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		<title>Luciano Canfora su scuola e università</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 06:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione ROARS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti]]></category>
		<category><![CDATA[ANVUR]]></category>
		<category><![CDATA[invalsi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Intervista apparsa sul Sussidiario del 4 maggio 2013. «Poiché la scuola dovrebbe essenzialmente far nascere lo spirito critico, la miglior cosa sarebbe eliminare l’Invalsi e restituire i suoi test a chi li ha inventati». A dirlo è Luciano Canfora, tra i più autorevoli classicisti in Italia e all’estero, alla quasi-vigilia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista apparsa sul <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/5/4/SCUOLA-Canfora-via-subito-la-riforma-Gelmini-e-l-Invalsi/389570/" target="_blank">Sussidiario </a>del 4 maggio 2013.</em></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">«Poiché la scuola dovrebbe essenzialmente far nascere lo spirito critico, la miglior cosa sarebbe eliminare l’Invalsi e restituire i suoi test a chi li ha inventati». A dirlo è Luciano Canfora, tra i più autorevoli classicisti in Italia e all’estero, alla quasi-vigilia delle prove Invalsi. Si comincia alle elementari il 7 maggio (lettura e italiano) e il 10 (matematica), si passa alla scuola media il 14 maggio (italiano, matematica e questionario studente), si conclude il 16 in seconda superiore (italiano, matematica e questionario). Il professore esorta il nuovo ministro ad una rapida inversione di rotta.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"> </span><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Qual è la prima urgenza della scuola italiana?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Cancellare la riforma Gelmini, ripristinare il numero di docenti necessario, rendere le classi più piccole e più umane, e &#8211; se non è utopia &#8211; rendere più dignitoso il salario dei docenti.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"> </span><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Qual è la sua obiezione principale alla riforma Gelmini, professore?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">La cosa più ignobile è stata quella di eliminare i docenti di sostegno, accorpare le classi, accorpare le scuole, costringendo i presidi ad andare da una scuola all’altra, quella di cui sono titolari e quella di cui hanno la reggenza. Sul piano dei programmi la cosa più irritante è aver cancellato di fatto sia l’insegnamento della storia che della geografia nelle classi fondamentali che una volta si chiamavano quarta e quinta ginnasio. È stato un provvedimento stupido perché la geografia è forse la disciplina più importante per chi non voglia vivere rinserrato nella sua dimora ma comprendere il mondo in cui si trova.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Siamo ormai vicini, come ogni anno, alle rilevazioni Invalsi sull’apprendimento degli studenti. Cosa si sente di dire in proposito?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Le prove Invalsi sono una mostruosità, una cosa senza alcun senso, che può servire se mai a premiare chi è dotato di un po’ di memoria più degli altri, non chi ha spirito critico. Poiché la scuola dovrebbe essenzialmente far nascere lo spirito critico, la miglior cosa sarebbe eliminare l’Invalsi e restituire i suoi test a chi li ha inventati.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Il problema sta nel pretendere di rilevare attraverso i test quello che uno sa?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Non c’è solo questo. Il vero problema è il tentativo di trasformare i cittadini in sudditi, facendo ciò che è tipico di tutti i sistemi autoritari. Se io tolgo allo studente che si sta formando in anni decisivi della sua vita l’abito alla critica, alla capacità di comprendere e di studiare storicamente, di distinguere, lo trasformo in un pappagallo parlante dotato di memoria e nulla più. Appunto, un suddito, non un soggetto politico. L’Invalsi e tutta la quizzologia di cui siamo circondati è lo strumento per ottenere questo pessimo risultato.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Qual è la via principale per mettere una scuola in condizione di migliorarsi? Le scuole italiane mostrano una grande disparità di valutazione, pensiamo per esempio al diverso valore che hanno i 100 all’esame di Stato.</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Ciò che lei segnala è molto importante e dimostra che l’esame di Stato è un gran pasticcio. Uso questo termine perché quando l’esame era una cosa seria aveva anche un’efficacia selettiva, ma questa è legittimata solo se si è lavorato sodo negli anni precedenti. Se invece la scuola decade come stile di lavoro, diventando sempre più leggera, distratta da mille diversivi, dalla burocrazia alle occupazioni, è evidente che all’esame di Stato tocca di essere trasformato in una burla. Quando infine si decide di fare a meno dei commissari esterni, si suona la sua campana a morto. Piuttosto abroghiamolo e facciamo direttamente gli esami di ammissione alle varie facoltà.</span></span></span><span style="color: #000000; font-family: Calibri; font-size: medium;"> </span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">A proposito, cosa pensa della scelta di selezionare gli studenti ancor prima dell’esame di Stato, attraverso prove di ingresso?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">È un’altra cosa di cui non si sentiva alcun bisogno. Giorni fa mi trovavo in un liceo e ho constatato che le energie migliori degli studenti più in gamba erano già state mobilitate per i test di ingresso a facoltà per lo più scientifiche e che quegli studenti non avevano più alcun interesse per i programmi di studio dell’anno in corso. Mi auguro vivamente che l’attuale ministro cancelli quanto è avvenuto negli ultimi due dicasteri, che sono stati peggio uno dell’altro.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Che cosa occorre fare secondo lei per tornare alla serietà di cui c’è bisogno?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Questo è un problema enorme. Lo spirito di democratizzazione della scuola che si manifestò verso la fine degli anni Sessanta aveva due esiti possibili, uno positivo e uno negativo. Quello positivo andava nel senso di rifiutare gli atteggiamenti inutilmente e punitivamente autoritari, allargando il più possibile il cerchio degli utenti anche ai ceti che erano tradizionalmente ai margini. Questo non è avvenuto; si è verificato invece un altro fenomeno, un abbassamento del livello scolastico a suon di demagogia. Questo equivoco ha dato alla scuola dei colpi durissimi, dai quali non è facile risollevarsi.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Quindi?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Non si può dire: dopodomani cambiamo. Occorre conquistare uno stile diverso. Lo si può fare con l’aiuto del mondo universitario che invece normalmente si tiene ai margini, si disinteressa della scuola o ha verso di essa un approccio puramente possessivo. Occorrerebbe fare un lavoro di collaborazione molto umile ma molto concreto.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Come si può migliorare la professionalità docente? Ritiene plausibile cambiare lo status giuridico dei docenti, facendone per esempio dei liberi professionisti?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">No. Sono convinto che il modello positivo sia quello di portare ad una uniformità alta, non allo sbriciolamento liberistico che è il suo esatto contrario. Avremmo il solito fenomeno per cui le aree più prospere vanno avanti, mentre quelle più povere restano indietro. Questo non va fatto, a meno che non si dichiari apertamente che si vuole combattere il principio di uguaglianza.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Come giudica il lavoro di misurazione e valutazione condotto dall’Anvur?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">È l’ennesimo fenomeno demenzial-italiano di chi arriva in ritardo rispetto ad altri paesi che si sono liberati di qualcosa che hanno constatato essere superflua o addirittura controproducente. Grazie alla Gelmini abbiamo cancellato le facoltà dicendo che all’estero ci sono solo i dipartimenti, eccetera. Niente di più falso: ci sono i dipartimenti ma le facoltà sopravvivono e sono assolutamente indispensabili. Lo stesso vale per le valutazioni dei lavori scientifici in fascia A, fascia B, punti e contropunti. È il trionfo postumo di Mike Bongiorno, in nome del cretinismo universale.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Che cosa vuol dire educare per Luciano Canfora?</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Calibri;">Insegnare e imparare. Chi insegna impara mentre insegna. È così dai tempi di Socrate in avanti.</span></span></span></p>
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		<title>Referendum di Bologna: quello che Polito non dice</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 11:51:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Coin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Polito]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere della Sera]]></category>
		<category><![CDATA[Nuovo Comitato Articolo 33]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Corriere della Sera di Lunedì 20 maggio ospita in prima pagina un articolo di Antonio Polito sul Referendum consultivo sui finanziamenti pubblici alle scuole paritarie private previsto a Bologna per il 26 maggio. È un onore che il Corriere nazionale si occupi di una vicenda locale. Sino ad ora, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/resizer.jsp_.jpeg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24522" title="resizer.jsp" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/resizer.jsp_-300x176.jpeg" alt="" width="300" height="176" /></a><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/comitato-1.jpg"><br />
</a>Il Corriere della Sera di Lunedì 20 maggio ospita in prima pagina un articolo di <strong>Antonio Polito</strong> sul Referendum consultivo sui finanziamenti pubblici alle scuole paritarie private previsto a Bologna per il 26 maggio. È un onore che il Corriere nazionale si occupi di una vicenda locale. Sino ad ora, infatti, non aveva seguito granché la campagna referendaria. E tuttavia, l&#8217;articolo di Polito contiene numerose inesattezze. A partire dal tono allarmato dell&#8217;articolo, che parla di “scuola in ostaggio”, di “sfida ideologica”, di “assestare alle urne un colpo forse letale alla giunta guidata dal sindaco pd Virginio Merola”, l&#8217;articolo ha toni allarmistici che poco rappresentano i contenuti e il significato della campagna referendaria, nonché i principi dei cittadini che vi partecipano.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/comitato-1.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-24508" title="comitato 1" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/comitato-1-1024x691.jpg" alt="" width="610" height="411" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;">Tanto per spiegare a chi non ha seguito, la campagna referendaria sul finanziamento pubblico alle scuole paritarie private nasce <strong>qualche anno fa</strong>, dalla preoccupazione di quelle famiglie, mamme e papà, costrette a confrontarsi ogni anno con l&#8217;esclusione scolastica dei loro figli. I tagli alla scuola degli ultimi anni, congiunti a un rapido processo di riforma, hanno infatti colpito duramente la scuola pubblica, notoriamente stremata dall&#8217;assenza di fondi e infrastrutture. A Bologna, il problema più grave è stata <span style="color: #1a1a1a;">l’incapacità del sistema integrato della scuola per l’infanzia di garantire un posto a scuola a tutti i bambini di Bologna, al punto che, come raccontano molte famiglie, ogni anno c&#8217;era qualcuno che doveva apprendere, non senza un senso di umiliazione, che per i loro figli posto a scuola non c&#8217;era. <strong>Venendo ai dati</strong>, erano 423, nel 2012, i bambini rimasti senza possibilità d’accesso alla scuola per l&#8217;infanzia, e nonostante il Comune abbia improvvisato soluzioni d’emergenza, 103 di loro sono rimasti a casa. In altri casi, le famiglie sono state costrette a iscrivere i loro figli a una scuola privata, nella gran parte dei casi una scuola confessionale. Ora, Polito non si sofferma su tutto questo. Spiega, al contrario, che “il referendum promosso da questo fronte punta ad abbattere il sistema integrato di scuola pubblica e scuola paritaria che fu avviato in Emilia più di vent&#8217;anni fa”. Polito sta traendo delle conclusioni affrettate. La campagna referendaria, infatti, non ha mai assunto toni duri, tantomeno contro i privati. Ancormeno, essa desidera abbattere il contributo che essi danno alla scuola. La campagna referendaria si limita a sostenere quanto prescritto dall&#8217;articolo 33 della Costituzione, ovvero che, per dirlo con le parole di illustri Costituenti quali Calamandrei, “<strong>la scuola pubblica è il prius, quella privata è il posterius</strong>”. In altre parole, come sostenuto dall&#8217;On. Preti in Assemblea Costituente nel 1947, «<strong>(s)arebbe un paradosso che lo Stato</strong>, che non ha nemmeno abbastanza denaro per le proprie scuole, dovesse in qualche modo finanziare delle scuole non statali». In tempi di ristrettezze e difficoltà, come quelli odierni, è dovere della Repubblica garantire che tutti i bambini possano accedere alla scuola pubblica, prima ancora di discutere sui finanziamenti alle private.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/comitato21.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-24512" title="comitato2" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/comitato21-1024x691.jpg" alt="" width="610" height="411" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">In questo senso, la diattriba sul milione di euro va letta <strong>correttamente</strong>. Per far fronte alle esigenze di tutte le famiglie e eliminare le liste d’attesa nella scuola pubblica, infatti, a Bologna servirebbero 12 nuove sezioni a un costo di 90 mila euro a sezione, come dimostra le Delibera comunale del 9 ottobre 2012. Questa cifra corrisponde esattamente alla cifra che al momento viene data alle scuole private: 90 mila euro per 12 sezioni corrisponde a 1 milione e 80 mila euro, ossia la cifra che viene assegnata attualmente alle scuole paritarie. La richiesta dei referendari, dunque, è semplice: prima di divagare assicuriamoci che i diritti vengano garantiti. Altrimenti, le parole di Polito, per prima la questione della </span><strong><span style="color: #1a1a1a;"><em>libertà di scelta, </em></span></strong><span style="color: #1a1a1a;"><strong>saranno parole vuote</strong>. Non si può parlare di libertà di scelta quando l&#8217;istruzione non è più un diritto di tutti. Non vi è libertà di scelta quando l&#8217;istruzione diventa un servizio a pagamento.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Vi è un&#8217;esigenza concreta, dunque, alla base del Referendum del 26 maggio. Non uno scontro ideologico. Bisognerebbe anche dire che il referendum del 26 maggio non è abrogativo, è </span><span style="color: #1a1a1a;"><em>consultivo,</em></span><span style="color: #1a1a1a;"> interroga cioé la cittadinanza su quale sia, secondo lei, la destinazione più opportuna dei fondi pubblici, senza minaccia alcuna. Per fare questo, il Comitato Referendario ha chiesto il supporto di illustri costituzionalisti, come per l&#8217;appunto il Prof. Rodotà, che lungi dall&#8217;ispirare il Referendum, come ha scritto Polito, ha messo le sue competenze e la sua generosità a servizio della campagna referendaria, divenendone Presidente Onorario, e riconoscendo all&#8217;azione dei cittadini un valore democratico, inclusivo e partecipativo.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/comitato-3.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-24513" title="comitato 3" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/comitato-3-1024x691.jpg" alt="" width="610" height="411" /></a></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #1a1a1a;">Spiace che una campagna così partecipata, appassionata e lucida possa diventare pretesto per un&#8217;agenda politica altra. Polito dice che “nelle urne bolognesi si fronteggiano per la prima volta gli inediti schieramenti che si sono creati in parlamento, Pd e PdL insieme da un lato, Sel e Movimento Cinque Stelle dall&#8217;altro”. Non è così. Alle urne questo 26 maggio i cittadini voteranno per difendere la scuola pubblica e la Costituzione. <strong>Ogni altra interpretazione è pretestuosa e fallace.</strong></span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY">
<p align="JUSTIFY">* Questa è la versione integrale dell&#8217;articolo pubblicato in data 21 Maggio da <em>Il Fatto Quotidiano</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Consultazione pubblica del CUN: pareri a confronto.</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 07:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Baccini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Renato Foschi]]></category>
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		<description><![CDATA[Il CUN ha varato una consultazione pubblica sui criteri di scientificità delle pubblicazioni che rimarrà aperta fino al 23 luglio 2013. Una svolta positiva rispetto alla maldestra gestione ANVUR le cui &#8220;riviste pazze&#8221; avevano destato ilarità sia in Italia che all&#8217;estero? Oppure, solo una foglia di fico che rafforza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Il CUN ha varato una <a href="http://consultazionepubblica.miur.it/index.php/survey/index/sid/297393/lang/ithttp://" target="_blank">consultazione pubblica</a> sui criteri di scientificità delle pubblicazioni che rimarrà aperta fino al 23 luglio 2013. Una svolta positiva rispetto alla maldestra gestione ANVUR le cui <a href="http://www.roars.it/online/tag/riviste-pazze/" target="_blank">&#8220;riviste pazze&#8221;</a> avevano destato ilarità sia in Italia che all&#8217;estero? Oppure, solo una foglia di fico che rafforza e legittima la soffocante gabbia burocratica dell&#8217;ANVUR? Ne discutono Alberto Baccini, Marco Cosentino, Giuseppe De Nicolao, Alessandro Ferretti e Renato Foschi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/DiscussionRoom.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24478" title="DiscussionRoom" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/DiscussionRoom.jpg" alt="" width="425" height="292" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La <a href="http://consultazionepubblica.miur.it/index.php/survey/index/sid/297393/lang/ithttp://" target="_blank">consultazione pubblica avviata dal CUN sui criteri di scientificità delle pubblicazioni</a> ha dato luogo ad una argomentata discussione sulla <a href="https://www.facebook.com/groups/222457594480176/" target="_blank">pagina del gruppo Facebook di Roars</a>. Selezionando e rieditando alcuni degli interventi, abbiamo ricostruito un dibattito a più voci che ci è sembrato utile proporre anche ai lettori del nostro blog<img title="Continua..." src="http://www.roars.it/online/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />.</em></p>
