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Gli indicatori semaforici della ASN: chi accerta l’eventuale passaggio col rosso?

Con la nuova ASN, ANVUR ha deciso di fare sul serio. Nei settori non bibliometrici si è detto addio alle mediane, per rimpiazzarle con rigidi valori soglia. I candidati devono possedere tot “indicatori”, dalla cui consistenza quantitativa e qualitativa dipende non già l’esito della valutazione, ma la possibilità stessa di essere ammessi alla procedura. Chi verifica il possesso e la rispondenza al vero degli indicatori dei candidati allegati alle domande in autocertificazione? I commissari? No, un semaforino preistallato, che compare agli occhi dei commissari nella piattaforma elettronica della valutazione. Chi fa scattare la luce rossa o verde è, dunque, il candidato, che autocertifica il possesso degli indicatori. E, se non possono farlo i commissari, chi controlla il buon funzionamento del semaforo? Nessuno (sembrerebbe). Controllare costa. Meglio affidarsi alla moral suasion delle norme penali che sanzionano la falsità dell’autocertificazione. Si controllerà la rispondenza dell’autocertificazione ai requisiti di legge, eventualmente, a valutazione terminata. La logica è sempre quella: nel caso faccia ricorso, poi si vedrà. Siamo sicuri che sia questa la scelta giusta?

 

Volge al termine la prima tornata sulle cinque previste per l’ASN degli anni 2016-18, le cui valutazioni sono effettuate questa volta da un’unica commissione. La complessità delle procedure e il fatto che alcune commissioni, a causa delle rinunce, abbiano cominciato i propri lavori di valutazione in ritardo rispetto al previsto, hanno fatto sì che col decreto c.d. “milleproroghe” il termine di conclusione per ciascuna tornata sia stato spostato di trenta giorni, sicché il primo quadrimestre dovrà essere ufficialmente chiuso il 3 aprile 2017 (e non più il 3 marzo). Lo stesso accade per gli altri quadrimestri che hanno scadenza 3 agosto e 6 dicembre 2017, 5 aprile e 6 agosto 2018.

Inoltre, come sappiamo, la procedura è diversa dalla precedente ASN, in quanto per i settori non-bibliometrici (e di questi solo parliamo in questa sede) non ci sono più le famigerate “mediane”, ma “valori-soglia” rigidi (detti anche “indicatori”) che definiscono per ciascun settore il numero di monografie, articoli in riviste di classe A e articoli in riviste (“semplicemente” scientifiche) o contributi in volumi che si devono possedere per poter accedere alla valutazione. Ciò significa che ciascuna commissione trova, nel momento in cui può prendere visione nell’apposita piattaforma elettronica dei candidati (ovvero tutti coloro che hanno presentato domanda e non l’hanno ritirata dopo la pubblicazione degli indicatori e dei criteri definiti dalle Commissioni) l’indicazione per ciascuno di essi del numero degli “indicatori” (o “valori-soglia”) superati sui tre previsti, con un “semaforo” per coloro che ne hanno superato solo uno su tre o zero su tre.

Alle Commissioni non resta così che prendere atto di quanto esistente nella piattaforma e di conseguenza procedere alla valutazione di merito delle pubblicazioni presentate da parte di coloro che hanno semaforo verde e inoltre possiedono (altro requisito indispensabile) almeno tre dei titoli tra quelli selezionati dalla Commissione dall’elenco indicato nell’Allegato A del DM 120/2016 (ad es., partecipazioni a convegni, direzioni di gruppi di ricerca, partecipazioni a comitati editoriali, direzioni di collane, attribuzioni di incarichi di insegnamenti in dottorati, ottenimento premi, ecc., per un totale di 10).

In sostanza, il candidato, per poter conseguire l’abilitazione, deve: (a) superare almeno due dei “valori-soglia”; (b) possedere almeno tre dei titoli indicati dalla commissione; (c) ottenere un giudizio positivo di merito delle pubblicazioni presentate per la valutazione.

In quest’ultimo caso la valutazione deve tener conto di una serie di criteri stabiliti dall’art. 4, c. 1 del suddetto DM, in modo da accertare la maturità scientifica del candidato (nel caso della seconda fascia), oppure la “piena maturità” scientifica (per la prima fascia (v. art. 3 c. 2 del citato DM). Il tutto – cioè valutazione titoli e pubblicazioni scientifiche – prendendo a riferimento esclusivamente le informazioni contenute nella domanda presentata dal candidato.

