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La personale spending review inventata dal Ministero per vessare le Università

Il Ministero con la nota n.1176 del 19 luglio 2012 dichiara il metodo che utilizzerà per soddisfare il vincolo globale sulle spese per il personale delle università di cui al DL “spending review”. Purtroppo il metodo proposto è errato, crea disparità di trattamento tra gli atenei e, paradossalmente, non rispetta il vincolo introdotto dalla “spending review”.

 

In questo articolo scopriremo che, in aggiunta ai vincoli al turn-over universitario del D.Lgs. 49/12 e al vincolo della spending review, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, si è inventato una nuova manovra, che, “sottilmente” nascosta tra le righe della nota, infliggerà ulteriori vessazioni al sistema universitario italiano. Descriviamo le interpretazioni del ministero, e dimostriamo che il metodo di calcolo delle dotazioni da assegnare alla università italiane per il 2012, di cui alla la nota n.1176 del 19 luglio 2012, è iniquo e viola apertamente i vincoli della spending review.

 

Per semplicità, ci concentreremo sugli effetti devastanti della nota sulle possibilità di assunzione per idonei di valutazioni comparative a posti di professore di prima fascia, che già sono in servizio come professori associati presso il proprio ateneo. Le stesse considerazioni si applicano alle altre categorie di personale universitario.

 

Piccola necessaria introduzione per capire i termini della questione: il D.Lgs. 49/12 pone delle limitazioni ai costi di personale che gli Atenei possono impiegare per nuove assunzioni, in termini di una percentuale delle risorse liberate dalle cessazioni del 2011. Sparisce il blocco per gli atenei “non virtuosi” e anche gli atenei che al 31 dicembre 2011 riportano un valore dell’indicatore di spese di personale superiore all’80% e un indicatore di spese di indebitamento superiore al 10% “possono procedere ad assunzioni con oneri a carico del proprio bilancio per una spesa annua non superiore al 10% di quella relativa al corrispondente personale cessato dal servizio nell’anno precedente”. Tali limiti salgono al 20% per gli atenei con indebitamento inferiore al 10% e anche oltre per gli atenei con spese di personale inferiore all’80%. Gli atenei ancora più virtuosi possono raggiungere percentuali molto più elevate e superare addirittura il 50%.

Il concetto chiave del decreto legislativo è “la spesa di personale”, definita in modo preciso e formale all’art. 5, comma 2:

“per spese complessive di personale si intende la somma algebrica delle spese di competenza dell’anno di riferimento, comprensive degli oneri a carico dell’amministrazione…”.

Il valore considerato è quindi il costo totale lordo effettivamente sostenuto dall’ateneo per il personale, considerando la competenza dell’anno di riferimento. La norma non lascia spazio ad incertezze: la spesa per il personale cessato dal servizio nel 2011 determina la spesa annua disponibile per le assunzioni nell’anno 2012. Per inciso, osserviamo che questa norma si riferisce in modo chiaro alle spese immediate connesse alle nuove assunzioni. Ciò non toglie ovviamente che le università debbano garantire la sostenibilità di assunzioni (e passaggi di ruolo) fino alla pensione. Ciò è obbligatorio ex Legge Gelmini, ma riguarda la programmazione ed è un vincolo aggiuntivo a quello immediato sul turn-over.

La sostenibilità peraltro è raggiunta con le risorse che rientrano alle università per l’effetto combinato delle future cessazioni (già calcolabili) e delle forti limitazioni a nuove assunzioni imposte ogni anno proprio dal turn-over (in generale tra il 90% e l’80% del totale annuo). Il principale problema delle università non è, infatti, quello della sostenibilità a regime dei nuovi assunti, bensì proprio quello di poter procedere alle loro assunzioni.

 

Ma andiamo avanti. Il DL 95/12 (spending review) aggiunge un vincolo al totale delle spese di personale di tutto il sistema universitario italiano, che complessivamente non deve superare il 20% delle spese per il corrispondente personale cessato nel 2011 e affida al Ministro il compito di gestire questo vincolo mediante un decreto che assegni a ogni università la propria capacità di spesa in personale, tenendo conto dei parametri “locali” ex D. Lgs. 49/12 e del nuovo “vincolo globale”.

