Finanziamento / Meritocrazia

I bocconiani sono il 5% ma il 77% dei fondi PRIN-SH1 va ai loro progetti

La Società Italiana degli Economisti (SIE) ha segnalato due anomalie rilevanti nelle procedure di revisione dei progetti PRIN 2015 per l’area ERC SH1 (Economia, finanza e management): 1) una eccessiva concentrazione di progetti su alcuni valutatori; e 2) una eccessiva concentrazione di progetti su poche istituzioni (segnatamente l’Università Bocconi di Milano). Abbiamo acquisito i dati SIE e abbiamo aggiunto l’informazione relativa all’alma mater dei revisori esteri. Scoprendo altre anomalie rilevanti che richiedono una risposta del CNGR e della Ministra (se non – forse – una indagine da parte di altri organi competenti). I docenti della Bocconi sono il 5,1% dei docenti di economia (SSD da SECS/P-01 a SECS/P-13), ma il 77% dei fondi PRIN nel settore economico (SH1) vengono assegnati a progetti in cui la Bocconi coordina (36%) o collabora (41%). E’ davvero un caso che un membro del comitato dei garanti sia un alumnus Bocconi, il comitato di area SH1 sia formato da un bocconiano e da un alumnus e il 48% delle revisioni siano state svolte da bocconiani o da alumni?

La Società Italiana degli Economisti (SIE), ha redatto un documento [disponibile qui] relativo alle procedure di revisione dei progetti PRIN 2015 per l’area ERC SH1 (Economia, finanza e management). La Società Italiana degli Economisti (SIE), ha segnalato due anomalie rilevanti nelle procedure di revisione dei progetti PRIN 2015 per l’area ERC SH1 (Economia, finanza e management):

  1. una eccessiva concentrazione di progetti su alcuni valutatori;
  2. una eccessiva concentrazione di progetti su poche istituzioni (segnatamente l’Università Bocconi di Milano) che non trova giustificazione sulla base della popolazione dei potenziali valutatori contenuti nell’elenco REPRISE.

Abbiamo acquisito i dati SIE ed abbiamo svolto qualche altra semplice analisi.

Ricordiamo anzitutto che, con prassi ormai consolidata, il MIUR anziché pubblicare dati facilmente elaborabili pubblica valanghe di dati. Per esempio in questo caso il MIUR ha pubblicato [qui], perché obbligato da amministrazione trasparente, nomi e compensi delle migliaia di revisori PRIN senza alcuna altra indicazione. Per capire in quali aree i revisori hanno operato, SIE ha dovuto incrociare l’elenco dei revisori con il registro REPRISE.

Dalle statistiche MIUR sappiamo che i 207 progetti valutati in SH1 hanno ricevuto ciascuno 3 valutazioni per un totale di 621 valutazioni. Il numero di valutatori coinvolto è stato di 105.

L’analisi SIE individua due insiemi di valutatori che hanno svolto attività di valutazione PRIN:

  • un insieme di 152 valutatori che in REPRISE indicano almeno una parola chiave compresa nel settore SH1 per un totale di 1056 revisioni;
  • un insieme ristretto di 97 valutatori che hanno indicato solo parole chiave comprese nel settore SH1 per un totale di 732 revisioni.

Non abbiamo quindi l’elenco preciso dei 105 revisori contati dalle statistiche ufficiali MIUR. Lavoriamo sul solo insieme ristretto di 97 valutatori che avendo indicato solo progetti SH1 dovrebbero tutti avere revisionato progetti SH1.

La nostra indagine parte dove si è conclusa quella SIE.

1. I risultati della Società Italiana degli Economisti

La SIE ha rilevato che

In media poco più del 60% dei valutatori appartiene a istituzioni italiane. Tuttavia, la frazione di valutatori italiani sul totale è molto elevata, collocandosi intorno al 90% del totale”. In particolare nell’insieme “ristretto” dei valutatori ben 28 valutatori con affiliazione estera, sono in realtà italiani.

Ha rilevato, inoltre, la concentrazione dei progetti nelle mani di pochi valutatori: nell’insieme ristretto 7 valutatori hanno valutato più di 20 progetti ciascuno e svolto complessivamente 200 valutazioni, oltre il 30% delle valutazioni complessive. In questo gruppo, 3 valutatori hanno svolto complessivamente 93 valutazioni, cioè oltre trenta ciascuno.

