Oggi il Rettore dell’Università di Bologna ha mandato una mail a tutto l’Ateneo, ringraziandoli del loro contributo durante la visita ANVUR della scorsa settimana e del buon risultato. Ho pensato, forse un po’ troppo di getto, che meritasse una risposta a tono. “Caro Rettore, Mi preme informarla che la qualità di un Ateneo non si misura sulla base del rapporto di Valutazione o dei criteri Anvur. […] Mi preme informarla che la qualità di un Ateneo si misura sulla base del dialogo della comunità accademica, delle sue strutture democratiche, della sua capacità di aumentare l’accesso alla conoscenza e la sua produzione di benessere sociale. Mi preme informarla che la qualità di un Ateneo si misura in borse di studio, alloggi per gli studenti, borse per i dottorandi, stabilità dei contratti della ricerca, possibilità di tenure track, in un reclutamento che sappia rispondere alle reali esigenze della didattica e nelle potenzialità sociali della ricerca. […] Per ultimo, mi preme informarla che nonostante tutto i tecnici amministrativi e i precari della ricerca, gli assegnisti, i dottorandi, i docenti, le studentesse e gli studenti costituiscono ancora il più grande patrimonio di questo Ateneo […] A loro andrebbero il suo rispetto, gli incontri, gli impegni, le prese di posizioni, i cambi di passo e i passi in avanti, il dialogo, la disponibilità, i ringraziamenti e riconoscimenti più veri e sinceri. Non all’ANVUR, non ai suoi parametri, non alle sue scelte politiche.

Di seguito pubblichiamo:

  • la lettera che gli Studenti Indipendenti Giurisprudenza di Bologna hanno consegnato ai valutatori dell’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca;
  • la lettera di Giuseppe Ialacqua rivolta al Rettore dell’Università di Bologna.

Questa è la lettera consegnata oggi dal nostro rappresentante degli studenti in Consiglio di Dipartimento e in Commissione Paritetica Jacopo Cappa ai valutatori dell’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca:

“Siamo studentesse e studenti dell’Università di Bologna, da diverso tempo insieme ai dottorandi e agli assegnisti di ricerca, e più in generale ai precari della ricerca universitaria e insieme a diversi docenti, abbiamo cominciato una battaglia per il riscatto dell’Università pubblica. In quest’ottica è nata la nostra opposizione contro l’attuale modello di valutazione, che ha cambiato radicalmente la distribuzione dei fondi universitari e ha impattato sulla vita quotidiana dell’intera comunità accademica, legandone il destino a poco chiare e per nulla condivise pratiche ministeriali di valutazione e auto-valutazione. Stiamo parlando dell’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca: ANVUR.

VISITA A BOLOGNA

ANVUR vi ha mandato qui a valutarci, a decidere sulla base dei vostri “punti di attenzione” cosa va e cosa non va nel nostro Ateneo, un diritto questo che crediamo non vi spetti e che appartenga invece alla comunità accademica che vive ogni giorno queste aule e le sue difficoltà. La risposta però di questo Rettorato è stata quella di accogliervi, di preparare da quasi un anno e più i dipartimenti e i corsi di laurea sottoposti alla vostra visita, a rispettare le linee guida del sistema AVA, a comprimere la didattica pur di rispettare il rapporto numerico studenti/docenti che è stato stabilito senza che vi fossero risorse aggiuntive in grado di produrre un piano di reclutamento per far fronte a queste emergenze.

VQR

A questo è conseguito non solo un aumento dei numeri programmati e con test nei corsi di laurea (nell’A.A. 2013-2014 su 204 corsi erano presenti 23 corsi a numero programmato e 55 con test, quest’anno su 210 corsi sono presenti 26 corsi a numero programmato e 81 con test), ma un’attenzione ai parametri della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) tutti improntati alla produttività di ognuno e alla posizione della classifiche dove l’articolo viene pubblicato, un’attenzione che è andata a discapito dei tempi della ricerca e della sua qualità. Quello che è accaduto è che durante il boicottaggio dell’ultima VQR alcuni ricercatori e docenti si sono trovati i loro articoli, o meglio “prodotti”, caricati nel sistema senza la loro approvazione, questo per evitare che un eventuale alto numero di boicottaggi potesse influire negativamente sulla valutazione, scavalcando così la libertà di protesta.

Ormai da un anno inoltre i dipartimenti e i corsi sottoposti a visita, ed in generale la vita degli organi minori, è stata completamente atrofizzata dal carico burocratico delle procedure AVA, impedendo di discutere delle reali priorità e difficoltà del nostro Ateneo, legando la distribuzione dei fondi ad un sistema di valutazione di ateneo sempre più simile alla VQR e che sta tagliando le gambe alla ricerca di base e dei dipartimenti più piccoli.