 

A questo punto il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si sbizzarrisce.

 

Il nuovo documento del ministero, la nota n. 1176 del 19 luglio 2012, contiene almeno quattro elementi critici e fortemente penalizzanti per il sistema universitario nazionale:

  • l’uso del punto organico come metro di valutazione dei costi;
  • un metodo di calcolo erroneo;
  • un’ingiusta, nascosta e non quantificata decurtazione di ulteriori risorse alle università;
  • l’iniquità del metodo (e la persecuzione dei 16…)

 

Primo punto.

Secondo la nota, l’aggiunta del nuovo vincolo globale da parte della spending review cambia il metodo di calcolo delle spese che, invece di far riferimento ai costi effettivi da sostenere nel 2012, deve ora essere basato sul concetto di “punti organico” (PO). Un’assegnazione, quindi, da effettuare in base ad una misura forfettaria. Tuttavia, né la spending review né il D. Lgs. 49/12 parlano di punti organico, né tanto meno di calcoli approssimativi e forfettari slegati dai costi reali delle prese di servizio.

 

Cos’è dunque questo misterioso PO e perché viene tirato in ballo dai tecnici del Ministero?

Il Punto Organico (PO) è nato per supportare la programmazione degli Atenei (cd. circolare Masia 2009). Un PO è il costo lordo standard di un professore ordinario con una anzianità di servizio calcolata sulla media nazionale (circa 127.000 euro) e i costi delle varie assunzioni in programma vanno riportate in termini di PO. Ad esempio, secondo le ultime indicazioni ministeriali note, un associato costa forfettariamente 0,7 PO, un dirigente 0,65 PO (meno di un associato?) e quindi per un passaggio da associato a ordinario, il ministero considera un forfait di 0,3 PO (=1-0,7) che dovrebbe essere un valore medio rappresentativo del differenziale tra l’evoluzione stipendiale del docente nel ruolo attuale e quella nel nuovo ruolo fino alla pensione.

 

Ora è di tutta evidenza che questa misura di costo, di per sé ragionevole per lo scopo per cui è stata creata, cioè per programmare, ad esempio, l’assunzione di un ricercatore, di un associato o di un ordinario (senza sapere chi vincerà il concorso e prenderà quel posto), è assolutamente fuori da ogni logica nell’applicazione al caso di specie. Per le prese di servizio di personale già nei ruoli, di uno specifico docente, vincitore di un concorso, infatti, è  possibile valutare in modo preciso, al centesimo, i reali costi aggiuntivi (se ve ne sono) connessi al passaggio di ruolo e capire quindi se si rientra nei limiti di spesa imposti dal turn-over oppure no.

 

Esempio: Se si considera un idoneo associato alle soglie della pensione (tre/quattro anni) – e purtroppo, con il blocco alle assunzioni che dura, per talune sedi, dal 2009 i casi non sono rari – il passaggio ad ordinario ha un costo effettivo aggiuntivo pari a 0. Gli idonei in questa situazione, infatti, prendendo servizio nel nuovo ruolo non riceveranno un euro in più rispetto a quanto prendono oggi.  Non c’è alcun differenziale di spesa reale.

Ebbene, secondo la logica del Ministero, l’ateneo per far prendere servizio a quel docente deve avere una capacità di spesa di almeno 0,3 PO = 38.100 euro. Questa presa di servizio va quindi a incidere sulla capacità di assunzione dell’ateneo al pari della presa di servizio di un idoneo con davanti a sé oltre 30 anni di carriera.

 

Ovviamente questo è un esempio estremo, ma il costo in termini di punto organico è sovrastimato per tutti gli idonei in attesa di prendere servizio. L’errore di stima rimarrebbe anche se si considerassero idonei a 10 e 15 anni dalla pensione, tendendo a zero solo ove prendesse servizio come ordinario un neolaureato che per miracolo è già in servizio come professore associato!

