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Il Senato Accademico di Genova chiede di sospendere la VQR

Il Senato accademico dell’università degli studi di Genova “considera inappropriate le modalità di valutazione previste per la VQR 2011-2014 e i suoi impieghi in sede di ripartizione delle risorse, come rilevato anche da altri Atenei , e ne chiede la sospensione, in accordo con quanto richiesto anche dal CUN, per favorirne una radicale riformulazione”.

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Segnaliamo ai lettori la mozione approvata dal Senato Accademico dell’Università degli Studi di Genova il 24.11.2015. 

Dopo aver sottolineato che

“la valutazione [deve] essere concepita come un indispensabile strumento di crescita dell’Università e di promozione della qualità della ricerca, nel contesto di una piena integrazione di ricerca e didattica”

il Senato dell’università di Genova

“considera inappropriate a questo fine le modalità di valutazione previste per la VQR 2011-2014 e i suoi impieghi in sede di ripartizione delle risorse, come rilevato anche da altri Atenei e da autorevoli Società Scientifiche, e ne chiede la sospensione, in accordo con quanto richiesto anche dal CUN, per favorirne una radicale riformulazione, in grado di consentire una valutazione approfondita della qualità della ricerca, che sia rispettosa delle specificità disciplinari.”

Ecco il testo completo.

MozioneSA24.11.15

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3 Comments

  1. green_baron says:

    Parole sante!! Ma noto che in questo documento non si fa riferimento al sistema di nomina dei GEV, i veri depositari della VQR. I GEV sono nominati, son si sa bene da chi e per quali meriti. Spesso si nota che alcuni GEV non rispondono minimamente ai criteri indicati dall’ANVUR, in primis il livello internazionale del “nominato”. In alcuni casi, se si verifica il curriculum del GEV, si riscontra (in particolare in ambito umanistico) che ha TUTTE le sue pubblicazioni in lingua italiana e in sedi editoriali italiane e, soprattutto, NESSUN contatto di tipo internazionale (Visiting professorship, fellowship ecc.). Spero che l’eventuale (e auspicabile) blocco della VQR serva a riformulare in modo trasparente (ad es. sorteggio da lista di idonei come per l’ASN) il metodo di nomina di questi “smistatori di potere”.
    Quanto all’uso distorto della VQR, registro che alcuni Dipartimenti la usano tra i principali elementi per la programmazione dei docenti abilitati da chiamare.

  2. Mi sembra apprezzabile questa presa di posizione di Genova, dalla quale traspare una contestazione radicale del metodo adottato per la VQR. Infatti sta lì il punto focale. Inoltre bisognerebbe tener presente che la bibliometria è manipolabile. Infatti se l’autocitazione può essere un tentativo maldestro di aggirare le regole, le citazioni ‘concordate’ a cui tutti e sottolineo tutti fanno ricorso, rappresentano una vera e propria disonestà intellettuale.Inoltre, non è raro il caso in cui si mettono insieme ad esempio, un Inglese, un Tedesco ed un Italiano, come nelle barzellette degli anni 60, e fondano una rivista ISI bimestrale che pubblica 100 lavori/anno. A questo punto ci si è assicurati un pacchetto di 30 lavori/anno. Se poi questa rivista, in virtù della scaltrezza del comitato scientifico, assume un buon IF, ecco che ci siamo assicurati 30 lavori/anno di buona qualità. Se poi concordiamo con gli altri avventori lo scambio di citazioni, ecco che ci siamo assicurati un buon h-index. Se poi elargiamo, con sapienza ed oculatezza, qualche lavoro pubblicato al di fuori della nostra cerchia ristretta, sempre concordando ovviamente lo scambio di citazioni, ecco che ci siamo fatti anche un certo potere accademico.Si dirà che questi sono casi estremi. NON E’ VERO, è la prassi normale. Le anime belle e pure che credono alla bibliometria, invece girano il mondo per congressi a fare in buona fede lo stesso mestiere di conoscere gente ed ottenere un ragionevole scambio di citazioni. Dovremmo una volta ‘contabilizzare’ le risorse economiche spese per tale attività di promozione e ci accorgeremmo, forse, che superano il 20% di FFO che viene offerto come quota premiale alle nostre istituzioni. Quindi lo stato potrebbe ottimizzare i costi della ricerca, semplicemente disincentivando queste pratiche disoneste ed autoreferenziali. Putroppo però lo Stato si è messo nelle mani di un organismo sostanzialmente monocratico come l’ANVUR, il cui capo ‘padrone’ è figlio delle prassi appena denunciate e le incentiva pro domo sua, per accrescere il prestigio del suo settore nell’ambito della comunità accademica, così come i vari piccoli profittatori locali (del tipo di quelli che hanno fondato la rivista con l’Inglese ed il Tedesco di turno) che adoperano la superiorità dei loro indici per ottenere risorse e potere nella propria Università.
    Alla fine, dunque, il punto è che i criteri bibliometrici vanno respinti per principio. Inoltre va disincentivata l’ipertrofia pubblicatoria. Si può stabilire un minimo di lavori/anno (2 o 3 al massimo, senza riferimenti alla sede di pubblicazione) come soglia minima per dimostrare di essere vivi accademicamente. La qualità e l’eccellenza non possono poi che essere valutate leggendo i lavori ed analizzando il curriculum della persona. Se il sistema Universitario, non è in grado di valutare nel merito le persone, perchè incompetente o peggio corrotto, allora andiamo tutti a casa.

  3. Pingback: 21 senati, 46 atenei, 129 mozioni. Aggiornamento sulla protesta (al 3 dicembre 2015 – Redazione ROARS) | vqrstaiserena

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