I metodi dell’ANVUR sono sperimentati metodi bibliometrici?

Gli elementi d’originalità della metodologia ANVUR di valutazione sono tali che il VQR si configura come una sperimentazione di inediti (e poco fondati) strumenti bibliometrici, condotta sull’intero sistema della ricerca italiano: Si è scelto di valutare la produzione migliore (3 prodotti/6 prodotti) di ogni ricercatore, come nel REF britannico. Si è dunque scelto la via più raffinata: la valutazione del singolo prodotto di ricerca …. ricorre(ndo) all’oggettività della bibliometria. Moltissimi esercizi di valutazione sono condotti … senza sottoporre tutti i prodotti a peer review, utilizzando gli strumenti della bibliometria. Ci vogliono però accortezza e competenze tecniche. Si parte quindi dall’ipotesi che contare le citazioni di un prodotto di ricerca sia una buona approssimazione del giudizio che si avrebbe se quel prodotto lo si fosse letto davvero. Approssimativo, ma accettabile e accettato. … Nella letteratura internazionale c’è diffusa consapevolezza che gli strumenti bibliometrici siano particolarmente poco adatti alle valutazioni puntuali, quelle su cui, come abbiamo visto, è basato il VQR. La speranza dei bibliometrici è gli indicatori siano statisticamente affidabili, ma nessun bibliometrico si sognerebbe di dare un giudizio su un singolo prodotto di ricerca, basandosi esclusivamente sul numero di citazioni che ha ricevuto o sulla rivista su cui è stato pubblicato. In analisi statistiche di grandi insiemi di prodotti di ricerca si spera che le distorsioni si annullino ed i risultati siano in media affidabili. La bibliometria è cioè poco adatta a fare il mestiere che l’ex-ministro e l’ANVUR vogliono farle fare: fornire un giudizio affidabile sul singolo prodotto di ricerca. (Alberto Baccini Il VQR ed il vino a due stadi)