C’era una volta (e c’è) il tempo dei distributori automatici di caffè. Qualche mugugno e un paio di battute sull’ultimo algoritmo anvuriano, ma senza esagerare. Perfino quando si sarebbe trattato semplicemente di non accettare il compito di revisore dei “prodotti” della VQR e fermare così la corsa alle classifiche: se non lo fai tu, lo faranno altri… Per questo il testo [Per un coordinamento delle riviste di filosofia] sottoscritto da un numero cospicuo e crescente di riviste di filosofia non è semplicemente l’atto di nascita di una struttura di coordinamento(1) e non deve passare inosservato. Non è la protesta rancorosa di chi non è riuscito a raggiungere l’empireo della fascia A, perché molte delle riviste che hanno firmato possono esporre l’agognato bollino. La verità è finalmente sotto gli occhi di tutti: la fascia A è considerata, perfino nei reparti di élite, uno strumento che ha prodotto una valutazione meccanica sganciata dal valore intrinseco delle pubblicazioni, scoraggiato la ricerca interdisciplinare, creato condizioni potenzialmente lesive della ricchezza e pluralità del panorama culturale e delle corrette condizioni del mercato editoriale, incentivato il diffondersi di un comportamento adattativo e conformista da parte dei giovani. I firmatari annunciano l’intenzione di utilizzare criteri per la selezione dei materiali che si discostano significativamente da quelli fissati nel Regolamento Anvur per la classificazione delle riviste. Cosa accadrà se queste riviste passeranno dall’annuncio ai fatti? La richiesta dell’abolizione della fascia A è inserita in una prospettiva culturale, in un’idea di università non meno esigenti e tuttavia alternative a quelle che sono state imposte in questi anni. È sufficiente leggere i passaggi dedicati alla VQR per rendersene conto. Ecco perché sostenere con forza questa iniziativa, partendo dall’adesione con il proprio nome e cognome [basta scrivere a: coordinamentoriviste@gmail.com]. Io invierò subito la mia e invito tutti i colleghi che ricevono uno stipendio per insegnare filosofia nelle nostre università a fare altrettanto.

(1) La riunione del Coordinamento avrà luogo a Roma il 1 ottobre, ore 12:00, presso l’Università Roma Tre, P.zza della Repubblica 10, Aula 2. Per adesioni o informazioni scrivere a: coordinamentoriviste@gmail.com

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente lettera di Stefano Semplici

Il coraggio di dire basta. Finalmente…

C’era una volta (e c’è) il tempo dei distributori automatici di caffè. Qualche mugugno e un paio di battute sull’ultimo algoritmo anvuriano, ma senza esagerare. E soprattutto evitando con cura di passare dal mugugno al fare: il calendario delle gare è fitto, i posti sul treno dell’eccellenza sono pochi e ogni distrazione potrebbe essere fatale. Quanti “vorrei ma non posso” davanti a quelle macchine. Perfino quando si sarebbe trattato semplicemente di non accettare il compito di revisore dei “prodotti” della VQR e fermare così la corsa alle classifiche: se non lo fai tu, lo faranno altri…

Per questo il testo sottoscritto da un numero cospicuo e crescente di riviste di filosofia non è semplicemente l’atto di nascita di una struttura di coordinamento e non può, non deve passare inosservato. Non sono chiacchiere fra amici in un cantuccio nascosto. Non è la voce di una critica anche forte e argomentata ma pressoché isolata nello spazio pubblico e dunque sostanzialmente innocua. Non è – soprattutto – la protesta rancorosa di chi è rimasto nel gruppone dei mediocri e non è riuscito a raggiungere l’empireo della fascia A, perché molte delle riviste che hanno firmato possono esporre l’agognato bollino. Si tratta, per la prima volta, di una sfida a viso aperto lanciata da un numero di soggetti potenzialmente in grado di mettere davvero in crisi i meccanismi sui quali si regge la competizione ad oltranza della quale è stata affidata all’ANVUR la regia, nella convinzione che questa fosse la via maestra per sostenere il progresso della scienza e del sapere nel nostro paese.

