Valutazione

Guardare alla ricerca oltre la bibliometria

blog_lontano1La “visione bibliometrica” si sta configurando quale elemento distintivo nell’operazione di reset della valutazione dell’attività scientifica.  Il rischio è quello di orientare i ricercatori a pensare che il principale obiettivo sia il raggiungimento degli indici.

Della vexata quaestio bibliometrica che agita il mondo della ricerca scientifica italiana non meriterebbe qui di parlare, se si trattasse soltanto di cosa di stretta pertinenza accademica.

Non è così. Le implicazioni sociali – culturali, politiche, economiche… – della questione appaiono evidenti almeno da una doppia e complementare prospettiva.

Da un lato, la valutazione su basi bibliometriche della qualità della ricerca è destinata a orientare gli sviluppi della ricerca stessa e a modellarne i prodotti (come, del resto, dichiara con trasparenza anche il progetto di valutazione avviato nel nostro Paese).

Da un altro lato, il fattore “conoscenza scientifica” sta sempre più assumendo un peso cruciale e determinante nella messa a punto di risposte ai numerosi problemi dell’agenda sociale. Il che sollecita una riflessione più ampia rispetto al perimetro degli interessi dell’accademia.

Facendo tacere significative componenti della nostra identità universitaria, vorremmo qui considerare la valutazione bibliometrica della ricerca con uno sguardo più esteso, ovvero come un processo di costruzione sociale che ha implicato entro una cornice istituzionale- organizzativa una pluralità di attori per la definizione e l’applicazione di un artefatto normativo e procedurale. Evitando quindi di prendere direttamente posizione sui contenuti dell’artefatto, cercheremo di evidenziare le caratteristiche dominanti che ne stanno guidando l’attuazione, per poi interrogarci sulle opportunità e sui limiti dell’operazione.

Il percorso bibliometrico in Italia: note caratteristiche

Vorremmo qui guardare alla valutazione bibliometrica come a una costruzione sociale, per evidenziarne le caratteristiche dominanti che ne stanno guidando il processo di attuazione e interrogarci sulle opportunità e sui limiti insiti in tale realizzazione.

Analizzando il percorso bibliometrico così come si sta attuando in Italia, ci sembra di cogliere alcuni elementi dominanti così schematizzabili.

  1. Effetto mainstream. Appare evidente come la “visione bibliometrica” si sia configurata quale elemento distintivo e qualificante nell’operazione di reset della valutazione della ricerca scientifica, fino ad assumere la funzione di nuovo mainstream di riferimento, in grado di veicolare significati e valori di ordine più generale oltre quelli suoi propri: oggettività, stabilità, universalità, trasparenza, merito, efficienza… A questo proposito un rischio – segnalato a più riprese e da diverse comunità di ricercatori – è la possibile egemonia scientifica e istituzionale di alcune aree di ricerca rispetto  ad altre, prodotta  da un errore sistematico generato dalla maggiore adattabilità  agli indici bibliometrici di alcuni tipi di prodotti scientifici (per esempio, gli articoli scientifici nei confronti dei libri) o di alcuni approcci teorico-metodologici (per esempio, i temi mainstream nei confronti delle nicchie specialistiche).

  1. Implementazione normativo-formale. Espressioni più evidenti di questo approccio – fortemente strutturato in senso top-down e sostanzialmente povero di regolazioni bottom-up – ci sembrano:
    1. una “sperimentazione in corpore vili” del processo (di fatto, la prima applicazione “in vivo” della procedura di valutazione si configura anche come test di prova della procedura stessa);
    2. una sottovalutazione dell’opportunità di ottenere un elevato committment universitario a fronte dell’attuazione di un cambiamento così coinvolgente per le istituzioni e i singoli addetti alla ricerca scientifica;
    3. una certa approssimazione nell’implementazione operativa della procedura, con riferimento alle modalità attuative (e “micro-attuative”!) di realizzazione, spesso determinanti nel precisare l’effettivo impatto concreto dei “principi primi e
    4. una scarsa attenzione all’impatto quali-quantitativo sul lavoro accademico determinato dall’introduzione delle nuove procedure di

  1. Aree dilemmatiche. Un approccio metrico porta con sé, inevitabilmente, rigidità di sistema. Il che presuppone una preliminare convergenza consensuale sugli aspetti fondativi di base e sulle modalità attuative che ne guidano la realizzazione. Non sembra essere questo lo stato delle cose: non solo per una certa disattenzione alle dimensioni di implementazione della procedura (cfr. quanto detto al punto precedente) ma anche per il permanere di alcuni problemi di base ancora aperti. Fra questi, il più serio ci sembra essere quello relativo alla composizione fra dimensioni quantitative (bibliometriche) e qualitative (connesse alla pratica della peer review) nella valutazione della ricerca.

