Le università telematiche – istituite dalla Moratti – sono ultimamente proliferate in Italia e vedono crescere il numero dei loro studenti. Recentemente la UniMarconi ha avuto per la prima volta accesso al finanziamento statale e dichiara un bilancio attivo, nonostante le tasse studentesche siano inferiori a quelle statali. Come si spiega questo miracolo economico e questo successo sempre crescente di popolarità? Cerchiamo in questo articolo di svelare il mistero, evidenziando le luci e le molte ombre di tale forma di utilizzo della tecnologia informatica.

Un recente articolo sul Il Sole-24 Ore ci fa sapere che gli iscritti ad una delle più importanti università telematiche italiane (la prima ad esser nata), la romana Guglielmo Marconi, sono circa 33mila: 13mila ai 30 corsi di laurea divisi in 6 facoltà e circa 20mila iscritti a numerosi corsi post-laurea. Non solo, ma per la prima volta quest’anno l’UniMarconi ha avuto accesso al finanziamento pubblico: 300mila euro, una somma modesta ma significativa perché indica il possibile inizio di un trend. Se è vero, come dichiara il suo rettore Alessandra Briganti, che le tasse studentesche si aggirano sulle 1.200 euro l’anno, come si spiega – in assenza di altri finanziamenti – che essa sia in attivo, quando sappiamo le difficoltà in cui si dibattono tutte le altre università statali, che pur ricevono il FFO ordinario del quale le tasse studentesche mediamente rappresentano solo il 29%? Un miracolo di buona gestione? Un caso esemplare di governance efficiente ed efficace? Un ulteriore argomento per diminuire i finanziamenti alle università statali?

Il rettore della UniMarconi non dà alcuna spiegazione di questo miracolo economico, per cui vale la pena di svolgere alcune considerazioni in generale su tale fenomeno.

Le università telematiche, istituite con una legge del 2003 assai permissiva dell’allora ministro Moratti, sono proliferate in Italia in maniera abnorme e unica tra tutti i paesi europei più avanzati. Questa legge – come viene esplicitamente affermato nel rapporto del 2010 del Comitato Nazionale di Valutazione sul Sistema Universitario (CNVSU) ad esse dedicato – ha aperto la strada «alla istituzione di corsi di studio telematici e, soprattutto, di Università telematiche da parte di qualunque soggetto senza un minimo di programmazione e di strategia di sistema, cioè, ad esempio, senza individuare il bacino potenziale di utenza complessivo per tutto il sistema delle università telematiche e senza stabilire un numero minimo di studenti immatricolati e iscritti affinché si possa attribuire il rango di Università alle istituzioni che offrono corsi telematici».

Le università telematiche sono attualmente undici con 74 corsi di studio offerti nell’a.a. 2009/10 e sono messe in bella mostra in un sito ad esse dedicato (http://unitelematiche.it/); tutte hanno il riconoscimento del MIUR e possono rilasciare titoli perfettamente equivalenti a quelli delle università statali non telematiche. Nel 2008/09 contavano 17.000 iscritti (circa l’1% del totale del sistema universitario italiano), con solo 3 università con più di 2000 iscritti; ora sappiamo che questi numeri sono drasticamente aumentati, se è vero quanto detto per la UniMarconi, e aumenteranno ancor di più in un prossimo futuro.

Una prima spiegazione di questo miracolo economico può essere data guardando al personale docente di queste università, che è per lo più fantasma: avendo obblighi dipendenti dai requisiti minimi di docenza più lievi di quelli a cui sono soggetti le università statali (e che impongono un numero minimo di docenti strutturati e pagati per l’attivazione di un corso di laurea) sono possibili “atenei” telematici con un solo professore ordinario di ruolo e pochi ricercatori a tempo determinato o docenti a contratto reclutati al di fuori di ogni processo di seria valutazione e per lo più formati da giovani che hanno conseguito il dottorato e che vengono sottopagati (in ogni caso assai meno di quanto costerebbe un docente di ruolo). Alla data di giugno 2011 risulta dalla consultazione del sito Cineca del MIUR che gli ordinari di tutte le università telematiche sono in tutto 13, gli associati 18 e i ricercatori 236 (di cui 182 a tempo determinato), per un numero complessivo di 268, di cui solo 86 strutturati. Se si dovessero applicare gli stessi requisiti validi per le università statali, si dovrebbero avere – secondo i calcoli del CNVSU – almeno 700 docenti strutturati.

È poi singolare la distribuzione di tale personale tra le varie università. La UniMarconi è quella che ha il corpo docente più consistente: 127 docenti, di cui 7 ordinari, 12 associati e 3 ricercatori; inoltre ha 16 straordinari a tempo determinato e 88 ricercatori a tempo determinato. È interessante notare che la figura del professore straordinario a tempo determinato, introdotta dalla legge Moratti 230/2005, fa ricadere l’onere finanziario dello stipendio sugli enti esterni pubblici o privati con i quali ci si consorzia e permette di attribuire tale titolo non solo a chi abbia avuto una idoneità nazionale nella fascia degli ordinari, ma anche «a soggetti in possesso di elevata qualificazione scientifica e professionale» (art. 1, c. 12). Nulla toglie quindi che un professore ordinario di una università statale possa diventare anche professore straordinario a tempo determinato in una università telematica: lo stipendio di costui sarebbe a carico dell’università pubblica, mentre quella telematica si riserverebbe di attribuire una eventuale integrazione economica, prevista dalla legge.

Un caso limite è la “Leonardo da Vinci”, con soli 4 ricercatori a tempo determinato; o la E-Campus con un docente straordinario e un ricercatore non confermato come personale strutturati e 3 ordinari e 53 ricercatori a tempo determinato. Non meraviglia dunque che il giudizio fornito dal rapporto del CNVSU, pur nel linguaggio cauto dei documenti ufficiali, sia netto nel denunziare «una situazione complessiva, di sistema, abbastanza deludente e una serie di importanti criticità, strutturali e non»; e nell’elencare una serie di elementi negativi, tra i quali spiccano l’anomala composizione degli organi di gestione, non solo pletorici, ma anche viziati da equivoci intrecci di interessi: professori che ricoprono cariche accademiche e di governance nelle telematiche sono anche docenti di ruolo in altre università statali; o parte della dirigenza amministrativa delle telematiche «è costituita da personale direttivo in ruolo presso altre strutture (ivi comprese quelle Ministeriali) e si rileva anche la frequente presenza di dirigenti ministeriali negli organi interni di controllo e valutazione».

Nel rapporto del CNVSU veniva anche evidenziato il numero complessivamente esiguo degli studenti (specie se confrontato all’esperienza delle telematiche straniere), che contrasta con la numerosità delle università telematiche e depone a favore dell’idea che queste università debbano la loro fortuna non tanto alla loro attrattività e ad un bisogno reale di formazione, ma a “politiche di incoraggiamento”, caratterizzate da misure assai generose di riconoscimento di crediti e con modalità di esami abbastanza “indulgenti”. Tuttavia, come dimostra il caso della UniMarconi, il numero degli studenti sembra crescere rapidamente, via via che vengono apprezzati dall’utenza i “vantaggi” di queste università.

Pare che in merito si stia replicando a livello universitario lo scandalo degli istituti paritari di istruzione secondaria, che (tranne le sempre doverose eccezioni) si limitano a rilasciare dietro compenso diplomi di studio. Con la differenza, in peggio, che mentre per questi ultimi c’è il vincolo finale dell’esame di maturità con commissioni paritetiche (metà interni e metà esterni, ma sino a poco tempo fa erano tutti interni), per cui qualcuno dei più asini può rimetterci le penne, invece per le università telematiche tale controllo esterno non esiste: in ossequio al golem dell’autonomia, esse possono rilasciare tutti i titoli che vogliono senza che alcuna autorità esterna possa esercitare un qualsivoglia controllo.