<p style="text-align: justify;">____________________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_516519131740686}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/renato.foschi" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1652150131&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Renato Foschi</a></strong> Invito a riflettere sul fatto che finché la comunità scientifica non si esprime in modo ampio e critico rispetto ai criteri di validità di un &#8220;prodotto&#8221; scientifico, tali criteri saranno decisi altrove. Magari da Thomson-Reuter (WoS) o da Elsevier (Scopus). Occorre quindi che la partecipazione all&#8217;indagine CUN sia ampia e che il campione non sia solo costituito da estimatori della bibliometria (quelli risponderanno, potete scommetterci).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_516549931737606}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/giuseppe.denicolao" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1355660116&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Giuseppe De Nicolao</a></strong> Lasciare la definizione di scientificità all&#8217;ANVUR genera mostri (si veda <a href="http://www.roars.it/online/tag/riviste-pazze/" target="_blank">la saga delle &#8220;riviste pazze&#8221;</a>). Tra l&#8217;altro l&#8217;ANVUR <a href="http://www.roars.it/online/lo-scippo/" target="_blank">aveva scippato un ruolo</a> che per legge spetta al CUN, che è un organo rappresentativo a differenza dell&#8217;agenzia di valutazione. La consultazione pubblica CUN non ha l&#8217;obiettivo di  stilare discutibili rankings, ma di determinare dei criteri di scientificità che aiutino ad archiviare l&#8217;output scientifico prodotto dai ricercatori italiani. È molto meglio che la questione torni in mano alla comunità scientifica. Sarebbe un (piccolo) segnale in controtendenza rispetto allo strapotere dell&#8217;ANVUR. Definire criteri di scientificità adeguati sia per le ricerche matematiche che per quelle sociologiche non è banale. Appare corretto ascoltare i diretti interessati in modo trasparente. Le negoziazioni tra ANVUR e società scientifiche, condotte in stanze chiuse, degenerano facilmente in operazioni di potere. Uno dei problemi degli ultimi due anni è la pretesa di definire criteri validi per tutti senza conoscere le specificità delle diverse aree scientifiche. <a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_516567015069231}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[1]" href="https://www.facebook.com/renato.foschi" target="_blank" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1652150131&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D">Renato Foschi</a> ha ragione ad evocare scenari in cui la scientificità coincide con l&#8217;essere indicizzato da un database commerciale. Sulle questioni di metodo è importante non farsi espropriare le prerogative da parte dei <a href="http://www.thefreedictionary.com/bean+counters" target="_blank">conta-fagioli</a> e dagli interessi commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/images4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24480" title="images" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/images4.jpg" alt="" width="337" height="149" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_516804171712182}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/alberto.baccini" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=100002998465870&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Alberto Baccini</a></strong> Il questionario CUN è ben costruito. Si tratta di una consultazione pubblica, cioè di una procedura trasparente di rilevazione delle opinioni -in questo caso della comunità scientifica- condotta al fine di informare decisioni che qualcuno (CUN) dovrà prendere in relazione a quanto previsto dalla legge. Siamo lontani anni luce dall&#8217;opacità adottata da ANVUR in tutte le sue attività. Quindi benvenuta. Sulla sostanza: il CUN adotta la definizione di scientificità definita a livello OECD (anni luce lontana da quella ridicola di ANVUR) e chiede opinioni di contorno su questioni che sono controverse in tutte le comunità scientifiche. Credo che la sezione sulle tipologie di prodotto (quali sono scientifiche e quali no, secondo le varie comunità) darà risultati interessanti. Credo che una partecipazione di massa (si fa per dire) alla consultazione potrà essere usata come buon argomento contro le liste di riviste e la bibliometria fai-da-te. Ma forse mi illudo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_516990925026840}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/Alesssandro.Ferretti" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1235962991&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Alessandro Ferretti</a></strong> A me pare piuttosto che sia il CUN a essersi fatto gabbare dall&#8217;ANVUR. Nel suo performance plan l&#8217;ANVUR si rammaricava di non avere le risorse necessarie per occuparsi dell&#8217;ANPRePS equesta iniziativa consultiva del CUN è ottima per dar loro una mano. Invece di approfittare dell&#8217;obbligatorietà del parere per svolgere un ruolo politico ed aprire un dibattito aperto sull&#8217;opportunità o meno dell&#8217;operazione-anagrafe e in generale di tutte le varie burocrazzate anvuriane (come ha fatto quando è intervenuto in materia di diminuzione delle iscrizioni agli atenei), il CUN assume un approccio squisitamente &#8220;tecnico&#8221;, raccoglie materiale per l&#8217;ANVUR e inoltre conferisce al tutto una patina di illusoria democraticità referendaria. <br id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_516990925026840}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[1]" />Il problema è che l&#8217;ANVUR mantiene l&#8217;ultima parola in merito: quindi se dalla comunità arriverà qualcosa di compatibile con le sue politiche farà la figura dell&#8217;ente democratico, e per quello che non è gradito la cucina anvuriana è sempre pronta. <br id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_516990925026840}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[3]" />Il risultato è l&#8217;ennesima occasione persa per avviare un dibattito aperto sulle *finalità* delle iniziative anvuriane e l&#8217;imbellettamento dell&#8217;ennesimo processo di incasellamento della ricerca. Evidentemente non abbiamo ancora imparato che ciascun processo di catalogazione *dall&#8217;alto* si traduce sempre in un maggior controllo *dall&#8217;alto* della ricerca e dell&#8217;insegnamento&#8230; e quando quelli in alto sono malintenzionati (come nel nostro caso) sarebbe meglio non prestarsi a fornir loro la cosa che gli manca più di tutte: la credibilità</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/SilentMajority.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-24482" title="SilentMajority" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/SilentMajority-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" /></a><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517114281681171}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/alberto.baccini" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=100002998465870&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Alberto Baccini</a></strong> Il CUN non è il sindacato o una rappresentanza della corporazione dei professori (o almeno non dovrebbe esserlo). E&#8217; una istituzione cui la legge ((9.1.2009 n 1)) attribuisce un compito &#8211; impostare l&#8217;ANPREPS. ANVUR ha tentato di scippare questo compito. Il CUN ha bloccato lo scippo, ed ha cominciato a fare il lavoro che la legge prevede. E l&#8217;ha impostato bene (a mio avviso), segnando una distanza tecnica enorme rispetto al fai-da-te degli esperti ANVUR. Tale distanza non migliora certo la credibilità ANVUR. Che poi ci sia bisogno di una discussione sul modello di valutazione italiano non c&#8217;è alcun dubbio. E che il CUN potrebbe battere colpi più efficaci, anche di questo non c&#8217;è dubbio. Ma non attribuirei al CUN la responsabilità principale. Qui sta facendo il suo mestiere istituzionale. Io faccio invece fatica a comprendere il silenzio della comunità accademica su tutto questo. Fantoni dice di avere dalla sua una maggioranza silenziosa. Che abbia ragione?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517131188346147}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/Alesssandro.Ferretti" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1235962991&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Alessandro Ferretti</a></strong> Sullo scippo: sul performance plan dell&#8217;anvur c&#8217;è un grido di dolore in quanto per mancanza di personale non riuscivano a mettere mano all&#8217;anpreps.. il che mi pare decisamente incompatibile con il fatto che volessero fare tutto loro. Inoltre, c&#8217;è modo e modo di assolvere un dovere istituzionale.. quello scelto in questo caso dal cun mi sembra molto discutibile. Mi ricorda moltissimo l&#8217;atteggiamento dei prigionieri inglesi ne &#8220;Il ponte sul fiume Kwai&#8221; (libro da leggere assolutamente se si vuole capire l&#8217;atteggiamento suicida di gran parte dell&#8217;università di fronte ai suoi carcerieri): invece di lasciare l&#8217;anvur nella sua palta e fare perlomeno resistenza passiva, lo spirito mi sembra piuttosto &#8220;facciamo vedere a questi incapaci di anvuriani come si fa un sistema di valutazione coi fiocchi&#8221;.. facendo tutto lo sporco lavoro per renderlo accettabile e per poi consegnarglielo gratis chiavi in mano. Al MIUR immagino saranno in visibilio. A me sembra davvero che ci sia ben poco da rallegrarsi se l&#8217;organo istituzionale di rappresentanza, invece di opporsi alla pena capitale si impegna per realizzare il protocollo di esecuzione più indolore possibile.. non è solo un atteggiamento inutile, è anche molto dannoso.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/BridgeKwai.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24484" title="BridgeKwai" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/BridgeKwai.jpg" alt="" width="650" height="321" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517136805012252}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/marco.cosentino1965" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=100001123289068&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Marco Cosentino</a></strong> Mai visto un alpinista che stia a interrogarsi su cosa sia una montagna e quale altezza, pendenza e composizione debba avere per definirla tale. Gli alpinisti le montagne le scalano. Quando cominciano a discettarne solitamente è perché non sono più capaci di scalarle. Qui trovo sia la stessa cosa: complicati onanismi classificatori sottendono unicamente il disinteresse per la sostanza dell&#8217;argomento. Credo che l&#8217;ANVUR dovrebbe essere lasciato solo con i suoi estimatori. Altrimenti è un po&#8217; come dire che ai tempi dello schiavismo anche gli abolizionisti avrebbero dovuto avere schiavi per trattarli più umanamente.Ho letto che qualcuno sostiene l&#8217;utilità di questa anagrafe per far emergere gli inattivi e coloro che pubblicano su suinicoltura. Per raggiungere questi obiettivi, è sufficiente rendere pubblici gli archivi di U-Gov/Cineca, che ognuno di noi ha faticato non poco a compilare e che tra poco sospetto ci diranno che sono tutti da rifare. E qui si torna alla metafora dell&#8217;apinista &#8220;scoppiato&#8221; che non essendo più in grado di scalar montagne si limita a fare e disfare lo zaino per tutto il tempo, senza concludere nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517149451677654}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/giuseppe.denicolao" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1355660116&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Giuseppe De Nicolao</a></strong> In realtà, una categorizzazione della produzione scientifica è diversa da un ranking di riviste. Per capire meglio l&#8217;oggetto del dibattito, consiglio la lettura di un articolo di D. Hicks, <a href="http://www.confero.ep.liu.se/issues/2013/v1/i1/121207b/">One size doesn’t fit all</a>: distinguere la produzione scientifica (pur nella consapevolezza che i confini hanno sempre un&#8217;inevitabile natura convenzionale) da quella di <em>enlightenment</em> (divulgativa), non deve essere finalizzato a scartare quest&#8217;ultima, ma a rendere visibili, studiabili e migliorabili le diverse missioni dell&#8217;università. Leggere la Hicks fa capire molto bene come una carente categorizzazione della produzione scientifica finisca per consolidare l&#8217;equivalenza <em>scientifico</em> = <em>indicizzato su Web-of-Science</em> con la conseguenza di</p>
<ol>
<li>inaridire settori di studio di interesse nazionale pubblicati in sedi non indicizzate;</li>
<li>scoraggiare la scrittura di lavori di enlightenment rivolti a pubblico non accademico;</li>
<li>scoraggiare la scrittura di monografie.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Il parallelo che fa la Hicks tra <em>letteratura di enlightenment</em> vs <em>umanisti</em> con <em>brevetti</em> vs <em>scienziati</em> fa capire bene che distinguere in categorie è fondamentale per comprendere quali ruoli sociali vengono svolti e quali potrebbero essere svolti. Sull&#8217;ultimo numero del Mulino, Daniele Checchi ha scritto un (brutto) articolo sulla valutazione (<em>Valutazione: c’è un medicinale adatto?</em>, già commentato su Roars <a href="http://www.roars.it/online/i-medicinali-di-daniele-checchi-per-la-valutazione/" target="_blank">da Paola Galimberti</a>) uno dei cui assunti (gli scienziati italiani e in particolare gli umanisti non sono adeguatamente produttivi perché hanno pochi lavori su WoS) viene smontato dai numeri riportati dalla Hicks relativamente agli umanisti di altre nazioni (&#8220;<em>Butler and Visser examined bibliographies from nine Australian universities in 1997 and 1999 [...] the database covered only 25% of the output of economics and 17% of the output of policy &amp; politics</em>&#8220;). In mancanza di informazioni e dati chiari, nel dibattito viene avvantaggiato chi sta dalla parte del potere. Questa consultazione è un passaggio trasparente per arrivare ad avere dati affidabili sulla produzione (scientifica e di enlightenment) degli accademici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517161765009756}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/Alesssandro.Ferretti" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1235962991&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Alessandro Ferretti</a></strong> Le categorizzazioni sono il nemico numero uno della valutazione analitica, e questa anpreps è quindi un altro chiodo sul coperchio della sua bara. Davvero, in questa operazione del cun non riesco a vedere neanche un vantaggio che non sia più che vanificato dall&#8217;enorme errore strategico di fondo. In estrema franchezza speravo che il mondo universitario avesse capito che non si devono accettare caramelle dal miur e dall&#8217;anvur, ma questa consultazione mi fa temere che nonostante la quantità impressionante di prove a carico, gli anticorpi al male non siano ancora adeguatamente sviluppati&#8230; e quando l&#8217;anpreps verrà inevitabilmente usata per dirigere dall&#8217;alto le politiche di ricerca al servizio dei soliti confindustriali, poter dire &#8220;ve l&#8217;avevamo detto&#8221; sarà una ben magra consolazione. Davvero non riusciamo ad uscire dai tecnicismi di dettaglio sulla rotta e a renderci conto che, sfruttando un ineccepibile lavoro di remo, la nave viene portata sugli scogli? Non vediamo che stiamo affilando un coltello che verrà usato,contro la libertà di ricerca?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/Image520.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-24486" title="Image520" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/Image520-260x260.jpg" alt="" width="260" height="260" /></a><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517174328341833}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/alberto.baccini" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=100002998465870&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Alberto Baccini</a></strong> Il mondo universitario nell&#8217;ultimo anno e mezzo ha accettato caramelle da anvur e miur continuamente (ASN, trattive con le società scientifiche, le centinaia di persone che sono accorse a svolgere tutti i compiti che l&#8217;anvur si è premurata di creare in vista anche di allargare il consenso). Il CUN non è il pd. E&#8217; una istituzione dello Stato che deve svolgere i compiti che la legge le assegna. Siamo ancora in una democrazia parlamentare. Avrebbe potuto dire con voce più forte che quella legge non gli piace, ed io ne sarei stato molto contento. A questo punto fare il proprio lavoro con dignità è l&#8217;unico modo di dare a chi vuol contestare ANVUR gli strumenti corretti per farlo. Che poi ci siano problemi in vista per la libertà di ricerca in Italia, e che questi provengano da ANVUR, lo sto scrivendo da un anno e mezzo.  Forse la colpa da dare al CUN nella vicenda è di non aver fatto la consultazione nel 2009-2010.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517189338340332}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/giuseppe.denicolao" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1355660116&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Giuseppe De Nicolao</a></strong> In ogni caso, da quanto è dato sapere l&#8217;ANVUR non ha gradito che il CUN si riappropriasse delle sue prerogative sulla definizione dei criteri di scientificità. Una definizione di scientificità negoziata rivista per rivista con i consigli direttivi delle singole società scientifiche, quella sì che è una bella caramella per cementare il consenso. Onestamente, è difficile pensare di andare avanti senza una categorizzazione della produzione come <em>scientifica </em>vs<em> enlightenment</em>. Non è questione di andare a caccia di fannulloni, ma di sapere cosa si sta facendo. Inoltre, dare uno status di scientificità condiviso e trasparente anche al di fuori delle indicizzazioni WoS e Scopus (soprattutto per le scienze umane e sociali) serve ad emanciparsi dagli interessi commerciali che non possono dettare lo sviluppo o il tramonto di intere aree di ricerca. Per un&#8217;area a bassa intensità citazionale essere aggregata nella stessa Scientific Category di un&#8217;area ad alta intensità significa la morte perché le carriere dei suoi cultori <a href="http://www.roars.it/online/abilitazioni-le-mediane-di-mr-bean/" target="_blank">vengono stroncate dagli indici</a>. Come scienziati non possiamo esimerci dallo studiare anche la stessa produzione scientifica e divulgativa. Gettare luce aiuta a fermare i mostri che invece prolificano nei terreni culturalmente incolti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517210181671581}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/marco.cosentino1965" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=100001123289068&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Marco Cosentino</a></strong> A me sembra che si stia comunque ballando al ritmo della musica che suona il padrone del vapore. Ma possibile che la scelta del MIUR/anvur di indicare dei database privati commerciali e for profit del tutto inaffidabili (ISI e Scopus) come riferimento per le publicazioni da considerare non venga seppellita sotto valanghe di discredito? Se si è accettato quello, tutto il resto è come scavare buche e riempirle subito dopo per tenere impegnata la truppa (fare il militare almeno aiutava a rendersi conto di queste elementari tecniche di distrazione di massa).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/sturmtruppen.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24490" title="sturmtruppen" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/sturmtruppen.jpg" alt="" width="818" height="227" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_517408878318378}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/alberto.baccini" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=100002998465870&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Alberto Baccini</a></strong> Provo a suggerire questo scenario. I risultati della consultazione CUN sono ragionevoli. La comunità accademica italiana ha una idea condivisa di cosa sia un prodotto scientifico e di cosa sia un prodotto che scientifico non è. Si ha un quadro abbastanza chiaro di come la definizione di scientificità varia tra campi di ricerca e quali sono gli strumenti editoriali da considerare scientifici. A questo punto si scopre che (i) la definizione di scientificità alla base delle procedure asn adottata da anvur non sta né in cielo e né in terra (io lo scrivo anche questo da mesi, ma non mi sembra di avere molto seguito); e che la comunità scientifica italiana pensa che non stia né in cielo né in terra. Segue che le liste di riviste scientifiche ANVUR vanno buttate (anche questo lo diciamo da mesi). E segue anche che le rivisti WoS e Scopus sono un piccolo sottoinsieme dei prodotti editoriali che contengono pubblicazioni scientifiche. e che usare quei database come unico e solo riferimento è sbagliato. Beh direi che sarebbe un risultato irrilevante. Affermare che si è contro la valutazione a prescindere, ritengo sia una strategia perdente. Che fa molto comodo a coloro che in questi anni hanno detto che tutti gli universitari sono baroni e fannulloni e producono poca e pessima ricerca. Perché permette di usare l&#8217;argomento: &#8220;lo sappiamo che non volete essere valutati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_518147524911180}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][0]" href="https://www.facebook.com/Alesssandro.Ferretti" data-hovercard="/ajax/hovercard/hovercard.php?id=1235962991&amp;extragetparams=%7B%22hc_location%22%3A%22ufi%22%7D" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;;&quot;}">Alessandro Ferretti</a></strong> Carissimo Alberto, il problema del tuo scenario è che, anche in caso di successo, è lontanissimo dal poter incidere sul problema reale che è e resta (come ho scritto più sopra) la *finalità* della valutazione. L&#8217;idea che è sottesa alla consultazione è quella di mettere tecnicamente a punto uno strumento senza però consultare nessuno su come verrà utilizzato!</p>
