Lettere

Cattedre Natta: «Presidenza del Consiglio apprendista stregone dell’anno». Sofia Ventura risponde a Nannicini

«Alla fine qualcuno da Palazzo Chigi, dopo settimane di proteste dal mondo accademico batte un colpo. È Tommaso Nannicini che nega che sia lesa l’autonomia universitaria e rifiuta l’accusa di incultura istituzionale, che invece ribadisco: affermare che conta la sostanza e non il procedimento significa ritenere che poiché un provvedimento è preso da persone buone e brave, allora tutti possono stare tranquilli. La negazione dei principi del costituzionalismo. Il sottosegretario cita poi le esperienze canadese (Canada Chairs) e catalana (Icrea): basta dare un’occhiata a questi programmi per vedere le differenze abissali con il progetto concepito in Italia, nelle stanze di Palazzo Chigi. Nannicini trova poi un altro “fuori contesto”: la critica sul ricorso ai settori Erc, nati per finanziare la ricerca, non per il reclutamento. E qui si raggiungono davvero vette altissime di arrampicamento sugli specchi: i nuovi assunti non rappresenterebbero il risultato di un reclutamento, ma di “un premio alla ricerca sotto forma di stipendi più alti”! Il primato, gentile sottosegretario, non è il mio, come lei dice, di tante strumentalizzazioni in un articolo così corto, ma quello di una Presidenza del Consiglio che merita il titolo di apprendista stregone dell’anno, senza neanche la simpatia di Topolino, ma l’arroganza di novelli Robespierre.»

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la controreplica di Sofia Ventura alla replica del Sottosegretario Tommaso Nannicini in risposta ad un articolo della Ventura pubblicato sul Quotidiano Nazionale (27/11/2016).


Alla fine qualcuno da Palazzo Chigi, dopo settimane di proteste dal mondo accademico, appelli e prese di posizione di studiosi eminenti e società scientifiche ed anche del Consiglio Universitario Nazionale, batte un colpo. È Tommaso Nannicini che risponde [Falsità strumentali sulle cattedre Natta, NdR] ad un mio breve articolo pubblicato sul Quotidiano Nazionale (“Università, il Governo in cattedra“, 27/11/2016).

Nannicini nega che sia lesa l’autonomia universitaria perché sono le Università a chiamare, ma sorvola sul fatto che ad essere chiamati saranno docenti scelti da commissioni direttamente nominate dalla Presidenza del Consiglio, all’interno di una procedura totalmente governativa.

Rifiuta l’accusa di incultura istituzionale, che invece ribadisco: che sia o meno una procedura sperimentale (giustificazione addotta da Nannicini), affermare che conta la sostanza e non il procedimento (e dunque il contesto istituzionale coinvolto) significa ritenere che poiché un provvedimento è preso da persone buone e brave, allora tutti possono stare tranquilli. La negazione dei principi del costituzionalismo. Poi il sottosegretario aggiunge che non esistono regole standard per scegliere i presidenti di commissione: che vuol dire, che la scelta è sottoposta ad ampia discrezionalità del ministro? Ci dice che il ministro si farà aiutare nella scelta (della lista che verrà sottoposta alla Presidenza del Consiglio, immaginiamo) da rappresentanti Crui, Cnr e Cun: questo dove è scritto? Non nei documenti che sinora sono stati visti. Il decreto approvato cambia di momento in momento? E il Cun citato è lo stesso Cun che ha preso una durissima posizione contro le Cattedre Natte e le modalità adottate? [CUN: le Cattedre Natta, «non allineate alle migliori pratiche internazionali», ledono l’autonomia costituzionalmente riconosciuta, NdR] E perché le istanze del mondo universitario sono state ignorate in tutta la fase di elaborazione del provvedimento? Prendo poi atto della candida ammissione del sottosegretario, che spiega che dopo la proposta del ministro “sarà la politica ad assumersi la responsabilità sulla qualità di scienziati che dovranno allocare fondi pagati dai contribuenti”. Il che ci pare significhi che l’ultima parola è a Palazzo Chigi. Su questo non è necessario alcun commento.