Inoltre è ovvio che in tali condizioni la ricerca è del tutto assente: le telematiche sono per lo più degli esamifici che rilasciano titoli comodi e a buon prezzo, senza muoversi da casa, per coloro che ne hanno bisogno per qualche promozione di carriera o per studenti così asini da non essere neanche in grado di andare avanti nelle ormai pur permissive università statali. Persino Giavazzi ha sostenuto che «le nostre telematiche sono per lo più delle truffe»; e se lo dice lui, sostenitore della liberalizzazione, possiamo pur esser certi che in esse v’è qualcosa che proprio non va. Insomma come conclude la relazione del CNVSU, «vi è stata infatti, a livello centrale, una insufficienza anche nella valutazione della loro missione, una visione non appropriata del ruolo di tali Università all’interno del sistema nazionale universitario e la mancanza sia di una linea strategica e che [sic!] di una programmazione di sviluppo del sistema di tali università. E si deve riconoscere che anche sotto il profilo degli standard minimi richiesti vi sono state inadeguatezze di sistema».

Se le cose stanno così, è facilmente spiegabile il miracolo di università come la UniMarconi: lo scarso (o quasi nullo) peso finanziario del personale docente, l’inesistenza della ricerca scientifica, la mancanza di qualsiasi sostegno al diritto allo studio o di qualunque supporto per gli studenti in termini di biblioteche, mense, luoghi di riunioni e aule, tutto ciò insieme ad altri fattori, fanno di queste università telematiche un “buon affare” che invita gli “imprenditori” ad investire in esse. E ora, con l’avvio di una politica anche di supporto finanziario ministeriale, l’appetibilità di queste “strutture educative” (è difficile chiamarle università nel senso pieno del termine) diventa ancora maggiore. Che intenzioni ha in merito il nuovo ministro Profumo?

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64 Commenti

  1. Come Professore Associato a tempo indeterminato dell’Università degli Studi “G. Marconi” (non nato scientificamente alla Marconi, ma all’Università “La Sapienza” di Roma), desidererei, a titolo puramente personale, sottoporre alcune osservazioni sulle note del Professor Coniglione.
    Come il Professore ben sa, l’Ateneo è stato soggetto a due cicli di valutazioni.
    La prima valutazione, del 2008, evidenziava alcune «criticità»: «Un numero di docenti di ruolo in servizio decisamente non coerente con la programmazione effettuata e perciò non in grado di corrispondere correttamente alle necessità»; un’alta percentuale di immatricolati ai quali venivano riconosciuti dei crediti in base all’esperienza professionale; un calo di immatricolati nell’ultimo anno accademico esaminato.
    La seconda valutazione, sul primo quinquennio di attività, è stata invece positiva, con particolare riferimento al computo, ai sensi della Legge 230/2005, delle figure di docenti che la predetta Legge (su cui naturalmente si può, anzi si deve, discutere) esigeva.
    A proposito dell’organico della Marconi, il Comitato di valutazione notava che «a fronte di un notevole numero di valutazioni comparative avviate» pochi erano i chiamati: su un totale di 62 procedure, 5 erano finite con l’annullamento degli atti, e 46 (in verità 42) con una delibera di non chiamata del vincitore. «Il motivo di tale singolare comportamento – si legge nel documento – andrebbe ricercato nella volontà degli idonei, nonostante la domanda di partecipazione, di non essere disponibili a prendere servizio presso l’università telematica “Guglielmo Marconi”».
    Sulle attività di ricerca, il Comitato di valutazione ha registrato 224 finanziamenti solo per i bandi UE vinti dall’Ateneo. A me sembra una cifra abbastanza alta, considerato che la ricerca viene pianificata (come io so direttamente) con l’impulso del corpo docente che attiva una struttura ad hoc, la quale si occupa solo di preparare le candidature ai bandi che periodicamente vengono pubblicati nel mondo della ricerca italiana e internazionale.
    In conclusione, per il Comitato di valutazione del Ministero, «l’università telematica “Guglielmo Marconi” di Roma presenta una offerta formativa molto ampia ed articolata», e i precedenti rilievi sono stati superati, perché «attualmente l’offerta formativa dell’ateneo è stata attivata nel rispetto dei requisiti necessari finora richiesti dal Ministero», anche se «le iniziative dell’Ateneo volte ad acquisire un corpo docente stabile attraverso le tradizionali procedure concorsuali sono state ostacolate dalla diffusa difficoltà manifestata dagli “idonei” nei concorsi banditi ad entrare a far parte del corpo docente di ruolo dell’università»: il che significa che le valutazioni date in tal senso dall’Ateneo (noi bandiamo i concorsi; ma pochi dei vincitori poi vengono) erano fondate. Nonostante ciò, «ferme le riserve di ordine generale […] sulla adeguatezza dell’attuale assetto normativo relativo alle università telematiche» (elemento che riguarda tutte le telematiche, anzi forse più le altre telematiche della Marconi), l’Ateneo Marconi, agli occhi dei valutatori, «presenta attualmente un quadro complessivamente conforme a quanto richiesto». Da qui la valutazione positiva sul primo quinquennio di attività.
    Da questa prima valutazione positiva del Ministero, si sono fatti dei passi avanti: innanzitutto, con il cambio di denominazione in “Università degli Studi Guglielmo Marconi”, l’Ateneo ha assunto una forma “blended”, in cui la didattica telematica è accompagnata da quella frontale di tipo tradizionale, che si svolge nelle aule della nuovissima sede romana di Via Paolo Emilio; e poi naturalmente con l’assunzione di Ricercatori, per il momento solo a tempo determinato, in luogo dei tradizionali contratti di diritto privato per la docenza. Vi è poi il fenomeno, sempre crescente, degli iscritti dal primo anno, e dunque un abbassamento dell’età media studentesca. Se i confortanti dati che il professor Coniglione ricordava sono da attribuirsi ad accorta gestione o a un’abile policy, non saprei dire. Di fatto, gli studenti che si iscrivono alla Marconi sono sempre di più e sempre più giovani, iniziando e terminando con questo Ateneo il loro percorso formativo.
    E visto che ci siamo, veniamo alla docenza e agli esami. Trovo che il Professor Coniglione non sia aggiornato sulla qualità degli esami. Faccio solo il mio caso, premettendo tuttavia di conoscerne molti altri analoghi: l’esame di Storia delle Relazioni internazionali prevede un programma di 1500 pagine e l’adozione dei testi canonici usati in ogni altra università. Sconti non se ne fanno, sotto nessuna forma e a nessun titolo; come dicono anche gli studenti sulle pagine Facebook da loro stessi create. E parlo di un esame da 6 crediti. Lo stesso dicasi per Storia Contemporanea, insegnamento da 12 crediti che ho assunto per incarico gratuito, e che si svolge esattamente nelle stesse modalità di altri Atenei.
    Vorrei anche sfatare un altro luogo comune: quello dei «docenti fantasma». Il Professor Coniglione mi perdonerà, ma io sorrido a quest’idea (fermo restando che l’assenteismo baronale è una piaga atavica). Egli scrive che «avendo obblighi dipendenti dai requisiti minimi di docenza più lievi di quelli a cui sono soggetti le università statali», ed essendo ristretto il numero di docenti a tempo indeterminato, anche alla “Marconi” è possibile il più allegro assenteismo. A parte che molti incardinati a tempo indeterminato non sono nati alla Marconi, ma provengono da altri Atenei, statali e no, e a parte che ogni caso è a se stante, il professor Coniglione potrà visitare quando vuole le sedi in cui si fa didattica, farlo in incognito in un giorno a sua scelta, e trarre serenamente le sue conclusioni circa il fondamento di ciò che scrive.
    Aggiungo che con la forma “blended”, i docenti di ruolo della Marconi (che pur ci sono) fanno in realtà un doppio lavoro didattico: registrano le loro lezioni per la piattaforma telematica, e svolgono lezione anche in aula. Ci sono poi naturalmente i ricevimenti, le correzioni dei compiti a distanza, il tutoraggio, le sedute di laurea, e numerose altre attività che il Prof. Coniglione ben conosce: che poi sono quelle dei normali Atenei. La stessa preparazione di una candidatura a un progetto di ricerca europeo, si pensi a un Call FP7 (l’Ateneo ha molti partenariati scientifici), forse assorbe circa un terzo delle attività del docente responsabile o partner nel progetto, nel corso di un anno accademico; e naturalmente richiede presenza fisica in Ateneo.
    Poi naturalmente sul “turismo normativo” che impazza nel mondo dell’Università italiana si può discutere e anche concordare (e lo stesso prof. Coniglione rende un servizio informativo utilissimo sui suoi siti): soprattutto circa i criteri di reclutamento. By the way, io stesso alla Marconi ho fatto parte di commissioni di concorso, in cui ho potuto serenamente valutare le candidature e scegliere le migliori; senza che alcuno potesse condizionare o sindacare il mio operato.
    Per la mia testimonianza direi: nessun “miracolo Marconi”; ma solo il desiderio di far le cose per bene, migliorandosi rispetto a una situazione precedente (da qui anche la stretta, anzi direi la “ganascia”, sui crediti pregressi); con il risultato di aver prodotto due utili frutti: la soddisfazione dei nostri studenti (la cui qualità, e lo dico senza tema di smentita, sta al passo con quella degli iscritti in altri Atenei); e il maggior numero di iscritti, sempre più giovani.

