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Ma a chi servono le università telematiche?

Le università telematiche – istituite dalla Moratti – sono ultimamente proliferate in Italia e vedono crescere il numero dei loro studenti. Recentemente la UniMarconi ha avuto per la prima volta accesso al finanziamento statale e dichiara un bilancio attivo, nonostante le tasse studentesche siano inferiori a quelle statali. Come si spiega questo miracolo economico e questo successo sempre crescente di popolarità? Cerchiamo in questo articolo di svelare il mistero, evidenziando le luci e le molte ombre di tale forma di utilizzo della tecnologia informatica.

Un recente articolo sul Il Sole-24 Ore ci fa sapere che gli iscritti ad una delle più importanti università telematiche italiane (la prima ad esser nata), la romana Guglielmo Marconi, sono circa 33mila: 13mila ai 30 corsi di laurea divisi in 6 facoltà e circa 20mila iscritti a numerosi corsi post-laurea. Non solo, ma per la prima volta quest’anno l’UniMarconi ha avuto accesso al finanziamento pubblico: 300mila euro, una somma modesta ma significativa perché indica il possibile inizio di un trend. Se è vero, come dichiara il suo rettore Alessandra Briganti, che le tasse studentesche si aggirano sulle 1.200 euro l’anno, come si spiega – in assenza di altri finanziamenti – che essa sia in attivo, quando sappiamo le difficoltà in cui si dibattono tutte le altre università statali, che pur ricevono il FFO ordinario del quale le tasse studentesche mediamente rappresentano solo il 29%? Un miracolo di buona gestione? Un caso esemplare di governance efficiente ed efficace? Un ulteriore argomento per diminuire i finanziamenti alle università statali?

Il rettore della UniMarconi non dà alcuna spiegazione di questo miracolo economico, per cui vale la pena di svolgere alcune considerazioni in generale su tale fenomeno.

Le università telematiche, istituite con una legge del 2003 assai permissiva dell’allora ministro Moratti, sono proliferate in Italia in maniera abnorme e unica tra tutti i paesi europei più avanzati. Questa legge – come viene esplicitamente affermato nel rapporto del 2010 del Comitato Nazionale di Valutazione sul Sistema Universitario (CNVSU) ad esse dedicato – ha aperto la strada «alla istituzione di corsi di studio telematici e, soprattutto, di Università telematiche da parte di qualunque soggetto senza un minimo di programmazione e di strategia di sistema, cioè, ad esempio, senza individuare il bacino potenziale di utenza complessivo per tutto il sistema delle università telematiche e senza stabilire un numero minimo di studenti immatricolati e iscritti affinché si possa attribuire il rango di Università alle istituzioni che offrono corsi telematici».

Le università telematiche sono attualmente undici con 74 corsi di studio offerti nell’a.a. 2009/10 e sono messe in bella mostra in un sito ad esse dedicato (http://unitelematiche.it/); tutte hanno il riconoscimento del MIUR e possono rilasciare titoli perfettamente equivalenti a quelli delle università statali non telematiche. Nel 2008/09 contavano 17.000 iscritti (circa l’1% del totale del sistema universitario italiano), con solo 3 università con più di 2000 iscritti; ora sappiamo che questi numeri sono drasticamente aumentati, se è vero quanto detto per la UniMarconi, e aumenteranno ancor di più in un prossimo futuro.

Una prima spiegazione di questo miracolo economico può essere data guardando al personale docente di queste università, che è per lo più fantasma: avendo obblighi dipendenti dai requisiti minimi di docenza più lievi di quelli a cui sono soggetti le università statali (e che impongono un numero minimo di docenti strutturati e pagati per l’attivazione di un corso di laurea) sono possibili “atenei” telematici con un solo professore ordinario di ruolo e pochi ricercatori a tempo determinato o docenti a contratto reclutati al di fuori di ogni processo di seria valutazione e per lo più formati da giovani che hanno conseguito il dottorato e che vengono sottopagati (in ogni caso assai meno di quanto costerebbe un docente di ruolo). Alla data di giugno 2011 risulta dalla consultazione del sito Cineca del MIUR che gli ordinari di tutte le università telematiche sono in tutto 13, gli associati 18 e i ricercatori 236 (di cui 182 a tempo determinato), per un numero complessivo di 268, di cui solo 86 strutturati. Se si dovessero applicare gli stessi requisiti validi per le università statali, si dovrebbero avere – secondo i calcoli del CNVSU – almeno 700 docenti strutturati.

È poi singolare la distribuzione di tale personale tra le varie università. La UniMarconi è quella che ha il corpo docente più consistente: 127 docenti, di cui 7 ordinari, 12 associati e 3 ricercatori; inoltre ha 16 straordinari a tempo determinato e 88 ricercatori a tempo determinato. È interessante notare che la figura del professore straordinario a tempo determinato, introdotta dalla legge Moratti 230/2005, fa ricadere l’onere finanziario dello stipendio sugli enti esterni pubblici o privati con i quali ci si consorzia e permette di attribuire tale titolo non solo a chi abbia avuto una idoneità nazionale nella fascia degli ordinari, ma anche «a soggetti in possesso di elevata qualificazione scientifica e professionale» (art. 1, c. 12). Nulla toglie quindi che un professore ordinario di una università statale possa diventare anche professore straordinario a tempo determinato in una università telematica: lo stipendio di costui sarebbe a carico dell’università pubblica, mentre quella telematica si riserverebbe di attribuire una eventuale integrazione economica, prevista dalla legge.

