In attesa di vedere se andrà in porto, possiamo già da adesso dire che la Buona Scuola – di cui abbiamo già scritto – ha raggiunto un risultato non scontato: per la prima volta dopo sette anni, è riuscita a convincere tutti i sindacati della scuola a proclamare uno sciopero unitario per il prossimo 5 maggio. Anche la Buona Università non sembra essere partita con il piede giusto: la bozza, che avrebbe dovuto tener conto della giornata di ascolto del 26 febbraio, si è rivelata uno sfacciato copia-e-incolla da un documento precotto risalente a metà gennaio. Come testimoniato dal seguente comunicato, le organizzazioni universitarie aderenti all’intersindacale universitaria non hanno gradito «quella che fino ad ora è risultata essere la farsa di una Consultazione pubblica con la quale si tende a far meglio digerire un programma già scritto», ovvero applicazione del JobAct negli Atenei, uscita dell’Università dalla Pubblica Amministrazione e la differenziazione degli Atenei l’uno dall’altro. Non solo: l’intersindacale universitaria, giudicando «l’attacco alla Scuola pubblica perfettamente in linea con quello contro l’Università, in corso da anni», esprime la sua condivisione delle ragioni degli scioperi e delle mobilitazioni contro la Buona Scuola.

 

ADI, ANDU, ARTeD, CIPUR, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, CoNPAss, CRNSU, Federazione UGL Università, FLC-CGIL,

LINK, RETE29Aprile, SNALS-Docenti, UDU, UIL RUA

INSIEME IL 5 MAGGIO 2015. NO ALLO SMANTELLAMENTO
DELLA SCUOLA E DELLA UNIVERSITA’ STATALI

Le Organizzazioni universitarie, rappresentative di tutte le componenti (professori, ricercatori, tecnico-amministrativi,lettori/CEL, docenti-ricercatori precari, dottorandi e studenti), condividono le ragioni degli scioperi e delle mobilitazioni contro il piano di definitivo smantellamento della natura pubblica e democratica del sistema scolastico italiano.

Nella Scuola si vuole imporre una gestione ancora più verticistica e autoritaria, si ignora il diritto allo studio e alla sicurezza, si promette un reclutamento di docenti che in realtà è un parziale recupero delle cessazioni da turn-over, si intende abbandonare una qualsiasi qualificazione del personale ATA. E tutto questo assieme a un drastico taglio dei fondi di istituto e nel permanere del blocco del contratto nazionale del personale.

L’attacco alla Scuola pubblica è perfettamente in linea con quello contro l’Università, in corso da anni, e che ha come deliberato obiettivo quello di cancellare l’idea stessa di un’Università di qualità, democratica, aperta a tutti e diffusa nel Paese.

La demolizione dell’Università statale sta avvenendo con gli ingenti tagli alle risorse già scarse, l’accentramento esasperato dei poteri a livello nazionale e negli Atenei, la messa ad esaurimento dei ricercatori e il precariato reso ancor più feroce e senza sbocchi dalla legge “Gelmini”, lo svuotamento del diritto allo studio che dovrebbe invece essere garantito anche a chi è privo di mezzi. .

Inoltre la valutazione (mal concepita e peggio realizzata dall’ANVUR che ha commissariato il Sistema universitario) è diventata una clava per controllare, colpire e demolire, piuttosto che uno strumento per aiutare a far funzionare meglio la ricerca e l’alta formazione nel nostro Paese in una logica di Sistema nazionale.

E il peggio per l’Università statale sta per arrivare: con la scusa della sburocratizzazione si punta dichiaratamente all’uscita di questa Istituzione dalla Pubblica Amministrazione, ed è già annunciata l’applicazione del JobAct negli Atenei. Ovvero una ulteriore iper-precarizzazione di quasi tutto il personale docente, compreso quello ora in servizio al momento di un eventuale passaggio di carriera.

L’uscita dell’Università dalla Pubblica Amministrazione, richiesta da anni dalla Confindustria,  porterebbe al rafforzamento ulteriore del potere dell’ANVUR e dei Rettori sulla didattica, sulla ricerca e sul reclutamento, le carriere e la retribuzione dei docenti, differenziando totalmente gli Atenei l’uno dall’altro.

L’obiettivo finale è quello di ridurre a pochissimi gli Atenei “veri”, quelli che svolgono didattica e ricerca, emarginando o cancellando tutti gli altri. E tutto questo nella direzione di un uso ancora più privatistico delle risorse pubbliche concentrate in poche mani.

Si tratta di un progetto dannoso per l’intero Paese che con la cancellazione dell’Università statale perderebbe un pilastro fondamentale del suo sistema democratico.

