Il ranking delle peggiori politiche universitarie dell’ultimo anno.Questa volta la valutazione spetta ai lettori.

 

La Redazione di Roars ha pensato di celebrare insieme a voi la fine del 2012 stilando una classifica degli avvenimenti più importanti dell’anno appena trascorso. Poiché non volevamo fare una classifica qualunque, abbiamo pensato di fare una classifica degli orrori, selezionando 10 degli episodi più raccapriccianti degli ultimi dodici mesi. Abbiamo pensato anche di procedere, per una volta, noi stessi a un esperimento di valutazione, per il quale chiediamo l’aiuto dei nostri lettori. Infatti, attenendoci scrupolosamente al manuale di Nonna Papera, abbiamo selezionato un episodio per mese, per un totale, se la matematica non è un’opinione, di 10 episodi in 12 mesi. Vi chiediamo di segnalarci nei commenti quello che per voi è il peggior orrore del 2012, cioè il vostro numero uno. Assegneremo poi ogni commento a una classe di merito, correggendola verso l’alto o verso il basso con le citazioni normalizzate in base alle citazioni che l’orrore in questione ha ricevuto sul nostro blog nel corso dell’anno. A valutazione avvenuta, sulla base delle vostre scelte, vi faremo sapere quale peso abbiamo dato ai vostri giudizi.  Poiché ci troviamo a lavorare durante le vacanze di Natale, e per i limiti delle persone coinvolte, è possibile che la nostra classifica conterrà delle imprecisioni (“errare humanum…”). Ce ne scusiamo in anticipo, e ci riserviamo, data l’urgenza di pervenire alla pubblicazione della classifica degli orrori entro la fine dell’anno, di spiegarvi in seguito e nel dettaglio che cosa è avvenuto. Ci rendiamo conto che il rischio è quello di fare un torto ai partecipanti al ranking degli orrori, attribuendo loro un posizionamento sbagliato. Ci scusiamo anche di questo. Ci dispiace. Se così sarà, però, cercheremo di riparare, e di ingraziarci tutti partecipanti ex post, mettendoli tutti, a parimerito, al primo posto.

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Primo in gara.
Sergio Benedetto e la Vqr: “qualche ateneo dovrà chiudere”.

“Tutte le università dovranno ripartire da zero. E quando la valutazione sarà conclusa, avremo la distinzione tra research university e teaching università. Ad alcune si potrà dire: tu fai solo il corso di laurea triennale. E qualche sede dovrà essere chiusa. Ora rivedremo anche i corsi di dottorato, con criteri che porteranno a una diminuzione molto netta.

Così parlava, in un’intervista a Repubblica, Sergio Benedetto, il Coordinatore della Vqr, esercizio di Valutazione della qualità della ricerca italiana. Ma come: annunciare la chiusura prima ancora di farla, la Valutazione della qualità della ricerca italiana? Ci auguriamo che non fosse un sortilegio. Dato lo scarso numero di atenei per abitante presenti in Italia, e lo scarso numero di laureati, sarebbe a dir poco una scelta eccentrica.

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Secondo in gara.
Giovanni Federico: “Facciamone degli zombies”.

 facciamo mobbing su quelli giovani ma mediocri o peggio per farli andare in pensione (p.es. tagliamoli fuori dalle commissioni di concorso e facciamone degli zombie). Quando poi i nostri colleghi avranno imparato ed il clima sarà cambiato, allora i soldi saranno ben spesi. In questo processo ci saranno delle ingiustizie? Purtroppo si”

Così parlò Giovanni Federico, membro del “Gruppo di lavoro per le procedure per l’abilitazione scientifica nazionale nei settori non bibliometrici” dell’Anvur, il gruppo di lavoro incaricato di fornire indicazioni su quali libri e riviste siano da ritenersi scientifici, il 20 agosto 2012. Diverse sono state le richieste di rimuovere l’interessato dal gruppo di lavoro in quanto incompatibile con l’equilibrio e l’imparzialità richiesti dal ruolo che l’Anvur gli ha chiesto di ricoprire, si veda qui qui e qui. Forse a causa dei festeggiamenti di fine anno abbiamo tutti scordato le risposte.

