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Su un libro non letto dal proprio autore (e sulla ‘valutazione’ meritocratica della ricerca scientifica)

Dieci anni fa usciva, e veniva tradotto in italiano, un libro francese il cui titolo tradotto è «Come parlare di un libro senza averlo mai letto». Ne è autore Pierre Bayard, psicanalista e professore di letteratura francese, dotato, come si può intuire già dal titolo del volume, di un certo gusto per il paradosso. Gli argomenti del libro offrono più di un alibi alla ‘valutazione’ meritocratica della ricerca scientifica che pretende di valutare i contributi scientifici semplicemente contandoli, verificando quanto siano voluminosi e quanto spesso siano citati, e verificando altresì in quale rivista o da quale editore siano pubblicati.

Dieci anni fa usciva, e veniva tradotto in italiano, un libro francese il cui titolo tradotto è «Come parlare di un libro senza averlo mai letto». Ne è autore Pierre Bayard, psicanalista e professore di letteratura francese, dotato, come si può intuire già dal titolo del volume, di un certo gusto per il paradosso.

Al sottoscritto è capitato solo recentemente di scoprire questo libro, nell’ambito delle proprie ricerche contro la ‘valutazione’ meritocratica della ricerca scientifica, per valutazione meritocratica dovendosi intendere quella, più seriale che seria, che pretende di valutare i contributi scientifici semplicemente contandoli, verificando quanto siano voluminosi e quanto spesso siano citati, e verificando altresì in quale rivista o da quale editore siano pubblicati. Insomma, questo tipo di valutazione, in Italia gestita dall’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) per conto del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), di tutto si interessa tranne che della lettura integrale e attenta dei contributi. Però, poi, pretende di distribuire finanziamenti meritocratici alle Università e agli enti di ricerca, nonché di decidere nomine e promozioni dei ricercatori, sulla base dei risultati di questa sistematica non-lettura.

Il libro in questione non si interessa direttamente di ‘valutazione’ premiale della ricerca, ma fornisce a questo tipo di valutazione tutta una serie di argomenti, meglio sarebbe dire di alibi. Non che sia privo di osservazioni interessanti, per esempio in tema di teoria dell’interpretazione, ragion per cui lo scrivente consiglierebbe comunque, senza con questo voler mancare di rispetto all’autore, di leggerlo tutto! E, tuttavia, svolge una tesi di fondo che non convince, anzi, come notato da Umberto Eco — in un articolo del 2007 argutamente intitolato «Su di un libro non letto», raccolto nel volume pubblicato postumo l’anno scorso —, è persino autocontraddittoria.

La tesi di fondo è condensata nell’espressione «paradosso di Wilde» (consola che Bayard sia almeno consapevole della paradossalità della tesi), rinviante all’epigrafe del libro, laddove Oscar Wilde afferma: «Non leggo mai i libri che devo recensire; non vorrei rimanerne influenzato». Bayard, sulle orme di Wilde, prova ad argomentare, tra altre amenità, le seguenti: «[È] assolutamente possibile intrattenere una conversazione appassionante a proposito di un libro che non si è letto persino, anzi forse soprattutto, con chi non l’ha neppure letto»; «sarà talvolta preferibile, per parlare con esattezza di un libro, non averlo letto per intero, ovvero non averlo nemmeno aperto»; «parlare di un libro ha poco a che vedere con la lettura. Le due azioni sono perfettamente separabili»; «[n]on è assolutamente necessario leggere un libro per farsene un’idea precisa e parlarne, non solo in generale, ma anche in modo particolare». Insomma, qui si immagina un mondo in cui i grecisti non abbiano letto Omero, i teologi non abbiano letto la Bibbia e via non leggendo.

Tesi che non convince perché solo i geni, ammesso che ne esistano, possono scrivere cose profonde senza nutrirsi di letture. Ne è una testimonianza esemplare proprio il libro in oggetto, il cui autore dà ampio sfoggio delle proprie vaste e accurate letture!

Ma la tesi è, più precisamente, come fa notare Eco, autocontraddittoria, perché, per poterla argomentare, Bayard deve discutere approfonditamente una serie di libri, tra cui Il nome della rosa di Eco. Deve, cioè, fare esattamente ciò che a tutti gli altri sconsiglia di fare!

Insomma, si tratta di un libro arguto quanto ‘pericoloso’. Che sembra invitare chi ha poco tempo per leggere a leggere ancora meno e chi legge per lavoro a non stressarsi più di tanto, perché gli stessi risultati, anzi risultati ancora migliori, sia in termini professionali, ossia di ‘produzione’ scientifica, che umani, ossia di autorealizzazione, sarebbero conseguibili attraverso le varie forme di lettura veloce con cui ha familiarità chiunque abbia familiarità con i libri (ma un conto è sfogliare per necessità, un conto è farlo sistematicamente, per non farsi influenzare, per non limitare la propria ‘innata creatività’, per non perdere tempo dedicabile ad attività considerate più piacevoli).

Ecco, data l’immane fatica che qualunque insegnante, di qualunque ordine e grado, affronta quotidianamente per accompagnare il discente verso la lettura, attenta e integrale, di testi impegnativi, l’invito a leggere il minimo indispensabile si esaurisce, a parere del sottoscritto, in un’esercitazione autocompiaciuta di pedagogia del disimpegno, di pedagogia del minimo sforzo, da parte di un autore che, come qualunque autore del mondo, vorrebbe poi essere letto integralmente e attentamente.

Autore che è, pertanto, il primo confutatore della propria tesi. Se avesse letto, oltre che scritto, il proprio libro, forse si sarebbe accorto che solo violando la sua precettistica si può leggere il suo libro, che consiglia di non leggere tutti gli altri libri!

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4 Comments

  1. Posso anche capire che i valutatori della ASN e della VQR non riescano a leggere libri interi ma che non riescano a leggere un articolo su Nature di una sola pagina e non tecnico in quanto apparso nella sezione “News and Views” mi sembra troppo. Non avendolo letto e non avendo l’autore dichiarato che era nella sezione “News and Views” non hanno notato che l’autore lo ha inserito nelle sue pubblicazioni scientifiche pur non contenendo nessuna ricerca originale. Bello il mondo…..Viva l’Italia !!

  2. … devo dire che stanno facendo peggio del peggio …

  3. Salvatore Valiante says:

    “Ho fatto un corso di lettura veloce, ho imparato a leggere a piombo, trasversalmente la pagina, e ho potuto leggere “Guerra e pace” in venti minuti.
    Parlava della Russia.”

    Woody Allen

    Conoscenza vs competenza
    sapere vs saper fare
    l’educazione del terzo millennio

  4. Questi metodi vengono insegnati nelle università straniere di grido che vorremo imitare.
    Noi Italiani siamo buoni artigiani: molto meglio la lettura attenta per una valutazione che renda giustizia alla nostra università e agli individui.
    Vorrei segnalare, però, un’altra pericolosa pratica di lettura delle nostre accademie: leggere per trovare l’errore. Anche questa può avere esiti esilaranti.

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