  2. Incuriosito dall’appassionata difesa fatta dal prof. Napolitano della propria università, ho avuto la curiosità di andare a verificare i programmi delle discipline classiche, quelle nelle quali cioè ritengo di possedere un minimo di competenza. A parte l’incomprensibilità di certe disposizioni nel corso di lettere classiche (perché la letteratura latina dovrebbe essere propedeutica a quella greca?); a parte mancanze a mio giudizio di un certo rilievo (l’archeologia classica, ahimé); a parte il fatto che nessuno dei nomi dei docenti mi è noto (mea culpa, forse; c’è da qualche parte un curriculum dei docenti per potermi aggiornare?); a parte il programma di letteratura italiana, nel quale l’unico libro di testo è un libro di storia dell’arte; quella che è veramente sconvolgente è la pochezza assoluta delle letture dei classici in lingua originale, verificata in tutti i programmi. E’ vero che la conoscenza delle lingue classiche tocca in questo periodo il suo minimo storico, ma che uno studente di laurea magistrale porti all’esame di Letteratura latina un programma che comprende solo poco di più di 100 versi dell’Eneide in lingua latina, uno studente cioè che con quella laurea potrebbe andare a insegnare nei licei, caro prof. Napolitano, non so a lei, ma a me mette qualche sospetto sul perché del boom di iscrizioni.
    Cordialmente, e con la massima stima
    Prof. Dario Palermo
    Ordinario di Archeologia Classica, Università di Catania

    • Mi chiamo Elisa, sono una studentessa di lettere classiche “magistrale” presso la facoltà Guglielmo Marconi, ma per tre anni studentessa di lettere classiche nell’ateneo catanese.
      Ho scelto la Unimarconi poichè a livello didattico e a livello burocratico si prospettava ,senza dubbio, più interessante rispetto a quella di Catania.
      All’inizio ho avuto anche io qualche perplessità, poichè nel mio piano di studi mancavano le archeologie, soprattutto quella classica (unica pecca), pero’ tutti gli altri corsi erano ben organizzati e ben distribuiti. A Catania ho sostenuto ventidue esami, ho avuto diverse difficoltà, non inerenti alla mia preparazione (ho sempre superato egregiamente ogni esame, a parte qualche inutile ed incostituzionale scritto di storia romana) ma a causa dei continui cambi del piano di studio e della cattiva organizzazione didattica (a Catania avevo solo materie di sei crediti, comprese le letterature italiana, greca e latina (in tutti gli altri atenei statali, privati e a distanza i crediti per queste discipline..dodici – a pensare che anche a Messina mi hanno presa in giro quando ho chiesto informazioni riguardo alla magistrale….). Inoltre, nel mio piano di studi catanese, vi erano presenti poche materie relative al campo classico (paradossalmente lingua latina era a scelta, invece negli altri atenei obbligatoria), tutte le altre materie in comune con lettere moderne e scienza della comunicazione. Alla Marconi, il programma di letteratura italiana è ben organizzato: è vero che come libro di testo vi è indicato l’Arnold Hauser “Storia sociale dell’arte”, ma serve come supporto storico e artistico; per superare l’esame, occorre studiare accuratamente e dettagliatamente le unità didattiche presenti nel virtual campus, dove vi è inserita tutta la storia della letteratura italiana dalle origini fino al Decadentismo, con l’aggiunta della parte antologia e la stilistica ( a me, invece, destava sospetto il programma di letteratura italiana presente nella facoltà catanese: un corso di sei crediti, e come libri di testo le varie storie del cinema e del teatro siciliano o Ercole Patti..non capivo la finalità e la necessità dell’utilizzo di tali testi per un corso di letteratura italiana….ma poi mi sono domandata: “forse perchè scritti dalla docente?”) Per tutte le altre discipline, sempre alla Marconi, ho utilizzato gli stessi testi adottati a Catania e, parlando con altri miei amici, anche quelli utilizzati alla Sapienza e alla Cattolica. Sto seguendo le lezioni di letteratura latina: un programma molto vasto con un numero nutrito di versi in lingua (a Catania portavo all’esame di lingua latina 100 versi che poi li rispolveravo anche per l’esame di letteratura..come dire..”con un semplice esame, ne superavo due”. Non voglio aggiungere altro, avrei tante cose da dire sulla facoltà di lettere di Catania, ma non vado oltre. Ho scelto la Marconi, dopo tante ricerche,ripeto, non perchè cercassi una facoltà “facile”, ma, al contrario, una facoltà ben organizzata didatticamente e burocraticamente (le segreterie sono operative e gli impiegati davvero professionali e i docenti e assistenti sempre disponibili: un’utopia per la facoltà di lettere di Catania.

