Diritto allo studio

Ironico, lucido, sferzante: durante l’inaugurazione, applausi a scena aperta per lo studente

«Il numero di studenti che proseguono gli studi è in costante aumento: l’abolizione del numero chiuso e l’importante programma di reclutamento hanno portato enormi benefici all’intero sistema. Il merito va certamente anche alla gratuità dell’istruzione universitaria e agli importantissimi programmi di welfare per quanto riguarda cultura, trasporto pubblico e residenzialità. Credere nell’Università ha funzionato ed è il paese intero a guadagnarci: la disoccupazione, specialmente quella giovanile, è prossima allo zero e l’ultima riforma del mercato del lavoro ha ridato alla nostra generazione la stabilità necessaria per immaginarsi un futuro.» Fantascienza? No, non è fantascienza. Piuttosto, è sferzante ironia quella che trapela dalle parole di Marco Rondina, pronunciate nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2016/2017, in cui è intervenuto come rappresentante degli studenti del Politecnico di Torino. In una manciata di minuti, ha tracciato un’analisi lucida e impietosa, raccogliendo applausi a scena aperta. Da chi avrà imparato? Di sicuro non dai vertici accademici italiani. A fronte di un calo di 7.503 posti dal 2010 al 2016, era bastato l’annuncio di 861 posti di ricercatore per raccogliere il plauso di rettori e pro-rettori. «Una vera e propria iniezione di giovani nelle università» aveva esultato il Rettore di Roma Tre, poco meno di un anno fa. E anche lo scorso agosto il Presidente della Conferenza dei Rettori ci informava che i rettori erano «più che soddisfatti» e che scorgevano «opportunità per i nostri giovani studiosi di vedersi aprire la strada per la carriera accademica». Finisce che a dare lezione di dignità e onesta intellettuale devono essere gli studenti. Hanno le idee più chiare, dei loro maestri e anche una memoria migliore, se sono loro a ricordarci che «quasi cento anni fa, nel primo dei suoi “tre compiti”, un giovane Antonio Gramsci scriveva: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”». 

(il video parte al 49-esimo minuto, qui il testo)


Signor Ministro, Autorità, Magnifico Rettore, Gentili ospiti,

Ci tengo a rivolgere il più caloroso saluto degli studenti a voi e a tutta la nostra comunità accademica: studenti, ricercatori, docenti, tecnici amministrativi e il personale tutto.

Quando mi è stato comunicato il tema della cerimonia, la quarta rivoluzione industriale, non ho potuto fare altro che pensare all’esaltante tempismo con cui è stato avviato quello che mi piace considerare un vero e proprio Rinascimento del sistema universitario italiano:

Il numero di studenti che proseguono gli studi è in costante aumento: l’abolizione del numero chiuso e l’importante programma di reclutamento hanno portato enormi benefici all’intero sistema. Il merito va certamente anche alla gratuità dell’istruzione universitaria e agli importantissimi programmi di welfare per quanto riguarda cultura, trasporto pubblico e residenzialità. Credere nell’Università ha funzionato ed è il paese intero a guadagnarci: la disoccupazione, specialmente quella giovanile, è prossima allo zero e l’ultima riforma del mercato del lavoro ha ridato alla nostra generazione la stabilità necessaria per immaginarsi un futuro.

Questo è il discorso che tutti vorremmo ascoltare. Come ben sapete, però, la situazione che stiamo vivendo è decisamente diversa. Nonostante i dati mostrino un ateneo in crescita e in controtendenza rispetto alle medie nazionali, il Politecnico di Torino è parte integrante del sistema educativo del Paese e specialmente oggi non possiamo rinunciare a riflettere sullo stato di tale sistema.