Un caso limite è la “Leonardo da Vinci”, con soli 4 ricercatori a tempo determinato; o la E-Campus con un docente straordinario e un ricercatore non confermato come personale strutturati e 3 ordinari e 53 ricercatori a tempo determinato. Non meraviglia dunque che il giudizio fornito dal rapporto del CNVSU, pur nel linguaggio cauto dei documenti ufficiali, sia netto nel denunziare «una situazione complessiva, di sistema, abbastanza deludente e una serie di importanti criticità, strutturali e non»; e nell’elencare una serie di elementi negativi, tra i quali spiccano l’anomala composizione degli organi di gestione, non solo pletorici, ma anche viziati da equivoci intrecci di interessi: professori che ricoprono cariche accademiche e di governance nelle telematiche sono anche docenti di ruolo in altre università statali; o parte della dirigenza amministrativa delle telematiche «è costituita da personale direttivo in ruolo presso altre strutture (ivi comprese quelle Ministeriali) e si rileva anche la frequente presenza di dirigenti ministeriali negli organi interni di controllo e valutazione».

Nel rapporto del CNVSU veniva anche evidenziato il numero complessivamente esiguo degli studenti (specie se confrontato all’esperienza delle telematiche straniere), che contrasta con la numerosità delle università telematiche e depone a favore dell’idea che queste università debbano la loro fortuna non tanto alla loro attrattività e ad un bisogno reale di formazione, ma a “politiche di incoraggiamento”, caratterizzate da misure assai generose di riconoscimento di crediti e con modalità di esami abbastanza “indulgenti”. Tuttavia, come dimostra il caso della UniMarconi, il numero degli studenti sembra crescere rapidamente, via via che vengono apprezzati dall’utenza i “vantaggi” di queste università.

Pare che in merito si stia replicando a livello universitario lo scandalo degli istituti paritari di istruzione secondaria, che (tranne le sempre doverose eccezioni) si limitano a rilasciare dietro compenso diplomi di studio. Con la differenza, in peggio, che mentre per questi ultimi c’è il vincolo finale dell’esame di maturità con commissioni paritetiche (metà interni e metà esterni, ma sino a poco tempo fa erano tutti interni), per cui qualcuno dei più asini può rimetterci le penne, invece per le università telematiche tale controllo esterno non esiste: in ossequio al golem dell’autonomia, esse possono rilasciare tutti i titoli che vogliono senza che alcuna autorità esterna possa esercitare un qualsivoglia controllo.

Inoltre è ovvio che in tali condizioni la ricerca è del tutto assente: le telematiche sono per lo più degli esamifici che rilasciano titoli comodi e a buon prezzo, senza muoversi da casa, per coloro che ne hanno bisogno per qualche promozione di carriera o per studenti così asini da non essere neanche in grado di andare avanti nelle ormai pur permissive università statali. Persino Giavazzi ha sostenuto che «le nostre telematiche sono per lo più delle truffe»; e se lo dice lui, sostenitore della liberalizzazione, possiamo pur esser certi che in esse v’è qualcosa che proprio non va. Insomma come conclude la relazione del CNVSU, «vi è stata infatti, a livello centrale, una insufficienza anche nella valutazione della loro missione, una visione non appropriata del ruolo di tali Università all’interno del sistema nazionale universitario e la mancanza sia di una linea strategica e che [sic!] di una programmazione di sviluppo del sistema di tali università. E si deve riconoscere che anche sotto il profilo degli standard minimi richiesti vi sono state inadeguatezze di sistema».

Se le cose stanno così, è facilmente spiegabile il miracolo di università come la UniMarconi: lo scarso (o quasi nullo) peso finanziario del personale docente, l’inesistenza della ricerca scientifica, la mancanza di qualsiasi sostegno al diritto allo studio o di qualunque supporto per gli studenti in termini di biblioteche, mense, luoghi di riunioni e aule, tutto ciò insieme ad altri fattori, fanno di queste università telematiche un “buon affare” che invita gli “imprenditori” ad investire in esse. E ora, con l’avvio di una politica anche di supporto finanziario ministeriale, l’appetibilità di queste “strutture educative” (è difficile chiamarle università nel senso pieno del termine) diventa ancora maggiore. Che intenzioni ha in merito il nuovo ministro Profumo?

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63 Comments

  1. Gentile Prof. Coniglione,
    quando vuole sono reperibile sulla mail dove sono registrato. Se mi contatta Le posso trasmettere anche il mio cellulare…così avrà l’occasione di poter conoscere e parlare con uno studente che Lei definisce “anonimo” e che si è laureato in un ateneo statale tradizionale e che ora è soddisfattissimo di essersi iscritto alla magistrale della Marconi.
    Ne approfitto, inoltre, per riportare il fatto che l’ Università degli studi Marconi è l’unico ateneo telematico (insieme ad Uninettuno) ad aver ottenuto il finanziamento dal MIUR (http://attiministeriali.miur.it/anno-2012/marzo/dd-15032012.aspx). In tempi in cui certamente il denaro non viene allocato “a pioggia”, probabilmente un motivo valido per determinati finanziamenti ci sarà…
    Se poi Lei è così titubante, faccia un salto a Roma…così potrà riscontrare direttamente i dati di fatto…e l’attività di ricerca.
    Confidando in una maggior oggettività nell’esporre alcuni giudizi, porgo i più cordiali saluti

  2. Gentile Prof. Palermo,
    Lei ha perfettamente ragione quando invita l’Unimarconi a pubblicare online i curricula dei docenti. E’ più che giusto ed è dimostrazione di trasparenza. A riguardo, mesi or sono ho segnalato tale aspetto all’ateneo. Il tutto non è stato pubblicato per una mera questione burocratica. Tengo molto alla pubblicazione dei curricula poichè il corpo docente dell’ Università degli studi Guglielmo Marconi risulta essere notevolmente valido e di tutto rispetto. Ed è giusto che tale aspetto venga valorizzato, a dimostrazione ulteriore degli ottimi professori che l’Unimarconi possiede e della qualità del nostro ateneo. Nel frattempo colgo l’occasione per invitarLa a ricercare su Google i curricula dei diversi professori, così si renderà conto della veridicità di ciò che affermo.
    Cordialmente

    • Volevo solo sottolineare il fatto che NON esiste una “fisica quantistica degli Indu”.