 

Possibile che qualcuno ritenga razionale usare uno strumento di misura così palesemente inadeguato per valutare le spese del personale? Perché non usare gli euro, moneta ben più diffusa del PO al di fuori delle stanze ministeriali? Che valore hanno calcoli che non hanno correlazione alcuna con le spese reali di personale nelle università?

 

Secondo punto.

Il tragico e il comico si incontrano quando si legge attentamente il metodo di calcolo che il Ministero con la sua circolare dichiara di adottare. Il lettore ricorderà dalle premesse che il ruolo del Ministero era quello di gestire il vincolo globale. Ebbene, il calcolo proposto comporta proprio la violazione di quel vincolo.

 

Ciò viene scritto ufficialmente nella nota, che oltre a spiegare il metodo che intende adottare, propone la seguente tabella per esemplificare i suoi calcoli (in rosso abbiamo aggiunto le somme mancanti, per facilitare la lettura).

 

Iniziamo dalla prima colonna, che calcola per ciascun ateneo le dotazioni disponibili derivanti dalle cessazioni occorse nel 2011 in quell’ateneo. La seconda colonna identifica il turnover “di sistema” definito dalla spending review. Sulla base delle percentuali di turnover disponibili (colonna f) per le singole sedi si riportano nella colonna g i “punti organico” disponibili per sede sulla base del D. Lgs 49/2012. Nella colonna i il Ministero riporta ciò che ritiene essere l’esito del calcolo del combinato disposto del D. Lgs 49/2012 e della spending review. In particolare, usando un fattore di incidenza (colonna h), il Ministero applica un taglio uniforme a tutti gli atenei, in modo da soddisfare il vincolo globale (i 24 PO della colonna c, nell’esempio). Si noti che, in generale, erano possibili diversi criteri di abbattimento, ma questa è un’altra storia…

Andiamo avanti con la parte più interessante. In colonna l compaiono i punti organico già utilizzati dagli atenei prima dell’entrata in vigore della spending review, cioè dall’1 gennaio al  6 luglio 2012 “tenuto conto dei diversi regimi assunzionali in vigore in tale periodo” (cioè senza il vincolo sul totale delle spese del sistema università, unica variazione ex spending review).  Nel calcolo illustrativo, il Ministero assume che le prese di servizio effettuate da tali atenei prima del 6 luglio siano equivalenti a 13 punti organico. Confrontando questa dotazione con quella che il Ministero assegnerebbe a ciascun ateneo in base al combinato disposto del D. Lgs 49/2012 e del D.L. 95/2012 (terz’ultima colonna), risulta che alcuni hanno speso più di quanto avrebbero potuto.  Poiché però hanno agito correttamente (poiché esisteva “un diverso regime assunzionale”), questi Atenei (A, B e C) avranno semplicemente una dotazione residua pari a zero (vedi ultima colonna).

 

Ora possiamo finalmente fare i conti finali: secondo la spending review, il sistema universitario per il 2012 ha, nell’esempio, un limite di 24 PO. Alcuni Atenei ne hanno consumato 13 fino a luglio e il ministero considera ancora assegnabili 4,92 + 7,31 = 12,23 PO, come risulta dall’ultima colonna. Noterete che stranamente i tecnici ministeriali non riportano il totale di questa colonna, lo abbiamo aggiunto noi in rosso: con il metodo proposto a fine anno il sistema avrà speso 13 + 12,23 = 25,23 PO.

 

Purtroppo però la dotazione annua invalicabile del sistema era solo di 24 PO.

Risultato: il vincolo globale della spending review non è soddisfatto.

 

Terzo punto.

Cosa è strutturalmente sbagliato nel metodo di calcolo proposto è evidente a tutti: ciò che è stato consumato in più dagli atenei prima di luglio deve per forza essere tolto a qualcun altro, altrimenti i conti non potranno mai tornare.

L’unico modo per farli tornare, penalizzando ulteriormente gli atenei che hanno seguito gli inviti ministeriali, sarebbe infatti considerare come PO residui 24 – 13 = 11 PO e ridefinire i punti organico ancora da distribuire in funzione del residuo.

