane per gli studiosi delle scienze giuridiche rispetto agli appartenenti alle altre aree. A questo proposito, sarebbe davvero paradossale se qualche ricorso dovesse spingere l’ANVUR a reintrodurre la terza mediana di area 12.

7. Il colosso dai piedi d’argilla: quale destino?

In ogni caso, il quadro qui esposto, per quanto cursorio e non completo, mostra che il sistema delle abilitazioni nazionali è stato realizzato in modo non sufficientemente ponderato: si ha l’impressione di un gigantesco macchinario edificato su piedi d’argilla, pronto a entrare in crisi per effetto del contenzioso che – a termine per la presentazione delle domande non scaduto e commissioni non ancora formate – sta già producendosi in abbondanza e che certo non merita di essere liquidato o peggio degradato a manifestazione di irresponsabilità da parte di chi sta, in quel modo,  cercando solo di tutelare i propri diritti a usufruire di un “giusto procedimento”, esigenza di cui nessuno sembra preoccuparsi presso le sedi ministeriali prima ancora che presso ANVUR.

Chi scrive è convinto che la procedura si sarebbe dovuta fermare per tempo per apportare i necessari correttivi. Il Ministro, al quale va pur dato atto di aver cercato di intervenire a suo tempo, dopo essere stato bloccato dalle reazioni della stessa maggioranza che ora esprime pesanti dubbi sulle abilitazioni e sull’operato dell’Agenzia, sembra aver rinunziato a ogni iniziativa e in ogni caso non pare oggi politicamente percorribile la via di un blocco e ridefinizione delle procedure. Il che non è bene. Quali sono, infatti, gli scenari possibili?

1. La procedura si blocca per effetto del contenzioso. Vi è da augurarsi che, se tale dovesse essere l’esito, esso si realizzi al più presto minimizzando i danni e consentendo in tempi non troppo lunghi di costruire nuove e più solide procedure.

2. La procedura si blocca per effetto del contenzioso ma a macchia di leopardo, solo per alcune aree o settori. In tal caso vi sarebbe il rischio che le pur poche risorse a disposizione per il reclutamento vengano in larga parte o totalmente cannibalizzate dai settori e dalle aree che riescono ad arrivare al termine delle procedure, creando un danno rilevante per le discipline rimaste impigliate nelle maglie del contenzioso. Un evento del genere altererebbe in modo drammatico il panorama del sistema italiano dell’università e della ricerca e potrebbe essere prevenuto solo da un intervento governativo che estenda il blocco a tutte le aree.

 

3. Il contenzioso già in atto non produce esiti e le abilitazioni proseguono sotto la costante minaccia di possibili ricorsi da parte dei candidati. A questo proposito, come già ricordato in passato, vi sono buoni motivi per cui le commissioni per le abilitazioni non potranno essere troppo selettive. Infatti, da un canto esse sono parzialmente deresponsabilizzate per il fatto che il reclutamento vero e proprio avrà luogo successivamente tramite concorsi locali. D’altra parte neppure conviene a un settore disciplinare disporre di troppo pochi abilitati rispetto agli altri nel quadro della competizione per l’accaparramento delle scarsissime risorse disponibili, pena l’alterazione degli equilibri nei dipartimenti e negli atenei a favore di settori che possono disporre di un maggior numero di abilitati. E’ quindi ragionevole supporre che quasi tutti, se non tutti i candidati che superano il requisito della mediana saranno abilitati.  Ed è ragionevole prevedere che chi non supera la mediana possa comunque essere incluso, specie quando la mediana dovesse rivelarsi, come appare per molte discipline, inapplicabile perché costruita su dati erronei e dunque irragionevole, tanto da far immaginare altri ricorsi nel caso in cui la si dovesse applicare. Pochi, se non pochissimi, sarebbero perciò i “non selezionati”.

8.  Una valanga di abilitati?

Ma c’è un altro aspetto: i tempi di lavoro delle commissioni, a causa dei tempi lunghissimi assegnati al bando, sono estremamente ristretti, poiché i lavori dovranno essere conclusi alla fine di febbraio e le commissioni non potranno insediarsi prima della fine di novembre. Circa tre mesi per valutare una massa enorme di titoli. Immaginiamo un settore che preveda un massimo di 12 pubblicazioni presentate per la seconda fascia e di 18 per la prima, con 100 aspiranti associati e 30 aspiranti ordinari. Si tratterebbe di più di 1700 pubblicazioni da valutare, comprendenti nelle aree non bibliometriche, svariate centinaia di monografie. Circa 560 pubblicazioni al mese, poco meno di venti al giorno, festività incluse. Per non parlare dei curricula e degli altri titoli presentati dai candidati. In questo quadro qualsiasi candidato respinto potrebbe ricorrere sollevando il difetto di istruttoria.