Il sottosegretario cita poi le esperienze canadese (Canada Chairs) e catalana (Icrea): basta dare un’occhiata a questi programmi per vedere le differenze abissali con il progetto concepito in Italia, nelle stanze di Palazzo Chigi, senza consultare, appunto, rappresentanti del mondo scientifico e universitario. Quei programmi, invece, oltre a essere diversissimi sotto vari punti di vista, pongono una grande attenzione ad un amplissimo coinvolgimento, che non è improvvisato e senza regole, ma chiaramente predefinito, delle istanze scientifiche, in modo da frapporre una reale distanza tra la valutazione e il livello politico. Che distanza c’è, invece, se le commissioni sono partorite all’interno di non chiare dinamiche tra Palazzo Chigi e il Ministero? Aggiungiamo che nelle due esperienze canadesi e catalana il livello istituzionale coinvolto è quello del Ministero: potrebbe spiegarci Nannicini il ruolo di Palazzo Chigi?

Nannicini trova poi un altro “fuori contesto”: la critica sul ricorso ai settori Erc, nati per finanziare la ricerca, non per il reclutamento. E qui si raggiungono davvero vette altissime di arrampicamento sugli specchi: i nuovi assunti nelle università per chiamata diretta all’interno dei vincitori “governativi” non rappresenterebbero il risultato di un reclutamento, ma di “un premio alla ricerca sotto forma di stipendi più alti”! Così è se vi pare, potremmo dire. Comunque questa critica è stata avanzata prima di tutto dal Cun nella presa di posizione sopra citata: forse è a loro più che al mio articolo che Nannicini dovrebbe replicare?

Infine, il trattamento di favore per la Giannini: Nannicini afferma che la ripartizione dei vincitori ricalcherà la percentuale di borse Erc assegnate nel 2014 e 2015 (cosa già di per sé totalmente priva di ogni logica): la tabella di corrispondenza tra settori Erc resa nota (la smentisce?) e settori concorsuali mostra che il settore Erc SH4 è prosciugato e lasciato ai soli linguisti: se nel 2014 e 2015 borse erano andate a psicologi, ora a chi vanno? E qui vale una osservazione simile a quella fatta sopra: questa accusa di favoritismo nei confronti del settore del ministro Giannini è uscita ormai da diversi giorni, prima su Roars.it [Supercattedre col trucco?, NdR] poi su diversi giornali, che le hanno dato grande rilevanza, nelle loro prime pagine. Perché attendere tanto tempo per dare una risposta e farlo rispondendo ad un mio breve articolo pubblicato a pagina 14? La risposta non era subito sulla punta della lingua? E, soprattutto, il ministro Giannini non ha nulla da dire?

Il primato, gentile sottosegretario, non è il mio, come lei dice, di tante strumentalizzazioni in un articolo così corto, ma quello di una Presidenza del Consiglio che merita il titolo di apprendista stregone dell’anno, senza neanche la simpatia di Topolino, ma l’arroganza di novelli Robespierre.

Sofia Ventura

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4 Comments

  1. Alessandro Pezzella says:

    … tra i tanti, questo argomento che ritorna della autonomia grarantita del fatto che sono le sedi a decidere e possono non chiamare, non solo confonde autonomia con indipendenza (ma tant`è… questi i tempi) ma per di piu testimonia la chiara visione della autonomia (non della indipendenza) quotabile, come una condizione del tutto naturale.
    Che la sedi possano infatti “autonomamente” rinuciare a risorse aggiuntive… in tempi di gravissimo sotto finaziamento del sistema (e di alcune sedi in particolare)significa di fatto “mettere sul mercato” la autonomia delle scelte.
    Piu che una condizione del tutto naturale di autonomia delle scelte, appare come una chiara visione contabile dei processi decisionali.

  2. nicola perrotti says:

    Noto il persistere di un vizio che mi pare antico, non moderno, nel reclutamento in Italia. Che cioe’ il posto di professore sia il premio per un’ attivita’ svolta, non l’inizio di un impegno coerente conle finalita’ disattiche e scientifiche dell’istituzione che chiama il posto..

    • Attenzione nel fare queste considerazioni: parliamo di reclutamento o di avanzamento di carriera? Non è mica la stessa cosa.
      Nell’avanzamento di carriera deve (dovrebbe) trovare luogo il riconoscimento dell’attività svolta, in modo sostanziale, mentre il reclutamento deve (dovrebbe) dare un forte peso al potenziale nella didattica e nella ricerca.

  3. Enrico Mauro says:

    Qui ormai non ci si arrampica sugli specchi, ma senza specchi.
    Per dire che conta la sostanza e non la procedure bisogna non aver mai letto un libro – che sia uno! – in vita propria.
    Da dove viene fuori la sostanza se non dal confronto leale e paritario di tutti gli interessati in una procedura?

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