Nonostante l’Università soffra di una gravissima carenza di risorse, sia per la didattica che per la ricerca, dobbiamo avere il coraggio di denunciare che, nessuno dei governi che si sono susseguiti negli ultimi anni ha realmente voluto invertire la rotta: esistono ancora dei vincoli di turn-over, gli stessi che hanno causato un drastico calo della docenza e che hanno reso il precariato una realtà sempre più stabile. Meno professori significa minor capacità ricettiva e una peggiore qualità di didattica e ricerca.

Il punto forse più grave, però, è che sempre meno studenti hanno fiducia nel proprio futuro: oltre a rimanere l’ultimo paese europeo per percentuale di laureati, le immatricolazioni sono in costante calo da anni. Davanti ad una simile situazione, invece di favorire la transizione dalla scuola superiore all’Università, vediamo spuntare in tutta Italia sempre più restrizioni all’accesso che hanno l’unico effetto di distruggere i sogni di una intera generazione.

Tra le cause dell’abbandono scolastico c’è anche la situazione economica delle nostre famiglie. Occorre rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono una concreta libertà di accesso ai saperi: non possiamo continuare ad essere tra i primi paesi europei per tassazione universitaria pubblica. Anziché risolvere il problema sono stati implementati grotteschi meccanismi che mettono gli atenei nella perversa condizione di ottenere più fondi statali aumentando le tasse degli studenti. Il tutto accompagnato da un sistema di Diritto allo Studio zoppicante e capace di creare la figura tutta nostrana dell’idoneo non beneficiario.

Queste sono solo alcune delle miopi politiche intraprese negli ultimi anni che guardavano all’immediato risparmio ignorando totalmente il domani. Dobbiamo cambiare rotta nel più breve tempo possibile perché, in questo preciso momento storico più di ogni altro, l’Università deve essere un elemento fondamentale per la nostra crescita come società. Non parlo di una crescita economica, qui è in gioco la nostra coscienza collettiva, la nostra cultura, la nostra capacità di stare al passo con i tempi e la possibilità della nostra e delle future generazioni, di trovare liberamente il proprio posto nel mondo. Emancipazione collettiva e realizzazione personale. Dobbiamo fare estrema attenzione a questo aspetto, perché impacchettare il precariato come “flessibilità” non eviterà le sempre più crescenti tensioni sociali dovute all’instabilità.

Abbiamo la fortuna di avere un capitale umano di altissimo valore, uno dei migliori, ma per il funzionamento del sistema occorrono importanti investimenti e, come nel nostro caso specifico, spazi adeguati alle necessità. Occorre inoltre scrollarsi di dosso tutte quelle meccaniche escludenti in nome di una meritocrazia che, troppo spesso, viene utilizzata come maschera di un progressivo e costante definanziamento: non dobbiamo mai dimenticarci che la qualità di un sistema universitario non dipende dal numero di premi Nobel o dalle sue ricerche di punta, ma dal livello medio dei suoi studenti, ricercatori, docenti e personale. La valorizzazione delle eccellenze non può e non deve venire a discapito di una diffusione sempre più ampia di conoscenza, requisito fondamentale per una società più democratica e più consapevole.

Senza tutto questo, non possiamo pensare di essere in grado di affrontare con coscienza le sfide che il futuro ci offrirà, a partire proprio dalla quarta rivoluzione industriale che cambierà inevitabilmente il nostro modo di vivere e lavorare. Davanti a noi troveremo due strade: quella positiva in termini di migliorato benessere individuale e collettivo, e quella negativa di chi viene sopraffatto dal non-progresso. Parliamoci chiaro: milioni di posti di lavoro si perderanno nei prossimi anni a causa delle nuove tecnologie. Solo un rilancio culturale dell’intera collettività, con l’Università nel ruolo chiave di locomotiva del paese e del progresso, potrà permetterci di affrontare il futuro con la serenità di chi ha il coraggio di innovarsi.

A questo punto dobbiamo farci la più semplice delle domande, tutti noi: Quale strada vogliamo prendere? Vogliamo una società sempre più divisa e senza giustizia sociale o vogliamo darci la possibilità di crescere attraverso la cultura?