RECLUTAMENTO, ASN E ASSEGNISTI

Alla fine di questa catena alimentare della valutazione, a causa del nuovo sistema di Abilitazione Scientifica Nazionale, è stato messo a rischio l’intero piano di reclutamento che ora deve rispettare mediane apparentemente senza senso, tempi e possibilità di insegnamento che complicano ulteriormente la vita dei giovani ricercatori e di tutti i precari della ricerca: spinti alla produttività , spinti a dover sopportare del lavoro precario, senza garanzie e tutele, pur di poter rimanere nel sistema universitario, si stanno sviluppando docenza a contratto e altre forme di contrattualizzazione precarie non degne del loro lavoro e della ricerca. Anche per i docenti la vita accademica è diventata molto più complicata, e così le loro prospettive e i loro tempi di vita e di ricerca. A queste condizioni, e con gli assegni di ricerca in scadenza, dare prospettive reali ai precari della ricerca è diventata una sfida impossibile, rendendoli non solo più ricattabili ma facendo perdere al nostro Ateneo il più grande patrimonio che egli ha sempre posseduto: i propri giovani ricercatori, assegnisti e dottorandi, le loro entusiasmanti prospettiva di ricerca, le loro possibilità interdisciplinari. Numericamente e qualitativamente sono loro i veri pilastri del nostro Ateneo, eppure non sono rispettati i necessari tempi di ricerca, che sono allo stato atttuale inconciliabili con la durata delle loro tipologie contrattuali.

Nonostante Bologna aumentasse i suoi fondi in maniera complessiva, alcuni dipartimenti si sono visti ridurre i fondi dovendo a quel punto decidere di tagliare parte del reclutamento, già di per sé insufficiente. Nonostante un turn-over in aumento solo alcuni dipartimenti hanno potuto godere di questi vantaggi, gli stessi che riceveranno anche i Fondi per il Dipartimento di Eccellenza e complessivamente anche la stessa quota di fondo ordinario. Si stanno venendo a creare due università diverse all’interno della stessa: una improntata all’internazionalizzazione, ai corsi di eccellenza a numero programmato, o a strutture e laboratori capaci di ospitare numeri anche elevati di studentesse e studenti, spesso con rialzi delle tasse altissimi. Dall’altra parte invece dipartimenti piccoli, o considerati poco influenti, si sono ritrovati a dover rinunciare ad assegnisti di ricerca e ad un turn-over che riuscisse a dare una prospettiva futura solida e di miglioramento continuo.

RIVENDICAZIONI

Secondo il rapporto “Education at a Glance 2017” dell’OCSE il nostro paese è penultimo nella classifica del tasso di laureati, ha il divario di genere più pronunciato per quanto riguarda questi ultimi, la spesa per studente è ben al di sotto della media europea, ultimo nella classifica sul rapporto spesa pubblica per istruzione e totale delle spese (7,1%), le tasse d’iscrizione sono più elevate rispetto alla maggior parte dei paesi europei e per quanto riguarda il sostegno finanziario pubblico per gli studenti universitari esso è limitato a un quinto degli studenti.

Questo elenco di dati in realtà ci dice una cosa: al 2014 l’impatto di un sistema di valutazione che aveva già cominciato a distribuire fondi e ad abilitare i futuri docenti (tra le altre cose) non ha portato a nessun risultato concreto. Ma non solo, non se ne capisce l’esigenza. Questo paese sembra aver bisogno, e urgentemente, di altro: aumentare la quota di fondi pubblici, investire maggiormente nella ricerca, aumentare il numero di docenti e ricercatori, diminuire le disuguaglianze nella distribuzione di fondi tra nord e sud del paese, aumentare le iscrizioni, aumentare le borse di studio e in generale il welfare studentesco, alzare gli stipendi per renderli almeno pari alla media europea, abbattere la precarietà. Un piano programmatico più che piuttosto ispira al buon senso, perché nonostante le classifiche internazionali accertino l’elevata qualità della nostra produzione scientifica (al 9° posto secondo ARWU) non ci dicono che a parità di fondi saremo i primi o i secondi delle classifiche mondiali, e con scarso impegno.

Da quando la qualità della produzione scientifica si misura sulla propria capacità.di combattere una guerra tra poveri, in un sistema definanziato, tra Atenei e tra dipartimenti?

Crediamo che sia questo il nocciolo del problema, e crediamo che su questo bisogna ripensare l’attuale sistema di distribuzione dei finanziamenti interni.

  • Chiediamo che l’algoritmo di ripartizione dipartimentale venga ripensato da tutta la comunità accademica
  • Chiediamo che i dipartimenti che vinceranno il fondo per i dipartimenti di eccellenza non ricevano i fondi ordinari in toto, e che i fondi che l’Ateneo sta tenendo da parte dai progetti di eccellenza vengano destinati al rifinanziamento dei dipartimenti in difficoltà
  • Chiediamo una proroga temporanea di 2 anni per gli assegni di ricerca in un contesto complessivo di rinnovamento del pre-ruolo
  • Chiediamo un nuovo piano per il reclutamento, che tenga conto delle reali necessità dei dipartimenti e che non dipenda da formule premiali e qualitative basate sugli attuali sistemi di VQR e VRA
  • Chiediamo in sostanza che la comunità accademica, in maniera condivisa tra tutte le sue parti, possa decidere sul proprio destino

da https://altrodiritto.wordpress.com/2017/11/28/stopanvur-perche-diciamo-no-alla-valutazione-universitaria/

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Oggi il Rettore dell’Università di Bologna ha mandato una mail a tutto l’Ateneo, ringraziandoli del loro contributo durante la visita ANVUR della scorsa settimana e del buon risultato. “Mi preme ringraziare di cuore tutti voi per il grande impegno profuso e i risultati raggiunti, consapevole del fatto che la qualità del nostro Ateneo è frutto di un lavoro di squadra”, ha scritto.