 

Perché allora i tecnici ministeriali non hanno proposto questa semplice decurtazione, causando l’evidente e strutturale violazione del vincolo globale di cui il Ministero dovrebbe essere proprio il nume tutelare?

 

Forse perché in questo modo penalizzerebbero ulteriormente gli atenei che, seguendo le “informali” indicazioni ministeriali, non hanno proceduto a effettuare assunzioni prima di luglio, quando avrebbero invece legittimamente potuto senza dover attendere alcun decreto.

Forse questo potrebbe essere stato un freno, ma non sufficiente a violare così apertamente il vincolo del DL spending review.

 

No il vero motivo è ben più grave: al Ministero sanno che i loro PO hanno poca parentela con le spese vere delle università e che l’uso della fanta-moneta PO forfettaria toglie molti più soldi agli Atenei di quanto non sia previsto dalla manovra. In pratica essi sanno che la decurtazione effettiva che viene inflitta alle università per effetto del loro metro di valutazione è abbastanza grande da bilanciare gli errori manifesti della loro tabella, per cui consumando 25,23 PO finti (forfait) il sistema spenderà, in termini reali, molto meno di quel poco (24 nell’esempio) che le manovre governative gli avrebbero concesso.

 

Riassumendo: dai fatti oggettivi sopra esposti segue logicamente l’asserto iniziale: il metodo di calcolo di cui alla nota è erroneo, poiché viola apertamente i vincoli della spending review o comunque fornisce necessariamente informazioni sbagliate sulle spese di personale da imputare alle varie università.

 

È appena il caso di osservare che lo sforamento del vincolo spending review è assolutamente fuori controllo con il metodo proposto dal Ministero. Nell’esempio in tabella, si può arrivare tranquillamente a 15 PO, dipendendo unicamente da ciò che è successo fino al 6 luglio 2012. Quindi la decurtazione nascosta nei conti ministeriali deve essere sempre sufficientemente grande da bilanciare questo sforamento.

 

E allora ci chiediamo: se il conto è necessariamente strutturalmente sbagliato per eccesso di abbattimento, quanto perderanno ancora gli atenei in termini di capacità di spesa per effetto delle interpretazioni ministeriali?

 

 

Quarto punto.

Il metodo di calcolo proposto causa ovviamente anche disparità di trattamento tra gli atenei, essendo la distanza tra assegnazioni teoriche e capacità di spesa reale assolutamente non uniforme (dipende dall’uso che si fa della fanta-moneta PO). Credete che questo modo di agire sia conforme al mandato del DL 95/2012 di valutare le spese di personale degli atenei e ripartire correttamente la spesa disponibile?

 

Inoltre esiste una ulteriore disparità di trattamento determinata dalla differenza tra chi ha effettuato assunzioni prima del 6 luglio 2012 e chi non lo ha fatto.

 

E quali atenei hanno potuto procedere con le prese di servizio prima di quella data? Almeno fino al 19 maggio (data di pubblicazione del D.Lgls. 49/12) solo quelli “virtuosi” perché gli altri erano bloccati dal permanere del vincolo.  Quali sarebbero quindi quelli più penalizzati? Di nuovo, ancora, certamente quelli che fino a pochi mesi fa erano bloccati! Quei 16 Atenei (13 dei quali nel centro-sud) i cui docenti, pur avendo vinto le stesse procedure concorsuali dei loro colleghi che hanno finora preso servizio, stanno alla finestra a guardare, e non certo per considerazioni di “merito”.

 

Ma non solo, il metodo proposto mette nero su bianco che i più tartassati sono sempre i soliti. Gli atenei di tipo A, B e C, già non superano il tetto del 20%. Ma saranno loro a dover scendere ulteriormente per portare la media nazionale al 20%, mentre gli atenei che si trovano nelle fasce di spesa superiore – 40% o 50% – mantengono più alta della media la loro capacità assunzionale (in particolare, ad un valore più alto di tutte le altre categorie di personale pubblico toccate dalla spending review).  Guarda caso, piove sempre sul bagnato. Quali sedi si trovano, in generale al di sotto del 20%? Quelle che provengono da anni di blocco delle assunzioni e che, faticosamente, erano riuscite a recuperare budget per far entrare in servizio i loro idonei.  Ma ancora una volta si attua la perequazione al contrario, le sedi più povere alimentano quelle più ricche.