In una giornata così importante per il nostro ateneo, vorrei lasciarvi con la speranza di una suggestione:

Caro Ministro, mi rivolgo a lei in quanto rappresentante del nostro Governo, perché non cogliamo l’occasione che l’evoluzione industriale ci sta offrendo, per lanciare un vero e proprio Rinascimento dell’intera Università e quindi della società italiana?

Quasi cento anni fa, nel primo dei suoi “tre compiti”, un giovane Antonio Gramsci scriveva: “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza”.

Grazie e Buon Anno Accademico a tutti!

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44 Comments

  1. Il populismo dei contrari al numero chiuso, che garantisce l’accesso all’ Università anche ai non capaci e meritevoli , oltre a ingrossare le legioni dei disoccupati insoddisfatti post laurea, ha fatto talmente bene, che da mesi a Bologna, una cinquantina di studenti evidentemente con molto tempo libero, occupano biblioteche e paralizzano la città, e creato danni economici non da poco. A questi si sono affiancati altri 300-400 in cortei di protesta vari, anche con comportamenti incivili, tipo imbrattare muri di vernice ecc. ecc. Probabilmente invece, in numero chiuso andrebbe introdotto anche dove non c’è per tutelare i capaci e i meritevoli. Come recita la costituzione.

    • Aggiungo che le tasse universitarie in Italia sono ridicolmente basse , dove un iphone costa 800 euro. E dove lo Stato per ogni studente (anche per gli imbrattamuri) mette 12.000 euro di suo donati anche da chi di figli non ne ha e lavora 10 ore al giorno per 1200 euro al mese. Meditate.

    • Alberto Baccini says:

      acicchel: “Aggiungo che le tasse universitarie in Italia sono ridicolmente basse”. Non è vero. Sta scritto anche sul corriere della sera:

      Più affidabile pag. 239 di OECD, Education at a Glance, 2017:

    • Giuseppe De Nicolao says:

      accichel: “Aggiungo che le tasse universitarie in Italia sono ridicolmente basse”
      _________________________

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Accichel: “Probabilmente invece, in numero chiuso andrebbe introdotto anche dove non c’è per tutelare i capaci e i meritevoli”
      _______________
      Ottima ricetta, di cui il paese ha immediato bisogno.

    • Ben detto!
      E aggiungerei anche che non esistono più le mezze stagioni.
      Visto che alla drammatica situazione si risponde con delle banalità sconcertati.
      Tanto da farmi vergognare di appartenere alla classe docente, in buona parte responsabile del disastro, perché chiusa al mondo (come tutti i suoi rettori), superficiale e arrogante allo stesso tempo, senza più alcuna capacità di comprendere i cambiamenti e le esigenze del mondo intorno.
      Limitandosi, al più, a parlare dei 50 di Bologna (contestati da molti altri studenti che vivono a fatica l’università).
      Sbilanciandosi addirittura nel citare, impropriamente e indegnamente, la costituzione, puntualmente e gravemente violata fin dal comma 1 dell’articolo 1.

    • Salvatore Valiante says:

      I numeri la smentiscono clamorosamente (la bufala delle tasse basse poi…).
      Il numero chiuso non serve a selezionare i capaci ed i meritevoli.
      La Costituzione investe lei, in qualità di docente, della responsabilità di questa scelta.
      “Articolo 34
      La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

      Per anni abbiamo fatto (e continuiamo) esattamente il contrario (poche borse di studio, numero dei dottorati dimezzato, selezione stupida ed inefficace in ingresso…)

      I primi entusiasti sostenitori del numero chiuso sono stati quei docenti che hanno rinunciato a chiedere investimenti nel sistema universitario per non avere tale responsabilità (troppo difficile da sostenere) o per restare nelle grazie del potente di turno, ripiegandosi su se stessi ogni giorno ad ogni umiliazione dell’intelligenza e del metodo scientifico ministeriale .
      Il caso di Bologna è completamente a latere della questione fondamentale: i docenti universitari come braccio armato nel processo neoliberista di incremento delle disuguaglianze sociali, anche attraverso l’applicazione assoluta di termini relativi come eccellenza e meritocrazia.

