Ben vengano le dichiarazioni di Cantonic, Presidente dell’ANAC pontevedrina subissata da esposti sui concorsi universitari, con l’annuncio di prossime Linee Giuda per i concorsi universitari da condurre in trasparenza e tracciabilità. Intanto il Governo del Pontevedro enuncia 500 cattedre Nattavic svincolate dal solito giro dei concorsi universitari. Che fa la Ministra con il suo Capo Dipartimento, del suo stesso Settore Scientifico Disciplinare? Intanto chiama direttamente un Professore Ordinario all’Università della Ministra e dello stesso Settore Scientifico Disciplinare della Ministra. E per le cattedre Nattavic l’area ERC (Europen Research Council) associata al settore della Ministra sembra  favorita: ben 24 cattedre, per circa un 5% dell’intero finanziamento. Siamo abituati agli sfracelli dei Ministri MIUR della Repubblica pontevedrina: chi non ricorda la Gelminovic con il famoso tunnel per i neutrini tra Ginevra e Modgorica? Come nascono i numeri delle chiamate Nattavic per le aree ERC e i Settori Concorsuali di Riferimento ricompresi nelle aree ERC? Dove sono consultabili i verbali di queste decisioni? Chi ha deciso e come? Cantonic se ci sei batti un colpo. Ma a quando le Linee Guida per le cattedre Nattavic? Ma ogni Università si merita i Ministri che non esprime?

Ogni riferimento a persone esistenti e/o a fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale

 


 

 

“¡Viva Fernando VII!, ¡viva América!, ¡viva la religión y muera el mal gobierno!”

Grito de Dolores, Padre M. Hidalgo (1753-1811)

 

  1. INTRODUZIONE

Si è già riferito sull’Università del Pontevedro in precedenti articoli sia sull’applicazione a domanda di articoli dello Statuto da parte del Magnifico Rettore sia sui criteri per le chiamate stabiliti dal Senato Accademico per l’art. 24 c.6 della Gelminovic. Dopo il varo di tali criteri, i dipartimenti dell’Ateneo del Pontevedro si sono attivati sulla questione. Le delibere del Senato Accademico sui criteri (macroindicatori quantitativi) da applicare per tali chiamate, tre successive e ognuna a integrazione o a modifica delle precedenti, non sono esenti da perle luminose, dato per scontato che comunque sono sempre meglio cattivi criteri che nessun criterio quantitativo. Alcune delle perle più eclatanti previste sono riportate qui di seguito.

  1. Correttamente sono valutati quantitativamente tre macroindicatori: didattica, ricerca ed incarichi istituzionali per la valutazione all’avanzamento a Professori Ordinari dei Professori Associati abilitati, con un peso rispettivo del 60, 30 e 10%. Assai strano, tuttavia, che nel Regolamento cosiddetto per l’incentivazione (art. 29, c.19 sempre della Legge Gelminovic) dello stesso Ateneo, per quanto riguarda i professori, il peso di ciascun criterio è pari al 45% per la didattica, al 45% per la ricerca e al 10% per gli incarichi istituzionali. Siamo a decisioni schizofreniche in Ateneo con pesi diversi dei tre criteri a secondo del campo di applicazione: ma l’incentivazione dei Professori è poi così diversa dalle valutazioni per un eventuale chiamata a Professore Ordinario (incentivazione di carriera invece che monetaria una tantum)?
  2. Nella Didattica si considerano tre microindicatori: Numero di CFU erogati superiori a quelli previsti dall’obbligo didattico (chi l’ha voluto un tale criterio che sembra ad personam, senza alcuna valutazione dell’effettiva erogazione di tali CFU, della qualità della didattica o del numero di studenti fruitori?), Valutazione del docente da parte degli studenti sulle sole due domande chiarezza espositiva e soddisfazione (un’assurdità bella e buona considerate le tante domande previste dal questionario studentesco sulla docenza) e Tesi seguite, con pesi relativi dei tre microindicatori 20, 65 e 15%. Il microindicatore legato alla valutazione del docente da parte degli studenti è poi calcolato con una procedura complessa: pesato effettuando una preventiva suddivisione degli insegnamenti per gruppi, in base al numero di studenti (1-10; 11-25; 26-50; oltre 50) che hanno effettuato la valutazione, e una successiva standardizzazione dei dati finali in base al valore medio risultante in ogni classe di numerosità degli studenti. L’apposito ufficio informatico di Ateneo ha poi operato le elaborazioni relative (non verificabili per altra via) e i risultati forniti ai Dipartimenti.
  3. Nella Ricerca sono previsti tre microindicatori Quartili, Citazioni e Capacità di attrazione fondi e/o (sic!) coordinamento di progetti di ricerca, con peso relativo di questi microindicatori del 70, 20 e 10%. I Quartili si riferiscono alle Riviste non certo alle pubblicazioni e costituiscono un errore macroscopico. Nella delibera si stabilisce che le pubblicazioni, solo quelle presenti in Web of Science (WOS), vengano pesate per numero di autori: un tentativo encomiabile di risolvere un problema fondamentale, anche se poco penalizzante per i pesi poco ficcanti assunti all’aumentare del numero di autori. Le citazioni sono da standardizzare secondo il Median Impact Factor della Subject Category della rivista fornito da WOS.
  4. Il periodo in anni da considerare per le valutazioni dei tre macroindicatori sono variabili: da 5 per la Ricerca, a 3 per la Didattica e gli Incarichi Istituzionali. Decisione opinabile, anche se è una decisione del Senato con lunga discussione in proposito a verbale.