  3. A parte le considerazioni svolte dal Prof. Palermo per le materie di sua pertinenza, che già gettano dei dubbi su come siano svolti i corsi nella UniMarconi, vorrei far rilevare al prof. Napolitano che nel mio articolo avevo preso in esame le condizioni generali delle università telematiche sulla base di un rapporto del CNVSU, precisando che tra queste la UniMarconi è la più antica e quella che meglio risponde a requisiti di accettabilità per numero di docenti. Restano però tutte le altre perplessità da me indicate (i “professori fantasmi” non sono tali perché assenteisti, ma semplicemente perché assenti in organico…) a cui ora si aggiunge il mistero di come sia possibile che solo 127 docenti della UniMarconi abbiano ricevuto ben 224 finanziamenti per bandi UE vinti dall’ateneo: sarebbe un caso di successo straordinario, un miracolo addirittura, che indicherebbe una performance da record degna delle migliori università americane! Il mistero è presto spiegato dalla tab. 21 del rapporto CNVSU del febbraio 2011 citato dal prof. Napolitano: si tratta non di 224 finanziamenti ma di 224mila euro di finanziamenti in tutto dall’UE. Un banale errore che era necessario chiarire. Ciò detto, ribadisco che la situazione dell’UniMarconi è, tra le università telematiche, la migliore e la più solida, pur con i limiti e le perplessità che possono comunque essere sollevate in merito alla qualità degli studi (come ha fatto il prof. Palermo entrando nel merito) e alle spese complessive che essa sostiene rispetto a quelle di una università statale. Ma le università telematiche in Italia sono ben 11 e per loro non vale certo il medesimo discorso fatto per la UniMarconi.

  4. Forse l’opinione di una studentessa potrebbe mettere alla luce un altro punto di vista.
    Le motivazioni che spingono più o meno giovani ad iscriversi ad una università telematica sono tante , vi spiego la mia .
    Ero iscritta in un c.d.l. di scienze della formazione all’Unipa , ho iniziato a lavorare all’età di 20 anni e questo mi ha fortemente penalizzata nel mio percorso di studi ; si perchè le Università statali sono organizzate malissimo.Nei confronti degli studenti lavoratori non c’è nessun tipo di disponibilità , i professori sono introvabili e per avere informazioni devi avere a che fare con dipendenti impreparati. Alla Unimarconi basta telefonare e “miracolosamente” rispondono alle tue domande! Mi sono iscritta alla Unimarconi perchè posso studiare a casa tranquillamente con i testi e la possibilità di avere risposte ai miei dubbi sia dal docente che dal tutor.
    I programmi del mio c.d.l. sono uguali a quelli che avevo alla Statale e gli esami non sono più facili.
    Se le Università statali fossero organizzate meglio anche gli studenti lavoratori potrebbero laurearsi anche perchè la retta della UniMarconi è piu’ alta di quella Statale.
    Distinti saluti

  5. Egr. Prof. Coniglione,
    le parlo da studente iscritto alla Unimarconi, laureato già alla Federico II in architettura, libero professionista ormai da 5 anni.
    Dal punto di vista dei servizi, l’università statale è completamente carente, tra l’altro per la mia seconda laurea ho dovuto optare per una università a distanza perchè uno studente lavoratore NON ha agevolazioni alle statali (agevolazioni non di natura “esame snello facile veloce, sia chiaro, mi riferisco alla frequenza dei corsi).
    Spesso nelle università statali i professori (talvolta anche molto anziani, che non lasciano la cattegra per un ricambio generazionale che aprirebbe nuove vedute sulle modalità di apprendimento) fanno il bello ed il cattivo tempo, non vi è rispetto verso lo studente che, in quanto persona, ha una dignità e va rispettata. S’incappa in persone che, avendo comunque potere (alla fine son loro che decidono se ti spetta il pezzo di carta) non rispettano l’aspetto umano. E’ capitato che colleghi, in quanto “antipatici” ad un tal prof., seppur estremamente preparati, abbiano dovuto ripetere l’esame più volte. Non solo, discutiamo anche della e propria modalità d’esame dei candidati; spesso ci si deve aggrappare alla speranza che il giorno dell’esame il professore non sia di cattivo umore, bisognava anche sperare l’arrivo in orario (non mi spiego perchè puntualmente l’esame veniva fissato alle 10 del mattino e il prof arrivava a mezzogiorno, questa situazione interessava il 90% dei professori) e che riuscisse ad esaminare tutti in un tempo accettabile (aspettare 6 ore in stato d’ansia da esame non è semplice, e a me è capitato più volte).
    Altra nota dolente è l’aspetto burocratico della statale, in segreteria per avere un informazione scarna, non precisa, che non ti soddisfa, bisogna girare 20 uffici e fare 3 ore di coda perchè magari l’80% degli impiegati “è in ferie/malattia”.
    Dopo 6 anni di Federico II (che è una delle univerità più importanti d’italia) posso affermare che questa è una triste realtà.
    Il terzo anno di Architettura ebbi la fortuna di conoscere degli studenti portoghesi, appartenenti al progetto erasmus. Rimasero allibiti per lo scarso funzionamento della nostra struttura, “da loro” già si faceva da diversi anni tutto on-line e le segreterie studenti funzionavano.
    Aspetto corruzione, concussione, abuso (lei definisce la Marconi un esamaio, io posso affermare che non è così, probabilmente esistono università on-line truffa, ma nonn è il caso della marconi) le porto un esempio evitando di fare nomi e cognomi (un inchiesta della magistratura li ha fatti nemmeno 3 anni fa), facoltà di architettura, nel corpo docenti ci sono 5 parentele di sangue strette (Un signore, con sua moglie, con suo fratello, con la moglie del fratello e con il fratello di sua moglie. Tutti di ruolo con più di una cattegra… CHE FORTUNA aggiungerei!). NON SOLO, lo schifo s’evince aprendo l’elenco dei ricercatori…. Lì troverete anche i figli di questi tizi… (E’ tutto un caso?)
    Girovangando su internet invece, vedo il fratello di Alfano indagato per aver “comprato” la laurea all’università di Palermo (ma allora chi le vende le lauree? La Marconi o la statale? Sono ironico, non voglio puntare il dito o fare di tutt’un erba un fascio come ha fatto lei, prof. Coniglione) e leggo:
    “”Esami comprati all’Università”, 30 indagati
    c’è anche il fratello di Angelino Alfano
    Falsi risultati nei registri informatici, nel mirino ex studenti di Economia e Scienze politiche. Una dipendente dell’Ateneo era già stata licenziata Una materia costava anche tremila euro
    di SALVO PALAZZOLO”
    ci sarebbe altro, ma lascio perdere.

    Personalmente preferisco la Marconi, (che costacirca 2500 euro annui), ho un servizio trasparente e persone che ci lavorano competenti. PROFESSORI PREPARATI che PRETENDONO DAVVERO TANTO, ma ti DANNO DAVVERO TANTO.

    Vi lascio meditare su quest’esperienza di vita vissuta:

    Ho visto alla Federico II un collega che ha preso analisi matematica con 20 senza saper fare gli integrali, implorando il professore.
    Ho visto un collega alla Marconi fare per la quinta volta l’esame di matematica I con il Prof. Rinaldi….