La verità, almeno per quella piccolissima parte del mondo accademico che è rappresentata dalla filosofia (dove sono gli altri?), è finalmente sotto gli occhi di tutti: la fascia A è considerata da molti degli addetti ai lavori, perfino nei reparti di élite, uno strumento che ha prodotto una valutazione meccanica sganciata dal valore intrinseco delle pubblicazioni, scoraggiato la ricerca interdisciplinare, creato condizioni potenzialmente lesive della ricchezza e pluralità del panorama culturale e delle corrette condizioni del mercato editoriale, incentivato il diffondersi di un comportamento adattativo e conformista da parte dei giovani. Come faranno l’ANVUR e il Ministero (il governo del cambiamento…) a far finta di nulla? I firmatari del testo, fra l’altro, annunciano l’intenzione di utilizzare criteri per la selezione dei materiali e la garanzia di un rigoroso profilo di scientificità che si discostano significativamente da quelli che sono stati fissati nel Regolamento per la classificazione delle riviste nelle aree non bibliometriche, che per la fascia A limita a «casi eccezionali» la possibilità per la direzione di assumere direttamente la responsabilità della pubblicazione. Cosa accadrà se queste riviste passeranno dall’annuncio ai fatti?

Questo coordinamento può essere la premessa di un ripensamento radicale del sistema della valutazione, perché la richiesta dell’abolizione della fascia A è inserita in una prospettiva culturale, in un’idea di università non meno esigenti e tuttavia alternative a quelle che sono state imposte in questi anni. È sufficiente leggere i passaggi dedicati alla VQR per rendersene conto.

Ecco perché sostenere con forza questa iniziativa è un dovere per tutti coloro che condividono la volontà, chiaramente espressa nel documento, di un dibattito proficuo a tutti i livelli. Il modo migliore per esprimere questo sostegno non può che essere quello di un impegno personale, partendo dall’adesione con il proprio nome e cognome. Io invierò subito la mia e invito tutti i colleghi che ricevono uno stipendio per insegnare filosofia nelle nostre università a fare altrettanto. Non è facile passare dall’intimità della pausa caffè alla visibilità di un confronto aperto e inevitabilmente duro, ma quando i numeri sono importanti fin dal primo momento (e in questo caso lo sono) le circostanze aiutano: le resistenze di temperamento possono essere superate con minore sforzo e può perfino accadere che l’imbarazzo lo provi alla fine chi resta a guardare.  Finalmente la filosofia ha dimostrato di non avere paura delle divisioni, vere e profonde, che si è cercato per troppo tempo di edulcorare o di sublimare nel richiamo all’etica della responsabilità, perfino all’interno delle società scientifiche. Adesso è necessario dire non tanto da che parte si sta, ma quali sono gli argomenti che si considerano migliori. Grazie ai colleghi di una disciplina sempre più «povera e nuda» che hanno scelto la strada della fedeltà alla loro «impresa» e hanno alzato la testa. È importante che su questa via non trovino solo «pochi compagni».

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11 Commenti

  1. L’ANVUR è diventata una specie di creatura mitologica che sopravvive fuori dal tempo, fuori da ogni logica, anche dopo che i creatori sono scomparsi. Segue codici contenenti istruzioni scritte con inchiostro invisibile, con una sorta di blockchain le cui transazioni sono protette da crittografia impenetrabile. I filosofi, povere creature perdute nei meandri dell’archeologia analogica, della carta stampata e delle biblioteche, attendono ignari l’ estinzione.
    “….All those moments will be lost in time, like tears in rain. Time to die.»…..” (replicante Roy Batty in Blade Runner 1982)

  2. “…uno strumento che ha prodotto una valutazione meccanica sganciata dal valore intrinseco delle pubblicazioni, scoraggiato la ricerca interdisciplinare, creato condizioni potenzialmente lesive della ricchezza e pluralità del panorama culturale e delle corrette condizioni del mercato editoriale, incentivato il diffondersi di un comportamento adattativo e conformista da parte dei giovani.”

    Frase quasi completamente applicabile anche ai settori “bibliometrici”, dove l’ uso dell’ IF delle riviste coincide con il dubbio (e talvolta interessato) utilizzo della qualità del contenitore al posto di quella del contenuto.

    La domanda “dove sono gli altri?” dovrebbe risuonare forte per tutti quelli che hanno ancora a cuore il contenuto dell’ art.33 della Costituzione.

