youniversity-1264x900La mia intenzione era di osservare e ascoltare quella che ritenevo sarebbe stata una delle solite messe cantate. In realtà sono rimasta sorpresa di quello che ho trovato. Ma non subito.

Il primo impatto è stato quello di una strada di Udine chiusa ai due ingressi da un numero esagerato di poliziotti che hanno anche indossato i caschi all’arrivo dei ragazzi di Coordinamento Ricercatori Non Strutturati Universitari ma li hanno rimessi subito via e i ragazzi sono entrati e poi li ho incontrati (alcuni) al tavolo 3 in si parlava di reclutamento.

All’interno la sala grande del palazzo messo a disposizione dall’Università di Udine per l’incontro (con grande scandalo dato che si trattava di un incontro di partito e lo statuto vieterebbe di farlo) c’era veramente tanta gente e molti sono rimasti in piedi. Non tutti i presenti erano attivisti del PD: oltre ai succitati precari del Coordinamenti, gli studenti di Link, molti rappresenti sindacali (soprattutto della FLC-CGIL, ma non solo) e alcuni curiosi (io mi ritengo una via di mezzo tra le ultime due tipologie), ma la maggior parte ritengo fossero effettivamente docenti e ricercatori simpatizzanti del PD.

Ho subito “socializzato” con il mio vicino di sedia, e ho trovato un vivacissimo docente universitario stanco di pseudo-valutazione, stanco del trattamento salariale fin qui subito, stanco della quasi impossibilità di fare carriera in Italia e che mi raccontava delle opportunità che pensava di avere a breve all’estero. Lo dico perché ho parlato con pochi “estranei”, dal momento che molti dei presenti erano miei amici e/o conoscenti, ma, di questi pochi estranei (4) ben tre mi hanno espresso lo stesso disagio rispetto alla situazione del sistema, con una punta di insofferenza quasi dolorosa verso il tema della valutazione. E a sentire il volume degli applausi o dei non-applausi ai vari interventi, direi che questo piccolo campione era abbastanza rappresentativo di un sentire diffuso, anche se ovviamente non posso ricavarne un’indicazione “quantitava”.

Ma cosa si è fatto e cosa si è detto in questo incontro?

Ha aperto la Senatrice Puglisi. Discorso di cui ricordo poco a parte i saluti e gli auguri di buon lavoro, ma devo confessare che partivo prevenuta e l’ho un po’ voluta ignorare… poi, dopo, sono andata al tavolo 3 da lei presieduta!

A seguire gli interventi molto istituzionali del Sindaco di Udine ed ex-rettore Fulvio Honsell, della Segretaria Regionale del PD Antonella Grim, del rettore dell’Università di Udine Alberto De Toni e della Governatrice Regionale e ViceSegretario del PD Debora Serracchiani, tutti volti ad esprimere soddisfazione ed orgoglio per il fatto che questo importante evento si svolgesse in FVG e ad Udine. Tutti molto ottimisti, tutti molto confusi nell’individuare ruoli istituzionali e di governo (dello Stato, della Regione e dell’Università: cifra stilistica caratteristica di questo momento politico).

Qualche parola di più sul discorso della Serracchiani, ammantato della retorica cui il PD di governo ci ha abituato nelle comparsate televisive: riferendosi al fatto che in questa sede si sarebbe affrontato il tema della riforma Universitaria, si augurava una migliore narrazione delle azioni che verranno decise ed intraprese, dato che per la “Buona Scuola” evidentemente non ci si era spiegati fino in fondo. Meravigliosa, nel suo doppio senso, la frase in cui affermava che, dopo la scuola, bisogna chiudere il discorso su ricerca e sapere. Dichiarazioni di buona educazione (tanto più in una regione in cui l’Università è il primo datore di lavoro diretto e nell’indotto) per cui parlare di Università e Ricerca è una necessità. Luciferina e renzianissima la parte del discorso in cui affermava che “bisogna avere il coraggio del cambiamento”, che “chi protesta si oppone al cambiamento” che “ si vuole sempre che a cambiare siano gli altri”.

Infine, per sottolineare con forza la confusione di ruoli tra partito, governo , istituzioni e università anche lei ha espresso il suo orgoglio come presidente di regione e riferito quello di Honsell come Sindaco per questo evento (di partito) subito dopo la presenza di Renzi (quindi Governo) la settimana precedente.

Finalmente iniziano gli interventi con un po’ più di spessore.

Intervengono, infatti, prima la senatrice Manuela Ghizzoni (resp. Università PD) e la senatrice Rosa Maria Di Giorgi (Responsabile Ricerca del PD). Soprattutto la prima scalda i cuori della platea che reagisce con molto calore alle parole, indubbiamente accattivanti della senatrice Ghizzoni, mentre a me cominciano a venire dubbi sull’adesione alla realtà delle organizzatrici, cominciando a riconsiderare sotto luce diversa quel poco fin qui detto anche dalla Senatrice Puglisi.