  1. Effetti pro-attivi. L’approccio bibliometrico nasce per una valutazione pregressa della ricerca, ma introduce nella realtà accademica e sociale un modello di riferimento destinato a orientare pro-attivamente il Un aspetto non trascurabile di questo fenomeno riguarda l’effetto di riorientamento di strategie e piani d’azione di chi (singoli e istituzioni) è impegnato nella ricerca. Di fatto, volendo stimare la qualità della ricerca sulla base di un set di indicatori ben definiti, si finisce per identificare la prima con i secondi. Detto in altre parole, il rischio è quello di orientare i ricercatori a pensare che il principale obiettivo per la ricerca “di qualità” sia il raggiungimento degli indici (qualsiasi essi siano) indipendentemente da altri fattori come, ad esempio, la capacità di fornire soluzioni a problemi complessi, il trasferimento delle conoscenze e l’impatto socio-economico.

Il campo sociale: nuove condizioni per lo sviluppo della ricerca

In questo esercizio di riconfigurazione prospettica pensiamo sia opportuno guardare anzitutto al mondo sociale reale come generatore di domanda di ricerca e di condizioni contestuali entro cui la ricerca scientifica è chiamata a situarsi. Di fatto appare oggi sempre più evidente il ruolo del contesto sociale (esterno alla comunità scientifica) nel processo di costruzione della domanda e dei modi di produzione della ricerca.

Elementi fondativi del nuovo profilo ci appaiono i seguenti aspetti.

  1. La dominanza di un tema sociale (in luogo di un paradigma scientifico) quale “brodo di coltura” generativo di progettazioni di ricerca. Sarebbe affrettato – riteniamo – leggere questo fenomeno come mera dominanza della ricerca applicata su quella di base: in realtà si tratta di una riconfigurazione tematica e metodologica della ricerca ben più ampia e profonda.
  2. La spinta in favore di un approccio di ricerca multi-paradigmatico e multi-metodologico. Nel momento in cui una issue sociale si configura come ancoraggio per la progettazione di ricerca appare evidente come la complessità di un tema non possa essere risolta in termini mono- disciplinari. I “nuovi temi”, di fatto, sollecitano le discipline a un dialogo plurale e complesso che la prospettiva della trans-disciplinarità si sta oggi incaricando di leggere e ordinare.
  3. La richiesta di una collaborazione fra mondi scientifici e non (governance politica, economica, opinione pubblica) nella progettazione- sviluppo della ricerca. L’idea di una regolazione della ricerca sostanzialmente riservata agli “addetti ai lavori” sembra dover cedere il passo a un processo più ampio e integrato di co-autorialità fra mondi che a vario titolo sono portatori di interessi e di parola (stakeholders) sulla ricerca..

Tematizzazione sociale, trans-disciplinarità, trans-settorialità della ricerca ci appaiono condizioni oggi cruciali da approfondire e da interpretare (anzitutto sul piano della teoria e del metodo) per un buon sviluppo della ricerca. Non ci sembra che questi aspetti possano trovare posto entro la visione bibliometrica attuale, che non solo ha altre preoccupazioni, ma che finisce anche per stimolare performances di ricerca più in linea con il pregresso (centratura mono-disciplinare e visione accademica) meno pronte a cogliere e interpretare le direzioni dell’innovazione.

Si tratta, ovviamente, di sfide che toccano l’università nel suo complesso e la sua capacità di re-interpretare quella parte (irrinunciabile) della sua mission relativa alla ricerca. Forse una simile operazione di re-framing potrà anche aiutare a riconfigurare alcuni problemi bibliometrici che oggi appaiono ancora conflittivi e dilemmatici.

Per approfondimenti bibliografici si veda: https://sites.google.com/site/bibliometriabibliografia/

Il testo complete dell’articolo è disponibile all’indirizzo:

VITA E PENSIERO: (2016), 4, 129-139 – http://rivista.vitaepensiero.it/scheda-fascicolo_contenitore_digital/autori-vari/vita-e-pensiero-2016-4-888888_2016_0004-333954.html

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