L’unico riferimento certo per eventuali criteri per le chiamate o i concorsi universitari è il DM 4/08/2011 n. 344, di attuazione dell’art. 24 c.5 della Gelminovic, che stabilisce i criteri per la disciplina, da parte degli Atenei, della valutazione dei ricercatori a tempo determinato, in possesso dell’abilitazione scientifica nazionale, ai fini della chiamata nel ruolo di Associato. In particolare gli articoli 3 e 4 di tale decreto (344/2011) sembrano molto più esaustivi e chiari dei criteri adottati dall’Ateneo del Pontevedro. Anche se al solito l’Impact Factor delle pubblicazioni, previsto in tale decreto, non ha senso: non è possibile valutare un contenitore (rivista) per il contenuto (pubblicazione), pure il TAR del Pontevedro l’ha sanzionato.

 

  1. PROF. DANILOVITSCH E ART. 24 C.6 AL DISAP

L’Ateneo termina la definizione contrastata dei criteri per l’art. 24 c.6 alla fine di settembre 2015 e a novembre 2015 sono investiti della questione i dipartimenti di Ateneo. Al DISAP è nuovo Direttore il Prof. Giganti, in precedenza responsabile del DISAP per la didattica e da questa carica aveva poi dato le sue dimissioni all’improvviso, senza alcuna spiegazione ed il Prof. Danilovitsch non aveva condiviso varie volte il suo modo di gestire la didattica del DISAP.

Ai primi di novembre il nuovo Direttore convoca una riunione informale dei Professori ordinari: è in discussione la nomina o proposta di nomina di una Commissione di Dipartimento per la chiamata di un posto a Professore ordinario secondo l’art. 24, deliberata per il DISAP dal Consiglio di Amministrazione per il 2015: il DISAP ha nove abilitati ad Ordinario e si deve fare la graduatoria di merito secondo i criteri del Senato. Il demiurgo degli ordinari è il prof. Pantami, appartenente allo stesso Settore Concorsuale del Direttore e dello stesso settore scientifico didattico di un candidato abilitato a Ordinario: nel periodo 2005-2015 per questo candidato risultano in WOS circa tre pubblicazioni all’anno con il Direttore e due con Pantami. La proposta di una Commissione a tre nel DISAP che viene avanzata da Pantami è il Prof. Maestrelli (suo grande amico?), il Prof. Danilovitsch e un professore notorio eliocentrico: nel senso “sono il motore immobile dell’universo tutto e tutto il mondo deve girare intorno a me”. Il prof. Danilovitsch rifiuta di far parte di tale commissione in presenza di tale professore: Pantami cambia repentinamente la designazione e propone il prof. Stalinichi.

Il Prof. Danilovitsch rimane assai sorpreso dello svolgimento della riunione: ma il Direttore è Giganti o Pantami? Inoltre perché è proposto proprio Lui: è una notoria persona di principi e nota in Dipartimento per una certa correttezza ed onestà di fondo e lontano da conventicole spartitorie. Forse proprio per questo si vuole una persona al di sopra di ogni sospetto? Ancora più strano quanto avviene poco dopo, il Prof. Maestrelli propone in Commissione di eleggere presidente il Prof. Stalinichi: il Prof. Danilovitsch, che è assai ingenuo ma non stupido, non capisce bene il senso della proposta ma non gli va bene, sapendo che poi la maggior parte del lavoro sarebbe ricaduta solo sulle sue spalle, l’allergia al lavoro del Prof. Stalinichi è un fatto notorio. Dice con chiarezza che Lui si dimetterà in caso di questa nomina e rimarrà in Commissione solo se presidente: aut Caesar aut nihil (che portò male al duca Valentino, ma anche allo stesso Cesare e tanto per cambiare anche al Prof. Danilovitsch…). Di nuovo stranamente tutti d’accordo ed il Prof. Danilovitsch rimane Commissario-Presidente.

Si avviano le procedure per la nomina della Commissione nel Consiglio di Dipartimento del 26 novembre 2015 con all’OdG al punto 9) Ex art. 24, c.6 Legge 240/2010: determinazioni in merito. Per la verità non si determina un bel nulla, non c’è approvazione seduta stante di alcun verbale o parte di verbale (senno di poi), ma la Commissione si mette al lavoro. E’ in questo Consiglio che il Prof. Danilovitsch illustra per la Commissione i criteri ed il metodo di lavoro a cui attenersi sulle valutazioni degli abilitati per le chiamate art. 24: i criteri del Senato, pur messi a punto in tre sedute successive, non sono affatto esaustivi ma vanno interpretati e integrati in alcune poche parti e nel metodo di lavoro da seguire.