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Terzo in gara.
Il Rettore dell’Università di Catania Antonino Recca e “Le Linee guida comportamentali nel caso di apertura di procedimenti disciplinari”.

Catania, tranquilla città di provincia. Il 28 settembre 2012 il Consiglio di Amministrazione, presieduto dal Rettore Antonino Recca, vota un documento intitolato: Linee guida comportamentali nel caso di apertura di procedimenti disciplinari. Traendo ispirazione dalla L. 240/2010, art. 10, che sposta il potere disciplinare dal Cun agli atenei, il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Catania dichiara di volere evitare l’esercizio di “interferenze esterne” nel corso dei procedimenti disciplinari regolati ai sensi della legge 240/2010.

Interferenze esterne sul regolare svolgimento e la corretta conclusione del procedimento
disciplinare si determinano senz’altro allorquando vengono avviati pubblici dibattiti, siano organizzate assemblee di docenti, siano coinvolti organi istituzionali o, finanche, organi di informazione, con il rischio, soprattutto in quest’ultimo caso, di gettare discredito sull’intera istituzione universitaria”,

recita il documento. Un ampio dibattito in ateneo, una serie di iniziative locali e nazionali, una petizione di solidarietà ai colleghi catanesi, un’assemblea nazionale a Catania, hanno portato il 30 novembre alla sospensione del documentoSospensione: sì, perchè il CdA di Catania ha sospeso le Linee guida sino al 31/10/2013, sostenendo la volontà del Rettore Recca di inviare al premier Monti e al ministro Profumo «una nota affinché […] venga modificata la normativa vigente, così da attribuire nuovamente la competenza dei provvedimenti disciplinari, nei confronti del personale docente, al Consiglio universitario nazionale». Ora, posto che il governo è dimissionario e una modifica della Legge 240 appare assai improbabile, ci chiediamo: dopo che l’hanno richiesto, tra gli altri, tutti i sindacati, il CUdA e le sigle che hanno organizzato l’Assemblea Nazionale del 26 ottobrea quando la revoca, oltre la sospensione?

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Quarto in gara.
Profumo e il TFA

La disastrosa vicissitudine gestita con incompetente dilettantismo dagli esperti del ministero e dai suoi massimi responsabili ha inciso negativamente sulla vita e sui destini di centinaia di candidati.

Il TFA, ovvero il Tirocinio Formativo Attivo, è stoto concepito come la via  che dovrebbe concedere l’abilitazione per l’insegnamento nella varie classi di concorso delle scuole e che dovrebbe essere gestita dalle università. Le sue prove preliminari di selezione (test di accesso a risposta multipla, gestite centralmente dal Miur col supporto del Cineca per ogni classe di concorso) hanno mostrato nella loro formulazione così marchiani errori e assurdità nella formulazione (da Roars documentata) da costringere il Miur a cercare di porre una pietosa pezza riparatrice, mostratasi peggiore del male, che ha reso ridicoli il Ministero e i suoi esperti – invero assai strani e nominati anche a “propria insaputa” – di fronte all’opinione pubblica nazionale. Ma anche in questo caso – come in tanti altri – la risposta di Profumo è stata debole e balbettante, in sostanza cercando di scaricare la responsabilità sul suo predecessore.