 

Per non tralasciare nulla, nel passaggio conclusivo della circolare, si ribadisce l’intento persecutorio. È possibile trovare nelle pieghe di bilancio risorse non utilizzate negli anni precedenti: “sono fatte salve le assunzioni… effettuate utilizzando punti organico residui al 31 dicembre 2011…”. Questa possibilità è comunque preclusa per le sedi finora più penalizzate: le università soggette al blocco non hanno alcun diritto, né ne hanno i docenti incardinati in quelle sedi.

 

A proposito, siamo certi che queste assunzioni, che comunque rientrano tra le prese di servizio del 2012, realizzate usando i punti organico degli anni pregressi, non vadano considerate nei limiti assunzionali fissati per il 2012 ex-spending review? Il DL non prevede alcuna eccezione. Se anche queste spese dovessero essere decurtate dalla somma totale a disposizione del sistema universitario ex-spending review si perpetuerebbe l’ennesima discriminazione contro le sedi che finora non hanno potuto procedere con le prese di servizio, ossia le solite 16! L’importo residuo di quel 20% del turnover complessivo sarebbe ulteriormente ridotto. Si tratterebbe di un’altra violazione della spending review? O forse no, basta che le vessazioni imposte in modo nascosto agli atenei siano sufficienti a bilanciare anche quest’altra causa di sforamento…il vincolo del 20% sarebbe salvo ma ancora una volta a spese degli idonei in attesa di prendere servizio nelle sedi finora bloccate.

 

Conclusioni.

Si può accettare un calcolo che crea ulteriori e non ancora del tutto prevedibili disparità tra gli atenei ed apre la strada ad estenuanti contenziosi giudiziari? Si può accettare che chi vuole assumere idonei a costo zero debba essere trattato peggio di chi assume ex-novo? Si può accettare che si continui ad usare la scusa del costo eccessivo per precludere la presa di servizio a docenti che sarebbero stati persino disposti a congelare gli effetti economici – peraltro praticamente nulli – del nuovo ruolo? Si può accettare un calcolo che taglierà molto di più di quanto imposto dalla norma, specie per alcune università?

 

Eppure la soluzione sarebbe molto semplice in questo caso. Rinviare al 2013 l’applicazione del taglio e rispettare i dettami della legge (come chiede anche la CRUI nella sua mozione del 19 luglio 2012), considerando i costi effettivi. Usando i costi veri (in euro) e non quelli immaginari tutto diverrebbe magicamente facile.

 

Soprattutto, molti idonei che hanno vinto con merito concorsi dell’ormai lontano 2008 – regolati dalle norme varate dal precedente governo per migliorare i criteri di valutazione in senso meritocratico (sorteggio dei componenti della commissione, oggettività  dei criteri di valutazione, rilievo dei parametri di merito, ecc.) – vedrebbero finalmente premiato il loro impegno nella ricerca e nella didattica. L’alternativa ormai prossima è che i più giovani e talentuosi decidano di emigrare (salvo sentire poi le lacrime di coccodrillo dei nostri politici) e che i più anziani vadano in pensione senza il giusto riconoscimento (a costo zero!) del traguardo di diventare professori ordinari.

 

E in questo quadro desolante partono le nuove abilitazioni. Poche sedi, come sempre le più ricche, potranno sperare di assumere qualche nuovo vincitore usando le cessazioni delle sedi più povere. Gli altri? Andranno a ingrossare le file degli idonei in attesa, con il rischio concreto di creare una aspra conflittualità, dannosissima in un momento di crisi.

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15 Comments

  1. Bilancia says:

    Se non prendono servizio chi ha fatto un concorso nel 2008, quando arriveremo noi con le abilitazioni? Nel 2020? Ma ci stanno prendendo in giro? Oppure vogliono creare una ILLUSIONE per tenerci buoni e fermi per un bel po’ di anni? Cosi’ si riblocca la didattica, da qui al 2020! Alla faccia della CRESCITA!!!