Il Direttore trasmette, dopo tale Consiglio di novembre, due tabelle alla Commissione, fornite dall’Ateneo, sui microindicatori della Didattica e sugli Incarichi Istituzionali e relative agli abilitati PO del DISAP. La Commissione, il Presidente, li trasmette ai nove candidati alla valutazione per avere un loro riscontro con eventuale dichiarazione di accettazione o correzione di tali dati e chiede che vengano calcolati da loro stessi i microindicatori previsti per la ricerca e se del caso approvato quanto fornito dalla Segreteria Amministrativa per i finanziamenti e gli incarichi di coordinamento per la ricerca. D’altra parte il Prof. Danilovitsch si calcola tutti i dati noti e elaborabili dei vari candidati per avere un quadro d’insieme ed una graduatoria provvisoria.

Fino al 16 dicembre 2015 ore 12:00 (data stabilita come termine ultimo di presentazione dei documenti dei candidati) sembra che non ci siano problemi, tutto procede senza intoppi, anzi pochi giorni prima in una riunione, di nuovo informale, dei Professori Ordinari sembra che un candidato risulti in prima posizione, quello dello stesso settore concorsuale dei Prof. Giganti e Pantami. Due docenti chiedano come intende muoversi la Commissione per portare a conoscenza il nome del primo in graduatoria. Al che il Presidente risponde che porterà a conoscenza di tutti i candidati, tutti gli elaborati, ma dai due docenti si chiede di comunicare solo il nome del vincitore della valutazione e di comunicare solo i propri dati di calcolo a ciascun candidato, ma non tutto a tutti. Il Prof. Danilovitsch dice che questo è un problema della Commissione e se la Commissione fosse dell’avviso a maggioranza di comunicare solo a ciascun candidato i propri dati, lui si dimetterebbe. Uno dei due Professori allora esce dalla stanza di riunione con male parole rivolte al Prof. Danilovitsch: trasparenza sì, ma non troppa (q.b. quanto basta come nelle ricette di cucina), al che il Prof. Maestrelli fa notare che in caso di accesso agli atti della Commissione di un candidato occorre fornire tutti gli elaborati: è meglio fornirli quindi fin da subito.

Il 16 dicembre 2015 di pomeriggio il Prof. Danilovitsch si mette a controllare i documenti inviati dai candidati ed in particolare dei tre in testa alla graduatoria provvisoria. Per due candidati non ci sono sorprese, la grossa sorpresa invece è per un candidato, Prof. Peci, secondo in graduatoria che rivendica alcuni incarichi istituzionali, non contemplati nella tabella fornita dall’Ateneo: che per lui non fornisce alcun incarico istituzionale! Con questi dati il Prof. Peci passa dalla seconda alla prima posizione: diventa il candidato da chiamare come Professore Ordinario per l’art. 24 c. 6.

Il 17 dicembre 2015 il Prof. Danilovitsch convoca una riunione della Commissione per informare gli altri due commissari dei risultati provvisori della graduatoria tra i candidati e del fatto increscioso che una tabella ufficiale trasmessa dall’Ateneo non è veritiera per un candidato particolarmente forte e si chiede e chiede: come ciò è possibile? Si decide di informare il Direttore della nuova graduatoria ed inviare una richiesta di spiegazioni all’Ateneo sulla tabella errata: non solo agli Uffici coinvolti ma anche al Magnifico Rettore e al Direttore Generale. Qualcuno della Commissione fa notare che questa graduatoria determinerà sicuramente problemi nel DISAP, il Prof. Peci è giovane e creerà malumori nei più anziani.

Il Prof. Maestrelli, appare, però assai agitato: non è d’accordo che debba muoversi sul caso il Presidente della Commissione ma solo il Direttore. Non contento di questa posizione ritorna la sera al telefono con il Prof. Danilovitsch: è l’ora di cena e ribadisce il concetto: il Direttore si deve muovere sulla questione della tabella sbagliata, non la Commissione. Al che il Prof. Danilovitsch gli chiede ma qual è lo scopo di tutto ciò? I funzionari che devono rispondere sono ben individuati: non sono loro che devono spiegare l’errore in tabella? Chi scrive a loro, che importanza ha? Ma Maestrelli afferma varie volte che qui non si deve parlare di persone ma di Ateneo: l’Ateneo (in versione innominata) deve essere interessato al problema e che, se non sarà così, Lui darà pure le dimissioni dalla Commissione. Il Prof. Danilovitsch non capisce come l’Ateneo (non persona giuridica ma umana?) possa rispondere personalmente a tale richiesta ma al sentirsi ribadire tale posizione più volte, con aggiunta una minaccia di dimissioni, dice al Prof. Maestrelli di procedere come vuole, che lui vuole cenare e ne ha abbastanza di una discussione così assurda e surreale.