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Quinto in gara.
l’Anvur e le riviste pazze

Il 21 settembre scorso fa abbiamo mostrato che fra le riviste “in linea di massima” scientifiche, l’ANVUR aveva incluso riviste che nulla avevano di scientifico: da Airone a yacht Capital e da Suinicoltura al Mattino di Padova (Le riviste “scientifiche” dell’ANVUR: dal sacro al profano e dalle stelle alle stalle). L’anomalia era talmente evidente da destare sospetti riguardo a possibili “aiuti” nei confronti di aspiranti commissari oppure di candidati che potevano superare le mediane solo etichettando come scientifiche delle pubblicazioni che nulla avevano di scientifico. Non si trattava di infortuni sporadici: per illustrare solo una parte dei casi, la redazione ha dovuto scrivere una saga degna di Guerre Stellari o del Signore degli Anelli, con tanto di episodio uno, due, tre (e appendice): Sesso, droga e chiesa, le pazze riviste Anvur sempre più pazze,  il reality: l’isola delle riviste e Soft drinks, noccioline, profumi, eros, mugnai ed anche la protezione civile: appendice al terzo capitolo sulle riviste pazze dell’Anvur. Nel suo numero dell’8 novembre 2012, persino Times Higher Education, la storica rivista britannica dedicata all’informazione universitaria, ha pubblicato un lungo articolo di Massimo Mazzotti, intitolato “Listing wildly“. Alla luce della sua analisi, Mazzotti non vedeva altra soluzione possibile per l’Italia che ritornare sui propri passi restituendo importanza ad autonomia e libertà accademica. Un processo, lungo e costoso, senza dubbio, ma illudersi che esistano scorciatoie sarebbe assai più dannoso. ANVUR, dal suo canto, ha caldeggiato che si tratta, come si legge in un commento del prof. Sergio Benedetto, di  ”a very limited phenomenon”  che non modifica gli indicatori oggettivi.  Insomma, processo lungo e costoso, o scorciatoia?

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Sesto in gara
Il Ministro Profumo e il taglio di 300 milioni

14 dicembre 2011: il Ministro Francesco Profumo, all’inizio del proprio mandato, illustra le linee programmatiche della sua azione di Governo e afferma: “La riforma Gelmini non si cambia, bisogna solo oliare il sistema”. 

Sarebbe interessante, un anno dopo, fare un bilancio del suo mandato. Ripercorrere, in altre parole, tutte le iniziative intraprese per oliare il sistema. Alcune, a onor del merito, sono già in questa classifica: il Prin-Kakuro, l’Abilitazione Scientifica Nazionale, le mediane ballerine, il TFA. Ma, a costo di apparire parziali, non potevamo ignorare questa.

Il 19 dicembre 2012, dalle colonne del Corriere della Sera, il Ministro Profumo leva un grido di dolore. Riferendosi ai tagli previsti dalla legge di stabilità, tuona: “Servono 300 milioni di euro. Rispetto ai 400 milioni necessari per il funzionamento e la tenuta complessiva del sistema universitario italiano, la disponibilità dimostrata ad oggi è di soli 100 milioni”. E conclude:

“I 100 milioni sono assolutamente insufficienti e finiranno con il mandare in default più della metà degli atenei, che non potranno così fare fronte alle spese per il funzionamento”. 

A valle dell’approvazione della legge di stabilità, il 20 dicembre, la CRUI approva all’unanimità una dura mozione in cui evidenzia la continuità tra governo Berlusconi e governo Monti, e accusa:

“le gravissime e irresponsabili scelte del Governo e del Parlamento contenute nel DDL di stabilità risultano perfettamente coerenti con il piano di destrutturazione del sistema iniziato con le LL. 133/2008 e 126/2008”.

Fatto sta, come già abbiamo avuto modo di notare, Monti ignora il suo grido e sancisce la fine della carriera politica di un ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che si è rivelato privo della credibilità necessaria per difendere la sopravvivenza della stessa istituzione di cui era responsabile. Se questa è storia, una domanda ci tormenta, in questa fine anno: a chi si stava rivolgendo Profumo, dalle colonne del Corriere della Sera, il 19 dicembre? Forse al Ministro dell’Istruzione?

