Opinioni

Università: i problemi non sono i titoli di studio della ministra Fedeli

Mentre il web si scatenava sulla pettinatura della Ministra Fedeli, il 19 dicembre, Andrea Graziosi, presidente dell’ANVUR ha presentato i dati preliminari della VQR 2011-2014. Nel mondo accademico, i risultati di una ricerca scientifica si annunciano in forma divulgativa alla stampa generalista solo dopo che i dati siano stati già verificati da esperti nel campo, ad esempio dopo che un articolo è stato accettato da una prestigiosa rivista scientifica con rigorosa peer-review. È sorprendente che proprio la valutazione degli articoli scientifici prodotti in Italia abbia invece seguito la strada opposta, ovvero prima l’annuncio e i presunti risultati, senza che sia ancora avvenuta la pubblicazione dei dati in forma verificabile. Questo è un comportamento che si riscontra comunemente nelle pseudoscienze, nelle quali ci sono proclami di risultati sorprendenti ma l’accesso ai dati è precluso alla comunità scientifica. Dichiara il presidente Graziosi:

Il recupero del Sud lo ascriviamo al buon funzionamento della Legge Gelmini sul versante management…la non rieleggibilità dei rettori e i consigli di amministrazione più stabili hanno consentito politiche rigorose sui bilanci, un buon recupero di fondi comunitari e migliori assunzioni.

Le ultime due VQR erano diverse nell’intervallo temporale analizzato (7 e 4 anni), nel numero di “prodotti della ricerca” richiesti (3 contro 2), nella metodologia di valutazione. Quanto potranno essere confrontabili i risultati per supportare le affermazioni che la strada imboccata stia portando a “comportamenti virtuosi”? Al momento, le conclusioni presentate da ANVUR non sono criticabili, perché nelle poche paginette date in pasto alla stampa di bocca buona di dati verificabili ce ne sono pochissimi. La ministra Fedeli ha affermato che sarà “disponibile all’ascolto”. Potrebbe allora iniziare con un giro dalle parti della nuova sede dell’ANVUR, porre qualche domanda dettagliata e soprattutto ascoltare le eventuali risposte.

La scelta di Valeria Fedeli come ministra ha generato più di una perplessità. Può una singola persona possedere delle competenze che spaziano dalla scuola dell’infanzia fino al mondo degli atenei? L’ex sindacalista sarà a capo due ministeri romani, quello dell’Università e Ricerca, e quello dell’Istruzione. La figura del “ministro unico” per due ruoli che una volta erano separati è frutto della propaganda populistica di “tagliare le poltrone” e “ridurre i costi della politica”. Le spese derivano dall’esistenza di due dicasteri in due sedi distinte. Per chi ha bisogno solo di cittadini poco informati, avere una singola persona che sieda nel Consiglio dei Ministri e non presenti richieste scomode, tipo quella di investire in istruzione e cultura piuttosto che nel Ponte sullo Stretto e TAV, è un grande vantaggio. Appena insediata, la ministra ha ricevuto degli attacchi personali (solo da condannare) che meritano la mia solidarietà. Mentre il web si scatenava sulla sua pettinatura, il 19 dicembre, Andrea Graziosi, presidente dell’Agenzia Nazionale per la Valutazione dell’Università e Ricerca, (ANVUR) ha presentato i dati preliminari della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2011-2014, davanti a un manipolo di giornalisti, presumibilmente scelti tra quelli che non volessero o non avessero le capacità per formulare domande scomode. La VQR ha analizzato oltre centomila “prodotti della ricerca” e distribuirà in base a questi i dati la “quota premiale” (circa il 20%) del fondo di finanziamento alle università (quasi 7 miliardi di Euro in totale). Generalmente, nel mondo accademico, i risultati di una ricerca scientifica si annunciano in forma divulgativa alla stampa generalista solo dopo che i dati siano stati già verificati da esperti nel campo, ad esempio dopo che un articolo è stato accettato da una prestigiosa rivista scientifica con rigorosa peer-review. È sorprendente che proprio la valutazione degli articoli scientifici prodotti in Italia abbia invece seguito la strada opposta, ovvero prima l’annuncio e i presunti risultati, senza che sia ancora avvenuta la pubblicazione dei dati in forma verificabile. Questo è un comportamento che si riscontra comunemente nelle pseudoscienze, nelle quali ci sono proclami di risultati sorprendenti ma l’accesso ai dati è precluso alla comunità scientifica. Bisogna fidarsi, insomma.

