Le abilitazioni camminano sul filo: una sintesi dei problemi regolamentari, bibliometrici e aritmetici, senza scordare le liste opache e quelle pazze, i settori discriminati e i conflitti di interesse. Ce la farà il colosso dai piedi d’argilla? Con quali conseguenze?

La legge 240/2010 ha rivoluzionato il reclutamento accademico prevedendo la messa a esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato e l’introduzione dell’Abilitazione scientifica nazionale (art. 16). La riforma prevedeva che l’abilitazione servisse ad accertare il possesso da parte dei candidati dei requisiti di qualificazione scientifica necessari rispettivamente per la prima e la seconda fascia docente. Il provvedimento attuativo noto come “decreto criteri e parametri” (D.M. 76/2012), a quanto consta redatto con la collaborazione di componenti il direttivo di ANVUR, ma di cui nessuno pare oggi volersi assumere la paternità, ha tradotto tali requisiti nel cosiddetto criterio della mediana: con il risultato di adottare un criterio quantitativo di natura statistica, mai sperimentato prima nel reclutamento accademico e del tutto assente nella letteratura in materia.

1. Le mediane: una (troppo) libera interpretazione della L. 240/2012

Un’assenza che non stupisce: il criterio della mediana produce infatti conseguenze paradossali di tale gravità da invalidare l’intero sistema. Infatti, cos’ha a che vedere la mediana, che – detto rozzamente – bipartisce una popolazione ordinata in due parti di uguale numerosità, con i  “requisiti di qualificazione scientifica” cui fa riferimento la l.240/2012? Nulla. Infatti se la popolazione fosse tutta costituita da ricercatori di ottimo livello, una metà sarebbe irragionevolmente esclusa, mentre al contrario se la popolazione fosse costituita da pessimi ricercatori, una metà o sua parte sarebbe irragionevolmente inclusa, a prescindere dall’effettiva qualificazione scientifica; un requisito, va detto, che appare molto difficile da apprezzare per via meramente quantitativa.

Le mediane pubblicate dall’ANVUR soffrono di problemi di natura regolamentare, bibliometrica e, infine, anche aritmetica.

2. Problemi regolamentari

Prima di tutto, esse appaiono in contraddizione con lo stesso D.M. 76/2012 che fa riferimento alla “mediana della distribuzione distintamente per i professori di prima e di seconda fascia”. L’ANVUR non ha rispettato questa definizione, ma, in aperta violazione del decreto, ha calcolato la mediana della distribuzione degli indicatori desumibili dal sito docente dei professori di prima e seconda fascia disponibili alla data dell’8 luglio 2012 alle ore 17.00 (Delibera ANVUR n. 50/2012). Da notare che non esiste alcuna garanzia che a tale data il sito docente contenesse informazioni affidabili e complete, al punto che, successivamente, la stessa ANVUR ha cercato di giustificare i problemi incontrati nel calcolo delle mediane con l’inaffidabilità del sito docente, riconoscendo che esso non può svolgere le funzioni di un’anagrafe nazionale della ricerca, che, sempre per ammissione dell’ANVUR, sarebbe necessaria per un calcolo adeguato dei parametri bibliometrici:

Tale compito sarebbe stato relativamente agevole se l’ANVUR avesse potuto disporre dell’ANPRePS (Anagrafe nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori delle pubblicazioni scientifiche prodotte) […]. Purtroppo, l’ANPRePS è tuttora inesistente […]. Di necessità, il sito docente CINECA ha suffragato [sic!] la mancanza dell’ANPRePS, e l’ANVUR non potuto far altro che utilizzare le informazioni ivi volontariamente inserite dai docenti.

L’osservazione che l’aver limitato il calcolo ad un sottoinsieme delle pubblicazioni si risolve in mediane più basse e quindi più favorevoli agli aspiranti commissari e ai candidati non vale a ridurre la portata della violazione regolamentare. Infatti, se la violazione comportasse un abbassamento delle mediane per la selezione dei commissari, potrebbero essere ammessi al sorteggio commissari che non ne avevano diritto in modo tale da rendere la commissione illegittimamente costituita ed esposta ai ricorsi dei commissari non sorteggiati come pure dei candidati non abilitati alla fine della procedura. Può persino darsi il caso estremo di gruppi di professori di prima fascia che, non avendo caricato i loro dati sul sito docente entro l’8 luglio, hanno indotto l’ANVUR a calcolare mediane talmente basse da poterle poi superare agevolmente grazie all’inserimento dei propri dati bibliometrici entro la successiva scadenza del 28 agosto. Infatti, i commissari sono stati selezionati confrontando i loro indicatori rilevati alla data del 28 agosto contro delle mediane valutate sulla distribuzione degli stessi indicatori ma desunti dai dati disponibili alla data dell’8 luglio 2012.

