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Guida galattica per aspiranti professori

Una serie di cose note

I lettori di Roars sono sufficientemente edotti delle vicende universiarie, non ultime quelle relative alla costruzione del nuovo sistema di abilitazioni nazionali. Ottima base di partenza sono, in particolare, gli articoli di Antonio Banfi, Paola Galimberti e Gilberto Capano che già evidenziano bene il problema della qualità dei dati e della affidabilità delle informazioni a partire dalle quali si vanno definendo le mediane nelle aree delle scienze umane e sociali (le c.d. aree non bibliometriche): un database, quello del Cineca, alimentato dagli stessi docenti che non risulta soggetto a controlli, né ex ante né ex post, oltre che opaco. L’intervento di Banfi (anzi, il saggio, come sarà più chiaro tra poco) evidenzia un altro aspetto sul quale convergono anche le considerazioni che seguiranno: per quanto straordinariamente complesso, quello che è stato costruito promette di essere un meccanismo particolarmente esposto a comportamenti opportunistici.

L’innalzamento della qualità dovrebbe, nel disegno della riforma secondo l’esegesi ministerial-anvuriana, essere riposto (me ne scuseranno i settori-bibliometrici se, da giurista, mi concentrerò sul mio campo di attività, e di interesse, che insiste appunto nelle aree “non-bibliometriche”), nel fatto che potrà essere riconosciuta l’idoneità solo a quei candidati che si trovino al di sopra della mediana, o per numero di articoli in riviste “eccellenti” (definite, ed ancora da definire, dall’Anvur) o, che è il punto su cui mi concentrerò, per “il numero di libri nonche’ il numero di articoli su rivista e di capitoli su libri […]” (D.m. n. 76 del 7 giugno, allegato B “Indicatori di attività scientifica non bibliometrici”, comma 6).

Il momento della scrittura

Il 27 luglio è stato pubblicato il bando per il conseguimento delle abilitazioni a professore di prima e seconda fascia. Si tratta di un passaggio decisivo, che si inserisce in una procedura complessivamente tacciata, da più parti e non senza argomenti, di una sostanziale inutilità, ponendo attenzione al fatto che le condizioni della finanza pubblica (e nello specifico delle università) ed i limiti legali al turn over non paiono porre le premesse per “promozioni”, né tanto meno per nuovi ingressi, nelle università italiane.

Si tratta però, anche, di una procedura sicuramente interessante, che merita di essere studiata e, probabilmente, richiederà di essere analizzata anche a posteriori, invero soprattutto per riflettere su come NON costruire un meccanismo di selezione (concorsuale od idoneativo che sia). Giunti apparentemente al termine di una “via crucis” di leggi, regolamenti, decreti, il bando-lungo (con scadenza a novembre) concorre a definire un disegno che è però ancora lungi dall’essere completato.

Mancano, come noto, le riviste “di classe A”, mancano, soprattutto, le “mediane”. Manca, dunque, in particolare, un numero. Un numero, risultante dal lavoro di “popolamento” dei siti dei docenti, al cospetto del quale ciascun aspirante professore (ed invero anche gli stessi professori aspiranti commissari) si porrà ossequioso, nel timore di risultare inadeguato.

Level 42

Ed alla fine, come nel noto libro (Guida galattica per autostoppisti) di Douglas Adams (che con l’occasione, essendo citato, vede crescere il suo H-Index), un numero, un semplice numero, dovrà fornire la sintesi, la risposta. Una risposta semplice, la mediana-anvuriana, chiamata, settore per settore, a dividere l’universo dei professori, e degli aspiranti tali, tra buoni e cattivi, idoneabili e non. Il numero costituisce dunque la risposta alle esigenze del sistema, frutto di un processo di straordinaria, ed invero ingiustificata, complessità: nel suo piccolo, ecco dunque riprodotto, in scala, quel meccanismo che nel romanzo è frutto del lavoro di una razza di esseri super-intelligenti, esistenti su un piano dimensionale superiore, rivolto a rispondere alla Domanda Fondamentale sulla Vita, sull’Universo e Tutto quanto (“The Ultimate Question of Life, the Universe and Everything”).

