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De Trinitate

Abilitazioni: la mediana una e trina dei settori non bibliometrici

Una nuova strategia comunicativa sembra caratterizzare le ultime uscite pubbliche dell’Anvur. Ammicca, fa scivolare un’indicazione, poi la ritira, avanza un criterio ed ecco che dopo un attimo sembra un altro (e quello di prima?). E’ l’estate del vedo non vedo: l’ostentata trasparenza diventa un gioco di trasparenze, i punti più scabrosi restano inesorabilmente coperti e da ogni risposta nascono nuove ambiguità. Negli ultimi giorni abbiamo assistito a Faq cancellate senza avvertire, a delibere inserite senza titolo e rese introvabili, a confusioni drammatiche come quelle rilevate De Nicolao a proposito della normalizzazione dell’età accademica, arrivate a sfiorare l’istituzione di una neolingua, fino al sospetto, che emerge dalle osservazioni di Luciano Modica sull’ultimo articolo di Bonaccorsi, che l’Agenzia diffonda interpretazioni errate per ammorbidire le contestazioni.

Non torno, come pure sarebbe il caso, sulle questioni di fondo, come la fregola di sperimentazione che attraversa queste pratiche di valutazione fin dall’inizio, con classificazioni delle riviste dichiarate a ogni pie’ sospinto “utilizzabili a soli fini di sperimentazione” e poi fatte valere addirittura per le valutazioni individuali ai fini dell’abilitazione, senza che si abbia idea degli esiti di queste sperimentazioni (e ignorando a bella posta che altrove essi si sono rivelati disastrosi). Sulle questioni di principio, lo si è capito, con l’Anvur è inutile provare a interloquire. Ad esempio l’articolo appena ricordato di Bonaccorsi sul Domenicale – che s’intitola “L’Anvur è capace di correggersi” – distingue tre critiche mosse alla classificazione: una riguardante gli errori materiali, una seconda che proviene “da chi non ha collaborato”, e una terza che è alla base dell’annunciato ricorso dei costituzionalisti; e mentre sulla prima e la terza tenta di dir qualcosa (lasciamo stare cosa), sulla seconda invece tenacemente tace, senza neanche menzionare in che cosa consista, ossia occultando il fatto che ci sono lì alcune consistenti ragioni in attesa di risposta (insomma, come se, facendo mancare la risposta, magicamente sparissero anche le ragioni). Ma lasciamo andare. Vorrei aggiungere invece qualcosa al nuovo scenario del vedo e non vedo, a proposito dei cosiddetti “settori non bibliometrici”. Mi riferisco al mistero della mediana una e trina.

Lo stesso articolo di Bonaccorsi parla di tre “soglie” adoperate per i settori non bibliometrici come strumento di selezione dei candidati. Nella delibera 50 dell’Anvur si legge che esse corrisponderebbero a

  • a) numero dei libri,
  • b) numero di articoli in rivista e contributi in volume,
  • c) numero di articoli in rivista di fascia A.

Basta, dice Bonaccorsi, superare la mediana di uno di questi tre indicatori per essere qualificati. La stessa posizione è stata sostenuta pubblicamente dal presidente dell’Anvur Fantoni in una riunione con alcune società umanistiche lo scorso 9 luglio.

Così il resoconto di un rappresentante CUN diffuso in rete:

“a) Per i commissari, al fine di entrare nelle commissioni, è necessario superare UNO SOLO di questi criteri (dal che l’ANVUR immagina verranno esclusi al massimo il 15-20% di professori, del tutto improduttivi nell’ultimo decennio, sia qualitativamente – riviste di fascia A – sia quantitativamente).

b) I candidati, NON VENGONO ESCLUSI AUTOMATICAMENTE DALLE PROCEDURE NEPPURE SE NON SUPERANO NESSUNA DELLE MEDIANE. Essere sopra o sotto una, due o tre delle mediane è solo un fattore indicativo, uno dei criteri di cui le commissioni potranno tenere conto. Le commissioni sono altresì tenute ad entrare nel merito, valutando qualitativamente i lavori (12 per la II fascia e 18 per la I fascia) che ciascuno presenterà ai fini del giudizio di idoneità”.

