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What is this thing called research?

What is this thing called love? è una bellissima canzone di Cole Porter che è diventata nel corso degli anni uno standard della musica Jazz.

Invece, What is this thing called research? è la domanda che mi pongo e che vorrei porre anche voi.

Provo a spiegarmi con un esempio. Durante l’ultima edizione del Festival dell’economia di Trento, il cui direttore scientifico è Tito Boeri, economista e presidente dell’INPS, è stato dato ampio risalto ai risultati allo studio “Divari territoriali e contrattazione: quando l’eguale diventa diseguale” realizzato dallo stesso Tito Boeri in collaborazione con Andrea Ichino ed Enrico Moretti.

Con tale studio i tre autorevoli economisti sostengono la tesi che l’uguaglianza dei salari nominali a livello territoriale unitamente alla maggiore produttività del lavoro al Nord comporta differenze distributive ed iniquità come una maggiore disoccupazione e più alti salari reali al Sud e prezzi delle abitazioni più alti al Nord. In altri termini al Sud si è più ricchi perché i salari nominali sono gli stessi del resto d’Italia, mentre i prezzi, soprattutto quelli di alcuni beni essenziali, come il prezzo della casa, sono più bassi. Tale situazione avvantaggia due categorie di persone: gli occupati del Sud che percepiscono un salario reale più alto, ed i proprietari di case del Nord, a danno dei salariati del Nord e dei disoccupati del Sud.

Lo studio fornisce stime ben precise. Per esempio, in termini di potere d’acquisto un lavoratore del Nord perde in media il 12% rispetto ad un lavoratore del Sud

Le evidenze empiriche appena esposte si traducono in un’importante ricetta di politica economica per il nostro Paese: l’introduzione della flessibilità salariale nominale, o se si vuole, l’indicizzazione territoriale del salario nominale, potrebbe contribuire a ridurre il problema della disoccupazione al Sud e ridurre quelle disuguaglianze ed iniquità di cui si è appena fatto cenno.

Dopo l’intervento al Festival del professore Ichino e la diffusione di tali risultati a mezzo stampa vi è stato un ampio dibattito soprattutto sulle proposte di politica economica avanzate dagli autori.

Ciò che sembra strano è che questa ricerca, le cui indicazioni di policy se applicate avrebbero delle importanti conseguenze per moltissime persone e per l’economia italiana, non sia mai stata pubblicata. Dal curriculum del professore Ichino, disponibile sulla sua pagina web ed aggiornato al luglio 2016, si evince che la ricerca è un “paper in progress”. Di essa sono disponibili la presentazione del professore Ichino sul sito del Festival e un’altra presentazione in versione preliminare, pubblicata nel 2014 sul sito della Fondazione Debenedetti. In questi due anni non è stato pubblicato neanche un working paper di tale ricerca.

Quindi mi sono posto i seguenti quesiti.

Può essere uno studio, che come sembra non sia stato ancora validato dal punto di vista scientifico, considerato alla stessa stregua di una ricerca scientifica e proposto come base per interventi così radicali di politica economica?

Per un articolo scientifico la validazione della comunità scientifica (qualunque ne sia la forma, dalla double blind peer review all’open peer review) è sostanziale oppure no?

Può avere senso tornare a riflettere sulla distinzione di Aristotele tra scritti esoterici o acroamatici (riservati ai soli addetti ai lavori) e scritti essoterici, destinati al grande pubblico formato soprattutto oggigiorno dagli utenti della rete?

Se, ad esempio, un epidemiologo oppure un virologo diffondessero i risultati di una ricerca prima ancora di essere sottoposti al vaglio della comunità scientifica, cosa succederebbe? sarebbero credibili?  e se un ricercatore presentasse un “paper in progress” allo sportello ASN oppure lo sottoponesse per la VQR, quale valutazione otterrebbe?

In attesa di una risposta a tali domande, vi consiglio due versioni della bellissima canzone di Cole Porter disponibili su YouTube. La prima è una esecuzione strumentale di Bill Evans e la seconda è una particolarissima interpretazione di Gwyneth Paltrow.

 

Perché, come dice Nietzsche, noi abbiamo l’arte per non morire a causa della verità.

 

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5 Comments

  1. Giorgio Pastore says:

    Neanche gli appunti del Dr Frankenstein furono sottoposti a peer review. E allora ? I soliti rosiconi 🙂 … e blasfemi: si sta parlando del prof. Boeri! laureato alla Bocconi!
    .
    Confesserò il mio cruccio: anch’io sono in grado di trovare correlazioni statisticamente significative, e con tecniche professionali, utilizzando potenti strategie di ricerca in rete ( http://www.tylervigen.com/spurious-correlations ).
    Solo che me ne sono fatto una ragione: essendomi laureato in un’ università statale, e per di più del sud, ancor peggio in una disciplina inutile come la Fisica, non solo non posso godere dell’ aura di eccellenza bocconiana, ma probabilmente devo essere stato partecipe delle diseguaglianze ed iniquità di cui parla il Prof.
    .
    Perciò, facciamocene tutti una ragione e stiamo sereni!
    🙂

  2. Perché della Nuova Zelanda gli economisti non parlano spesso e pubblicamente?

    New Zealand “experiment” a colossal failure – Jane Kelsey

  3. Da:
    The Political Economy of Organisational Discourse and Control in New Zealand’s Liberalised Economy, by Maria Humphries

    …. In western democratic societies imposition of radical social changes runs the risk of resistance and loss of discipline, especially if those changes are perceived to benefit disproportionately a select segment of the population. Such changes are unlikely to be sustainable unless ordinary citizens can be brought to concur in them (Weber 1968:16-18). O’Neill (1986:50) argues that agreements which work in the interests of capital can be achieved so long as the disciplined society can be relied on to operate with quasi-natural effect, i.e. removed from historical and political consciousness. I argue that such a disciplined society was brought about in New Zealand through the application of the technical disciplines associated with neo-classical economic policies and through the instigation of domesticating organisational practices. ….

    Inviato da iPad

  4. Armaroli80 says:

    Come se poi non ci fossero differenze nel potere d’acquisto altrove. Se un funzionario lavora a Parigi, gli basta un 2-5% in piú per compensare uno che lavora a Clermont-Ferrand? Non credo. Sono persuaso che al Sud occorrerebbe che tutti pagassero le imposte, ma un potere d’acquisto superiore sia giusto (difficoltà di spostamento, minori infrastrutture disponibili…)

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