Abilitazione nazionale / Opinioni

Voglio trovare un senso a questa soglia, anche se questa soglia un senso non ce l’ha…

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il documento di Rete29Aprile sulle soglie per l’abilitazione scientifica nazionale.

soglia piccolaQuesta volta, non si può dire che non avessero avuto il tempo di prepararsi. Nelle prime due tornate della ASN si sono potuti imputare i numerosi errori tecnici e concettuali dell’ANVUR alla sua giovane età, alla necessità di rodarsi, considerare l’adattamento ai nuovi compiti, le scarse risorse, ecc. Ma ora questa scusa non vale più: l’ultima tornata dell’ASN è stata svolta anni fa e i vari decreti per la definizione della nuova ASN hanno proceduto ad una lentezza tale per cui i 7 uomini d’oro dell’ANVUR avrebbero potuto tranquillamente fare le cose per benino. Ma quando finalmente l’ANVUR doveva dare un contributo concreto al funzionamento del sistema delle abilitazioni, cioè proporre soglie per gli indicatori della ASN 2016, il fallimento è stato completo.

Cosa è successo? Bisogna dare atto che l’ANVUR su un punto è coerente: indipendentemente dal suo mandato, dalle critiche ricevute, e anche dai testi regolamentari che ne delimitano i compiti, persiste a considerarsi l’arbitro di una gara competitiva. Peccato che una prova comparativa non sia compatibile con il concetto di abilitazione, che comporta solo di determinare se un ricercatore ha acquisito i titoli sufficienti per accedere alla valutazione di una commissione. Fare altrimenti vuol dire spalancare le porte ad una valanga di ricorsi amministrativi causati, non dalla tanto vituperata collocazione delle Università nella Pubblica Amministrazione, ma dalla incompetenza di chi dovrebbe fare un lavoro tutto sommato semplice (oltre che lautamente remunerato).

Vediamo cosa è successo, ricostruendo i fatti e le informazioni disponibili. In diverse occasioni, membri dell’ANVUR hanno esplicitamente affermato che l’obiettivo dei criteri e parametri è di limitare la percentuale di candidati che possono ottenere l’abilitazione. Questa affermazione è in ovvio contrasto con la definizione stessa di abilitazione, che deve riguardare le qualità di un candidato in assoluto, non in modo comparativo. Al contrario, stabilire una percentuale di (attuali) candidabili implica che lo stesso curriculum potrebbe risultare abilitante o meno a seconda dei curricula degli altri candidati. Sulla base di queste intenzioni l’ANVUR ha presentato le tabelle con le soglie per candidati commissari e per gli aspiranti al ruolo di professori di prima e seconda fascia. Chiunque abbia letto questi dati e i documenti di accompagnamento ha fatto un balzo sulla sedia.

La decisione di definire le soglie in funzione della percentuale di potenziali candidati da escludere ha portato in alcune aree la produttività richiesta per l’accesso alla fascia dei professori associati, se parametrata al numero di anni considerato, ad essere anche più elevata di quella richiesta per l’accesso alla fascia degli ordinari. In particolare la scelta di prendere come riferimento per le soglie di accesso alla abilitazione da associato i dati misurati sui “nuovi” ricercatori a tempo determinato (RTD), esclude in partenza quasi metà di loro dalla possibilità di entrare in ruolo e non considera la massa “ad esaurimento” dei ricercatori a tempo indeterminato (RTI). I motivi per ignorare i 3/4 delle persone potenzialmente interessate ai concorsi da associato non sono ufficialmente noti. Si dice che gli attuali RTI vengano considerati dall’ANVUR delle zavorre, sulla base della ‘lampante’ evidenza che non sono ancora diventati associati. Non tenendo conto, ovviamente, di alcune minuzie, come per esempio, il pluriennale blocco dei concorsi e l’interruzione del piano straordinario. Invece gli RTD, e in particolare gli RTD-a, sono ricercatori “usa e getta”, sfruttabili a seconda delle necessità del momento, e facilmente reclutabili dalla vasta platea di precari. Insieme RTI e RTD sostengono una parte fondamentale del traballante sistema universitario italiano e meriterebbero (visto che di merito si parla tanto) di vedere riconosciute le loro capacità a prescindere da contingenti predeterminati.