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Settimo in gara.
I firmatari dell’appello “Liberare l’Università”

Il 20 gennaio 2012 il Riformista ha pubblicato un appello intitolato “Vogliamo liberare l’università”. I firmatari includevano i fratelli Andrea e Pietro Ichino, Alberto Alesina, Francesco Giavazzi, Margherita Hack, e 81 altri accademici. “In questo momento di grave crisi economica”, recitava il documento, “con un debito pubblico non più sostenibile e la necessità per il nostro paese di tornare ad essere competitivo, dobbiamo chiaramente affermare che non ci possiamo più permettere questo tipo di sistema universitario burocratico, inefficiente, che non premia gli studenti migliori”. A questo fine i firmatari chiedevano: 1. L’abolizione del valore legale del titolo di studio; 2. La liberalizzazione delle rette universitarie; 3. L’istituzione di un sistema di borse di studio e prestiti d’onore.

Altre volte interventi pubblici affini hanno segnalato simili esigenze: su lavoce.info del 28.11.12, Francesco Giavazzi chiedeva a Bersani:

“è disposto ad alzare le rette facendo pagare alle famiglie con reddito medio il costo di un anno di studi (7mila euro), ai ricchi di più, e usare questi soldi per borse di studio per i poveri?”

Qualche tempo prima Andrea Ichino e Daniele Terlizzese suggerivano, per le rette universitarie, la cifra di 7.500 euro a studente. Il senatore Pietro Ichino, invece, preferiva 10 mila euro (9 mila sterline), come avviene nel sistema inglese a partire dall’introduzione della riforma Browne. Abbiamo già discusso nel merito queste proposte diverse volte, per esempio quiquiqui. E ancora una volta una domanda ci strugge: è mai possibile che i più prestigiosi economisti italiani non abbiano un’idea migliore per finanziare l’università che scaricarne il costo sugli studenti indebitandoli?

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Ottavo in gara.
L’Anvur, le mediane ballerine e il piano di reclutamento straordinario 

Ogni competizione ha il suo fuoriclasse. E dunque anche il nostro piccolo esperimento di valutazione ha il proprio: l’Abilitazione Scientifica Nazionale. Dare un resoconto breve di quanto avvenuto è in questo caso difficile: bisognerebbe risalire alla storia delle mediane dalle origini ai giorni nostri: partire dalla leggenda delle mediane fluttuanti, ricordare le disperate vicissitudini ed eroiche corse ad ostacoli delle mediane in movimento, le mediane ballerine, le mediane suicide, le mediane stregate, le mediane di Borges, le mediane fantasma, le mediane truccate e le mediane di barbapapà, e, dopo un’estate calda tutta riassunta dall’epilogo “ANVUR non potuto fare altro”, arrivare al 14 settembre 2012 ovvero al “coming out di Anvur”, quando il Consiglio Direttivo dell’Anvur mette a nudo le proprie incertezze e i propri errori, e chiama in causa le responsabilità del ministro Profumo. Lasciamo dunque da parte la storia delle mediane, o la mozione con cui i deputati Eugenio Mazzarella, Mariastella Gelmini e Paola Binetti bacchettavano il Ministro; lasciamo perdere i problemi regolamentari, bibliometrici e aritmetici, le liste opache e quelle pazze, i settori discriminati e i conflitti di interesse, i commissari superuomini, le “voci” sulla percentuale massima di abilitati, e tutto quello che adesso, che è Natale e siamo tutti più buoni, abbiamo dissipato nel vin brulè. Veniamo al dunque. 70 mila domande pervenute, abbiamo detto. Ecco invece i numeri del piano straordinario associati: 2.767 progressioni e 339 reclutamenti.

Restiamo di stucco: un altro barbatrucco?