      Esiste una sola “fisica quantistica”. La fisica e’ universale, o cerca di esserlo. E i docenti di Fisica insegnano e cercano proprio questo: concetti, principli, leggi, … UNIVERSALI.

      In tutte le universita’ del mondo, private, pubbliche, cattoliche, protestanti, mussulmane, comuniste, capitaliste, on-line, in presenza, scapole, ammogliate, si insegna la STESSA FISICA.

    • Dario Palermo says:

      Sì, per curiosità, visto l’invito, sono andato a cercare su Google i nomi di alcuni dei docenti di discipline antichistiche. Si tratta in genere di giovani – il che non è detto che sia uno svantaggio – dottorati da poco. Rilevo che a volte non vi è una visibile congruenza fra il loro percorso formativo e la disciplina professata. Naturalmente senza nulla voler inferire sulla qualità del loro insegnamento, per la quale non ho elementi di giudizio. Piuttosto, andrebbero pubblicati, per una questione di trasparenza, anche i giudizi degli studenti raccolti durante il corso (immagino si faccia anche in questo caso). Quelli relativi alla mia disciplina, per esempio, sono in rete e pubblicamente accessibili.

    • …Gentile Prof. Palermo,
      Lei ha “estratto” l’esempio di pochi docenti giovani. Io riporto esempi di docenti maggiormente vetusti come i presidi delle facoltà che hanno curricula estremamente importanti. Potrei aggiungere i professori della facoltà di economia cui sono iscritto che, Le asssicuro, non sono così giovani (visti personalmente agli esami)e che provengono tendenzialmente da università molto prestigiose. Non si limiti al singolo caso. Nonostante ciò, come Lei stesso giustamente ha affermato, non è detto che il fattore giovinezza sia uno svantaggio. Non riporto i nomi dei singoli docenti; basta visitare l’elenco dei professori e verificare uno ad uno ogni nominativo per rendersi conto facilmente che ciò che riporto è la verità. Non vorrei, inoltre, scadere in “gare” senza senso fra atenei. Personalmente, senza ombra di dubbio, posso tranquillamente affermare che l’Unimarconi non ha nulla da invidiare, in termini di qualità didattica, all’ateneo (tradizionale e statale) lombardo dove ho conseguito la precedente laurea. Io posso comprendere che ci sia giustamente del malanimo nei confronti di alcune università telematiche (vista la bassa realtà qualitativa di certi atenei), ma è d’uopo e doveroso scindere atenei di qualità come la Marconi da altri che, certamente, molto validi non sono. Poi, è ovvio che se cerchiamo il “pelo nell’uovo” in qualsiasi ateneo(sia tradizionale che con didattica telematica) è possibile trovare qualcosa da migliorare. Ritengo che sia assolutamente doveroso non fare di un’erba un fascio. Distinguiamo le realtà di qualità da altri atenei che personalmente ritengo non dovrebbero nemmeno esistere.
      Per quanto riguarda i CV ho appena avuto la conferma che a breve verranno pubblicati. Sono molto contento perchè i curricula dei professori dimostreranno ulteriormente la validità dell’Umnimarconi. In merito ai giudizi degli studenti, Le posso assicurare che per ogni materia viene presentato il questionario relativo alla qualità della disciplina e del professore. A tal riguardo tengo ad evidenziare (ma non deve risultare un’attenuante) che la maggior parte dei siti web degli atenei italiani che ho visitato non riporta ancora tali informazioni.
      Cordialmente

  3. Caro Luca, bisogna avere pazienza. In fondo ci troviamo in un paese dove la parola “teorema” si usa per indicare una “congettura” e pure con un’accezione negativa.
    Ciao
    Enrico

    • Dario Palermo says:

      Ragazzi ma era solo una battuta per dire “un argomento quantomai peregrino”…. non prendete tutto sul serio…

  4. Pingback: [Reblog]: Ma a chi servono le università telematiche? | Io Non Faccio Niente

  5. Si auspica una statalizzazione, almeno la fate finita di sparare a zero sull’impegno degli altri. Io ho scelto l’Unimarconi perchè ho reiniziato a 29 anni dopo essermi gravemente ammalato ed aver rischiato di lasciarci “le penne” a 27 anni…oggi mi mancano 4 esami dalla triennale in Ingegneria e sto , grazie alla Marconi, riprendnedo in mano la mia vita. Me la sto sudando pesantemente qundi sinceramente prima di aprire bocca o mettere in movimento le mani informatevi. La Marconi avrà ancora delle criticità come tutti gli atenei, ma se vi facessi vedere le dispense di alcuni esami che ho in mano forse vi ricredereste…credo che in nessun ateneo statale venga fornito materiale così, di solito si prendono appunti e tra distrazioni e impossibilità a frequentare sarà difficile avere dell’ottimo materiale. Sono cmq per una didattica blended, per me il futuro assoluto è quello e credo non solo per me. Quanto alla mancanza di laboratori per le facoltà scientifiche, come si supponeva su Repubblica qualche giorno fa, , linko questo: http://www.unimarconi.it/unimarconi/laboratori-/335 considerando che la Marconi è anche un’università giovane, che si è “fatta da sola” senza aiuti statali, se non nell’ultmo anno. Ci sono facoltà di Ingegneria appena nate, statali,dove ci sono 4 professori di numero(5 forse), potrei dirvi tranquillamente il nome, ma nessuno ha detto nulla…sicuramente migliorerà, sarà un discreto ateneo, ma gli èsi sta dando il tempo di crescere, cosa che non è successa con la Marconi che nonostante tutto oggi offre un servizio e una didattica superiore credo a tantissime università italiane. Secondo Voi qundi: io in quanto mi sono ammalato a 22 anni ed ho lasciato una statale, non posso più laurearmi? Vorrei capire…