<p style="text-align: justify;">A mio parere il problema numero uno della valutazione anvuriana è proprio nella finalità, così bene esemplificata da Benedetto e mai fattualmente smentita da nessuno: la valutazione serve a tagliare alcuni rami e ad indirizzare i rimanenti. Serve a punire alcuni per premiare degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Io sarò forse un ingenuo, ma continuo a pensare che l&#8217;unica forma di valutazione accettabile sia quella di farsi un quadro completo di forze e debolezze del soggetto valutato, sia esso un ateneo, un dipartimento o un singolo, al fine di intervenire e mettere in grado l&#8217;oggetto valutato di funzionare meglio. Nella mia visione risorse per la didattica e fondi di ricerca vengono assegnati secondo criteri politici condivisi, che tengano in considerazione l&#8217;interesse generale della società (e non solo dei grandi &#8220;datori di lavoro&#8221; come avviene oggi). <br id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_518147524911180}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[7]" />Questa attuale valutazione, invece, è essa stessa l&#8217;indirizzo politico: non serve da base per un dibattito o per un&#8217;indagine, ma è il principio e la fine della politica universitaria: tutto viene completamente automatizzato senza scampo. Fondi e risorse vengono distribuiti non in base ad una scelta politica democratica e condivisa, ma in base alla rispondenza ai numeretti degli algoritmi di valutazione, ottenendo così numerosi paradossi.. ad esempio, se viene fuori che i dipartimenti di economia sono più &#8220;bravi&#8221; degli altri ci ritroveremo con un boom della ricerca e della didattica in campo economico (a discapito ovviamente degli altri indirizzi) a prescindere dalle reali necessità sociali di questi studi.. e non è uno scenario ipotetico: in Grecia si sta già verificando!!<br id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_518147524911180}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[10]" />A mio parere, il punto cruciale è proprio questo: quale utilizzo si pensa di fare di questa ANPRePS. Un&#8217;anagrafe di professori e ricercatori a cosa può servire? Servirà ad individuare quelli che pubblicano poco per comprendere il loro contesto lavorativo e metterli in condizione di lavorare? Io francamente sono ragionevolmente sicuro che non sarà così: l&#8217;anagrafe sarà ovviamente utilizzata per premiare o punire i singoli individui, per completare e rinforzare il sistema di ingabbiamento punitivo/premiale che già coinvolge atenei e dipartimenti.<br id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_518147524911180}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[13]" />Il principale problema dello scenario che hai dipinto è quindi che è sideralmente lontano dall&#8217;affrontare il suddetto punto chiave della valutazione. Come direbbe Scott Adams, il creatore di Dilbert, quello scenario è &#8220;many levels removed&#8221;<a id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_518147524911180}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[15]" href="http://mdsalunkhe.tripod.com/dilbert.htm" rel="nofollow" target="_blank"> http://mdsalunkhe.tripod.com/dilbert.htm</a> e quindi non solo non è in condizione di incidere efficacemente sul vero problema, ma disperde le poche forze disponibili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/VKRg4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24488" title="VKRg4" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/VKRg4.jpg" alt="" width="540" height="410" /></a><br id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_518147524911180}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[18]" />Dovremmo fare tesoro della lezione del progetto Manhattan: centinaia di scienziati lavorarono con estremo impegno alla bomba atomica e alla sua realizzazione tecnica ma non posero collettivamente il problema del suo impiego. Si scoprì in seguito che praticamente nessuno di coloro che lavorarono alla bomba avrebbero voluto che venisse impiegata contro inermi città giapponesi: la stragrande maggioranza ad esempio avrebbe voluto che venisse sganciata in una zona deserta (si parlò del monte Fuji!) , per mostrare la sua enorme potenza e quindi fare da deterrente senza fare una strage di decine di migliaia di esseri umani. Ma sappiamo tutti quello che successe, e moltissimi scienziati del progetto Mahattan convissero con la pesante responsabilità di aver messo a punto lo strumento tecnico che rese possibile due stragi disumane (e anche inutili, come gli storici hanno ampiamente dimostrato). <br id=".reactRoot[203].[1][4][1]{comment516364621756137_518147524911180}.0.[1].0.[1].0.[0].[0][2].0.[21]" />Quindi mi chiedo: in questi tempi drammatici, nei quali la democrazia è stata sostanzialmente abolita e nei quali abbiamo ben chiara l&#8217;autoreferenzialità dei decisori politici, ha senso aprire un dibattito tecnico sulla messa a punto di uno strumento invece che aprire un grande dibattito pubblico sulla finalità della valutazione e sulle sue ricadute?</p>
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		<title>Una risposta a Jacopo Meldolesi sulla sperimentazione animale</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 17:43:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leonardo Caffo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[animalismo]]></category>
		<category><![CDATA[antispecismo]]></category>
		<category><![CDATA[fermare Green Hill]]></category>
		<category><![CDATA[Jacopo Meldolesi]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca biomedica]]></category>
		<category><![CDATA[specismo]]></category>
		<category><![CDATA[sperimentazione animale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono rimasto molto stupito dall’articolo di Meldolesi a proposito di sperimentazione animale, in relazione ai fatti di Sabato 20 Aprile inerenti la liberazione di alcune cavie dall’Istituto di Farmacologia (Dipartimento di Biotecnologie e Medicina Traslazionale) dell’Università Statale di Milano.  Meldolesi utilizza un fatto, come quello del gesto operato dagli attivisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Sono rimasto molto stupito dall’articolo di Meldolesi a proposito di sperimentazione animale, in relazione ai fatti di Sabato 20 Aprile inerenti la liberazione di alcune cavie dall’Istituto di Farmacologia (Dipartimento di Biotecnologie e Medicina Traslazionale) dell’Università Statale di Milano.  Meldolesi utilizza un fatto, come quello del gesto operato dagli attivisti di “Fermare Green Hill”, che dico subito che non proverò a difendere (non perché non sia d’accordo, ma perché non è il mio compito) in questa sede, e che ha senz’altro implicazioni giuridiche che andranno discusse, per provare a confutare un argomento assai più ampio e complesso, ovvero quello della liceità morale della sperimentazione animale, su cui credo che l’autore del pezzo abbia molte lacune. </span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;"> </span><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">L’argomentazione di Meldolesi ha una struttura di questo tipo: dato che gli animalisti hanno mandato in fumo anni di lavoro inerenti la ricerca scientifica, e dato che l’animalismo non poggia su solide argomentazioni (ma su, cito testualmente, “idee grossolane”), e dato che tutti i paesi “avanzati” utilizzano la sperimentazione animale senza operare “tortura”, allora l’animalismo è ingiustificato e va respinto dalle fondamenta, specie quando violento come nel caso del 20 Aprile. Nonostante molte delle premesse che Meldolesi adopera per il suo argomento non siano giustificabili, rendendo l’argomento infondato, vorrei provare anche a dire perché l’argomento utilizzato dall’autore denota anche poca passione per la teoria dell’argomentazione. Utilizzare un caso specifico, per di più assai controverso come quello della liberazione presso l’Istituto di Farmacologia, per tentare di confutare un complesso set di argomenti, come quelli isolati a favore dell’animalismo e dell’antispecismo, è cercare di fare a pugni con la nebbia. Una nebbia, in cui, vale la pena vederci chiaro. </span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Dall’articolo di Meldolesi si evince che ci siano due fazioni contrapposte di questo tipo: da un lato la ricerca scientifica, con tutti i suoi razionali principi e parametri accademici mentre, dall’altro lato, gruppetti di facinorosi emotivi e mistificatori del reale che tentano di far leva su fatti inesistenti. In questo senso devo difendere anche parte del mio lavoro di ricerca che, come dottorando in filosofia, si è a lungo concentrato sull’etica animale.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Le tesi dell’animalismo, e dell’antispecismo poi, godono oggi di ampia e articolata diffusone nei principali centri della ricerca universitaria a livello mondiale. A meno di voler considerare ricerca solo la ricerca operata nei dipartimenti di scienze, ma so che né Meldolesi, né altri, compierebbero questo (qui si, davvero) grossolano errore, mi si permetta una stereotipato elenco. Nel 1975 esce il libro <em>Animal Liberation</em> di Peter Singer, professore presso Princeton (lo stesso posto dove stava Einstein, che spero Meldolesi non consideri un emotivo facinoroso), che difende entro una cornice utilitarista delle preferenze argomenti di equiparazione morale (tesi su cui Meldolesi si scaglia, in modo un po’ imbarazzante verso la fine) tra umani e animali; Tom Regan, professore emerito presso la North Carolina State University, ha argomentato in favore dell’animalismo basando sul giusnaturalismo – poi Tzachi Zamir, che ha difeso le sue tesi in testi pubblicati da Princeton University Press, Paola Cavalieri edita da Columbia, Gary Francione che è Distinguished Professor of Law presso la Rutgers School of Law-Newark, e potrei continuare all’infinito. Ad occuparsi di etica animale, e della difficilmente confutabile equiparazione morale “uomo/animale” ci sono interi centri di ricerca – come l’<em>Oxford Centre for Animal Ethics </em>diretto da Andrew Linzey, o l’istituto ICAS &#8211; Institute for Critical Animal Studies. Ci sono riviste prestigiose, con gli stessi meccanismi di <em>peer-review </em>del resto del mondo accademico internazionale, come il <em>Journal of Animal Ethics</em> edito daUniversity of Illinois e molte ricerche, fondamentali per lo sviluppo dell’antispecismo, sono state ospitate dalle principali riviste filosofiche al mondo da <em>The Monist</em> all’<em>American Philosophical Quarterly</em>. E anche in Italia, tra gli animalisti presunti facinorosi, ci sono neurologi di fama internazionale, come Massimo Filippi dell’</span><span style="color: #000000;">INSPE del San Raffaele (tra i primi scienziati al mondo, secondo una classifica di qualche anno fa), linguisti come Alessandro Zucchi che ha insegnato a Stanford e pubblicato su Natural Language Semantics per non parlare, poi, ovviamente dei filosofi dalla più celebre Paola Cavalieri fino a docenti universitari sparsi ormai un po’ ovunque, nella penisola. E poi ci sono anche in Italia le riviste scientifiche sull’argomento, come <em>Animal Studies </em>(edita dalla casa editrice Novalogos)</span><a title="" href="file:///C:/Users/Antonio%20Banfi/Desktop/Una%20risposta%20a%20Jacopo%20Meldolesi%20sulla%20sperimentazione%20animale%20REV.docx#_ftn1">[1]</a><span style="color: #000000;"> – fino alle centinaia di pubblicazioni ormai ampiamente discusse, anche in ambito extra – accademico – complice il lavoro di diffusione di editori di settore, come Sonda.</span></span><span style="color: #000000; font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">È chiaro che basta questo, brevissimo, elenco per evidenziare due elementi. Non solo Meldolesi propone una contrapposizione, quella tra ricerca scientifica e “animalisti facinorosi”, che non sta né in cielo né in terra ma – cosa più grave – lo fa pur avendo ampio materiale a disposizione per non ricadere in questo stereotipo che è figlio, esattamente, dell’argomento che utilizza l’autore alla fine del suo articolo sostenendo che gli animalisti inventano dei fatti inesistenti su cui riportano l’attenzione pubblica. Cosa c’è di più inventato della tesi che l’animalismo sia solo quello che descrive Meldolesi, dato che ormai da decenni la ricerca universitaria si concentra sui suoi argomenti?</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Ci sarebbe poi, più importante, la questione del benessere degli animali da laboratorio e del fatto che le torture, inflitte a essere creati, utilizzati per i fini più svariati, e poi uccisi, siano solo illazioni. Ma credo sia maturo il tempo, proprio grazie agli anni di ricerca filosofica e scientifica, per non rispondere più ad accuse del genere: se chi si fregia di spirito scientifico non ha idea di come, anni di <em>Animal Cognition</em>, abbiano mostrato che animali non umani soffrono, anche in senso psicologico, cosa potrei dire io adesso? Non bastava tenersi aggiornati sulle pubblicazioni delle principali riviste scientifiche? Una volta, dei tizi vestiti di nero, sostenevano che certi umani non soffrissero davvero – perché falsi umani – e dunque era inutile affannarsi per i loro diritti. Forse, vorrei dire, è il caso di cominciare a comprendere che se la ricerca universitaria ha un senso, essaserve anche a far avanzare l’etica confutando le troppe banalità che siamo costretti ad ascoltare.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-size: medium;">Io non sono uno di quelli che si oppone alla sperimentazione animale per motivi scientifici, e proprio perché ho rispetto per le differenze di ambiti di ricerca. Ma da filosofo credo non ci siano argomenti morali in suo sostengo: il problema non è cosa possiamo imparare o ottenere uccidendo miliardi di esseri viventi, ma a cosa ci servirà aver imparato tutto ciò quando non riusciremo più a lavare il sangue dal camice bianco. Un corretto dibattito, che mi auspico questo scambio tra me e Jacopo Meldolesi potrà contribuire a stimolare nella giusta direzione, deve innanzitutto dare dignità alle tesi dell’avversario e non, dunque, facendo riferimento a fatti come quello del 20 Aprile ma alla miriade di pubblicazioni di settore che da tempo si sforzano di dar senso all’etica animale. Cominciamo a discutere, dunque, sul punto: io credo di avere ottimi argomenti a sostegno dell’equiparazione morale uomo animale, che spaziano dalla confutazione del paradigma cartesiano al complesso caso dello “Species Overlap”</span><a title="" href="file:///C:/Users/Antonio%20Banfi/Desktop/Una%20risposta%20a%20Jacopo%20Meldolesi%20sulla%20sperimentazione%20animale%20REV.docx#_ftn2">[2]</a><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">. Chi si oppone a questa equiparazione ha buoni argomenti o solo petizioni di principio? A un dibattito serio, e finalmente rispettoso di ogni posizione, l’ardua sentenza. </span></span></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Antonio%20Banfi/Desktop/Una%20risposta%20a%20Jacopo%20Meldolesi%20sulla%20sperimentazione%20animale%20REV.docx#_ftnref1">[1]</a><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;"> L’autore è direttore di Animal Studies.</span></span></span></p>
</div>
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<p><a title="" href="file:///C:/Users/Antonio%20Banfi/Desktop/Una%20risposta%20a%20Jacopo%20Meldolesi%20sulla%20sperimentazione%20animale%20REV.docx#_ftnref2">[2]</a><span style="color: #000000;">O. Horta  “What is Speciesism?” in <em>The Journal of Agricultural and Environmental Ethics</em>, 23, 2010, 243–266, DOI 10.1007/s10806-009-9205-2, available at: http://www.springerlink.com/content/g0l0j4615j676t60/</span></p>
</div>
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		<title>AVA-VQR: &#8220;pronto, chiama ANVUR &#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 23:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione ROARS</dc:creator>
				<category><![CDATA[AVA]]></category>
		<category><![CDATA[VQR]]></category>
		<category><![CDATA[ANVUR]]></category>

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		<description><![CDATA[Squilla il telefono: è l&#8217;ANVUR che chiama i responsabili VQR delle strutture. Come mai? Alcuni dati VQR vanno modificati o spostati. Perché questo ripescaggio fuori tempo massimo? Perché qualche struttura ha frainteso il bando VQR e rischia di pagarne le conseguenze. Infatti, un cattivo risultato della VQR entra nelle valutazioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Squilla il telefono: è l&#8217;ANVUR che chiama i responsabili VQR delle strutture. Come mai? Alcuni dati VQR vanno modificati o spostati. Perché questo ripescaggio fuori tempo massimo? Perché qualche struttura ha frainteso il bando VQR e rischia di pagarne le conseguenze. Infatti, un cattivo risultato della VQR entra nelle valutazioni AVA diminuendo le ore di didattica erogabili, con il rischio di dover chiudere corsi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito dell&#8217;ANVUR, da pochi giorni interamente rinnovato, è comparso <a href="http://www.anvur.org/anvur/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=447:informazioni-sulla-vqr-2004-2010-proroga-termini-it&amp;catid=25:informazioni-sulla-vqr-2004-2010&amp;Itemid=188&amp;lang=it" target="_blank">un avviso nella sezione della VQR</a>: l&#8217;interfaccia VQR verrà riaperta dal 21 maggio al 2 giugno per</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">modificare/spostare in maniera selettiva alcuni dati che sono stati conferiti nei campi non appropriati per un fraintendimento delle indicazioni del bando</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Per quale ragione, a quasi un anno di distanza e nell&#8217;imminenza della pubblicazione dei risultati, si rimette mano ai dati della VQR? La menzione della scadenza delle procedure AVA sembra indicare che il motivo della riapertura è legato al <strong>ruolo della valutazione VQR nelle procedure AVA</strong>. Ricordiamo, infatti, che la quantità massima di didattica assistita erogabile <strong><a href="http://www.roars.it/online/il-d-m-a-v-a-e-laccreditamento-iniziale-delle-sedi-universitarie/" target="_blank">può essere incrementata fino ad un 20% in più</a></strong>  in funzione del risultato della VQR. Cosa è successo? Alcune strutture hanno compilato male i dati della VQR e si corre ai ripari perché perdere punti nella VQR <strong>può costringere a chiudere corsi?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Che si tratti di una questione seria è confermato da un dettaglio insolito:</p>
<blockquote><p>a partire da oggi i responsabili VQR delle strutture riceveranno una telefonata dall’ANVUR che indicherà loro le criticità su cui intervenire</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Insomma, non solo l&#8217;ANVUR telefonerà direttamente, ma aiuterà i responsabili delle strutture a sistemare i dati VQR. Di chi la colpa delle sviste? Il cenno ad &#8220;<em>un fraintendimento delle indicazioni del bando</em>&#8221; lascia in sospeso diverse domande:</p>
<ul>
<li>Di quale parte del bando VQR stiamo parlando?</li>
<li>Sono le strutture che hanno letto male o era il bando a non essere chiaro?</li>
<li>Quante sono le strutture che hanno frainteso e a quali atenei appartengono?</li>
<li>Un salvagente per molti o per pochi?</li>
</ul>
<p>In attesa di saperne di più, riportiamo il testo dell&#8217;avviso comparso sul sito dell&#8217;ANVUR.</p>
<p>______________________________</p>
<h2><a href="http://www.anvur.org/anvur/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=447:informazioni-sulla-vqr-2004-2010-proroga-termini-it&amp;catid=25:informazioni-sulla-vqr-2004-2010&amp;Itemid=188&amp;lang=it">informazioni sulla VQR 2004-2010 &#8211; proroga termini</a></h2>
<div></div>
<dl>
<dd>Categoria: <a href="http://www.anvur.org/anvur/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;id=25&amp;Itemid=188&amp;lang=it">Informazioni sulla VQR 2004-2010</a></dd>
<dd>Creato Giovedì, 16 Maggio 2013</dd>
</dl>
<p>Tenendo conto della scadenza delle procedure AVA fissata al 30 maggio 2013, e per consentire alle strutture di ottemperare all’invito a riconsiderare alcuni dei dati inseriti a suo tempo per la VQR, la riapertura dell’interfaccia  VQR-Altri dati CINECA sarà estesa di una settimana oltre a quella già comunicata nel messaggio inviato a tutte le strutture. <strong>I termini di riapertura sono quindi dal 21 maggio alla domenica 2 giugno ore 24.</strong></p>
<p>Si ribadisce inoltre che non si tratta di reinserire tutti i dati, ma, più semplicemente, di modificare/spostare in maniera selettiva alcuni dati che sono stati conferiti nei campi non appropriati per un fraintendimento delle indicazioni del bando.</p>
<p>Infine, come già comunicato, a partire da oggi i responsabili VQR delle strutture riceveranno una telefonata dall’ANVUR che indicherà loro le criticità su cui intervenire.</p>
<p>Invitiamo dunque le strutture, nel consueto spirito di massima collaborazione, e con l’obiettivo di fornire al paese una immagine quanto più possibile veritiera dello stato della ricerca, a cogliere l’invito per un affinamento dei dati conferiti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il villaggio dei dannati della ricerca</title>
		<link>http://www.roars.it/online/il-villaggio-dei-dannati-della-ricerca/</link>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 10:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Patrizio Dimitri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Finanziamento]]></category>
		<category><![CDATA[abilitazione nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[ANVUR]]></category>
		<category><![CDATA[asn]]></category>
		<category><![CDATA[concorsi locali]]></category>
		<category><![CDATA[finanziamento]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Chiara Carrozza]]></category>
		<category><![CDATA[mediane]]></category>
		<category><![CDATA[reclutamento]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