Ho pensato, forse un po’ troppo di getto, che meritasse una risposta a tono.

“Caro Rettore,

Mi preme informarla che la qualità di un Ateneo non si misura sulla base del rapporto di Valutazione o dei criteri Anvur.

Mi preme informarla che il nostro Ateneo si sta adeguando ai parametri che stanno distruggendo la ricerca in questo paese, facendo del suo esercizio di valutazione (VRA) un esercizio sempre più sterile e simile alla VQR, dirottando gli investimenti verso i “virtuosi” senza tenere in debito conto le aree in cui bisogna ripartire.

Mi preme informarla che questa sua mail è segno di una sottomissione culturale ai criteri di valutazione, e che di questo ne pagheremo negli anni a venire.

Mi preme informarla che la qualità di un Ateneo si misura sulla base del dialogo della comunità accademica, delle sue strutture democratiche, della sua capacità di aumentare l’accesso alla conoscenza e la sua produzione di benessere sociale.

Mi preme informarla che la qualità di un Ateneo si misura in borse di studio, alloggi per gli studenti, borse per i dottorandi, stabilità dei contratti della ricerca, possibilità di tenure track, in un reclutamento che sappia rispondere alle reali esigenze della didattica e nelle potenzialità sociali della ricerca.

Mi preme informarla che è segno della qualità di un Ateneo quello di non rispondere alle ripetute mail, segnalazioni di problemi e situazioni gravi. Gli studenti di giurisprudenza le hanno mandato una mail mesi fa sulla terribile situazione del dipartimento e né lei né i prorettori da lei incaricati hanno fatto nessun passo avanti verso la comunità studentesca.

Mi preme informarla che vi è stata una settimana di contestazioni, una campagna #stopanvur che ha attraversato le facoltà di lettere, giurisprudenza, scienze politiche ed economia, e che non siamo stati nemmeno convocati ad un tavolo.

Per ultimo, mi preme informarla che nonostante tutto i tecnici amministrativi e i precari della ricerca, gli assegnisti, i dottorandi, i docenti, le studentesse e gli studenti costituiscono ancora il più grande patrimonio di questo Ateneo, perché nonostante le pressioni, la precarietà, la mancanza di prospettive, le condizioni in cui si trovano a studiare e lavorare non hanno smesso di contribuire al benessere collettivo di questa istituzione e del suo territorio.

A loro andrebbero il suo rispetto, gli incontri, gli impegni, le prese di posizioni, i cambi di passo e i passi in avanti, il dialogo, la disponibilità, i ringraziamenti e riconoscimenti più veri e sinceri. Non all’ANVUR, non ai suoi parametri, non alle sue scelte politiche.

Di questo dovrebbe ringraziarli e non di altro.

Con incondizionato rispetto per questa comunità accademica, un suo studente

Giuseppe Ialacqua

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36 Commenti

    • Non si preoccupi Adriano Aguzzi. Purtroppo quelli di Link e Giuseppe Ialacqua sono studenti e non “giovani accademici”.
      Forse le è sfuggito che la qualità di un ateneo in questo paese si misura come pensano e vogliono i vecchi dinosauri che purtroppo non sono fossilizzati ma vivi e vegeti e al potere. Non ha che da rallegrarsi: ci aspettano sicuramente magnifiche sorti e progressive.

    • Caro collega,
      lei scrive “Però questo non vuol dire che si debba rinunciare all’ assegnazione meritocratica delle risorse”

      Mi dispiace contraddirla ma si vede che manca da parecchio tempo dall’Italia e forse forse prima di scrivere panzane sulla meritocrazia anvuriana sarebbe il caso di conoscerla un po’ meglio.

      Finanziare in base a dei numerini attaccati ad una pubblicazione (o meglio al contenitore della stessa, non al contenuto) o ad una persona, senza alcun riscontro scientifico circa la validità dei contenuti (in entrambi i casi), per quanto possano insegnarlo in prestigiosissime università, è retaggio culturale del secolo scorso frutto dell’applicazione distorta dei benchmark aziendali di produttività alla ricerca. Se lei producesse reggiseni, tanto quanto, ci potrebbero stare degli indicatori quantitativi per definirne la sua produttività. Ma definire un articolo scientifico “prodotto” è davvero opera di estrema follia (seppur con un piano perfettamente razionale evidente). Al mondo, lei mi insegna, per fortuna esistono realtà che evitano queste puerili ed antiscientifiche classifiche del primo della classe (persone o strutture) per incentivare invece il rigore scientifico del metodo, promuovendo i contenuti scientifici degli articoli, fornendo aiuto per aumentare la collaborazione tra scienziati, tutte armi uniche e formidabili per la Scienza. Chi si attarda sulla strada dell’esclusività, del primato, del primeggiare in competizione tra (im)pari, può avere vita e carriera facile ancorà per un po’ di tempo ma appartiene alla preistoria.
      Mi permetta inoltre di sottolineare che affermare “Se sapessimo in anticipo cosa funzionerà e cosa non funzionerà, non staremmo facendo ricerca.” è prova di leggera confusione mentale tra l’oggetto della ricerca (scientifica) e la valutazione (antiscientifica) della stessa.
      Il sistema di “valutazione della qualità della ricerca” (VQR) sta facendo aumentare in modo spropositato gli articoli scientifici falsi, i CV artefatti, i modi fraudolenti di ottenimento dei numerini valutativi (come spiega bene sotto Marco2013), la ricerca main stream (quasi sempre finalizzata e spesso semplice specchietto per finanziamenti) a scapito della ricerca d’avanguardia.
      Con il minimo sindacale di rigore scientifico, la ricerca come mezzo per raggiungere soglie di numerini, necessari ad ottenere finanziamenti o progressione di carriera non può definirsi ricerca.
      La ricerca scientifica per molti diventa così un mezzo per ottenere riconoscimenti, anche internazionali, e prestigio esattamente come le starlet della spettacolo.