  6. Ah ovviamente, come avevo anticipato, anch’io ho frequentato una statale, quindi parlo con cognizione di causa. Era un’altra facoltà ma la sostanza non cambia

  7. Allora vediamo un po’, spigolando nel sito della Anagrafe della Ricerca dell’Università telematica Guglielmo Marconi, gentilmente indicato da Jabadu come controprova della eccellenza del suo corpo docente. Da esso risulta che vi insegnano attualmente 131 docenti, che sono 154 per l’anagrafe del Cineca. Poco male, quest’ultimo dato va a favore della Marconi, per cui usiamone le informazioni in merito alla tipologia della docenza. Scopriamo così che dei 154 docenti ci sono: 5 ordinari, 1 straordinario e 52 “ordinari a tempo determinato”. In genere ques’ultima denominazione indica un idoneato ad ordinario che non è stato assunto in pianta stabile da nessuna università e gli è stato conferito un posto a tempo determinato nella telematica (si vedano ad es. i bandi di tal tipo della Sapienza e di altre università); in quest’ultimo caso lo stipendio è in genere quello iniziale di fascia e resta tale, perché il contratto dura di solito tre anni e poi può essere rinnovato. È facile capire il vantaggio per una università nell’avere tali tipi di professori (avete sentito parlare del precariato?).
    Ma andiamo avanti. Vi sono poi 8 associati e 4 associati non confermati. Infine vi sono 89 ricercatori a tempo determinato e soli 3 di ruolo. Di fatto, se facciamo le somme, i docenti stabilmente incardinati nella Marconi sono in tutto 20 su 154, ovvero il 12,98%. Pochino, mi pare.
    Ma la parte più interessante è il fatto che nell’Anagrafe della ricerca della Marconi sono riportate le pubblicazione dei 131 docenti ivi censiti. Ebbene, abbiamo fatto una veloce verifica e abbiamo scoperto che di ben 37 docenti manca il record, ovvero del 28,24%. Strano, ma potrebbe essere una malattia di gioventù e forse in futuro l’anagrafe sarà completata (ma faccio sommessamente notare che l’articolo da me scritto risale al novembre 2011, mentre l’Anagrafe è aggiornata al giugno 2013). Continuiamo, scorrendo i nomi alfabeticamente, dal primo con la lettera A. Ha pubblicato 5 articoli su rivista e un libro; quest’ultimo è del 2004 e risulta pubblicato dalla IREF; ma stranamente il codice ISBN è fatto tutto da 9. Come mai? Un mio amico editore mi dice che ciò non sarebbe possibile e che questi codici dovrebbero esser falsi. Possibile? Vado a cercare nel catalogo del Sistema Bibliotecario Nazionale, immettendo editore (che esiste) e autore. Risultato: nessun matching. Sarà sicuramente un errore mi dico e così proseguo. Andiamo agli altri nomi della lista, saltando i professori associati e ordinari/straordinari, in quanto questi hanno conseguito una idoneità nazionale e delle pubblicazioni le devono avere per averla ottenuta. Vediamo pertanto solo i ricercatori a tempo indeterminato. Scopriamo così che su 33 ricercatori a t.d. dei quali il sistema riporta la pubblicazione di libri, ben venti hanno tutti i loro libri con ISBN fatto tutto di 9, nove con ISBN corretto in tutti i loro libri e quattro con ISBN in parte corretti e in parte no. E il bello è che vi sono casi in cui sono riportati un numero assai elevato di libri e tutti con ISBN di 9. Facciamo qualche sondaggio casuale nel caso in cui si tratta veramente di libri (in moltissimi casi sono dati come libri delle introduzioni a libri o dei saggi contenuti in libri) e notiamo che sono diversi i casi in cui non risulta nessuna pubblicazione sull’SBN facendo la ricerca per autore ed editore. Inoltre, ultima perla, quasi tutti i libri, anche se pubblicati in italiano da editori italiani sconosciuti, sono dati come “di rilevanza internazionale”.
    Non abbiamo proseguito sino in fondo, tanto da poter fare una percentuale di casi positivi e negativi. Ma vogliamo un po’ chiarire questa strana situazione, tanto per dare alla Marconi il suo giusto posto tra gli atenei di eccellenza italiani?

  8. Rispondo per quanto mi riguarda:
    Non ho postato l’anagrafe per comprovare l’eccellenza dell’Ateneo, l’ho fatto dato che cercavate disperatamente qualcosa, insinuando la mancanza di trasparenza.

    Personalmente mi interessa studiare con la fama dei professori ci faccio poco. L’Italia vive di fama si sa e se continua così fra un pò farà la fame. Guardi all’UNED(statale) o alla Open University e se la Marconi rimarrà privata datele il tempo che le spetta
    Cordiali Saluti

    • Dario Palermo says:

      Io non mi sento affatto alla ricerca disperata di niente. Sono osservazioni che saltano all’occhio, tutto qui. Altre se ne potrebbero aggiungere, ma lasciamo stare (per esempio sui presidi: sono prestigiosissimi, vero, ce n’è anche uno di 83 anni…). Se gli studenti ne sono contenti, amen… Non si può non osservare però che: 1) l’Università è fatta dai suoi docenti, non si possono scindere le due cose, la fama delle università è fatta soprattutto da loro; 2) l’università pubblica è sotto attacco concentrico, e punta di diamante è l’ANVUR, le cui valutazioni si basano sostanzialmente sulla produttività scientifica dei docenti: perché allora istituzioni che conferiscono titoli che hanno lo stesso valore dovrebbero essere trattate diversamente?