Non c’è alcun motivo di dubitare che ANVUR i dati li abbia raccolti con cura scrupolosa. Anche nella “scienza patologica” spesso i dati sono reali. Più di una volta ho parlato del mio bisnonno Gustavo, il quale, a Napoli durante la guerra, per “campare la famiglia”, vendeva i numeri del lotto ai malcapitati. Il nonno aveva una serie di quaderni nei quali annotava minuziosamente tutte le estrazioni, eseguiva poi una serie di calcoli complicatissimi che capiva solo lui. Le sue vittime, non essendo in grado di comprenderli, si fidavano. Qualcuno poi, vinceva davvero e diveniva un fan sfegatato del nonno! Le pseudoscienze non operano falsificando i dati, ma piuttosto partendo da ipotesi non verificate e presentando delle interpretazioni fantasiose.

Nella conferenza stampa, ANVUR sembra voler giustificare l’operato dei governi precedenti. Dichiara il presidente Graziosi:

“Il recupero del Sud lo ascriviamo al buon funzionamento della Legge Gelmini sul versante management…la non rieleggibilità dei rettori e i consigli di amministrazione più stabili hanno consentito politiche rigorose sui bilanci, un buon recupero di fondi comunitari e migliori assunzioni”.

La legge Gelmini ha introdotto la non rieleggibilità dei rettori nel 2011 e ne ha prolungato il mandato a sei anni. La VQR si riferisce al quadriennio 2011-2014. A Sapienza, per esempio, il Rettore è cambiato solo nel novembre 2014. Sarebbe interessante capire se davvero gli articoli scientifici prodotti dall’accademia italiana possano essere già migliorati grazie alla “non rieleggibilità dei rettori”. Le ultime due VQR erano diverse nell’intervallo temporale analizzato (7 e 4 anni), nel numero di “prodotti della ricerca” richiesti (3 contro 2), nella metodologia di valutazione. Quanto potranno essere confrontabili i risultati per supportare le affermazioni che la strada imboccata stia portando a “comportamenti virtuosi”? Negli ultimi anni, il personale di ruolo dell’università si è ridotto del 20% circa (da 60.000 a 50.000 docenti), così come il fondo di finanziamento ordinario e le borse di studio. Di contro, la dotazione di ANVUR aumenterà da 4 a 7 milioni di euro annui sottratti al finanziamento ordinario, da comparare con i 30 milioni di euro annui che sono investiti nella ricerca di base (PRIN) e i 300 milioni che regaliamo ogni anno per supportare la ricerca degli altri stati europei. Al momento, i risultati della VQR e le conclusioni presentate da ANVUR non sono criticabili, perché nelle poche paginette date in pasto alla stampa di bocca buona di dati verificabili ce ne sono pochissimi. Anche quei pochi dati però, destano delle perplessità da parte di chi li ha letti con spirito critico.

La ministra Fedeli ha affermato che sarà “disponibile all’ascolto”.

Potrebbe allora iniziare con un giro dalle parti della nuova sede dell’ANVUR, porre qualche domanda dettagliata e soprattutto ascoltare le eventuali risposte.

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19 Comments

  1. sandroamt says:

    Sono d’accordo, i problemi non sono la “pettinatura” del ministro (ma allora occorrerebbe cambiare il titolo del post). Per i titoli invece io penso siano un problema: qualcuno mi spiegherebbe quale potrebbe essere la “visione” politica della Fedeli circa università e ricerca? “Essere disponibile all’ascolto”? Sono io ad essere ottuso?

    • Giuseppe De Nicolao says:

      In effetti, ciò che mette più a disagio è il curriculum quanto meno approssimativo. La laurea non è una garanzia automatica di competenza, soprattutto in un campo dove persino gli ex rettori hanno annaspato. Però, se non c’è il titolo ci si ritrova fin da subito nella condizione di dover dar prova di essere all’altezza. E iniziare proprio dalla revisione del proprio curriculum è un inizio per nulla brillante. Comunque, come nota Marco Bella, neppure l’Anvur se la passa bene: dare una lettura (discutibile) degli effetti delle politiche degli ultimi anni basata su dati non ancora verificabili denota una faciloneria che non dovrebbe avere spazio presso l’agenzia che valuta proprio la qualità della ricerca scientifica. Con l’aggravante che Graziosi dovrebbe conoscere le regole del gioco che valgono nell’arena scientifica.

    • leonardo.40 says:

      La “visione” politica della Fedeli consiste nel concedere il più possibile ai sindacati della scuola in vista delle prossime elezioni. Qualche briciola potrebbe cadere sotto il tavolo per gli universitari, che sono mi media più ricchi degli insegnanti (e dunque si lamentano meno), oltre che pochi e poco sindacalizzati. Stop.