      Si informi meglio la prego, sulla situazione italiana (e forse anche internazionale), magari si renderà meglio conto della situazione.
      Cordialmente

    • Comunicazione della Redazione Roars
      _______________________________
      COMMENTO RITRATTATO DALL’AUTORE
      Adriano Aguzzi ci ha chiesto di cancellare tutti i suoi post in questo thread.

    • Comunicazione della Redazione Roars
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      COMMENTO RITRATTATO DALL’AUTORE
      Adriano Aguzzi ci ha chiesto di cancellare tutti i suoi post in questo thread.

    • Adriano Aguzzi: “Il conteggio delle citazioni, che viene utilizzato in tutto il mondo, indicherebbe che io sarei affetto di confusione mentale!”
      ==============
      No, indica solo che discute di valutazione bibliometrica senza essersi adeguatamente documentato. Solo chi ne parla per sentito dire scriverebbe “Il conteggio delle citazioni, che viene utilizzato in tutto il mondo”. Ecco alcuni esempi:
      ______________

      “The sole reliance on citation data provides at best an incomplete and often shallow understanding of research—an understanding that is valid only when reinforced by other judgments. Numbers are not inherently superior to sound judgments.”

      Citation Statistics, International Mathematical Union (IMU) in cooperation with the International Council of Industrial and Applied Mathematics (ICIAM) and the Institute of Mathematical Statistics (IMS) 2008. https://www.mathunion.org/fileadmin/IMU/Report/CitationStatistics.pdf
      _________________
      “Any bibliometric evaluation should be tightly associated to a close examination of a researcher’s work, in particular to evaluate its originality, an element that cannot be assessed through a bibliometric study.”
      http://www.academie-sciences.fr/pdf/rapport/avis170111.pdf
      _________________
      “The European Physical Society, in its role to promote physics and physicists, strongly recommends that best practices are used in all evaluation procedures applied to individual researchers in physics, as well as in the evaluation of their research proposals and projects. In particular, the European Physical Society considers it essential that the use of bibliometric indices is always complemented by a broader assessment of scientific content taking into account the research environment, to be carried out by peers in the framework of a clear code of conduct.”
      http://c.ymcdn.com/sites/www.eps.org/resource/resmgr/policy/eps_statement_june2012.pdf
      ________________
      “1. Whilst accepting that mathematical research is and should be evaluated by appropriate authorities, and especially by those that fund mathematical research, the Committee sees grave danger in the routine use of bibliometric and other related measures to assess the alleged quality of mathematical research and the performance of individuals or small groups of people.
      2. It is irresponsible for institutions or committees assessing individuals for possible promo- tion or the award of a grant or distinction to base their decisions on automatic responses to bibliometric data.”
      http://euro-math-soc.eu/system/files/uploads/COP-approved.pdf
      _________________
      “Bibliometrics are not sufficiently robust at this stage to be used formulaically or to replace expert review in the REF”
      http://www.hefce.ac.uk/data/year/2009/Report,on,the,pilot,exercise,to,develop,bibliometric,indicators,for,the,Research,Excellence,Framework,/

    • Aguzzi: “Ok, ho capito che le mie osservazioni (secondo me garbate nel tono e non meritevoli di tanto astio) non provocano che aggressività.”
      _________
      Garbatissime. Basta rileggerle per rendersene conto:
      _________
      Aguzzi: “Che piacere scoprire che i giovani accademici si rifiutamo di farsi valutare. Noi vecchi dinosauri, ormai fossilizzati, credevamo che la qualità di un Ateneo si misurasse con la qualità della ricerca, ma questo era un grande errore! Ora finalmente apprendiamo che invece si misura in “alloggi per gli studenti”. Bene, bene, continuate così cari colleghi ROARS, e avremo un’università che tutto il mondo ci invidierà. Artes, Scientia, Veritas!”
      _________
      Il massimo del garbo è averle scritte e poi riconoscere che “Dell’ANVUR, ripeto per l’ennesima volta, non so niente”.

    • Comunicazione della Redazione Roars
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      COMMENTO RITRATTATO DALL’AUTORE
      Adriano Aguzzi ci ha chiesto di cancellare tutti i suoi post in questo thread.