Aver calcolato delle mediane diverse da quelle definite dal D.M. 76/2012 ha ripercussioni anche sulla cosidetta “multimodalità”, ovvero il riconoscimento dell’eterogeneità delle consuetudini bibliometriche all’interno di uno stesso settore concorsuale. Quando un settore concorsuale include settori scientifico-disciplinari con intensità citazionale e/o di pubblicazione sufficientemente diverse tra di loro, la Delibera ANVUR n. 50/2012 prevede regole per procedere alla definizione di mediane differenziate, in modo da evitare l’estinzione di un settore scientifico solo perché aggregato con altri settori strutturalmente più prolifici dal punto di vista bibliometrico. L’arbitrarietà della base dati arrestata all’8 luglio rende anche arbitrari gli esiti dei criteri di multimodalità usati per valutare quali settori scientifico-disciplinari abbiano diritto ad  avvalersi di mediane specifiche che ne tutelino la sopravvivenza.

Infine, il D.M. 76 viene violato anche riguardo alla trasparenza dei calcoli. In fatti, secondo il comma 4 dell’Appendice A:

Il calcolo delle distribuzioni degli indicatori e delle relative mediane è effettuato dall’ANVUR e pubblicato sul proprio sito web e su quello del Ministero.

In violazione di questo comma, l’ANVUR non ha mai reso pubbliche le distribuzioni degli indicatori in base alle quali ha calcolato le mediane, rendendo in tal modo impossibile ogni forma di verifica indipendente.

3. Problemi bibliometrici

Abbiamo già esposto le conseguenze dell’incompletezza quantitativa della base dati usata per il calcolo delle mediane. Il secondo punto riguarda le carenze qualitative. Infatti, anche la scarsa qualità delle basi dati utilizzate per calcolare le mediane, specie per le aree non bibliometriche (parte di area 8 e aree 10-14) nonché la mobilità e aleatorietà dei dati delle stesse basi dati bibliometriche (ISI/Scopus) hanno messo in questione l’attendibilità delle soglie. È ben noto che i database commerciali non solo vengono aggiornati continuamente, ma anche che contengono diversi errori a causa dei quali citazioni e persino pubblicazioni non sono riportate correttamente. La stessa ANVUR ha riconosciuto di non esser stata in grado di “agganciare” un certo numero di articoli scientifici presenti nel sito docente con le banche dati ISI/Scopus e ha previsto una procedura con cui i commissari esclusi dalle commissioni possono aiutare ANVUR a rimediare al “mancato aggancio”. In queste condizioni, le mediane calcolate sono a mala pena considerabili come “indicative”.

4. Problemi aritmetici

Infine, un terzo e non meno grave aspetto riguarda gli stessi calcoli aritmetici delle mediane, che sono risultati essere errati: infatti ANVUR ha pubblicato una prima serie di tabelle per poi rimangiarsele e pubblicarne di nuove, ammettendo contestualmente di aver commesso errori e, cosa ancor più importante, ammettendo che anche le tabelle definitive non sono corrette. ANVUR ha ammesso che le prime tabelle per calcolare le mediane usavano un’approssimazione non conforme al D.M. 76/2012 per i settori bibliometrici ed una formula errata per quelli non bibliometrici (senza fornire alcuna giustificazione per l’errore materiale). Le tabelle definitive avrebbero dovuto sanare questi errori, ma, sempre per ammissione di ANVUR, anch’esse si fondano su di  una formula errata, a causa dell’

eliminazione dal calcolo della mediana di quei docenti che non hanno inserito alcuna informazione sul sito docente.

Tale arbitraria eliminazione ha l’effetto di alzare le mediane legittimando i ricorsi dei commissari esclusi ed anche dei candidati che si troverebbero a confrontarsi con parametri ingiustamente più alti del dovuto.