Ero presente a quell’incontro e confermo: “Non dovete avere paura…” ripeteva Fantoni (che non è proprio il massimo della considerazione, anzi a dirla tutta è un po’ insultante).

Ora, nei settori umanistici è sicuramente opportuno distinguere libri e articoli. E bene sarebbe stato fare questa distinzione anche per la VQR (ormai roba passata di cui non ci si occupa più). Ma non è questo il punto. Il punto è che questa distinzione potrebbe essere assente dalle disposizioni di legge.

Difatti di queste tre mediane, o meglio tre indicatori per il calcolo delle mediane (e in realtà non del loro superamento), si parla solo nella Delibera 50 dell’Anvur del 21 giugno (art. 6 comma 4).

Nel Decreto Ministeriale del 7 giugno, all’allegato B (“Indicatori di attività scientifica non bibliometrici”, comma 6) si parla solo di indicatori a e b:

“Gli indicatori di attivita’ scientifica non bibliometrici […] sono i seguenti:

a) il numero di libri nonche’ il numero di articoli su rivista e di capitoli su libri […];

b) il numero di articoli su riviste appartenenti alla classe A […]”.

E si dice (comma 7) che ottengono una valutazione positiva coloro “i cui indicatori sono superiori alla mediana in almeno uno degli indicatori di cui alle lettere a) e b)”.

Il Decreto Direttoriale del 27 giugno – che indica come “vista” la delibera 50 dell’Anvur – ribadisce (art. 5) che per l’accertamento della qualificazione scientifica “l’Anvur procede ai sensi dell’articolo 8 comma 3 e degli allegati A e B del DM n. 76 del 2012”.

Ora, se le cose stanno così, dov’è che, come dice Bonaccorsi, “Il Miur ha stabilito che le soglie da superare siano solo una su tre”? A leggere i Decreti del Ministero sembra che ci siano solo due mediane. La mediana limitata al numero di libri – molto rassicurante per un umanista – non si vede.

Se non si vuole pensare che i vertici dell’Anvur diffondano davvero interpretazioni accomodanti ma errate, o ritengano che una delibera dell’Anvur prevalga su un decreto ministeriale, c’è una sola altra possibilità: una via stretta, anzi strettissima, che si rende comprensibile nell’ipotesi che l’istituzione della mediana dei libri sia una “pezza” messa su in un secondo momento, quando ci si è resi conto di aver trascurato questo tipo di pubblicazione decisivo per i settori umanistici (trascuratezza confermata dal fatto che soltanto gli articoli sono distinti tra normali e – un po’ a vanvera, certo, anzi molto – eccellenti, mentre libri e capitoli di libri si sommano senza distinzione, al punto che si trovano indistintamente equiparate ad una monografia anche semplici “traduzioni di libro”, le quali, è giusto, hanno un valore ma almeno di norma non paragonabile ad una monografia).

Nell’ultimo documento sulla “normalizzazione degli indicatori per l’età accademica” – quello appena uscito dopo l’avventura della faq fantasma – l’Anvur tenta la carta seguente: distinguere tra “l’indicatore a” e (sic!) “il secondo indicatore a”, ovvero tra “l’indicatore a dell’allegato B, vale a dire il numero di libri” (punto 3) e “il secondo indicatore a dell’allegato B, vale a dire [il numero] di articoli su rivista e di capitoli su libro” (punto 4).

In effetti, nell’allegato del DM relativo ai settori non bibliometrici, la lettera a del comma 3 parla in un caso (solo per i candidati alle abilitazioni, non per gli aspiranti commissari) di “Questi indicatori” al plurale. Verosimilmente si deve intendere i diversi numeri (di libri, articoli e capitoli) pertinenti ai diversi settori disciplinari; ma lo spiraglio è aperto. E il comma 4, come il comma 7, relativi al superamento della mediana parlano di “almeno uno degli indicatori di cui alle lettere a e b”. Verosimilmente si deve intendere un indicatore per lettera (come s’intende per esempio nell’allegato A per i settori bibliometrici); ma di nuovo, lo spiraglio è aperto. Tuttavia la distinzione tra un primo e un secondo indicatore sotto la medesima lettera a – come se sotto ogni lettera potessero essere compresi appunto più indicatori – è davvero singolare e ragione di confusione. L’allegato del DM relativo ai settori bibliometrici, appunto, distingue senza sbavature tre indicatori, ciascuno univocamente definito sotto una lettera: quando lì si parla di “almeno due degli indicatori di cui alle lettere a, b e c”, si sa di cosa si parla. Perché non fare lo stesso?