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		<description><![CDATA[Lettera aperta alla Ministra Carrozza Gentile Ministro Carrozza,  l’università e la ricerca pubbliche in Italia versano in condizioni disperate e come docente e ricercatore sento il bisogno di esprimerle la mia grande preoccupazione per una situazione che costituisce un’emergenza senza precedenti. I problemi da affontare sono molti e il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Lettera aperta alla Ministra Carrozza</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gentile Ministro Carrozza,  l’università e la ricerca pubbliche in Italia versano in condizioni disperate e come docente e ricercatore sento il bisogno di esprimerle la mia grande preoccupazione per una situazione che costituisce un’emergenza senza precedenti. I problemi da affontare sono molti e il suo compito è gravoso, ma a mio parere in questo momento esistono due principali priorità: i finanziamenti pubblici alla ricerca e il sistema di valutazione basato sui parametri dell’Agenzia nazionale di valutazione di università e ricerca (Anvur).</p>
<p style="text-align: justify;">Anni fa Mario Capecchi, premio Nobel per la Biologia e Medicina, disse che «la ricerca scientifica è un elemento cardine dello sviluppo di un paese evoluto». Per questo, molti stati investono in ricerca pubblica ingenti porzioni del PIL, mentre in Italia le uniche misure attuate dagli ultimi governi hanno previsto solo tagli pesanti e indiscriminati, anche perché il pregiudizio ricorrente è che si spenda troppo per l’università e per una ricerca scientifica che non produce nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Niente di più falso, come dimostra <a href="http://www.roars.it/online/sorpassati-anche-dai-turchi-la-verita-sulluniversita-italiana/" target="_blank">una raffinata analisi di Giuseppe De Nicolao</a> basata su dati Ocse .  In particolare, a fronte di uno dei più bassi investimenti mondiali in rapporto al Pil, dal 1996 al 2010 l’Italia è per produzione scientifica all’ottavo posto nel mondo. Una specie di miracolo definito <a href="http://www2.cnrs.fr/en/1588.htm" target="_blank">“Italian Paradox” sul sito del Cnrs</a>.</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/untitled6.png"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-24422" title="untitled" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/untitled6-190x260.png" alt="" width="190" height="260" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Come era prevedibile, i tagli hanno avuto delle ricadute pesantissime. Sugli atenei, con il blocco del turnover, il calo delle assunzioni e nuovi aumenti delle tasse universitarie e anche sulla ricerca pubblica, con la quasi totale sparizione dei fondi ministeriali. <a href="http://www.roars.it/online/ricerca-e-universita-investimenti-di-lungo-periodo-o-solita-elemosina-di-fine-anno/" target="_blank">Clamorosa la decurtazione di quelli destinati ai progetti di ricerca di interesse nazionale</a> (Prin), istituiti nel 1996 dal governo Prodi, unica fonte di finanziamento per la ricerca pubblica. Per il bando del 2012, alle 14 aeree disciplinari il governo Monti ha destinato 38 milioni di euro, una miseria rispetto al passato (170 milioni di euro per il bando congiunto 2010-2011, 137 milioni nel 2004). Un insulto alla dignità e alla professionalità di migliaia di ricercatori che nei casi più fortunati, racimoleranno solo briciole. Al budget infimo dei Prin si sommano altre restrizioni da eliminare: il vincolo all’aggregazione dei ricercatori in base a fasce di età, che di fatto limita la libertà di ricerca e la preselezione dei progetti interna agli atenei, facilmente addomesticabile dai soliti noti. Nel complesso, questa situazione, lungi dal nuocere a fannulloni e nepotisti, penalizza le componenti più produttive e vitali degli Atenei e dei centri di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla penuria di fondi si sommano i problemi causati dal nuovo sistema di reclutamento e progressione delle carriere basato sulle mediane degli indicatori bibliometrici (articoli pubblicati negli ultimi dieci anni, h-index e citazioni) stabiliti Anvur. È innegabile che la valutazione dell’attività scientifica di ricercatori e docenti rappresenta un requisito irrinunciabile, ma è rischioso affidarla a rigidi indicatori che a livello internazionale sono sconsigliati in quanto fallaci nel valutare autonomia scientifica, qualità e originalità. Gli indicatori, infatti, non entrano nel merito del contributo dei singoli negli articoli, che è invece fondamentale soprattutto nel settore scientifico (ad esempio in Biologia e Medicina) e viene espresso dall’ordine degli autori. E non tengono nemmeno conto del livello qualitativo delle riviste scientifiche dove sono pubblicati gli articoli stessi. <a href="http://www.roars.it/online/il-diabolico-esperimento-del-dottor-anvur-la-meritocrazia-alla-rovescia-ovvero-meglio-20-articoli-su-journal-of-pizza-fichi-che-10-su-nature/" target="_blank">Con questi criteri aberranti</a>, ad esempio, 20 articoli su Annali italiani di chirurgia, varrebbero più di 10 articoli su Nature. Inoltre, le mediane degli indicatori mostrano forti oscillazioni tra macro-settori, anche di una stessa area e in certi casi per superarle è sufficiente una produzione scientifica appena mediocre, mentre in altri viene richiesto un curriculum da Nobel. Ma c’è di più: i settori con mediane più basse, quindi di livello minore, nel tempo potranno attrarre più candidati abilitati, crescendo (ma solo dal punto di vista quantitativo) a discapito dei settori più competitivi con mediane più alte, più difficili da essere superate. Un’eccezione potrebbe essere rappresentata da quei campi di indagine che fisiologicamente sono già più diffusi e dominanti.</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/imagesCA7JG8KI.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-24423" title="imagesCA7JG8KI" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/imagesCA7JG8KI-180x260.jpg" alt="" width="180" height="260" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Infine, ci sono le ricadute negative che l’utilizzo degli indicatori avrà soprattutto sui più giovani. D’ora in poi, nel “villaggio dei dannati della ricerca italiana” dottorandi, borsisti, assegnisti di ricerca e neo-ricercatori saranno impegnati nella spasmodica rincorsa al superamento delle mediane. Saranno spinti a pubblicare molto e molto fretta, scegliendo settori di indagine di moda che fruttano più citazioni di altri, privilegiando la quantità alla qualità, a discapito di autonomia, approfondimento, curiosità e originalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sarebbe stato meglio per tutti, se l’Anvur si fosse confrontata con la comunità scientifica per arrivare a delle scelte il più possibile condivise, invece di comportarsi come un’astronave aliena sbarcata sulla terra per soggiogare il genere umano?</p>
<p style="text-align: justify;">L’utilizzo delle sconsiderate mediane potrà avere un impatto negativo anche sulla chiamata di chi è già idoneo. Infatti, la Sapienza di Roma ha attivato di una procedura per la chiamata degli idonei di prima fascia a cui sarà ammesso solo chi supera tutte e tre le mediane Anvur. Un provvedimento che viola le norme della recente riforma, secondo cui gli organi responsabili del reclutamento sono i Dipartimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Gentile Ministro, è così che si intende premiare il merito e incentivare la ricerca nel nostro paese? Un tale sistema di valutazione, automatico e casereccio in molti casi premierà la quantità a scapito della qualità, producendo una meritocrazia alla rovescia. L’università e la ricerca in Italia hanno bisogno di una cura, ma questa non deve uccidere il paziente, come purtroppo sta accadendo, è urgente un cambio di strategia. Auspichiamo che tra i suoi primi interventi lei abbia la forza di mettere in atto misure efficaci che introducano un nuovo sistema di valutazione per l’assegnazione dei finanziamenti, per il reclutamento e la progressione delle carriere, basato su qualità, etica e responsabilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ciò non accadrà, se in Italia la classe politica e dirigente continuerà solo a sbandierare proclami elettorali e agende virtuali, se l’istruzione e la ricerca pubbliche verranno fatte morire, il decadimento del nostro paese sarà sempre più veloce e la melma del sottosviluppo morale, culturale e economico ci sommegerà definitamente.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000080;">Pubblicato anche su Europa Quotidiano del 13 maggio 2013</span></p>
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		<title>Valutazione e università, i sociologi tedeschi boicottano i ranking accademici</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 07:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Coin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti]]></category>
		<category><![CDATA[CHE Ranking]]></category>
		<category><![CDATA[German Sociological Association]]></category>
		<category><![CDATA[Times of Higher Education]]></category>
		<category><![CDATA[VQR]]></category>

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		<description><![CDATA[L’International Sociological Association ha recentemente pubblicato un articolo di Klaus Dörre, Stephan Lessenich e Ingo Singe dell’Università Friedrich-Schiller-University di Jena, Germania, nel quale gli autori spiegano perché l’Istituto abbia deciso di boicottare l’esercizio di valutazione del CHE, Center for the Development of Higher Education, ricevendo la solidarietà della Associazione di sociologia tedesca (GSA) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/boycott1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24062" title="boycott1" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/boycott1.jpg" alt="" width="232" height="229" /></a>L’International Sociological Association ha recentemente pubblicato un articolo di Klaus Dörre, Stephan Lessenich e Ingo Singe dell’Università Friedrich-Schiller-University di Jena, Germania, nel quale gli autori spiegano perché l’Istituto abbia deciso di <strong>boicottare l’esercizio di valutazione del C</strong><strong>HE</strong>, <em>Center for the Development of Higher Education</em>, ricevendo la solidarietà della Associazione di sociologia tedesca (GSA) e di numerosi accademici. Riportiamo di seguito la traduzione dell’articolo, che potete leggere nella sua versione integrale <a href="http://www.isa-sociology.org/global-dialogue/2013/04/german-sociologists-boycott-academic-ranking/" target="_blank">qui</a>. Sullo stesso tema era intervenuto qualche giorno fa anche il <em><a href="http://www.timeshighereducation.co.uk/news/german-academics-boycott-che-ranking-system/2/2002595.article" target="_blank">Times of Higher Education</a>,</em> proponendo una articolata ricostruzione degli avvenimenti. Anche in Italia la classificazione di riviste e i criteri della VQR, esercizio di Valutazione della Qualità della Ricerca, sono stati sottoposti ad aspra <a href="http://www.roars.it/" target="_blank">critica</a>. Non vi è stata, tuttavia, una presa di posizione così netta, che ricorda per determinazione le modalità con cui nel 2012 il <a href="http://www.timeshighereducation.co.uk/421722.article" target="_blank">Council for the Defence of British Universities</a>, in Inghilterra, si proponeva di difendere la qualità dell’università inglese dalle finalità del mercato. La cosa è interessante, in verità, in quanto in Italia l’esercizio di valutazione è stato notoriamente accompagnato da affermazioni forti. Nonostante il basso numero di laureati italiani, da subito il <a href="http://www.roars.it/online/vqr-gli-errori-della-formula-ammazza-atenei-dellanvur/" target="_blank">Coordinatore della VQR</a> aveva esplicitato che al termine dell’esercizio di valutazione “<strong>qualche università dovrà essere chiusa</strong>”, e questo radicale impatto si fa sempre più concreto con l’introduzione di <a href="http://www.roars.it/online/il-d-m-a-v-a-e-laccreditamento-iniziale-delle-sedi-universitarie/" target="_blank">AVA</a>, un nuovo esercizio di “Auto-valutazione, Valutazione e Accreditamento” che promette di tagliare in tempi rapidissimi una quota <strong>sostanziale</strong> dell’offerta formativa di ogni ateneo. <strong>Quali le ragioni di questa differenza?</strong> Questa è la domanda aperta che gli eventi ci restituiscono, mentre proponiamo di seguito la traduzione dell’articolo di di Klaus Dörre, Stephan Lessenich e Ingo Singe.</p>
<p style="text-align: justify;">“Le università e le istituzioni dell’istruzione terziaria di tutto il mondo stanno attraversando una trasformazione strutturale, guidata dai principi dell’università-impresa. L’imposizione del New Public Management significa che le università sempre di più vengono gestite come imprese private. Le risorse vengono allocate sulla base della <em>performance</em> e di obiettivi predeterminati. Il capitalismo accademico è entrato in Germania, e i suoi strumenti principali sono <em>ranking</em> di dipartimenti e classifiche. Gli svantaggi includono una <em>routine</em> accademica incentrata su indicatori quantitativi di <em>performance</em> (fondi di ricerca, numero di studenti di dottorato e laureati) che trascura gli indicatori qualitativi. Il lavoro accademico è profondamente cambiato nei suoi contenuti e nella sua struttura. Didattica e ricerca sono continuamente inibite dalla crescita delle responsabilità amministrative. C’è una logica incrementale in questi esercizi di misurazione della <em>performance</em> (“<strong>sempre di più e mai abbastanza</strong>”), che si traduce in un’intensificazione del lavoro, stress e sovraccarico in tutti i gruppi di lavoro accademico. Gli effetti negativi sulla qualità della ricerca e della didattica sono un’esperienza sempre più diffusa.”</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/top_r1_c1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-24064" title="top_r1_c1" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/top_r1_c1.gif" alt="" width="486" height="234" /></a>La German Sociological Association (GSA) ha pertanto deciso di prendere posizione contro il capitalismo accademico e di boicottare il ranking CHE del 2013 (Center for the Development of Higher Education), che è certamente la classifica più influente nel mondo tedesco. [...] L’annuncio è stato dato poco dopo la pubblicazione dei risultati del ranking del 2011. La mozione del dipartimento diceva:</p>
<p style="text-align: justify;">“Il nuovo CHE Ranking 2011/12, pubblicato in <em>Die Zeit</em>, ha valutato l’Istituto di Sociologia della Friedrich-Schiller-University tra i migliori in classifica. Siamo compiaciuti per questa espressione di apprezzamento del nostro lavoro. Ciononostante, siamo <strong>profondamente scettici</strong> circa lo strumento del <em>ranking</em> come tale. Crediamo che le informazioni veicolate dal <em>ranking</em> di CHE siano di scarsa qualità, se non altro per una ragione, un numero significativo di istituti è stato valutato sulla base di dati incompleti. Innanzitutto, i <em>ranking</em> universitari sono strumenti finalizzati a introdurre una <strong>cultura competitiva</strong> in accademia. Producono sistematicamente vincitori e vinti ma non aiutano ad aumentare la qualità del lavoro scientifico. L’Istituto di Sociologia pertanto ha deciso di <strong>non partecipare</strong> a questo ulteriore giro di competizione. Come già affermato, ci consulteremo con il direttivo e il consiglio della GSA per coordinare un approccio unitario della nostra disciplina. In questa occasione, deve esserci uno scambio per trovare sturmenti appropriati in grado di garantire qualità e modalità per offrire agli studenti informazioni sui differenti programmi di sociologia nelle università tedesche”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il boicottaggio, ampiamente seguito dalla stampa, ha ricevuto l’adesione della German Sociological Association (GSA) e della maggioranza dei dipartimenti di sociologia della Germania. È stato anche supportato da altre discipline. Storici, studiosi di letteratura inglese, pedagogisti e politologi hanno deciso di non partecipare alle classificazioni del CHE per il momento.</p>
<p style="text-align: justify;">La protesta non ha ricevuto il supporto incondizionato delle amministrazioni universitarie. E la GSA ha puntualizzato che non rifiuterà la valutazione della performance per ragioni di principio. Nell’ottobre 2012 il consiglio direttivo della GSA ha deciso di introdurre un sistema informativo esclusivamente descrittivo per gli studenti. Ha anche deciso di organizzare un gruppo di lavoro chiamato: “<em>Task Force Studiengangsevaluation</em>” che intende discutere modalità alternative per stabilire criteri di valutazione validi. Il boicottaggio entrerà nella sua “<strong>fase calda</strong>” nel semestre estivo del 2013. I mesi successivi mostreranno se il boicottaggio viene supportato da un numero sufficiente di studenti e studiosi. Per il momento, il suo risultato è incerto, ma i sociologi di Jena, e in generale della Germania, stanno chiedendo alla comunità scientifica internazionale di dare solidarietà alla loro iniziativa e di boicottare i ranking universitari”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori informazioni <a href="http://www.soziologie.de/che" target="_blank">www.soziologie.de/che</a></p>
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		<title>A votare A &#8211; Referendum comunale del 26 Maggio, #Bologna</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 05:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Wu Ming</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Bagnasco]]></category>
		<category><![CDATA[Bologna]]></category>
		<category><![CDATA[comitato articolo 33]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Lupi]]></category>
		<category><![CDATA[Wu Ming]]></category>

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		<description><![CDATA[La versione originale di questo articolo si trova nel sito di Wu Ming, che ringraziamo: Wu Ming Foundation E qui, nel sito del Nuovo Comitato Articolo 33. Potete sottoscrivere il testo dell&#8217;Appello a favore del Referendum qui. &#160; Al fronte dei sostenitori dei finanziamenti comunali alle scuole dell’infanzia paritarie private di Bologna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>La versione originale di questo articolo si trova nel sito di Wu Ming, che ringraziamo: <a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=12932">Wu Ming Foundation</a></em></strong></p>
<p><strong><em>E <a href="http://referendum.articolo33.org/">qui</a>, nel sito del Nuovo Comitato Articolo 33. Potete sottoscrivere il testo dell&#8217;Appello a favore del Referendum <a href="http://referendum.articolo33.org/firma-lappello/">qui</a>.</em></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/Immagine-simbolo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24393" title="Immagine-simbolo" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/Immagine-simbolo.jpg" alt="" width="454" height="514" /></a></p>
<p>Al fronte dei sostenitori dei finanziamenti comunali alle scuole dell’infanzia paritarie private di Bologna mancavano giusto le alte sfere vaticane. Dopo l’amministrazione comunale, il PD, il PdL, la Lega Nord, l’UDC, la Curia, Comunione e Liberazione, la CISL, Confcooperative, buon ultimo giunge a schierarsi per l’opzione B il <strong><a title="bagnasco" href="http://bologna.repubblica.it/cronaca/2013/05/03/news/bagnasco_referendum_private-57964013/">presidente della CEI, cardinale Angelo Bagnasco</a></strong>. Un fronte perfino più largo del governo Letta (il cui ministro <a title="lupi" href="http://www.mauriziolupi.it/aderisco-allappello-per-la-liberta-di-educazione-votare-b-a-bologna/">Maurizio Lupi</a>, ciellino doc, è il più recente firmatario dell’appello per la B). Avanti di questo passo arriveranno a reclutare anche lo Zecchino d’Oro. Possibile che un comitato referendario di poche decine di cittadini indipendenti faccia tanta paura all’intero sistema di potere locale e perfino extra-locale? Questi apparati hanno mezzi, denaro, audience, autorità, ministri nell’esecutivo, e faranno qualunque cosa per schiacciare il referendum e salvaguardare lo status quo (in attesa della <a title="asp" href="http://www.radiocittafujiko.it/news/servizi-educativi-la-protesta-contro-l-affidamento-all-asp">dismissione del comparto nidi e scuola dell’infanzia</a>).</p>
<p>Eccoci dunque al nostro posto in prima linea, a reggere l’urto delle schiere nemiche, augurandoci che la resistenza dei volontari possa spronare la cittadinanza ad accorrere in forze alle urne il 26 maggio, per votare “A”. Qui di seguito la nostra dichiarazione pubblica di voto, argomentata e motivata:</p>
<p>► <strong>E’ necessario sostenere la scuola pubblica comunale e statale, l’unica dove possono andare tutti, a prescindere dal reddito e dalla religione</strong>. A Bologna i finanziamenti comunali ammontano a meno della metà dei soldi pubblici stanziati per le scuole dell’infanzia paritarie private: destinarli alle scuole dell’infanzia comunali e statali sarebbe un importante segnale in controtendenza rispetto alle politiche di tagli alla scuola pubblica praticate dagli ultimi governi. Dopo anni di sacrifici imposti alla scuola pubblica, durante i quali i fondi alla scuole paritarie private sono stati regolarmente riconfermati (quando non aumentati), è giunto il momento che anche le scuole paritarie private facciano la loro parte.</p>