    • Ed è chiaro – per continuare quanto dice Dario Palermo – che nella mia piccola analisi non sono entrato nel merito delle pubblicazioni e sulle loro “stranezze”, sugli errori voluti o inconsapevoli (gli articoli in libri spacciati tout court per libri) e così via. Nè ho menzionato tutti coloro che sono docenti solo con la tesi di dottorato o con una sola recensione o articolo, per non parlare delle lacune nel data base. E poi, siamo sicuri che il parere degli utenti sia il miglior metro per valutare la qualità di un insegnamento e della ricerca scientifica di una università?

  9. Morganti Giulio says:

    C’è una verifica molto semplice da poter fare su queste “università” ammesso che si possano definire tali. Vorrei vedere quanti laureati hanno effettivamente trovato un impiego reale dopo aver finito gli studi. E’ del tutto inutile, a mio avviso parlare di ricerca e pubblicazioni, senza che l’università formi figure professionali, adatte al mondo del lavoro. Il lavoro del professor Coniglione è egregio ma un ulteriore verifica io la farei su questo. Anzi, vorrei proprio vedere chi laureandosi con votazioni oltre il 105 e senza partire da esperienza di lavoro già avviate prima dell’iscrizione o durante, grazie alla formazione ricevuta, trovi una posizione professionale adeguata. Io sono un ingegnere industriale, e già prima della laurea specialistica ho avuto molte proposte collaborative. I tempi sono cambiati d’accordo, ma so che ancora in Università come La Sapienza, l’offerta formativa/lavorativa non si esaurisce dando la tesi. E chi si laurea in tempo e con punteggi alti proposte da aziende italiane e estere ne riceve.
    Sfido questi “marconiani” a dimostrarmi che è così anche per i propri laureati. Dati alla mano. Magari proprio per gli ingegneri come me.
    E’ inutile tutto questo blabla in difesa di un università che secondo me si arricchisce a scapito degli studenti. Si a scapito degli studenti. Mi rivolgo a chi si deve iscrivere a queste telematiche, non lo fate, al di là della ricerca, se poi pagate per un “pezzo di carta” che vale poco e niente per le imprese che assumono cosa ve ne fate? Iscrivetevi ad un corso professionale piuttosto, o andate sul sicuro in una università pubblica, che con tutti i difetti che può avere almeno la certezza del lavoro, se siete competenti ve la dà.
    In fede
    MG

    • Risulta piuttosto stravagante dover notare che, nonostante i grandi risultati e successi continuamente raggiunti (anche con riconoscimenti a livello internazionale) dall’Unimarconi, vengano ancora perpetrati alcuni accanimenti contro questo ateneo da parte di coloro che indiscriminatamente identificano i diversi atenei telematici in un’unica realtà, livellando perciò le macroscopiche differenze che vi sono fra i medesimi. Si aggiungano poi le numerose testimonianze dei tanti studenti che, dopo essersi laureati presso un’università statale, hanno deciso di iscriversi all’Università degli studi Guglielmo Marconi. Sono infatti gli stessi discenti che non solo attestano l’alta qualità della didattica dell’Unimarconi, ma confermano anche (attraverso la propria pregressa esperienza negli atenei statali) che la Marconi non ha nulla da invidiare alle università tradizionali. Anzi, mi correggo, obiettivamente la Marconi ha da invidiare profondamente una cosa nei confronti degli atenei statali: i tanti milioni di euro che vengono allocati nei confronti di questi ultimi. Ciò nonostante, grazie ad un’irreprensibile ed accurata gestione del nostro Magnifico Rettore, la Marconi riesce a crescere e svilupparsi costantemente. Per quanto riguarda il corpo docente, i professori provengono in gran parte da atenei statali tradizionali e ciò conferma l’infondatezza di certe asserzioni. Proprio in merito alla didattica e al corpo docente riporto quanto scritto recentemente dal nostro Magnifico Rettore: “vi informo di una novità che riguarda la vostra Università e che ci rende invece molto felici. Infatti, ben 30 fra i ricercatori e i professori che hanno insegnato in questa Università dai dieci anni che si compiono nel 2014, hanno meritato l’abilitazione nazionale (in prima e seconda fascia). Li ritroverete quindi come vostri professori associati e ordinari.” Sarebbe ora di smettere di sentenziare su realtà che non si conoscono. Il sottoscritto (che si è laureato precedentemente presso una statale) si è dedicato con estrema abnegazione allo studio del corso di laurea magistrale presso l’Unimarconi e può tranquillamente confermare che la qualità didattica, la serietà dei professori, la quantità di studio e le modalità d’esame non hanno nulla da temere o da invidiare ad altri atenei. Per quanto concerne l’eventuale sbocco lavorativo degli studenti laureati presso l’Università degli studi Guglielmo Marconi, riporto il link relativo ad un episodio recente che mette a tacere con i fatti certe illazioni prive di fondamento: http://www.primapaginaonline.org/2014/02/esiste-ancora-la-meritocrazia.html …e stiamo parlando di una delle aziende più prestigiose e ambite al mondo.
      Infine, invito chiunque a visitare il sito degli studenti Unimarconi http://www.asum.it dove vengono riportati gli sforzi che il Presidente Franco Pagani sta affrontando per mostrare e rivendicare il prestigio e la serietà istituzionale della nostra università.
      Con la presente mi auguro di aver chiarito diversi aspetti e di non dover nuovamente intervenire poiché privo di tempo da dedicare a determinate questioni che ritengo alquanto sterili. In questo caso mi sono sentito in dovere di intervenire perché non è possibile che nel 2014 persistano ancora visioni anacronistiche e posizioni prive di fondamento nei confronti di realtà che in futuro verranno considerate come pietra miliare nella storia moderna della didattica universitaria. Non per nulla molti atenei tradizionali si stanno muovendo verso l’e-learning (chissà come mai!) ignorando, tuttavia, che non basta semplicemente mettere qualche slide sul proprio portale per definirsi “e-learning”, in quanto un vero corso a distanza presuppone l’esistenza di un notevole apparato organizzativo ed un imponente supporto strutturale realizzati “ad hoc” per poter offrire a 360° completezza, servizio e qualità.
      Cordialmente
      Uno studente Unimarconi laureato presso un’università statale