      Tristissimi figuri.

    • leonardo.40 says:

      Magari, caro Acicchel, a paralizzare Bologna fossero “studenti”. Chi insegna a Bologna sa benissimo che gli occupanti – sempre gli stessi da 20 anni, sempre nella stessa aula, sempre senza idee e obiettivi – sono tutt’altro che studenti. Sono teppaglia mai iscritta all’università, incline allo spaccio e alla microviolenza, pilotata per ragioni inconfessabili dai soliti quattro vecchi giovanilisti che attendono ogni stormir di foglia universitario come un’iniezione di viagra.

  2. Intanto, in un’intervista al Corriere Renzi dichiara:
    “Viaggio e parlo con i cittadini comuni, cosa che chiuso nel Palazzo non potevo più fare. Sto coltivando i progetti che ho sempre avuto nel cuore, dalle startup all’università”.
    Che brivido! Sulle startup, Matteo, concentrati SOLO sulle startup per favore!

    • Infatti sul giornaletto meneghino hanno dato la notizia della assunzione di Renzi come docente di Stanford sede staccata di Firenze. Sono contento così gli editoriali di Giavazzi e Alesiana potranno essere firmati a 3 GAR (giavazzi alesina renzi) una meraviglia più americani di così si muore.
      C’è da chiedersi se la prossima volta toccherà a Lotti.

  3. @Baccini scusa Corriere giornale davvero autorevole hahahah.
    Intervista al rappresentante degli studenti del politecnico To: ma da grande farà il politico? E si era la domanda che tutti i cittadini si stanno facendo. Dell’università pubblica del 20% di investimenti in meno, dei disastro che hanno contribuito a causare (loro e tutti gli amici di renzi, berlusca etc.)non importa niente a nessuno. E’ questo il giornale “scomodo” di De Bortoli, o il giornale imparziale di Fontana. Ma dai.
    Viva roars

    • Alberto Baccini says:

      NOn ho mica detto autorevole. Ho pensato che visto che le informazioni di cui è in possesso il ns interlocutore, forse quella notizia del corriere gli è sfuggita. Non volevo accusarlo, come si fa spesso qui su roars di non conoscere fonti autorevoli 😉

  4. Come tutti i discorsi di una parte coglie solo una parte del problema delle università: è necessaria una grande presa di coscienza, invece, della capillarità del male che affligge l’Università e la nostra comunità nazionale. Non vi è il riconoscimento di valori comuni, ma lacerazioni, si è persa nozione del confronto, mentre è accettabile l’infrazione ripetuta, lo sfottò, la denigrazione che porta alla legittimazione delle posizioni altrui.
    Così vi è spazio solo per performance, non per la negoziazione. Purtroppo, solo questa porta risultati a beneficio di tutti e non del migliore attore

    • Alberto Baccini says:

      Come sarebbe che non c’è il riconoscimento di valori comuni? E che roba sono? Fumisterie novecentesche che affondano le loro radici in più antiche tradizioni. I valori comuni (kudos) sono stati sostituiti: valutazione, performance, agenzie, assicurazione di qualità, oggettivi parametri. Altro che valori. E non c’è proprio nulla da negoziare.

  5. Notizia sul fattoQ, il padre di Renzi T. sembra essere stato avvicinato (e pagato?) da amici comuni di Romeo (scandalo consip) il fratello di Cantone (quello che attribuisce i guai dell’università a parentopoli) tale avv. Bruno è consulente di Romeo. Giustamente interloquito iin merito Cantone dice ai giornalisti di rivolgersi direttamente al fratello. Mio figlio vuole fare carriera universitaria se gli andasse bene spero che per chiedere spiegazioni in merito si rivolgano direttamente a lui… O forse il mio ragionamento è sbagliato?! Boh in questa dilagante cultura del sospetto non si risparmia nessuno e nel non risparmiare nessuno si ingessa totalmente la società la si congela. Considero tutta la battaglia sulla c.d. casta l’esplosione della cultura del sospetto e l’evento peggiore degli ultimi anni. Vorrei condannare Rizzo Stella e gli altri a cercare tutte le virtù l’impegno, il lavoro l’abnegazione dei professori e ricercatori universitari pubblici, dei tanti politici apassionati ed onesti per i prossimi 20 anni.