L’unica spiegazione è che si tratti di un’interpretazione successiva, per rimediare a un errore. Ma a questo punto, se si deve dare per buona la pluralità degli indicatori sotto la medesima lettera, non potrà accadere che qualcuno trovi legittimo sostenere che allora si tratta non di due indicatori ma di tre, ossia uno per il numero di libri, un secondo per il numero di articoli su rivista e un terzo per il numero di capitoli su libro? Per evitare l’eventuale impugnazione da parte di chi, per esempio, non sarebbe rimasto sotto la mediana se si fosse considerato anche l’indicatore separato dei “capitoli su libro”, potrà bastare una nuova rassicurante faq sulla distinzione tra le congiunzioni “nonché” ed “e”? Perché escludere la quarta mediana? (e forse si capisce meglio ora la notizia che circola a mezza bocca, di docenti che si sarebbero affrettati a spacchettare il proprio libro o due in innumerevoli “capitoli su libro”, in piena ottemperanza peraltro con la lettera del decreto).

In tutti i casi c’è da chiedersi cosa mai si possa costruire su queste basi. L’Anvur sembra ormai nel marasma. Il giorno stesso delle pubbliche rassicurazioni di Fantoni sulla distinzione e cedevolezza delle mediane, ecco come risponde l’help desk alla domanda precisa “le monografie peseranno davvero come saggi (magari di 2 pagine) in libri?”:

Da: "Abilitazione Anvur" <abilitazione@anvur.org>
Oggetto: R: normalizzazione
Data: 09 luglio 2012 11:20:10 GMT+02:00
A: […]
Gentilissimo,
[…]
Monografie, capitoli di libro, articoli concorrono allo stesso modo al calcolo degli indicatori.
Cordiali saluti

“Allo stesso modo”. Se è come si dice qui, si tratta allora o di un solo indicatore oppure di tre indicatori distinti (ma non di due). Insomma, una o tre mediane per la lettera a?

Per dirimere questioni del genere un tempo si convocava un concilio. Quest’estate vacanze a Nicea?

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8 Comments

  1. Naturalmente parrebbe davvero uno sproposito porre anche il problema del diverso “peso” delle monografie… dovrebbero valere lo stesso punteggio un instant-book autofinanziato e un saggio edito con finanziamenti pubblici e una casa editrice “vera” in una collana con peer review?
    Nel caso in cui valesse in prima istanza solo il numero, e poi la qualità, del primo tipo se ne possono far stampare 3 in un anno. E, a dispetto di tutte le mediane e normalizzazioni, questo è accaduto negli ultimi anni: le pubblicazioni su questioni umanistiche è una selva zeppa di questi esempi: ci si trova di tutto, dalla rifritttura di vecchi articoli, fino alla tesi di dottorato di un talentuoso ma poco sponsorizzato giovane ricercatore… ma come si fa???

  2. benvenuto nel mondo della quantità..

  3. simonetta says:

    trattasi di orrore giuridico senza precedenti e senza confini
    va fermato
    se non si fermano e rivedono i criteri, occorre avviare una class action, eventualmente aderendo al ricorso dei costituzionalisti
    riporto documento ricevuto tramite docenti preoccupati

    ——– Messaggio originale ——–
    Oggetto: [docenti-preoccupati] presa di posizione del direttivo nazionale conpass
    Data: Thu, 19 Jul 2012 12:18:10 +0200
    Mittente: Maurizio Matteuzzi
    A: default

    Car*,

    entro oggi verrà antipicato via mail a tutti i membri dell’ANVUR, e inviato formalmente in carta, il documento che copio dopo la firma

    MM

    Spett.le Direttivo dell’ ANVUR,

    il Direttivo Nazionale del Coordinamento Nazionale dei Professori Associati (CoNPAss) intende evidenziare, con riferimento alle procedure per l’abilitazione nazionale, alcune delle numerose aporie e contraddizioni presenti negli ultimi documenti da Voi diffusi. Auspichiamo che queste vengano risolte prima dell’avvio delle procedure, così evitando i numerosi ricorsi che altrimenti verrebbero inevitabilmente avviati da numerosi docenti e ai quali il CoNPAss non si asterrebbe dal dare tutto il proprio sostegno, anche in termini di assistenza legale.

