A che punto sono le abilitazioni? Episodio 2 (qui il primo episodio)

La costruzione del nuovo sistema di reclutamento, previsto dalla l.240/2010, è stata accompagnata da vivaci polemiche, spesso ospitate su questo sito. La scelta dei criteri, individuati dall’ormai famoso decreto “criteri e parametri”, il calcolo delle mediane, la definizione di età accademica, la rimodulazione dell’indice H in H-contemporary, la compilazione delle liste di riviste, sono stati solo alcuni degli episodi che hanno generato maggiore discussione: dopo mesi di dibattito era chiaro che i meccanismi escogitati da ANVUR e ministero sono intrinsecamente fragili e destinati a creare contenzioso amministrativo. Avanti il TAR Lazio sono già pendenti numerosi ricorsi, promossi da aspiranti commissari; è facile immaginare che i Tribunali Amministrativi di tutta Italia dovranno occuparsi, ad abilitazioni concluse, anche dei ricorsi dei candidati.

Il quadro, lo abbiamo già ricordato tante volte, è reso particolarmente difficile dalla brevità dei tempi a disposizione delle commissioni. Un recente Decreto Direttoriale ha disposto le seguenti scadenze per le commissioni dell’ASN:

Per comprendere appieno quale calvario dovranno affrontare le commissioni, consideriamo un’immaginaria commissione di abilitazione nominata il primo di gennaio. Essa dovrà attendere i 30 giorni di tempo disposti (illegittimamente) dal decreto di nomina per le ricusazioni. Ai primi di febbraio potrà iniziare ad operare con la designazione del presidente e la definizione dei criteri. Un passo, quest’ultimo, estremamente delicato in vista di eventuale contenzioso. Immaginiamo che i commissari siano particolarmente rapidi e che per il 7 di febbraio abbiano già concluso questi adempimenti preliminari. Dovranno quindi attendere altri 15 giorni per consentire a chi fra i candidati lo volesse, di ritirarsi (art. 2 c. 8 del bando ASN). Se la commissione dovesse trovarsi ad avere 400 candidati, essa avrebbe circa 2,2 mesi di tempo per procedere all’esame dei candidati: un’ottantina di giorni per 400 candidati, ossia circa 6 candidati al giorno, festivi inclusi. Immaginando (l’ipotesi è volutamente al ribasso) che ogni candidato abbia presentato 10 pubblicazioni scientifiche, si tratta di 60 pubblicazioni da valutare al giorno (vedi anche l’articolo in merito già pubblicato su Roars).

Un carico di lavoro tale da mettere di per sé a rischio la credibilità dell’esito finale dell’abilitazione: chiunque, infatti, potrà invocare se respinto il difetto di istruttoria da parte della commissione, senza particolare necessità di ulteriori argomentazioni.

Non solo: la circolare MIUR dell’11/1/2013 raccomanda alle commissioni di procedere a rigorosa motivazione nel caso in cui ci si discosti dal criterio delle mediane, ossia quando si abilitino candidati sotto le mediane, o non si abilitino candidati che le superano. Raccomandazione davvero opportuna, ai fini di prevenire contenzioso. Non basterà, infatti, motivare rigorosamente le esclusioni per evitare i ricorsi dei respinti, ma occorrerà fare lo stesso per gli “eccellenti” che non superano le mediane per evitare che candidati respinti che le superano invochino eccesso di potere per contraddittorietà, illogicità, disparità di trattamento e ingiustizia manifesta. La nostra commissione immaginaria, dunque, dovrà valutare collegialmente 6 candidati al giorno, redigendo almeno per un buon numero di casi “rigorose motivazioni”. Peanuts.

La situazione che si è creata non può che portare a due esiti alternativi:

• l’abilitazione in massa di tutti coloro che superano le mediane (ma saranno corrette le indicazioni in merito fornite dal CINECA?)

• l’adozione di criteri più restrittivi con il rischio concreto di generare contenzioso.

Chi scrive non ha dubbi che le commissioni preferiranno scegliere la prima fra le due vie. A meno che le commissioni non decidano di avvalersi di quanto previsto dall’Art. 8, commi 3, 4 e 8 del D.M. 76/2012:

La commissione nello svolgimento dei lavori può avvalersi della facoltà di acquisire pareri scritti pro veritate da parte di esperti revisori ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettera i), della legge [240/2012]. La facoltà è esercitata su proposta di uno o più commissari, a maggioranza assoluta dei componenti della commissione … l’eventuale dissenso dal parere pro veritate di cui al comma 3 è adeguatamente motivato … i pareri pro veritate di cui al comma 3 possono essere resi anche in una lingua comunitaria diversa dall’italiano.