5. Liste pazze – liste opache

Inoltre, alcune mediane sono state calcolate su elenchi di riviste del tutto inaffidabili, tanto da apparire redatti in modo casuale e senza alcun carattere di scientificità. La cosiddetta terza mediana, ossia la mediana calcolata per le pubblicazioni di alta qualità, collocate su riviste di eccellenza, è anch’essa stata oggetto di vivaci polemiche e in molte occasioni ha trovato pessima accoglienza presso le comunità accademiche di riferimento, poiché le liste utilizzate per il calcolo sono parse incomplete o perché alcune scelte sono parse ingiustificate, quando non del tutto arbitrarie: un problema reso ancora più grave dal fatto che in molti settori il valore di tale mediana è bassissimo, tanto da consegnare agli editors di talune riviste un potere rilevante sui destini degli abilitandi, stanti i tempi estremamente lunghi per la scadenza del bando. L’attribuzione della qualifica di scientificità alle sedi editoriali non è solo avvenuta in modo opaco, spesso affidata a contatti di singoli con singoli,  e con risultati sconcertanti, ma non ha usufruito neppure del riconoscimento di reciprocità fra le aree disciplinari, con la conseguenza che, ad esempio, agli effetti delle abilitazioni, il diritto, l’economia, le scienze politologiche e dell’amministrazione,  le discipline storiche non possono più dialogare fra loro e quando ciò dovesse avvenire sarebbe privo del valore della scientificità.  Una scelta priva di buone ragioni e anzi in contrasto con quanto compiuto in analoghi esercizi svolti all’estero, con il risultato di penalizzare immeritatamente gli studiosi di materie interdisciplinari. Peggio ancora, fra i valutatori delle riviste (GEV e Gruppi di lavoro) si trovano numerosi aspiranti commissari per le abilitazioni, per i quali si è oggettivamente creata una situazione di conflitto di interessi che potrebbe incidere sulla legittimità delle procedure di selezione dei commissari: conflitto che non è stato sanato con la previsione dell’incompatibilità di tali soggetti e che – ed è questa la cosa più grave – ha danneggiato gravemente la credibilità dell’intera procedura.

 

6. La scienza discriminata

Ma non è finita qui: con una operazione del tutto discutibile sotto il profilo scientifico si è provveduto a dividere le discipline fra “bibliometriche” e “non bibliometriche”, con gli appartenenti alle prime destinati a essere valutati con mediane fondate su indici citazionali. Il risultato è stato quello di porre ancora una volta a mal partito gli studiosi di materie interdisciplinari o di confine, come dimostra il caso di storia delle matematiche: trovandosi in un settore bibliometrico, gli studiosi di questo campo, anche assai visibili internazionalmente, ma in sedi diverse dai database commerciali adottati da ANVUR, si vedono esclusi dalle commissioni e collocati sotto le mediane poste come criterio per le abilitazioni.

Il sistema, strutturalmente mal congegnato, ha dato luogo a casi eclatanti di disparità di trattamento: le liste di riviste utilizzate per le aree non bibliometriche, fondate sul database CINECA sono state costruite sulla base delle pubblicazioni dei docenti italiani strutturati, con il rischio concreto che siano rimaste escluse sedi sulle quali hanno pubblicato non strutturati, precari, espatriati. Per quanto ANVUR abbia promesso un aggiornamento, non è possibile escludere il verificarsi di paradossi nella selezione dei commissari stranieri con studiosi internazionalmente riconosciuti che potrebbero risultare esclusi poiché, pur pubblicando  nelle migliori sedi internazionali, essi non cumulano una produzione sufficiente a superare le mediane nelle sedi in cui pubblicano i docenti italiani.

Le regole per la normalizzazione dell’età accademica sono state costruite in modo non conforme a quanto previsto dal D.M. 76 e in ogni caso il calcolo dei periodi di congedo ai fini dell’età accademica dei ricercatori è rimasto appannaggio dei docenti strutturati, che di tali periodi hanno potuto usufruire, escludendo tutti i soggetti non strutturati che si trovano in tal modo ad essere oggettivamente svantaggiati.

Un’ulteriore disparità di trattamento, questa volta fra aree disciplinari, si è determinata con la mancata pubblicazione della terza mediana per area 12: essa non è stata resa nota, probabilmente per sterilizzare il ricorso presentato dall’A.I.C. contro l’allegato B al D.M. 76; cosa che se da un lato ha avuto l’effetto positivo di prevenire i conflitti e le fratture che hanno lacerato altre aree disciplinari, ha comunque determinato minori chances di superare le mediane per gli studiosi delle scienze giuridiche rispetto agli appartenenti alle altre aree. A questo proposito, sarebbe davvero paradossale se qualche ricorso dovesse spingere l’ANVUR a reintrodurre la terza mediana di area 12.