<p>► <strong>La scuola pubblica ha bisogno di risorse</strong>. E’ sempre più frequente che nelle scuole comunali e statali i genitori debbano portare da casa carta igienica, fazzolettini, fogli da disegno, o che debbano autotassarsi per provvedere ad acquistare materiali didattici. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, sotto la quale si trovano fenomeni ben più gravi come la diminuzione delle ore di compresenza e di quelle per le maestre di sostegno, oltre alla precarizzazione del personale. Tutte cose che alla lunga influiscono sulla continuità didattica e penalizzano i più deboli, spingendo le famiglie che possono permetterselo a spostare i figli nella scuola paritaria privata, a proprie spese, e alimentando così un circolo vizioso che allarga la forbice sociale. Ogni euro recuperabile per la scuola pubblica diventa quindi prezioso.</p>
<p>► <strong>Qualsiasi richiesta di nuovi fondi allo Stato centrale non può che avvantaggiarsi dalla vittoria della “A” al referendum, cioè dall’affermazione della priorità della scuola pubblica comunale e statale</strong>. Viceversa, una vittoria della “B” consentirebbe allo Stato di proseguire sulla linea dei tagli, investendo al minor costo possibile, cioè ulteriormente sulla scuola paritaria privata, che non è una scuola per tutti.</p>
<p>► <strong>All’inizio di questo anno scolastico ben 423 bambini e bambine a Bologna sono rimasti senza posto alla scuola dell’infanzia pubblica comunale e statale</strong>. Il Comune è dovuto correre ai ripari (aumentando gli alunni per classe oltre i limiti e aprendo nuove sezioni, ma soltanto part-time) per riuscire a soddisfare le richieste. Nonostante questo, 103 bambini e bambine sono rimasti ugualmente esclusi dalla scuola dell’infanzia pubblica. Con il milione di euro stanziato per le scuole paritarie private nel 2011 si sarebbero potuti creare, a settembre 2012, 330 nuovi posti  alla scuola pubblica comunale e statale ed esaurire abbondantemente la lista d’attesa.</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/REFERENDANCE_flyer_16maggiotpo.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24391" title="REFERENDANCE_flyer_16maggiotpo" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/REFERENDANCE_flyer_16maggiotpo.jpg" alt="" width="290" height="411" /></a>► <strong>L’ipotesi di un fallimento delle scuole paritarie private in assenza dei finanziamenti comunali, con tanto di licenziamenti degli insegnanti ed esodo degli alunni verso la scuola pubblica comunale e statale, è irreale e puramente allarmistica</strong>. 26 delle 27 scuole dell’infanzia paritarie private di Bologna aderiscono alla Federazione Italiana Scuole Materne (FISM), fondata su impulso della CEI nel 1973. Le scuole della FISM dunque esistono da molto prima della legge sulla parità scolastica, che è del 2000. Nel 1995, prima che il sistema delle convenzioni venisse varato a Bologna, le scuole dell’infanzia private accoglievano il 24% degli scolari; nel 2013 le scuole paritarie private ne accolgono il 22%: è evidente che non è il milione di euro erogato dal Comune a garantire la frequentazione di queste scuole. Infatti dividendo l’ammontare dell’attuale finanziamento comunale – cioè 1.055.500 euro – per i 1.730 bambini che frequentano le scuole paritarie bolognesi, si ottiene la cifra di circa 600 euro per bambino, che suddivisi sulle dieci rate mensili dell’anno scolastico, equivalgono a un contributo per bambino di circa 60 euro al mese. Non è credibile che un rincaro del genere produrrebbe un ritiro di massa dalle scuole paritarie private e un’emigrazione di massa verso la scuola pubblica comunale e statale, allungando a dismisura le liste d’attesa. Soprattutto è difficile credere che le scuole paritarie private non possano reperire altrove quel milione di euro l’anno, evitando così qualunque rincaro delle rette. Considerando che tutte eccetto una sono scuole cattoliche, che la Curia di Bologna possiede un patrimonio di circa 1.200 immobili in città, <a title="faac" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/29/eredita-faac-curia-e-conto-nascosto-in-svizzera-da-23-milioni-di-euro/578048/">oltre a 22 milioni di euro dell’eredità FAAC</a> depositati su un conto presso la LGT Bank di Lugano, e che la Chiesa cattolica raccoglie l’8 per mille dai fedeli, un’idea su quale partner potrebbe sostituirsi al Comune per integrare la cifra in questione nasce spontanea.</p>
<p>► <strong>Le scuole dell’infanzia paritarie private applicano criteri d’accesso diversi da quelli della scuola pubblica comunale e statale</strong>. Si tratta infatti di enti privati no profit, a pagamento, che in base alla legge 62 del 2000 fanno parte del sistema nazionale d’istruzione. Attualmente, su 1.730 frequentanti le scuole dell’infanzia paritarie private bolognesi, gli alunni stranieri sono 80, cioè il 4,6%, contro il 23,3% nella scuola dell’infanzia pubblica comunale e statale; i bambini disabili sono lo 0,3%, contro il 2,1% nella scuola pubblica comunale e statale. Inoltre nella scuola comunale e statale sono certificati 271 casi di disagio sociale. Questi dati confermano che il sistema d’istruzione integrato pubblico-privato sta già creando due tipologie di scuole molto diverse per composizione sociale e culturale. Non ci sono dubbi su quale delle due sia la più inclusiva, si faccia maggiormente carico dell’integrazione, rispecchi la varietà e la complessità sociale e attitudinale, e di conseguenza debba avere la priorità nei finanziamenti per esaurire le liste d’attesa.</p>
<p>► <strong>La scuola dell’infanzia pubblica comunale e statale non prevede un’educazione confessionale e di conseguenza rispetta pienamente la libertà religiosa di tutti i bambini e delle loro famiglie</strong>. Per frequentare le scuole paritarie private della FISM è necessario accettare un progetto educativo di impostazione cattolica (<a title="fism" href="http://www.fism.bo.it/chi_siamo/statuto.php">vedi articoli 1 e 2 dello statuto FISM</a>) e la <em><a title="carta" href="http://www.bologna.chiesacattolica.it/arcivescovi/caffarra/2009/2009_09_26.php">Carta formativa della Scuola cattolica dell’Infanzia</a></em>. In tale Carta si legge che «l’azione educativa consiste nell’introdurre il bambino nella realtà, interpretata nella luce della Tradizione ecclesiale» e che «la trasmissione della dottrina della fede avviene mediante l’introduzione in uno stile di vita (stile del gioco, dello stare a tavola, del rapporto con gli amici…) che sia sostanziato dalle verità di fede imparate e celebrate». Nel caso una famiglia rifiuti la Carta formativa e insista comunque per iscrivere i figli alla scuola paritaria privata confessionale (come potrebbe capitare, ad esempio, a una famiglia non cattolica che non avesse trovato posto alla scuola pubblica), l’accettazione è rimandata al «comitato di gestione, […] il quale decide udito il Vicario Episcopale per la Cultura e la Scuola».</p>
<p>► <strong>Nella scuola dell’infanzia pubblica comunale e statale vige la libertà di insegnamento e il personale è selezionato in base alle graduatorie pubbliche</strong>. La <em>Carta formativa della Scuola cattolica dell’Infanzia </em>specifica che nelle scuole associate alla FISM i maestri e le maestre devono soddisfare prerequisiti che non sono soltanto pedagogici e professionali: «Oltre le necessarie qualità professionali esigite [<em>sic!</em>] dalle leggi civili, l’insegnante dovrà: a) possedere una solida conoscenza della visione cristiana dell’uomo e della dottrina della fede; b) accogliere con docile ossequio dell’intelligenza e della volontà l’insegnamento del Magistero della Chiesa: c) vivere un’esemplare vita cristiana». Davanti a precetti di questo tipo le perplessità nascono spontanee: a parità di preparazione professionale, una maestra divorziata avrà le stesse possibilità di essere assunta di una felicemente coniugata? E una maestra che esprimesse posizioni critiche nei confronti della Chiesa quante possibilità avrebbe di insegnare in queste scuole? Una maestra gay verrebbe valutata per la sua preparazione o verrebbe discriminata?</p>
<p>► <strong>Quello del 26 maggio è un referendum consultivo, non abrogativo</strong>. E’ cioè finalizzato a suggerire un indirizzo politico all’amministrazione comunale. Significa che se vincesse l’opzione A, il finanziamento comunale alle scuole paritarie private non verrebbe cancellato dalla sera alla mattina. Volendo ci sarebbero i tempi e i modi di studiare soluzioni alternative al finanziamento comunale. E’ infatti del tutto evidente che l’obiettivo del referendum non è lasciare fuori da scuola altri bambini, ma garantire un posto a tutti, senza discriminazioni. Senza cioè che, con l’aiuto dei soldi pubblici, chi ha la possibilità economica ed è disposto ad accettare un’educazione confessionale abbia il posto garantito e gli altri no.</p>
<p><strong>Wu Ming, Bologna, maggio 2013</strong></p>
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		<title>Italian coalition names science minister</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 15:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione ROARS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scelti da noi]]></category>
		<category><![CDATA[Enirco Letta]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Sylos Labini]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Chiara Carrozza]]></category>
		<category><![CDATA[PRIN]]></category>
		<category><![CDATA[Tullio Pozzan]]></category>

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		<description><![CDATA[By Marta Paterlini Research Europe 09-05-2013 &#160; Italy’s new coalition government has named robotics researcher Maria Carrozza as its minister for education, research and the universities. Prime minister Enrico Letta chose 47-year-old Carrozza, former rector and head of biorobotics at the Sant’Anna School of Advanced Studies in Pisa, to fill [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><a href="http://www.researchresearch.com/index.php?option=com_news&amp;template=rr_2col&amp;view=article&amp;articleId=1335327" target="_blank"><strong>By Marta Paterlini Research Europe</strong><em> 09-05-2013 </em></a><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/letta-alfano9.jpg_415368877.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-24119" title="letta-alfano9.jpg_415368877" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/letta-alfano9.jpg_415368877-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" /></a></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Italy’s new coalition government has named robotics researcher Maria Carrozza as its minister for education, research and the universities. Prime minister Enrico Letta chose 47-year-old Carrozza, former rector and head of biorobotics at the Sant’Anna School of Advanced Studies in Pisa, to fill the position, in a government that has emerged two months after elections produced deadlock between Italy’s political parties.</p>
<p>On her appointment on 27 April, Carrozza pledged to back basic research and stress the importance of peer review. “I aim to make the path of selection, funding and evaluation of research projects more streamlined and efficient, worthy of a European country, and to recruit and treat researchers in line with the European Charter for Researchers,” she told <em>Research Europe</em>.</p>
<p>However Carrozza—who resigned from Sant’Anna on her election as a representative of the centre-left Democratic Party in February—faces an uphill battle to shore up Italy’s university system in the face of declining education and research budgets.</p>
<p>“I am extremely sceptical about the political situation overall, because this coalition government did not have the consensus from the electorate, and this makes the whole scenario very uncertain,” says Francesco Sylos Labini, a physicist at the Enrico Fermi Center in Rome. Sylos Labini is co-founder of a grassroots group Roars, which has sought to mobilise Italy’s academics against research cuts.</p>
<p>Italian researchers say the situation in the country’s university system is becoming alarming. There is a large drop in student numbers, and many students from poor backgrounds have no means of support, despite their right to attend. There are also no funds to fill vacant positions as older academics retire, as envisaged under reforms implemented by the centre-right government of Silvio Berlusconi in 2010. The subsequent technocratic government of Mario Monti cut budgets for both teaching and research. “Let’s not forget that Carrozza supported that,” says Labini.</p>
<p>Indeed, even supporters fear that Carrozza is inheriting an empty-pocketed ministry. The amount of public money invested in the Italian research and university system has faced cuts since the 2010 reforms and during the austerity imposed by Monti.</p>
<p>Combined government funding for 12 major Italian research bodies will fall to €1.6 billion this year, from €1.75bn in 2010. One instrument for funding basic research, called Research Projects of National Interest (PRIN), plunged in value from €106 million to €38m last year.</p>
<p>“Money drops, and bureaucracy rises,” says Silvia Onesti, head of the Structural Biology Laboratory at the Elettra synchrotron facility in Trieste. “The only way to do research in Italy is to rely on private foundations and European grants.”</p>
<p>“Italian basic research is in jeopardy,” says Sylos Labini. Aside from lack of funds, critics say the Italian research system remains characterised by a lack of clear responsibility for how funds are spent. “Before injecting more money, they need to re-think the organisation, the assignment mechanisms, and the transparency of the system—and take merit into account,” says Tullio Pozzan, head of the department of medicine at the National Research Council, Italy’s largest research agency.</p>
<p>Questions have also been asked about the effectiveness of the national research evaluation agency (ANVUR), which released its first round of results last year. “After the evaluation there were no consequences. What is the point of ANVUR, if nothing changes after an excellent or an awful evaluation?” says Pozzan.</p>
<p>Researchers are hoping that Carrozza’s own research background will help the government to aggressively tackle some of these long-standing issues. Andrea Lenzi, president of the National University Council (CUN), which represents the universities, says: “Carrozza knows the national research and university system well—she has shared the difficulties of raising money, sponsoring students and organising courses.”</p>
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		<title>Dottorato di ricerca in Italia e nuovo regolamento</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 07:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Rotisciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Normativa]]></category>
		<category><![CDATA[Adi]]></category>
		<category><![CDATA[dottorato]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Profumo]]></category>
		<category><![CDATA[legge 240]]></category>

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		<description><![CDATA[I proclami e i dati: i migliori standard europei e 25% di borse di dottorato in meno negli ultimi 5 anni “Il nuovo decreto sull’accreditamento [dei corsi di dottorato] allinea il nostro Paese ai migliori standard europei” con queste parole l’allora Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca Francesco Profumo presentava, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/il_dottorato_di_ricerca.jpg_481438868.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-24386" title="il_dottorato_di_ricerca.jpg_481438868" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/il_dottorato_di_ricerca.jpg_481438868.jpg" alt="" width="364" height="178" /></a>I proclami e i dati: i migliori standard europei e 25% di borse di dottorato in meno negli ultimi 5 anni</em></p>
<p>“<a href="http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs080213">Il nuovo decreto sull’accreditamento [dei corsi di dottorato] allinea il nostro Paese ai migliori standard europei</a>” con queste parole l’allora Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca Francesco Profumo presentava, l’8 febbraio scorso, il <a href="http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/354a3732-47e1-47d9-b2e0-d3470ae5b4a6/dm94_13.pdf">nuovo regolamento per il dottorato</a>.</p>
<p>All’indomani della <a href="http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2013-05-06&amp;atto.codiceRedazionale=13G00087&amp;elenco30giorni=true">pubblicazione del provvedimento in Gazzetta Ufficiale (6 maggio)</a>, ci domandiamo ancora a quale Paese si riferisse Profumo. Il <strong>nuovo regolamento</strong>, infatti, ci è apparso subito come <strong>un’occasione mancata per organizzare in maniera chiara e coerente questo settore</strong>, magari facendo riferimento proprio a quei “migliori standard” così inopportunamente invocati.</p>
<p>Parliamo di occasione mancata perché è stato ignorato un tema fondamentale: <strong>la definizione dello status del dottorando di ricerca</strong>, che continua a vivere in una zona grigia fra la condizione del lavoratore – considerato che il dottorato “comporta un impegno esclusivo e a tempo pieno” (art. 12 co. 1) – e quella dello studente.</p>
<p>I migliori standard europei prevedono <strong>il riconoscimento del dottorando come ricercatore in formazione</strong>, professionista nell’Università e non studente, secondo quanto stabilito dalla Carta Europea dei Ricercatori (formalmente adottata da tutti i rettori italiani ormai 8 anni fa), nella quale si legge:</p>
<p>«Tutti i ricercatori che hanno abbracciato la carriera di ricercatore devono essere riconosciuti come professionisti ed essere trattati di conseguenza. Si dovrebbe cominciare nella fase iniziale della carriera, ossia subito dopo la laurea, indipendentemente dalla classificazione a livello nazionale (ad esempio, impiegato, studente post-laurea, dottorando, titolare di dottorato-borsista, funzionario pubblico).»</p>
<p>La stessa Comunità Europea richiede che i dottorandi, anche italiani, che ricevono borse coperte da fondi comunitari debbano necessariamente essere inquadrati tramite un contratto di lavoro.</p>
<p>Il riferimento ai dottorandi come “<em>early stage researchers</em>” era previsto in una <a href="http://www.dottorato.it/images/stories/regolamento_dottorato_28_settembre.pdf">prima bozza del regolamento</a> (versione 27 settembre 2011, art. 8 co. 1) ma è misteriosamente scomparso dalla versione definitiva, e con esso è scomparsa un’importante base normativa per il riconoscimento del lavoro che migliaia di giovani svolgono quotidianamente nei nostri atenei.</p>
<p>Tra le conseguenze della scarsa chiarezza sullo status del dottorando c’è infatti <strong>il mancato superamento della figura del “dottorando senza borsa”</strong>, che impone anche il pagamento di assurde tasse di iscrizione ai corsi – fino a 2.000 euro l’anno secondo la nostra <a href="http://www.dottorato.it/documenti/speciali/TerzaIndagineADI.pdf">ultima indagine</a> (ADI 2013, p. 10). Il numero dei dottorandi senza borsa potrà addirittura aumentare, grazie all’eliminazione del tetto del 50% di posti che possono essere banditi senza borsa (<a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/10240l.htm">L. 240/2010, art. 19</a>), soprattutto nei settori nei quali le risorse e il personale impiegato nella ricerca sono diminuiti drasticamente in questi ultimi anni.</p>
<p>I roboanti proclami di Profumo appaiono dunque fuori luogo, ma lo sono ancor più se letti alla luce dei dati sull’investimento economico sul dottorato di ricerca in Italia.</p>
<p>In base alle nostre rilevazioni (ivi, p. 6) su 21 università statali italiane, ciascuna delle quali nell’a.a. 2008/2009 aveva bandito almeno 100 borse di dottorato, nel corso degli <strong>ultimi 5 anni</strong> il <strong>numero delle borse è diminuito del 24%</strong>, per un totale di oltre <strong>200 milioni di euro sottratti alla formazione dei giovani ricercatori</strong>.</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/Senza-titolo2.png"><img class="alignleft size-full wp-image-24127" title="Senza titolo2" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/Senza-titolo2.png" alt="" width="453" height="169" /></a></p>
<p><em>Fig.1: Andamento temporale del numero totale di borse di dottorato bandite dalle 21 Università italiane che al 2009 contavano più di 100 borse di dottorato. Non c&#8217;è distinzione fra borse ministeriali e non ministeriali.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nonostante un giudizio complessivamente negativo, riconosciamo alcune <strong>importanti novità</strong> contenute nel provvedimento sul dottorato di ricerca, in particolare riguardo <strong>i criteri di accreditamento</strong>: per istituire i corsi di dottorato gli atenei dovranno rispettare standard legati alla qualità della produzione scientifica dei componenti del collegio docenti e alla disponibilità di strutture e strumenti adeguati ai percorsi di formazione e ricerca dei dottorandi. Anche in questo caso ci saranno una tabella e una valutazione da parte dell’ANVUR, che aspettiamo per comprendere se i “criteri di qualità” adottati avranno senso o meno.</p>