    • Aguzzi ha esordito con un commento sprezzante (“Che piacere scoprire che i giovani accademici si rifiutamo di farsi valutare.”) ma:
      1. Non ha capito che il documento non era sottoscritto da giovani accademici;
      2. Riguardo ad Anvur (oggetto della contestazione) scrive “Dell’ANVUR, ripeto per l’ennesima volta, non so niente”
      3. Dice che “le citazioni vengono usate in tutto il mondo” ma ammette anche che “le citazioni non siano sostituibili ad una valutazione complessiva ed esperta dell’opus”
      4. Non sa nulla di Anvur, ma “ho sentito anche cattedratici italiani dire che è un inizio, prima del quale non c’era nessuna valutazione di nessun tipo.”
      ____________
      Che senso ha discutere di ciò che non si è letto (perché se leggeva il post capiva che erano studenti e non accademici) e che non si conosce (di Anvur “non so niente”) facendo leva sul sentito dire? (“ho sentito anche cattedratici italiani dire che …”).

    • Caro Aguzzi,
      se voleva fare ironia, cambi mestiere.
      Se non ha capito il commento non è un problema mio (conteneva dei richiami alla legislazione ed ai regolamenti italiani) né è colpa di quelli che in modo scientifico dimostrano che i suoi cari numerini, tanto amati nel suo prestigiosissimo consesso, sono fuffa al quadrato spacciata per oggettività (molti ci cascano, altri si abituano). Basta leggere un po’ di pubblicazioni internazionali in merito per accorgersene, per evitare di commentare questioni che evidentemente o non interessano o non si capiscono.

      Glielo riscrivo quindi giusto per evitarle la prossima figuraccia in ambito valutazione della ricerca:”Si informi meglio la prego, sulla situazione italiana (e forse anche internazionale), magari si renderà meglio conto della situazione”.

      Cordialmente

  1. Perfettamente d’accordo con GI. E l’elenco potrebbe continuare o essere allargato con : garantire una buona qualità della vita nell’istituzione , sfoltendo la burocrazia, attrezzando le aule, non cacciando le persone alle 20 meno un quarto oppure di sabato, perché o scatta l’allarme, o non c’e copertura assicurativa , ecc. ecc.

  2. La qualità della ricerca first. Questo non significa che anche il resto non sia cruciale. C’è comunque un grosso malinteso: l’ANVUR non misura la qualità della ricerca, bensì la quantità e come tale la distrugge creando meccanismi perversi di rincorsa alle citazioni. Ci sono giovani brillanti costretti a fare marketing per curare l’immagine. Questo perché anche dalle parti di Bruxelles, non sapendo come impegnare la miriade di funzionari addetti ai fondi per la ricerca, si inventano commissioni e stilano i parametri di valutazione. Vengono fuori liste piene di assurdità, del tipo un tot di punteggio sull’impatto sociale della ricerca. Che cosa avrebbe scritto Einstein? Probabilmente semplicemente un Boh. Oppure: per il momento assolutamente nulla.

    Si tratta di delirio collettivo che sta annientando le speranze di qualsiasi giovane ricercatore capace di pensiero autonomo ed originale.

    Quindi, cortesemente, chiediamo all’ANVUR di togliere l’ormai lungo disturbo. Punto, stop, basta, inutile dire altro.

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      Adriano Aguzzi ci ha chiesto di cancellare tutti i suoi post in questo thread.

  3. Gli stereotipi non permettono di pensare.
    Non vi sono giovani accademici e dinosauri, ci sono persone che lavorano all’Università: più riusciranno a pensare a misure più umane, elastiche, e a tendere verso una democratizzazione del sapere, più si vincerà la sfida che il nostro paese pare impreparato e titubante ad affrontare.
    A me piace che gli studenti siano informati e valutino.
    L’istruzione continua a funzionare, dunque

  4. @Adriano Aguzzi: Caro Adriano, dai tuoi commenti si evince che non sei molto informato sull’ANVUR. Ti faccio un breve riassunto: ci sono aspetti della ricerca, pur nello stesso SSD, di cui ormai nessuno si occupa perché, pur fondamentali, sono troppo impegnativi e non portano citazioni. Questo ha spinto, specialmente le nuove leve a puntare sul main stream, n-citazioni al mese per 6 mesi, organizzate con gruppi di colleghi, e poi nulla più, carta straccia e si parte con altro tema, e via così. Progresso nullo (se non negativo). Questo è l’effetto dell’ANVUR. Parafrasando è come se volessi valutare i negozianti contando il numero di scontrini: sopravviverebbero i panettieri mentre i gioiellieri andrebbero a casa.

    E’ quindi presumibile che il gioielliere chieda alla corrispondente ANVUR di togliere, sempre cortesemente, il disturbo (assai lungo).

    Mentre la tua assenza dall’Italia giustifica la tua non conoscenza dell’ANVUR, mi pare che non possa giustificare la tua conclusione che appare utilizzare un salto logico. In altre parole, come ovvio, chiedere di non essere valutati alla cazzo di cane non significa chiedere di non essere valutati. Peraltro, molti di noi soffrono di narcisismo, e come sai i narcisisti amano essere valutati.