  6. Le tasse in Italia sono ridicolmente basse: confermo. In Germania è vero che è gratis, ma , non tutti sono caballeros, ossia non tutti ci vanno. Inoltre, avere fatto un tecnico o un liceo sociale, apre la strada solo ad alcuni studi come la logica vorrebbe. Il metro quantitativo – numero di laureati – se la qualità poi è la nostra è da rigettare totalmente. Esiste poi una cos che si chiama mercato del lavoro che può assorbire solo un certo numero di laureati e noi siamo ben oltre. E’ puro populismo mantenere l’accesso libero in molti corsi di studio, nonchè ammortizzatore sociale e mass-clientelism. La classe docente è si responsabile del disastro, perchè ha potuto creare molti posti di lavoro, dai corsi a numero aperto. Vogliamo parlare di giurisprudenza, con un numero doppio di avvocati in Italia doppio di quello della Francia ? Con un reddito medio che non arriva a 20.000 euro l’anno ? A proposito dei grafici: perchè 25-34 anni ? Ci laurea, grazie alla sciagura del 3 +2, a 22-23 anni…dottore a 22 anni. Purtroppo faccio notare che a Bologna non erano 50 ma bensi 500 in corteo.

    • El precio de la matrícula en el “Master Universitario en Dirección y Administración de Empresas Turísticas” es de 4.448,86€,

      Università di Granada.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “Tuition fees are calculated on the pay-per-credit format […].

      Bachelor studies: For public universities, students pay 680 – 1,400/academic year.”
      ________
      http://www.mastersportal.eu/articles/357/study-in-spain-fees-and-living-costs.html

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “Le tasse in Italia sono ridicolmente basse: confermo.”
      __________________
      Ma OCSE smentisce.
      ==================
      “Il metro quantitativo – numero di laureati – se la qualità poi è la nostra è da rigettare totalmente”
      __________________
      Nella classifica OCSE siamo *ultimi* per percentuale di laureati. Trovo affascinante l’idea che nel terzo millennio una nazione possa stare a galla con la forza lavoro e i cittadini meno istruiti tra tutti i paesi economicamente sviluppati. Affascinante sì, ma come lo sono le favole dei fratelli Grimm.

  7. SEK 100 000 to SEK 192 500 per year.

    (da 10.000 euro in su….Università di Gotheborg)..

    evidentemente nei grafici del corriere (scusate ma non capisco l’ unita di misura USD converted using PPP on GDP ) c’è qualche mancanza nei dati di partenza.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “Application and tuition fees apply for students who are not citizens of an EU/EEA/Nordic country or Switzerland studying at the bachelor’s or master’s level.”
      https://studyinsweden.se/plan-your-studies/fees-and-costs/
      _____________
      L’unità di misura è quella standard: USD sta per dollari USA e PPP sta per Power Purchase Parity (parità di potere di acquisto). GDP (Gross Domestic Product) è il PIL.

  8. 2016-17 Graduate Tuition and Fees per credit hour:

    Tuition $325.00

    Athens State University, Grecia.

  9. Engineering and Management (1st level)
    Slovene Studies (1st level)
    Cultural History (1st level) 2,800 EUR
    Environment (1st level)
    Physics and Astrophysics (1st level)
    Viticulture and Enology (1st level)
    Digital Arts and Practices (1st level) 3,500 EUR

    Università di Nova Gorica, Slovenia, e mi fermo qui.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      acicchel: “… e mi fermo qui.”
      _____________
      se acicchel non si fosse fermato, avrebbe trovato la pagina “Tuition and funding” del sito “studyinginslovenia” dove si legge che:
      _____________
      “Who doesn’t pay tuition?