    Meditate sulle “esamerie”

  6. Sono stata indecisa fino all’ultimo se dare o meno il mio parere, che è semplicemente quello di una studentessa “asina”, meglio precisarlo, della Guglielmo Marconi, iscritta alla facoltà di Lettere indirizzo moderno da circa un anno, principalmente perché alcune affermazioni non meriterebbero nemmeno una risposta e poi perché il tempo di noi studenti lavoratori è molto prezioso e non va sprecato.
    Però, anche facendo finta di niente, continua a ronzare intorno un certo fastidio nel leggere alcuni articoli e alcune affermazioni in essi contenute, tra l’altro sempre crescenti…
    Ho intrapreso questo percorso universitario per passione, per mia cultura personale e perché anni addietro era la facoltà che avrei voluto frequentare, poi per motivi di lavoro ripiegai su Economia.
    Quindi parlo avendo come diretta esperienza anche quella di una statale e, proprio da diverse statali, sto ancora attendendo (solo per fare un esempio) risposte circa la mia possibile iscrizione al corso di Lettere che, invece, ho intrapreso alla Marconi, nonostante conferma ricevuta dell’arrivo della mia mail dalle varie segreterie.
    La Guglielmo Marconi non è perfetta, però funziona, molto meglio di tante statali e, dopo aver preso molte informazioni a riguardo, non mi sono iscritta perché mi regaleranno con facilità la laurea. Basta aggirarsi nelle varie sedi esterne nei giorni degli esami per rendersi conto che magari ci sono persone lì a ripetere esami ecc…
    Nessuno mi sta regalando niente e per portarmi a casa un 24 e un 26, rilasciati con serietà ed obiettività, di due esami sostenuti a settembre, ho passato le mie ferie lavorative sui libri.
    Peccato non siano arrivati due 30, visto che qui si paga per passare gli esami e per laurearsi, no?
    Alcune affermazioni sono offensive verso chi, come me, sacrifica famiglia, tempo libero, ore di svago e di sonno per laurearsi con impegno e serietà e verso i docenti che sono persone competenti e preparate e non hanno un curriculum noto magari perché stanno seguendo il nostro stesso iter di studenti, cioè con impegno e onestà e senza che anche a loro qualcuno regali nulla, come accade invece in altre realtà.
    Poi spiace notare che sempre queste affermazioni e generalizzazioni provengono da persone di cultura.
    Se l’articolo fosse stato incentrato sulle lacune delle statali e anche delle telematiche non avrebbe sollevato tutte queste reazioni, nessuno qui vuole affermare che la Marconi è perfetta, però è sempre l’attacco a senso unico che, ogni volta che in rete spunta un articolo nuovo, infastidisce e parecchio perché è sempre poco rispettoso verso persone che si stanno impegnando e che credono in questa realtà… perché ne riescono a vedere la serietà e l’obiettività di valutazione.
    Si è accennato ai programmi dei corsi di lettere, chi non è iscritto a questa università (altro motivo per cui si dovrebbe stare un minimo attenti a quello che si scrive e sostiene) non può ad esempio sapere che solo per il corso di letteratura italiana ci sono più di 50 lezioni da seguire da circa un’ora e mezza ciascuna, altro materiale didattico fornito direttamente che arriva a formare circa due tomi e altro materiale di approfondimento sulle lezioni stesse.
    In ultimo, mi sa che un certo stupore inizia a trapelare… visto che questi studenti “asini” miracolosamente un minimo sanno scrivere correttamente, argomentare e sono anche inseriti nel mondo del lavoro da tempo, io da 11 anni, quindi tanto caproni forse non sono.
    Buona ricerca e continuazione…

  7. Stupisce questa grande attenzione da parte di tre studenti e un docente – tutti della UniMarconi – a questo mio articolo che poneva delle questioni generali sulle università telematiche, motivandole con ben precisi dati statistici provenienti da rapporti ufficiali del CNVSU. E in effetti non si contestano questi dati di fatto, ma in genere si mette in luce la propria esperienza personale che testimonierebbe di una generale migliore capacità di seguire gli studenti e della serietà degli studi, che depongono contro l’idea di un esamificio. Resta da vedere se quanto detto da tre studenti per la UniMarconi sia anche valido per le altre telematiche. E resta sempre il sospetto (o anche la certezza probabilistica) che in questo caso valga quanto accaduto allo scettico Diagora l’Ateo, secondo il racconto di Carneade (già, chi è costui?): ««Diagora l’Ateo visitò un giorno l’isola di Samotracia ed un amico, mostrandogli le numerose tavolette votive appese nel tempio, gli osservò: “Tu che non credi nella provvidenza divina, che cosa ne dici di tutti questi ex voto che naufraghi, scampati al pericolo, hanno qui deposto?”. “Avviene proprio così, rispose Diagora; infatti i naufraghi che sono annegati non han potuto appendere le loro tavolette in qualche posto”» (Cicerone, De nat. deor. III, 37,89).

    • Eh sì caro Franco, la lezione di Diagora è sempre valida… Io ho l’impressione, purtroppo devo dire, che uno dei tanti problemi dell’Università italiana siano le tasse di iscrizione troppo basse, che generano un effetto perverso: io, studente, sono contento di pagar poco, passo i miei anni nella struttura universitaria pesando in minima parte sulla mia famiglia e, magari, quello che risparmio mi permette di passare piacevoli serate al pub anziché studiare; in compenso chiudo un occhio, io e la mia famiglia, su quello che fanno i professori, tanto non sono io a mantenerli, paga Pantalone e cioè la fiscalità generale, quindi anche coloro che figli all’università non ne hanno. Penso che se il costo degli studi fosse più aderente al suo valore reale nessuno permetterebbe certi comportamenti (che ci sono, inutile negarlo) dei docenti universitari.

  8. Egr. Prof. Coniglione,
    parlo dell’unimarconi in quanto studente di quest’ultima, non posso portare ulteriori esperienze in quanto, Federico II e Marconi a parte, non ho frequentato altre università.
    Sono certo che se leggesse quest’articolo qualche studente dell’uninettuno replicherebbe sicuramente.
    Prof. Coniglione lei generalizza, per dirla alla buona lei “fà di tutt’un’erba un fascio”, secondo me non è corretto nei confronti di chi, come me, ha scelto proprio l’Unimarconi come istituto al quale affidare la propria formazione.
    Sicuramente in passato la Marconi non sarà stata il top, ma è innegabile che si sia migliorata col tempo (credo che sia anche logico, essendo nuovo IN ITALIA il panorama delle università telematiche…. Anche se la Marconi NON è più solo telematica…)
    Il discorso è differente per altre telematiche, e cito l’e-campus, della quale sento parlare solo in modo negativo.
    Basta girare in rete prof. Coniglione, noi studenti unimarconi siamo vigili, informati e attenti a tutto ciò che accade intorno al nostro ateneo.
    Non posso esprimere un giudizio totalitario sulle università telematiche, ma posso farlo su una struttura, l’unimarconi, che consente a chi come me ha voglia di accrescere il proprio bagaglio culturale pur lavorando.
    Il sistema marconiano funziona, e lo fa bene, sarà per questo che desta così tanti timori nelle istituzioni pubbliche.
    Ultima cosa, lei si stupisce che 3 studenti ed un professore intervengano nella sua discussione, non dovrebbe, un uomo di cultura che afferma cose forti come ha fatto lei (professori unimarconi prima insufficienti e dopo inetti, studenti asini, istituto esamificio) dovrebbe anche aspettarsi una reazione… Non può citare Cicerone e poi stupirsi, il suo stupore minerebbe la sua intelligenza, glie lo dice una persona che di materie umanistiche ne capisce ben poco.

    Intanto la saluto ricordandole che “A me la cosa peggiore in una scuola sembra l’uso di metodi basati sulla paura, sulla forza e sull’autorità artificiosa. Un tale trattamento distrugge i sentimenti sani, la sincerità e la fiducia in se stesso dell’allievo. Produce dei soggetti sottomessi. È relativamente semplice tenere la scuola lontana da questo gravissimo male. Date all’insegnante il minore numero possibile di mezzi coercitivi, così che l’unica fonte di rispetto da parte dell’allievo sia costituita dalle qualità umane e intellettuali dell’insegnante stesso.”
    Questa è di A. Eintein, ma forse lei già lo sa…

    Saluti,
    Gennaro Arena.