    Potresti argomentare che in tal caso si dovrebbe richiedere all’ANVUR di cambiar tecnica di valutazione. Sono anni che glielo dicono in 10^n ma, credimi, è come sbattere contro un muro di gomma.

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    • IN Italia si conta il numero dei papers, si calcola l’impact factor dei journals che serve a correggere il numero di citazioni. Tutto made in anvur. Prodotto di intelligenze locali. Non ci facciamo mancare nulla. Ma si sa una cattiva valutazione è meglio di nessuna valutazione. E tutto deve essere accountable. Ce lo ripetono dal 2008. Tutti. Ormai lo abbiamo imparato!

    • Aggiungo che la nozione di “più oggettivo” mi fa correre i brividi lungo la schiena… Soprattutto se uno confonde valutazione ex ante dei progetti con valutazione massiva ex post.

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    • Scrive Aguzzi: “Dr. Baccini, mi sembra che Lei stia un po’ cavillando. È ovvio che la valutazione ex post dovrebbe servire per allocare le risorse future. Almeno spero, perchè se così non fosse, che senso avrebbe valutare?”
      __________________________________________________________________________

      Mi pare che, come dicevo prima, siamo veramente al di sotto di standard minimi di informazione. Aguzzi scambia per cavilli, una distinzione di base tra valutazione ex-ante (di progetti) ed ex-post (di lavori già pubblicati). Scrive infatti:

      “La valutazione perfetta non esiste. Anche l’NIH a suo tempo bocciò il grant proposal di Mario Capecchi sulla ricombinazione omologa [caso di VALUTAZIONE EX-ANTE ndr], che poi vinse il Nobel. Se sapessimo in anticipo cosa funzionerà e cosa non funzionerà, non staremmo facendo ricerca. Però questo non vuol dire che si debba rinunciare all’ assegnazione meritocratica delle risorse, no? Non voglio difendere ANVUR di cui so troppo poco (manco dall’Italia da >30 anni). [ANVUR FA SOLO VALUTAZIONE EX-POST NDR] Ma chiedere cortesemente di non venir valutati, dalle mie parti provocherebbe una risposta non-molto-cortese da parte dell’organismo valutatore (e, crucially, finanziatore). [DI NUOVO CONFUSIONE TRA RUOLI NDR]”

      ________________________________________________

      Aggiungo che non è affatto ovvio, come crede Aguzzi, che la valutazione ex-post serva solo per allocare risorse future. La valutazione ex-post, in una ottica di accountability (altra parola citata da Aguzzi in altro post) serve per verificare che cosa si sia fatto con risorse assegnate in passato. La valutazione potrebbe essere cioè sganciata dall’assegnazione di fondi futuri e servire ancora. A questa valutazione non si è molto abituati perché i finanziatori ed i valutati hanno reciproco interesse a non rendere conto della bontà del modo in cui sono state spese le risorse assegnate. La valutazione ex-post che piace è quella massiva, costosa, ed i cui benefici non sono stati ancora provati.

      Per accorgersi che si può fare “valutazione” ex-post, massiva o meno, senza che questo comporti assegnazione di fondi, basta sfogliare un po’ di riviste di settore. Ma si sa, gli scienziati, qua scienziati, sanno tutto di valutazione anche senza aver mai studiato una riga. E questa verosimilmente è una delle ragioni del disastro della valutazione all’italiana (e non solo).

  5. @Adriano Aguzzi: L’affermazione di Salvatore Valiante è molto chiara: affermare “Se sapessimo in anticipo cosa funzionerà e cosa non funzionerà, non staremmo facendo ricerca.” è prova di leggera confusione mentale tra l’oggetto della ricerca (scientifica) e la valutazione (antiscientifica) della stessa.

    La frase tra virgolette del premio Nobel, peraltro ovvia, va benissimo, Valiante sottolinea giustamente il nonsense di estrapolarla per giustificare valutazioni un tanto al chilo.

    Peraltro stupisce l’affermazione sulle citazioni che vanno meglio del conteggio delle pubblicazioni. E’ ovvio che la numerologia non può essere alla base della valutazione … e se non lo è, non lo è, punto.

    Allora valutiamo i musicisti con il numero di note che compongono, i poeti per il numero di caratteri nei loro versi, mettiamo i lavori su facebook e vediamo quanti click avranno (è la prossima proposta dell’ANVUR, ci manca poco). Frank Zappa e Mozart sarebbero (forse) segati, ma potremmo dire che contare il numero di note è sempre meglio che contare le pecore.

    Non ci si rende conto che il meccanismo messo in piedi dall’ANVUR è offensivamente demenziale (voluta da taluni per liceizzare le università) i cui effetti distruttivi sono di gran lunga superiori a quanto si possa immaginare. Prendiamo la Mirzakhani, Fields Medalist, aveva h index 3! (non fattoriale, proprio TRE). In Italia, con l’ANVUR sarebbe stata emarginata, non avrebbe preso neppure un assegno di ricerca. Si dirà che è un caso isolato (cosa che basterebbe). NO! C’è una variegata casistica, soprattutto tra i più validi, scientificamente molto solidi che mai pubblicherebbero lavori men che ottimi, rivolti ad una platea di nicchia, altrettanto tosta.