    • Concordo. Dove sono gli altri?. Ammesso che i Filosofi possano fare breccia e me lo auguro, dove sono gli altri? Quei fisici che hanno regolamentato l’impatto di lavori a 500, 1000 autori? Quei matematici che hanno accettato la ‘produttività’ che è il contrario del loro lavoro, quegli ingegneri che si beano di essere scienziati coi loro lavori che nulla hanno a che fare con l’ingegneria, etc, etc. Settori bibliometrici o non bibliometrici sono entrambi vittime dello stesso regime autoritario, burocratico, razzista. Un regime che divide, che mette gli uni contro gli altri, che ci relega sempre di più alla marginalità internazionale, perchè come comunità ormai non esistiamo più. Possiamo solo aspirare di raccattare qualche citazione e benevolenza a prezzo di svendere personalmente la nostra dignità, e per farlo sperperiamo soldi pubblici per frequentare congressi in giro per il mondo a prostituirci. DOVE SONO GLI ALTRI?

  3. Gramsci dice da qualche parte una cosa di questo tipo, chi vuole lo approfondisca se non altro nel Dizionario gramsciano, io lo dico nei minimi termini, essenziali: le classi subalterne (subalterne per potere e per possibilità di accesso alle ricchezze sociali materiali e alla cultura, e che per di più costituiscono la maggioranza) devono sviluppare, produrre, generare in qualche modo una élite che le organizzi e le guidi, sulla quale fare affidamento e che le rappresenti. Il potere, anche perché minoritario, si organizza benissimo per tutelarsi. Nonostante le apparenze, l’università sembra trovarsi proprio nelle condizioni di una ‘classe subalterna’ rispetto ai centri di potere come Anvur, Miur. La situazione è tuttavia paradossale, non solo perché l’università dovrebbe già essere un’élite, se non altro cultural-scientifica, ma perché l’élite al suo interno ce l’ha già, elettiva, la quale dovrebbe tutelare e rappresentare, oltre che guidare e organizzare, l’elettorato, e questa è, a livello nazionale, la Crui. Da cui dedurre che se quest’élite si è allontanata dalla sua base e dai suoi compiti o dalle sue finalità, va sostituita con un’altra.

  4. La fascia A dovrebbe contenere le riviste di eccellenza di ogni disciplina. Il solo fatto che qualcuno pensi che ne debba contenere più di cinquanta per una singola disciplina (e sono molte di più!) è di per sè ridicolo quanto sintomo di malafede.

  5. Sono del tutto favorevole ad un’azione per espungere riviste di fascia A. Insieme alle ‘geografia’ delle case editrici considerate prestigiose è uno strumento per chiudere la strada a chi lavora, bene, ma non appartiene a gruppi di potere (non parlo di èlite culturali!): sappiamo tutti di cosa parliamo.

  6. Vorrei completare con:
    “Non voglio rivangare una storia ormai lontana, mi meraviglia che ci si meravigli. Il sistema accademico italiano è clientelare, nepotistico e familistico. L’Università italiana è un luogo di potere e le vicende di queste settimane confermano che la situazione, negli ultimi 15 anni, non è affatto migliorata. Prepotenza e cinismo come cardini.

    La sua è una storia finita bene, ma migliaia di ricercatori capaci rimangono fuori dal sistema. Cosa ricorda di quel periodo all’Università di Palermo?
    Ricordo di aver patito una completa emarginazione, forme persecutorie, mobbing e strade sbarrate a qualsiasi trasferimento. Sopra di me, baroni incompetenti con completo arbitrio di giudicanti. La baronia è una lingua, i baroni sono tutti coloro che la parlano, ci sono i baroni forti e quelli deboli. Questi ultimi, anche se non partecipano alle decisioni finali e sono fatti solo per obbedire e illudersi, sono importantissimi. Senza la loro cooperazione, i primi non esisterebbero.

    C’è una “dissidenza” o il sistema espelle chi non è organico?
    In sette anni di servizio a Palermo non ho trovato un solo dissidente che avesse il coraggio o la voglia di esprimere il suo dissenso apertamente. I dissidenti sono numerosi, ma non contano, perché stanno a guardare. Provano schifo ma non si spostano. Sono i primi a gridare allo scandalo, ma alla fine accettano di buon grado che le cose restino così. Tra i conniventi hanno il primato della viltà, perché spacciano il loro opportunismo e la loro ignavia per resistenza.