7. Il colosso dai piedi d’argilla: quale destino?

In ogni caso, il quadro qui esposto, per quanto cursorio e non completo, mostra che il sistema delle abilitazioni nazionali è stato realizzato in modo non sufficientemente ponderato: si ha l’impressione di un gigantesco macchinario edificato su piedi d’argilla, pronto a entrare in crisi per effetto del contenzioso che – a termine per la presentazione delle domande non scaduto e commissioni non ancora formate – sta già producendosi in abbondanza e che certo non merita di essere liquidato o peggio degradato a manifestazione di irresponsabilità da parte di chi sta, in quel modo,  cercando solo di tutelare i propri diritti a usufruire di un “giusto procedimento”, esigenza di cui nessuno sembra preoccuparsi presso le sedi ministeriali prima ancora che presso ANVUR.

Chi scrive è convinto che la procedura si sarebbe dovuta fermare per tempo per apportare i necessari correttivi. Il Ministro, al quale va pur dato atto di aver cercato di intervenire a suo tempo, dopo essere stato bloccato dalle reazioni della stessa maggioranza che ora esprime pesanti dubbi sulle abilitazioni e sull’operato dell’Agenzia, sembra aver rinunziato a ogni iniziativa e in ogni caso non pare oggi politicamente percorribile la via di un blocco e ridefinizione delle procedure. Il che non è bene. Quali sono, infatti, gli scenari possibili?

1. La procedura si blocca per effetto del contenzioso. Vi è da augurarsi che, se tale dovesse essere l’esito, esso si realizzi al più presto minimizzando i danni e consentendo in tempi non troppo lunghi di costruire nuove e più solide procedure.

2. La procedura si blocca per effetto del contenzioso ma a macchia di leopardo, solo per alcune aree o settori. In tal caso vi sarebbe il rischio che le pur poche risorse a disposizione per il reclutamento vengano in larga parte o totalmente cannibalizzate dai settori e dalle aree che riescono ad arrivare al termine delle procedure, creando un danno rilevante per le discipline rimaste impigliate nelle maglie del contenzioso. Un evento del genere altererebbe in modo drammatico il panorama del sistema italiano dell’università e della ricerca e potrebbe essere prevenuto solo da un intervento governativo che estenda il blocco a tutte le aree.

 

3. Il contenzioso già in atto non produce esiti e le abilitazioni proseguono sotto la costante minaccia di possibili ricorsi da parte dei candidati. A questo proposito, come già ricordato in passato, vi sono buoni motivi per cui le commissioni per le abilitazioni non potranno essere troppo selettive. Infatti, da un canto esse sono parzialmente deresponsabilizzate per il fatto che il reclutamento vero e proprio avrà luogo successivamente tramite concorsi locali. D’altra parte neppure conviene a un settore disciplinare disporre di troppo pochi abilitati rispetto agli altri nel quadro della competizione per l’accaparramento delle scarsissime risorse disponibili, pena l’alterazione degli equilibri nei dipartimenti e negli atenei a favore di settori che possono disporre di un maggior numero di abilitati. E’ quindi ragionevole supporre che quasi tutti, se non tutti i candidati che superano il requisito della mediana saranno abilitati.  Ed è ragionevole prevedere che chi non supera la mediana possa comunque essere incluso, specie quando la mediana dovesse rivelarsi, come appare per molte discipline, inapplicabile perché costruita su dati erronei e dunque irragionevole, tanto da far immaginare altri ricorsi nel caso in cui la si dovesse applicare. Pochi, se non pochissimi, sarebbero perciò i “non selezionati”.

8.  Una valanga di abilitati?

Ma c’è un altro aspetto: i tempi di lavoro delle commissioni, a causa dei tempi lunghissimi assegnati al bando, sono estremamente ristretti, poiché i lavori dovranno essere conclusi alla fine di febbraio e le commissioni non potranno insediarsi prima della fine di novembre. Circa tre mesi per valutare una massa enorme di titoli. Immaginiamo un settore che preveda un massimo di 12 pubblicazioni presentate per la seconda fascia e di 18 per la prima, con 100 aspiranti associati e 30 aspiranti ordinari. Si tratterebbe di più di 1700 pubblicazioni da valutare, comprendenti nelle aree non bibliometriche, svariate centinaia di monografie. Circa 560 pubblicazioni al mese, poco meno di venti al giorno, festività incluse. Per non parlare dei curricula e degli altri titoli presentati dai candidati. In questo quadro qualsiasi candidato respinto potrebbe ricorrere sollevando il difetto di istruttoria.