Ma cosa ha detto la Ghizzoni? Bon: schematizzando (ricavo i dati dalle mie note prese al volo): Ricorda che nella giornata odierna ci si sarebbe occupato di tutta la formazione terziaria, compresi AFAM e ITS. Ricorda che l’incontro era nato come occasione interna ad una festa (quella dell’Unità dello scorso anno) poi questo anno hanno pensato di aver bisogno di più tempo e quindi hanno organizzato l’incontro con dei tavoli ai quali ci si poteva iscrivere e da cui loro si aspettavano una restituzione (n.d.r.: termine molto congressuale) pressoché immediata e per questo gli organizzatori si presentavano alla discussione senza documenti di partenza. Ooohhh di stupore della sottoscritta e dei presenti cui la Sen. Ghizzoni risponde come alla domanda che si pone da sola: “Ma l’agenda di febbraio verrà ripresa?” E a cui risponde: “Non le abbiamo dato continuità” e continua insistendo sul fatto che non vogliono calare una riforma dall’alto, ma si aspettano i risultati della discussione odierna.

Ricorda che una delle questioni sul tappeto è la natura che si vuole dare all’Università, e alla scelta tra il modello Fondazione (previsto dalla legge Gelmini e quindi facilmente attuabile) o verso quello che nel suo intervento la sen. Puglisi ha definito il “principio di esclusione” per cui l’Università e la Ricerca andrebbero escluse dalle leggi relative alla Pubblica Amministrazione a meno di non essere esplicitamente incluse – ma questo, almeno per l’Università è già previsto dalla Costituzione ed ha funzionato così fino a pochi anni fa! (n.d.r. e fatto ampiamente osservare da interventi successivi e al tavolo 1).

Ricorda altresì l’età avanzata d’ingresso dei “giovani” nei ruoli o comunque al posto da ricercatore a TI e osserva che questo provoca problemi relativamente ai contributi pensionistici (altro sommesso ooohhh dell’assemblea).

Fa altre osservazioni molte condivisibili e conclude con un “ai tavoli siate disobbedienti!”.

Decisamente meno empatica la sen. Di Giorgi la cui relazione iniziale è stata molto più contaminata di retorica governativa, con un richiamo iniziale al fatto che qui non si stanno facendo annunci. Anche se, forse per dar più forza al fatto che nel corso dell’incontro gli organizzatori vogliono veramente avere uno scambio di idee con i convenuti, si incarta in una confusione di ruoli tra PD partito, Governo, noi, loro , l’Italia, l’opinione pubblica, per cui la comunicazione diventa estremamente importante per ribadire il ruolo di Università e Ricerca, ma obiettivamente non sono riuscita a capire chi deve comunicare a chi questa importanza. E in questa confusione di ruoli spuntano anche annotazioni sull’enorme quantità di lavoro che il MIUR deve dedicare alla scuola, per cui quando dice che c’è bisogno di una svolta forte pare che auspichi una diminuzione di attenzione alla scuola, ma forse la comunicazione non è stata efficace e chiara!

Forse memore del fatto che sarà moderatrice del tavolo 1 in cui si parlerà di autonomia ed organizzazione oltre che di valutazione, la sen. De Giorgi ricorda che questo settore non può essere un settore qualsiasi della Pubblica Amministrazione (PA) e che quindi vanno “sciolti lacci e lacciuoli” e bisogna anche sciogliere il nodo del ruolo giuridico (ndr: sic). Nega la possibilità di creare un nuovo ministero (la svolta di cui sopra) ma annuncia che si pensa ad un dipartimento presso la Presidenza del Consiglio e su cui c’è convergenza politica bipartisan. Annuncia o auspica una riunificazione dei fondi che ora sono sparpagliati tra vari ministeri. E conclude che tutto ciò va fatto senza intaccare l’ autonomia che è una conquista che “non vogliamo intaccare” (ndr: qui di nuovo chi è noi? Oibò!).

Le tavole rotonde e la Ministra Giannini

Dopo i saluti e le introduzioni due tavole rotonde con domande di giornalisti. Confesso che del primo giornalista (del Sole24Ore) mi è sfuggito il nome, il secondo era Zunino (Repubblica).

Alla prima Tavola “Università Perché” hanno partecipato il neo presidente della CRUI Gaetano Manfredi, Andrea Fiorini, Presidente del CNSU e Andrea Lenzi, presidente del CUN.

Io direi che da questa Tavola rotonda sono uscite parole di estrema ragionevolezza:

– il sistema è sotto finanziato, negli ultimi anni ha subito un taglio nei finanziamenti di circa il 20% reale e il piano di assunzioni straordinario è per ora una soluzione una-tantum, a fronte di uscite pari a 10.000 unità e con la necessità, invece, di allargare, per cui, anche solo di ricercatori si avrebbe bisogno di 10.000 unità (RTDb). Inoltre non si vuole un terzo canale di reclutamento, ma rendere efficiente e continuo e finanziato il canale regolare.