    • sandroamt says:

      Vero, la laurea non è automaticamente garanzia di competenza ma specie in alcuni settori, la “non laurea” è garanzia di “incompetenza”.
      Mi spiace per quegli atenei che hanno eletto quegli “ex rettori” che “hanno annaspato”: un bravo (nel suo campo di studio) professore non necessariamente sarà un bravo rettore, ma per essere eletto rettore non dovrebbe essere sufficiente la bravura nel campo di studi, occorre “anche” avere una visione del futuro del proprio ateneo che poi potrà quasi sicuramente essere estesa anche agli altri atenei. Poi si potrà anche “giustificare” la non riuscita nell’impresa di trasformare la visione in realtà.
      Il fatto che in ANVUR bazzichino personaggi che o per incompetenza o per convenienza (non so cosa sia peggio) intraprendano certi comportamenti non può essere un giustificativo all’incompetenza di un ministro che dovrebbe “gestire” eventuali inadeguatezze di anvur.
      Qui, secondo me, siamo proprio al punto che per non svelare eventuali altre inadeguatezze si è proposto un ministro che quasi sicuramente non ha la minima idea di quali siano le problematiche degli atenei o cosa significhi “fare Ricerca”. Utopia?

  2. Nono so chi ha commentato l’acconciatura della ministra; a me piace abbastanza, basta che non si serva dei suoi gusti personali come la predecessora. E i problemi non erano nemmeno i titoli di studio quanto il modo di presentarli che infatti è stato modificato rapidamente, e nemmeno questo è piaciuto. Dopodiché la disponibilità all’ascolto, in base all’articolo citato dell’Huffing. P., riguarda per ora la scuola e non si menziona altro. E mi sembra che le procedure dell’Anvur, nonché la posizione finanziaria dello stesso ente, siano argomenti abbastanza rilevanti nell’immediato, da non rimandare alle calende greche. Non so se le saranno spiegati bene, con argomentazioni a favore e contro, dunque in un contraddittorio, e non come è successo in quella audizione davanti ad una commissione parlamentare che voi, Roars, sicuramente riuscirete a ripescare e a riproporre (sarebbe il caso di farcelo rileggere).

  3. green_baron says:

    La speranza di tutti gli abilitati è che questa ministra conceda un numero congruo di punti organico per far ripartire una università al collasso. Evitando – possibilmente – quelle prese in giro dei piani straordinari, come quello per gli ordinari, nel quale i punti organico venivano fatti vedere in fotografia.

  4. Sarebbe bello, ma ritengo impossibile vista la situazione generale e la concentrazione di tutti sui problemi particolari ed individuali, che venga riscritto il piano per l’istruzione e l’università in modo coerente.
    Di questa confusione, gli studenti non si avvantaggiano, e le energie migliori vanno sprecate.

  5. Paolo Biondi says:

    Credo che qualsiasi persona vada giudicata per quello che fa o non fa, o ha fatto o non ha fatto e non certo per quello che farà o potrà fare. La neoministra è partita male con la polemica sulla sua laurea si/no, ma ne è uscita bene correggendo subito il suo sito: l’autocritica è una virtù fondamentale. Mi interessa poco la sua pettinatura, come scriveva Archiloco sui generali (60Diehl): …lo voglio piccoletto… tutto cuore. Anzi mai al Ministero della Difesa un generale, e così mai al MIUR un Magnifico Rettore… Si può discettare se l’Università si debba dividere dall’Istruzione, ma l’Università non è anche Istruzione Superiore? E non conviene avere un quadro unitario del sistema? Storicamente nei 150 anni di storia dell’Italia (dal Regno alla Repubblica) solo per pochi anni l’Università è stata scorporata dall’Istruzione; dei risultati poi si può discettare. Auguri di buon lavoro alla neoministra, una sindacalista che forse deve riportare consensi al governo dagli addetti alla scuola in vista delle prossime (?!) elezioni. Quello che è certo che ci vuole poco ad essere migliori degli ultimi ministri (ex rettori). E per inciso la Gelmini ha creato solo Rettori onnipotenti ed una deriva autoritaria: rettori propongono tutto (dal CdA alle Commissioni etiche)… senza spesso alcun confronto… il modello aziendale è del tutto deleterio per le Università in cui i cuor di leone… abbondano.

    • Pasquale says:

      L’autocritica è una virtù, le bugie no.
      Se ti costituisci non scompare il reato.
      Costei ha dovuto correggere il proprio curriculum ma ha lasciato intendere di essere diplomata anche se non ha mai ottenuto neppure un diploma di maturità.
      Non sa nulla né di scuola né di università.
      Dovendola giudicare per quello che ha fatto (mentire) e per quello che non ha fatto (studiare) è indifendibile dall’Università alle Scuole materne (dove non ha mai insegnato…e via millantando).

