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La Conferenza Nazionale dei Direttori di Giurisprudenza sulle Natta: fermate tutto.

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On. Stefania Giannini

  Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

 

e p.c.

Chiar.mo Prof. Andrea Graziosi

Presidente Agenzia Nazionale

di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca

Chiar.mo Prof. Gaetano Manfredi

Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane

 

Chiar.mo Prof. Andrea Lenzi

Presidente del Consiglio Universitario Nazionale

Chiar.ma Prof.ssa Carla Barbati

Vice Presidente del Consiglio Universitario Nazionale

Coordinatrice Area 12 

 

 

Oggetto: Schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, avente ad oggetto “Disciplina del «Fondo per le cattedre universitarie del merito Giulio Natta» istituito ai sensi dell’art. 1, commi 207-212, della legge 28 dicembre 2015, n. 208”.

                                                                      

La Sezione Consultiva per gli Atti Normativi del Consiglio di Stato, riunitasi nell’Adunanza di Sezione del 28 settembre 2016, ha reso il necessario parere sullo schema di regolamento in oggetto (parere n. 2303/2016 del 4/11/2016), istitutivo delle c.d. “cattedre Natta”. Si tratta in particolare di una nuova procedura “sperimentale” di reclutamento e avanzamento di carriera per professori di prima e seconda fascia, con la capienza di complessive 500 unità. A costoro vengono attribuite posizioni stipendiali particolarmente favorevoli e uno stato giuridico caratterizzato da norme che fanno eccezione al regime ordinario.

L’art. 4 del suddetto schema di d.P.C.M. prevede la nomina da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Università, dei presidenti delle commissioni giudicatrici, caratterizzati da “elevatissima qualificazione scientifica” e dal ricoprire “posizioni di vertice presso istituzioni di ricerca estere o internazionali”. Si può dunque trattare anche di istituzioni situate in Italia, ma con una verosimile caratterizzazione “internazionale”. A tale fine si dovrebbero creare 25 commissioni per 25 aree disciplinari, già individuate nello schema di d.P.C.M. I presidenti di nomina governativa, avrebbero poi il compito di nominare due commissari per la commissione di riferimento, scelti entro una lista di 20 nominativi predisposta dall’ANVUR.

Per il finanziamento di siffatte cattedre a chiamata diretta il comma 207 della legge di Stabilità 2016 istituisce un fondo speciale, al quale sono assegnati, per il 2016, 38 milioni di euro e 75 milioni di euro a decorrere dal 2017.

Il provvedimento in oggetto desta molte preoccupazioni per una articolata serie di motivi:

  1. L’attuale normativa universitaria prevede già gli strumenti utili a reclutare soggetti di elevata qualificazione attraverso le “chiamate dirette” e le “chiamate per chiara fama”. Strumenti di cui numerosi atenei si sono avvalsi e si avvalgono tuttora.
  2. Le disparità introdotte, sul piano stipendiale e della mobilità, rispetto all’attuale corpo docente, che le statistiche internazionali mostrano essere uno dei più produttivi al mondo[1] nonostante tagli pesantissimi ai fondi di ricerca e all’organico, si traducono in un’incomprensibile delegittimazione di chi per decenni ha lavorato con dedizione e successo in condizioni estremamente difficili. È quindi lecito attendersi – per questa materia – l’instaurazione di numerosi e gravi contenziosi a tutti i livelli.
  3. È la prima volta nella storia repubblicana che professori universitari vengono selezionati da commissioni costituite direttamente dal Governo, ciò in palese violazione dell’art. 33 primo comma della Costituzione, che sancisce il principio della libertà della scienza, da intendersi anche come libertà da qualsiasi condizionamento politico nella selezione degli scienziati. Proprio su questo aspetto il richiamato parere del Consiglio di Stato ha evidenziato “due profili di criticità”, puntualmente individuati nella “assenza di una disposizione che preveda in qualche misura il coinvolgimento degli atenei nel procedimento di nomina dei membri delle commissioni di valutazione” e nella “omessa consultazione del mondo accademico nel corso dell’elaborazione dello schema del d.P.C.M.”.
  4. Il meccanismo di reclutamento di queste future élites accademiche viene totalmente sottratto alla comunità scientifica nazionale, per attribuirlo a docenti scelti a livello governativo con una discrezionalità che appare eccessiva, sol che si consideri l’assenza di criteri per individuare la “elevatissima qualificazione scientifica”. Va peraltro aggiunto che i membri dell’ANVUR, che propongono al presidente di nomina “politica” una lista di 20 candidati per la individuazione degli ulteriori due commissari, sono anch’essi nominati dal Ministro dell’Università. A tale proposito, il recente parere del Consiglio di Stato ha avuto modo di sottolineare che il meccanismo di formazione delle commissioni “si presta a molteplici rilievi (relativi, ad esempio, alla trasparenza, all’imparzialità e al buon andamento), il più importante dei quali appare essere il mancato raccordo con il sistema dell’autonomia universitaria, dove pure i nuovi docenti dovranno inserirsi”.
  5. Appare incomprensibile la creazione di un fondo dotato di ben 75 milioni di euro, a fronte delle crescenti difficoltà a finanziare i Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, a cui afferiscono risorse del tutto inadeguate alle esigenze della ricerca italiana e a fronte del cospicuo ridimensionamento del FFO verificatosi a partire dal 2008.
  6. Appare del tutto inopportuna l’adozione, anche ai fini del reclutamento, delle aree ERC, disegnate – e periodicamente aggiornate – dallo European Research Council al solo fine di finanziare progetti di ricerca con ingenti risorse. L’attuale composizione delle aree ERC, infatti, non è in alcun modo compatibile con gli attuali settori scientifico-disciplinari e settori concorsuali, sicché interi settori disciplinari risultano inquadrati insieme ad altri senza che sussista tra loro alcuna affinità. Per questo aspetto, l’adozione delle aree ERC ai fini del reclutamento potrebbe ridisegnare l’intera comunità accademica italiana, marginalizzando interi settori di notevole rilievo sia nelle scienze dure sia in quelle umane e sociali (e fra questi l’intera area giuridica). A tale proposito il Consiglio di Stato ha osservato che la scelta del regolamento di ricondurre i settori concorsuali previsti per l’abilitazione scientifica nazionale alle 25 aree definite dallo European Research Council e di prendere a riferimento le stesse aree per la costituzione di altrettante commissioni di valutazione e per la nomina dei relativi commissari appare gravemente censurabile sotto il profilo della ragionevolezza. La valutazione dei percorsi individuali di eccellenza dei candidati alle cattedre del Fondo, infatti, come ha rilevato lo stesso Consiglio di Stato: “potrebbe essere affidata a commissari esperti in settori del sapere scientifico non coincidenti con quelli dei candidati”. L’accorpamento dei settori concorsuali secondo le aree ERC produce in verità esiti aberranti: nell’area ERC SH2 sono presenti infatti “design e progettazione tecnologica dell’architettura” e “diritto costituzionale”; e gli esempi, alcuni dei quali ricordati dallo stesso parere del Consiglio di Stato, potrebbero moltiplicarsi. È appena il caso di ricordare in questa sede che l’impiego delle aree ERC, in luogo dei settori scientifico-disciplinari e dei settori concorsuali, ha determinato conseguenze inaccettabili nella valutazione delle proposte presentate per il bando PRIN 2015, con una fortissima penalizzazione per l’area giuridica.
  7. Ancora, la mobilità assicurata ai docenti “Natta” porterà naturalmente a privilegiare le sedi più accessibili, con migliore qualità della vita e maggiori dotazioni, accentuando in tal modo le disparità già visibili su di un territorio che per la propria crescita sociale ed economica necessita – al pari di quanto accade in altre nazioni europee – di una formazione terziaria e post lauream diffusa e di buona qualità.
  8. Da ultimo, deve essere scongiurato che il sistema universitario venga sottoposto a un continuo stillicidio di norme disorganiche e talora contraddittorie, che ne fanno un edificio sempre più fragile e instabile e certamente non attraente per giovani studiosi di valore, sempre più costretti a trasferirsi all’estero o ad abbandonare i loro talenti.

Per queste ragioni, la Conferenza chiede che l’iter del provvedimento sia arrestato e che si apra un confronto approfondito sui temi del reclutamento, della mobilità e delle progressioni di carriera, aperto a tutti gli attori del sistema.

 

 

Bologna, 8 novembre 2016                           Con i più cordiali saluti

Giovanni Luchetti

 

[1] http://www.scimagojr.com/countryrank.php

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4 Comments

  1. green_baron says:

    Qualora venisse bloccato il piano Natta, l’auspicio è che tutti quei soldi previsti per questi fantomatici super-professori vengano dirottati per liberare punti-organico destinati a chi (legittimamente) ha conseguito un’abilitazione. Spero che l’On. Ministro (o chi per lei) legga questo messaggio e usi un po’ di buon senso.

  2. Enrico Mauro says:

    Ormai siamo oltre la fantascienza.
    La meritocrazia genere superbaroni e tocca amaramente rimpiangere i baroni.

  3. chiediamo in massa … che l’iter del provvedimento sia arrestato e che si apra un confronto approfondito sui temi del reclutamento, della mobilità e delle progressioni di carriera, aperto a tutti gli attori del sistema.

  4. … qualche anno fa negli istituti universitari arrivarono per mobilità tecnici da carrozzoni parastatali chiusi … questi tecnici guadagnavano molto di più dei tecnici universitari di pari livello per non fare praticamente nulla. L’effetto più eclatante fu un risentimento dei tecnici universitari che per ripicca non facevano nulla nemmeno loro … questo crea la disparità di trattamenti: risentimento e frustrazione e lotte intestine … meditate gente … meditate

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