Poco dopo il Prof. Maestrelli, nel giorno stesso di scoperta dei dati mancanti sulla tabella di Ateneo per gli incarichi istituzionali, rassegna le sue dimissioni irrevocabili dalla Commissione: non in Commissione con verbalizzazione delle sue eventuali motivazioni ma al Direttore che le accoglie prontamente. Una Commissione di valutazione (di concorso) ha come riferimento le commissioni analoghe MIUR: in cui è messo per iscritto dal Ministero che le dimissioni dei Commissari sono possibili sono in caso di acclarato stato di malattia grave con certificazione medica appropriata. Ma tant’è: l’Università del Pontevedro è assai creativa in tutto e che c’è a fare l’Autonomia universitaria?

 

  1. GUERRIGLIA NEL DISAP E IN ATENEO SUL CASO DEL PROF. PECI: DEVE ESSERE PRIMO PER LA CHIAMATA ART. 24 C. 6 O NO?

E’ convocato per il giorno 21 dicembre 2015 un Consiglio del DISAP in cui è previsto al punto 2 l’approvazione del verbale dell’ultimo Consiglio del 26 novembre: quello in cui si è discussa la Commissione interna per la valutazione degli abilitati PO secondo l’art. 24 c.6 e i relativi criteri. Il giorno 17 dicembre il Direttore invia una bozza di tale verbale a tutti i membri della Commissione per opportuna verifica, ma la sera sopraggiungono le dimissioni del Prof. Maestrelli. Il Prof. Danilosovic manda le sue correzioni al verbale del 26 novembre, nella parte riguardante i criteri adottati dalla Commissione con molte sviste, tra l’altro documentate da una tabella commentata e già inviata a tutto il Consiglio come allegato alla convocazione del CdD del 26 novembre. Aggiunge una frase finale al punto relativo del verbale in cui contestualmente il Consiglio approva la Commissione proposta ed i criteri di lavoro. Il Prof. Danilovitsch apprezza particolarmente che nel verbale è riportata una dichiarazione dello stesso Prof. Danilovitsch che in caso di difformità tra dati di Ateneo e dichiarazione dei candidati ci si sarebbe rivolti all’Ateneo per chiarimenti (non certo che del caso si dovrebbe occupare il Direttore). C’è anche una contestazione sul triennio da considerare per gli incarichi istituzionali, che alla fine si dimostrerà ininfluente sulla graduatoria finale.

Il Direttore risponde il 19 dicembre che viste le dimissioni del Prof. Maestrelli, non esiste più la Commissione e non recepisce più le correzioni (alcune banali) del Prof. Danilovitsch ma tutto è demandato al Consiglio a cui verrà fornita la bozza non condivisa e non corretta del verbale del 26 novembre per il punto riguardante l’art. 24. Un verbale del 26 novembre non viene corretto con le giuste osservazioni del Prof. Danilovitsch per il punto relativo all’art. 24, perché il 17 dicembre si è dimesso il Prof. Maestrelli? Le dimissioni del 17 dicembre hanno valore retroattivo fino al 26 novembre? Al Prof. Danilovitsch sembra che si voglia sabotare la Commissione e la sua nomina proposta nel Consiglio del 26 novembre.

Quello che il Direttore non vuol comprendere è che viene inviata da parte sua il 19/12/2015 a tutto il Consiglio una bozza di verbale del CdD del 26/11/2015, senza che vengano recepite le necessarissime correzioni e integrazioni a tale verbale del Prof. Danilovitsch per il punto relativo all’art. 24. La lettera di risposta del 19/12/2015 al Direttore del Prof. Danilovitsch è una lettera paradossale in cui si mostra al Direttore la totale assurdità di un tale verbale senza l’approvazione da parte del CdD del 16/11/2015 sia della Commissione sia dei criteri per la valutazione art. 24 c.6. Come si può dimettere il Prof. Maestrelli se non c’è alcuna nomina formale ed ufficiale della Commissione? Se anche volesse come si può dimettere il Prof. Danilovitsch? Per di più il Prof. Danilovitsch manda una nuova lettera, questa volta senza alcun tono paradossale, il 20/12/2015 a tutto il CdD, successiva alla precedente, in cui fa assoluta chiarezza su verbale e informa tutto il Consiglio sulle dimissioni dalla Commissione del Prof. Maestrelli: taciute finora dal Direttore nell’inoltro del verbale del 26/11/2015. La logica del Direttore è incomprensibile al Prof. Danilovitsch. Più comprensibile la logica del Prof. Stalinichi che il 20/12/2015 presenta anche lui le dimissioni, motivandole con le dimissioni del Prof. Maestrelli e sulla lettera paradossale del Prof. Danilovitsch del giorno precedente.

