burocrazia / La galleria degli orrori

Sulle rotte dell’Università italiana, Vola Alitalia!

Nicola Casagli immagina quali sarebbero gli effetti se il neo-nominato Commissario Alitalia Stefano Paleari, già presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, applicasse alla nostra morente compagnia di bandiera la “cura da cavallo” ricevuta dall’Università italiana negli anni della legge Gelmini. La conclusione è questa: «con questa cura da cavallo, Alitalia fallirebbe ben prima dei sei mesi di vita che sembrano esserle ancora concessi e Paleari e gli altri due neo-commissari verrebbero immediatamente sottoposti ad azione di responsabilità. Chissà perché, invece, nelle Università tutto questo scempio è diventato ordinaria quotidianità e chi lo subisce sembra volerlo accettare con apatica e connivente rassegnazione».

La nomina dell’ex-presidente dei rettori italiani Stefano Paleari fra i tre commissari di Alitalia mi ha fatto balenare un’idea geniale.

E se per il rilancio di Alitalia si applicasse la stessa cura che è stata impiegata per le Università?

Per prima cosa ci vorrebbe una legge. La chiamerei “norme in materia di organizzazione del trasporto aereo, del personale di volo e di terra, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema aeronautico nazionale”.

Sarebbe bene che la legge fosse approvata con un forte accordo bipartisan, per questo proporrei di designare relatore l’On. Maria Stella Gelmini, data la sua comprovata esperienza nel settore.

Si potrebbero quindi istituire le figure dei piloti a tempo determinato di tipo A, con contratti di durata triennale, prorogabili per soli due anni, per una sola volta, previa positiva valutazione delle ore di volo svolte (Piloti a Tempo Determinato di tipo A – PTDA, e di piloti a tempo determinato di tipo B – PTDB, con contratti triennali non rinnovabili e tenure-track per l’assunzione in ruolo mentre si vola, riservati a candidati che hanno usufruito dei predetti contratti di tipo A.

Per la valutazione sarebbe necessario istituire un’apposita agenzia. Nascerebbe l’ANVUR: Agenzia Nazionale per il Volo e per l’Urgente Risanamento. La supervisione delle rotte sarebbe suddivisa fra esperti valutatori a capo dei rispettivi GEV (Grandi Esperti dei Voli) di competenza.

Tutti gli anni i piloti dovrebbero inserire su un’apposita piattaforma informatica del CINECA (che per la nuova funzione verrebbe ad assumere il significato di Centro Informatico per le Nuove Esigenze dei Conduttori di Aeromobili) le tratte volate e i biglietti venduti dalla compagnia, ai fini della valutazione. Questi ultimi ovviamente certificati mediante i cedolini delle carte d’imbarco dei passeggeri.

Neanche i fornitori di pasti a bordo degli aerei della compagnia di bandiera potrebbero sfuggire al rigore di una severa valutazione oggettiva, sottoponendosi alla temuta VQR (Valutazione Qualità della Ristorazione). Evidenziata l’eccellenza della ristorazione in volo, la compagnia di bandiera potrebbe utilizzare questi dati per proporre alla sua affezionata clientela il concorso Ludi Alitalia, in esito la quale 180 fortunatissimi viaggiatori avrebbero in sorte di vedersi riservare l’intera prima classe del volo prenotato, con la possibilità di invitare parenti e amici per abbandonarsi a sfrenate libagioni fra le nuvole, godendo dell’eccellenza ristorativa targata Alitalia.

Per un’ottimale pianificazione delle risorse sarebbe necessario rimpiazzare il programma fedeltà Millemiglia con un nuovo sistema di programmazione del personale basato sui punti-organico, tenuto conto dell’effettivo fabbisogno e compatibilmente con l’esigenza di assicurare la sostenibilità della spesa di personale e degli equilibri di bilancio, nel pieno rispetto della autonomia aziendale. Ogni punto pilota equivarrebbe a 3 punti stewart.

Contestualmente si potrebbe istituire un sistema di abilitazione Aeronautica Standardizzata Nazionale (ASN) basato su un rigoroso dispositivo di punteggi e mediane impostate sulle miglia volate e sui biglietti venduti, distinto rigorosamente per classi, nonché su una serie di titoli aggiuntivi, come ad esempio la partecipazione a club di volo accreditati dal Ministero, oppure la formale attribuzione di incarichi di pilotaggio presso qualificate compagnie di volo estere o sovranazionali. A garanzia del personale di volo, le valutazioni ricevute sarebbero sempre ricorribili innanzi a TAR e Consiglio di Stato.

Invece di impiegare il personale di volo solo per pilotare gli aerei, si potrebbe chiedere loro di passare un po’ di tempo a compilare le Schede Uniche di Valutazione delle procedure AVA (Autovalutazione Volo con Aeromobili) e a produrre annualmente rapporti di riesame di tutte le rotte volate, avendo cura di caricare sul sito ministeriale le foto comprovanti l’arrivo negli aeroporti di transito. Se poi il tempo dedicato all’autovalutazione dovesse diventare preponderante, si potrebbe procedere alla drastica riduzione dei voli e delle destinazioni servite.