– Si lamenta la mancanza di misure per il diritto allo studio. Fiorini ricorda i numeri in Italia e nei maggiori paesi europei, in termini di finanziamento e beneficiari di borsa di studio.

– Per quanto riguarda il capitolo riforma dell’Università e sua uscita dalla PA ai fini della semplificazione delle procedure, i due presidenti si scatenano:

Manfredi:

– La riforma è un mito di cui non si ha necessariamente bisogno.

– La nostra Università è buona, costa poco, e gli addetti lavorano bene ed è da qui che bisogna ripartire. Più che di riforma si ha bisogno di un progetto. Qualcosa che consenta di invertire la riduzione delle iscrizioni.

– Uscita dalla PA? Ma l’istruzione è una funzione pubblica e quindi questo concetto è intrinsecamente sbagliato. Abbiamo piuttosto bisogno di semplificazione ed esiste già una legge che prevede che norme per la PA che non prevedano esplicitamente l’inclusione di Università e Ricerca Non si applichino ad Università e Ricerca!

Lenzi:

  • Dà per scontato che la semplificazione promessa dalla sen. Puglisi significhi uscita dal MEPA, eliminazione dei passaggi in corte dei conti e rimozione dei vincoli sulle missioni.

  • Figura giuridica? Meglio importare best practice dall’estero (la tenure track) piuttosto che inventarci cose strane.

  • Istituire l’anagrafe unica della ricerca per la trasparenza e la valutazione

  • Dare fondi di ricerca 70% strategica e 30% curiosity driven come nel resto del mondo

  • Fare un po’ di sperimentazione sulla didattica che è un campo dimenticato.

2° Tavola: Quale Università? Quale Ricerca? Moderatore Zunino, partecipanti: Gino Nicolais (presidente CNR), Stefano Fantoni (ANVUR),Maurizio Carta (prof. Di urbanistica – Palermo); Matteo Turri (Prof. Economia e Management Univ. Milano), Luigi Dei (Rettore Univ. Firenze).

In questa tavola, molto meno omogenea della precedente sono risaltate alcune delle voci più stridenti e retrive dell’incontro (peggio della Giannini ed è tutto dire!).

In particolare Maurizio Carta mi ha provocato un salto a piè pari nell’orrore. A fronte di una domanda piuttosto neutra di Zunino, che forse non conosceva Carta e che si è limitato con poca fantasia a chiedergli la sua opinione sul dislivello che si è venuto a creare tra atenei del sud e del nord, Carta ha esordito affermando che sebbene la quota di PIL per università e ricerca sia solo dello 0.8%, noi non dobbiamo chiedere l’aumento del capitale pubblico investito ma ricordarci che noi contribuiamo alla costituzione del PIL e che, in particolare, il rendimento sociale dell’università è valutato attorno all’8%. Quindi, secondo lui, dovremmo lavorare per produrre tale rendimento e accedervi per autofinanziarci. Dobbiamo immaginare un dividendo universitario. Ha parlato a lungo, provocandomi dolore. A cena mi han detto che precedentemente militava in Forza Italia e che è amico di Faraone cui doveva, presumibilmente, l’invito a parlare in plenaria.

Altro personaggio misterioso è il giovane prof. Matteo Turri, che ci ha edotti sui problemi della didattica universitaria. Che ci sia un problema nella formazione dei docenti universitari siamo tutti più o meno d’accordo. E’ un aspetto che non viene minimamente curato e che forse potrebbe essere affrontato, anche solo per curiosità da parte dei docenti. Ma Turri si poneva il problema dei rendimenti ai test OCSE e alla standardizzazione degli esami….ho cessato di ascoltare.

Secondo a parlare è stato Fantoni. Non l’avevo mai ascoltato e mi ha stupito per la debolezza degli argomenti. Zunino gli ha chiesto prima “ma quanto costa la valutazione?” Fantoni ha risposto che “poco o tanto dipende dal ruolo che il paese vuol dare alla valutazione e al merito” (ndr: originale, eh?). Poi Zunino ha insistito e, birichino, gli ha chiesto se fosse vero che un documento ANVUR costasse veramente 100.000 euro. Fantoni ha risposto che chi lo dice sono dei cialtroni (così lo sapete).

Poi, poiché era arrivata in ritardo, ha parlato la Giannini, non mi ricordo bene cosa ha detto e dove abbiamo fatto buuuu e dove abbiamo risposto nooo. Ma in definitiva, l’articolo di Repubblica riporta più o meno tutti i temi (magari non con gran precisione).