Il 21 dicembre si svolge un tumultuoso Consiglio di Dipartimento sull’approvazione del verbale del 26 novembre in relazione alla Commissione art. 24, i toni sono accesi. Il Direttore ce l’ha con il Prof. Danilovitsch che nella lettera del 20 dicembre lo accusa di aver condotto malissimo la gestione del verbale da approvare del 26 novembre, di scarsa trasparenza per non aver informato il Consiglio delle dimissioni del Prof. Maestrelli dalla Commissione e che per di più gli domanda per iscritto se è in conflitto d’interesse con un candidato per la chiamata art. 24 che appartiene al suo Settore Concorsuale. Una struttura di potere nel DISAP tuttavia si mette in moto ed alcuni ordinari chiedono di rinviare l’approvazione del verbale del 26 novembre ad un prossimo Consiglio, compreso ovviamente il Prof. Pantami.

Tale verbale, stranamente come integralmente proposto fin dall’inizio dal prof. Danilovitsch, viene infine approvato nel Consiglio del 21 gennaio ed, è probabile, che al di la della bontà delle richieste di modifiche del Prof. Danilovitsch si siano mossi in proposito anche i vertici di Ateneo. A loro infatti il Prof. Danilovitsch invia tutte le sue lettere sul caso a partire dal 20 dicembre volutamente, a futura memoria, per documentare in maniera inoppugnabile la sua posizione.

Che cosa è successo fino al 21 gennaio 2016? Il Prof. Danilovitsch che ha passato un pessimo Natale 2015 meditando sulla ingiustizia degli uomini e sulla giustizia di Dio, si decide a chiedere ai vertici di Ateneo il 18/1/2016, in particolare al responsabile della Trasparenza, performance e anti-corruzione, anche Direttore Generale, ragione della tabella errata degli incarichi istituzionali per un candidato. Mette per iscritto che gli risultano delle voci che l’Ateneo ha elaborato delle simulazioni per alcuni Dipartimenti sugli eventuali vincitori per le valutazioni art. 24 secondo i criteri del Senato e che per il DISAP risulterebbe primo in graduatoria il Prof. Peci, che però senza il conteggio dei suoi incarichi istituzionali, come da tabella di Ateneo, risulta secondo. La lettera non ha risposta nonostante solleciti ed interessamenti successivi da parte del Prof. Danilovitsch anche del Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo.

Il 25/1/2016 il Prof. Peci con lettera protocollata chiede lumi al Prof. Danilovitsch, quale Presidente, sullo stato di avanzamento dei lavori della Commissione art. 24 DISAP e l’accesso a tutti gli atti e i documenti prodotti.

Il 1/2/2016 il Prof. Danilovitsch in autotutela vista la lettera precedente del Prof. Peci del 25/1/2016, invia ai vertici di Ateneo una relazione come Presidente unico sopravvissuto della Commissione DISAP sullo stato di avanzamento dei lavori, quasi conclusi. Invia le tabelle di calcolo della valutazione secondo i criteri del SA e mette per iscritto che il vincitore della valutazione art. 24 per il DISAP risulta a quel momento il Prof. Peci.

Il Direttore convoca un Consiglio formale dei Professori Ordinari per il 26/1/2016 in cui formalizza una proposta che il DISAP deve avanzare all’Ateneo:

-la trasformazione della chiamata prevista per un Ordinario da art. 24 c. 6 in art. 18 legge Gelminovic

-in caso di diniego della richiesta precedente, la nomina di una Commissione tutta esterna da parte del Magnifico Rettore per la valutazione dell’art. 24 vista l’impossibilità di formare una nuova Commissione interna al DISAP (tutti gli ordinari sentiti dal Direttore si sono rifiutati ed il Direttore, interessato dal Prof. Danilovitsch, si rifiuta di venire in Commissione).

E’ chiaro nel verbale ad approvazione seduta stante (senza consegna immediata di tale verbale come prevista dal Regolamento Generale di Ateneo) del Consiglio ristretto del 26/1/2016 che non si parla più di dimissioni del Prof. Danilovitsch in quanto scritto testualmente solo “viste le dimissioni irrevocabili di due membri della Commissione, ovvero del Prof. Maestrelli in data 17/12/2015 e del Prof. Stalinichi in data 20/12/2015”. Le dimissioni del Prof. Danilovitsch svaniscono nel nulla, ma lo si esautora di fatto dalla Commissione: perché inaffidabile ed ostinato a considerare il Prof. Peci vincitore per la chiamata secondo l’art. 24 ed i criteri del Senato?