    Professore, la fuga all’estero è l’unica exit strategy?
    Speriamo di no, che le cose migliorino. Perché i baroni sono colpevoli di fronte a tutti gli italiani. Preoccupati di promuovere solo le loro cause personali, incuranti dello sviluppo del sapere e delle coscienze. I baroni provocano ogni giorno, nella più arrogante certezza dell’impunità, danni incalcolabili al patrimonio umano e intellettuale dell’intero Paese.” L’intervistato è Nicola Gardini, ora professore ad Oxford. Chi ha il coraggio di evadere dal sistema dei baroni, ma restando in Italia? Bisognerebbe solo unirsi per superare questa prigione costruita intono ad ognuno di noi.

  7. come segnalato nei commenti al documento, alle riviste firmatarie si sono aggiunte le seguenti, per un totale ad oggi di 61 riviste:

    Anthropologica. Annuario di Studi Filosofici
    Anthropologica. Annuario di studi filosofici
    Aretè. International Journal of Philosophy, Human & Social Sciences
    Bollettino della Società Filosofica Italiana
    Bollettino della Società Filosofica Italiana
    Bollettino Telematico di Filosofia Politica
    Critical Hermeneutics
    Dialegesthai
    Etica & Politica
    Etica & Politica / Ethics & Politics
    Europea
    Europea
    Filosofia e Teolog
    Filosofia e Teologia
    Giornale Critico di Storia delle Idee
    Historia Philosophica
    Il Cannocchiale
    Il Pensare
    Il pensare
    Il Protagora
    In Circolo. Rivista di Filosofia e Culture
    ISPF-LAB
    Itinera. Rivista di Filosofia e di Teoria delle Arti
    L’Inconscio. Rivista Italiana Di Filosofia e Psicanalisi
    L’inconscio. Rivista italiana di Filosofia e Psicoanalisi
    La Nottola di Minerva
    La nottola di Minerva, Journal of Philosophy and Culture
    Lebenswelt
    Lexis. Poetica, retorica e comunicazione nella tradizione classica
    LEXIS. Poetica, retorica e comunicazione nella tradizione classica
    Logoi.ph.
    Logos
    Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane
    Nòema
    Nuovo Giornale di Filosofia online
    Nuova Rivista Storica
    Nuovo Giornale di Filosofia
    Nuovo Giornale di Filosofia della religione
    Odradek. Studies in Philosophy of Literature, Aesthetics and New Media Theories
    Rivista di Studi Politici Internazionali
    Segni e Comprensione
    Thaumàzein
    Vita Pensata
    Thomasproject

  8. Per qualche ragione, la lista copiata delle riviste firmatarie che si sono aggiunte ha presentato ripetizioni ed errori. Ci scusiamo e ripetiamo la lista corretta:

    Anthropologica. Annuario di studi filosofici
    Aretè. International Journal of Philosophy, Human & Social Sciences
    Bollettino della Società Filosofica Italiana
    Bollettino Telematico di Filosofia Politica
    Critical Hermeneutics
    Dialegesthai
    Etica & Politica / Ethics & Politics
    Europea
    Filosofia e Teologia
    Giornale Critico di Storia delle Idee
    Historia Philosophica
    Il Cannocchiale
    Il Pensare
    Il Protagora
    In Circolo. Rivista di Filosofia e Culture
    ISPF-LAB
    Itinera. Rivista di Filosofia e di Teoria delle Arti
    L’Inconscio. Rivista italiana di Filosofia e Psicoanalisi
    La Nottola di Minerva, Journal of Philosophy and Culture
    Lebenswelt
    Lexis. Poetica, retorica e comunicazione nella tradizione classica
    Logoi.ph.
    Materialismo Storico. Rivista di filosofia, storia e scienze umane
    Nòema
    Nuovo Giornale di Filosofia online
    Nuova Rivista Storica
    Nuovo Giornale di Filosofia
    Nuovo Giornale di Filosofia della religione
    Odradek. Studies in Philosophy of Literature, Aesthetics and New Media Theories
    Rivista di Studi Politici Internazionali
    Segni e Comprensione
    Thaumàzein
    Vita Pensata
    Thomasproject

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