    • idonei2008 says:

      Hai perfettamente ragione! Si aprono le abilitazioni ma le università, specie quelle del centro-sud e quelle del nord finora soggette al blocco, non avranno fondi per le prese di servizio. Un meccanismo complesso e costoso che serve solo a “poche” sedi per scegliersi i “pochi” eletti tra le migliaia di idonei (si dice 6.000-10.000) e continuare ad alimentare un sistema verticistico e discriminante. Questa questione dovrebbe riguardare tutti i colleghi associati e ricercatori (idonei e potenziali abilitati), purtroppo però si vuole tenerli impegnati a pensare ad altro mentre si tagliano ancora di più i fondi per il turnover! Come si può parlare di merito quando questo è legato unicamente alla ricchezza degli Atenei e dei territori nei quali si presta servizio…leggi anche http://www.roars.it/online/?p=10155

  2. Concordo su quasi tutto.
    Ma cosa si puo’ fare?
    Io di certo non mi calo dal tetto del dip., anche perche’ non e’ servito a molto a quelli che lo hanno fatto 2 anni fa.

    Secondo me e’ controproducende lamentarsi nei media:
    i docenti universitari di ruolo sono considerati dei privilegiati furbacchioni.

    A mio avviso bisogna fare proprio quello che la gente si aspetta da noi: rubare i soldi ai poveri studenti per darli ai ricchi (si fa per dire) docenti.

    E’ un po’ brutale, e poco di sinistra, ma da qualche parte i soldi bisogna trovarli. Nella mia univ. per gli studenti la tassazione e’ da 0 Euro a 2200 Euro all’anno, a seconda delle fasce di reddito. Ecco, secondo me il valore massimo, nella mia universita’, dovrebbe essere almeno 5000 Euro.

    • Angela Stefania Bergantino says:

      Sono considerati privilegiati furbacchioni perchè c’è molta disinformazione e perchè siamo particolarmente bravi a farci male da soli. Hai mai provato a dire ad un tassista quanto guadagna un ricercatore o un associato? e quanti anni ha dovuto studiare prima di cominciare a guadagnare? Rimangono esterrefatti!
      Sebbene condivida che le tasse universitarie siano, in media,troppo basse non è alzandole che si risolve il problema! Purtroppo si creerebbe solo ulteriore discriminazione. Si potrebbe agire sulle tasse solo se ci fosse un sistema di controllo e monitoraggio dei redditi dichiarati affiancato da un sistema efficace di borse di studio per favorire il diritto allo studio (basato anche sul merito). Si dovrebbe anche prevedere una perequazione per le sedi più disagiate, per compensarle delle mancate entrate. Al momento il costo delle esenzioni ricade unicamente sulle singole sedi universitarie. Comprenderai che così si acuirebbe la discriminazione tra le sedi. Lo stesso dicasi per i finanziamenti privati. Come risolvere il problema? Certo non così! La lenta agonia nella quale sono lasciati gli Atenei finora soggetti al blocco non può che penalizzare studenti e attività di ricerca. In molte sedi alcuni settori scientifico-disciplinari sono ormai privi di docenti (sono andati tutti in pensione), indipendentemente dalla rilevanza del settore per la didattica…figuriamoci per la ricerca!

  3. Ma dove sono, in tutto ciò, i rettori che abbiamo eletto? Possibile che, ancora una volta, possano far subire agli atenei che rappresentano l’ennesima ingiustizia senza una presa di posizione degna di questo nome?
    Tutto il loro potere è tendere la mano al Ministro, elemosinando di raddoppiare il 20%, che poi il ministero declassa a meno della metà, come i colleghi ci hanno spiegato?
    Consiglio al prof. Profumo di cedere alla richiesta “enorme” della CRUI: tanto, il buon Livon sa già che il 40% richiesto, con la sua implementazione, soddisfa tal quale la spending review, in termini di costi veri verificabili a posteriori…