Motivo in più per ipotizzare un numero enorme di abilitati, del tutto non assorbibile dal sistema, di cui solo una parte sarà reclutata in sede locale sulla base di regolamenti prodotti da ogni singolo ateneo: una preoccupazione che la CRUI ha del resto più volte espresso.

Di certo quasi nessun abilitato alla prima fascia sarà reclutato, poiché l’obbligo di bandire un posto RTD di tipo b (i cosiddetti ricercatori a tempo determinato con “tenure”) per ogni nuova posizione da PO, ne rende il costo insostenibile anche per ipotetici scorrimenti di carriera interni. D’altra parte, a causa delle riserve previste dalla l.240/2010, che privilegiano lo scorrimento interno dei ricercatori a tempo determinato a professori associati, resteranno quasi del tutto esclusi dal reclutamento i precari e gli attuali assegnisti o RTD di tipo a.

Ci si troverà insomma, con il reclutamento sostanzialmente bloccato in ingresso e nelle posizioni apicali, mentre un certo numero, ma di certo non tutti, dei ricercatori a tempo indeterminato riuscirà a ottenere il passaggio a PA. Sempre che continui a essere rifinanziato il cosiddetto piano straordinario associati.

In ogni caso, è lecito supporre e doveroso sperare che queste saranno le prime e anche le ultime abilitazioni nazionali svolte in questa forma e con queste regole. Che  chi ha o avrà la responsabilità del governo del sistema si faccia finalmente promotore  di un sistema di selezione e di reclutamento che davvero garantisca quel “merito” che tanto si insegue a parole, ma che i fatti di oggi  negano come possibile  criterio ed esito delle scelte compiute e che si stanno continuando a compiere o, forse sarebbe meglio dire, che non si ha il coraggio né la forza politica di “non compiere”.

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108 Commenti

  1. Scusate se sono forse fuori tema, ma nel decreto di nomina delle commissioni, ci sono 30 giorni per ricusare i commissari (20 novembre-20 dicembre) ed avevo una domanda @IUS:
    – quali possono essere le ragioni giuridicamente ineccepibili per la ricusazione di un commissario?

    • Io ho una domanda “legale” collegata. A me sembrava che uno dei principi sacrosanti dei concorsi era che la commissione non potesse essere nominata prima della scadenza. Ricordo consigli di dipartimento e facoltà “di emergenza” per commissioni che dovevano essere nominate prima della fine dell’anno, ma dopo la scadenza dei termini.
      Credo che il motivo della regola fosse duplice, da una parte impedire domande di chi, sapendo che in commissione c’è un amico, opportunisticamente si precipita a fare domanda. Ma anche la possibilità di stimolare una domanda che potrebbe portare a una ricusazione. Per esempio (ma è una ipotesi) se un buon motivo fosse avere un contenzioso legale con un commissario, allora potrei stimolare qualcuno a fare domanda per poi ricusare il commissario.