  9. Io posso essermi sbagliato sui programmi, che a quanto mi si dice hanno anche una parte sommersa comunicata a lezione, ma in tal caso mi pare ci sia un difetto di trasparenza. Perché infatti nel programma ufficiale, mettiamo, di letteratura italiana (che poi parte dall’alto medioevo, abbastanza incomprensibilmente) si mette solo come testo la Storia sociale dell’arte di Hauser, che tutto è tranne che un testo di letteratura italiana? è uno specchietto per le allodole o cosa?

  10. […] università telematiche sono proliferate in Italia con una velocità senza pari nei paesi europei. Francesco Coniglione ci dice perché: Unimarconi, la più strutturata tra queste, ha 33 mila iscritti e tasse a 1.200 […]

  11. Leggo ora questa recente polemica, tornata d’attualità con le ultime decisioni in merito alle università e al valore legale del titolo di laurea. A ciò s’è aggiunta l’infelice uscita del viceministro Martone che ora scopro essere pure…figlio di papà.
    Premetto d’essermi laureato solo quindici mesi fa presso un ateneo telematico, proprio quello che il Prof. Coniglione ha ritenuto il migliore o, piuttosto,il meglio organizzato.
    La mia storia è semplice, m’iscrissi a Economia e Commercio nel 1981, in una prestigiosa Università (Torino) dove insegnavano tanto Mario Monti che Elsa Fornero (per la verità lei mi bocciò allo scritto), oltre ad altri prestigiosi docenti come Franco Reviglio, Domenico Siniscalco,Mario Deaglio, Sergio Ricossa, Onorato Castellino; tutti “pezzi da novanta”, veramente bravi e famosi.
    Superai 20 esami su 27 e poi dovetti partire per la naia (allora si faceva ancora). Al rientro iniziai a lavorare con mio padre, convinto di poter continuare a studiare. Non fu così e sui libri si depositò un dito di polvere. Poi conobbi una ragazza, specializzata in farmacologia e con dottorato sulle spalle, che lavorava presso il Policlinico di Messina. Mi sposai e mi tornò la voglia di studiare. Pagai le tasse arretrate e m’iscrissi a quella Università, dato che avevo pure preso a fare il pendolare tra Piemonte e Sicilia e quella facoltà aveva fama d’essere…non troppo ostica. Riuscii con facilità a superare due esami nello stesso giorno: a Torino erano “impraticabili” e avrei avuto bisogno di almeno sei mesi di studio. Quell’esperienza finì perchè mia moglie si trasferì a Torino e io ormai lavoravo con soddisfazione e ….profitti!
    Quando seppi delle riforme(Berlinguer e poi Moratti) e delle telematiche m’iscrissi alla Marconi dove si tenne conto degli esami già sostenuti. Alcuni furono scartati e, poichè il percorso era solo più triennale, ne restavano ancora otto da sostenere. L’ho fatto laureandomi con soddisfazione e molta fatica. Ovviamente lavoravo e così ho impiegato quasi due anni, dedicandomi allo studio con un impegno che nemmeno da giovane sapevo metterci. Premetto d’essere sempre arrivato preparato agli esami, dove nessuno m’ha fatto sconti; ho preso un trenta ma pure un diciotto che ho accettato con gioia; ho percepito la sensazione di serietà e d’organizzazione e, credetemi pure, da buon torinese non sono mai tenero nei miei giudizi.
    Quello che posso dire a tutti i “soloni” che che ci raccontano di cose che credono di conoscere a menadito è che esistono moltissime università statali, e mi spiace dirlo il sud ne è pieno, dove gli esami sono ancor più farsa che in qualche seria telematica. Messina per me fu un esempio, e indagini della Magistratura hanno poi portato alla luce episodi di corruzione e vendita esami lì e altrove, ma sapevo anche d’Atenei al nord. Nella stessa università torinese all’epoca esistevano esami che erano poco più d’un “quizzario di guida”,e venivano dati come fossimo polli in batteria, o superati a seconda dell’umore del docente. Come al solito generalizzare è pericoloso ma se avessi voluto laurearmi a 24 anni (e così pure il sottosegretario Martone avrebbe potuto farmi i complimenti)mi sarebbe bastato scegliere il giusto corso di laurea o un altro Ateneo, più scomodo ma certamente più facile. Nel 1981, e ancor oggi, l’Italia ne era piena. Io ho chiuso il percorso di studi non perchè mi servisse il pezzo di carta ma per l’orgoglio di non lasciare l’opera incompiuta. La cultura non me la sono fatta di certo all’università e nemmeno lì ho imparato a vivere. Il mondo, lo sappiamo tutti, è pieno d’asini che hanno nome, o cognome, preceduto da: dott. , prof., ing., avv., e così via. Talvolta ci aggiungono pure: on., e allora è molto peggio.

  12. Salve a tutti, mi scuso per l’intromissione in questa “accesa” polemica tra accusa e difesa che vede imputata l’ Unimarconi. Io sono uno studente in Ingegneria e quindi di letteratura me ne intendo ben poco. Il mio sarà un commento assai breve in quanto non sono uno al quale piace la polemica distruttiva. Mi piacerebbe farvi sapere comunque che le tasse sono di 2500 Euro annui. Sono 2300 Euro di tasse universitarie a cui si aggiungono marche da bollo tasse regionali etc… Mi pare che ultimamente l’università stia facendo dei passi in avanti tenendo conto che è nata (forse) nel 2004. Come tutte le cose anche l’università sin dall’inizio presenta dei problemi che con il tempo devono e vanno risolti. Devo dire che in due anni ho notato delle migliorie… alcune cose devo ancora essere fatte. Io da studente insieme a molti studenti abbiamo presentato delle criticità costruttive direttamente alla facoltà la quale è stata ben lieta di ascoltarci e addirittura con gli esponenti di queste criticità di andare a colloquio. Ora mi piacerebbe più che vedere leggere delle critiche costruttive… ne accuse ne difese i problemi stanno da per tutto… una volta tanto siamo un pochino costruttivi…Grazie a tutti a professori e non…. della Marconi e non.
    Un caro saluto, Dario

  13. Anche se tardivamente mi introduco anche io nella discussione. La mia esperienza da studente è stata molto negativa, la qualità della formazione non è propria all’altezza video lezioni incomplete e noiose, programmi di studio incapibili, qualità degli esami a dir poco ridicola. Solo l’aspetto logistico della Unimarconi è impressionante il palazzo di via Plinio e quello adiacente a Via Emilio sono impressionanti per spazio ed eleganza. Spero che il contributo statale non sia impiegato nella edilizia ma nel miglioramento dell’offerta formativa.