E qui ci sta un primo punto critico. Infatti, le pubblicazioni indicate dai candidati per il superamento delle soglie di solito non coincidono con quelle presentate per la valutazione di merito. Mentre le prime devono essere racchiuse in un certo arco temporale (di solito 15 e 10 anni per I fascia e II fascia), oltre ad essere di numero finite, le pubblicazioni presentate ai fini della valutazione di merito (in base all’art. 7 del DM citato) non conoscono questi due limiti. Ciò significa in concreto che gli articoli, i contributi o le monografie utilizzate per superare i valori-soglia non sono necessariamente i medesimi di quelli che la Commissione valuterà per quanto concerne la “maturità scientifica”.

La questione è rilevante, perché, mentre per i “prodotti scientifici” (chiamiamoli così…) sottoposti a valutazione il candidato deve allegare l’intero PDF, in quanto si suppone che essi vengano letti dalla commissione per esprimere un giudizio di merito, invece per i “prodotti scientifici” utili solo al superamento delle soglie è sufficiente presentare un PDF contenente non la pubblicazione nella sua interezza, ma solo quanto necessario a mostrare il titolo del libro o il nome della rivista (copertina), l’anno di pubblicazione, l’indice, i codici ISBN o ISSN. E siccome le informazioni richieste non si trovano quasi mai nella medesima pagina, i candidati candidati (al pari del resto dei commissari) han dovuto effettuare un lavoro di taglia e incolla per costruire un unico file PDF contenente tutte le notizie necessarie per ciascuna pubblicazione e corredando il tutto da autocertificazione rilasciata ai sensi della normativa (art. 46 D.P.R.28 dicembre 2000 n. 445). Chi può, a questo punto, escludere che il candidato “disattento” abbia potuto “costruire” il pdf necessario per gli indicatori omettendo o alterando qualche informazione necessaria, in modo da farlo rientrare nei valori soglia?

È evidente, a questo punto, che vi è un problema di robustezza (leggi: veridicità) dei dati autodichiarati. Sarebbe pertanto necessario un controllo sulla esattezza delle autodichiarazioni. Ha il MIUR effettuato questo controllo, sia pure a campione? Sta di fatto che tale controllo non viene effettuato dalle commissioni, in quanto esse (giustamente) accettano quanto certificato dal Ministero, essendo il loro compito confinato per lo più alla valutazione di merito, così prendendo per buoni i “semafori” ritrovati nella piattaforma informatica. Né è verosimile che venga effettuato in sede di concorso locale, quando gli abilitati vengono chiamati dalle singole università, le quali a loro volta possono assumere che sia stato fatto in precedenza. In sostanza, si ripropone così l’annosa questione dell’Anagrafe Nazionale della Ricerca. Questione mai risolta dopo il naufragio dell’esperimento ORCID.

La debolezza del sistema è testimoniata da un’altra circostanza, già da molte commissioni individuata: la non sempre esatta corrispondenza della classificazione del “prodotto scientifico” con la sua reale consistenza. Potrebbe capitare (in assenza di controlli ex ante nessuno può escluderlo con certezza), infatti, che siano ad es. classificate come “monografia” delle introduzioni a volumi curati dal candidato, o anche semplici curatele; oppure che siano dichiarate come opera del solo candidato articoli che invece sono il frutto di più mani e nei quali non è possibile distinguere, come prescrive il DM citato, l’apporto individuale del candidato. Al solito, queste classificazioni sono tratte dal data base del Cineca, dove ogni docente deposita i propri prodotti o la loro descrizione bibliografica, assegnando a ciascuno di essi la sua tipologia. Non è quindi – ancora una volta – il Miur a stabilire la tipologia, che si limita solo a certificare, convalidando meccanicamente quanto dichiarato dal candidato. È evidente che tali eventualità non hanno effetti dirompenti quando si siano comunque superate abbondantemente le soglie, ma cosa succede se l’unica monografia presentata a tale scopo dal candidato non risulta in effetti essere una monografia? E visto che le commissioni devono prendere a riferimento – come prima detto – esclusivamente le informazioni contenute nella domanda presentata dal candidato, in che modo esse possono intervenire quando si trovano a constatare che tali informazioni non rispondono al vero?