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Nono in gara.
Il Ministro Profumo e il PRIN Kakuro

È datato 27 dicembre il decreto ministeriale che contiene il bando PRIN che stabilisce le regole per accedere al finanziamento dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale. Il Ministro Profumo, in un’intervista del 4 gennaio giustificava le nuove procedure sottolineando la necessità di utilizzare i progetti PRIN per “allenarsi” per i progetti europei dell’VIII Programma Quadro Horizon 2020: per alzare l’asticella, corresponsabilizzare gli atenei e fare gioco di squadra. Roars ha seguito scrupolosamente la vicenda, offrendo una guida per risolvere quello che allora ci sembrava come il più grande kakuro di tutti i tempi. Per chi non lo conosce, il kakuro, noto anche con il nome di cross sum, è un rompicapo simile ad un cruciverba con i numeri al posto delle lettere. Da un punto di vista algoritmico il kakuro appartiene alla categoria dei  cosiddetti problemi NP-completi (NP-hard), “i più difficili problemi nella classe NP dei problemi non deterministici a tempo polinomiale”. Come abbiamo visto, per affrontare il meccanismo di preselezione, l’università italiana ha dovuto trovare la soluzione di un rompicapo numerico che è una variante del kakuro. Non staremo qui a ripercorrere la vicenda, che però potete rileggere, per puro gaudio, qui e qui. Riprendiamo solo quella che allora era la domanda di un lettore:

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Decimo in gara.
Il Ministro Fornero nel paese dei camerieri 

Volevamo ricordare in questa fine dell’anno almeno brevemente un’ultima questione importante: la situazione del mercato del lavoro. Già diverse volte abbiamo segnalato su questo sito il modo in cui la scarsità degli investimenti in ricerca e sviluppo incide negativamente sulla vita economica del paese. Si veda a questo riguardo il Rapporto Almalaurea, quest’anno assai severo sulle politiche di innovazione e sviluppo in Italia. Con amarezza molte volte abbiamo ascoltato alcuni eminenti politici prospettare soluzioni disdicevoli, e spostare l’attenzione dalle politiche pubbliche alle presunte responsabilità degli studenti: choosy, bamboccioni, fuoricorso, è stato detto. Un osservatore attento qualche giorno fa commentava i recenti tagli introdotti dalla Legge di Stabilità al sistema universitario come il risultato di:

“un orientamento che ritiene sufficiente un sistema universitario più piccolo dell’attuale. Dall’economia italiana, infatti, viene una domanda di formazione e di ricerca inferiore alla media europea e di conseguenza il fondo per l’università può essere anche ridotto e molte sedi possono chiudere”.

In questo caso, le prospettive per il nostro paese rimarrebbero quelle sottolineate nel recente editoriale di Marco Cattaneo sull’ultimo numero de Le Scienze: “Il paese dei camerieri”, quando l’Autore riprendeva le dichiarazioni rilasciate a metà novembre, durante una puntata di «Servizio Pubblico», dall’economista Luigi Zingales, tra i promotori dell’iniziativa intitolata «Fermare il declino».

‘‘Ci sono un miliardo e quattro di cinesi e un miliardo di indiani che vogliono vedere Roma, Firenze e Venezia. Noi dobbiamo prepararci a questo. L’Italia non ha un futuro nelle biotecnologie perché purtroppo le nostre università non sono al livello, però ha un futuro nel turismo”.

Su Roars diverse volte abbiamo sottolineato che il futuro non può che ripartire da un ripensamento e rifinanziamento del sistema d’istruzione, e da nuovi investimenti in Ricerca e Sviluppo. Lo facciamo anche in questa fine anno, e aggiungiamo che il nostro migliore augurio per il 2013 è che, per rispetto di noi stessi e dei nostri figli, il nuovo anno porti a tutti la lungimiranza necessaria per invertire la rotta.

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Ci teniamo, prima di concludere, a dire un paio di cose.

Anzitutto vogliamo scusarci con alcuni dei partecipanti a questa piccola competizione. Sappiamo, infatti, che taluni sono sovra-rappresentati. Ci dispiace, non siamo riusciti a evitarlo.