    Trascuriamo in questa fase una compiuta analisi dell’irragionevolezza dei contenuti del DM 76, che prevede come condizione necessaria (salvo deroghe da parte delle Commissioni, che in ogni caso non potranno che essere ulteriormente restrittive) per il conseguimento dell’abilitazione nazionale il superamento dei valori mediani di alcuni indicatori, calcolati sui docenti della fascia per la quale si concorre. Tale scelta, proposta dall’ANVUR e fatta propria dal ministro, introduce l’irragionevole ed illegittimo principio secondo cui per accedere ad una fascia sono richiesti requisiti che, per definizione, non sono posseduti da metà dei docenti che a quella fascia appartengono. Non comprendiamo come, Voi prima, ed il ministro poi, abbiate potuto trascurare l’evidente incostituzionalità di tale previsione.

    Ciò che in questa sede il CoNPAss ritiene opportuno esprimere a codesto Direttivo sono le proprie forti preoccupazioni su alcuni aspetti della procedura conseguenti ai Vostri recenti pronunciamenti, che rischiano di creare una situazione che, se non sanata, sarebbe destinata a vanificare tutto il lavoro svolto fino ad ora. Ci soffermiamo in particolare sulle incongruenze relative ai settori “bibliometrici”, essendo già state sollevate da più parti rilevanti critiche alle procedure previste nelle aree umanistiche. Nelle indicazioni fornite attraverso il sito web istituzionale dell’ANVUR si annidano infatti varie incongruenze, e alcune scelte in palese difformità con il DM 76:

    1) come avete recentemente dichiarato, l’età accademica verrà calcolata considerando il più antico articolo presente SIA nel database CINECA SIA in una delle banche dati (WoS o SCOPUS). In questa scelta è già contenuta più di una violazione del dettato del DM 76, che faceva riferimento, per il calcolo dell’età accademica, alla prima pubblicazione scientifica, così definita senza ulteriori specificazioni. Il doppio vincolo da voi introdotto (presenza nel database CINECA E nelle banche dati internazionali) determina una evidente riduzione delle età accademiche, con conseguente incremento dei valori delle mediane. E’ ovvio infatti che in diversi casi si avranno età accademiche decisamente minori rispetto alla stesa immissione in ruolo dei corrispondenti docenti. Un professore ordinario con 45 anni di anzianità di servizio in ruolo e la cui prima pubblicazione presente nelle banche dati internazionali risalga, ad esempio, al 1997, avrà quindi un’età accademica di soli 15 anni? E questo, anche al di là dell’evidente irragionevolezza, Vi appare coerente con il dettato del DM 76? Non siamo certi che i giudici amministrativi che fossero investiti della questione (e lo saranno certamente, se non intervenite tempestivamente a correggere la procedura) concorderanno con la scelta da Voi adottata.

    2) sebbene il DM 76 indicasse chiaramente come uno dei parametri l’h-index normalizzato per età accademica (definita come il numero di anni trascorsi dalla prima pubblicazione) e la Vostra Delibera 50 confermasse questa determinazione, adesso dichiarate che farete riferimento ad un parametro diverso, che dichiarate essere coerente “nello spirito e nel testo” con il DM 76. Si tratta del “contemporary h-index, la cui differenza dall’h-index normalizzato per età accademica è evidente a tutti (e certamente anche a Voi). La normalizzazione del numero delle citazioni per il numero di anni dell’articolo (quella che chiamate, con indubbia fantasia, l’età accademica dell’articolo) non ha infatti nulla a che vedere con la normalizzazione per età accademica (DEL DOCENTE!) dell’h-index. Al di là del fatto che il parametro utilizzato sia in sè migliore o peggiore rispetto all’M-index, non è pensabile che un decreto ministeriale possa essere superato da una Vostra autonoma determinazione, da quello assolutamente difforme. Inoltre, sulla base di alcune simulazioni realizzate dal CoNPAss, il numero di docenti per i quali si ha il superamento del valore mediano del m-index della fascia superiore, ma non di quello relativo al contemporary h-index, è assai elevato. Docenti che si vedrebbero privare di un possibile avanzamento di carriera sulla base di una determinazione del direttivo dell’ANVUR difforme dal decreto ministeriale, e che quindi, inevitabilmente, avvierebbero numerosi conseguenti ricorsi.