Dopo soli sette milioni e mezzo di anni, nel racconto di Adams, il computer fornisce dunque la risposta alla grande domanda, e la risposta è “42”.

Non nascondo, in effetti, una certa curiosità, nonché una qualche irrequietezza, nell’attesa di un numero a fronte del quale il mio modesto lavoro di ricerca, giustappunto decennale come l’orizzonte temporale dei dati utilizzati per la costruzione delle mediane, dovrà emergere nella sua adeguatezza, o meno. Ecco, con un numero c’è poco da ragionare: se 42 deve essere, che quarantadue sia, e si taccia chi arriva al di sotto di questa asticella, di questo livello essenziale delle prestazioni scientifiche che ciascuno di noi deve rendere.

Un cenno, me lo consentirete, alle cose che ho fatto e che scompaiono di fronte alla drammatica sintesi di un numero di prodotti scientifici: tanto per dire, i corsi che ho tenuto, le relazioni (in Italia, per quel che vale, ma soprattutto “all’estero”), i numerosi e davvero inutili impegni per la facoltà, e così via. Publish or perish, si dice: chi ha dedicato troppo tempo ad altro (tanto per dire, in facoltà con gli studenti) pensando che sarebbe stato apprezzato, e considerato, ha sbagliato i suoi calcoli. Succede.

Potrebbe obiettarsi, peraltro, del fatto che sia irragionevole richiedere (ad esempio) ad un ricercatore di avere una produttività superiore a quella di metà degli associati del suo settore, per aspirare a diventare associato a sua volta. Quest’obiezione, ancorché non priva di una sua logicità, appare però superata da altre e non meno significative problematiche.

Alzare l’asticella…

Un semplice numero, il massimo dell’obiettività, rispetto al quale misurarsi.

Eppure non è tutto così semplice. Intanto c’è una prima questione, dato dal fatto che il meccanismo è complesso (oltremisura), rigido, ma pieno di bugs, di buchi, imprecisioni e dimenticanze.

Il primo problema sorge nella distanza che separa le pubblicazioni-che-la-commissione-leggerà (poniamo, 18 per ordinario in area giuridica) e la “mediana” delle pubblicazioni complessivamente prodotte (poniamo, per restare al numero di Adams, 42). Ne risultano 24 (per differenza) pubblicazioni che possiamo definire “meramente quantitative”: servono per stare in mediana, ma non verranno lette, e valutate, nel loro contenuto. Vabbé, direte voi: si tratta in ogni caso di capitoli di libro ed articoli di rivista, quindi già oggetto di validazione da parte della comunità scientifica. Non i vostri lavori migliori (non li avete messi nell’elenco dei migliori 18, quelli da far leggere), ma comunque tutta roba presentabile.

In effetti, però, di questo può dubitarsi o, meglio, questo non sta scritto da nessuna parte. Quello che è scritto è che deve trattarsi di capitoli di libro “con ISBN” o articoli in rivista “con ISSN”: dalle procedure di popolamento dei siti docente ricaviamo, ancora, che non potrà trattarsi di note a sentenza o recensioni.

E un articolo di due pagine in una rivista (poniamo) on line, ad esempio i miei contributi in Roars, come li mettiamo? Beh no, non possiamo considerarli (per quanto pregevoli, a volte divertenti) “articoli” ai fini del superamento della mediana, non sarebbe serio.