<p>Alcuni dei vincoli previsti dal regolamento sono, però, indipendenti dall&#8217;ANVUR, quantitativi e omogenei per tutti i settori disciplinari, come quello relativo al numero minimo di borse di dottorato: «per ciascun ciclo di dottorati da attivare, la disponibilità di un numero medio di almeno sei borse di studio per corso di dottorato attivato, fermo restando che per il singolo ciclo di dottorato tale disponibilità non può essere inferiore a quattro» (art. 4, co. 1, lett. c).</p>
<p>Probabilmente l&#8217;obiettivo è quello di “rimescolare le carte”, colpire baronie e pratiche familistiche ormai sedimentate, ma criteri così definiti rischiano di essere controproducenti. Rischiano infatti di portare alla scomparsa di molti corsi di dottorato, anche di qualità, che trovano difficoltà nel reperire risorse esterne. Sarebbe auspicabile che la valutazione dei corsi si fondasse solo sulla qualità della ricerca.</p>
<p>Per queste e altre ragioni, che esponiamo nel dettaglio nella nostra <a href="http://www.dottorato.it/adi/administrator/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;layout=edit&amp;id=603">analisi del regolamento</a>, riteniamo che in un futuro molto prossimo si debba elaborare una nuova normativa sul dottorato.</p>
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		<title>Tutti pazzi per l&#8217;Invalsi &#8230; ?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 15:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Viola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argomenti]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[invalsi]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Studenti]]></category>
		<category><![CDATA[Valutazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti pazzi per l’INVALSI? &#160; Se nel mondo universitario l’ANVUR ha fatto aggrottare diverse sopracciglia (per usare un eufemismo), sul fronte della scuola l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione) gode perlomeno di altrettanta impopolarità. Proprio in questo periodo si sono svolte o si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tutti pazzi per l’INVALSI?</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se nel mondo universitario l’ANVUR ha fatto aggrottare diverse sopracciglia (per usare un eufemismo), sul fronte della scuola l’INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione) gode perlomeno di altrettanta impopolarità.</p>
<p>Proprio in questo periodo si sono svolte o si svolgeranno le prove: il 7 e il 10 maggio nelle seconde e quinte della scuola elementare; il 14 nelle prime delle scuole medie; il 16 nelle seconde delle superiori; il 17 giugno, una prova Invalsi sarà inserita nell’esame di Stato che conclude il primo ciclo.</p>
<p><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">E infatti proprio in questo periodo si moltiplicano le posizioni fortemente critiche a riguardo, da diversi fronti.</span></p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/invalsi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24316" title="invalsi" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/invalsi-300x132.jpg" alt="" width="300" height="132" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alcuni accademici, che grazie all’ANVUR conoscono i rischi di una valutazione che anela a misurare troppe cose troppo diverse con pochi e comodi indicatori, hanno espresso diversi <a href="http://www.roars.it/online/la-conoscenza-obliqua-ovvero-cio-che-i-test-non-possono-misurare/">pareri allarmati</a>. Giorgio Israel, in una <a href="http://www.roars.it/online/lettera-aperta-di-g-israel-al-ministro-carrozza/">lettera aperta al Ministro Carrozza</a>, la invita a non cedere alla cieca fiducia nelle valutazioni svolte con ossessione burocratico-numerica falsamente “oggettivista”; Luciano Canfora, in un’<a href="http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/5/4/SCUOLA-Canfora-via-subito-la-riforma-Gelmini-e-l-Invalsi/389570/">intervista al Sussidiario</a>, propone direttamente di “eliminare l’Invalsi e restituire i suoi test a chi li ha inventati”.</p>
<p>Anche tra gli insegnanti serpeggia l’insoddisfazione: anche se saranno <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/06/io-maestro-di-liberta-schiavo-dellinvalsi/584355/"><em>obbligati</em> a <em>somministrare</em></a> i test, molti nutrono numerose perplessità e chiedono alle famiglie di supportarli–come ad esempio in questa <a href="http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/186245/Scuola_Corazza_21_docenti:_Obbligati__a_fare_le_prove_Invalsi_ma_contrari_Genitori_sosteneteci.html">lettera</a> firmata da 21 docenti della scuola Corazza a Parma.</p>
<p>E difatti tra le famiglie <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/07/non-mandero-mia-figlia-a-scuola-no-allinvalsi-viene-anche/585443/">qualche genitore ha condiviso lo scetticismo</a>, e addirittura ha invitato gli altri genitori a boicottare le prove non mandando i propri figli a scuola in quei giorni- una scelta poi perseguita da parecchi, stando a <a href="http://www.repubblica.it/scuola/2013/05/08/news/rivolta_test_invalsi-58299355/">Repubblica</a>.</p>
<p>Non mancano poi le voci critiche del mondo sindacale: <a href="http://www.flcgil.it/scuola/prove-invalsi-cosi-non-va-e-necessario-cambiare-rotta.flc">FLC-Cgil</a> argomenta per esteso diverse criticità verso l’INVALSI e più in generale verso il sistema di valutazione nelle scuole. In un <a href="http://www.flcgil.it/files/pdf/20130205/documento-associazioni-la-valutazione-un-tema-cruciale-un-impegno-condiviso.pdf">documento</a> firmato assieme ad altre 9 associazioni rivendica la necessità di ripensare questo sistema coinvolgendo in un ampio dibattuto pubblico tutti gli attori interessati.</p>
<p>Più dura la posizione dei Cobas Scuola, che lanciano un “<a href="http://www.cobas-scuola.it/Materiali-scuole/2013/APPELLO-CONTRO-LA-SCUOLA-QUIZ">appello contro la scuola-quiz</a>” e indicono delle giornate di sciopero proprio durante i giorni dei test.</p>
<p>Altrettanto dure anche le reazioni delle organizzazioni studentesche: la <a href="https://www.facebook.com/events/334084370028552/?notif_t=plan_user_invited">Gioventù Comunista</a> e <a href="http://www.studaut.it/scuola/no-invalsi-1516-maggio-boicotta-le-prove/">StudAut</a> ad esempio propongono boicottare i test INVLASI, in cui vedono un modello di istruzione ispirata al mercato e alla competizione. Anche UdS (Unione degli Studenti) si schiera nettamente <a href="http://www.unionedeglistudenti.net/sito/boicotta-i-test-invalsi/">contro l’INVALSI</a>: rilevando come le prove non siano in alcun modo obbligatorie, invita studentesse e studenti delle superiori a <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=OkKHYaEp37o">boicottarle</a> con “scioperi bianchi, blocchi delle lezioni, flash mob e assemblee dentro e fuori delle scuole”.</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/20130509_invalsi_no1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24318" title="20130509_invalsi_no" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/20130509_invalsi_no1.jpg" alt="" width="250" height="71" /></a></p>
<p>Cosa risponde a tutto questo il mondo della politica? Né PD e PDL si sono espressi sulle polemiche di recente, e pertanto è ragionevole pensare che mantengano sull&#8217;INVALSI l&#8217;opinione che hanno manifestato nel 2111: <a href="http://www.ilpopolodellaliberta.it/notizie/20702/aprea-i-test-invalsi-nelle-scuole-abituano-al-confr">il PDL appoggiandolo incondizionatamente</a>, <a href="http://www.manuelaghizzoni.it/?p=21134">il PD concordando di principio, ma invocando delle modifiche</a>. Ad accorarsi alle numerose critiche è invece i<span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">l Movimento 5 Stelle, come si può leggere in un </span><a style="font-size: 13px; line-height: 19px;" href="http://www.gianlucavacca.it/commissione-vii/47-comunicato-stampa-il-movimento-5-stelle-su-prove-invalsi-e-snv">comunicato stampa</a><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> che denuncia gli effetti negativi dell’INVALSI e invita ad un ripensamento del modello valutativo (vedi anche il </span><a style="font-size: 13px; line-height: 19px;" href="https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=mivIsz7qpzI">videomessaggio</a><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"> della deputata Silvia Chimenti). Vale forse la pena qui di osservare un cambio di rotta nell&#8217;atteggiamento di chi un tempo faceva vanto di &#8220;non consultare le parti sociali&#8221; (la capogruppo alla camera Lombardi nell&#8217;incontro in streaming con Bersani) e invece ora si premura di dare voce alle critiche che provengono da una parte di queste; addirittura, </span><span style="font-size: 13px; line-height: 19px;"><a href="https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&amp;v=rr6hPIuCpfg#!">la Senatrice Montevecchi conclude il suo intervento alla Camera</a> (3:40) citando alla lettera dal penultimo paragrafo della <a href="http://www.unionedeglistudenti.net/sito/wp-content/uploads/downloads/2013/04/IL-NUOVO-SNV.pdf">scheda tecnica redatta da UdS.</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosa accomuna tutte queste critiche? Sono ascrivibili a quella tendenza conservatrice e lassista del “nessuno mi può giudicare, nemmeno tu” che affliggerebbe diverse categorie italiane che proprio non vogliono che qualcuno metta il naso nei loro affari?</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/Caterina-Caselli.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-24309 aligncenter" title="Caterina Caselli" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/Caterina-Caselli-260x260.jpg" alt="" width="260" height="260" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Credo di no: molte di queste voci critiche forniscono argomenti dettagliati, che possono essere accolti o respinti, ma vanno presi sul serio. La maggior parte peraltro sottolinea di essere assolutamente favorevole all’idea di valutazione –non di rado proponendo spunti e momenti di condivisione per elaborare diversi modelli valutativi. La pietra della discordia è però che tutte le valutazioni esercitano un effetto distorcente sui sistemi che mirano a valutare –d’altronde è anche a questo che servono. Ora, l’INVALSI è un così detto “test a crocette” (sebbene, a rigore, <a href="http://www.invalsi.it/areadati/SNV/10-11/X_Italiano_II_Secondaria_secondo_grado_SNV1011.pdf">le prove recenti</a> prevedano anche qualche domanda aperta o quasi); per far alzare il punteggio di una classe nell’INVALSI diversi insegnanti sottopongono i ragazzi a diverse prove a crocette per abituarli al test, e alcuni addirittura insegnano ai ragazzi a copiare.</p>
<p>Questi effetti distorcenti saranno tanto più marcati quanto test come l’INVALSI acquisiscono una posizione protagonista nelle politiche della valutazione (cfr. la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Campbell's_law"><em>legge di Campbell</em></a>). Questa pressione distorsiva sarà ancora maggiore qualora l’INVALSI sortisse degli effetti concreti dal punto di vista dei finanziamenti.</p>
<p>Ed è qui che troviamo un altro filo rosso che lega tutte queste voci critiche: c’è il sentore che presto i risultati dei test potrebbero venire impiegati per dirigere il flusso delle risorse nelle scuole con risultati “migliori” a discapito di quelle con risultati “peggiori” –che nel clima di sottofinanziamenti attuale significherebbe probabilmente orientare i tagli laddove invece ci sarebbe maggiore bisogno di investimenti.</p>
<p>Ogni volta che vogliamo operare una misurazione di un processo complesso (qual è ad esempio l’apprendimento) ad un indicatore molto succinto (nel caso dell’INVALSI, massimamente succinto: una graduatoria monodimensionale), l’informazione risultante mescolerà assieme diverse cose, e ne perderà di vista diverse altre. Certo, qualche informazione ce la restituiranno: ma cosa? E da questa informazione così compressa ma pertanto così confusa, quanti e quali consigli possiamo lasciarci dare? <span style="font-size: 13px; line-height: 19px;">Gli indicatori dovrebbero così essere maneggiati tanto più criticamente quanto più sintetizzano, ma le disavventure dell’uso poco oculato della bibliometria ci insegnano che quando si ha a disposizione un numerino così semplice e maneggevole si tende a sovrastimarne la possibilità d’impiego.</span></p>
<p>Forse se misurazioni di questo tipo lasciassero spazio a valutazioni che tengono in conto un numero maggiore di parametri, e che si propongono di formulare diagnosi e prognosi degli ostacoli alla formazione anziché limitarsi a stilare graduatorie, molte critiche si potrebbero trasformare in contributi attivi alla costruzione condivisa di processi di valutazioni da affiancare o sostituire all&#8217;Invalsi. Quel che è chiaro in tutti questi messaggi (e che è riconosciuto perfino dai fan dell&#8217;Invalsi come <a href="http://www.gildavenezia.it/docs/Archivio/2013/febbr2013/equilibrio-invalsi.htm">Daniele Checchi</a>) è che la valutazione è e dev’essere una scelta politica, e pertanto preferibilmente deve scaturire da una discussione condivisa sugli obiettivi; sembra che la stagione dei tecnici esterni, chiamati a risolvere i problemi di un sistema a prescindere da chi quel sistema lo abita quotidianamente, stia volgendo al termine.</p>
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		<title>La piramide “bloccata”. Definanziamento universitario e impasse della ricerca</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 09:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Michele Dantini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il proposito iniziale dell&#8217;ex premier Mario Monti era stato chiaro: limitare l&#8217;autogoverno accademico per contrastare derive corporative e dare maggiore &#8220;voce a studenti e famiglie&#8221; (*). Le campagne sul &#8220;merito&#8221; di Francesco Profumo, risoltesi in proclami e confuse campagne d&#8217;informazione, rinviavano alla stessa urgenza. Introdurre &#8220;concorrenza&#8221; nel mondo universitario, aprire, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Il proposito iniziale dell&#8217;ex premier Mario Monti era stato chiaro: limitare l&#8217;autogoverno accademico per contrastare derive corporative e dare maggiore &#8220;voce a studenti e famiglie&#8221; (*). Le campagne sul &#8220;merito&#8221; di Francesco Profumo, risoltesi in proclami e confuse campagne d&#8217;informazione, rinviavano alla stessa urgenza. Introdurre &#8220;concorrenza&#8221; nel mondo universitario, aprire, &#8220;liberalizzare&#8221;. </span><a href="http://micheledantini.micheledantini.com/2012/06/06/francesco-profumo-e-il-cono-dombra-il-decreto-sul-merito/"><span style="font-size: medium;">A fronte di programmi branditi come bandiere e impegnative dichiarazioni d&#8217;intenti</span></a><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">, l&#8217;università italiana sperimenta oggi un&#8217;immobilità sociale senza precedenti. Restrizioni nel finanziamento, irrigidimento nel vincolo del turn over e concorsi definanziati, banditi dal MIUR con finalità che appaiono in larga parte autopromozionali, sottraggono opportunità di inserimento e carriera ai più giovani e rischiano di disincentivare chi intende fare seria ricerca.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Invecchiamento del corpo docente; frammentazione, casualità e lacunosità degli ordinamenti didattici; processi di valutazione che pongono enfasi su quantità e scoraggiano scrupolo e accuratezza; diminuzione degli iscritti. Questi alcuni problemi tra i tanti: non i soli.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">La tradizionale morfologia &#8220;a piramide&#8221; dell&#8217;università italiana, con vertice e ristretto e &#8220;base&#8221; ampia, esce rafforzata dal processo di riforme: è un paradosso. La modificata disciplina dei concorsi esclude tutti coloro che non siano già ordinari mentre gli incarichi di vertice dell&#8217;Agenzia nazionale di valutazione dell&#8217;università e della ricerca (ANVUR) sono stati conferiti per via discrezionale dal &#8220;decisore&#8221; politico, in virtù di prossimità e ruoli istituzionali consolidati.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">A differenza di quanto è accaduto in America con l&#8217;amministrazione Obama, che ha creato un fondo ad hoc per i ricercatori più giovani, nessuno, tra i &#8220;decisori&#8221; italiani sembra essersi interessato a un problema di giustizia sociale che potrà solo acuirsi nell&#8217;immediato futuro. Nei prossimi anni, scrive Antonio Banfi su </span><a href="http://www.roars.it/online/il-labirinto-del-reclutamento-una-nota-dal-miur/"><em><span style="font-size: medium;">ROARS</span></em></a><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">, &#8220;saranno in buona sostanza impossibili assunzioni [di giovani ricercatori non ancora strutturati] o progressioni di carriera&#8230; Le abilitazioni [dei nuovi professori ordinari] paiono fin d&#8217;ora, in mancanza di nuovi interventi legislativi, destinate in gran parte a cadere nel nulla&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/untitled5.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-24300" title="untitled" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/untitled5.png" alt="" width="251" height="201" /></a></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Le politiche di austerità sono state applicate alle università senza che si sia pensato di introdurre misure perequative a sostegno di chi, in primo luogo giovani precari o scienziati <em>early career</em>, è (o sarà) colpito più duramente dalla riduzione dei finanziamenti alla ricerca di base. Si è fatto il contrario di quello che si doveva. Si sono rese meno fluide le carriere, che risultano vincolate a imponderabili fatalità di bilancio pubblico; e impenetrabili i processi deliberativi. La circostanza è frustrante proprio per i ricercatori più indipendenti e innovativi. Come ritenere, in tali condizioni, che l&#8217;università italiana possa emendarsi da logore consuetudini o dischiudersi a nuove prospettive di ricerca, anche generazionali; e trattenere nel paese i migliori talenti? I normali processi evolutivi che assicurano un ordinato e graduale avvicendamento risultano ostacolati. Riconosciamolo: si è sbagliato nel voler imporre all&#8217;università </span><a href="http://micheledantini.micheledantini.com/2012/02/05/lanvur-e-il-merito-retoriche-del-commissariamento/"><span style="font-size: medium;">un modello decisionale verticistico e commissariale</span></a><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">, adottato autolesionisticamente (e in modo subalterno) sul presupposto di una presunta superiorità dell&#8217;organizzazione aziendale. Si è così rinunciato alla sperimentazione di modi o innovazioni specifiche.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000; font-size: medium;">Maria Chiara Carrozza, già rettore della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa e responsabile appena designato del MIUR, riconosce l&#8217;impasse e chiede discontinuità politico-istituzionale. &#8220;Occorre favorire la mobilità dei ricercatori fra le varie università d&#8217;Italia&#8221;, </span><a href="http://www.linkiesta.it/maria-chiara-carrozza"><span style="font-size: medium;">ha affermato in un&#8217;intervista recente</span></a><span style="color: #000000; font-size: medium;">, portando argomenti concreti che autorizzano a ben sperare. &#8220;Investire in nuovi posti di ricercatore e professore e abbattere le barriere che volgarmente chiamo &#8216;gabbie&#8217;&#8221;.  La domanda è: com&#8217;è possibile coniugare &#8220;qualità&#8221; (o &#8220;innovazione&#8221;) e definanziamento? </span><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/27/gentile-maria-chiara-carrozza-sei-ancora-in-tempo-per-ripensarci/576971/"><span style="font-size: medium;">Eppure così si è preteso di fare in passato</span></a><span style="color: #000000; font-size: medium;">, indulgendo acriticamente a pregiudizi e avversioni ideologiche. &#8220;Sbagliano le università quando [vedono] solo nella carenza di fondi la ragione di comparazioni sfavorevoli con il resto del mondo&#8221;, argomentava pedagogico Monti. &#8220;Ci sono altre tare che hanno bloccato la qualità delle università italiane&#8221;. Non ne dubitiamo. Ma sappiamo anche che esiste il diritto dei &#8220;capaci e meritevoli anche se privi di mezzi&#8221;, </span><a href="http://www.governo.it/Governo/Costituzione/1_titolo2.html"><span style="font-size: medium;">ed è tutelato dalla Costituzione</span></a><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Con il governo nascente la generazione dei quarantenni giunge al governo del Paese in ruoli e con compiti di rilievo. Questa è una prima constatazione, avalutativa. La seconda constatazione, questa volta politica, è che proprio l&#8217;ambito che dovrebbe risultare più pronto alla trasformazione, cioè quello dell&#8217;università e della ricerca, si rivela tra i più conservativi sotto profili sia istituzionali che sociali. Dispiace dirlo: perché vorremmo invece che tutti potessero trarre durevole beneficio da processi equi e partecipati di rinnovamento.<em></em></span></span></p>
<p><em><span style="color: #000000; font-size: medium;"> </span></em>(pubblicato su Huffington Post del 30.4.2013)</p>
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		<title>A proposito di sperimentazione animale</title>