    Questa colleghi bravissimi, spesso con un’attività didattica eccellente, si ritrovano, grazie all’ANVUR, a ricoprire un ruolo secondario, messi in un angolino dall’AUDITEL ben sfruttato dai rampanti.

    Avremo così i rampanti che scriveranno n-lavori inconsistenti sul problema infrarosso nella elettrodinamica quantistica, mentre il mostro sacro sul topic, che scrive un lavoro ogni morte di Papa, sarà addetto alla portineria. Non siamo molto lontani da questo, grazie all’ANVUR.

    Concludendo, non so bene cosa alcuni intendano per attività di ricerca. Certo, l’ipotizzare che il numero di citazioni sia un parametro dirimente è cosa antiscientifica, irrazionale e che va immediatamente eliminata.

    Dopo varie illustrazioni, spiegazioni ed esempi
    ci si attenderebbe un argomentare razionale e cristallino e non generiche frasi stereotipate lamentandosi della “prolissità” altrui che non usa altrettanti stereotipi, brevi essenziali e … nonsense.

    • Comunicazione della Redazione Roars
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      COMMENTO RITRATTATO DALL’AUTORE
      Adriano Aguzzi ci ha chiesto di cancellare tutti i suoi post in questo thread.

    • Siamo ormai all’oscurantismo bibliometrico, ben rappresentato dalle dichiarazioni del Presidente dell’Anvur:
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      “Prima di tutto la ricerca di eccellenza è sempre fatta da piccolissimi numeri di persone. È stata fatta – e chi la faceva è stato anche messo al rogo, oggi al massimo uno perde un po’ più di tempo per farsi riconoscere – ed è fatta per amore della scienza […] lo Stato italiano è interessato non a quella punta estrema […] quello lì il suo premio lo avrà quando diventerà lo scienziato più famoso del mondo tra vent’anni. Dovrà ringraziare che nel frattempo è rimasto ricercatore e non l’hanno bruciato vivo. Cioè, francamente, non è che siamo tutti Galilei e Newton.”
      https://www.roars.it/online/galilei-valutato-dagli-anvuriani-graziosi-dovra-ringraziare-che-e-rimasto-ricercatore-e-non-lhanno-bruciato-vivo/
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      Non è che siamo tutti Galilei e Newton. E nemmeno Mozart e Mirzakhani, aggiungerebbe Aguzzi. Se fosse per Aguzzi e Graziosi, il sole girerebbe ancora intorno alla terra. D’altronde difficile raccogliere tante citazioni sul Journal of Ptolemaic Studies (nel primo centile dell’Impact Factor, voto top nella VQR e FFABR) quando ti ostini a scrivere articoli copernicani. Il Cardinal Bellarmino ha sbagliato tutto. Se voleva preservare l’integrità della fede, più che ostinarsi con l’Inquisizione doveva inventare ASN e VQR bibliometriche.

    • Marco2013@
      Affermazioni sacrosante, quel furbo di Renzi e i suoi consiglieri bocconluissiani e tanti poveracci del pd, non hanno capito che università, cultura, ricerca portano voti a sinistra. I voti adesso da chi li prenderanno? Non dic erto dai professori universitari, non di certo dai giovani da 18 in su (vedasi articolo Espresso in merito), non certo da quelli che sostengono Ferraro e la dignità della docenza universitaria. E nemmeno ormai dai boccoluisiani. Questi stanno annusando l’aria e li ritroveremo come il loro padroni confindustriali accanto al Berlusca. Con il bomba ho capito meglio la differenza tra furbo ed intelligente. La tua mail è soprattutto intelligente.
      Grazie

    • “Non dic erto dai professori universitari”.
      Ottimismo ingiustificato, fondato sull’idea, più che comprensibile ma tutt’altro che rispondente a realtà, che la categoria sia composta prevalentemente-soltanto da razionali-ragionevoli e non masochisti. La verità è che negli atenei allignano abbondanti gli avvinti al pd (quindi anche, giulivamente, al pd a gestione pupazzo/ridotto al pupazzo) in saecula saeculorum. I più illuminati fra loro arrivano tutt’al più a concedere “In effetti ormai il partito fa un po’ schifo”; soggiungendo però immantinente “Ma gli altri fanno paura; e quindi resto
      fedele all’amato, aduso schifo”.
      Sul fatto poi che a livello generale, nazionale, la transumanza sarà verso l’honestissimo ottantunenne & C., giufe ha naturalmente ragione. Del resto, che altro può fare, poverino, il bel pueblo del bel paese, di quale altra “rivoluzione” può rendersi protagonista, se non di quella consistente nel tornare all’ovile-base naturale spostandosi da fascio a fascio, cioè, per dirla con linguaggio meno colorito e più rigoroso, dalla destra abusiva (e vigliacchissimamente sedicente sinistra) alla destra autorizzata (e, perlomeno, onestamente sedicente tale)? E’ nel suo destino; direi quasi nel suo DNA

  6. Dr. De Nicolao. Se ho ben capito Lei è il moderatore di questo blog. – Non ho interesse ad un a ulteriore inasprimento del tono, mi scuso per averla evidentemente offesa, e La prego gentilmente di cancellare tutti i miei post in questo thread. Lo farei io stesso, ma non credo di poterlo fare.
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    Comunicazione della Redazione Roars
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    Tutti i post di Adriano Aguzzi in questo thread sono stati cancellati.