    • @klimt
      Sintetizzo il principio elaborato dalla giurisprudenza: ai concorsi pubblici, compresi quelli universitari, si applica per analogia l’art. 51 del Codice di Procedura Civile (c.p.c.).
      Le cause di astensione obbligatoria di cui all’art. 51, comma 1, c.p.c. sono anche cause di ricusazione.
      Valgono per il giudice (nei processi); valgono (per analogia) anche per i commissari di concorso (nei procedimenti amministrativi).
      In questo senso (tra le sentenze recenti): Cons. Stato, Sez. VI, 17 marzo 2010, n. 1567; Cons. Stato, Sez. VI, 7 maggio 2010, n. 2674; Cons. Stato, Sez. VI, 9 agosto 2011, n. 4745.
      Riporto di seguito il testo dell’art. 51 c.p.c. (in maiuscolo alcune tra le cause di astensione/ricusazione forse più attinenti ai concorsi pubblici):
      «Il giudice ha l’obbligo di astenersi:
      1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto;
      2) SE EGLI STESSO O LA MOGLIE È PARENTE FINO AL QUARTO GRADO O LEGATO DA VINCOLI DI AFFILIAZIONE, O È CONVIVENTE O COMMENSALE ABITUALE DI UNA DELLE PARTI o di alcuno dei difensori;
      3) SE EGLI STESSO O LA MOGLIE HA CAUSA PENDENTE O GRAVE INIMICIZIA O RAPPORTI DI CREDITO O DEBITO CON UNA DELLE PARTI o alcuno dei suoi difensori;
      4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico;
      5) se è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o DATORE DI LAVORO DI UNA DELLE PARTI; se, inoltre, è AMMINISTRATORE O GERENTE DI UN ENTE, DI UN’ASSOCIAZIONE ANCHE NON RICONOSCIUTA, DI UN COMITATO, DI UNA SOCIETÀ O STABILIMENTO CHE HA INTERESSE nella causa.
      In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di convenienza, il giudice può richiedere al capo dell’ufficio l’autorizzazione ad astenersi; quando l’astensione riguarda il capo dell’ufficio l’autorizzazione è chiesta al capo dell’ufficio superiore».
      **********
      @Fedele Lizzi
      La DISCIPLINA LEGISLATIVA STATALE SUI CONCORSI PUBBLICI, almeno per quanto ricordo, NON stabilisce ESPRESSAMENTE l’obbligo dell’anteriorità del termine di scadenza per le domande dei candidati rispetto al momento della nomina delle commissioni.
      Può darsi, però, che qualche disposizione in tal senso esista e ora mi sfugga.
      In genere, sono i regolamenti sui concorsi adottati dai singoli enti pubblici, volta per volta, a stabilire quest’obbligo.
      Tuttavia, pur nel silenzio della legge statale, si potrebbe sostenere che sussista un PRINCIPIO GENERALE, corollario di quelli di imparzialità e di trasparenza, in base al quale nei concorsi pubblici la commissione di esame debba essere nominata DOPO, non prima, la scadenza dei termini per la presentazione delle domande da parte dei candidati.
      In questo senso si è espresso, di recente, TAR Calabria – Reggio Calabria, Sez. I, 20 dicembre 2011, n. 935: «La nomina della commissione di concorso DEVE avvenire DOPO la scadenza dei termini per la presentazione delle domande di partecipazione, e dunque in un momento in cui sono noti i partecipanti, allo scopo di poter verificare l’inesistenza di cause di incompatibilità o la necessità di astensione da parte dei componenti della Commissione prima di dare inizio ai lavori di scrutinio e non durante il loro svolgimento, proprio al fine di non pregiudicarne la regolarità e la trasparenza».
      Si noti che questa regola, invece, è stabilita espressamente dalla disciplina legislativa statale sugli APPALTI PUBLICI (materia vicina, ma non identica, a quella dei concorsi pubblici).
      Più precisamente, l’art. 84 del D.Lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici), intitolato “Commissione giudicatrice nel caso di aggiudicazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa”, al comma 10, dispone: «La nomina dei commissari e la costituzione della commissione devono avvenire DOPO la scadenza del termine fissato per la presentazione delle offerte».
      Ciò rafforza l’ipotesi che possa trattarsi di un principio generale, a presidio dell’imparzialità e della trasparenza amministrativa.
      La questione resta, però, aperta.

    • Considera che non si tratta di una commissione ad hoc per una singola procedura, ma di una commissione in carica per 2 anni, quindi in teoria per due sessioni successiva. E’ inevitabile quindi che i candidati della sessione del prossimo anno ( sempre che…) sappiano con mesi di anticipo la commissione.. quindi. Mi sembrerebbe però guisto sorteggiare nella stessa giornata o in brevissimo tempo e non a singhiozzo le commissioni

    • @murrina.
      Ottima osservazione. La durata biennale di questa commissione, in effetti, rende inevitabile la conoscenza anticipata dei nominativi dei commissari da parte degli aspiranti candidati per la (eventuale) tornata 2013.