    • IL tuo parere mi risulta poco affidabile già da come giudichi la struttura sinceramente. La sede di Via Paolo Emilio non è particolarmente elegante, direi normalissima sede, anzi abbastanza “stretta”, ho frequentato un ateneo statale nel Lazio, piccolo e la struttura era nel complesso migliore. Detto questo assolutamente accettabile in tutto e per tutto, per il numero di aule ecc. sono 3 piani o 4 mi pare( e poi chi se ne importa ). Per il resto, frequento Ingegneria, ho frequentato altra facoltà in un ateneo statale, il carico di lavoro è di più all’Unimarconi; a livello di difficoltà esami non trovo differenze sostanziali, gli esami si svolgono su Roma nelle stesse modalità(alcuni scritti, altri orali, altri scritti ed orali), nessuno fa sconti di nessun tipo, nè nell’ateneo dov’ero nè qui, i professori alla Marconi sono tutti molto gentili, questo non significa che siano più accondiscendenti, si respira di sicuro un clima “migliore” che tende a non mettere troppa ansia che già l’università e l’esame in se danno da soli. In verità il livello che respiro quando entro alla Marconi è molto alto(professori Sapienza, Perugia, Tor Vergata), vi assicuro che si percepisce quando si fa l’esame, si gira nell’Ateneo; la professionalità è elevata e non solo in Ingegneria. Ci sono molti giovani professori e questo non significa che siano di un livello più basso, anzi, forse spesso esigono di più. Mi è capitato di assistere per caso ad una lezione di Giurisprudenza credo, c’erano 4 prof. che facevano una sorta di “teatrino”-“simulazione”, m’ha dato la sensazione di un livello ripeto alto, molto bello.
      Veniamo ai punti dolenti però, il livello che si percepisce agli esami non c’è assolutamente nella didattica on line, almeno in molti corsi, ancora oggi. I tutor sono competenti e puntuali, ma le lezioni spesso non sono all’altezza dell’esame, nè di buona qualità, facile copiare ed incollare, più difficile fare un corso vero. La criticità principale che trovo io oggi(marzo 2013) è questa, soprattutto in una facoltà come quella di Ingegneria, dove servono ottime lezioni, un approccio vero di un professore, esercizi(che spesso mancano ed è stato un grosso problema per me), capire bene come impostare l’esame ecc, anche questo manca totalmente spesso. Sono iscritto da qualche anno, ho seguito bene l’evoluzione dell’Ateneo, so quello che dico. Detto questo, ho studiato e studio anche la notte, tutti i 6 crediti hanno almeno il programam di un libro, è davvero dura e quello che non perdono all’Unimarconi è di sentirmi solo spesso e di trovare molte difficoltà nel preparare esami che se impostati bene mi costerebbero uno sforzo minore. Così viene premiato chi copia, chi cerca di passare l’esame “di fortuna” e questo succede in TUTTI gli atenei, statali, privati, telematici, tradizionali. Per il resto chiedo solo rispetto per la fatica, la serietà che noi studenti(molti) mettiamo nel conseguire un titolo che non è minore rispetto a nessun altro. Anzi credo che le telematiche con le possibilità tecnologiche che hanno potrebbero offrire un servizio ed una didattica superiore a qualsiasi altro ateneo(vedere il MIT ad esempio, ormai mette anche tutto on line, forse dovremmo imparare e tacere una volta tanto guardando a chi è più capace e sveglio di noi). Quello che mi preoccupa è che molti tutor secondo me la pensano come i professori delle statali, il probelma è vasto, la soluzione è nella serietà e concretezza quotidiana e nella qualità del servizio. Ho scritto di getto e forse fatto confusione, ma vi dico un’ultima cosa, che mi son visto mettere 22 in un esame per aver mancato una formula, ritenuta(sicuramente giustamente) fondamentale per un Ingegnere, su un programma di 360 pagine di libro, da un assistente dell’Università di Perugia, assistente di un professore della Sapienza. Persona gentilissima, ma non “posso assolutamente soprassedere” mi ha detto. Saluti

  14. Sono un attuale studente dell’Università Marconi, in precedenza laureato presso un importante e rinomato ateneo statale.
    Rimango a dir poco sbigottito ed allibito nel leggere, riguardo all’Unimarconi, alcune affermazioni negative che personalmente ritengo alquanto tendenziose e pretestuose. La mia esperienza presso l’università Marconi è assolutamente positiva. La qualità della didattica e della formazione è certamente paragonabile all’università pubblica tradizionale. Gli esami ed i programmi non sono sicuramente ridicoli (bisogna studiare parecchio) ed il quantitativo di studio da affrontare rientra certamente nella norma. La preparazione che offre è molto buona…e lo dice il sottoscritto che è uno studente piuttosto esigente e critico. Certi commenti negativi sono veramente del tutto fuori luogo. Personalmente consiglio la Unimarconi a qualsiasi studente che vuole ottenere una laurea attraverso un ottimo servizio ed un’ottima preparazione.
    Un saluto a tutti

  15. Leggendo questo post mi viene da dire che quanto qui affermato sia frutto solo di un pregiudizio tipico italiano: paura dell’innovazione e in questo momento l’innovazione nella formazione italiana è rappresentata dal mondo delle università telematiche.

    Io posso parlare per esperienza diretta e la mia non è una difesa di ufficio dato che la seconda laurea, conseguita presso l’università di cui a breve parlerò, l’ho ”sudata” e non mi è stato regalato niente.

    L’università telematica che ho frequentato è l’Università degli Studi Niccolò Cusano – UNICUSANO (Roma), un’università che non può più essere definita solo telematica perché ci sono lezioni in presenza come qualsiasi altra università tradizionale (e i professori sono ultra presenti e c’è anche un folto team di tutor che ti seguono passo passo sia nello studio sia nel disbrigo delle normali pratiche burocratiche – universitarie). Circa le carenze strutturali: la Unicusano ha un Campus gigantesco (con annessa foresteria per studenti, mensa, bar, palestra, teatro e sale conferenze) circondato da un altrettanto enorme parco verde (ben curato). All’interno del Campus vi è anche il centro di ricerca medico scientifico dell’università, punto di riferimento della ”Fondazione Università Niccolò Cusano per la ricerca medico-scientifica”. Circa le aule in cui si seguono le lezioni esse sono super tecnologiche con Lavagne multimediali e altri dispositivi tecnologici di ultima generazione…Per ciò che concerne il livello dei professori essi tutti di alto spessore accademico , tra cui lo stesso Rettore (Giovanni Puoti, già insegnante alla Luiss ed ex sottosegretario di Stato). Lo stesso dicasi per i tutors. E poi ora che l’offerta formativa si è ampliata nessuno più (i difensori delle lobby unistatali) riuscirà a fermare l’ascesa dell’Unicusano (oltre a Economia, Giurisprudenza, Scienze della Formazione e Scienze Politiche ora ci sono anche le Facoltà di Ingegneria e Psicologia).

    Per verificare ciò che dico basta far una visita al Campus Unicusano (un assaggio del bellissimo campus e del verde che o circonda los i può avere grazie a Googlr Maps – l’indirizzo è Via don Carlo Gnocchi, 3 – Roma) e vedrete, vedrà Professore, che i tratti negativi da Lei sottolineati si abbinano più a certe università statali e non alle telematiche, e di certo non all’Università degli Studi Niccolò Cusano (polo d’eccellenza riconosciuto tale anche dall’attuale Presidente Franco Gallo che nel suo intervento, prima della sua lectio magistralis tenuta in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2012/2013 della Cusano, ha fatto i complimenti all’ateneo).

    Ecco dunque che ribalto il quesito, il titolo del post (”A chi servono le università telematiche”)…Invece dico io:

    ”A chi nuocciono, fanno paura le Università telematiche?”

    1)Le università telematiche fanno paura a quelle università statali o private tradizionali che fattesi il ”buon nome” sono cadute nel torpore più totale, abbandonando gli studenti alle loro sorti e considerandoli mere matricoli, numeri..animali da stipare in aule super affollate in attesa di seguire una lezione o di dare l’esame (dopo semmai aver aspettato per ore il professore che puntualmente arriva in ritardo..);

    2)Agli ipocriti come l’attuale Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza che in uno dei suoi primi interventi ha bacchettato le unitelematiche, ma scovando poi nel suo curriculum si evince che lei è diventata Professore universitario grazie ad una unitelematica(per la precisione, se non erro, all’Unimarconi…mai sputare caro Ministro nel piatto in cui si mangia…);

    3) Al sistema baronale dei professori universitari i quali, quelli prighi e con poca ambizione e voglia di fare ricerca, preferiscono insegnare nelle statali dove sono baroni assoluti, intoccabili..Mentre nelle università innovative (telematiche) si lavora, e tanto, perché queste esigono massima attenzione verso gli studenti (alla Cusano, ripeto, i Professori sono esigenti ma ti seguono in tutto e per tutto, ti mettono nelle condizioni di studiare meglio e rendere di più).