Per farla breve il Consiglio di Amministrazione rigetta l’1/3/2016 la richiesta di conversione dell’art. 24 in art. 18 per il DISAP ed il Magnifico Rettore con un suo decreto del 16/5/2016 nomina una commissione esterna per la valutazione art. 24 c. 6 per il DISAP e tale Commissione conclude i suoi lavori a giugno 2016 indicando il Prof. Peci come vincitore che così viene chiamato come Professore Ordinario, svolto il concorso interno, nel CdD DISAP ristretto del 4/10/2016. “La guerra contro l’ingiustizia che è stata condotta con fede incrollabile e tenace valore per dieci mesi è vinta…” ma solo per l’art. 24 (meglio pessimi criteri quantitativi che nessun criterio) ma persa (vedi paragrafo successivo) per l’art. 18 (meglio numerosi criteri qualitativi che pericolosissimi criteri quantitativi).

Il Decreto precedente del Magnifico Rettore ha pure un falso ideologico quando scrive che la Commissione interna DISAP Danilovitsch, Maestrelli e Stalinichi ha dato le dimissioni: le dimissioni del Prof. Danilovitsch non esistono come provato dal verbale nella parte ad approvazione seduta stante del CdD ristretto DISAP del 26/1/2016 citato più sopra. Il verbale completo di tale Consiglio il Direttore non vuole fornirlo, nonostante che una bozza il segretario verbalizzante l’abbia fornita da subito al Direttore e le richieste ripetute del Prof. Danilovitsch che in ultimo ha interessato al problema anche il Magnifico Rettore, il Direttore Generale, il CdA ed è in procinto di interessare pure la Commissione Etica di Ateneo… (mancano il presidente del Consiglio dei Ministri, della Repubblica, il Papa e forse qualche altro all’UE e all’ONU…). Tale verbale sembra un documento coperto dal cosmic top secret della NATO: la trasparenza che guaio per le Pubbliche (sic!) Amministrazioni!

Non si può non sottolineare che il Prof. Peci in DISAP, quando viene conosciuto in Dipartimento che risulta primo anche nelle valutazioni art. 24 alla fine di dicembre 2015, dopo essere stato chiamato nel corso del 2014 come Professore Associato, ha molti docenti contro. Tra l’altro è l’unico rappresentante di un Settore scientifico-disciplinare insieme ad un Ricercatore Universitario e non ha sostegno di Ordinari e potenti in Dipartimento o Ateneo. Si mette in moto lo squallore di radio fango: professori parlano con il Prof. Danilovitsch per screditare il Prof. Peci fin da gennaio 2016. Il Prof. Danilovitsch rimane allibito ma chiede che i fatti esposti gli siano messi per iscritto: ovviamente non riceve alcun documento in proposito scritto e firmato. Ed in certe situazioni (mors tua vita mea) alcuni esseri umani sanno mostrare solo il loro lato peggiore. Ma da sottolineare che in Consiglio quando viene annunciato che il Prof. Peci risulta primo anche per la Commissione esterna, esplode un applauso inatteso e inusitato che sorprende molto il Prof. Danilovitsch e forse pure il Direttore.

 

  1. ART. 18 COME CONSEGUENZA DELL’ART. 24 C.6

Come si chiude a giugno 2016 l’art. 24, si chiude pure l’art. 18 (erano intimamente intrecciati). Vista la mala parata sull’art. 24, si cerca di gestire in maniera opportuna l’art. 18. Come risolve il problema il Direttore? Convoca fin da febbraio 2016 a mo’ di Commissione istruttoria il collegio dei Professori Ordinari del DISAP in cui non sono presenti molti Settori Scientifico-Disciplinari degli abilitati Professori Ordinari del DISAP. Il Direttore dopo varie riunioni, in cui si rifiuta di partecipare il Prof. Danilovitsch se non convocate formalmente come Consiglio ristretto con tanto di OdG e verbali ufficiali, viene in Consiglio di Dipartimento ad annunciare la buona novella delle decisioni prese: nel Consiglio del 22/6/2016, quando si è chiuso anche l’art. 24. Sostiene che in tale collegio da lui convocato, ma non nominato dal Consiglio di Dipartimento, è stata effettuata una esamina dei criteri per le chiamate che risultano nell’ordine:

1) Lista dei docenti abilitati,

2) Esigenze didattiche

3) Organigramma del SSD

4) Impegno gestionale dei docenti

5) Anzianità (mai considerata nella Gelminovic)

6) Numero di idonei

7) Presenza/Assenza di Professori Ordinari nello stesso Settore Scientifico-Disciplinare

E poi aggiunge in sede di discussione un altro criterio dimenticato in precedenza:

8) Merito (non meglio precisato).

Poi enuncia, dopo una breve discussione sui criteri, quattro Settori Scientifico-Disciplinari da chiamare per l’art. 18. Non esiste alcun algoritmo matematico o motivazione logica che colleghi per la relazione del Direttore, i Settori da chiamare con i criteri enunciati: tali Settori Scientifico-Disciplinari risultano conigli bianchi estratti come per magia da un cilindro nero. C’è stata una spartizione delle eventuali chiamate in cui i poteri forti di Dipartimento hanno trovato un accordo?