    • frikkettone says:

      Egregio Ing.Morganti,mi spiace contraddirla.in qualità di suo collega,laureato al Politecnico di Bari,che con rispetto parlando,non è certo al livello della sua molto amata Sapienza,con votazione di 103/110 ho assistito alla decadenza dell’istituzione universitaria e in generale del titolo accademico a cui lei fa riferimento.dopo aver conseguito la Laurea “Canonica”, ho assistito al degrado del comparto industriale e di avere persone da formare(perchè forse alla Sapienza le cose funzionano diversamente,ma altrove le università non danno la preparazione che le aziende cercano,ma forse un po’ lo sospettava),ho cercato di riempire il vuoto lavorativo riformandomi.ho sperimentato il metodo nuovo,presso l’università G.Marconi.oggi lavoro in Germania grazie alla qualifica conseguita lì.la votazione non è stata eccelsa,perchè le voci di mega votazioni non interessano quell’istituzione specifica,anzi,ma ho potuto fare un raffronto con il metodo telematico Tedesco molto più datato e mai messo in discussione.pressochè equivalente,se non per le ovvie differenze di impostazione generale (più pratiche per il sistema teutonico,più teoriche per il nostro beneamato sistema Latino).il problema è che,mio caro collega,le università come la Sapienza o il Politecnico generano l’idea che lo studente esiste in funzione del docente e del sistema di potere da esso rappresentato(non le è forse mai capitato di dover avere a che fare con quell’ambigua figura di Dott.Ing. gran Figl. di ….. i cui orari di ricevimento e il cui ufficio erano molto prossimi a quello del Dott. Ing .Prof. Padre?),mentre le “sovversive” telematiche adottano l’idea dell’università in fnzione dello studente,azzerando i tempi (o quasi) del confronto e specifica indagine sulle problematiche tecniche e rendendo possibile ottenere una Laurea in tempi più o meno certi.le invio i seguenti link,casomai volesse capirne di più,sperando che abbia una visione aperta e scevra dai pregiudizi che ormai ,con l’avvenuta autorizzazione di alcune telematiche e il loro riconoscimento a livello sovranazionale,appaiono eufemisticamente ridicole.
      G.B.
      http://www.corsera.it/notizia.php?id=7387

      http://www.repubblica.it/scuola/2013/07/02/news/universit_on_line_la_proposta_schoc_del_rettore_della_unimarconi-62229887/

  10. Morganti Giulio says:

    Io ripeto la mia sfida. Per il resto sono chiacchiere.

    • Le chiacchiere appartengono a coloro che si ergono a giudice, pontificano e scagliano anatemi contro realtà che non conoscono minimamente. É evidente che qualcuno ha il dente avvelenato. Mi dispiace per costoro. Piuttosto che coltivare tanto astio e perdere tempo in certe provocazioni sarebbe più costruttivo dedicarsi al proprio lavoro evitando di sperperare il proprio tempo in sfide e atti alquanto improduttivi e sterili. I fatti sono stati riportati. Coloro che hanno potuto toccare direttamente la realtà dell’Unimarconi possiedono un’opinione ben diversa e distante da chi si arroga il diritto di stabilire la realtà delle cose attraverso fantasiose congetture. Le chiacchiere sono di coloro che utilizzano la supponenza senza conoscere i fatti che incontestabilmente supportano la serietà e la qualità della Marconi.
      Ora chiudo perché non ho tempo da perdere.
      Buona giornata a tutti

    • Scusate ma perché tutti questi commenti sulle università telematiche sono anonimi? Avete qualche problema con la vostra identità?

    • Gentile Prof. Labini,
      come può facilmente riscontrare nei messaggi precedenti, quasi un anno fa avevo già dato la mia totale disponibilità per essere contattato privatamente attraverso l’e-mail (che possedete nella Vostra banca-dati). Quindi, in questo caso nessuno si nasconde dietro l’anonimato. E’ solo una questione di privacy. Non ho nulla da nascondere, tantomeno la mia identità. Sono semplicemente una persona che tiene molto alla propria privacy. Proprio per questo non sono iscritto nemmeno a Facebook. Tuttavia, ripeto, per qualsiasi delucidazione o verifica sulla mia reale identità di studente Unimarconi potete contattarmi tramite email e successivamente attraverso il mio cellulare. Tengo molto alla trasparenza, quindi mi rendo disponibilissimo.
      Concludo sottolineando che è lo stesso Vostro portale che permette, come da normale prassi, di utilizzare un nickname. L’importante è che lo stesso nickname sia sempre abbinato alla vera identità di una persona, esattamente come nel caso del sottoscritto.
      Ovviamente resto sempre disponibilissimo per qualsiasi delucidazione o contatto.
      Cordialmente

    • Certo i commenti anonimi sono *tollerati* ma comunque poiche’ si continua a commentare ripetutamente su questo post a distanza di *anni* dalla sua pubblicazione e poiche’ il tono dei commenti e’ sempre il medesimo e gli autori pure (anonimi), trovo la cosa alquanto stravagante. Volete discutere di universita’ telematichee mostrare all’universo mondo quanto sono efficienti? Benissimo noi saremmo felici di ricevere articoli in proposito.