Un progetto che – come già avvenuto nella Scuola – si sta perseguendo con quella che fino ad ora è risultata essere la farsa di una Consultazione pubblica, una finzione con la quale si tende a far meglio digerire un programma già scritto e messo in atto da anni e che ancora una volta sarà applicato dal Governo di turno, se una grande e tempestiva mobilitazione dell’Università e dell’Opinione pubblica non lo impedirà.

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10 Commenti

  1. Il segretario generale della CGIL è per caso iscritto al partito del Governo contro il quale intende scioperare?

    http://www.partitodemocratico.it/utenti/profilo.htm?id=2443

    Sciopero?

    Troppo poco: per esperienza diretta constato che un buon numero dei Professori Ordinari sui 60-70 anni sono ex studenti occupatori. Quindi per fare carriera in Università lo sciopero è troppo poco.

    Io purtroppo non ce la faccio, non solo ad occupare, ma anche solo a manifestare. Ho avuto dei traumi con la Polizia da piccolo:

    alle elementari (nella scuola privata cattolica che frequentavano) c’erano i due figli di un poliziotto (questore a Genova nel 2001): erano cattivissimi, e picchiavano gli altri bambini (tranne uno, che ha fatto loro molto male)…

    Sto aspettando che mi vengano a prendere a casa. Ma anche io so dove abitano…

    • Naturalmente i bulli non ci sono solo tra i figli di poliziotti.

      Quando ero al liceo diversi miei compagni di classe se la prendevano, per puro divertimento, con studenti del primo anno. Tra questi miei compagni di classe bulli uno (figlio di architetto) ora fa il frate comboniano in Africa, ed organizza scioperi contro imperialismo occidentale…

  2. Ecco cosa dice l’articolo 97 della costituzione

    “Art. 97
    I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in
    modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
    Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le
    attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
    Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso,
    salvo i casi stabiliti dalla legge.”

    A quel che sembra, dal loro proclama, i sindacati (tutti) stanno difendendo questo articolo per l’università. Ma sono stati proprio i sindacati a promuovere a partire dagli anni settanta la contrattualizzazione del pubblici dipendenti in aperta violazione dei principi costituzionali. Cioè il superamento dell’art.97 della costituzione andava bene finché i sindacati ritenevano di poter essere gli arbitri della “deregulation”.

  3. Come non si ribadirà mai a sufficienza, l’orribile programma di smantellamento dell’Università pubblica è quello delle confindustrie europee, delle quali la nostra è mera cassa di risonanza periferica. La prima breccia fu aperta da Berlusconi/Tremonti, indossando i gentili guanti di Moratti e Gelmini; ma il meglio deve ancora venire, e volentierissimo le confindustrie europee si appoggiano a governi di centrosinistra per un elementare principio: il sangue si nota di meno ove il grembiule del macellaio sia rosso (più o meno stinto). La riduzione dell’offerta universitaria italiana è l’obiettivo di quest’azione (5 università, non di più, disse in tempi non sospetti il presidente del consiglio): pochi atenei in cui si fa ricerca ‘di punta’, con stipendi significativi per i docenti, e molti o pochi college all’americana dove andrà, se li troverà ancora aperti, chi non potrà permettersi le rette per frequentare le università vere. I contratti dei docenti saranno ispirati alle ‘tutele’ crescenti del Jobs act (notoriamente inesistenti). I professori, come avviene dal 6 marzo in azienda, potranno essere licenziati perché avranno messo una cravatta gialla o un papillon verde (il magistrato accerti il fatto, per il resto taccia). I vertici del mondo universitario non diranno nulla, perché sono tutelati e perché li attende una magnifica prospettiva di Schadenfreude: non ci sono più i nostri privilegi, eh la crisi, la corruzione, che peccato, anzi meglio, saremo gli ultimi a goderne.