In seguito volevamo ricambiare al Ministro profumo gli auguri di buone feste. Il Ministro Profumo ha dedicato una nota natalizia al mondo dell’istruzione, ai “colleghi professori, ricercatori e personale scolastico dell’università e del ministero”, alle famiglie e ai “carissimi studenti”. Scrive il Ministro:

“Abbiamo tutti lavorato duramente. Le nostre fatiche acquistano un senso speciale perché sono per lo più rivolte a voi studenti e ai nostri figli e nipoti. Questo senso del futuro è una bussola di cui il Paese non può privarsi senza correre il rischio di smarrirsi. Il mio augurio per il prossimo anno è dunque quello che esso venga compreso e raccolto da chi viene dopo di noi. Anche su questo, potrete contare su di me”.

 

Ricambiamo gli auguri e ci auguriamo che non si tratti di una minaccia.

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PS. Se ci siamo dimenticati qualche orrore, per favore, segnalatecelo nei commenti. Prima o poi ce la faremo a valutarli tutti secondo il merito.

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54 Commenti

  1. Secondo me merita il primo posto il Decreto Legge del 6 luglio 2012, n. 95 in materia di riduzione di spesa del personale con cui si blocca il turn over fino al 2016.
    Al secondo posto si piazza il taglio di 300 milioni al FFO e il terzo posto che vale un dignitoso bronzo se lo aggiudica la frase di Monti nella sua Agenda “Bisogna prendere sul serio l’istruzione, la formazione professionale e la ricerca”.

  2. Credo che l’ottavo orrore (le mediane ballerine) sia il più orroroso, e che da solo valga almeno due o tre orrori.
    L’ANVUR si merita di vincere!

    Prima fanno delle regole assurde, e uno (che da solo vale la vittoria).
    Poi non le sanno implementare, e due.
    Poi le implementano e sbagliano, e tre.
    Poi fanno a scaricabarile con il ministero, e quattro.
    Poi si fanno sconfessare da nientedimeno che la Gelmini, e cinque.

    Voto otto!

    • Assolutamente d’accordo con Fedele!
      Non che gli altri orrori siano “migliori”, ma l’ottavo non è solo orrido
      ma anche farsesco, vergognoso, gratuito e totalmente ingiustificabile

  3. Buonasera a tutti, scusate una piccola “incursione” ma vorrei proporre di inserire, fra gli eventi negativi del 2012 – che, in senso lato (quindi, oltre le politiche universitarie), hanno interessato il mondo della ricerca – anche la morte, oggi, di Rita Levi Montalcini. Aveva ormai 103 anni, ma si tratta di una delle figure che hanno veramente segnato il panorama mondiale della ricerca nel suo settore, per il Nobel vinto, per l’ importanza dei suoi risultati e, più in generale, per il messaggio di genuina vocazione che ha lasciato dedicando l’ intera vita alla ricerca, che ritenne più importante anche della sfera familiare e personale.
    In qualità di vincitori di un programma di rientro dei cervelli (d.m. 230/2009) intitolato a suo nome, nel nostro piccolo io ed altri, con l’ impegno a produrre i migliori e più innovativi risultati che crediamo di poter raggiungere in ciascuno dei nostri settori scientifici, cercheremo di..”onorarne” la memoria..

    • Grazie del commento che è fatto proprio da tutta la redazione. Per commemorare Rita Levi Montalcini, abbiamo condiviso su Roars il ricordo che il CUN le dedica sul proprio sito.

  4. Come docente dell’Università di Catania mi sono vergognato che il mio Ateneo fosse il primo (e speriamo anche l’ultimo) a inventarsi tali “Linee guida comportamentali nel caso di apertura di procedimenti disciplinari”.
    Non si può agire in modo tanto dilettantistico -diciamo così- con le libertà personali e costituzionali.
    Voto quindi l’orrore numero 3.