L’impressione che ne ho ricavato è stata che:

  1. La Giannini e le organizzatrici dell’evento (Puglisi, Ghizzoni e Di Giorgi) non sono in grande sintonia.

  2. La Giannini è fedele alle parole d’ordine valutazione e premio del merito, che invece cominciano a destare qualche dubbio nelle tre, soprattutto legato al sospetto che la loro applicazione senza se e senza ma potrebbe portare ad un calo di gradimento tra i docenti universitari…che infatti stavano piuttosto innervositi.

  3. La Giannini difende a spada tratta l’idea della strada veloce per i 500 valorosi, mentre tutti gli altri erano contrari…

  4. La Giannini riconosce che 1000 RTDb sono pochi, ma interpreta la “liberalizzazione” delle assunzioni di RTDa dalle maglie del turn-over come la strada che i rettori potranno utilizzare per rimpolpare le fila dei docenti mancanti….mugugni dalla sala e al Tav. 3 (reclutamento) si è in pratica detto esplicitamente che gli RTDa , senza una programmazione di assunzioni seria e cadenzata di TRDb (per i quali si è chiesto di parlare esplicitamente di Tenure Track), sono precariato destinato al nulla. Ma ne parliamo dopo.

  5. Poi la Giannini ha parlato di selezione in itinere degli studenti, usando questo ragionamento anche per la selezione degli studenti di medicina (credo abbiate seguito le discussione all’inizio dello scorso anno accademico). Bon…qui nessuno ha assolutamente detto no o bu. Non hanno granché applaudito, ma più per noia esistenziale verso la persona che non per ubbia verso il concetto, che comunque interessava poco la platea, studenti compresi.

  6. La Giannini ha lamentato più volte di aver chiesto qualcosa (soldi, nuovi regolamenti e altro) e che gli sono stati negati … in realtà non fa nulla per ridurre l’impressione di essere un ministro inutile. Sembrerebbe, visto l’entusiasmo mostrato nel parlarne, che i 500 Prof siano farina del suo sacco, ma il resto èe come se non lo seguisse affatto. Forse mi sbaglio…ma dire che dall’approvazione del Piano Nazionale della Ricerca discendono 4 Miliardi di euro per la ricerca, secondo me è un delirio! Di che parla? Boh! Anche gli altri sembravano un po’ perplessi.

Mi sono sforzata tanto ma non ricordo altro della Giannini…tranne che andava per punti e che ha ripetuto due volte i punti 3 e 4 (!!!!!!!)

Un’altra cosa meravigliosa è che ha detto che dopo aver coperto di denaro la Buona Scuola ora ci si preparava a “spostare” risorse su Università e Ricerca. Sono così felici dei propri slogan che non si curano neppure del loro significato vero. Basta il suono.

Tavolo tre: Più giovani: percorsi chiari e circolazione delle idee.

Tavolo presieduto dalla senatrice Puglisi e dall’on. Luigi Dallai. Ci siamo accomodati alle 19.00 e siamo rimasti dentro fino alle 20.30 per poi tornare dopo cena verso le 9.45-10.00 e fino a mezzanotte. Giuro che la Puglisi e Dallai hanno preso nota di tutto e gli ultimi 20 minuti sono passati a scrivere una bozza quasi condivisa di ipotesi di carriera universitaria futura, che prevedrebbe: 0) dottorato; 1) al fine di ridurre le figura contrattuali pre-ruolo si dovrebbe eliminare qualsiasi tipo di assegni (co.co.co, assegni di ricerca e cose strane) per assegnare ai dottori di ricerca un contratto a tempo determinato detto post-doc, ma in realtà un contratto subordinato (quindi dal punto di vista contrattuale un RTDa); 2) l’attuale RTDb diventa un tenure-track a tutti gli effetti, nel senso che una volta entrato in possesso di abilitazione entra nel ruolo; 3) ruolo e per ora si conferma il doppio ruolo associato e ordinario (la Puglisi ha chiesto tra le altre cose cosa ne pensassero i presenti del ruolo unico e nessuno se l’è filata).

Questo percorso trovava d’accordo i precari presenti, la FLC (Claudia Pratelli) e Fernando Ferroni (presidente INFN), che in definitiva ha convinto molti (ma non tutti) i capoccioni presenti del fatto che a) pagare un post-doc 20.000 euro è un insulto e b) che un contratto di tipo subordinato ci permette di rendicontare i contratti che si erogano nei progetti europei uniformandoci colla normativa comunitaria (per una volta l’Europa ci aiuta!) – n.b. l’irrigidimento che una simile gestione del personale introdurrebbe e che alcuni dei più aggressivi ordinari presenti amanti del lavoro low-cost e short term lamentavano (ma per vergogna han detto solo che era un irrigidimento senza esplicitare), in realtà sono facilmente superabili ridando fondi alle accademie che potranno rilasciare borse di studio (p.es. per studenti in attesa di fare l’esame di dottorato) o premi (per post-doc e ricercatori) come si faceva ai tempi antichi! Non ci hanno pensato, ma ci penseranno. La situazione quindi non cambierà moltissimo, ma almeno sarà più facile scrivere i CV.