Motivo in più per ipotizzare un numero enorme di abilitati, del tutto non assorbibile dal sistema, di cui solo una parte sarà reclutata in sede locale sulla base di regolamenti prodotti da ogni singolo ateneo: una preoccupazione che la CRUI ha del resto più volte espresso.

Di certo quasi nessun abilitato alla prima fascia sarà reclutato, poiché l’obbligo di bandire un posto RTD di tipo b (i cosiddetti ricercatori a tempo determinato con “tenure”) per ogni nuova posizione da PO, ne rende il costo insostenibile anche per ipotetici scorrimenti di carriera interni. D’altra parte, a causa delle riserve previste dalla l.240/2010, che privilegiano lo scorrimento interno dei ricercatori a tempo determinato a professori associati, resteranno quasi del tutto esclusi dal reclutamento i precari e gli attuali assegnisti o RTD di tipo a.

Ci si troverà insomma, con il reclutamento sostanzialmente bloccato in ingresso e nelle posizioni apicali, mentre un certo numero, ma di certo non tutti, dei ricercatori a tempo indeterminato riuscirà a ottenere il passaggio a PA. Sempre che continui a essere rifinanziato il cosiddetto piano straordinario associati.

In ogni caso, è lecito supporre e doveroso sperare che queste saranno le prime e anche le ultime abilitazioni nazionali svolte in questa forma e con queste regole. Che  chi ha o avrà la responsabilità del governo del sistema si faccia finalmente promotore  di un sistema di selezione e di reclutamento che davvero garantisca quel “merito” che tanto si insegue a parole, ma che i fatti di oggi  negano come possibile  criterio ed esito delle scelte compiute e che si stanno continuando a compiere o, forse sarebbe meglio dire, che non si ha il coraggio né la forza politica di “non compiere”.

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108 Commenti

  1. Domanda (a chi lo sa): il sorteggiabile che va in pensione il !° novembre, continua ad esserlo anche dopo questa data? Ce ne sono parecchi in questa condizione. Io non credo che il Miur voglia rottamare, ma è un diritto acquisito aver presentato domanda prima della pensione?

  2. Cara Mariella,
    in occasione dell’audizione in CUN, il presidente Anvur ha precisato che coloro che sono andati in pensione dal 1 novembre 2012 saranno esclusi dai sorteggi, benché abbiano presentato la domanda quando erano in servizio. Sono entrati o sarebbero potuti entrare solo nei tre settori,già sorteggiati prima del 1 novembre.

  3. ho provato fare un esperimento: ieri ed oggi mi sono registrato e poi cancellato nella ASN. Ieri 38.076 domande, oggi 39.309. Ipotizzando una crescita esponenziale da qui al 20 di novembre direi che passeremo le 70.000 domande …

    PS Per fare la domanda di abilitazione è obbligatorio essere a tempo pieno o si può anche essere a tempo parziale?

  4. scusate avevo già postato questo topic in altra parte ma non so dove sia finito. Secondo voi conviene registrare la domanda subito oppure aspettare ancora, dato che qui emergono novità ogni giorno ? Però aspettare fino all’ultimo non comporta il rischio che negli ultimi giorni il server Cineca sia ingolfato ?

  5. […] Chiunque abbia minimamente seguito cosa sta combinando l’agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca (Anvur) non può che sorridere di fronte agli indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca che sono disgraziatamente stati introdotti. Proprio qualche giorno fa il più importante settimanale internazionale d’informazione universitaria, il Times Higher Education, ha pubblicato una lunga analisi che sbeffeggia l’Anvur: prendendo spunto dalla vicenda delle “riviste pazze” (le riviste che l’Anvur ha catalogato come scientifiche, anche se non rispettavano i requisiti di scientificità), l’articolo ripercorre a fondo le discutibili scelte strategiche che hanno condotto, con la ricerca senza speranza di criteri indiscutibili, ad un vero disastro. Sarà inoltre interessante sapere quanti straniere si sono cimentati nel presentare, immancabilmente in italiano, la domanda per l’abilitazione scientifica nazionale… […]

  6. […] Accanto a questo la qualità dei ricercatori e dei docenti dovrebbe essere assicurata “usando indicatori quantitativi sulla qualità della ricerca prodotta sul modello dell’Anvur”. Su quest’ultimo punto basta solo segnalare come l’uso degli indicatori quantitativi da parte dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e della Ricerca (Anvur) si stia rapidamente trasformando in una farsa. […]

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