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		<pubDate>Sun, 12 May 2013 23:53:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jacopo Meldolesi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 20 Aprile, un centinaio di animalisti che si autodefiniscono del gruppo “Fermare Green Hill”si sono concentrati davanti all’Istituto di Farmacologia (oggi Dipartimento di Biotecnologie e Medicina Traslazionale) dell’Università Statale di Milano, una struttura nota per la sua ricerca e hanno forzato l’ingresso. Un gruppetto di 5 di loro si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria; font-size: medium;">Sabato 20 Aprile, un centinaio di animalisti che si autodefiniscono del gruppo “Fermare Green Hill”si sono concentrati davanti all’Istituto di Farmacologia (oggi Dipartimento di Biotecnologie e Medicina Traslazionale) dell’Università Statale di Milano, una struttura nota per la sua ricerca e hanno forzato l’ingresso. Un gruppetto di 5 di loro si è infiltrato dello stabulario, l’ambiente dove vengono custoditi ed allevati gli animali da esperimento, quasi sempre topi di ceppi selezionati, molti portatori di mutazioni di specifici geni. Dopo aver mescolato gli animali in modo da rendere impossibile il loro riconoscimento, gli animalisti sono usciti portandosi dietro un centinaio di topi e un coniglio, ripromettendosi di tornare a breve per impadronirsi delle molte centinaia di topi rimasti. La polizia, immediatamente chiamata, non è intervenuta, probabilmente con un certo buon senso, per evitare che gli invasori passassero a vie di fatto anche nei confronti dell’attrezzatura dell’Istituto.</span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;">Facciamo un consuntivo di questa operazione. Gli animalisti hanno mandato in fumo il lavoro di molte decine di  studenti in tesi, dottorandi, post-doc e scienziati di ruolo, sia dell’Università che del CNR, la cui sezione del Dipartimento di Neuroscienze è ospitata nell’Istituto. Con ciò gli animalisti hanno dissipato finanziamenti alla ricerca per diverse centinaia di migliaia, forse addirittura per oltre un milione di euro; hanno cercato di attizzare l’odio verso la ricerca; hanno insultato i ricercatori, definiti  assassini e criminali.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Cambria; font-size: medium;"> <a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/untitled4.png"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-24276" title="untitled" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/untitled4-260x168.png" alt="" width="260" height="168" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;">Cerchiamo di spiegare le ragioni di questo blitz. L’ idea degli animalisti, condivisa peraltro anche da alcuni politici, è che l’uomo non ha diritto di utilizzare in alcun modo gli animali, soprattutto non può ucciderli. Questa opinione, logicamente, non dovrebbe riguardare solo la ricerca, ma anche, anzi soprattutto, l’allevamento di animali a fini alimentari. Su questo aspetto, però, gli animalisti sono in genere piuttosto evasivi. A loro giudizio la ricerca, dato che viene condotta nell’interesse dell’uomo, dovrebbe utilizzare solamente uomini o strumenti non viventi, come modelli matematici. Secondo loro l’uso di animali non sarebbe soltanto atroce ma anche inutile o pericoloso perché gli animali sono diversi dall’uomo. Su questo argomento essi citano l’opinione di scienziati a loro giudizio numerosi e prestigiosi. Infine gli animalisti sostengono che la ricerca è pagata dall’industria multinazionale, accreditando il sospetto che si tratti di una banda di masnadieri interessati solo a fare soldi sulla nostra pelle.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;">Non c’è bisogno di dire che queste idee sono grossolane. E’ vero che  ogni tanto qualche (in genere anziano) ricercatore abolizionista sostiene l’inutilità del lavoro sugli animali. Contemporaneamente, però, centinaia di migliaia di altri ricercatori, ben diversi dagli abolizionisti per valore e prestigio, sostengono l’importanza centrale della ricerca sugli animali e la conducono quotidianamente.Per avere un’idea potete visitare il sito PubMed dell’NIH americano (<a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed" target="_blank">http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed</a>) che riporta le pubblicazioni biologiche e biomediche uscite su giornali scientifici internazionali. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;">Tra l’altro, in tutti i paesi avanzati, inclusa l’Italia e l’Unione Europea, la ricerca viene condotta secondo specifiche leggi che fissano regole molto precise, garantendo il benessere degli animali ed escludendo la possibilità di “torture” come quelle di cui parlano gli animalisti. Infine, il finanziamento della ricerca condotta alla Farmacologia di Milano non ha nulla a che fare con l’industria. Oltre che da modesti grants pubblici i soldi necessari vengono infatti dall’Unione Europea e da varie Fondazioni, grandi come Telethon (malattie genetiche) e AIRC (tumori) e piccole, queste ultime spesso fondate da singoli cittadini per sviluppare le possibilità di cura o per onorare la memoria di parenti ed amici colpiti da specifiche malattie. </span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;">Negli Istituti universitari la ricerca biomedica è quasi sempre condotta senza alcun profitto economico. Non si lavora per fare soldi ma per identificare i meccanismi che fanno funzionare le nostre cellule, normali ed ammalate, ad esempio i neuroni del nostro cervello. I risultati di questa ricerca senza profitto (o di base) sono sempre resi pubblici, quindi non ci sono trappole ed inganni. Soltanto in un secondo tempo, ed in altra sede, l’industria può poi procedere allo sviluppo di nuove terapie. Che nel loro complesso gli studi biomedici e clinici degli ultimi 50 anni siano stati importanti, anzi che  abbiano cambiato la vita degli uomini, è sotto gli occhi di tutti. Pensate, per esempio, agli antibiotici per controllare le malattie infettive che prima del 1950 uccidevano più dei tumori; agli sviluppi delle terapie contro questi ultimi; alle terapie di alcune malattie neurologiche e psichiatriche; all’attenuazione dell’ AIDS, che fino ad una diecina di anni fa era una malattia sempre mortale. Restano molte malattie da sconfiggere, a cominciare da quelle neurodegenerative studiate dai ricercatori della Farmacologia. Non è il caso che anche i nostri ricercatori abbiano la possibilità di contribuire alla loro eliminazione?</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Cambria; font-size: medium;"> <a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/imagesCAE6001L.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24277" title="imagesCAE6001L" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/imagesCAE6001L.jpg" alt="" width="216" height="233" /></a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;">Perché mai questo centinaio di individui ha compiuto le violenze dell’altro giorno e ora ne programma altre? Come ben sappiamo, piccole percentuali di persone  convinte della bontà assoluta delle idee animaliste sono inevitabili, sia da noi che negli altri paesi. Finora, però, violenze come quelle dell’altro giorno in Italia non si erano mai viste. Il rischio di ulteriori bravate non è ora indifferente. La strategia dei capi animalisti, infatti, è quella di richiamare l’attenzione su maltrattamenti che non esistono, sviluppando così un’ondata di consenso da parte di amanti di cani, gatti, uccelli eccetera. Nelle loro pubblicazioni gli animalisti fanno sempre vedere immagini di “vivisezioni” di cani, gatti e scimmie non anestetizzate. Si tratta di volgari menzogne dato che queste “vivisezioni” non esistono. La ricerca, infatti,  è prevalentemente condotta su roditori, quasi sempre topi, qualche volta ratti. Questi animali non vengono mai sottoposti a chirurgie o soppressi senza anestesia. Fino ad oggi le iniziative degli animalisti avevano trovato un certo spazio, godendo anzi di un discreto successo anche tra i politici e su molti giornali. Questo sia perché la cultura scientifica del nostro paese è assai scarsa, e quindi le menzogne funzionano, sia perché la comunità scientifica non era finora stata in grado di reagire.</span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Cambria;">Ora però le cose stanno cambiando. I giovani ricercatori di Milano vittime delle violenze degli animalisti hanno organizzato una manifestazione spontanea riportata da giornali e TV; le “violenze di Milano” sono  state discusse anche all’estero; la Basel Declaration, la struttura internazionale che vigila sulla correttezza della ricerca, le ha condannate ufficialmente; l’Università Statale di Milano ed il CNR hanno denunciato i 5 “eroi” animalisti per furto con scasso e devastazione. Inoltre molteplici iniziative avranno luogo in tutto il paese per denunciare l’ignoranza e la violenza di chi pretende di difendere i diritti calpestati degli animali, fino al Festival della Scienza di Genova che dedicherà al problema una giornata il prossimo autunno. Una cosa è il rispetto degli animali che, credetemi, è grande negli Istituti di ricerca, molto maggiore che negli allevamenti; un’altra cosa è mettere sullo stesso piano uomini ed animali. Che lo facciano i giainisti, aderenti ad una corrente minoritaria e peraltro pacifista dell’induismo, è più che accettabile. Che lo facciano i nostri animalisti con la violenza, no. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Cambria; font-size: medium;"> </span></p>
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		<title>Michele Boldrin e i turchi: mutande in fiamme?</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 18:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe De Nicolao</dc:creator>
				<category><![CDATA[La bufala del giorno]]></category>
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		<description><![CDATA[Le ultime rilevazioni OCSE-PISA mostrerebbero che i nostri quindicenni sono finiti dietro ai turchi: parola di Michele Boldrin. Fantasia o realtà? Gli anglosassoni usano dire che i pantaloni dei bugiardi prendono fuoco. A che punto sta la temperatura dei pantaloni di Boldrin? _____________________________ &#8220;Liar, liar! Pants on fire!&#8221; (&#8220;Bugiardo, bugiardo! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Le ultime rilevazioni OCSE-PISA mostrerebbero che i nostri quindicenni sono finiti dietro ai turchi: parola di Michele Boldrin. Fantasia o realtà? Gli anglosassoni usano dire che i pantaloni dei bugiardi prendono fuoco. A che punto sta la temperatura dei pantaloni di Boldrin?</strong></p>
<p style="text-align: left;">_____________________________</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;Liar, liar! Pants on fire!&#8221;</em></strong> (<em>&#8220;Bugiardo, bugiardo! Ti vanno a fuoco i pantaloni!&#8221;</em>) è la versione anglosassone del naso di Pinocchio. <em>&#8220;Pants on fire&#8221;</em> è anche la sentenza più severa che il sito <a href="http://www.politifact.com/" target="_blank">PolitiFact.com</a> emette nei confronti dei politici che rilasciano dichiarazioni del tutto false.</p>
<p style="text-align: justify;">PolitiFact.com, nato nel 2007, ha conseguito il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Pulitzer" target="_blank">Premio Pulitzer</a> nel 2009 per la sua opera di <strong>fact-checking</strong> svolta nel corso della campagna presidenziale del 2008. Wikipedia, ne dà la seguente descrizione:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>PolitiFact.com</strong> is a project operated by the <em><a title="Tampa Bay Times" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Tampa_Bay_Times">Tampa Bay Times</a></em>, in which reporters and editors &#8230; &#8220;fact-check statements by members of Congress, the White House, lobbyists and interest groups&#8230;&#8221; They publish original statements and their evaluations on the PolitiFact.com website, and assign each a &#8220;Truth-O-Meter&#8221; rating. The ratings range from &#8220;True&#8221; for completely accurate statements to &#8220;Pants on Fire&#8221; (from the taunt &#8220;Liar, liar, pants on fire&#8221;) for outright lies.</p>
<p style="text-align: right;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/PolitiFact.com" target="_blank">http://en.wikipedia.org/wiki/PolitiFact.com</a></p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/politifactgrades1.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-24140" title="politifactgrades1" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/politifactgrades1.png" alt="" width="568" height="104" /></a></p>
<h3>1. UniversiFact.com?</h3>
<p style="text-align: justify;">La discussione pubblica sull&#8217;università e l&#8217;istruzione è spesso <a href="http://www.roars.it/online/sorpassati-anche-dai-turchi-la-verita-sulluniversita-italiana/" target="_blank">approssimativa e basata su dati travisati o persino distorti</a>. Se esistesse &#8220;UniversiFact.com&#8221;, l&#8217;equivalente universitario di PolitiFact, il lavoro non mancherebbe e il &#8220;Truth-O-Meter&#8221; (Misuratore di verità) dovrebbe lavorare a pieno ritmo, <strong>carbonizzando  pantaloni e mutande</strong> di giornalisti e politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, non c&#8217;è il tempo materiale per verificare a fondo tutte le affermazioni che lasciano perplessi, ma qualche volta è impossibile resistere alla tentazione. Il 9 maggio 2013, nel corso della trasmissione Servizio Pubblico, Michele Boldrin ha espresso un giudizio severo sul livello dell&#8217;insegnamento e della preparazione degli allievi della scuola statale italiana, adducendo come prova i risultati dei test PISA pubblicati dall&#8217;OCSE.</p>
<p style="text-align: center;"> <span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='610' height='374' src='http://www.youtube.com/embed/aTccV5eI_i4?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;start=120&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><strong>Michele Boldrin:</strong> Allora, I dati dicono, purtroppo &#8211; piaccia o meno &#8211; che la qualità media dell&#8217;insegnamento, del ragazzo e della ragazza quindicenne italiana stanno degradando anno dopo anno. Sono scese &#8211; dall&#8217;ultima rilevazione PISA &#8211; sotto la Turchia &#8230;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gli ascoltatori avranno pensato che la situazione deve essere davvero drammatica se i dati ufficiali OCSE evidenziano un calo così grave da portarci al di sotto della Turchia. Boldrin, che stava cercando di convincere gli interlocutori dell&#8217;inadeguatezza della scuola statale italiana, ha calato un vero e proprio asso, senza che nessuno dei presenti fosse in grado di mettere in dubbio la dura realtà dei dati. Ma di realtà si tratta, <strong>o di fantasia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Michele Boldrin è uno dei fondatori sia del blog <em>noiseFromAmeriKa</em> (<em>nFA</em>) sia del movimento politico <em>Fare per Fermare il declino</em>. Già in altre occasioni abbiamo avuto modo di rilevare alcune inesattezze commesse dai redattori di <em>nFA</em> quando scrivono di università e ricerca. Senza alcuna pretesa di completezza, ricordiamo alcune delle loro sviste<em style="text-align: justify;"></em> <a href="http://www.roars.it/online/quanta-ricerca-produce-luniversita-italiana-risposta-a-bisin/" target="_blank">messe in evidenza su ROARS</a>:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/luniversita-italiana-produce-poca-ricerca-risposta-di-a-bisin-a-g-de-nicolao/" target="_blank">Sostenere che il 30% di docenti italiani avesse zero pubblicazioni</a> nel periodo 2004-2010, basandosi su dati totalmente inaffidabili (smentiti anche dai <a href="http://www.roars.it/online/vqr-i-prodotti-presentati-sfiorano-il-95-del-tetto-massimo-sono-pochi-o-sono-tanti/" target="_blank">dati VQR</a>).</li>
<li style="text-align: justify;">Denunciare  la scarsa atttrattività internazionale dei dottorati italiani citando un flusso in ingresso degli studenti di dottorato stranieri <a href="http://www.econ.ucdavis.edu/faculty/gperi/non_refereed/gipp_declino_18.pdf" target="_blank">relativo al 2000</a> senza riportare il <a href="http://statistica.miur.it/scripts/plol_10_pub/" target="_blank">dato più recente</a>  del 2009/2010 che era più di quattro volte maggiore.</li>
<li style="text-align: justify;"><a href="http://noisefromamerika.org/articolo/italia-produce-poca-ricerca-qualche-dato-in-piu" target="_blank">Normalizzare</a> articoli e  citazioni  rispetto al PIL e alla popolazione per sostenere la scarsa produttività dell’università italiana, quando queste sono misure di produzione e non di produttività.</li>
<li style="text-align: justify;">Affermare che nel 2010 il CNR ha prodotto il 42,4% della produzione scientifica italiana, <a href="http://noisefromamerika.org/c/6307/86864" target="_blank">senza accorgersi</a> che la <a href="http://www.scimagoir.com/pdf/sir_2010_world_report_002.pdf" target="_blank">fonte</a> dei dati faceva riferimento ad un quinquennio e non ad un solo anno.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Anche Oscar Giannino, ex-leader nazionale di <em>Fare per Fermare il declino</em> rilasciava dichiarazioni non sempre affidabili: la settimana prima delle elezioni si è scoperto che <a href="http://www.roars.it/online/loscar-della-garanzia/" target="_blank">aveva millantato titoli di laurea e di master mai conseguiti</a>. Ancor più grave, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/elezioni2013/news/2013/02/21/Mago-Zurli-Giannino-ha-fatto-Zecchino-_8286021.html" target="_blank">Mago Zurlì ha rivelato</a> che aveva millantato persino la partecipazione allo Zecchino d&#8217;Oro. A quel punto, sono stati gli stessi cofondatori del movimento politico a <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/1193092/Anche_Boldrin_molla_Giannino____Mi_vergogno_di_aver_fondato__Fare_per_fermare_il_declino_.html" target="_blank">prendere le distanze dal loro leader</a>. Oscar Giannino si è dovuto fare da parte e <a href="http://www.formiche.net/2013/05/10/boldrin-fare/" target="_blank">Michele Boldrin è ora uno dei candidati alla Presidenza</a> di <em>Fare per Fermare il declino.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vuoi per scrupolo, vuoi per eccesso di diffidenza, ci è sembrato che fosse il caso di applicare il Truth-O-Meter alle due affermazioni di Boldrin: <strong></strong></p>
<ol>
<li><strong>La qualità media dell&#8217;insegnamento, del ragazzo e della ragazza quindicenne italiana stanno degradando anno dopo anno</strong></li>
<li><strong>Sono scese dall&#8217;ultima rilevazione PISA sotto la Turchia</strong></li>
</ol>
<h3><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/acceleraredeclino3.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-24221" title="acceleraredeclino3" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/acceleraredeclino3.jpg" alt="" width="940" height="198" /></a></h3>
<h3>2. Test OCSE-PISA: Italia in declino?</h3>
<p style="text-align: justify;">Per misurare il grado di verità della prima affermazione di Michele Boldrin, basta consultare il <a href="http://www.oecd.org/pisa/" target="_blank">sito OCSE-PISA</a>: i dati più recenti sono quelli relativi a PISA 2009. Infatti, per quanto i dati di PISA 2012 siano già stati raccolti,</p>
<blockquote><p>Le prime pubblicazioni in merito a PISA 2012 appariranno nel dicembre 2013.<br />
<a href="http://pisa.educa.ch/sites/default/files/20111205/pisa-ita-2012-21-10-2011.pdf" target="_blank">http://pisa.educa.ch/sites/default/files/20111205/pisa-ita-2012-21-10-2011.pdf</a></p></blockquote>
<p>La pagina <a href="http://www.oecd.org/pisa/pisaproducts/pisa2009keyfindings.htm" target="_blank">PISA 2009 key findings</a> contiene il rapporto <a href="http://www.oecd.org/pisa/46660259.pdf">PISA at a Glance</a> che, tra le altre cose, riporta le variazioni tra le ultime due rilevazioni nei tre &#8220;subjects&#8221;</p>
<ul>
<li>Reading</li>
<li>Mathematics</li>
<li>Science</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Se Boldrin ha ragione sul degrado, le variazioni dell&#8217;Italia dovrebbero essere tutte, o almeno in gran parte, negative. Il primo grafico, relativo alla Lettura, sembra dare ragione a Boldrin: l&#8217;Italia presenta una (lieve) variazione negativa nel passaggio dal 2000 al 2009.</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAChangeInReading.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-24198" title="PISAChangeInReading" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAChangeInReading-925x1024.png" alt="" width="610" height="675" /></a></p>
<p>Tuttavia, la nota ai piedi del grafico segnala che</p>
<blockquote><p>Statistically significant score point changes are marked in a darker tone.</p></blockquote>
<p>La variazione dell&#8217;Italia è in azzurro chiaro e pertanto non è statisticamente significativa. In altre parole, il risultato è da ritenersi <strong>sostanzialmente stabile</strong>.</p>