  2. Vorrei chiedere qualche chiarimento su una questione che mi riguarda personalmente. Forse non ho capito bene, ma il sistema permette di fare domanda sia per la prima fascia che per la seconda. Io, che sono ricercatore, supero entrambe le mediane. Inoltre – poiché la mia carriera è stata più accidentata di altre – mi ritrovo con un’età anagrafica ragguardevole (56 anni) e un’anzianità minuscola (7 anni), pur avendo un’età accademica quasi veneranda (25 anni: il primo libro caricato in U-GOV è del 1987). Avrei, quindi, deciso di partecipare per tutte e due le fasce. Tanto più che, come si dice nell’articolo, uno degli esiti probabili di questa vicenda tragicomica sarà: todos caballeros…Ma… è possibile risultare abilitati sia in prima che in seconda? E, inoltre, come funzionerebbe una ipotetica entrata in servizio? A quel che ho capito, di assorbire nuovi ordinari non se ne parla neppure. Potrei diventare associato essendo abilitata anche come ordinario? Oppure devo rinunciare a concorrere alla prima fascia, prendendo realisticamente atto che (forse) gli unici “scorrimenti” saranno da ricercatore ad associato? In questo ultimo caso, posso realisticamente aspettarmi che nei circa dieci anni di servizio che ho ancora di fronte avrò un’altra occasione per diventare ordinario? O, come da più parti si dice, questa abilitazione nazionale rischia di essere la prima e l’ultima ?

    • A rigor di logica, l’abilitazione per la prima fascia dovrebbe essere un requisito sufficiente per essere chiamati nella seconda; però non trovo, nella normativa, un chiarimento definitivo in materia.

    • Rigor di logica? Ne vedo poca. Per esempio, hanno fiducia che ciò che ho messo sul sito loginmiur sia corretto, al punto da usare questi dati per calcolare mediane. Ma quando devo fare la domanda, dopo aver chuiso devo stampare, firmare, scansionare, e fare l’upload. Nel caso che la domanda non sia autentica!
      A parte l’ANVUR e il MIUR comunque l’Italia è il paese dove puoi autocertificare la tua esistenza in vita, ma devi aggiungere la postilla che sei “consapevole che in caso di dichiarazione mendace sarà punito…”.

  3. Nei commenti vengono avanzate proposte anche corrette per il reclutamento e l’avanzamento di carriera. Ma va fermata l’ASN e ANVUR. Con proteste, ricorsi, interrogazioni parlamentari. Il punto centrale è l’INUTILITA’ dell’Abilitazione, anche soltanto per l’impossibilità da parte delle Università di assorbire gli abilitati.

  4. Per maria luisa. Tento di dare un aiuto.
    La norma (ed il sistema) sicuramente permette di fare domanda sia per la prima fascia che per la seconda per n settori concorsuali. Per tali motivi è possibile risultare abilitati sia in prima che in seconda fascia e per più settori concorsuali. L’entrata in servizio dipende dal concorso locale (prima o seconda fascia) a cui si partecipa e che si supera. Naturalmente si entra in servizio per la fascia del concorso che si supera. Sicuramente si può diventare associato essendo abilitato anche come ordinario o viceversa. Non è razionale rinunciare a concorrere alla prima fascia, tenendo conto che nel concorso locale per seconda fascia aver superato anche l’abilitazione di prima non può non essere tenuto in considerazione.
    Alla domanda se nei circa dieci prossimi anni avrà un’altra occasione per diventare ordinario può rispondere solo il buon Dio in considerazione che non siamo sicuri che nei prossimi anni esista ancora una università pubblica come la abbiamo conosciuta.
    Nessuno, a mio parere, sa se questa abilitazione nazionale rischia di essere la prima e l’ultima. Altre voce parlano di una nuova tornata ad Aprile/Giugno 2013. Autorevoli docenti (o tromboni?) avevano giurato che le abilitazioni non sarebbero partite, oggi siamo ai sorteggi ed ai decreti di nomina delle commissioni. Ultimo consiglio: non ascoltare le voci che si susseguono, ma rimanere fermi sui fatti.

    • Grazie…anche rimanere fermi sui fatti comporta una notevole abilità nel surfing, quindi – come consigli – farò così.