In tutto ciò, grandi assenti, tranne nelle domande della Puglisi e nelle parole di un intervento di cui però non preso nota (erano le 11.30….) i ricercatori in esaurimento … che però baluginavano di quando in quando, p.es. in relazione ai 500 che nessuno accetta che possano essere reclutati in assenza di abilitazione ASN o titolo europeo equivalente (ciò mediante una normale chiamata diretta).

Altri punti sollevati e che mi pare siano stati recepiti sono :

  1. Rendere più permeabili Università ed Enti di Ricerca

  2. Re-introdurre il 3% nel FOE e nel FFO (Ferroni…voleva parlare dei premiali ma non c’è stato tempo)

  3. Rimozione del limite del 25% del turn-over per tecnici ed amministrativi del comparto, con massima priorità per i tecnici.

  4. Programmazione a lungo termine e fondi certi.

  5. Cadenza regolare dei concorsi (esempio francese) e altrettanta regolarità nel bando e nella erogazione dei bandi di finanziamento alla ricerca (PRIN et al.)

  6. SIR (ovviamente cadenzati con regolarità e celermente attribuiti).

In definitiva la regolarità del processo è stata richiesta e indicata come uno dei fattori che possono rendere attrattivo il sistema, anche se con stipendi e fondi minori che non all’estero…in pratica è il minimo sindacale!

Un punto che rimane oscuro è come rendere omogeneo la figura giuridica del ricercatore nell’Università e nella Ricerca. Francamente io sono d’accordo con Ferroni, che tutto sommato non è un gran problema se da una parte c’è il contratto nazionale e dall’altra c’è una legge. Ritengo anche che, nonostante la paura che questo governo e anche la Puglisi sembrano avere verso i sindacati, è però immensamente più facile operare modifiche di tipo salariale e organizzativo mediante concertazione sindacale su un contratto nazionale, piuttosto che sfiancarsi a litigare col gran gotha del mondo accademico per cambiare una riga della legge finanziaria. E tra l’altro mi pare che la Pratelli sia stata chiarissima e costruttiva e alla fine c’era la Puglisi che le chiedeva lumi per completare alcune frasi nella relazione finale! Santa pazienza!

La Puglisi ci aveva anche domandato di far funzionare i nostri cervellini per rispondere al problema della pessima immagine che Università e Ricerca hanno assunto nell’immaginario collettivo dato che il calo degli iscritti porta un ovvio problema e in prospettiva potrebbe comportare la contrazione dell’offerta didattica universitaria per mancanza di richiesta …. Il governo e Il Corriere della Sera non aspettano altro!

Di questo poi non si è parlato, anche se TUTTI le hanno fatto notare che l’idea dell’assunzione dei 500 professori, così come prospettata da Renzi era un clamoroso autogol, anche mediatico. Questo concetto mi pare sia stato digerito dal gruppo Univ. e Ricerca del PD (ma assolutamente no dalla Giannini) che quindi mi sembrano intenzionati a lavorare per fare in modo che si tratti, come detto prima, di chiamate dirette di personale che abbia l’abilitazione via ASN o l’equivalente abilitazione in altri paesi della comunità europea.

E con ciò direi che ho finito il mio racconto.

Ovviamente sono state dette anche alcune cose molto diverse da questo che ho riportato. (p.es. c’è stato un intervento in cui si chiedeva l’uso dei punti organico anche negli EPR, e che ovviamente ha scatenato l’ironia dei presenti). Inoltre c’erano altri 5 tavoli ai quali si son dette altre cose che non so!

Quindi, qualunque cosa poi arriverà nella Carta di Udine, probabilmente sarà stata effettivamente pronunciata da uno dei presenti. E poi i deputati del PD, che già è plurale (si dice così) e include ex-PCI/DS ex-DC/Margherita ed ex FI (vedi Carta) ex-Scelta Civica (vedi Giannini), poi, quando sono alle camere, subiscono un’ulteriore mutazione e sono solo il “dito di Renzi”.

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19 Commenti

  1. «Poi Zunino ha insistito e, birichino, gli ha chiesto se fosse vero che un documento ANVUR costasse veramente 100.000 euro. Fantoni ha risposto che chi lo dice sono dei cialtroni»
    _____________________
    Fa piacere sapere che l’Agenzia Nazionale di Valutazione è presieduta da chi ha l’abitudine di intervenire argomentando nel merito. Soprattutto, ci rassicura sul fatto che i 210.000 Euro di compenso annuo, presi dalle tasche dei contribuenti, sono soldi ben spesi.