  5. N.5 e n.8 alla pari… Indistinguibili, come la discesa libera di Bormio.
    Ma Anvur per me dovrebbe essere fuori gara per manifesta superiorita’ (per modo di dire…). Tra gli altri, e’ lotta dura…. Diciamo n.2 e n.3.
    Segnalo, come altre opzioni, il varo della seconda tornata di ASN prima che sia chiusa la prima. Ed anche la perla degli ordini alfabetici sbagliati nelle liste di commissari OCSE per i sorteggi, con relativa figuraccia coi membri gia’ designati e poi estromessi.
    Comunque, buon anno a tutti. Anche all’Anvur, via…

  6. Che galleria degli orrori!!! Troppi per essere considerati delle sviste! A rileggerli, uno via l’altro, mi ha preso lo sconforto…
    Non saprei cosa scegliere:
    Il “chierichetto” Profumo? O la “miracolata” Fornero? E “30 e loden” Monti? Tutti campioni di “sputonelpiattodovehomangiatoemangio”, cioè la tanto bistrattata Università italiana!
    Proprio non saprei…direi pari-merito.
    Permettetemi di aggiungere pero’ un undicesimo orrore: noi tutti universitari (salvo eccezioni) ché proprio non capisco come mai non si sia serrato tutto e scesi in piazza. I farmacisti, o tassisti, per molto meno, avrebbero già marciato su Roma.
    Forse le rendite e/o le posizioni di privilegio da difendere sono ancora tante…ma credo che trattasi di ormai di retroguardia. Lo capiremo TROPPO tardi.
    Spero nel nuovo governo: sbaglio????
    Buon anno.

  7. Secondo me 8 senza dubbio: “Anvur non potuto fare altro”
    Il degno epilogo di una storia cominciata con la Legge Moratti, proseguita con la Legge Gelmini e sostenuta dall’ideologia dominante. L’orrore n.8 racchiude in se e sintetizza tutti gli altri 1,2,5,7,10

  8. Voto per il 6:”Il Ministro Profumo e il taglio di 300 milioni.”

    E’ il taglio delle risorse lo strumento principale per lo svuotamento e riduzione dell’università e la scomparsa della ricerca, gli altri orrori sono conseguenze strumentali.

    Concordo con Sargenisco sull’11mo orrore, è necessario fermare tutto e scendere in piazza, bloccare gli esami di Gennaio/Febbraio, sensibilizzare e coinvolgere gli studenti.
    Perderanno un appello, rischiano di perdere molto di più: 10000€ all’anno di tasse e debiti fino alla tomba, formazione scadente, nessuna possibilità di fare ricerca in Italia.

    Alla prima lezione dell’anno, il 7 Gennaio, proietterò il pdf di De Nicolao “Spesa, risultati, efficienza: miti, leggende e realtà dell’università italiana.” e riferirò sulla simpatica proposta di Ichino & C.
    Gli studenti e le loro famiglie votano (e lo fanno anche i docenti universitari).

    Grazie a ROARS per aver dato uno spazio ad opinioni informate ed ai DATI.

    • Concordo con l’orrore n. 6.

      Vorrei aggiungere che anche io proietterò a lezione (in versione ridotta) la presentazione di De Nicolao.
      Sul blocco degli esami, invece andrei cauto. Eventuali e auspicabili forme collettive di protesta e/o sensibilizzazione vanno discusse con calma e cercando un coinvolgimento di tutti, in primo luogo gli studenti.

  9. Questa volta (non succede spesso) mi avete un po’ deluso. Ma come, non trovar posto nella galleria degli orrori per l’incredibile affermazione del duo Alesina-Giavazzi (prima pagina del Corriere della Sera, oltretutto) secondo cui la Bocconi non riceverebbe un centesimo di denaro pubblico? Tra l’altro i primi a smentirli siete stati voi, no?

  10. Il 3 vince su tutto perché non riguarda solo l’Università, è un problema più generale di cultura democratica.
    Sugli altri, spicca il numero 8, per la irrimediabile figura di … che abbiamo subito come sistema universitario per aver reinventato la mediana.

    Gli altri li metto tutti a pari merito, con due semplici commenti 1) ognuno può avere le idee che crede, ma a volte sarebbe meglio che le tenesse per sé 2) qualunque cretino può inventare una regola.

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