  5. La questione dello ‘scalino’ tra mediane degli associati e mediane degli ordinari, implicitamente posto da @marialuisa, meriterebbe, secondo me, qualche ulteriore riflessione.
    Non so quanto il fenomeno sia diffuso (gli efficientissimi analisti di roars potrebbero saperlo), ma sicuramente nei settori delle scienze economiche le mediane per associati sono tendenzialmente più elevate di quelle per ordinari. Ne riporto per comodità i valori.

    associati ordinari
    1° 2° 3° 1° 2° 3°
    13/A1 0 11 2 0 12,11 1,5
    13/A2 0 13,16 1 1 13 0,5
    13/A3 0 14,5 1 0 13 0

    In tutti e tre i settori se superi la terza mediana per associato, superi anche quella da ordinario. In due settori su tre, se superi la seconda mediana per associato, superi anche quella da ordinario. In due settori su tre la prima mediana è identica (0!!).

    Non stupisce il fatto in sé: le mediane degli associati sono (mediamente) più alte di quelle per ordinari perché gli attuali associati sono (mediamente) più giovani degli attuali ordinari e la loro produzione riflette di più le recenti tendenze all’intensificazione quantitativa delle pubblicazioni di quanto non la riflettano le produzioni complessive e più ‘antiche’ degli ordinari.

    Il problema nasce negli effetti che il meccanismo delle mediane può in questo caso ingenerare.
    Date queste mediane, nelle scienze economiche è abbastanza probabile che:
    – la maggior parte dei candidati ‘papabili’ per il ruolo di associato possa aspirare ‘numericamente’ al ruolo di ordinario;
    – alcuni candidati che non superano le mediane per associato possano legittimamente (sempre dal punto di vista numerico) aspirare al ruolo di ordinario.
    In particolare, i candidati (non già associati) forti sulla terza mediana dovrebbero essere tutti ordinari insieme ad altri candidati leggermente meno forti. A questi è necessario aggiungere i candidati provenienti dall’insieme degli associati che superano (o non superano di poco) la mediana degli associati. Almeno il 50% degli associati dei tre settori ha titolo per diventare ordinario sulla base della terza mediana.
    Di conseguenza i candidati che possono accedere al ruolo di ordinari sono in numero maggiore rispetto ai candidati che possono accedere al ruolo di associato. I candidati papabili solo per il ruolo di associato sono: in A1 quelli che hanno esattamente 12 pubblicazioni e meno di 2 in fascia A, in A2 quelli che hanno una monografia, meno di 14 pubblicazioni e nessuna articolo in fascia A, in A3 nessuno. Ad occhio, pochissimi candidati.

    Ipotizzo i seguenti scenari alternativi.
    Ipotesi A: abilitazioni automatiche sulla base delle mediane e abilitati automaticamente assorbiti nel ruolo più elevato raggiunto (sehhh..). Il risultato sarebbe:
    a) un incremento sostanzioso degli ordinari con l’aumento delle mediane corrispondenti;
    b) una variazione nel numero di associati dubbia ma probabilmente negativa (molti escono dal ruolo per diventare ordinari, pochi altri entrano), con la riduzione di alcune mediane e un incremento irrilevante di altre.
    Alla fine avremmo un collettivo molto numeroso di ordinari e più bravo dell’esiguo numero di associati.

    Ipotesi B: abilitazioni automatiche sulla base delle mediane e abilitati assorbiti più facilmente nel ruolo di associato che nel ruolo di ordinario (tranne qualche fortunato!). Il risultato sarebbe:
    a) un incremento irrilevante degli ordinari senza sensibili aumenti delle mediane corrispondenti;
    b) una variazione positiva nel numero di associati con il probabile aumento di alcune mediane.
    Il collettivo degli associati crescerà nella numerosità e nelle mediane, diventando ancora più ‘bravo’ degli ordinari. Se questo scenario si ripetesse nel tempo la distanza tra ordinari ed associati dovrebbe amplificarsi, lasciando il governo delle università e della ricerca ai ‘più scadenti’.

    Pertanto, ritenendo più plausibile il secondo scenario, o non ho capito il significato di meritocrazia o sto clamorosamente sbagliando qualcosa nel ragionamento e vi prego calorosamente di farmi capire in cosa sto sbagliando.

