A settembre in aula con la mascherina obbligatoria, anche se nella sua lettera ai rettori il ministro non lo dice esplicitamente. Gli allegati, che non erano stati fatti circolare negli atenei, rivelano anche che i rettori hanno chiesto (e ottenuto) uno sconto del 10%  sulle distanze motivato da “costi non sostenibili per la docenza e gli spazi aggiuntivi da acquisire“.

Non abbiamo fatto in tempo ad annunciare le vacanze che ci è capitata tra le mani la lettera indirizzata dal Ministro Manfredi ai Rettori sulla ripartenza dell’università a settembre, comprensiva di tutti gli allegati.

La lettera ai rettori è stata fatta sì circolare ampiamente negli atenei, ma senza allegati. Nella lettera ci si sofferma in particolare sulla disposizione delle aule: in accordo con il comitato tecnico scientifico (CTS) si prevede

l’occupazione di postazioni alternate “a scacchiera”, nel rispetto del distanziamento minimo di 1 metro, con un margine della misura di +/- 10%, in considerazione delle caratteristiche antropometriche degli studenti, nonché della dinamicità della postura.

Non si fa invece cenno, forse per ragioni di marketing, alla “misura complementare dell’obbligo dell’uso della mascherina”.

Da settembre in aula a più o meno un metro di distanza (+/-10%) e con mascherina.

Dai documenti si capisce bene anche la genesi del singolare requisito sul distanziamento che dipende dalla “postura e dalle caratteristiche antropometriche degli studenti”. Secondo l’incredibile documento CRUI del 20/07, quel “+/- 10%” evita  ai rettori di

imporre una turnazione degli studenti, la predisposizione di ulteriori spazi (spesso non disponibili sul territorio) e costi non sostenibili per la docenza e gli spazi aggiuntivi da acquisire.

Probabilmente, gli uffici tecnici degli atenei saranno in grado di predisporre “postazioni alternate a scacchiera”, mettere vicini mingherline studentesse e palestrati studenti al fine di risparmiare spazio, e si prevederà financo la postura da assumere in aula sempre per risparmiare spazi.

Se la questione non fosse terribilmente seria, ci sarebbe davvero solo da sorridere.

m_pi.AOOGABMUR.REGISTRO UFFICIALE(U).0002833.30-07-2020

all_1_documento_CRUI_26-06-2020

all_2_parere_Comitato_ts_03_luglio_2020

all_3_seconda_proposta_CRUI_22-07-2020

all_4_parere Comitato_tecnico_scient_24_07_2020

all_5_Circolare_Min_PA_n_3_2020

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35 Commenti

  1. La legge o TUIS dice che le lezioni sono pubbliche per tutte le Università pubbliche non statali … quindi varrebbe anche per le cosiddette private. ma nessuno lo pretende perché li si paga molto … invece nelle statali si pretende perché si paga poco … Questa è la verità.

    • Scusi che significa. La norma, astratta quanto si vuole, riguarda tutte le università pubbliche, statali e non statali. Il fatto che nelle non statali le rette siano più care non incide sul principio. Le lezioni possono essere seguite indipendentemente se paghi la rette o meno.

  2. @assual assual … Giusto. la pensiamo allo stesso modo. … ma molti (vedi anche sopra) pensano che sia lecito seguire le lezioni solo delle statali … soprattutto chi dirige le non statali … e allora io dico: o tutti o nessuno. poi aggiungo che secondo me questa convinzione (solo le statali) sì è inculcata nella mente delle persone solo perché nelle statali si paga un po’ meno ( o tanto meno?) … questo è un altro tema …

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