<p>Passiamo ora ai risultati nella Matematica e nelle Scienze.</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAChangeInMath.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-24199" title="PISAChangeInMath" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAChangeInMath-935x1024.png" alt="" width="610" height="668" /></a></p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAChangeInScience.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-24200" title="PISAChangeInScience" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAChangeInScience-935x1024.png" alt="" width="610" height="668" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">È immediato riconoscere che sia nella Matematica che nelle Scienze c&#8217;è stato un progresso. Il colore blue scuro sta ad indicare che il miglioramento è statisticamente significativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, il degrado denunciato da Boldrin <strong>è smentito dai dati OCSE</strong>: il punteggio medio dei test relativi alla Lettura non è variato in modo statisticamente significativo mentre nella Matematica e nelle Scienze ci sono stati progressi statisticamente significativi. Anzi, l&#8217;Italia è tra le nazioni che mostrano i più decisi segni di progresso nei test di Matematica e Scienze.</p>
<p style="text-align: justify;">Va osservato che la Turchia progredisce persino più rapidamente dell&#8217;Italia. Che Boldrin abbia ragione almeno quando afferma che nell&#8217;ultima rilevazione i turchi ci hanno superato?</p>
<h3>3. Italia peggio della Turchia? Cosa dicono i dati OCSE-PISA?</h3>
<p>La pagina <a href="http://www.oecd.org/pisa/pisaproducts/pisa2009keyfindings.htm" target="_blank">PISA 2009 key findings</a> contiene anche il volume con i risultati dei test dell&#8217;edizione 2009:</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.oecd.org/pisa/pisaproducts/pisa2009/pisa2009resultswhatstudentsknowandcandostudentperformanceinreadingmathematicsandsciencevolumei.htm">What Students Know and Can Do: Student Performance in Reading, Mathematics and Science</a>,</p>
<p style="text-align: justify;">Per ciascuna dei tre subjects abbiamo estratto dal rapporto OCSE la relativa classifica sotto forma di grafico. Le nazioni con le prestazioni migliori occupano la parte alta del grafico e poi si scende via via verso quelle che ottengono prestazioni peggiori. Per facilitare la lettura, la posizione dell&#8217;<strong><span style="color: #ff0000;">Italia</span></strong> è evidenziata <strong><span style="color: #ff0000;">in rosso</span> </strong>e quella della <strong><span style="color: #ff6600;">Turchia</span> <span style="color: #ff6600;">in arancione</span></strong>. Se Boldrin avesse detto il vero, <strong>la Turchia dovrebbe stare sopra l&#8217;Italia</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAReading2009.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-24135" title="PISAReading2009" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAReading2009-694x1024.png" alt="" width="610" height="900" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAMath2009.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-24137" title="PISAMath2009" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAMath2009-707x1024.png" alt="" width="610" height="883" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAScience2009.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-24142" title="PISAScience2009" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAScience2009-696x1024.png" alt="" width="610" height="897" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">In nessuno dei tre grafici si verifica il sorpasso denunciato da Boldrin. Per quanto riguarda il &#8220;Reading&#8221;, il rapporto OCSE riporta anche i risultati delle seguenti sotto-scale (cliccando sui titoli è visualizzabile il grafico della relativa classifica):</p>
<ul>
<li><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISARetrieve2009.jpg" target="_blank">How well do students access and retrieve information from what they read?</a></li>
<li><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAINterpret2009.jpg" target="_blank">How well do students integrate and interpret what they read?</a></li>
<li><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAEvaluate2009.jpg" target="_blank">How well do students reflect on and evaluate what they read?</a></li>
<li><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISAContinuous2009.jpg" target="_blank">How well do students read continuous texts?</a></li>
<li><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/PISANonContinuous2009.jpg" target="_blank">How well do students read non-continuous texts?</a></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Come ognuno può verificare, la Turchia è preceduta dall&#8217;Italia anche in queste cinque sotto-scale.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si può nemmeno sostenere che la differenza di risultati tra Italia e Turchia sia talmente piccola da configurare una sostanziale parità. Infatti, per ogni classifica, l&#8217;OCSE riporta per ogni nazione l&#8217;elenco delle nazioni</p>
<blockquote><p>whose mean score is NOT statistically significantly different from that of the comparison country</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, relativamente all&#8217;Italia non accade mai che la Turchia appartenga a questo elenco. In altre parole, la superiorità dell&#8217;Italia nei confronti della Turchia <strong>è sempre statisticamente significativa.</strong></p>
<p><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/LiarLiar.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24203" title="LiarLiar" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/LiarLiar-300x227.png" alt="" width="300" height="227" /></a></p>
<h3>4. Al fuoco, al fuoco!</h3>
<p style="text-align: justify;">È giunto il momento di tirare le somme e di vedere il responso del Truth-O-Meter. Boldrin ha fatto due affermazioni:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;"><strong>La qualità media dell&#8217;insegnamento, del ragazzo e della ragazza quindicenne italiana stanno degradando anno dopo anno</strong></li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Sono scese dall&#8217;ultima rilevazione PISA sotto la Turchia</strong></li>
</ol>
<p>Misurate con il metro dei test OCSE-PISA 2009, entrambe le affermazioni sono false:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">In due classifiche su tre (Mathematics e Science), l&#8217;Italia presenta progressi statisticamente significativi e nella terza (Reading) mostra un lieve regresso la cui entità non è statisticamente significativa.</li>
<li style="text-align: justify;">Nell&#8217;ultima rilevazione PISA, l&#8217;Italia supera la Turchia in tutte le tre classifiche principali (Reading, Mathematics, Science) ed anche nelle sotto-scale del Reading.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Pertanto, nei confronti delle affermazioni di Michele Boldrin, la lancetta del &#8220;Misuratore di verità&#8221; dà un responso scottante:</p>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;">pants on fire!</span></h1>
<h2 style="text-align: center;"></h2>
<p style="text-align: justify;">Che dire? Se <em>Fare per Fermare il declino</em> eleggerà Michele Boldrin come suo presidente, sentiremo un po&#8217; meno la mancanza di Oscar Giannino, che rimarrà comunque ineguagliabile. Chi altri avrebbe potuto millantare una partecipazione allo Zecchino d&#8217;Oro?</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito, nell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zecchino_d%27Oro_1996" target="_blank">edizione 1996 della famosa competizione canora</a> aveva partecipato anche <em>Anıl Saplık, </em> una bambina turca. Ma prima che in qualche talk-show venga annunciato con toni allarmati che <strong>&#8220;piaccia o meno, i piccoli cantanti italiani sono scesi sotto la Turchia&#8221;</strong>, ricordiamo che la canzone <em>Tenerotto, Grigiolino e Ruvidone (</em><strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=eDPdpTPJldI" target="_blank">qui</a></strong> il video<em>) </em>interpretata dalla simpatica<em> </em>Anıl Saplık<em> </em>si era classificata all&#8217;ultimo posto tra quelle in concorso. Nell&#8217;era di internet e di Google, le classifiche dello Zecchino d&#8217;Oro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zecchino_d%27Oro_1996" target="_blank">non sono di difficile reperimento</a>. Come per molte altre cose &#8211; incluse le statistiche OCSE &#8211; è sufficiente documentarsi prima di parlare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/disappointed.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-24207" title="disappointed" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/disappointed-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Costruire un cittadino “desiderabile”. Le prove INVALSI e la psicopedagogia</title>
		<link>http://www.roars.it/online/costruire-un-cittadino-desiderabile-le-prove-invalsi-e-la-psicopedagogia/</link>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 09:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renato Foschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Approfondimenti]]></category>
		<category><![CDATA[invalsi]]></category>
		<category><![CDATA[Montessori]]></category>
		<category><![CDATA[pedagogia]]></category>
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		<description><![CDATA[ Apri, &#8211; gridò alla moglie, &#8211; in nome della legge.  Ma quale legge? Cosa le vuoi fare, a questa povera bambina?  Domanda piuttosto a lei cos’ha fatto. Domandale dove e come ha perso la scarpina. (…)  Nostra figlia è una spia, &#8211; esclamò il sor Meletti, buttandosi su una sedia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"> Apri, &#8211; gridò alla moglie, &#8211; in nome della legge.</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"> Ma quale legge? Cosa le vuoi fare, a questa povera bambina?</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"> Domanda piuttosto a lei cos’ha fatto. Domandale dove e come ha perso la scarpina. (…)</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"> Nostra figlia è una spia, &#8211; esclamò il sor Meletti, buttandosi su una sedia. E agitando</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">la scarpina che teneva in mano aggiunse: &#8211; Ne ho le prove. (…)</span></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Non c&#8217;è dubbio alcuno, &#8211; concluse, &#8211; nostra figlia lavora per i marziani.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;"> </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Tratto da “La torta in cielo” di Gianni Rodari</span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nella introduzione alla terza edizione del suo <em>Metodo</em>, Maria Montessori scrisse che i test psicopedagogici somministrati ai bambini non portavano a riforme educative, ma a riforme degli esami fondate sulla misura delle abilità mentali degli allievi. </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Di questi giorni è la polemica sulle prove INVALSI, dal nome dell’ente (Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione) deputato alla standardizzazione di test destinati agli alunni delle scuole italiane e all’analisi dei risultati. Tali prove di abilità cognitive, in particolare relative all’italiano e alla matematica, iniziano nella seconda elementare e, per follow up successivi, intendono testare le generazioni degli studenti italiani, <em>senza discriminare a livello individuale</em>, con l’intento di fornire la fotografia di come funziona il sistema educativo italiano per poi modificarlo di conseguenza. Tali prove da quest’anno, sono obbligatorie per legge (art. 51 comma 2 del Decreto-Legge 9 febbraio 2012, n. 5 convertito in legge n. 35).</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Si intende, il committente di questa operazione è direttamente lo Stato che, in base a tali prove, vorrebbe “monitorare il Sistema nazionale d’Istruzione e confrontarlo con le altre realtà comunitarie ed europee”. In particolare tali prove servirebbero a:  “ciascuno studente – perché è un diritto conoscere il livello di competenze raggiunto; le singole istituzioni scolastiche – per l’analisi della situazione al fine di mettere a punto eventuali strategie di miglioramento;  il Ministero dell’Istruzione &#8211; per operare investimenti e scelte politiche” (testo tratto da un volantino INVALSI di presentazione agli studenti delle prove).</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Siamo, quindi, in un caso specifico di declinazione psicopedagogica della biopolitica per la costruzione di un sistema pedagogico che formi cittadini con determinate abilità. Non ci sarebbe da scandalizzarsi, un approccio biopolitico, come indicato da Nikolas Rose, potrebbe addirittura aiutare le istituzioni più sensibili alle esigenze dei cittadini, in linea con il benessere psicologico delle persone. C’è quindi da rimaner sereni rispetto alle prove INVALSI? </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman;">Direi proprio proprio di no, proprio la biopolitica insegna che la gestione psicofisica dei cittadini dipende dagli obiettivi che si intendono perseguire e la bontà dei metodi misurativi usati &#8211; INVALSI tra l’altro utilizza la Item Response Theory</span><em><strong> </strong></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"> (IRT) un metodo buono per misurare le abilità cognitive ma criticabile se usato per altre misure psicosociali – ha poco a che vedere con i fini ultimi della valutazione. </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il problema concreto riguarda i contenuti veicolati dai questionari, la popolazione a cui si somministrano e le concrete declinazioni politiche delle valutazioni effettuate. Il problema da esplorare è la <em>governmentality</em> che muove la committenza dell’INVALSI. </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"><a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/la-torta-in-cielo2.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-24154" title="la torta in cielo2" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/la-torta-in-cielo2-260x260.jpg" alt="" width="260" height="260" /></a></span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Procediamo con ordine.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Nel 1897, Hermann Ebbinghaus fu forse il primo noto psicologo a sviluppare un test sulle abilità mentali dei bambini delle elementari, proprio su committenza politica. Gli item sviluppati da Ebbinghaus, il cosiddetto metodo della combinazione, erano tra l’altro un materiale molto simile agli item somministrati oggi nella scuola italiana sul modello INVALSI. </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il punto è che il metodo di Ebbinghaus fu criticato quasi subito dagli stessi psicologi perché il fine del suo approccio, che avrebbe dovuto aiutare la politica ad organizzare la scuola primaria, venne immediatamente percepito come non adeguato a descrivere le “abilità psicologiche superiori” del bambino. Nacque così la tradizione della misura dell’intelligenza che, attraverso la scala Binet-Simon, ha portato al famoso QI. Una tradizione, quella del QI, che per quanto criticabile risulta oggi estremamente standardizzata, di cui conosciamo pregi e difetti e che non viene usata sulla popolazione ma solo in casi specifici che presentano indizi di problemi dell’apprendimento (tra l’altro spesso risultano utili più mirate valutazioni cognitive che lo stesso QI). Mi si obietterà che l’INVALSI non misura il QI e quindi è estraneo al dibattito sui test psicologici. </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">In realtà questa è solo l’apparenza, le abilità cognitive misurate da INVALSI, la capacità di lettura, di scrittura, di comprensione, ecc…sono misure formulate in modo molto simile proprio alle sottoscale dei test d’intelligenza e si ispirano, ad esempio, ai punteggi ai test PISA.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Proprio i punteggi PISA negli ultimi anni sono stati trasformati in misure di QI.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;"> Su tali tematiche, sono stati pubblicati articoli internazionali, in riviste specializzate, che recentemente hanno creato una sorta di <em>science war</em> nella comunità scientifica internazionale. Sulla prestigiosa rivista <em>Intelligence,</em> prima Rindermann (2008) ha infatti dimostrato  la possibilità di trasformare i punteggi dei test di abilità IEA-Reading, TIMSS, PISA, PIRLS, a cui esplicitamente INVALSI si ispira, in misure di QI (<em>Intelligence</em>, 36, 127–142). In seguito, Lynn -iniziando dall’Italia- ha pubblicato tutta una serie di articoli in cui compara nazioni del nord e del sud del mondo dove il QI dei rispondenti – derivato dai punteggi PISA – si abbassava tanto più era bassa la geografia politica. Ecco l’abstract del suo famoso articolo sul nostro paese, <em>In Italy, north–south differences in IQ predict differences in income, education, infant mortality, stature, and literacy </em>[Intelligence 38 (2010) 93–100], che ripeto crea un QI derivato dai dati PISA:</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Regional differences in IQ are presented for 12 regions of Italy showing that IQs are highest in the north and lowest in the south. Regional IQs obtained in 2006 are highly correlated with average incomes at r= 0.937, and with stature, infant mortality, literacy and education. The lower IQ in southern Italy may be attributable to genetic admixture with populations from the Near East and North Africa.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> <a href="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/RODARI_LibrerieFeltrinelli.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-24155" title="RODARI_LibrerieFeltrinelli" src="http://www.roars.it/online/wp-content/uploads/2013/05/RODARI_LibrerieFeltrinelli-260x260.jpg" alt="" width="260" height="260" /></a></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Non c’è male. Un misto di pregiudizio <em>orientalista</em> e <em>nordicista</em> che si sostiene in base a trasformazioni statistiche che derivano dai punteggi PISA, già modello dell’INVALSI.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Torniamo quindi alla <em>mission</em> principale dell’INVALSI: migliorare il sistema educativo attraverso politiche basate sulla analisi dei suoi “questionari”.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Se i questionari misurano abilità cognitive, correlate ai test d’intelligenza, perché dovrebbero essere utili a migliorare il sistema educativo? Tali questionari ci dicono solo che un “bimbo medio” mostra tendenze centrali più o meno basse comparate ad una popolazione differente. L’unico modo per migliorare il sistema in base a tali risultati è quello di istituire una gerarchia fra popolazioni e di organizzare per la popolazione che risulterebbe deficitaria strategie tali che i cittadini di quell’insieme-popolazione raggiungano le medie dei cittadini dell’insieme-popolazione desiderata.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">In pratica quella dell’INVALSI è una valutazione che non ci dice quale sia il miglior metodo pedagogico, magari con tecniche similari ai <em>clinical trials</em>, ma dà per scontato che “solo” certe conoscenze &#8211; veicolate dalla scuola &#8211; siano importanti, favorendo in prima battuta una omogeinizzazione delle conoscenze e una rincorsa delle scuole a raggiungere dei benchmark desiderabili. Mi chiedo “preoccupato”: sarà Gianni Rodari un autore desiderabile per la scuola del futuro? </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Thomas S. Popkewitz ci aiuta ad approfondire il fenomeno in questione. Le riforme dell’educazione contemporanee portano all’idea che occorra razionalmente costruire la società attraverso il bambino-cittadino e che tale “bambino-cittadino desiderato” sia “cosmopolita”. Un bambino astratto che includa tutte le conoscenze valide in ogni Paese a capitalismo avanzato e che al contempo marchi le differenze con l’indesiderabile, l’inadatto, da modificare con apprendimenti speciali. Una vecchia storia.</span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Tale tendenza finalizzata alla costruzione del cittadino desiderabile non si ritrovava solo negli stati autoritari (“libro e moschetto balilla perfetto”), ma anche negli Stati Uniti quando potenti pedagogisti americani – come William Heard Kilpatrick, allievo di Dewey – criticavano proprio Montessori esponente di una diversa pedagogia, di un diverso biopotere e di un’altra governmentality. Un confronto che dura da 100 anni. Al cuore del metodo montessoriano c’è infatti la libertà e la compartecipazione del bambino nel processo pedagogico. Dimensioni che proprio non vanno giù agli adulti soprattutto quando pensano di poter trattare l’Umanità da ingegneri. Si tratta di una pedagogia a misura di bambino e non di una pedagogia che misura il bambino. </span></span></span></p>
<p><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman;">Per nostra fortuna, nonostante i quiz obbligatori per legge, il cammino montessoriano non pare ancora essersi arrestato; anzi quello montessoriano sembra un modello di psicopedagogia che forse caso unico, regge alla verifica e alla comparazione empirica della sua efficacia proprio con modelli di apprendimento classico (Science 29 September 2006: Vol. 313 no. 5795 pp. 1893-1894).</span></span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Times New Roman; font-size: medium;"> </span></p>
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