Un discorso analogo può farsi anche sui titoli. Pure in questo caso il candidato dichiara sotto la propria  responsabilità di aver partecipato a un certo numero di congressi, di aver diretto un gruppo di ricerca, di aver conseguito un premio ecc. Non è necessario allegare documentazione attestante il possesso di quanto dichiarato (anche se molti in effetti lo fanno), ma chi ci assicura che il Tizio sia effettivamente redattore della rivista Vattelapesca o diriga una certa collana? Anche in questo caso, non è la commissione a doverlo fare perché – come abbiamo detto – essa si limita a prendere per buone le dichiarazioni contenute nelle domande. Insomma, chi tutela il sistema dall’eventualità che il candidato si comporti come Piedeamaro?

Ma c’è poco da celiare. Questi sono problemi assai seri, giacché, trattandosi di pre-requisiti essenziali per il passaggio alla fase di valutazione, è fondamentale avere la certezza che il sistema sia affidabile e non soggetto a fragilità del tipo di quelle sopra illustrate. Le quali scaturiscono tutte dall’aver messo in piedi un meccanismo così rigido e barocco da rendere poi facile la sua elusione. Infatti quanto più sono le regole, i vincoli, le barriere, le soglie, gli indicatori, tanto più è possibile l’imbroglio e la semplice possibilità dell’errore, spostando l’attenzione delle commissioni che devono giudicare il merito e la qualità delle pubblicazioni su un piano che non riguarda più la ricerca scientifica, ma il comportamento etico degli individui. Come preconizzato da Cassese, l’introduzione di soglie rigide, scritte in modo complicato, di fatto introduce una selezione incontrollabile. Un marchingegno difficile a dominarsi, che sembra ripetere l’antica contrapposizioni tra fortificazioni e cannoni: più robuste le si faceva, più potenti venivano fabbricati i cannoni e più si era costretti a irrobustire le mura, in un circolo vizioso e interminabile.

Forse è bene riflettere su tutto ciò e sforzarsi di trovare una soluzione per tempo, prima che si apra la seconda finestra di abilitazione

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17 Comments

  1. carlostadio says:

    Forse è il caso non solo di riflettere, ma anche di organizzare di nuovo forme di protesta per rifiutare queste assurdità. In questi casi, la disobbedienza civile (e possibilmente collettiva) è d’obbligo. Non è il caso di riprendere e riorganizzare (pure in altre forme) il movimento di protesta attuato per la vqr Che facciamo stiamo zitti e accettiamo tutto?

  2. Andrea Albarelli says:

    Mi si perdoni la domanda audace: quello che si vede é uno screenshot della pagina che vedono le commissioni ? Quindi non vedono di quanto si sono superate le soglie ?

  3. hikikomori says:

    Dedicato a tutti colori che premevano (e fremevano) per una rapida pubblicazione dei CV dei candidati sul sito del MIUR: avete notato che non vi figurano gli indicatori? Dunque manca l’unico dato sul quale sarebbe stato possibile – da parte del pubblico – effettuare un’oggettiva verifica. Perché nessuno di voi ha protestato?

    • A dire il vero, basta verificare alla sezione “Pubblicazioni scientifiche ai fini degli indicatori” del CV e, dal momento che per ogni prodotto è indicata la tipologia di pubblicazione dichiarata dal candidato, la “oggettiva verifica” di cui parli è perfettamente possibile.

    • hikikomori says:

      @fausto_proietti: Certo, nei settori bibliometrici,ti scarichi i pdf dei CV, ad uno ad uno, te li stampi, e ti metti a fare le somme delle citazioni articolo per articolo.

      Stai scherzando, vero?

      E comunque, la domanda è più che naturale: perché il MIUR non ha pubblicato gli indicatori, così come già figuravano nel modulo predisposto per la compilazione della domanda? Ciò non avrebbe implicato nessun aggravio.

    • No, in effetti pensavo ai settori non bibliometrici. Dunque sul piano della trasparenza dei dati c’è un’evidente asimmetria tra i candidati.