Il problema è grave, ma non serio

Questa cosa del non poter considerare gli articoli in Roars (che diamine, ne ho 4, anzi 5 con questo, e non venite a dirmi che non è una rivista espressione di una comunità scientifica) mi pare, da giurista, un’interpretazione ingiustamente restrittiva. Il fatto è che, in effetti, tra le tante cose che sono state definite nel corso della costruzione del nuovo meccanismo (dalla legge 240 al decreto “criteri e parametri”, e così via) non c’è quella di “articolo”. Né in termini quantitativi (ad esempio, il CUN proponeva di considerare tale uno scritto di almeno 18.000 battute-spazi-inclusi), né qualitativi. Se si conserva l’idea di una sorta di filtro-serietà dato dal possesso dell’ISSN, ci basta pensare che qualunque periodico ha questo codice, che se richiesto non si nega a nessuno (quello del Corriere della sera è 1120-4982. Quello di Playboy 0032-1478, quella de Il mio gatto. La rivista per gli amici dei mici 1594-5782), e quest’idea svanisce. Di colpo il problema non sono più neppure gli articoli in Roars…

Escludendo Playboy, Il mio gatto, e spero anche il pur un po’ più autorevole Corriere della sera (che in effetti di rivista-scientifica debba trattarsi lo si ricava da documenti Anvur), il problema a cui porre risposta è il seguente: può essere considerato “articolo-valido-ai-fini-della-mediana” un qualsiasi (per dimensione) scritto (che non sia però una nota a sentenza od una recensione: nota dell’ANVUR del 29 giugno) pubblicato in una qualsiasi (per reputazione, criteri di selezioni, tradizione, ecc.) “rivista” scientifica? Se la risposa è sì, allora, da un lato, di colpo il numero “42” mi appare un numero facilmente superabile, e superato, dall’altro mi sorge il dubbio che si tratti di un numero che è la risposta alla domanda sbagliata. Un numero frutto dell’inserimento come “articoli”, nella banca dati Cineca, di cose che articoli non sono, o che lo sono soltanto perché non ci siamo chiariti su cosa intendere per articolo.

Una mediana, dunque, sbagliata in due direzioni: vuoi perché troppo bassa e facilmente superabile disponendo dell’ospitalità di una qualsiasi “rivista”; vuoi perché troppo alta, in quanto “drogata” da pseudo-articoli e quindi insuperabile per gente-seria-che-ha-scritto-solo-veri-saggi.

Monografie e capitoli

In un dibattito in Roars veniva evocata la pratica di inserire “le parti per il tutto”: i capitoli (che sono più), in luogo di una monografia (che è una sola e rischia di valere come uno degli “articoletti” di cui sopra). Geniale. Con l’ulteriore effetto di favorire, così, il superamento della mediana da parte di chi ha una organizzazione del suo lavoro più parcellizzata e produce, quindi, “più capitoli” a parità di pagine di libro.

Confidando che questo problema, e questa tentazione, sarà superato da una mediana-fatta-di-più-numeri (ad esempio: 2 monografie e 40 articoli-capitoli), resta pur sempre il problema di cos’è una monografia, e se il filtro-ISBN possa essere considerato adeguato. Valgono, in effetti, le notazione di poc’anzi: con l’ulteriore problema dell’impossibilità di definire in via esaustiva gli “editori scientifici”.

Il lettore che ha avuto la pazienza di seguirmi avrà capito come sia scivolosa la strada-quantitativa, la via delle pubblicazioni che non verranno lette da nessuna commissione ma sono necessarie per ottenere l’abilitazione. La domanda, in un certo senso parallela a quella di poco fa, è: posso considerare “monografia” un centinaio di pagine raccapezzate montando vecchi files, o diciamo pure la mia vecchia tesi di laurea, insomma un qualsiasi prodotto anche vagamente inerente alla materia di cui si tratta purchè-rilegato-e-pubblicato-con-ISBN? E, ancora, il limite del “centinaio-di-pagine” (che mi sono dato da solo) c’è da qualche parte, o è “monografia” anche, per intenderci, un articolo pubblicato con proprio fascicoletto purché con ISBN? Il tutto, sia chiaro, non per la commissione, ma ai soli fini-mediana (tutte cose che la commissione non vedrà mai, non essendo tra la mia personal-selection di 18 prodotti-quelli-veri).