      The study of full-time students:

      citizens of the Republic of Slovenia or European Union Member States and
      the citizens of Bosnia and Herzegovina, Montenegro, Kosovo, the Republics of Macedonia and Serbia.

      enrolled in the first and second cycle study programmes at higher education institutions or at study programmes at private higher education institutions that are financed from the public budget do not pay tuition fee.”
      http://studyinslovenia.si/study/tuition-and-funding/

  10. Giuseppe De Nicolao says:

    Provo un po’di tenerezza per acicchel che mastica poco le tematiche dell’istruzione superiore (e nemmeno ha letto bene Roars che da anni ne scrive riportando statistiche e numeri). Quando vede smentito il suo pregiudizio (“Le tasse in Italia sono ridicolmente basse”) non ci vuole credere e si butta su Google per trovare qualche dato che gli dia ragione. Ma nella ricerca affrettata non si rende conto che in molti casi le tasse che cita sono quelle che vengono fatte pagare agli stranieri e ai cittadini non UE (e anche questa differenziazione è cosa nota a chi cerca di tenersi aggiornato su queste problematiche). Come attenuante, va detto che il suo pregiudizio deriva da anni di bombardamento condotto dai vari Abravanel e Giavazzi che hanno avuto a disposizione una tribuna come il Corriere della Sera. È anche vero che le persone avvedute e con un minimo di cultura dovrebbero aver imparato da tempo a non prendere come oro colato gli editoriali del Corriere, un genere letterario imparentato solo molto alla lontana con il giornalismo.
    ________________
    non possiamo più permetterci un’università quasi gratuita (F. Giavazzi 2010)
    http://www.roars.it/online/universita-miti-leggende-e-realta-collectors-edition/
    ________________
    La nostra università è gratuita (R. Abravanel 2015)
    http://www.roars.it/online/le-parole-disinformate-di-abravanel-sulluniversita/
    ________________

    • Caro De Nicolao, uno dei difetti di alcuni commentatori di roars, è il sarcasmo con il quale trattano le voci dissonanti. Comunque l’educazione è un tratto della persona.

      Purtroppo vedo che Lei prende i dati che vuole. Le tasse di Granada per il master in economia sono cosi per tutti spagnoli e non. E lo so bene. Gliene trovo quanti ne vuole di MASTER (non bachelor , ,ma ci sono anche quelli) pubblici a 7-8 mila euro in Europa, appunto basta googlare un po’.

      Ripeto: in Germania l’ università non è per tutti, perchè hanno un ottima istruzione tecnica superiore che ha fatto la fortuna dell’industria tedesca. Da noi si aprono Licei e si chiudono istituti tecnici.

      Personalmente ho preferito mandare mio figlio a studiare a Rotterdam anche se mi costa 9000 euro all’anno perchè sono ben felice di pagare per la qualità. L’altro mio figlio non ha trovato in tutta Italia un master in computer graphics perchè evidentemente da noi i settori nuovi che creano sviluppo interessano poco , quindi è sulla strada dell’estero anche lui.

      Riguardo al neoliberismo, esiste anche il suo contrario, ossia l’iper-sindacalismo e il comunismo/socialismo che mi sembra non abbiano prodotto grandi risultati se non riempire gli atenei di inetti, in tutte le figure professionali.