    Detto questo non voglio generalizzare ossia dire che tutte le statali sono inefficienti (non sono come il ministro Carrozza che sputa nel piatto che mangia dato che la mia prima laurea l’ho conseguita presso una università statale) ma questo però vale anche per le telematiche o ex tali (quasi tutte prevedono ora affianco ai corsi elearnig lezioni in presenza).

    Pongo un quesito: ma se il sistema di istruzione universitario basato sull’e-learnig non è buono come mai molte università statali stanno istituendo corsi di laurea a distanza, online?! (Io la risposta ce l’avrei: vorrebbero il monopolio anche nel settore dell’istruzione online…)

    In conclusione invito tutti a fare un giro nell’ateneo Unicusano e vedrete che vi sembrerà di trovarvi in una università americana o anglosassone.

    Saluti a tutti.

  16. Purtroppo le strutture a volte non sono sufficienti a causa del grande numero di studenti. A Unipd, che ha 70 mila studenti, c’e’ onestamente un problema di aule studio e di mense. La situazione mense ad Unimi e’ sicuramente migliore.

    Ora Unipd sta costruendo nuovi edifici, con numerose nuove aule studio. Per le mense c’e’ bisogno (dicono) dell’intervento della Regione Veneto, che sembra avere altre priorita’.

    Posso capire che uno studente scelga una universita’ con un bel campus ed ottime strutture. Lo studente, dovrebbe pero’ considerare anche la fama dei docenti, l’ampiezza dell’offerta didattica, e l’attivita’ di ricerca che si svolge.

  17. Aggiungo, a beneficio del professor Coniglione e di coloro che sono entrati in questo a dir poco vivace dibattito, poche altre considerazioni.

    1) Il Professor Coniglione mi fa notare che nel suo articolo aveva precisato che fra le Telematiche «la UniMarconi è la più antica e quella che meglio risponde a requisiti di accettabilità per numero di docenti», pur restandogli «tutte le altre perplessità» sui «professori fantasmi»: non perché assenteisti (ça va sans dire, siamo fra gentiluomini), «ma semplicemente perché assenti in organico».
    Di questo gli do atto. Ma come il professor Coniglione sa benissimo, adesso le bocce non sono più ferme. Dopo questa prima Abilitazione Scientifica Nazionale ci potrebbero essere interessanti sviluppi (anche perché se non si fa campagna acquisti, con le nuove regole, si resta fuori).
    Inoltre, come qualcuno ha già notato, le telematiche (Unimarconi in testa, inutile negarlo: dato che dal 2010 o 2011 si chiama UNIVERSITA’ DEGLI STUDI) ora hanno anche la modalità frontale; mentre le università tradizionali, paradossalmente, stentano nel voler imitare le telematiche dal punto di vista della qualità tecnologica.

    2) Il professor Coniglione è intrigato da un altro mistero. Si chiede «come sia possibile che solo 127 docenti della UniMarconi abbiano ricevuto ben 224 finanziamenti per bandi UE vinti dall’Ateneo: sarebbe un caso di successo straordinario, un miracolo addirittura, che indicherebbe una performance da record degna delle migliori università americane! Il mistero è presto spiegato dalla tab. 21 del rapporto CNVSU del febbraio 2011 citato dal prof. Napolitano: si tratta non di 224 finanziamenti ma di 224mila euro di finanziamenti in tutto dall’UE. Un banale errore che era necessario chiarire».
    Vero, un banale errore. Peccavo di pessimismo.
    Caro Coniglione, temo che i dati del CNSVU siano vecchi. Non ci costruirei sopra una sicurezza, e neppure una sicumera, scientifica. Spiego perché.
    Il bando che io e lo staff di supporto dell’Unimarconi abbiamo scritto, ossia il progetto EUTUNE (www.eutune.eu), da solo (da solo) ha goduto di un finanziamento la cui cifra rende quel documento statisticamente superato.
    Io non sono un asso nella preparazione dei progetti europei. Ma ne ho scritti diversi, partendo dal presupposto che la burocrazia di Bruxelles è assai più complicata della nostra, ma assai più efficiente.
    Moltiplichi questo, caro Coniglione, per quello che di assai meglio fanno tanti miei colleghi di Ateneo, e aggiunga il valore di quel centro di eccellenza che si chiama Ufficio Progetti Internazionali, che lavora, non H24 ma quasi, all’intercettazione e alla preparazione dei bandi europei; consideri tutto questo e capirà come le cifre di quel documento sono ormai solo un lontano pallido ricordo.
    Vinciamo i bandi europei, spesso da capifila, e ciò significa non solo finanziamenti ma anche, ne converrete?, innovazione nella ricerca.

    3) Duole dirlo, ma temo che i rilievi del prof. Palermo non facciano statistica. Non dico che i suoi raffronti nelle discipline classiche (ma neppure in tutte, aggiungo), non abbiano ragion d’essere. Dico solo che non fanno statistica.
    Un discorso serio richiederebbe di prendere in considerazione tutti gli insegnamenti di tutti i corsi di laurea e di raffrontarli, in termini di quantità di programma e di testi adottati, con ciò che in media si fa nelle Università tradizionali. Dove, per inciso, è nato il malcostume del tipo “il libro del professore va comprato assolutamente anche se si occupa di fisica quantistica degli indù”.
    Le telematiche sono nate dopo; questo malvezzo del libro cogente del docente è nato prima. O no?

    4) Che poi i docenti delle Telematiche non facciano ricerca tout court, lo lascio verificare in punta di Google. Internet è una democrazia anche per questo.

    • Faccio notare al prof. Napolitano che il mio articolo è del novembre 2011 e che allora i dati disponibili erano quelli ufficiali forniti dal CNSVU. Ora lui mi dice che con la nuova ASN le cose cambieranno. Ma cambieranno è voce del verbo cambiare, indicativo futuro. Staremo a vedere quando ciò accadrà e sulla base di dati ufficiali, non dei racconti che ci vengono fatti dagli studenti (anonimi) e dai docenti che lavorano nelle telematiche.
      E lo stesso vale per i finanziamenti e i progetti di ricerca finanziati. Non ho motivo di mettere in dubbio i dati del prof. Napolitano. Ma sarebbe così cortese da darmi le indicazioni di qualche fonte ufficiale dove trovare maggiori lumi sull’argomento?
      I docenti delle telematiche fanno ricerca, è possibile. Ma quanto investono le telematiche in ricerca?

    • C’è poco da dolersi, non intendevo affatto fare statistica. Non ho né il tempo né la voglia di fare confronti. Le cose vanno male anche nelle università tradizionali? Concordo. C’è da chiedersi allora a cosa serva mettere in piedi nuove strutture se esse non servono a migliorare il quadro di riferimento. Tutto qui.
      A proposito, si è decisa l’Unimarconi a mettere in linea i curricula dei suoi docenti? Se sì, mi può indicare l’Url? Grazie. Il mio è disponibile nel sito del Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Unict, e, dal momento che non ho mai messo in programma niente scritto da me, penso che il problema della fisica quantistica indù non mi riguardi.

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