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Kakuro Revolution!

Ovvero la soluzione (ottima?) al problema np-completo.

Ricorderete il gioco del kakuro, ovvero il dilemma della selezione del coordinatore dei prin, che il nuovo bando delega alla responsabilità dei singoli atenei.

Il gioco prevede che ogni ateneo possa esporre al più X proposte, la cui selezione deve essere effettuata da revisori anonimi. Essi devono “esporre giudizi analitici su cinque punti”: innovatività, eccellenza scientifica, impatto, collaborazioni internazionali, congruenza economica.

L’incastro delle valenze a disposizione degli atenei e della selezione del coordinatore del consorzio fa il gioco. Pare sia np-hard. E allora, come procedere?

Divide et impera: Ovvero la soluzione ottima italiana!
O se preferite, il manuale Cencelli, nella sua versione non pesata (e già, applicare pesi per dividere una torta così piccola sarebbe assurdo).
La negazione dei principi di meritocrazia, di selezione, di competizione.

E così accade che la selezione dei progetti da presentare al ministero avvenga prima della scrittura dei progetti stessi.

Il numero massimo è 12? Bene, cari colleghi, presentiamo esattamente 12 progetti.

E la selezione? e gli esperti anonimi? e i cinque criteri?
Beh, il caso vuole che ci siano 12 dipartimenti (11 per la verità… il dodicesimo non esiste, ma soprassediamo).
Se ogni dipartimento presenta un solo progetto, il gioco è fatto. Certo, ci sono dipartimenti più attivi, più grossi, più bravi, più ricchi, più alti, più quellochevolete. Ma abbiamo detto che non applichiamo pesi, no?

Bene, fine del gioco. Fine della meritocrazia. Fine della selezione. Delle review. Dei criteri.

Vogliamo aggiungere che la divisione l’hanno fatta i direttori dei dipartimenti stessi?
“Conflitto di interessi” qualcuno millanterebbe. Ingenuo.

Vogliamo aggiungere che l’accordo dentro i dipartimenti prevede una rotazione dei token (quest’anno a te, l’anno prossimo a me, poi a lui…)?

Si organizzeranno delle review? Il cui risultato sarà … beh, lasciamo perdere.

Possibile che qualunque tentativo, seppur goffo o improvvisato, di responsabilizzare l’accademia italiana è destinato essere rivoltato e a diventare l’ennesima occasione di spartizione a priori delle risorse?

Deve il ministero imporre che il numero di progetti che ogni ateneo deve selezionare sia la metà rispetto al numero di domande? Così carissimi, dovete sceglierne uno ogni due!
Facile: metà progetti civetta, e metà veri.

Parliamo di Research University, di valutazione, di merito, di spazio ai giovani,… e poi?

Ci si aspetterebbe una levata di scudi.

Che i rappresentanti dei ricercatori, degli associati, o che, mandino un segnale di attenzione.

Che il Senato si ribelli alla decisione presa dai direttori.

Che la commissione ricerca pretenda di scegliere lei i progetti a nome del bene dell’ateneo.

Che il pro/futuro-rettore provi a evidenziare il cancro.

Ma dopotutto, perchè mai. Dividi et impera. Cencella e proclama.

Viva il kakuro… revolution!

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