      Caro De Nicolao, i suoi grafici sono belli, anche se un po’ discutibili.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      I grafici non sono miei, ma dell’OCSE che non è certo sospettabile di iper-sindacalismo e comunismo/socialismo, anzi.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “Lisbona, 5000. 3 minuti su google…”
      ===================
      1 minuto su Google:
      ________________
      Full time students enrolled on Bachelor and Master programmes pay between 950 and 1,250 EUR/year. For third level degrees (PhD courses), the average tuition fee can lead to approximately 2,500 – 3,000 EUR per academic year.
      An exception is Coimbra city, where tuition fees are smaller, around 700 EUR/year.
      http://www.mastersportal.eu/articles/1095/studying-in-portugal-living-costs-tuition-fees-and-scholarships.html
      __________________________
      In effetti, basta una ricerca un po’ meno affrettata di quella di acicchel per verificare sul sito dell’Università di Lisbona che 5.000 Euro non sono le tasse annuali, ma le tasse totali per i due anni di un corso che costa di più della norma, la quale, a conferma di quanto sopra, ammonta a € 1,063.47 per anno, come spiegato nel sito dell’Università di Lisbona:
      __________________________
      “In the Academic Year 2015/2016, the amount of fees approved for each cycle of studies leading to a ‘Licenciatura’ Degrees (1st cycle) – Bsc and Master Degrees (2nd cycle), within the Integrated Master Degrees (1st and 2nd cycles), was € 1,063.47 per year, a figure that will remain unchanged for the next Academic Year 2016/2017.

      The tuition fees for the Master Degrees (2nd cycle) and Doctorate or PhD (3rd cycle) differ, depending on the School.”
      https://www.ulisboa.pt/en/inicio/study/tuition/
      _______________________
      La prossima ricerca raffazzonata di acicchel verrà cestinata direttamente.

    • riguardo al GDP e PPP so cosa sono. Mi chiedo quanto siano attendibili. Esistono articoli scientifici che le mettono in dubbio, mi sembra. E’ perchè sono state scelte proprio queste per unità di misura.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Ma lei è davvero un professore universitario?

    • Armaroli80 says:

      anch’io quand’ero piccolo mi ero fatto infinocchiare da questi signori che dicevano: “merito!” “l’università è gratuita!” “Finanziamenti privati!”. Mi pento e mi dolgo. Sulla selezione tedesca lasciamo perdere: bisogna andare dai maestri di scuola con l’avvocato per tutelarsi in caso di non indirizzo al Gymnasium. E’ una manifestazione di élitismo mascherata dietro la gratuità e il merito. In Francia si parla di selezione all’Università: per quanto ne so, a medicina si seleziona alla fine del primo anno (pure in Svizzera). Poi ci sono le scuole di Ingegneria, dove c’è un insieme di concorsi su diversi corsi di studio e livelli cui gli studenti aspirano. Sono l’élite dei professionisti. La mia esperienza è: gente che si diploma, che trova un lavoro, che fa un dottorato e non ha alcuna idea di quello che fa. Molti sono dei premi-bottoni che aspirano a fare i manager.

      Quindi dire che un paese povero di competenze imprenditoriali e di risorse economiche abbia bisogno di meno laureati e che quelli che abbiamo sono troppo scarsi (e infatti trovano lavoro ovunque nel mondo, nonostante le difficoltà di emigrare), è come la Corazzata Potemkin di fantozziana memoria.

  11. … discorso bellisimo, ma una bella e semplice frase, del tipo: “stiamo vivendo un perido di merda”, avrebbe reso meglio l’idea!
    Se poi avesse aggiunto “… e la colpa è nostra, dei docenti e degli studenti che non protestano ad ogni taglio, ma, invece, ad ogni taglio esulatano e si autofustigano alla Tavazzi” avrebbe fatto un capolavoro … un capolavoro

  12. Giuseppe De Nicolao says:

    “Sono teppaglia mai iscritta all’università, incline allo spaccio e alla microviolenza, pilotata per ragioni inconfessabili dai soliti quattro vecchi giovanilisti”
    ______________
    Quello di leonardo.40 è decisamente uno degli interventi più pacati ed equilibrati sui fatti di Bologna. Manca solo “sterminateli senza pietà”.