  7. L’uso delle citazioni, ed in particolare lo “Impact factor”, per valutare la ricerca scientifica è stato introdotto in Italia negli ambienti delle scienze biomediche. Tra i fautori Luigi Rossi Bernardi allora Presidente del CNR e Luigi Frati, allora Vicepresidente del Consiglio Universitario Nazionale. Fino a 20 o 25 anni fa fuori degli ambenti biomedici nessuno sapeva cosa fosse lo IF. La penetrazione delle valutazioni bibliometriche negli ambienti scientifici fuori delle scienze biomediche fu lenta ma inesorabile, mancò una seria opposizione sorprendentemente anche da part di matematici e fisici. I settori “non bibliometrici” non furono abbastanza fermi per rifiutare la “bibliometria” applicata alle valutazioni scientifiche, manifestando una specie di “complesso di inferiorità nei confronti delle “vere scienze”.
    Il danno principale causato dalle valutazioni bibliometriche non sono gli errori di valutazione, ma piuttosto il messaggio o suggerimento, che viene inviato ai giovani e giovanissimi ricercatori, che è quello di non seguire la propria curiosità e le proprie idee ma di lavorare su problemi alla moda aggregandosi il più possibile ad una “scuola”. Si perderà così il meglio che i giovani possono dare alla scienza.
    Non è l’anvur responsabile di questo disastro, ma piuttosto la comunità scientifica che non ha difeso la sua autonomia. In GB valutazioni nazionali basate su parametri bibliometriche sono state più volte proposte, e altrettante volte rifiutate, per i RAE. Ricordiamo anche che l’anvur ed il CUN erano contrari a parametri rigidi per le valutazioni della ASN. Furono MIUR e Consiglio di Stato ad imporle.

    • Non c’è dubbio, ognuno ha valutato solo il proprio tornaconto e quelli che il tornaconto non ce l’avevano pensavano, come i poveri in US, che era solo una momentanea situazione prima di diventare miliardari. E’ pieno di furbi in questo paese.

  8. ciro@ ok come dici tu… io conosco i professori universitari sono vecchio e ho rivestito parecchie cariche (tutte prime donne i colleghi, io compreso) Allora, restiamo in argomento. Una quota di loro corre in soccorso dei vincitori (non si spiega altrimenti l’adesione alla legge gelmini e alla assurda berlinguer )e anche il prof sentono l’aria che tira. Inoltre mai come oggi (lascia perdere quelli che stanno con i rettori e gli incardinati di regime pd), c’è stato cosi gran fermento. Ti segnalo:
    a) ferraro 25000 sono in contatto mail, 11000 ca. hanno scioperato,
    b) nessun partito li potrà tutelare in un futuro governo (salvo forse Gotor e Co e 5*),
    c) roars è molto importante come è importante la sua contro-informazione
    d) molti di noi fanno contro-informazione nelle aule
    e) i giornali di regime corrierino-mmeneghino, sole24 Rep sono sempre meno letti…

    Università è pachidermica, inerte ma si sta muovendo il consenso verso il PD è al lumicino (sono sconcertati, vedi appunto Bersani e Co)
    Non ho verità in tasca.
    Certo i grillini fanno paura basteranno per compattare verso il “pupazzo” credo di no…
    grazie Roars

  9. Per completezza d’informazione riporto le citazioni della Mirzakhani. Le citazioni di cui stiamo parlando sono quelle utilizzate dall’ANVUR, quindi SCOPUS e ISI, non Google Scholar.

    Nel 2014, quando vinse la Fields Medal, la Mirzakhani aveva 124 citazioni (SCOPUS).

    A tutt’oggi ha un totale di 220 citazioni (SCOPUS).

    Nessuno ha detto che esiste una mappa biunivoca tra l’insieme dei Mirzakhani like e colleghi poco citati.

    Ci sono giovani, molto bravi ma non dei geni, con decina di migliaia di citazioni. Questo è l’effetto dei grandi esperimenti a regime in tempo utile per l’ANVUR. Colleghi eccellenti che lavorano ad esperimenti complicatissimi che richiedono anni di lavoro si sono ritrovati a dover competere con mediane astronomiche. Risultato: unanimemente riconosciuti eccellenti ma senza abilitazione. Questo è solo uno della miriade di esempi. Il tutto ha ripercussioni sulla sfera privata, sull’attività di ricerca futura e, sopratutto manda un messaggio chiarissimo ai giovani: trovatevi subito un gruppo rampante e seguitelo pedissequamente! In altre parole, stiamo uccidendo la creatività, l’autonomia e profondità di pensiero, cioè l’essenza del concetto di ricerca che l’ANVUR, MIUR e parenti dovrebbero esser preposti a tutelare. Pazzesco! Ancora più pazzesco che dopo l’inizio dovuto a Berlusconi e company, sia venuto, con Renzi, il rafforzamento della tendenza bibliometrica, mostrando una sostanziale identità di vedute con l’illustre predecessore. D’altronde se si vede l’informazione, TG1 in primis, mi pare che il tg4 di Fede fosse una bazzecola in confronto.