Quella dell’ANVUR è una attitudine ampiamente esorbitante rispetto alle indicazioni normative del proprio ruolo, e non certo nuova. Si è infatti già manifestata molte volte, ad esempio nelle opacissime modalità di scelta dei GEV per la VQR, con conseguente capillare indirizzamento delle pratiche scientifiche di tutte le discipline. L’ANVUR quindi, ancora una volta, viola il suo ruolo di agenzia di valutazione, che dovrebbe fotografare lo stato della ricerca nazionale, per influenzare in modo determinante l’istituzione che dovrebbe solo monitorare, decidendo chi deve accedere alle scarsissime risorse disponibili e che tipo di ricerca va condotta. Tutto questo senza che il MIUR, formalmente il decisore ultimo di tutte le proposte dell’ANVUR, abbia mai avuto alcunché da ridire.

Se il Ministero avesse anche solo l’intenzione di far svolgere all’ANVUR il ruolo che le compete si sarebbe dovuto occupare, prima di ogni altra considerazione, della pubblicazione sistematica dei dati riguardanti la ricerca, cioè l’insieme dei prodotti scientifici di tutti i ricercatori impegnati nelle istituzioni nazionali. La pubblicazione di questi dati, si ricorda, è prevista da una legge addirittura precedente la 240/2010, ed è al fondamento dei concetti stessi di valutazione e “merito” sui quali la legge è basata. Solo fornendo la possibilità a chiunque lo desideri di valutare le scelte dell’ANVUR rispetto all’intera distribuzione delle pubblicazioni, l’Agenzia potrà acquisire quella credibilità che errori materiali e scelte arbitrarie non le hanno mai permesso di acquisire. In mancanza di questo, tanto varrebbe che i magnifici 7 dell’ANVUR nominassero direttamente gli associati e gli ordinari di loro gradimento.

Il Coordinamento della Rete 29 Aprile

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16 Comments

  1. rettifico:
    condivido il giudizio negativo sull’operato, ma mi dissocio dal giudizio espresso sulla qualità personali/professionali dei componenti dell’ANVUR.

    • braccesi says:

      Veramente comico! Anto si preoccupa della sua carriera e si premura di essere politically-correct. Non sia mai che si metta in dubbio la statura del padrone cui si ambisce prendere il posto. Caro Anto, quando il sistema crollerà (e crollerà) non ci sarà posto per il lec…lo. E poi si rilassi, siamo tre gatti che intervengono in questo sito. Nessuno ci legge e non abbiamo nessuna possibilità di incidere nella realtà ed essere notati. Prenda atto di essere un frustrato, come tutti noi!

  2. Giorgio Pastore says:

    “Tutto questo senza che il MIUR, formalmente il decisore ultimo di tutte le proposte dell’ANVUR, abbia mai avuto alcunché da ridire.”
    .
    E perché il MIUR dovrebbe avere da ridire ?
    Il MIUR come potere politico non può che plaudire ad una politica anvur che dà il duplice beneficio di far passare come “tecniche” decisioni politiche (disinvestire in ricerca e formazione superiore) e inoltre tiene occupata una grandissima quantità di docenti universitari in attività estenuanti (calcolare h-index, valutare politiche editoriali, studiare regolamenti incomprensibili, leggere sfere di cristallo,…) che aiutano a tener lontani da “cattivi pensieri”.
    .
    Il MIUR come potere dei funzionari (da non dimenticare) è anche, evidentemente, dalla parte dell’ anvur, condividendone de facto lo spirito fondamentalmente punitivo attraverso riformatori-dall’-alto/manager valutanti-ma-non-valutati (non dimentichiamo la presenza di un ex-presidente CRUI a capo del dipartimento per la formazione superiore e la ricerca)).
    .
    Dal punto di vista di queste due facce del sistema, l’ esistenza degli “uomini d’oro del direttivo anvur” toglie non poche castagne dal fuoco e mai soldi furono meglio spesi 🙂
    .
    Da questo punto di vista mi chiedo se, oltre a denunciare le assurdità anvur, non sarebbe il caso di organizzare una “marcia dei 40000” sotto le finestre di viale Trastevere/via Carcani.
    .
    Già… ma si arriverebbe a 400 ?