    • Purtroppo è verissimo. I due arrestati, una studentessa fuori corso di Bergamo da anni (lettere). L’altro un agricoltore di forli’ mai stato iscritto all’ università, cosi come i precedenti due arrestati.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Fuoricorso e bergamasca: io sarei per la pena di morte. Sugli agricoltori di Forlì ho meno pregiudizi.

    • Salvatore Valiante says:

      Se la capacità dei colleghi nelle ricerche sulle tasse universitarie fosse un metro di paragone valido si potrebbe usare il commento di leonardo.40 in proposito.
      Tristissimi figuri

  13. Gli arrestati, a parte una iscritta all’ università, sono personaggi mai stati iscritti all’ università.

  14. De Nicolao, lei mi sta veramente simpatico (senza iornia), anzi mi stai talmente simpatico che ti do del tu e ti ringrazio per darci, insieme a pochi altri la possilità di informarci su temi che altirmenti non sarebbero nemmeno sfiorati. detto ciò mi delude un po’ quando dice che il tentativo di boicottare la VQR è una protesta … prova a dire VQR al supermercato e vedrai quanti sguaci avrai … invece prova dire blocco degli esami di laurea … oppure provi a dire mettiamo i camion di traverso sulle strade oppure blocchiamo tutti i taxi … di quelli ne parlano tutti …la VQR non lacaga nessuno!

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Se non si riesce a boicottare la VQR, dubito si riescano a bloccare lezioni ed esami. Tra l’altro, mentre con la protesta #stopVQR si rischiava ben poco (dubito che le ritorsioni della “VQR di polizia” di alcuni atenei avrebbero retto di fronte al TAR), temo che ci siano strumenti legali per impedirci un blocco ad oltranza di lezioni ed esami. Strumenti di fronte ai quali, i colleghi (alcuni dei quali nella VQR tentennavano persino di fronte alle pressioni dei loro direttori) si ritirerebbero in buon ordine come pecorelle, temo. Ma mi piacerebbe essere smentito e vedere gli stessi colleghi che ai tempi dello #stopVQR invocavano “ben altro” schierarsi compatti a bloccare didattica, esami e lauree, come minatori inglesi al tempo della Thatcher.
      In ogni caso, lo #stopVQR qualche preoccupazione l’ha creata e persino Oscar Giannino aveva dedicato una puntata della sua trasmissione radiofonica schierandosi a fianco dei docenti (!!):
      __________________
      http://www.roars.it/online/una-protesta-che-a-me-sembra-fondata-anche-oscar-giannino-solidale-con-il-blocco-della-vqr/
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      Insomma, come protesta non era così incomprensibile, ha costretto MIUR ed ANVUR a riaprire la procedura e colmare le defezioni con i conferimenti coatti. Da ultimo, il MIUR ha dovuto “correggere” i risultati della VQR con un apposito coefficiente “stopVQR” (http://www.roars.it/online/tutto-quello-che-avreste-voluto-sapere-sullffo-premiale-atto-secondo/). Questo significa anche che le classifiche di atenei, dipartimenti, SSD, etc che usciranno dopodomani sono fatalmente distorte. Un granello di sabbia che ha ingrippato l’ingranaggio della valutazione. Se non fosse stato per la CRUI, schierata contro i docenti, si sarebbe persino potuto ottenere qualcosa, anche perché una protesta che va a segno dimostra che chi l’ha condotta ha la compattezza per portarne avanti altre.

  15. lei o tu per me pari sono :-))

  16. Intanto le “cattive” agenzie di rating ci declassano ancora. I quotidiani puntano tutti l’indice sul risultato del referendum , le dimissioni di Renzi… Ma tra le motivazioni ci sono anche i “bassi investimenti in istruzione e ricerca e sviluppo”. Ma sembra che un solo quotidiano lo riporti.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/13/rating-lagenzia-dbrs-taglia-il-giudizio-dellitalia-a-bbb-cosi-sale-il-costo-del-denaro-per-le-banche/3315075/

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