  2. Solo per una necessaria precisazione in omaggio alla consueta accuratezza del sito.
    Non ho sostenuto che poiché l’istruzione e la ricerca hanno il rendimento sociale più alto di altri settori questi debba servire per autofinanziarci. Tutt’altro! Poiché il nostro rendimento sociale, potenziale, è elevato e quindi concorriamo in maniera importante al PIL, dobbiamo pretendere maggiori investimenti e contribuzioni dallo Stato poiché siamo il settore che è più in grado di restituire alla comunità quanto investito.
    Infine ho parlato esplicitamente della necessità di un Programma Nazionale Plurifondo che attinga alle cospicue risorse già esistenti e che potrebbero utilmente essere destinate alle Università e ai centri di ricerca per generare valore e quindi dare sostanza alla convinzione di saper essere il motore dello sviluppo, il più “ecologico” perché fondato sulla cultura e sulla conoscenza.
    Il testo integrale del mio intervento è comunque pubblico per poter essere criticato nel merito.

    • Dei discorsi, spesso, si ricava più il suono, il tono che il senso, tanto più quando quando si usano espressioni non condivise. Come Francesco (e come il mio vicino di sedia, p.es.) per me il Programma Nazionale Plurifondo è un “che cosa è?”. Comunque ricordo distintamente che Lei ha esordito esortandoci a non lamentarci più di aver fondi solo a valere dello 0.8% del PIL. E tutto il tono della prolusione era assolutamente allineato ad una mitologia del migliore che può e quindi necessariamente emergerà dalla palude. La mitologia che, appunto, richiede la nascita e il premio di POCHI centri di eccellenza. Forse Lei non vuole questo, ma questo ottengono le Sue parole, e questo io ho recepito dal Suo discorso. Sono contenta di poter dire che il Suo discorso è rimasto isolato, e che la gran parte dei convenuti ha sottolineato la buona qualità dell’esistente, che va quindi curata e fatta crescere….tutta e con il fine ultimo di far crescere il sistema, anche per consentire il raggiungimento del famoso goal del 40% di studenti laureati o titolo equivalente di terzo grado (ITS ed AFAM…non dimentichiamoceli mai!). In un sistema sano, adeguatamente finanziato (quindi oltre il misero 0.8% del PIL) e adeguatamente lodato almeno dagli addetti (il prestigio nasce anche da lì) poi diventa motore dello sviluppo in modo naturale….con ovviamente una spinta dallo Stato (vedi il ruolo dello Stato negli USA, che non è affatto a costo zero ed è tale che opera anche in Europa).
      Infine le chiedo anche io: dove si trova il testo del suo intervento? per ora sul sito del PD c’è solo un pezzo molto breve e pieno di “orgoglio e soddisfazione” per la riuscita dell’incontro.

  3. Ma la parola “PRIN” è definitivamente scomparsa dal vocabolario contemporaneo del PD ? Non lo sanno gli strateghi PD che qualsiasi chiacchera che cianciano va normalizzata alla realtà? E che la realtà che il PD ha scolpito direttamente negli ultimi anni è stata l’abolizione dell’unica fonte di finanziamento alla ricerca di questo paese? (Oltre all’introduzione di quella buffonata che sono stati i progetti SIR).

  4. Marzio Bartoloni è il giornalista de “Il Sole”.

    Resoconto molto accurato e largamente condivisibile nelle “impressioni” più soggettive.

    Io ero al tavolo 1, che come gli altri è arrivato oltre la mezzanotte. Si parlava di semplificazione e sburocratizzazione, sia delle università sia degli enti di ricerca, che sono molto più vincolati. A questo proposito meraviglioso l’intervento (nella plenaria) del (quasi uscente) presidente del CNR, Nicolais, che con il suo inconfondibile stile ha detto “c’ho talmente tanti controllori che mi è impossibile sbagliare! e anche fare concorsi”.

    Molto interessante il dibattito dei giuristi presenti al tavolo (1), dal relatore della riforma della PA, sen. Pagliari, alla prof. Carla Barbati, rispetto alla traduzione concreta dello slogan del premier “uscire dal perimetro del diritto amministrativo”, in un più realizzabile e condivisibile “ridurre i vincoli e la sovrabbondanza di norme, riconoscendo la specificità sancita dalla Costituzione delle istituzioni accademiche e di ricerca”.

  5. Concordo con le parole di Sylos Labini. Se non si finanzia adeguatamente il sistema non si otterranno grossi progressi. E’ interessante notare come ci si dilunghi su questioni marginali e si parli invece molto poco dei temi centrali, che sono:
    a) investire di più nella ricerca;
    b) garantire il diritto allo studio;
    c) pagare adeguatamente chi lavora nelle ricerca (soprattutto i giovani).