    • In verità, sospetto che se si fossero fatte le mediane per i ricercatori e le varie forme di “fuori ruolo” sarebbero state anche più alte (con la differenza che in queste categorie – a differenza che in altre – chi firma di solito ha ricercato e scritto).
      Fortunatamente, almeno per i settori “non bibliometrici” (ai quali appartengo e che conosco meglio), l’abilitazione non dovrebbe rispettare criteri meramente quantitativi. E poi, come ha scritto Nicola Ferrara, l’abilitazione è solo una precondizione per partecipare alla selezione “vera”. E quest’ultima (lo sospetto fortemente e credo di averne motivo) terrà conto di criteri ben differenti dalla qualità e dalla quantità e molto vicini all’appartenenza.

    • “In verità, sospetto che se si fossero fatte le mediane per i ricercatori e le varie forme di “fuori ruolo” sarebbero state anche più alte (con la differenza che in queste categorie – a differenza che in altre – chi firma di solito ha ricercato e scritto).”

      Non diciamo cose senza sapere se è veramente così. Nei settori più bibliometrici sono tutte mediane alte (RTI, PA e PO). Quelle dei PA di norma superiori a quelle dei RTI. I ricercatori entrati dopo il 2000 sono avvantaggiati da un sistema più produttivo rispetto a quello degli anni 80 e 90 dove si sono formati i PA e i RTI più anziani e, spesso, sono meno oberati rispetto agli altri da incarichi di insegnamento.
      In più la normalizzazione per l’età accademica fa levitare i loro indicatori. Nonostante tutto non accade l’inversione detta da marialuisa. Una cosa su cui bisogna riflettere è che si DEVE riconoscere un livello di saturazione di un indicatore oltre il quale non ha più senso fare delle distinzioni. Non è realistico immaginare di fare un lavoro scientifico alla settimana per intenderci. Utile sarebbe, ma l’ANVUR non ascolta, fare la normalizzazione per il numero degli autori.

    • Ovviamente, la mia era un mini-provocazione.
      Ma, visto che le mediane cui mi riferivo sono ipotetiche e non sono mai state calcolate, e visto che non dobbiamo dire cose “senza sapere se è veramente così”, non possiamo nemmeno affermare che tale inversione non sia ipotizzabile (o che nei fatti non sia avvenuta) o che nei settori bibliometrici le mediane dei PA “sono di norma superiori a quelle dei RTI”. In più, non credo si possa dire che “i ricercatori entrati dopo il 2000 sono avvantaggiati da un sistema più produttivo rispetto a quello degli anni 80 e 90 dove si sono formati i PA e i RTI più anziani”. Dodici anni fa, tali “anziani” erano (o- in età anagrafica fra i 45 e i 55 anni – avrebbero dovuto essere) perfettamente in grado di adeguarsi a “un sistema più produttivo”. E non dimentichiamo che le mediane sono state calcolate sulla produzione degli ultimi 10 anni, quando tutti eravamo già entrati in un sistema “più produttivo”. Infine – e sempre perché non dobbiamo dire cose “senza sapere se è veramente così” – che i RTI siano “meno oberati rispetto agli altri da incarichi di insegnamento” aspetterei ad affermarlo, poiché ci sono luoghi dove agli RTI sono affidati carichi didattici veramente notevoli: lo sappiamo tutti che negli ultimi anni la didattica è stata affidata per la maggior parte agli RTI (altrimenti che senso avrebbe avuto l’astensione praticata come arma contro la Gelmini?). Per il resto sono d’accordo, le mie sono provocazioni inutili e – anche se non lo fossero – rimarrebbero comunque inascoltate. Infatti “l’ANVUR non ascolta”…

    • Nessuno le ha diffuse ma io le sto calcolando per il mio settore ed è come ho detto almeno in questo caso (03/A2). Le riviste sono aumentate in numero dopo il 2000 rispetto a prima e tutti si sono adeguati, quello che non si può fare è in senso retroattivo (anni 80 e 90). H index è del 2005, negli anni 90 e ancora di più 80 le riviste erano di meno e non avevano un ranking definito (fra le altre cose molte delle buone di allora sono ancora buone ma superate da nuove più moderne, diciamo così). In sostanza una cosa è dividere per 20 quello che hai raccolto in 20 anni e per 10 quello che hai raccolto negli ultimi 10 anni (conta il rapporto). Sugli insegnamenti, se non si arriva alla definizione di una terza fascia si finisce male, comunque nella nostra ex facoltà la media di ore di insegnamneto annuali era (e penso ancora è) superiore per i PA a quella dei ricercatori (il cui contributo è comunque assolutamente indispensabile). 1.5/2 (100-120 ore) a 1 (60-90). Flessioni di FFO e pensionamenti ovviamente ci stanno mandando sempre più in difficolta.