Qui, davvero, il rischio è quello di assistere al trionfo della creatività italiana: sia che si scelga di ricorrere a Scigen, il generatore di articoli utilizzato da Cyril Labbé, o si opti per il filone artistico di libri dadaisti o futuristi, il prodotto potrà difficilmente essere contestato, se provvisto di ISBN.

Tu mi provochi…

In questo scenario che, per quel che mi pare di aver compreso, appare già paradossale, ecco inserirsi il “bando-lungo”, vale a dire la procedura “concorsuale” con i tempi più dilatati (tra pubblicazione del bando e scadenza per la presentazione delle domande) della storia. Il tutto, si aggiunga, condito da un’atmosfera da ultima spiaggia legata al fatto che, contrariamente a quanto annunciato dal Ministro, il bando non fa riferimento a successive tornate idoneative.

Una lunga estate calda, dunque, pienamente proiettata in un autunno che promette di essere non meno caldo esso stesso. Qualche giorno di luglio, tanto per inquadrare il da farsi, i mesi di agosto, settembre, ottobre, e buona parte di novembre: non poco per costruire, date le lacune normative di cui si è detto e con l’implicito appoggio dello stesso Ministero che ha definito una tale tempistica, le condizioni per lo “scavalcamento” delle mediane più improbabili.

Due articoli in Roars (uno è questo), tre in qualche altra rivista telematica, due libri (uno, una monografia, di cui ho già definito le caratteristiche, diciamo la mia vecchia tesi di laurea di cui ho conservato il file per ragioni affettive; l’altro a due mani, di dieci capitoli, fatto con un altro collega nelle mie stesse condizioni, dove ripubblicare sotto diversa veste quelle note a sentenza che mi ero perso per strada, o qualsiasi altro sotto-prodotto di cui posso recuperare il documento elettronico…), un rapporto di ricerca di un paio di anni addietro ripubblicato con ISBN (del quale, poniamo, erano mie due parti, cioè due capitoli), e così via: tutte cose fattibili in oltre quattro mesi, utili a condurmi da 18 (le pubblicazioni “vere” necessarie, che verranno lette: o meglio, dovrebbero essere lette, ma la commissione avrà pochissimo tempo, quindi anche questo non è detto) a 42, che è il numero di cui avevo bisogno (e, nell’esempio fatto, con, poniamo, una ulteriore monografia, nel caso vi fosse appunto una mediana distinta tra monografie ed articoli-capitoli).

Cosa fare

La speranza è, una volta tanto, quella di essere contraddetto, e che mi si dimostri che quanto sin qui paventato non possa realizzarsi: ma come, si dimentica il fondamentale documento… così fosse me ne scuso sin d’ora, ma non credo. Il problema è che giunti a questo punto è difficile andare avanti, così come tornare indietro. Il tutto, perlomeno, in attesa di un governo che voglia voltare pagina, e puntare davvero sul rilancio, e sulla qualità dell’università italiana.

A livello di sistema, ci sarebbe bisogno quantomeno di ripulire le basi di dati, prestando attenzione al dibattito scientifico sulla qualità delle informazioni, specie di quelle “rilevanti”, chiarendo anzitutto meglio cosa è un articolo e cosa “entra” in mediana, e cosa no: val però la pena di ricordare che sin qui tutto il processo è stato affidato unicamente ai docenti, in assenza di indicazioni complete, chiare, e tempestive e allo stato dell’arte non paiono esserci spazi per interventi “reinterpretativi” da parte dell’Anvur, o chicchessia.