  6. A Udine c’ero anch’ io. Il resoconto e’ molto fedele. Ovviamente alcune cose colpiscono di piu’ o di meno a seconda dei “nervi scoperti”.
    .
    Una cosa che aggiungerei a complemento della cronaca di De Simone è l’ insistenza con cui da più parti (p.es. la senatrice Puglisi, la senatrice Di Giorgi, Carta, Nicolais) si è parlato dell’ opportunità di una “cabina di regia”o “unità di missione”. Ovvero la proposta di creare una superstruttura, sotto la diretta responsabilita’ della Presidenza del Consiglio che coordini e dia le linee strategiche per la ricerca nazionale, attualmente spezzettata tra diversi ministeri.
    .
    Quello che lascia perplessi da una proposta del genere (e questo è il leit-motif delle mie perplessità anche su altri temi trattati nel convegno) è come mai non si parta dal far funzionare quello che già c’è. Perché dovrei fidarmi delle proposte strutturali di questo tipo avanzate da un partito che guida il Governo da più di due anni (quasi due per quel che riguarda il Governo Renzi) e non è in grado di
    assicurare finanziamenti adeguati alla ricerca scientifica di interesse nazionale o di eliminare quella assoluta singolarità costituita dalla coesistenza di un IIT che fa lo stesso tipo di ricerca del CNR ma sotto il cappello del MEF invece che del MIUR ?
    .
    Perché non porsi invece il problema di creare una vera agenzia di finanziamento della ricerca (dotandola ovviamente di fondi) invece di sperare di coordinare Enti diversi che alla fine continueranno a rispondere a ministeri diversi, solo con la bacchetta magica di questa fantomatica “regia” ?
    .
    In assenza di “fatti” mi è difficile non considerare l’ idea della “cabina di regia” come l’ n-esimo giocattolo della politica da utilizzare per controllare e legare a sé “aspiranti registi” (e a Udine ho la sensazione che ce ne fossero molti).

    • Premesso che ogni cambiamento mi riempie di terrore, devo però riconoscere che la richiesta della “cabina” unica, anche se declinata in svariati modi, proviene da molte delle parti coinvolte nel sistema. Quindi stanno riportando richieste del mondo della ricerca e dell’università…..A questo proposito, e a testmonianza di quanto affermo, le ricordo che lo scorso anno venne svolta una audizione in VII commissione al Senato, e la invito a leggere la relazione finale, in cui si riportano riassunti dei vari interventi: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=17&id=00804113&part=doc_dc-allegato_a&parse=no

    • Ops…sbagliato, di nuovo. Quella che ho “linkato” è la risoluzione alla fine delle audizioni. Qui al sito di Paolo Valente ci sono tutte le audizioni che hanno portato a quel documento: https://iononfaccioniente.wordpress.com/2014/03/14/audizioni-sugli-enti-di-ricerca-alla-vii-commissione-senato-tutti-i-documenti-depositati/
      So che ci divrebbe essere un documento “riassuntivo” , e forse è uno di quelli riportati da Paolo, non so. Ma so che la richiesta di una cabina unica di coordinamento viene da molte parti. Non ultimi anche noi della FLC-CGIL saremmo d’accordo. Poi la cabina unica proposta da noi non è quella proposta dall’INFN o dal coordinamento precari (le tre di cui mi ricordo come sono strutturate) quindi c’è ampio spazio per nuove frantumazioni :).

    • Cerco di chiarire meglio il mio pensiero. Se l’ alternativa e’ tra Cabina di regia o no, sono neutro. Personalmente continuo a pensare che in questo momento il maggior problema della ricerca (che sia universitaria o all’ interno degli EPR, siano le scarse risorse nazionali). Se le modifiche all’ esistente partono dalla struttura senza metterci dentro la sostanza, non posso non considrarle giochi di potere per tirare di qua o di la’ una coperta cortissima. Vorrei poter vedere dei fatti per poter valutare l’ affidabilita’ dell’ interlocutore che mi propne meravigliosi cambiamenti.
      .
      Ci sono cose che sarebbe possibile fare anche nella struttura esistene e ancora non ho visto fare. Mi permetto quindi di restare sospettoso, pur in presenza di tanti che ritengono fondamentale la regia unica.

  7. Ringraziamenti di cuore a MdS per l’accurata e partecipata descrizione. Non vedevo l’ora di leggerne una. Premesso, a questo punto, che se ci fossero delle registrazioni, potremmo ascoltare e RIASCOLTARE il detto – poiché come diceva la stessa de Simone certe volte si recepiscono l’enfasi e le inflessioni di tono a detrimento del famoso senso di cui discuteva un articolo precedente – è di un certo interesse la regia. Un ministro non deve arrivare in ritardo (che è semplice maleducazione), e per non arrivare in ritardo deve arrivare molto prima; se lo fa è per farsi notare perché iniziano i saluti rituali, inchini e baciamani, cioè una interruzione vistosa. Immagino la scena, a sorrisi a tutto campo, che è una specialità che accompagna i grandi annunci. Di slogan. Immagino anche la schiera delle amazzoni di regime, a cominciare da D.Serracchiani che avrà fatto valere il suo ruolo per ottenere una sala dell’università – non cedibile per raduni di partito – per così segnalare che “l’Università è con noi; noi rappresentiamo l’università, noi siamo il partito e il governo e vice versa e tutto insieme”, come ben rimarcava MdS, per sovrapposizioni e identificazioni di funzioni che invece è bene tenere separati. Lamentarsi di una comunicazione difettosa è il colmo, dopo gli attacchi scomposti e non contrastati della stampa, dopo tutti i cinguettii presidenziali, dopo tutti i comunicati e foto con “Buona scuola” ora sostituibili con “buona università” e 500 eccellenze che vedo già come una cittadella a difesa dei promotori della “buona università”.
    Grazie ancora a Monica de Simone.