    • frikkettone says:

      la sua sfida,egregio Collega è destinata a naufragare.come ha ricordato Bingo82,l’essenza del corso telematico è già realtà presso un ateneo,il Politecnico di Milano(corso di Laurea in Ing.Informatica),il cui prestigio in ambito internazionale è superiore alla sua Sapienza(purtroppo) e al mio ben più giovane politecnico di Bari.purtroppo da persona esterna non puo’ sapere alcune cose,e ,molto umilmente,sarò costretto a spiegargliele,per farle capire che lei potrebbe sfidare sicuramente elementi che hanno studiato solo nelle telematiche,ma non chi ha studiato con profitto in entrambe le realtà(cosa che mi pare accomuni me con Bingo82).in primo luogo ,come lei saprà esistono corrispondenze accertate da organismi statali tra ore effetivamente necessarie ad assimilare il concetto e C.F.U. erogati.in Marconi questo rapporto spesso non è rispettato per difetto,ovvero il 60% delle materie hanno C.F.U. minori rispetto alla mole di lavoro; in secondo luogo l’esame si svolge in un ambiente dove non ci sono docenti in grado di aiutare,perchè nelle sedi esterne ci sono solo i vigilanti,che operano come nelle realtà concorsuali(telefonini spenti,controllo di eventuali auricolari,controllo sulle calcolatrici,controllo di eventuali pizzini,ecc.)e la traccia arriva in una busta sigillata.il sistema non è perfetto(una volta ho assistito l’episodio di un poveraccio che non sapeva che scrivere perchè la sua busta aveva all’interno il compito di Qualità e lui era venuto per Bioingegneria)ma è perfezionabile.inoltre non è possibile ,come nelle università tradizionali,superare i 60 cfu annuali,non è possibile andare in bagno durante la prova, e altre amenità similari.io personalmente non so quale sia stata la sua esperienza alla spaienza,forse dopo aver studiato l’esame di geometria ed algebra v.o. con la bellezza di 96 teoremi mandati a memoria,tutto il resto mi sarebbe sembrato facile,ma le classi d’esame non suoerano le 20/25 unità e se qualcuno”barasse” sarebbe,come è successo,sbattuto fuori,perchè,e questo è vero come il suo titolo di Laurea,oggi l’Unimarconi ha un parco studenti in controtendenza rispetto a quello di altri atenei,mentre nell’a.a. 2012/2013 l’ISTAT denunciava una regressione generale dell’iscrizione universitaria pari alla scomparsa di 1 ateneo.adesso Lei potrà anche considerare tutto questo come poco più di un futile tentativo di concedersi una difesa da parte di un laureato di un’istituzione non tanto vetusta da vantare tra i suoi fondatori dei Pontefici,certamente se fosse onesto intellettualmente(per il resto non ho dubbi ci mancherebbe) dovrebbe ammettere che ,come quando in natura avviene che un elemento perturbi un equilibrio di sistema definito stabile,la prima reazione del sistema è quella di ricercare un nuovo equilibrio cercando di isolare il nuovo elemento o i suoi effetti.potrei dirle che come in un tribunale non esiste una sola veirtà ,ma 2 tesi contrastanti e distinte,lei non è ne potrà mai essere,come nessuno degli iscritti alle telematiche,Giudice.la sua funzione è quella di Pubblica accusa,coadiuvato dall’autore Francesco Coniglione,e da quanti non credono nella realtà telematica,che hanno dei leciti sospetti a causa di ovvie distorsioni interne a quel microcosmo didattico.il reale giudice potrebbe essere forse il l’utenza?difficile dirlo,il popolo sceglie sempre Barabba,e pertanto un ateneo popolare è sillogisticamente parlando un ateneo facile(a proposito la Sapienza quanti iscritti vanta?).se così non fosse,potrebbe esserlo il MIUR?certo se ci fosse la meritocrazia a tutti i livelli si eviterebbero le dinastie di docenti e magari anche i ministri che vedono tunnel sotterranei tra il gran sasso e il CERN.forse potrebbe essere il tempo,che come lei saprà,è l’unico gentiluomo,restituisce tutto a tutti.dubito che qualcuno farà sparire le telematiche,ormai ci sono e il trend,nonostante le pregevoli arringhe dell’accusa,è in crescita.la difesa non puo’,per sua definizione accusare,ma siamo certi che,anche senza una reazione uguale e contraria, tutte le università statali ci saranno in futuro?ai posteri,come sempre,l’ardua sentenza,sottolineo…ai posteri.buonaserata
      Graziano Bertossi

  11. Marisamarp says:

    Beh, un mio studente di letteratura spagnola appena laureato alla Marconi ho vinto una borsa di studio con il Programma Leonardo Da Vinci e si trova a Granada (Spagna) per un tirocinio formativo con possibilita’ di concorsare un posto fisso. C’erano ovviamente dei concorrenti laureati alla Sapienza che sono rimasti dopo in graduatoria… e che sicuramente stanno “chiacchierando” finora (come mai??). Saluti.