    • braccesi says:

      Non, non si arriverebbe a 400. E’ questo l’unico ed insormontabile problema che abbiamo. Siamo zombie nelle mani dell’ANVUR.

    • “tiene occupata una grandissima quantità di docenti universitari in attività estenuanti”

      Mi guardo in giro e vedo colleghi/e – sulla cui stretta professionalità niente da dire, non mi esprimo e nemmeno spendo un attimo di riflessione, perchè è un altro ambito (questo per Anto, v. rettifica) – che con zelo e con la certezza che tutto il loro lavoro burocratico verrà tenuto in conto, tradotto in punti e premiato prima o poi, si tuffano in commissioni, in rav o come si chiamino ora, in coordinamenti (del nulla), in sterile svisceramento di problemi da anni irrisolti, e, per essere maliziosi, irrisolti affinché si possa continuare a discuterne, e siccome i consessi non funzionano, sono stanchi e/o indifferenti, si istituiscono nuove commissioni che elaborano un documento che nessuno ha tempo di leggere e di capire e che tutti votano, o quasi tutti, per cui le cose si complicano, anche perché escono continuamente nuove disposizioni, locali, nazionali, anvurali, si programma e si controprogramma, si ordina e si straordina. E questo va avanti da una quindicina d’anni, sancito da votazioni a maggioranza, democraticamente.

    • 400 è un buon numero per mandare in tilt i contatori citazionali. Varrebbe la pena di organizzarsi in tal senso e combattere questi signori sul loro stesso terreno.

  3. Mi sembra che si facciano, come al solito, polemiche sterili.
    Le soglie ASN, se verranno confermate, permetteranno invece di attribuire l’abilitazione scientifica a molti più candidati rispetto alle tornate precedenti (2012 e 2013) anche perché sono oggettivamente molto basse (a prescindere dagli errori presenti in queste bozze preliminari facilmente correggibili nella versione definitiva) specialmente per i settori non bibliometrici.
    Le precedenti tornate avevano un indubbio fattore distorsivo che era rappresentato dalla normalizzazione dell’età accademica ma, ora, viene considerato un periodo ben più lungo per la valutazione bibliometrica (10 e 15 anni).
    Quindi finiamola di lamentarci. Se poi ci si aspetta che TUTTI debbano conseguire la abilitazione con soglie bassissime, diamola direttamente a tutti senza perder tempo……..

    • Le soglie ASN, se verranno confermate, permetteranno invece di attribuire l’abilitazione scientifica a molti più candidati rispetto alle tornate precedenti (2012 e 2013) anche perché sono oggettivamente molto basse (a prescindere dagli errori presenti in queste bozze preliminari facilmente correggibili nella versione definitiva) specialmente per i settori non bibliometrici.
      ——————————-
      Puoi dimostrarlo? Altrimenti sono parole al vento.

  4. aristotele says:

    già, una marcia dei quaranta…quattro gatti, perché sarebbe come fare una protesta contro la camorra in un territorio amministrato dalla camorra!
    ROARS è lodevole, ma a volte mi pare pervicacemente schierato con l’ottimismo della speranza (un altro mondo è possibile, ma non in questo mondo) e dimentico del pessimismo della ragione (hic rhodus hic salta)!