Sarebbe davvero paradossale se la macchina dei sorteggi, pensati per garantire trasparenza ai concorsi e spezzare le consorterie, si risolvesse in commissioni “allargate” a cordate di esterni designati direttamente dai commissari a maggioranza dei 3/5. Si noti per di più che solo il dissenso dal parere pro veritate dev’essere motivato dalla commissione.

Di tutto ciò il Ministero è perfettamente consapevole. Infatti si fa balenare ai candidati la possibilità di partecipare alle prossime tornate di abilitazione, e anzi si preannuncia per il 28 gennaio un nuovo bando, con scadenza alla fine di ottobre 2013, a soglie quantitative (mediane) invariate. E’ lecito chiedersi se i candidati accetteranno l’offa lanciata loro da Profumo. Chi lavora nell’università italiana sa bene che le regole tendono a cambiare molto rapidamente, e l’impressione diffusa che l’ASN si stia risolvendo in un disastro indurrà certamente molti a non fidarsi delle prospettive dischiuse dal Ministro dimissionario.

Ma soprattutto vi è un problema di risorse: il piano straordinario associati, secondo stime dello stesso ministero, consentirà – sui fondi 2012 – l’assunzione o la progressione di carriera di circa 3000 persone. Per i fondi 2013 si parla di meno di 200 posizioni.

Il piatto, insomma, è assai magro e l’orizzonte, dal punto di vista finanziario, è tutt’altro che roseo. Anche le sorti del piano straordinario associati 2011 (che consentirebbe altri 2000 passaggi di ricercatori in seconda fascia) non sono del tutto chiare: voci ben informate dicono che – nonostante il mancato rinnovo del piano con la Legge di Stabilità – i fondi resteranno a disposizione degli Atenei e potranno essere utilizzati per reclutamento e avanzamenti di carriera, sulla base di un gentlemen agreement fra Miur e MEF.

I fondi del PSA 2011, non rinnovati per legge, non dovrebbero essere più sottratti alle previsioni sul turnover contenute nella spending review. Viene da chiedersi quanti Direttori Amministrativi e Consigli di Amministrazione vorranno utilizzarli per il reclutamento degli abilitati al di fuori dei vincoli previsti esponendosi a contestazioni sulla base di accordi che allo stato sono solo informali: almeno una circolare sarebbe forse utile, per coprire le spalle degli amministratori.

Di sicuro c’è solo una cosa: l’attuazione della l.240/2010 si sta risolvendo in un disastro, in una fitta rete di prescrizioni inefficienti e per nulla in grado di assicurare il tanto decantato progresso del sistema italiano dell’università e ricerca. L’ASN soffre degli stessi difetti di progettazione di altre parti della riforma: una iperregolazione inefficiente e mal disegnata che finirà per risolversi in un tragicomico flop. Anche perché a fronte della proliferazione di regole più o meno cervellotiche (mediane, normalizzazioni, e così via) mancano le risorse. Cosa ne seguirà? Molto semplicemente, le commissioni più avvedute si daranno alla pazza corsa per arrivare il prima possibile alla fine della procedura di abilitazione per poter iniziare a consumare le risorse disponibili, nella speranza di mantenere vivo il proprio settore a scapito degli altri. Per far questo dovranno abilitare molti, se non moltissimi, e concentrarsi su pochi respingimenti da motivare rigorosamente, per prevenire eventuali ricorsi. La strategia di Bip-Bip.

Con l’area 12 (scienze giuridiche) ridotta da MIUR e ANVUR al ruolo di Will Coyote. Ci sono commissioni che hanno già redatto i criteri sulla base dei quali opereranno, ma dell’area 12 non c’è traccia. Delle due l’una: o l’assenza è motivata dai numerosi ricorsi provenienti dalle scienze giuridiche, che si cerca di scongiurare evitando che si concretizzi il danno paventato dai ricorrenti; oppure si è deciso di dare una lezione ai troppo litigiosi giuristi, facendoli partire (e arrivare) per ultimi.

Del resto, si sa che il diritto è un ostacolo alla cultura del fare.

Send to Kindle

36 Commenti

  1. Oggi scadono i termini per ritirare la domanda per alcuni SSC
    Ad esempio:
    Criteri di valutazione determinati dalla commissione del settore 07/H3 e
    pubblicati in data 09/01/2013 (scadenza per il ritiro della domanda: 24/01/2013).

    Controllare il sito ASN.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.