    • Sulla normalizzazione per età accademica, perfettamente d’accordo. Purtroppo, però, nel mio dipartimento il “minimo” per i RTI è 80 ore (che per noi corrisponde a 12 crediti). Io ho due insegnamenti e 15 crediti (e quest’anno mi è andata bene, sono stati anche 24…) Non so come andrà a finire quando non si potranno dare più affidamenti esterni (sono l’unica del mio SSD e per quest’anno sono stati messi a bando ulteriori 12 crediti). Purtroppo c’è una grande differenza (e un enorme divario) fra i problemi che affliggono i settori “bibliometrici” e quelli che affogano noi “non bibliometrici”, che abbiamo in genere più studenti. Da RTI ho fatto anche più di 1000 esami in un solo Anno Accademico (4 moduli, da 3 crediti, per 250 studenti… e se ci metti qualche bocciato, che poi ritorna…).

    • L’abilitazione infatti non risolverà questo problema. I nodi verranno al pettine, il tempo non perdona.

    • Oh, certo, Il problema non sarà risolto con le abilitazioni. Però, intanto, mi piacerebbe che mi venisse riconosciuto lo stipendio adeguato alle funzioni, alla quantità e qualità del lavoro che svolgo, alle responsabilità, all’autonomia … Qual è la differenza fra me e un ordinario? E se c’è, perché mi fanno fare cose che non sono abile(abilitata) a fare? Sono, comunque, anche queste questioni oziose…tanto l’ANVUR non ascolta, ma non ascoltano nemmeno partiti, il ministero, la politica, la società civile…

    • Per completezza, ho verificato quanto fosse frequente il fenomeno dello scalino verso il basso tra le mediane PA e PO. Nei settori non bibliometrici è abbastanza raro e solo in due settori (economici, A2 e A3) si trovano almeno due mediane PO inferiori alle corrispondenti mediane PA. Nei settori bibliometrici, lo scalino verso il basso per almeno due mediane è presente in 7 settori e 4 sottosettori.

    • L’inversione a cui accennavo riguardava RTI e PA cosa che non può essere verificata per mancanza di dati sui RTI. Poi le mediane pubblicate dall’ANVUR lasciano il tempo che trovano, soprattutto in settori definiti bibliometrici ma con parametri molto bassi. Va poi ricordato che il popolamento del sito loginmiur è incompleto per molte ragioni (per un PO poteva convenire riempirlo dopo il 15/7 e prima del 28/8, così come non pochi PA potrebbero avere omesso i lavori più vecchi in attesa di ragguagli sull’età accademica).

    • @klimt
      Bella domanda.
      La giurisprudenza amministrativa, in concreto, non riconosce quasi mai la sussistenza di una “grave inimicizia” nei concorsi.
      Molte sentenze escludono che possa bastare, per configurare una grave inimicizia, la sola preesistenza di vecchie liti giudiziarie ormai concluse, o la proposizione unilaterale di denunce, etc.
      Diverso (ovviamente) è il caso della lite processuale ancora pendente.
      In materia di concorsi universitari, «la giurisprudenza consolidata del Consiglio di Stato […] esclude l’esistenza della grave inimicizia sia nel caso di candidato che appartenga ad una “scuola” diversa da quella cui appartiene il commissario sia nell’ipotesi di commissario che abbia espresso valutazioni negative circa l’operato scientifico del candidato; in casi del genere, infatti, si rientra nell’ambito dell’ordinaria dialettica scientifica ed universitaria e, dunque, in evenienze del tutto diverse» (così TAR Sicilia-Catania, Sez. III, 2 aprile 2008, n. 594).
      Il principio, in astratto, è questo: «l’istanza di ricusazione di un componente della commissione di concorso deve essere necessariamente fondata su OBIETTIVE CIRCOSTANZE DI CONFLITTUALITÀ con il candidato istante, cui incombe l’onere di PROVARE L’ESISTENZA DI COMPORTAMENTI INEQUIVOCI E PALESI DI OSTILITÀ PRECONCETTA del docente e NON È DESUMIBILE, INVECE, DA MERI APPREZZAMENTI SOGGETTIVI, VISSUTI A LIVELLO DI PERCEZIONE UNILATERALE. In particolare, l’inimicizia grave, per essere rilevante ai fini della ricusazione di un membro della commissione giudicatrice, ai sensi dell’art. 51 comma 1, c.p.c., DEVE ESSERE RECIPROCA, trovare fondamento esclusivamente in PREGRESSI RAPPORTI PERSONALI, derivanti da VICENDE ESTRANEE ALLO SVOLGIMENTO DELLE FUNZIONI PER CUI È CONTROVERSIA, ed estrinsecarsi in DATI DI FATTO CONCRETI, PRECISI E DOCUMENTATI» (TAR Abruzzo, Sez. I, 9 giugno 2011, n. 336; TAR Campania-Napoli, sez. II, 16 gennaio 2008, n. 224).