  4. Scusate, ma oltre all’indignazione per i ‘furbetti’, che ci sono anche da noi, non è che il problema è mal posto?
    Non bisognerebbe opporsi allo sbarramento alla ASN su basi così inique? Folli, illogiche sono state definite, ma tutto procede …..

  5. La questione è molto seria, e di sicuro molti candidati l’hanno sottovalutata. A me sembra questo: al momento della domanda i controlli con ogni probabilità non vengono effettuati (anche se mi auguro che almeno un campione venga controllato), e vale, per la commissione, l’autocertificazione (che comporta responsabilità anche penale) del candidato. Ma nulla esclude che un candidato abilitato, in occasione di un futuro concorso locale, possa subire il ricorso in sede amministrativa di un eventuale altro candidato (dunque portatore di un interesse rilevante da tutelare): a quel punto il controllo verrebbe fatto ex post, e se ne risultasse che uno dei prerequisiti all’attribuzione dell’abilitazione (il raggiungimento di almeno due soglie) non era in realtà posseduto, non solo l’abilitazione sarebbe annullata, ma anche le conseguenze penali ricadrebbero su chi ha dichiarato il falso. Occorrerebbe, dunque, un po’ di attenzione prima di auto-dichiarare di tutto e di più.

    • hikikomori says:

      Rimane da chiedersi perché mai il sistema ammetta le domande dei candidati che hanno il semaforo rosso, visto che la Commissione è formalmente tenuta a non abilitarli.

    • @Proietti: ma è possibile un ricorso sul conseguimento dell’ASN di un altro candidato ad un concorso di chiamata se l’ASN contestata è stata conseguita da oltre 60/120 giorni (termini per il ricorso al TAR/PdR)?

  6. A proposito di semafori, sono una creatura interdisciplinare e ho fatto domanda su 11/E1-M-PSI/03 PSICOLOGIA GENERALE, PSICOBIOLOGIA E PSICOMETRIA. Il sistema non permette di indicare il settore scientifico disciplinare e, sebbene superassi i valori soglia per gli indicatori sia di PSICOLOGIA GENERALE che di PSICOMETRIA, la commissione mi ha valutato su PSICOBIOLOGIA dove non supero i valori soglia e, pur con tutta la buona volontà non sono pertinente (guardate il mio profilo su Scopus).
    Mi sono trovato un bel semaforo rosso.
    Non riesco a capire le ragioni della commissione. Qualcuno me le può spiegare?

  7. Perché non chiedere una revisione di questa legge? Abbiamo accettato di tutto a livello legislativo, e accettiamo ogni giorno giudizi iniqui, privilegi di pochi, cv gonfiati nelle presentazioni delle domande persino nella piccola realtà locale…
    Perché non avere il coraggio di dire basta e non per un giorno…

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Qualcuno (nemmeno pochi) ci ha provato con lo #stopVQR. Altri (rettori inclusi) ci hanno spiegato che serviva “ben altro” o che ci avrebbero pensato loro. Prendiamo la questione degli scatti: io attendo da un momento all’altro notizie dal tavolo tecnico la cui “convocazione tempestiva” era stata sollecitata più di un anno fa dalla CRUI. Risale al 2 febbraio 2016 la lettera del Rettore di Firenze che riferiva di come la CRUI si fosse attivata con tutte le sue forze (ricordate la Primavera dell’Università?). Io penso che che basti attendere fiduciosi. I Rettori sono persone di parola e il loro senso dell’istituzione è al di sopra di ogni sospetto.
      ____________________________
      «Care Colleghe, cari Colleghi,
      di ritorno da assemblea straordinaria CRUI comunico esito.
      Il Presidente ci ha confermato di avere ieri sollecitato il Ministero alla convocazione tempestiva del tavolo tecnico allargato a MEF e Funzione Pubblica. […]»
      Luigi Dei
      Rettore
      Università degli Studi di Firenze
      ___________
      https://groups.google.com/forum/#!topic/coord-unico-unict/9a-TxA1SBt0

    • Se un po’ di persone si trovassero nella mia bizzarra condizione, e ahimè, so che è la commissione ad aver deciso di mettermi nel settore sbagliato, potremmo coordinarci: sono a disposizione

  8. Io sono a disposizione per un gruppo di denuncia e per un cambiamento delle regole ASN in toto.

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