  8. Leggo adesso l’articolo ed i commenti. La risposta di Giuseppe al “cialtroni” di Fantoni mi sembra giustamente ironica e signorile. Ma è l’unica?
    Io nella mia vita non ho mai dato del cialtrone a nessuno, anzi mi meraviglio che un Presidente ANVUR dia dei cialtroni a chi (innominati?) fa dei conti che invece di essere confutati nel merito vengono confutati mediante un cialtrone agli autori.
    Ma il prof Fantoni agli esami o nelle valutazioni di eventuali articoli scientifici invece di entrare nel merito di un eventuale calcolo, va per le spicce e se ne esce con un cialtrone e boccia tutto e tutti? Questa è la peer review anvuriana?
    Come modestissimo prof. Universitario posso essere qualificato un “cialtrone” perché sono dall’inizio contro l’ANVUR-AVA che mi crea più di un problema:
    – un’agenzia che costa molto di soldi pubblici, con risultati non trasparenti e tutta una serie di informazioni del tutto mancanti (rapporti dei GEV sugli Atenei in prova di valutazione, o sui CdS di nuova attivazione, o i nominativi dei valutatori utilizzati, i metodi di scelta di questi valutatori, la formazione seguita…). Non abbiamo una agenzia di valutazione in chiaro ma in scuro, tutto è avvolto nella notte più fitta…
    -perché la normativa ENQA-ESG è disattesa con protervia dall’ANVUR-AVA, senza neanche un auto-AVA per l’ANVUR? Ma che ci stiamo a fare in Europa?
    Se sono un cialtrone mi si segnali al MIUR, perché intraprenda un’azione disciplinare nei miei confronti, non sto squalificando l’Università con le mie cialtronerie?
    Io credo che con una lettera aperta, acquisendo altre testimonianze sul caso, vada segnalato il fatto allo stesso Fantoni chiedendo le debite motivazioni della parola e nel caso le dovute rettifiche. Se del caso occorre segnalare anche al MIUR (Ministro) tale comportamento insultante e contrario ad ogni deontologia universitaria.
    Un cialtrone nel senso fantoniano: un complimento?

  9. … e insabbiamento di tutti gli insabbiamenti: i dati grezzi su cui hanno calcolato le maledette mediane. Possibile che nessuna sentenza TAR sia riuscita a farli venire fuori. Conoscerli sarebbe fondamentale perchè, oltre ad aver inciso sui risultati (ma non troppo alla fine, credo), penso che rappresentino, se errati come in tanti sospettano, la cartina di tornasole del lavoro dell’ANVUR. Credo che sarebbe un discreto scandalo, sul quale Stella potrebbe ritornare a illuminarci del suo interesse.

  10. Hai perfettamente ragione. Ma quello che mi da più fastidio è che sulle “maledette” mediane c’era la libertà lasciata alle commissioni di escludere o ammettere alla valutazione candidati che superavano o non superavano le mediane: alcune commissioni hanno valutato abilitati candidati senza nessuna mediana superata, altre hanno escluso dalla valutazione candidati con solo una mediana non superata. Assurdità inqualificabili a mio giudizio di cui la vergogna ricade sui nostri decisori, che potevano facilmente prevedere un tale sfracello.

  11. Non c’è nulla che io tema più delle riforme Timeo Danae etc.. Da Berlinguer in poi è stato un continuo riformare con effetti devastanti. L’università è come uno scaltore in parete, c’è sempre qualche riformatore che la convince a lasciare la presa per salire (con una riforma) verso l’alto e…ogni volta scivoliamo sempre più in basso…per favore un’altra riforma nooooo. Dateci finanziamenti per una università già efficiente (mezzi impiegati -scarsi / risultati ottenuti -grandi) che potrà far meglio, tenetevi le riforme. Purtroppo il nostro protagonismo, il nostro narcismo ci rende preda facile di qualsiasi “riformatore”, più divisi conflittuali degli universitari non ce ne sono. Perfino Berlusca è riuscito a fare una riforma credete che non ci riuscirà Renzik? Naturalmente coinvolgerà l’università pubblica, visto che la privata non ha addottato pienamente nemmeno la Gelmini…

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