Ed ha rilevato infine che:

la stragrande maggioranza delle istituzioni ha fornito al massimo due valutatori, ci sono alcune istituzioni che ne hanno fornito un numero notevolmente superiore. Fra queste spicca la Bocconi, con 14 valutatori.

2. Un passo avanti

L’informazione aggiuntiva che abbiamo inserito nel database fornitoci da SIE è l’alma mater dei revisori con affiliazione estera. Non ci siamo cioè soffermati sull’italianità, ma siamo andati a vedere la provenienza accademica dei revisori con affiliazione estera. In particolare abbiamo rilevato quanti dei revisori con affiliazione estera si trovano in una o più delle seguenti considizioni

  • si sono laureati all’università Bocconi
  • hanno svolto un master all’università Bocconi
  • hanno conseguito un dottorato all’università Bocconi.

Perché abbiamo scelto di osservare i bocconiani? Di nuovo a partire dal suggerimento della Consulta delle associazioni scientifiche di area economica che, stando al documento SIE, ha rilevato:

il tasso estremamente alto di successo dei progetti presentati da una specifica sede universitaria o come Principal Investigator o come componente del gruppo di ricerca.

Quella sede universitaria è proprio Bocconi. Su 11 progetti finanziati in area SH1 [dati disponibili qui], ben 4 vedono Bocconi come sede del principal investigator; e in altri 3 Bocconi è sede di una unità di ricerca. Questo significa che Bocconi si è aggiudicata il 64% dei progetti finanziati che corrispondono al 77% del finanziamento complessivo SH1 (2 milioni 620 mila euro su un totale di finanziamento MIUR di 3,4 milioni di euro, comprensivi della cosiddetta quota premiale).

Vediamo dunque i risultati della nostra indagine. Dei 36 revisori con affiliazione estera ben 14 (39%) si sono laureati, hanno svolto un master, o conseguito un dottorato all’università Bocconi. Complessivamente questi 14 revisori hanno svolto 201 revisioni: cioè circa 14 ciascuno, il doppio del numero medio di revisioni pro-capite nell’insieme ristretto.

Ricordiamo che i valutatori italiani con affiliazione Bocconi sono stati 14 con un totale di 98 revisioni.

Complessivamente quindi i revisori bocconiani assommano a 28. I revisori bocconiani hanno svolto complessivamente di 299 revisioni su 621 pari a circa la metà delle revisioni complessive (48,1%).

Questi dati sottostimano il peso effettivo dei bocconiani, perché non abbiamo considerato l’alma mater degli italiani. Lasciamo ad altri il compito di verificare nei cv dei revisori con affiliazione italiana la presenza dell’alma mater Bocconi.

3. Chi ha scelto i revisori

Ma chi ha operato questa scelta così “diversificata” dei revisori? Un comitato di selezione nominato con decreto dal Direttore del Dipartimento per la Formazione Superiore e per la Ricerca del MIUR su designazione del Comitato Nazionale dei Garanti della Ricerca (CNGR).

Chi faceva parte di quel comitato per l’area Sh1?

SH1
MARCO FRANCESCONI University of Essex
FABRIZIO PERRETTI Università Commerciale “Luigi Bocconi” Milano

Quindi un bocconiano ed un italiano con affiliazione estera, laureato in Bocconi nel 1987.

4. Chi ha scelto il comitato di selezione?

Come abbiamo visto i due membri del comitato di selezione sono stati scelti dal CNGR. E chi nel CNGR è il più vicino all’area SH1?

Il prof. Marco Li Calzi, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dal cui curriculum apprendiamo che si è laureato in Bocconi nel 1987 e che vi ha ricoperto il ruolo di  professore a contratto dal 1991-2005.

5. Ricapitolando

Proviamo a ricapitolare chi ha selezionato chi e cosa, mediante la seguente infografica.