  6. Salve a tutti.Forse pongo un problema poco originale: sono pinko pallino e ho appena scoperto con il programmino calcola-mediane di Scopus che sono “negative” per tutta la terzina qualora facessi domanda per abilitazione a prof ordinario. Al medesimo tempo ho fatto effettivamente domanda per fare il commissario prima fascia e risulto molto “positive” (il miracolo dell’età accademica). Come dovrei sentirmi deontologicamente parlando?

  7. Chiedo scusa a tutti, forse non è il posto giusto: se così fosse, gradirei una dritta.

    A proposito di abilitazione per i non strutturati: Qualcuno sa come sia possibile inserire più di una stessa esperienza (professore a contratto) nel medesimo periodo? Per esempio due insegnamenti nella stessa università, o in altra università?) il sistema rifiuta i successivi al primo informando che ne è già stato inserito uno. Lo stesso credo succeda anche per chi, strutturato, ha tenuto insegnamenti in altre università e in settori concorsuali diversi, credo…
    grazie.

  8. @stefano p
    Cosa è il “programmino calcola-mediane di Scopus”?
    Io so che il citacion report di Scpus ti da h index, n. di pubblicazioni per singolo articolo e poi devi calcolarti tu le mediane. Oppure esiste un “programmino calcola-mediane di Scopus” che fa tutto in automatico?
    Se si dove lo trovo?
    Grazie

    • Nel mio caso l’applicazione di Scopus Italian Professorship da risultati sbagliati sia per l’età accademica sia per l’hc.
      Ci sarà qualche errore che spero correggano presto.

  9. La cosa grave e’ che in italia s’e’ creata di fatto una terza fascia della docenza senza riconoscerla esplicitamente. Infatti, i rti vivono in un limbo e nemmeno hanno il titolo di professore. Purtroppo, il futuro sara’ peggio. Chi fara’ carriera al massimo potra’ aspirare a diventare associato: cosi fa quello che fa l’ordinario ma viene pagato meno. Poi i rti che fanno i professori, ma non hanno un chiaro riconoscimento e lavorano gratis. E infine i nuovi servi: i ricercatori a tempo determinato, la cui precarieta’ li porta a cedere a qualunque richiesta. Straordinario risultato ma realizzato con la complicita’ di un paese di berluscones e di molti professori al servizio di poteri forti: universita’ private e cosi via. Sono disgustato.

    • La balla della didattica viene sempre sbandierata ogni qualvolta i soliti noti vogliono imporre l’assunzione di qualcuno anche RTd. Il limbo dei RTI rimarrà tale perchè ci si deve giocare sulla didattica. E pensare che non ci vorrebbe nulla a eliminare questo limbo. Basterebbe rendere definitiva la scelta del “professore aggregato” (professore SI e non docente e basta) per chi la fa e retribuire il relativo insegnamento in via definitiva.

  10. spero di non essere OT, ma desideravo far notare una cosa.

    Ieri ho consultato sul sito dell’Anvur, nel menu Abilitazione scientifica nazionale, alla voce “Commissari ammessi al sorteggio”, i curricula di diversi commissari.

    Oggi è sparita la voce del menu, e ovviamente anche i curricula.

  11. Sul sito del MIUR, Università, Abilitazione Scientifica Nazionale (in basso), poi commissari soteggiabili, scegliere area e settore e compare: Pubblicazione del Curriculum Vitae degli aspiranti Commissari sorteggiabili ai sensi del Decreto Direttoriale n. 181 del 2012, art.5 comma 6 commissari sorteggiati.

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