  5. c’è una vecchia canzone dei Beach Boys, che si intitola: “When i grow up to be a man?”.
    Ed è la domanda che noi precari/disoccupati (con titoli, però mai sufficienti per un’asticella che si alza sempre di più) poniamo al sistema.
    Mi è venuta in mente, perché in questo articolo si parla, giustamente, anche del rapporto tra ANVUR e RTD o precari.
    Per SDRAMMATIZZARE e in pieno stile estivo,
    ecco il video, buona visione e buon ascolto.
    https://www.youtube.com/watch?v=OjJUNh8QATw

  6. braccesi:
    non è cosi!
    Io, come scelta di vita, ho deciso di non giudicare mai le qualità umane o professionali delle persone.
    Le scelte politiche e di intervento delle persone che hanno impatto sulle altre, quelle sì, è doveroso giudicarle: infatti, ho specificato “condivido il giudizio negativo sull’operato”.
    Nessuna preoccupazione sulla mia carriera, per il semplice fatto che non ho una carriera.

  7. Salvatore Valiante says:

    Caro Anto,
    se degli “eccellenti” vengono pagati profumatamente per ESCLUDERE, attraverso la scelta di prendere come riferimento per le soglie di accesso alla abilitazione da associato i dati misurati sui “nuovi” ricercatori a tempo determinato (RTD), quasi metà di loro dalla possibilità di entrare in ruolo e non considera la massa “ad esaurimento” dei ricercatori a tempo indeterminato (RTI) se non come zavorra, in base ad un ragionamento tipo “se non è diventato associato allora vuol dire che non vale nulla”,
    e se non c’è un moto di rivolta da parte dei nuovi sottoproletari del terzo millennio discriminati e incapaci di fare massa critica, ma addirittura in alcuni casi osceni con la masochistica scelta di appoggiare tali decisioni,
    allora
    non c’è “scelta di vita” che tenga, non ci si può esimere dal giudicare tali decisioni come nefandezze politiche attuate da persone che DELIBERATAMENTE travalicano i loro doveri istituzionali, impuniti solo perché sostenuti sia da un governo imbelle sia da una quota non trascurabile di docenti universitari che si sono fatti due conti(i GEV sono solo una piccola percentuale) e che mediocremente sta portando al collasso tutto il sistema universitario, attenzione non per mancanza di visione ma per attuarne subdolamente una e “riequilibrarlo” in senso classista con l’esclusione dalla CONOSCENZA di tanti ricercatori, professori, studenti e strutture universitarie.

    Ad esempio un grande risultato ottenuto in questo senso è l’impedimento alle nuove generazioni di ricercatori del diritto di pensiero critico, anima del confronto aperto universitario.

    Tali persone “eccellenti” di conseguenza non possono sfuggire ad un giudizio di mediocrità che riguarda la persona che “agisce” NON la persona che È, fosse solo per la loro oscena incapacità di esplicitare la loro intenzione politica facendola passare per una semplice scelta tecnica.

    Il governo dei mediocri attua le proprie decisioni politiche esattamente in questo modo, non avendo la capacità di confrontarsi liberamente (esattamente il contrario di quello che l’università insegna).

    E chi non se ne avvede è complice.

    Cordiali saluti

  8. Tutto condivisibile tranne il fatto che l’università è già tracollata da almeno 30 anni.

  9. @Salvatore Valiante:
    io sono disoccupato dopo 12 anni di contratti e 3 libri, alcuni articoli e tantissime attività di insegnamento, che dovrei fare? Dovrei essere il più arrabbiato di tutti!!!!!
    Semplicemente ci tengo a precisare che giudico le scelte e, infatti, questa è la terza volta che lo scrivo “condivido il giudizio negativo sull’operato”.
    Ho solo rettificato un giudizio, che avevo già espresso.
    Pace e bene,
    anto.

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