    Il CoNPAss ha il massimo interesse che le procedure di abilitazione possano avviarsi rapidamente, essendo ormai notevolissimi e non più accettabili i ritardi accumulatisi rispetto alle previsioni della L. 240. Tuttavia, realizzare i concorsi in queste condizioni porgerebbe su un piatto d’argento una pletora di motivi di ricorso a chi non ne fosse premiato, mettendo a rischio, e posticipando ulteriormente, e scandalosamente, quel minimo di ricambio e di opportunità di carriera che è sopravvissuto alle drammatiche e miopi “griffate” degli ultimi ministri dell’Università.

    Ci auguriamo quindi un Vostro tempestivo intervento per superare le nuove cause di illegittimità delle procedure che le Vostre scelte stanno introducendo, auspicando nel frattempo un altrettanto tempestivo intervento del ministero per risolvere i numerosi ulteriori vizi di legittimità del DM 76. In assenza di ciò l’ANVUR, insieme al ministro che ha inopinatamente accolto le proposte da Voi formulate, porterà tutte le responsabilità conseguenti al blocco delle procedure che si dovessero determinare.

  4. Nella lettera riportata c’è scritto “Il doppio vincolo da voi introdotto (presenza nel database CINECA E nelle banche dati internazionali) determina una evidente riduzione delle età accademiche, con conseguente incremento dei valori delle mediane.”
    In realtà l’ANVUR scrive: “L’età accademica è rilevata dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale rilevabile dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate. Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo.”
    Quindi se nel cineca la prima pubblicazione è del 1990, ma nelle banche dati c’è una pubblicazione del 1980, l’età accademica parte dal 1980. Ora mi chiedo come farà l’ANVUR a risolvere il problema delle omonimie e degli errori delle banche date? Per esempio su Scopus un mio lavoro risulta pubblicato nel 1970, quando io andavo alle elementari (non sono stato così precoce, giuro). In realtà il lvoro è stato pubblicato nel 1999. Lo stesso lavoro su altre banche date ha diverse decine di citazioni, mentre su scopus non ne risulta una….. che pasticcio.

  5. Ero anche io presente all’incontro del 9 luglio tra Fantoni e le associazioni di area 10. Ho chiesto personalmente al presidente dell’ANVUR come mai non fosse stato distinto, per le nostre aree, il peso dei libri rispetto a quello di capitoli e articoli; Fantoni ha risposto che mi sbagliavo e che la distinzione era stata fatta ed era sia nel DM sia nella delibera dell’ANVUR. La risposta mi ha lasciata perplessa, ma non avevo con me i testi della normativa per contraddire. Tornando a casa ho constatato le stesse cose che giustamente denuncia l’articolo di Valeria Pinto. Temo che faccia parte dell’ammiccamento generale che l’ANVUR sta facendo in questi giorni a tutti noi; in quella riunione Fantoni ha ripetuto troppe volte “spetterà poi ai commissari decidere”. E’ questa la trasparenza in nome della quale sarebbe stata costruita questa macchina aberrante? Delle due l’una: o la/le mediana/-e è/sono l’unica condizione per ottenere l’abilitazione e allora non si capisce perché si debbano costituire delle commissioni solo per ratificare, o si tratta di un’indicazione di massima senza valore autentico e allora non si capisce perché siamo arrivati fin qui.

  6. giacomo.manetti@unifi.it says:

    Qualcuno ha capito come funziona l’età accademica per i settori non bibliometrici?
    Cerco di spiegarmi: atteso che gli indicatori siano veramente tre (libri, articoli o capitoli di libro, articoli in fascia A) l’età accademica è dal primo prodotto (qualsiasi esso sia) su Cineca docente/banche dati oppure è triplice come le mediane dei tre indicatori (dal primo libro, dal primo articolo/capitolo di libro, dal primo articolo su fascia A)?

  7. Daniela Frammartino says:

    Credo dal primo prodotto perché nel Regolamento si parla di periodo di tempo successivo alla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale.

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