    Come affermava qualcuno più importante di me, il grande male è l’indifferenza…

  4. Ma quanti SOLDI PUBBLICI si sono spesi per selezionare gli idonei nelle valutazioni comparative del 2008? E ora, invece che assorbire questi idonei (ne rimangono a spasso circa 1.000 sebbene la maggior parte siano già nella programmazione dei loro atenei) e metterli in condizione di fare il lavoro per il quale hanno passato una dura selezione, finalmente improntata a criteri di merito, si spendono altri SOLDI PUBBLICI per l’abilitazione nazionale che si preannuncia come una vera e propria “selezione di massa”, alla quale, peraltro, non faranno seguito (se riuscirà a passare indenne dai mille ricorsi) che poche assunzioni, dato che l’unica certezza nella giungla di provvedimenti che stanno nascendo come funghi è nei metodi sempre più creativi con cui l’amministrazione centrale taglia risorse ed erode l’autonomia degli atenei.

  5. E’ davvero difficile stabilire il confine, se pure esiste, tra l’incompetenza e la mala fede di coloro che purtroppo hanno la responsabilità di governare il presente e soprattutto il futuro dell’Università e della ricerca e non so dire se sia peggio immaginare che non si rendono conto dei danni che stanno provocando al paese oppure scoprire che il disegno (suicida !) è consapevole. In ogni caso la reazione, quando c’è, contro questo stato delle cose (per niente ineluttabile) è troppo debole e questa, tra tutte trovo sia la cosa più preoccupante. Sarebbe davvvero il caso di diradare il fumo (leggi ‘abilitazioni’) e mostrare la realtà. I Rettori (i professori, gli studenti, ….) battano un colpo.

  6. he si il mantenimento del PO (punto organico) è un modo subdolo per togliere risorse (quelle umane) all’università.

    In questo panorama partire con le nuove abilitazioni nazionali è indecente e scandaloso,

  7. Trovo giusto che chi ha vinto un concorso, venga giustamente premiato. Anche la juve ha avuto i suoi scudetti, ma mi sembra anche giusto che le sede che non hanno saputo fare una programmazione e hanno sforato più di altre vengano penalizzate più di quelle che hanno fatto una buona programmazione (lo so ci sono anche sedi che hanno sforato e in passato sono state premiate … Roma?). E non prendiamoci in giro le “norme varate dal precedente governo per migliorare i criteri di valutazione in senso meritocratico (sorteggio dei componenti della commissione, oggettività dei criteri di valutazione, rilievo dei parametri di merito, ecc.)” sono state italianamente e largamente aggirate.

  8. StefanoL says:

    “[..] sono state italianamente e largamente aggirate.”

    Affermazioni erga omnes di questo stampo sono state alla base della campagna di denigrazione contro l’Università pubblica degli ultimi anni.
    Venire a spararle qui su ROARS, in uno spazio nato per combattere esattamente questa diffamazione generalizzata, vuol dire essere un troll.

  9. Non ho detto totalmente, ho detto largamente, se poi vogliamo prenderci in giro siamo liberi di farlo. Prova a dirlo a chi è precario e/o costretto a stare all’estero (ma costretto veramente, perchè ci sono anche quelli che occupano il posto in italia e trovano comodo farsi i titoli all’estero)che non ci sono state delle ingiustizie nei concorsi universitari italiani.
    I parametri da valutare nel valutare la carriera delle persone sono tantissime è non è facile farlo, ma è strano che gli idonei nella stragtrande maggioranza dei casi avevano il mentore (o un chiaro amico del mentore) in commissione. Questo non vuol dire che l’idoneo non meritava, ma, diciamo che è stato solo più fortunato di un altro che meritava un pochettino di più, ma non aveva il mentore in commssione.