  12. Marisamarp says:

    Nel mio caso, mesi fa ho copiato il link che indirizza al mio CV (vedere sopra) dove evidentemente c’e’ il mio nome completo, ma lo ripetto: Marisa Martínez Pérsico

  13. Mi stupisce questo ritorno di interesse per l’articolo da me scritto oltre due anni fa e sorgono anche a me i dubbi sulle identità anonime. Ma non è questo il punto, quanto il fatto che in tutte questa difese appassionate delle università telematiche (ma in sostanza di una sola, la Marconi) si portano argomenti su questioni che nel mio articolo e nella mia replica non sono affatto contenute. E così si insiste sulla qualità dei docenti, sulla serietà dei corsi, sulla severità degli esami e così via e invece non si affrontano i temi reali da me messi in evidenza. Mi nasce il sospetto che tanti interlocutori non abbiano nemmeno letto quanto da me scritto nell’articolo e nella mia replica del 14 giugno 2013; o che non ne abbiano bene inteso il senso. Potete per cortesia rispondere nel merito e non sulle cose che a voi conviene evidenziare?

    • frikkettone says:

      ovviamente da 2 anni a questa parte le cose sono decisamente cambiate.il suo non era un articolo equidistante,ma era,e rimane,un articolo fazioso.credo di aver letto espressamente il riferimento all’Unimarconi 8 volte compreso il Tag.il suo articolo è stato uno spunto di riflessione,letto ed analizzato,ma ,purtroppo non lo aveva previsto,in una comunità che commenta spesso il commento al commento o la risposta ad un commento elude il CORE dell’articolo,per concentrarsi su inevitabili argomenti e spunti di riflessione postumi.inoltre mi pare che in merito al clima di sospetti,sia proprio il suo articolo sin dal suo enigmatico titolo,ad alimentarlo.potrà continuare a chiedere maggiore aderenza all’ambito di indagine da lei personalmente prescelto,ma sarà cortesia degli utenti dalla comunity concederglielo.in ultima analisi potrebbe effettuare lo stesso discorso su un Blog privato,probabilmente più congeniale alla sua idea di confronto.
      cordialmente
      Graziano Bertossi

    • Francesco Coniglione è co-fondatore e moderatore di questo sito, che come gli altri soci fondatori, contribuisce a finanziare anche di tasca propria.

    • frikkettone says:

      X Antonio Banfi
      ignoravo lo status di F.Coniglione,tuttavia non comprendo ancora il nesso tra essere detentore dei diritti monetari del sito e la libertà d’espressione altrui,sempre che non si voglia rimarcare il concetto seguente:chi paga il sito deve essere riverito e rispettato anche se dice cose contrarie al pensiero altrui.in tal caso fornitemi le coordinate per poter effettuare le donazioni,perchè mi è sorta tanta nostalgia dei tempi in cui io portavo il pallone e io decidevo chi doveva giocare.
      come sempre Cordialmente vostro
      Graziano Bertossi

  14. marcoponti says:

    Il mio anonimato è motivato da ragioni opposte a quelle degli altri, che probabilmente sono a libro paga della UniMarconi, addetti alla web reputation della stessa.

    Racconto la mia esperienza di docente a contratto di due corsi, in una facoltà umanistica della Unimarconi, per due anni accademici di seguito (2005-2007). Tenevo due corsi, pagati molto profumatamente (va detto); ci insegnavo per i buoni uffici di un ordinario che ci aveva messo le zampe sopra, mai partecipato a una selezione (ma siamo nel settore privato). Ogni mese circa mi recavo a Roma per gli esami in presenza. Il livello degli studenti era piuttosto basso, ma erano i primi anni e magari adesso la qualità è cambiata. Il fatto divertente (?) che mi preme raccontare è l’atteggiamento della tutor (una ragazza che mi affiancava in tutti gli esami). Ogni qual volta era mia intenzione bocciare uno studente, la tutor, mentre lo studente era fuori dall’aula in attesa della mia decisione, iniziava un pressing serratissimo nei miei confronti, per arrivare almeno a 18. Non c’è mai riuscita, intendiamoci, ma non escludo che con colleghi più malleabili di me ci sia riuscita. Dopo due anni mi è stato unilateralmente rescisso il contratto (non ne ho fatto un dramma, avevo altri contratti e speravo in un assegno di ricerca a breve), ma l’ordinario che mi ci aveva piazzato ha spiegato al mio professore che il problema era, appunto, la mia mancanza di malleabilità.

    • frikkettone says:

      questo,va detto avviene anche nelle università statali.i meno malleabili vengono convinti,infatti esiste il sistema di finanziamento legato ai coefficienti laureati,iscritti,fuoricorso.in definitiva tutta la galassia universitaria,tranne atenei che hanno una storia diversa(come l’università di Pisa),sta cambiando.io penso anche perchè non eravamo messi benissimo nelle classifiche internazionali per quanto concerne l’età media di laurea,ma è solo un sospetto.

    • …io non so cosa succedeva nel 2005-2007. Certamente di acqua sotto i ponti ne é passata e per quanto riguarda la situazione attuale posso certamente affermare che il livello degli studenti che incontro agli esami mi ha sempre colpito positivamente. Coloro che sono iscritti da molti anni mi hanno confermato che il livello di preparazione richiesto in sede d’esame é salito notevolmente. Si vada a leggere il rapporto quinquennale del CNVSU e si renderà conto che il numero degli iscritti fuori corso é enormemente aumentato. Ciò indica chiaramente che il livello di difficoltà é sicuramente cresciuto.
      Per quanto riguarda la Sua erratissima supposizione in merito al fatto che io sarei addetto alla web reputation della Marconi ed inserito a libro paga La tranquillizzo assicurandoLe non solo che sono semplicemente uno studente, ma che pago esattamente 2150 euro di quota annuale.

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