    • Analisi esattissima anche nel tono: duro, sprezzante, chiuso a ogni speranza.
      Ottimo il riferimento al giulivo e fruttuoso operare della destra (industrial-bancaria-finanziaria) attraverso i centrisinistra (un operare tanto più agevole e scorrevole in quanto sono ormai divenuti chiarissimamente destra).
      Perfetto il richiamo alle penose dichiarazioni in materia di università fatte da homo rignanensis ben prima della sua (secondo me, per una ventina d’anni definitiva) presa di potere. A homo rignanensis va dato atto che non si è mai nascosto, fin da quando, non pochi anni fa, fece le prime irruzioni sull’orrenda scena pubblica-politica nazionale. E’ sì vero che, come ogni assetato di potere, all’occorrenza sa dire tutto e il suo contrario; ma la sua linea vera e fondamentale, totalmente prona al pensiero unico della destra neoliberista ormai dominante il continente, l’ha sempre nitidissimamente esternata. Dunque, vanno tacciati di qualcosa d’intermedio fra deprimente stupidità e grottesco masochismo i tantissimi operatori del settore di scuola, università e ricerca (naturalmente mi riferisco a quelli, fra i suddetti tantissimi, che NON sono allineati al suddetto pensiero unico) che, nell’unica occasione in cui si è potuto esprimere un parere ufficiale-elettorale su di lui (cioè alle Europee di un anno fa, che avevano le evidenti caratteristiche di un referendum su di lui), hanno votato pd, cioè lui, e così lo hanno caricato ulteriormente (preciso subito per completezza di esposizione che, peraltro, ritengo avrebbe tirato diritto all’incirca allo stesso modo su tutto anche se avesse preso il 15% di voti in meno, anche perché avrebbe continuato ad avere saldissimamente dalla sua parte l’89nne comunista di estrema destra che ha svolto il ruolo di efficiente, martellante cinghia di trasmissione degli ukase delle élites industriali-bancarie-finanziarie cui già ho alluso).
      Infine, apprezzabilissimo il pronostico circa il comportamento che terranno “i vertici del mondo universitario” di fronte all’imminente affondo finale: come si sono sempre adeguati a tutto, s’adegueranno sereni (e forti dei loro diritti acquisiti) anche al colpo di grazia

    • Porciani@condivido al 100%. Trovo spettacolare che lei sia tra i pochi a individuare uno dei pratogonisti (anche in Italia) dello sfacelo dell’università pubblica confindustria, dai tempi di Lombardi. Questo progetto è un prgetto “intelligente” impatta ad esempio sulla destinazione di 80 miliardi di finanziamenti per la ricerca e sviluppo usati per tenere in piedi un sistema manifatturiero incapace (con qualche eccezione) di fare ricerca: Si manifesta nel continuo attacco al sistema di formazione superiore pubblico. Si manifesta nel continuo vituperio del prof delle unipub da parte dei soliti. Unindustria in modo strategico da anni vuol mettere lingua nella definizione della missione delle unipubbliche foraggiando con continua pubblicità le solite private. Sia chiaro ci sono bravi professori e professionisti dappertutto sia nel sistema publ che priv, ma dei primi, più numerosi ci si è completamente dimenticati.. Abbiamo bisogno non tanto di raffinate, quanto cerebrotiche esercitazioni di intelletto, ma di uno slancio di onesto orgoglio. Siamo ormai emarginati come i gay di tanti anni fa. Questi ultimi hanno inventato le sfilate gay pride..Facciamolo anche noi..non le pare?
      STUPP (STate University Professor Pride 🙂 )

  4. Homo Rignanensis è il sindaco di un paese (lasciamo la minuscola, è meglio) le cui classi dirigenti hanno deciso vent’anni fa di distruggere l’apparato industriale esistente, nella migliore delle ipotesi perché pensavano a una lenta ristrutturazione che l’avrebbe ‘normalizzato’ favorendo le concentrazioni economiche. Non è successo questo, le concentrazioni di capitale sono rimaste dov’erano (Nord Europa), e questa è diventata terra di conquista per il capitale straniero. In un paese ridotto così non serve la grande industria (Marchionne ha indicato la strada traslocando in USA e Inghilterra) e nemmeno la piccola, ma Oscar Farinetti; non serve studiare, ma fare i barman o impastare pizze a Roma Firenze Venezia; non serve il bicameralismo, perché una Camera è anche d’avanzo se dobbiamo solo applicare norme decise altrove; non serve un capo del governo, ma, appunto, un sindaco. Le province le togliamo perché l’Italia tutta è ormai una provincia. In questo quadro non ha alcun senso ‘salvare’ l’Università. Bisogna salvare l’Italia, prima, o torneremo alle nostre superbe ruine di volgo disperso e ai solchi bagnati di servo sudor. Non a caso, dalla nuova scuola Manzoni è destinato a sparire: non pare sia nelle corde del sindaco

  5. Anche Roger Abracadavanel ha deciso di animare la giornata di sciopero con i suoi trucchi. Come un giocoliere ha tirato in aria un sacco di palle. In alcuni momenti, poi, ha sparato fuochi d’artificio roboanti, degni delle migliori feste di paese. Di quelli che quando scoppiano sembrano bombe e che soprattutto, alla fine, hanno la consistenza del fumo che si lasciano dietro.
    .
    http://video.corriere.it/sciopero-poco-utile-scuola/95d317f8-f27b-11e4-88c6-c1035416d2ba

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