Il Prof. Danilovitsch contesta i SSD proposti sia come ordine di chiamata sia come inclusione di alcuni e esclusione di altri. Sottopone al Consiglio una lista di soli due Settori da chiamare, distribuisce una tabella in Consiglio con riportate le uscite-entrate di Punti Organico dal 2005 per tutti i Settori Scientifico Disciplinari del Dipartimento con abilitati e chiede la votazione su tale mozione d’ordine. Tale mozione non passa e per calcolare i votanti si ripete per ben tre volte la stessa votazione, con alcuni votanti che cambiano pure voto (sic!): non coincide per ben due volte il numero dei presenti con il totale dei votanti (alcuni presenti non vogliono votare?). La votazione ufficiale alla fine risulta di 24 voti contrari, 14 astenuti ed ben 1 favorevole (quello sprovveduto del Prof. Danilovitsch). Passa a maggioranza la mozione del Direttore con quattro Settori da chiamare per Professori Ordinari per l’art. 18: due in corso 2016 e altri due, forse, nel 2017. La stranezza è anche che inizialmente si parlava di soli tre Settori da chiamare con l’art. 18, ma la vincita del Prof. Peci nell’art. 24 ha sconvolto tutti i piani e costretto ad incrementare di una unità le cattedre per l’art. 18.

Il Prof. Danilovitsch è schifato del Dipartimento DISAP e chiede di trasferirsi ad un altro dipartimento il DISU (Dipartimento di Storia dell’Utopia): è un rifugiato politico in un Dipartimento che non può che essere migliore del DISAP. E l’accoglienza calorosa che riceve da alcuni Ordinari in questo Dipartimento, gli fa capire che qui il regime politico è improntato più alla democrazia di sostanza, che di facciata.

 

  1. A MO’ DI CONCLUSIONE

Tutto il sistema dei concorsi universitari nel Pontevedro è fatiscente: dalle Abilitazioni Scientifiche Nazionali (ASN.1 e ASN.2) alle chiamate locali art. 24 o 18 legge Gelminovic, che dir si voglia.

La ASN.2 prevede:

-nessuna abilitazione didattica con una lezione di fronte alla eventuale commissione

-nessuna pesatura delle pubblicazioni in funzione del numero di autori

-valori soglia di sbarramento per l’abilitazione discutibili nella sostanza e inutili in una valutazione della qualità: sono quantità che di per sé non fanno qualità (lo scandalo J. H. Schön e tanti altri simili insegnano)

-riviste di classe A di costruzione fantascientifica da parte dell’ANVUR (anzi spesso decise dal TAR o dal Consiglio di Stato contro l’ANVUR)

-nessuna discussione del curriculum, dei titoli e delle pubblicazioni da parte dei candidati davanti alla eventuale commissione.

Tutto avviene sulla carta come si faceva nel Medioevo per i testi di Aristotele con “ipse dixit” senza alcuna verifica sperimentale del candidato con un colloquio ed una lezione didattica: prassi del colloquio notoriamente applicata per le assunzioni da tutti, in tutto il mondo.

Le chiamate locali, se non vincolate dall’Ateneo con criteri quantitativi deliberati in Senato Accademico come per l’art. 24, sono sottoposte all’arbitrio dei gruppi forti, delle conventicole presenti in Ateneo e in Dipartimento, alle cordate improvvisate che variano e si riformano secondo gli obiettivi particolari del caso specifico. Dove è il merito in tutto questo? E’ un’eccezione che conferma la regola, che il Prof. Peci nell’ambito di due anni passi da Ricercatore Universitario ad Associato prima ed Ordinario poi, non certo per merito del Prof. Danilovitsch, ma del Magnifico Rettore (Commissione esterna di tre giusti) e dei vertici di Ateneo che si trovano stretti tra l’incudine dei criteri deliberati e il martello della giustizia (ricorsi preannunciati): nonostante una tabella degli incarichi istituzionali confezionata dall’Ateneo, sbagliata nel suo caso e del perché, ancora avvolto nel limbo dei misteri.

Che fare? Ben vengano le dichiarazioni di Cantonic, Presidente dell’ANAC pontevedrina subissata da esposti sui concorsi universitari (dichiarazione del 23 settembre us), con l’annuncio di prossime Linee Giuda per i concorsi universitari da condurre in trasparenza e tracciabilità. Intanto il Governo del Pontevedro enuncia 500 cattedre Nattavic svincolate dal solito giro dei concorsi universitari. Si cambia? Si cambia per non cambiare nulla del solito tran tran. Che fa la Ministra con il suo Capo Dipartimento, del suo stesso Settore Scientifico Disciplinare:

-intanto chiama direttamente un Professore Ordinario all’Università della Ministra e dello stesso Settore Scientifico Disciplinare della Ministra

per le cattedre Nattavic l’area ERC (Europen Research Council) SH4 The Human Mind and Its Complexity: Cognitive science, psychology, linguistics, philosopy of mind ha come Settori Concorsuali di Riferimento solo: 10/G1 – GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA; 11/C2 – LOGICA, STORIA E FILOSOFIA DELLA SCIENZA; 11/C4 – ESTETICA E FILOSOFIA DEI LINGUAGGI. Il settore della Ministra sembra così favorito e chissà perché tale area SH4 presenta un bottino di ben 24 cattedre, per circa un 5% dell’intero finanziamento (commento all’articolo ROARS linkato più sopra), e sono solo quattro le aree ERC con solo tre Settori Concorsuali di Riferimento.