    • sorrenti says:

      Spero di essere smentito dai fatti, ma “aspettiamo a vedere che fa” mi ricorda quando, invece di boicottare in massa la nuova VQR, abbiamo (quasi tutti) solo esitato (ovvero aderito in silenzio oppure detto qualcosa, ma poi lasciato che “ci aderissero”).
      Con il risultato che questa nuova VQR la potranno raccontare come “portata a conclusione”, nonostante tutto.

    • Lucio Chiappetti says:

      “Si può discettare se l’Università si debba dividere dall’Istruzione, … Storicamente nei 150 anni di storia dell’Italia solo per pochi anni l’Università è stata scorporata dall’Istruzione;”

      Alcuni anni fa avevo fatto una indagine sui paesi OCSE se uno o due ministeri (cliccare sui bottoni grigi in http://sax.iasf-milano.inaf.it/~lucio/WWW/Opinions/nobrain.html#min

      Io (che lavoro in un EPR) concordo con l’OP che sarebbe meglio avere ancora un MURST invece di un MIUR.

    • sandroamt says:

      Lucio Chiappetti wrote:
      > …Io (che lavoro in un EPR)…

      lavori in un paradosso?

      https://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Einstein-Podolsky-Rosen

      Perdonatemi, non ho resistito 😉

  6. Una novità positiva del 2015 è stata la partenza dei bandi prin. Mi rammarico che l’episodio è rimasto isolato e che il bando PRIN 2016 non sia stato bandito o sarà bandito con grande ritardo.Visto che ili media e il MIUR seguono Roars, forse sarebbe bene far partire una discussione in proposito.I prin sono una realtà imprescindibile per far muovere gli ingranaggi del sistema di ricerca universitario. Tutto naturalmente se banditi regolarmente ogni anno come lo era in passato..

  7. indrani maitravaruni says:

    Profilo bassino bassino. I titoli millantati porterebbero per correttezza a dimissioni. Comunque a loro interessava avere qualcuno che trattasse con I sindacati. Di tutto il resto non gli importa nulla. Ennesimo gesto di disprezzo.

  8. Continuo a cercare notizie sui giornali e ovviamente su roars in merito alle famigerate cattedre Natta. Paleari stesso intervistato dal Sole si augura un ravvedimento. Se lo dice lui che dal regime ha avuto (vedi nomina al Polo di Milano), possiamo ben sperare?!!
    Colgo l’occasione per fare i miei migliori Auguri a Roars, denicolao meravigliao (per favore citi però meno Stella nemico della università pubblica), Sylos e tutti gli altri che dedicano tempo ed energia alla causa delle unipubbliche.
    AUGURI quindi ROARS

  9. Marco Bella says:

    Anche Lorenzo Vendemmiale su “IlFattoQuotidiano” si è accorto che c’è qualcosa di strano nella distribuzione della “quota premiale”

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/06/miur-distribuisce-la-quota-premiale-dei-fondi-2016-redistribuzione-al-sud-e-lateneo-della-giannini-raddoppia-115/3298229/

    • @Marco Bella Ti seguo costantemente sul Fatto. Non potresti far leggere al vice-direttore Feltri l’articolo di Vendemmiale e magari anche Roars? Magari la finirebbe di sfoggiare la sicumera bocconian economico spaghettista (più o meno come dice Sylos). Magari fagli leggere anche l’ultimo articolo di Nicolao meraviglia. Grazie e complimenti.

  10. Paolo Biondi says:

    Grazie a M. Bella per la segnalazione. Ma sulla ex-ministra Giannini interessante la biografia essenziale su Wikipedia e una nota di costume disponibile in http://www.ilmessaggero.it/societu00e0/persone/stefania_giannini_ministro_topless-548685.html
    Sullì’anagrafe degli studenti del MIUR l’Università per Stranieri di Perugia assomma 112 matricole nel 2015/2016 (116 l’anno precedente), contro i 516 (435 l’anno precedente) dell’Università per Stranieri di Siena ed i 119 della Stranieri di Reggio Calabria (134 l’anno precedente). Che dire?
    Rispondo anche a @Pasquale. Hai ragione in quello che scrivi. Ma come giudicare San Pietro se ci si ferma a tradimenti di Gesù: prima che il gallo canti mi rinnegherai tre volte. Se ci si ferma solo ai rinnegamenti di San Pietro quale giudizio su di lui? Ripeto hai ragione, ma aspettiamo i fatti da Ministra della Fedeli… Pensare positivo o negativo? Meglio verificare i fatti da Ministra…

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