  10. Ricordo che gli atenei hanno fatto l’ultima programmazione basandosi su un certo FFO e poi si sono trovate a fronteggiare tagli importanti e continui che hanno mutato completamente il quadro (il mio ateneo era largamente virtuoso ed ora non lo è più…)

    Comunque a me sembra importante evidenziare che questo articolo denuncia un nuovo taglio indiscriminato, non quantificato ed illegittimo che colpisce indistintamente tutti gli atenei (chi più chi meno) e tutto il personale universitario, docente e non docente, presente e aspirante…
    La questione idonei, che personalmente mi riguarda, è solo un esempio, ma
    il problema è comune e dobbiamo essere uniti nel denunciare questo abuso.
    Personalmente ritengo intollerabile che si usino conti truccati per distribuire le risorse.
    Se si vogliono salvaguardare assegnazioni pregresse o dare più risorse ad alcuni e meno ad altri, lo si faccia in modo esplicito e trasparente, quantificando le risorse in euro e non in fanta-monete arbitrarie.

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  12. Bella l’analisi! Completa, inconfutabile ma altrettanto preoccupante in quanto prova evidente di un momento confuso e torbido che pare il frutto di un esercizio del peggiore bizantinismo. E comunque, mi pare – spero però che qualcuno smentisca – di non aver visto reazioni da parte del Ministro, ne’ tantomeno di Livon. Sarebbe prova di “onestà intellettuale” e di “trasparenza”, per usare parole di moda, ammettere l’errore e porre rimedio. Ma, forse hanno ragione i colleghi e al Ministero sanno bene quello che fanno. Comunque, a voler proprio cercare un alibi al silenzio che regna sulla questione della personalizzazione della spending review firmata Livon, il pasticciaccio delle abilitazioni nazionali credo stia occupando i pensieri di tutti coloro che hanno in mano (sigh!) il governo dell’Università. Il che mi fa amaramente supporre che in questo momento, nel caos generato da mediane ballerine, liste di riviste che stentano a comparire, figuraccia TFA, e comunque la necessità di portare in porto la barca, il problema sollevato nell’articolo continuerà a essere ignorato. E questo con l’ovvia conseguenza che non si farà chiarezza, non saranno rettificati gli errori, magari si stratificheranno altre “manovre” facilmente peggiorative, e quindi non si sanerà l’anomalia tutta italiana degli idonei a costo zero. Con buona pace di chi nel 2008 ha intrapreso un iter che, ripensandoci, sembra un percorso a ostacoli per criceti. Con la differenza che magari il criceto si diverte e alla fine trova la ricompensa, mentre il “residuo insolubile” degli idonei 2008, non è detto che alla fine sarà gratificato.
    … Ma naturalmente, poiché è sempre bene vivere di speranza, mi auguro una veloce e definitiva smentita alle mie pessimistiche riflessioni!

    • Antonio Occhiuzzi says:

      “Il che mi fa amaramente supporre che in questo momento, nel caos generato da mediane …, il problema sollevato nell’articolo continuerà a essere ignorato.”

      No, non è così. Il problema è alla massima attenzione del ministero.
      Il “tabellone” con la capacità di punti organico di ogni ateneo sarebbe dovuto diventare “pubblico” la scorsa settimana, ma è accaduto l’imprevedibile.
      Il mio ateneo, tradizionalmente “vizioso” negli ultimi anni, capeggerebbe adesso, grazie ai nuovi indicatori, il gruppetto dei “virtuosi”: di converso, molti dei campioni di “virtuosismo” degli scorsi anni sono diventati improvvisamente “viziosi”.
      A parte l’ovvia considerazione che o il vecchio “90%” o i nuovi indicatori (o probabilmente entrambi) risultano inadeguati a descrivere lo stato di salute delle finanze degli atenei, prima di scatenare il putiferio sambra che al MIUR stiano cercando di “raddrizzare” il tabellone. Pertanto, oltre alla circolare raccontata nell’articolo, ne è in arrivo oggi stesso un’altra che richiede agli atenei un dato non preso in considerazione in precedenza, ossia l’ammontare degli assegni fissi “coperti” da finanziamenti diversi dal FFO. Con questo dato, la colonna “d” della tabella potrebbe venire “aggiustata” in modo da modificare le assegnazioni di punti in maniera più consona alle varie aspettative. La nuova tabella ri-editata pare che verrà divulgata il 30 settembre: quella attuale sarà conservata nell’ombra, con il medesimo stile trasparente che tanto “ci piace”.

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