Siamo abituati agli sfracelli dei Ministri MIUR della Repubblica pontevedrina: chi non ricorda la Gelminovic con il famoso tunnel per i neutrini tra Ginevra e Modgorica? Come nascono i numeri delle chiamate Nattavic per le aree ERC e i Settori Concorsuali di Riferimento ricompresi nelle aree ERC? Dove sono consultabili i verbali di queste decisioni? Chi ha deciso e come? La dove inizia il mistero lì finisce la giustizia. Cantonic se ci sei batti un colpo. Ma a quando le Linee Guida per le cattedre Nattavic? Ma ogni Università si merita i Ministri che non esprime?

Ogni riferimento a persone esistenti e/o a fatti realmente accaduti è da ritenersi puramente casuale

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8 Commenti

  1. Faccio sommessamente notare – ma spero si tratti di un errore voluto – che il cfu NON misura il lavoro del docente ma dello studente. Conosco l’obiezione più forte che è quella della non misurabilità di quanto lavora/studia/legge lo studente e infatti il cfu è una quantità indicativa (cca 25h lavoro studente – con due “di” sottintese – con uno sbilanciamento probabile verso il “più di” piuttosto che verso il “meno di”) anche per prevenire abusi bibliografici del passato. Lo sto scrivendo quasi in automatico, perché l’ho ripetuto tante volte ai colleghi che mi viene spontaneo dirlo anche nel sonno, se per caso ho un incubo cifuista. Strano però che quando non si tratta di lezioni, corsi, ecc., il CFU viene severamente conteggiato in 25 h. cca. di lavoro studente. Questo dalle nostre parti ….

  2. Tutto molto divertente… Il problema è che denunciando semplicemente non si otterrà nulla. Occorre ribellarsi collettivamente e, coerentemente, rifiutare di fare i passa carte dell’anvur, dei governi, della crui e dei direttori di dipartimento complici della distruzione universitaria. Fin quando non creeremo un movimento che dica NO davvero, ci sarà molto poco da lamentarsi. Ce la racconteremo tra noi, solo per consolare la nostra buona coscienza. … E cominciamo a votare NO al referendum del 4 dicembre… sennò il tronfio farà ancor di più il comodo suo, a cominciare dalle università

  3. “…E forse la mia storia riuscirà, a udirla, meno dilettevole, perché non vi sono elementi favolosi; ma sarà per me sufficiente che sia giudicata utile da quanti vorranno indagare la chiara e sicura realtà di ciò che in passato è avvenuto e che un giorno potrà pure avvenire, secondo l’umana vicenda, in maniera uguale o molto simile…” (Tucidide, I:22). E che Tucidide mi perdoni, ovunque egli riposi.

  4. Le linee-“giuda” meritano da sole il Nobel per la letteratura, magari quello non ritirato quest’anno.
    Proponevo di chiudere l’ANVUR.
    Sono sempre più convinto che andrebbe chiuso, e non ripristinato sotto altra denominazione, il Ministero. Almeno per 10 anni, il tempo minimo perché gli studiosi tornino a studiare e le Università a fare le Università.

    • Avevamo notato il refuso (?) ma diverse valide ragioni ci hanno indotto a conservare il neologismo.

  5. Non possono essere offerte soluzioni paradossali. L’analisi di Viesti- che si può seguire in video- indica problemi e criticità ma lascia intravvedere possibili soluzioni praticabili anche nell’immediato; soluzioni che vanno fortemente rappresentate a chi ha nelle mani, ora e nel futuro, il destino dell’università.Con rigore e pacatezza così come ha fatto Viesti: non ci sarà ascolto? Non credo. Occorre trovare “forme” di comunicazione alternative: magari -chissà?- occupando spazi a pagamento nelle pagine di quotidiani e rivolgendosi a “lettori” individuati negli studenti e nelle loro famiglie. la fantasiosa cronaca di Pontevedro dimostra che a catena o dall’alto verso il basso le distorsioni del sistema nazionale si scatenano a livello locale accentuandosi fantasiosi e disinvolti metodi di valutazione con relativi criteri oscillanti e opinabili e pre-stabiliti a tavolino ex-ante. Ma di tutto ciò, a questo punto, la responsabilità non è più di entità quali il MIUR, l’ANVUR, il Governo ecc. ecc.: ma di NOI DOCENTI. E dunque prendiamocela anche con noi stessi o con quanti, fra noi, avallano tutto ciò sul piano “locale”.

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