A livello personale, quindi, proverò ad andare avanti, al più studiandomi meglio il regime di incompatibilità del professore a tempo pieno, tenuto conto dell’idea di mettere su una casa-editrice-pronta-a-tutto, di quelle che garantiscono la pubblicazione (con tanto di Pdf, più un massimo di dieci copie cartacee del volume, rigorosamente con ISBN: si noti che ad un editore un pacchetto di diecimila codici ISBN validi costa poco più di un migliaio di euro) in sette giorni per soli settemila euro, o giù di lì. Con la speranza, peraltro, che gli obiettivi di qualità (serietà, rigore) che, come ho cercato a volte paradossalmente di dimostrare, non possono essere riposti in limiti quantitativi (specie se così mal costruiti), vengano adeguatamente perseguiti da quelle commissioni cui pure si cerca, nell’idea di una irraggiungibile obiettività, di togliere il ruolo di effettivo momento di selezione dei professori universitari.

 

“Quarantadue!” urlò Loonquawl. “Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?” “Ho controllato molto approfonditamente” disse il computer “e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda”

 

 

 

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7 Comments

  1. liberamente says:

    Segnalo la mancata pubblicazione degli indicatori di attività scientifica da parte dell’ANVUR. Come previsto dal decreto N76, dovevano essere pubblicati entro 60 giorni dalla data di pubblicazione del decreto, vale a dire entro oggi.

    Che disastro!

  2. si dice che usciranno domani…forse. Completi? Incompleti?
    Mistero gaudioso.

  3. Marco Antoniotti says:

    Con tutto il rispetto per Carloni, nella fattispecie, il giusto riferimento letterario dalla trilogia in cinque volumi, è l’aggettivo “vogoniano”. Un aggettivo che “i giuristi” dovrebbero sempre aver presente (oltre al Manzoni ed a Shakespeare) come freno inibitore :) :)

    Marco Antoniotti

  4. Nicola Ferrara says:

    Penso di aver scoperto l’arcano (lo inserirò nel mio curriculum come prodotto intelletuale). Il DECRETO 7 giugno 2012, n. 76 all’art. 6 comma 6 prevedeva, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore, che l’ANVUR pubblicasse sul proprio sito e trasmettesse al Ministero i valori delle mediane degli indicatori di cui agli allegati A e B e la classificazione delle riviste di cui all’allegato B, definiti secondo modalità stabilite con propria delibera.
    Il decreto è stato pubblicato sulla G.U. n. 134 del 11 giugno 2012. I sessanta giorni dovrebbero scadere il 10 Agosto. Mi rimane un dubbio: non so se l’entrata in vigore del Decreto, come per le leggi ordinarie, avviene dopo 15 giorni dalla sua pubblicazione in G.U.
    Dall’ANVUR tutto tace ufficialmente.
    In ogni caso buone mediane a tutti. Una cosa è stata ottenuta, anche i più acerrimi nemici della statistica, della matematica (e dei numeri in genere) sanno cosa sia una mediana.

  5. Il DM è entrato in vigore il 26 giugno. Quindi in teoria c’è tempo fino al 26 agosto.
    Voci dissero prima il 5 poi il 10. Stiamo a vedere.

  6. Augusto Cosentino says:

    Buona mediana anche a te…

  7. Ho letto più di un articolo a riguardo della procedura e mi sto solo adesso familiarizzando con quello che sta accadendo. Posso dire , senza errore, che con questa procedura basata su indici bibliometrici non chiaramente definiti la/il candidata/o che ovorrebbe confrontare la propria mediana con quella pubblicata dall’ANVUR (giusta o sbagliata che isa) non può farlo perché non sa veramente se l’algoritmo che utilizzerà è lo stesso di quello dell’ANVUR? Oppure mi sbaglio e la definizione (per quanto sballlata) è almeno chiara?
    Insomma si capisce come si fa a vedere se l’ANVUR sta almeno calcolando i valori coerentemente con un algoritmo riproducibile?
    CI si iscrive e si aspetta la prima valutazionee poi eventualmente ci si ritira (come permesso entro i 15 giorni)?
    In questa disastrosa condizione le procedure sono sempre meno chiare..

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