6. Un consiglio al ministro

La prossima volta, anziché mettere in piedi in piedi questo complicato meccanismo, per l’area SH1 il MIUR non potrebbe attribuire il compito di distribuire i soldi direttamente all’associazione degli alumni della Bocconi? Sarebbe una soluzione davvero “eccellente”…

Send to Kindle
Tag: , , , , , , , ,

10 Comments

  1. indrani maitravaruni says:

    Vergogna senza fine. Gestione privata di risorse pubbliche sotto gli occhi di tutti.
    Siamo un paese di scamorze scadute.

  2. Il problema messo in evidenza è riscontrabile anche in altri SSD. Concordo con l’analisi dell’articolo. Tuttavia, le conclusioni suonano come “tutta colpa del ministero” mentre, invece, questa è l’ennesima dimostrazione di come la categoria degli accademici sia incapace di auto-gestirsi. Rappresentiamo degnamente questo paese. Appena c’è qualcosa da spartirsi scattano i meccanismi più beceri e non saranno certamente regole giuste a salvarci. Non è quella la strada.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      teaser: «Tuttavia, le conclusioni suonano come “tutta colpa del ministero”»
      ________________
      In realtà, a fronte di un’anomalia documentata con tanto di numeri, più che incolpare si chiede “una risposta del CNGR e della Ministra”. Certo che, se non c’è una risposta, allora diventa valido l’invito di “attribuire il compito di distribuire i soldi direttamente all’associazione degli alumni della Bocconi”. Sarebbe un modo di fare chiarezza.
      ===============

      teaser: «l’ennesima dimostrazione di come la categoria degli accademici sia incapace di auto-gestirsi»
      ________________
      Beh, i due componenti del comitato di Area SH1 (un bocconiano e un alumnus) sono stati capaci di auto-gestirsi benissimo, direi. E anche il componente del comitato dei garanti (bocconiano) che li ha nominati. Gli altri avevano ben poco da autogestirsi a fronte di 200 revisioni concentrate nelle mani di 7 revisori.

    • L’autogestione di alcuni accademici è davvero preoccupante.

  3. indrani maitravaruni says:

    Anche io saprei autogestirmi benissimo. Che faccio, mi propongo? Mi daranno retta anche se non sono della Bocconi?

  4. Bhrihskwobhloukstroy says:

    Con ciò le Istituzioni coinvolte dovrebbero aver perso la fiducia di tutti gli altri. Se non succede niente, significa che non c’è alcuna speranza di restaurare l’equità (o di arrivarvi), perché i “Soliti Ignoti” sono troppo potenti

    • Che i soliti ignoti siano al momento i più potenti lo dimostrano ogni due per tre. Un giorno decidono se c’è un plagio o no, un altro se c’è una frode scientifica o no, un altro come distribuire i fondi, uno altro la performance del CNR per poi passare a tagliare le pensioni ecc. ecc. ecc. Cioè fanno quello che vogliono, come vogliono e quando vogliono e se ne infischiano di qualsiasi argomentazione. E’ solo e solamente uno scontro politico. Il problema è che le persone civilizzate, soprattutto se istruite, difficilmente entrano nell’ottica di uno scontro del tipo falange romana a livello accademico, eppure è quello che è successo e sta succedendo. E questi non fanno prigionieri dunque non si può applicare la logica di Ferrini “non capisco ma mi adeguo” quanto piuttosto l’italica “capisco o non capisco ma comunque mi adeguo”.

  5. indrani maitravaruni says:

    Sono da brivido le argomentazioni portate a sostegno dei tagli e il modo in cui la gente aderisce. Cito dal blog del fatto Quotidiano: non possiamo più permetterci di studiare, meglio laurearsi prima per essere assunti da una multinazionale, meglio studiare solo economia e inglese, tagliare i rami secchi, lasciare ai ricchi il lusso della cultura.
    Mi sembra tutto spaventoso: una débâcle voluta, perseguita e fatta accettare a milioni di persone.

  6. Bhrihskwobhloukstroy says:

    Quindi bisogna rassegnarsi a vivere di quel poco che si ha

  7. p.marcati says:

    Il problema del rapporto INCESTUOSO tra valutati e valutatori è alla base dei problemi ANVUR. Per certe aree economiche la questione è parossistica (soprattutto rispetto al sistema Bocconi) ma in percentuali è presente ovunque. Con le cattedre Natta andremmo probabilmente all’ apoteosi con trasformazione finale dell’eroe Bocconiano in divinità.

Leave a Reply