Per gli assistenti di volo si potrebbe mettere a punto un’apposita procedura di accreditamento, per distinguere quelli a vocazione interdisciplinare (che possono stare un po’ a terra un po’ in volo), industriale (a cui è richiesto di passare un po’ di tempo in fabbrica a costruire aerei, con un occhio particolare al fenomeno degli Stewart 4.0) e internazionale (per i voli a lungo raggio).

Al posto dello stipendio si potrebbe dare loro una borsa di studio, rigorosamente con bando di selezione pubblica a punteggio, distinguendo così assistenti di volo con borsa, senza borsa e in sovrannumero (ovviamente questi ultimi dovranno essere i primi da licenziare).

Per ridurre i costi e incentivare l’efficienza risulta indispensabile mettere a esaurimento tutto il personale addetto alla manutenzione e alla revisione degli aeromobili, per esternalizzare il servizio affidandolo al CONSIP. Ma a questo pare che fortunatamente ci abbia già pensato Etihad in qualche modo.

Sempre nell’ottica della spending review si potrebbe intervenire con decisione sulla riduzione dei costi di carburante, obbligando a fare rifornimento presso il fornitore unico TotalErg della convenzione CONSIP.

Con questa cura da cavallo, Alitalia fallirebbe ben prima dei sei mesi di vita che sembrano esserle ancora concessi e Paleari e gli altri due neo-commissari verrebbero immediatamente sottoposti ad azione di responsabilità.

Chissà perché, invece, nelle Università tutto questo scempio è diventato ordinaria quotidianità e chi lo subisce sembra volerlo accettare con apatica e connivente rassegnazione.

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4 Comments

  1. braccesi says:

    Mi sa che l’Alitalia sia già soggetta da anni ad un sistema simile a quello Universitario. Infatti è già fallita 3-4 volte. L’università non è sul mercato, quindi il problema del fallimento ‘finanziario’ non si pone. Ma comunque è fallita lo stesso.

  2. Grazie, collega. Ma hai dimenticato le ultime e discutibili divise delle hostess (le ho viste su persone normali, non su modelle, e non erano granché, piuttosto bruttine, ma saranno costate un patrimonio), contro le quali Vincenzo De Luca protesta ora, quando la questione è veramente seria e lui la rende solo tragicomica e ridicola.
    http://www.ansa.it/campania/notizie/2017/05/05/alitalia-de-luca-divise-hostess-penose_6377cf9d-6340-4e05-9fec-cdf693bb72bc.html.

    Agli universitari che divise toccherebbero? Qua ti voglio!

    Un’altra perla Alitalia, per chi non la ricordasse:
    == “Vorrei fare quello che ho sempre sognato di fare, lo steward. Vi chiedo di allacciarvi le cinture, perché qui stiamo decollando davvero. Abbiamo bisogno di correre perché l’Italia ha bisogno di recuperare gli anni che ha perso. Allacciate le cinture, Alitalia decolla per nuove destinazioni. Il decollo di Alitalia è il decollo dell’Italia. E’ finito il tempo in cui anche in questo settore bastava lamentarsi. Lavorando duro, l’Italia riprende il volo”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi parlando ai dipendenti di Alitalia in occasione della presentazione della nuova livrea della compagnia.
    http://video.ilmessaggero.it/primopiano/alitalia_renzi_allacciate_le_cinture_l_italia_prende_il_volo-166433.html ==

    Che profeta! Che bella coppia De Luca e Renzi! Che commedia!

    • E’ concedere qualcosina di troppo al cosiddetto governatore della Campania dire che ha reso qualcosa tragicomico e ridicolo: può solo rendere qualsiasi cosa comica (senza tragi-) e ridicola a livelli di infimo cabaret.
      Quanto al pupazzo, l’episodio giustamente richiamato attesta che è sputato al suo attempato faro politico-esistenziale anche in questo: se è fra steward dice di aver sempre sognato di fare lo steward, se fra broker di aver sempre voluto fare il broker, se fra pelatori di patate il pelatore di patate. Arrivo a non escludere che, fra docenti universitari, possa dire che ha sempre agognato insegnare in università. Tanto più che – ora mi sovviene – ha recentemente fatto sapere che, qualora non riuscisse a reingranare in politica, lo attende appunto la docenza universitaria.
      Di questo però non ci si deve preoccupare. Reingranerà. Fra meno di un anno sarà di nuovo al governo, stavolta formalmente e felicemente alleato col suo suddetto faro. Sarà la realizzazione di uno dei sogni più ammalianti di tanti italiani veri e tante italiane vere; e l’università ne trarrà vantaggi e impulso più ancora che pria

    • è la politica 3.0: vuoto pneumatico travestito da efficienza. Vista l’importanza del liberarsi dalle obsolete “ideologie”, in molti hanno pensato che tanto valesse sbarazzarsi pure delle altrettanto ingombranti idee. Vedi anche, e se ne accorgeranno presto i francesi (alcuni per la verità se ne sono già accorti), Macron.

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